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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi &#187; studio</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Master in Psicologia per lo Sport e l&#8217;Attivita&#8217; motoria</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2012 09:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi segnalo un&#8217;interessantissima offerta formativa per Psicologi e psicoterapeuti: il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Vi segnalo un&#8217;interessantissima offerta formativa per Psicologi e psicoterapeuti: il Master in Psicologia dello Sport organizzato dalla <span style="color: #800080;">Scuola  dello Sport del Coni Campania</span>. Interessante anche perchè è quasi totalmente finanziata dal Coni:<span style="color: #800080;"> un Master completo al costo di una seduta di Psicoterapia!</span> Bisogna affrettarsi però, le iscrizioni scadono il 18 settembre.</h2>
<h2><strong>MASTER IN PSICOLOGIA PER LO SPORT </strong><strong>E </strong><strong>PER L’ATTIVITA’ MOTORIA</strong></h2>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><em>Premessa</em></strong></p>
<p>Anche nello sport e  nell’attività motoria, il paradigma dei tre fattori (bio-psico-sociale), seppure lentamente, gode di maggiore attenzione da parte dei professionisti che operano in questo ambito e, soprattutto, da parte degli stessi atleti, tecnici, dirigenti. Ciò comporta, come conseguenza, l’ampliamento dell’attenzione verso la <em>dimensione psicologica</em> nell’apprendimento tecnico-tattico e nella prestazione giovanile e/o di livello. Lo <em>Psicologo dello Sport e dell’Attività Motoria</em> si ritrova così a poter operare, seppure con difficoltà, in ampi settori: da quelli più tradizionali come le Società Sportive di alto livello e/ o del Settore Giovanile, le Federazioni Sportive Nazionali, il  CONI; altri più recenti  come gli  Enti Locali per l’attività sportiva-motoria a favore di bambini, adolescenti a rischio, anziani e disabili psichici; per la gestione della violenza negli stadi e per contrastare la diffusione del doping, sempre più presente. <strong><em>Obiettivo generale</em></strong> Lo psicologo esperto in <em>Psicologia per lo Sport e per l’Attività Motoria</em> (d’ora in poi PS e AM),  è un professionista che possiede le conoscenze e le tecniche necessarie per pianificare, realizzare e verificare interventi con i singoli atleti e/o tecnici, con le squadre, con le Società Sportive e con i gruppi e/o comunità, volti all’incremento dell’apprendimento e della performance sportiva, nonché della salute e del benessere individuale e di comunità. <strong><em>Obiettivi specifici</em></strong></p>
<ol>
<li>L’esperto in PS e AM partecipa agli allenamenti e/o alle attività motorie del singolo o del gruppo; conduce colloqui con l’atleta, i tecnici , i dirigenti, la committenza in genere; utilizza strumenti psicodiagnostici; prepara psicologicamente l’atleta e/o la squadra all’allenamento e alla gara; lavora con atleti diversamente abili; lavora in contesti di disagio o esclusione sociale; collabora con i tecnici nella pianificazione degli allenamenti e delle gare; collabora con il livello dirigenziale nel miglioramento del servizio offerto; collabora con le reti della comunità per la gestione della violenza negli stadi e per contrastare l’uso del doping.</li>
<li>Ha conoscenze e competenze professionali che gli consentono di  lavorare in equipe (per es. con i medici sportivi, i preparatori fisici, i fisioterapisti, ecc.)</li>
<li>Sa costruire contatti, progetti e reti territoriali di riferimento per accedere e contribuire ad attività sportivo-agonistiche, motorie e di educazione fisica.</li>
</ol>
<p><strong><em>Struttura</em></strong> Il Corso avrà la durata complessiva di <strong>80 ore</strong> suddivise in <strong>3 moduli, 3 giornate di studio </strong>e<strong> 2 ore di valutazione</strong>:</p>
<ol>
<li><em>modulo di base </em>(ore 20)</li>
<li><em>modulo professionalizzante </em>(ore 21)</li>
<li><em>modulo  forum </em>(ore 21)</li>
</ol>
<p><em>Giornate di studio  </em>(ore 18) <em>      Valutazione </em>(ore 2) <em> </em> <strong><em>Processo didattico</em></strong> L’efficacia del processo di formazione è garantita  dalla competenza dei <strong>docenti </strong>e degli<strong> esperti della SRdS Campania</strong>, che si avvarranno di una didattica articolata in relazione ai temi e ai contenuti degli specifici moduli:</p>
<ul>
<li>Lezioni</li>
<li>Discussioni guidate di concettualizzazione</li>
<li>Analisi e discussione di consulenze</li>
<li>Esercitazioni e simulazioni</li>
<li>Forum con atleti, tecnici e dirigenti di FSN</li>
</ul>
<p>Per il buon esito del Corso sarà fondamentale che i <span style="text-decoration: underline;">partecipanti assumano un ruolo attivo e critico in ogni fase della formazione.</span> <strong><em> </em></strong> <strong><em>Partecipanti</em></strong>  Il Corso è riservato a max 50 partecipanti in possesso di titoli così ripartiti:</p>
<ul>
<li>20 con laurea specialistica in psicologia;</li>
<li>20 con laurea specialistica in psicologia e specializzazione in psicoterapia;</li>
<li>10 con laurea triennale in psicologia.</li>
</ul>
<p><strong><em>Iscrizione.</em></strong> <strong> </strong> <strong>I richiedenti </strong>dovranno improrogabilmente consegnare personalmente  entro  le ore 12.30 <strong><span style="text-decoration: underline;">del 18.09.2012</span></strong>  la domanda di partecipazione  (con relativo documento di identità)  presso il CONI Regionale Campania (Via Alessandro Longo, 46/E Napoli). Le prime 50 richieste  (criterio cronologico), ripartite per le tre fasce di partecipanti (ovvero i primi 20 della specialistica, i primi 20 con specializzazione, i primi 10 con la triennale) faranno accedere al Master a insindacabile giudizio del Coordinatore didattico-scientifico della SRdS . Entro <strong>mercoledì 19 Settembre</strong> sarà pubblicata sul sito del CONI Campania-SRdS, la lista dei partecipanti. Gli ammessi al Master  dovranno consegnare presso la segreteria della SRdS dalle ore 14.30 del <strong>21</strong> <strong>Settembre</strong> (data inizio Master), la ricevuta del bonifico bancario attestante  il versamento di <strong>euro 50.00 (cinquanta).</strong>   Intestazione: C.R. CONI Campania,Via A. Longo, 46/E 80127 Napoli Causale: <em>Quota partecipazione Master in Psicologia per lo sport e per l’Attivita’ Motoria.</em> IBAN: IT97U0100503408000000013564</p>
<p>Al termine del Corso, a tutti coloro che avranno frequentato regolarmente (max <strong>10 ore</strong> di assenza) e superata la valutazione, verrà rilasciato un <strong>attestato  di partecipazione al master in Psicologia per lo sport</strong> da parte della Scuola Regionale dello Sport della Campania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #800080;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Programma del Master e Calendario</span></strong></span></h2>
<p><strong>MODULO DI BASE</strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<p>Apprendere le conoscenze di fondo sull’attività motoria-sportiva e sulle discipline fondamentali che la realizzano; acquisire informazioni sulle organizzazioni che erogano attività motoria, educazione fisica  e sport (Coni, Federazioni e Società Sportive, Miur, Enti di Promozione Sportiva, Comitato Italiano Paralimpico, Enti locali, ecc.).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Venerdì 21 Settembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRd, Via Alessandro Longo, 46/E </em></strong>80127 <strong><em>Napoli</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 15.00-15.30:</strong> Presentazione del Master e Saluti.</p>
<p>(Presidente CONI Regionale e SRdS, dott. Cosimo Sibilia)</p>
<p><strong>Ore 15.30-16.00:</strong> La professione di psicologo e lo sport.</p>
<p>(Presidente dell’Ordine degli Psicologi Campania, dott. Raffaele Felaco)</p>
<p><strong>Ore16.00-18.00:</strong>Classificazioni delle discipline sportive ed introduzione alla metodologia dell’allenamento (I Parte).</p>
<p>(Furio Barba)</p>
<p><strong>Ore 18.00-20.00:</strong> Introduzione ai concetti-guida di attività motoria, educazione fisica e sport.</p>
<p>Modelli di Psicologia dello Sport con cenni di  Epistemologia e Antropologia.</p>
<p>(Tommaso Biccardi)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Sabato 22 Settembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SIPI, Via Pio XII, 129 Casoria (Na)</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 9.00-10.00:</strong> Introduzione alla metodologia dell’allenamento (II parte).</p>
<p>(Furio Barba)</p>
<p><strong>Ore 10.00-12.00:</strong> Introduzione alla medicina dello sport.</p>
<p>(Gennaro Buonfiglio)</p>
<p><strong>Ore12.00-14.00:</strong> Elementi di Psicologia dello sviluppo e ciclo vitale.</p>
<p>(Amina Bisogno)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Giovedì 26 Settembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 15.00-20.00:</strong> Organizzazione e programmazione dell&#8217;intervento psicologico nello sport. Dall’ atleta e/o squadra allo staff tecnico, alla dirigenza.</p>
<p>(Fernando Del Prete)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Sabato 29 settembre</em></strong></p>
<p><strong>Giornata di studio</strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong>Sede: <em>SRdS</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>“Il Ritorno da Londra 2012. Analisi, Riflessioni e Testimonianze”</em></p>
<p>Coordinamento Scientifico, Eugenio Leonardi</p>
<p><strong><em>Venerdì 5 ottobre</em></strong></p>
<p><strong>Giornata di Studio</strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: da definire</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Nuove strategie per un’efficace diffusione dell’alfabetizzazione motoria”</em></p>
<p>Coordinamento Scientifico, Gennaro Mantile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MODULO FORUM</strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<p>Confronto con Dirigenti e Tecnici delle Federazioni Sportive e con il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), per toccare le problematiche  e le differenze delle diverse discipline sportive (non solo sport di squadra, sport individuali, ma bensì  di focalizzare le specificità).</p>
<p>La preparazione psicologica per quanto poggi essenzialmente sulla struttura di personalità dell’atleta e delle sue relazioni in gara e/o in allenamento, non deve ignorare la tipicità della disciplina sportiva praticata. La struttura dell’attività sportiva-motoria, la struttura dell’atleta, del tecnico e del contesto di  riferimento, permettono di <em>confezionare la preparazione psicologica</em> con taglio “ sartoriale”.</p>
<p>I forum hanno in ultimo, la funzione di verificare, grazie al confronto con i rappresentanti delle Federazioni Sportive, l’appropriatezza dei modelli di intervento ovvero il ”buon senso”, l’evidenza naturale dello psicologo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Sabato 6 ottobre</em></strong></p>
<p><strong>Forum: Sport e Disabilità</strong></p>
<p><strong><em>Ore: 9.00-15.00 (6h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SIPI</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Moderatore: Salvio Esposito</em></p>
<p><strong>Ore 9.00-11.00:</strong> Il Comitato Italiano Paralimpico: mission, progetti e testimonianze.</p>
<p>(Carmine Mellone)</p>
<p><strong>Ore 11.00-12,50:</strong> Le motivazioni allo sport nell’atleta disabile.</p>
<p>(Salvio Esposito)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>12,50-13,20- break</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 13.20-15.00:</strong> Un esempio di consulenza nel torball.</p>
<p>(Fiorenza Rosso)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Giovedì 11 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 15.00-18.00: </strong>Elementi di assestment dello sport. Il profilo di personalità attraverso i test ed i colloqui. Il test del Disegno della Persona Umana.</p>
<p>(Fernando Del Prete)</p>
<p><strong>Ore 18.00-20.00: </strong>Elementi di Psicologia di Comunità e di Psicologia delle Organizzazioni: mission, compiti e ruoli nelle organizzazioni,  l’organigramma,  il potere e la leadership. Elementi di base nell’analisi della comunità: profilo di comunità, analisi dei vincoli e delle risorse ambientali. (Annamaria Meterangelis)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Sabato 20 ottobre</em></strong></p>
<p><strong>Giornata di studio</strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-17.00 (8h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: da definire</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“In gara per la vita. L’attività posturale-motoria-sportiva nel disagio mentale”</em></p>
<p>Coordinatore Scientifico Giovanna Olivadese</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Martedì 23 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong>Forum: Incontriamo gli atleti, i tecnici e i dirigenti:</strong> Sport individuali e preparazione psicologica.</p>
<p><em>Moderatore Tommaso Biccardi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MODULO PROFESSIONALIZZANTE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi:</strong></p>
<p>Pianificare, organizzare e gestire un intervento di PdS in ambito motorio-sportivo, partendo dall’analisi della domanda: predisporre e utilizzare gli strumenti di osservazione e valutazione; predisporre ed utilizzare le tecniche idonee, in base alla domanda, alle analisi organizzative e di comunità, alle caratteristiche dello staff tecnico, alle caratteristiche dell’atleta; approntare gli strumenti di verifica dell’intervento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Venerdì 26 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong>Ore 15.00-17.00</strong>: Il setting nell’intervento psicologico sportivo.</p>
<p>(Tommaso Biccardi)</p>
<p><strong>Ore 17.00-20.00</strong>: Elementi di assestment dello sport: in particolare il profilo di prestazione di Butler. (Tonia Bonacci)</p>
<p><strong><em>Martedì 30 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 15.00- 16.00: </strong>Genitori e figli nello sport.</p>
<p>(Annamaria Meterangelis)</p>
<p><strong>Ore 18.00 20.00: </strong>Sport  e prevenzione del disagio giovanile.</p>
<p>(Salvio Esposito)</p>
<p><strong>Ore 16.00-  18.00: </strong>Il drop out nello sport.</p>
<p>(Annamaria Meterangelis)</p>
<p><strong>                           </strong></p>
<p><strong><em>Giovedì 8 novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Dinamiche psicologiche e prestazioni nei giochi di squadra e nel rapporto di coaching .</p>
<p>(Fernando Del Prete)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><em>Sabato 10 novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede:SIPI</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Forum: Incontriamo i giocatori, i tecnici e i dirigenti:</strong> Sport di squadra e preparazione psicologica<strong>.</strong></p>
<p><em>Moderatore Fernando Del Prete</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Martedì 13 Novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 14.00-20.00 (6h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 14.00-16.00:  </strong>Tecniche di ottimizzazione della performance individuale.</p>
<p>(Tommaso Biccardi)</p>
<p><strong>Ore 16.00-18.00: </strong>La gestione del feedback e la correzione dell’errore.</p>
<p>(Salvio Esposito)</p>
<p><strong>Ore  18.00 20.00:</strong> Esempi di consulenze a squadre.</p>
<p>(Annamaria Meterangelis)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Giovedì</em></strong><strong><em> 15 novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Forum: Ciò che resta da chiedere. Incontro conclusivo con i docenti.</strong></p>
<p><em>Moderatore, Tommaso Biccardi</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Sabato 17 novembre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VALUTAZIONE</span></strong><em>: Barba</em>, <em>B</em><em>iccardi ,Del Prete, Esposito, Meterangelis</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 10.00-12.00 (2h)</strong></p>
<p><strong>Sede: SRdS</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivo</strong></p>
<p>Ha lo scopo di rendere consapevole il proprio apprendimento, inoltre di permettere un bilancio di competenze in uscita, per valutare ulteriori percorsi di approfondimento soggettivo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Contenuti</strong></p>
<p>Progettazione di un intervento psicologico nell’ambito dello sport e/o dell’attività motoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #800080;"><strong>Modello Domanda di Partecipazione</strong></span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/09/SdS_CAMPANIA.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8559" title="SdS_CAMPANIA" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/09/SdS_CAMPANIA.jpg" alt="" width="269" height="188" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al Comitato Regionale CONI Campania</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>OGGETTO: Domanda partecipazione al Master di Psicologia per lo Sport e per l’attività motoria</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il/la  sottoscritto/a:…………………………………………………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato/a a ………………………………………. il ……………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>residente a …………………… …….cap………in via ……………………………………</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C.I.(o documento similare)……………………………………………………………………..</p>
<p>tel …………………… cell. ……………….e mail ……………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>titolo di studio ……………………………………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>intende partecipare al Master organizzato dalla Scuola Regionale dello Sport del CONI Campania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autorizzo al trattamento dei miei dati personali ai soli fini della partecipazione al corso ai sensi del D.Lgs. 196/2003</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Li, ………………………                                                       Firma</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>……………………………………………</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La deglutizione atipica ed i  disturbi dell&#8217;articolazione</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2012/04/26/la-deglutizione-atipica-ed-i-disturbi-dellarticolazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Infantili  anche quando si ingoia….. 

La deglutizione è un meccanismo neuromuscolare ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Infantili  anche quando si ingoia….. </span></h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/84142938.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8508" title="84142938" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/84142938.jpg" alt="" width="507" height="338" /></a></p>
<p>La <strong>deglutizione</strong> è un meccanismo neuromuscolare che va incontro ad una fisiologica maturazione rappresentata dal passaggio dalla <strong>deglutizione infantile</strong> alla <strong>deglutizione adulta</strong> o matura.</p>
<p>Quando questo passaggio non avviene e la <strong>deglutizione di tipo infantile</strong> persiste anche in età adulta siamo in presenza della cosidetta<strong> &#8220;deglutizione atipica&#8221;;</strong> questo disordine viene valutato solitamente dal  dentista o dal logopedista. La deglutizione atipica nella maggior parte dei casi è associata ad alterazioni dento-scheletriche, rappresentando la causa o la conseguenza  della prescrizione <strong>dell’<a href="http://www.centriortodonzia.it/">apparecchio ortodontico</a></strong>. Talvolta a problemi di deglutizione si associano disordini dell’articolazione della parola <strong>“dislalia” </strong>dovuti spesso ad un instabilità dei punti di articolazione causati da un cattivo controllo della lingua.</p>
<h3><strong>Il trattamento logopedico</strong></h3>
<p>I problemi di deglutizione vengono affrontati con l’aiuto del logopedista che previene o aiuta i problemi di malocclusione.</p>
<h3><strong>La terapia miofunzionale</strong></h3>
<p>La terapia per la deglutizione atipica si chiama <strong>Terapia Miofunzionale. </strong>La metodica utilizzata è molto semplice e lineare e permette di raggiungere risultati                        approssimativamente in dieci sedute. Nel caso di bambini è necessario che almeno uno dei genitori sia sempre presente alle sedute svolte allo studio, sia il paziente che l’accompagnatore saranno coinvolti direttamente nel trattamento stesso e resi diretti responsabili della corretta esecuzione degli esercizi da eseguire a casa.</p>
<h2>A seconda del tipo di disfunzioni, associate alla deglutizione atipica, l’intervento logopedico può abbracciare un vasto campo della rieducazione, <span style="color: #800080;">dai disturbi dell’articolazione a quelli della voce o più genericamente a quelli del linguaggio sia orale che scritto. </span></h2>
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		<title>L&#8217;amore e i rischi suicidari</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport e J. Birtle hanno pubblicato un interessante articolo</span> sulle correlazioni tra la frequenza degli atti parasuicidari<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> e il giorno di San Valentino.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8413" title="mal-damore-foto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg" alt="" width="450" height="333" /></a></p>
<p>Davenport e Birtle hanno iniziato ad interessarsi all’eventualità di una relazione tra i due fenomeni quando durante un turno in Pronto Soccorso il giorno di San Valentino hanno notato un numero insolitamente alto di ricoveri per atti parasuicidari, in particolare per sovradosaggio di medicinali.</p>
<p>Gli studi finora condotti sottolineavano l’esistenza di una correlazione tra parasuicidio ed eventi stressanti quali disoccupazione, relazioni insoddisfacenti e malattie fisiche, ma non erano presenti in letteratura riscontri riguardo la festività di San Valentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la ricerca gli studiosi hanno proceduto registrando dagli archivi degli ospedali della città di Birminghan il numero degli accessi al Pronto Soccorso per atti parasuicidari, nel periodo dal 1983 al 1988, in quattro giorni specifici dell’anno: San Valentino, Natale, il 7 febbraio e il 15 agosto. Il giorno di Natale è stato scelto per poter confrontare i dati con un&#8217;altra festività a forte impatto emotivo, mentre il 7 febbraio e il 15 agosto sono state le date di controllo scelte con l’intento di evitare gli eventuali effetti collaterali dovuti alla stagione o al giorno della settimana.</p>
<p>In questo modo, furono registrati 170 casi di parasuicidio, di cui la maggior parte (69 casi) proprio nel giorno di San Valentino, seguiti da 45 casi nel giorno di Natale ed i restanti casi negli altri due giorni.</p>
<p>Un altro fattore interessante riscontrato riguarda l’età dei pazienti seguiti. Infatti, nei giorni di San Valentino e di Natale l’età media dei soggetti interessati era di rispettivamente 21 e 22 anni, mentre il 7 febbraio era di 28 anni e il 15 agosto di 31 anni. Come maggiore era anche la percentuale di adolescenti coinvolti il giorno di San Valentino, seguiti dal giorno di Natale e dagli altri due giorni di controllo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante questo studio non sia sufficiente per affermare una connessione casuale tra la festa di San Valentino e l’aumento di atti parasuicidiari, l’esperienza clinica pregressa dei due ricercatori li porta comunque a sottolineare l’alta possibilità che questa relazione esista. La maggior incidenza di casi parasuicidari durante il Natale rispetto alle due giornate di controllo è da considerare un ulteriore indicatore della possibilità che l’aumentata pressione sulle relazioni interpersonali sia da considerare come un fattore eziologico.</p>
<p>In ogni caso, gli atti parasuicidari sono eventi da non sottovalutare. Una recente ricerca dell’Università di Padova ha dimostrato che più del 50% dei soggetti che hanno messo in atto un tentativo di suicidio, reitereranno il tentativo. Il 20% di questi, entro i 12 mesi. I fattori di rischio per il suicido sono diversi e molto complessi da comprendere; un atto parasuicidario è un gesto grave che, anche se può non comportare conseguenze fisiche importanti, richiede di essere compreso nelle sue motivazioni.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Per questo motivo è fortemente consigliato far seguire la persona in questione da uno specialista che l’aiuti a trovare risposte più funzionali.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a> Parasuicidio: atto ad esito non fatale in cui un individuo mette in atto deliberatamente un comportamento non abituale che, senza l’aiuto di altri, danneggia se stesso; oppure ingestione in eccesso di una sostanza generalmente riconosciuta come terapeutica che gli/le era stata prescritta o consigliata in dosaggio terapeutico, mirando ad ottenere, in diretta conseguenza di ciò, un danno fisico. Definizione Organizzazione Mondiale della Sanità</p>
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		<title>Apple e fanatismo religioso?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso hanno la BBC ha mandato in onda un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Lo scorso hanno la BBC ha mandato in onda un documentario sui segreti dei grandi marchi commerciali come Google, Microsoft o Apple.</span></h2>
<h2> Quello che risultò da questa inchiesta fu che tali “segreti” sembrano coincidere con la soddisfazione di bisogni essenziali per l’uomo: la possibilità di mantenere relazioni anche a distanza, il sesso e la religione.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/apple-la-nostra-nuova-religione.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8394" title="apple-la-nostra-nuova-religione" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/apple-la-nostra-nuova-religione.jpeg" alt="" width="463" height="341" /></a></p>
<p>Prendendo in considerazione quest’ultimo aspetto in particolare trovo interessante riflettere sugli accadimenti riportati dal reporter, <strong>Alex Riley</strong>. Lo stesso si è recato per il suo servizio all’inaugurazione di un nuovo negozio Apple a Londra. Circa due ore prima dell’apertura al pubblico, il giornalista ha notato che i dipendenti del negozio si mostravano entusiasti e eccitati, non disdegnando di saltare ed esultare tra di loro, scatenando altrettanta frenesia nella calca che era fuori in attesa (alcuni fra i clienti in attesa avevano dormito fuori dal negozio in ripari di fortuna per non perdere il posto in fila). Ma una delle cose che ha maggiormente stupito il reporter è stata che una volta dato inizio all’inaugurazione, all’interno del negozio non c’era nessuna offerta speciale o sconto particolare offerto per l’occasione. I gadget in vendita erano esattamente gli stessi di qualsiasi altro negozio Apple aperto in quel momento, uno dei quali si trova a meno di un chilometro da quello in questione.</p>
<p>Tale comportamento è stato definito dal giornalista come vera e propria <strong>devozione</strong>. La cosa curiosa è che lo stesso Riley riporta i risultati di una ricerca effettuata in precedenza dove alcuni fan della Apple venivano sottoposti a risonanza magnetica mentre di mostravano loro dei gadget di questa azienda. Quello che è stato riscontrato in questa ricerca è che in questo modo si attivavano nei soggetti le stesse aree cerebrali che solitamente si attivano in soggetti religiosi quando viene loro mostrato un’icona del loro culto.</p>
<p>Allo stesso modo, è anche vero che il fanatismo attecchisce meglio dove c’è un nemico comune da abbattere, inducendo una maggiore fedeltà per combattere in un fronte unito, e non è un mistero che la Apple abbia fatto di questa tecnica pubblicitaria uno dei suoi punti di forza da sempre.</p>
<p>Non bisogna dimenticare però, che tra usare tecniche pubblicitarie e manipolare la mente umana fino a fare di un marchio commerciale una fede c’è una grande differenza. I risultati della ricerca di cui prima non affermano che la Apple (o qualsiasi altro grande marchio) è vicina ad ottenere il segreto per programmare nuove mappe neurali nel nostro cervello, ma sono bensì da considerare come un tassello in più nello studio della personalità umana.</p>
<h2>Una nuova risposta su quanto gli essere umani abbiano bisogno di affidarsi a qualcosa che va al di là del loro controllo e su <span style="color: #800080;">quali meccanismi fanno sì che un determinato fenomeno possa diventare successivamente un credo.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Tocco e l&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mirabella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mese scorso, consigliata da uno psicoanalista è venuta nel ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il mese scorso, consigliata da uno psicoanalista è venuta nel mio studio la signora R.</span> Disse di essere molto sensibile e che difficilmente sopportava di essere toccata, ma sentiva il bisogno di ricevere qualche trattamento sul corpo, sentiva di perdere il contatto con se stessa. Potevo fare qualcosa ?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/mani_20661.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-8233" title="mani_20661" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/mani_20661.gif" alt="" width="491" height="328" /></a></p>
<p>Iniziai chiedendole di raccontarmi la sua storia. Lei con profondo imbarazzo rispose<em> &#8220;Venni molestata da piccola e la cosa continuò per molti anni&#8221;</em>. Da allora, non riesco a sopportare nessun tipo di contatto fisico. Le chiesi se c&#8217;era qualche altro episodio di rilievo. Si ritrasse leggermente stringendo le spalle e ripiegandosi sull&#8217;addome. Notando questo suo atteggiamento di chiusura le dissi: <em>&#8220;Se non vuole parlarne ora, va bene lo stesso&#8221;</em>.</p>
<p>Dopo anni di esperienza, nella mia pratica, sono assolutamente certo che <strong>la sicurezza e il supporto sono strumenti essenziali</strong> per qualsiasi cambiamento costruttivo. Con mia sorpresa, improvvisamente notai che il suo respiro da affannoso la quale era in precedenza, ritornò pieno e rilassato e il suo corpo si abbandonò al ritmo calmo del suo respiro. Aspettai pazientemente che facesse il secondo passo. Infine disse: <em>&#8220;Le molestie erano rituali e sessuali, un baratro senza via d’uscita&#8221;</em>. Un brivido attraversò il mio corpo; dovetti respirare profondamente più volte per liberarmi dal peso. Continuò raccontandomi molti altri dettagli della sua storia e poi lentamente iniziò a liberarsi.<em> &#8220;Circa sei anni fa ho avuto un cancro al seno e ho subito una mastectomia&#8221;</em>. Quali sofferenze e quanta vergogna deve aver sopportato. Entrambi restammo seduti in silenzio per qualche istante. Infine, quando mi sembrò il caso le chiesi :<em> &#8220;Ora che tutta la storia è stata rievocata, cosa ne pensa di lavorare con il suo corpo?&#8221; &#8220;Ho paura&#8221;</em> rispose. <em>&#8220;Mi sembra logico&#8221; replicai c&#8217;è qualcosa che posso fare per metterla più a suo agio?&#8221;</em> Mi sorprese quanto quelle mie poche rassicurazioni bastarono per farla rilassare. Lei disse: &#8220;<em>Non sono abituata ai dottori che si informano su quello che sento prima di fare qualcosa su di me&#8221;</em>. Dissi semplicemente: <em>&#8220;È una seduta dedicata a lei e al ripristino energetico del suo corpo e penso che io debba sapere da lei, almeno, cosa le da eccessivo disagio . Questo sembrò rassicurarla definitivamente . &#8220;Bene&#8221;</em>, disse alla fine. <em>&#8220;Mi sento già meglio. Quando cominciamo?&#8221; &#8220;Abbiamo già cominciato&#8221;</em>, risposi. <em>Proviamo alcuni tocchi ?&#8221; &#8220;La cosa mi rende curiosa, anche se ho un po’ paura&#8221;.</em></p>
<p><strong> Si distese sul futon.</strong> Chiesi: <em>&#8220;Qual è secondo te la zona migliore per iniziare?&#8221;</em> Di nuovo uno sguardo meravigliato e una pausa. <em>&#8220;I piedi&#8221;. &#8221; Mi dica come si sente quando prendo contatto con i piedi&#8221;</em>. Quando mi avvicinai per toccare i piedi sentii che si ritraeva così rimasi a circa cinque millimetri di distanza e chiesi: <em>&#8220;Che ne dice se mi tocca lei con i piedi?&#8221;</em> Per alcuni secondi si bloccò, poi lentamente inizio ad allungare i piedi e prese contatto con le mie mani. Un leggero sospiro le uscì dalla gola. <em>&#8220;Va tutto bene?&#8221;</em> Cominciò a piangere sommessamente e poco a poco dopo disse: <em>&#8220;È piacevole&#8221;</em>. La sessione andò avanti in quel modo, lei aveva creato il contatto e a volte cercava di capire con quale parte del corpo preferiva stabilire il contatto. Il mio atteggiamento era di curiosità e profondo ascolto, feci creare a lei il suo primo trattamento energetico .</p>
<h2>È interessante il fatto che abbia provato un grande senso di liberazione e di gioia con tutti e sei i tipi di tocco. <span style="color: #800080;">In certi momenti spingeva molto forte o mi chiedeva di premere più forte in altri momenti ci sfioravamo appena.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A proposito di adozione</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mirabella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genitori e Figli]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la legge, 149 del 2001 la coppia non presenta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Con la legge, 149 del 2001 la coppia non presenta più al Tribunale per i Minorenni la domanda di adozione,</span> ma la dichiarazione di disponibilità a dimostrare che la motivazione principale deve essere quella di accogliere e dare una famiglia ad un bambino abbandonato che spesso ha subito maltrattamenti e abusi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/adozione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8179" title="adozione" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/adozione.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Unica e sola motivazione che consente di potere affrontare in maniera efficace la genitorialità adottiva, è questa : Ogni bambino deve poter avere una famiglia che si prenda cura di lui. E’ una genitorialità particolarmente difficile per due motivi diversi. In primo luogo perché i bambini adottati sono bambini che hanno subito maltrattamenti estremi perché si sia arrivati a quella decisione definitiva che è mettere un bambino in stato di adottabilità. Bambini che spesso hanno subito un trauma molto forte, quello dell&#8217;abbandono e della separazione dalle figure di attaccamento, dalla famiglia, dal paese d&#8217;origine. Bambini che prima di essere accolti da una nuova famiglia, hanno vissuto un periodo più o meno lungo di solitudine ed isolamento affettivo a causa di un&#8217;istituzionalizzazione, in paesi in cui non di rado gli istituti sono in condizioni terribili. Inoltre, la scelta di una coppia di adottare un bambino, avviene spesso in una fase di particolare vulnerabilità della stessa: quando il lutto per non avere generato naturalmente un figlio è ancora vivo e forse non del tutto elaborato. Non di rado accade che, all&#8217;inizio dell&#8217;iter, la coppia pensi al figlio adottivo come ad un &#8220;sostituto&#8221; del figlio che non ha potuto avere, senza pensare, o negando, che un bambino in stato di adozione sia un bambino che ha già una sua storia alle spalle, spesso costellata da eventi traumatici. La difficoltà maggiore è quella di vedere, ancor prima di accettare, che ci sono delle differenze enormi tra il bambino che la coppia immaginava e sperava di avere, e il bambino che effettivamente è andata ad adottare.</p>
<p>Se il passaggio dalla rappresentazione alla relazione col bambino reale è già un momento critico nella formazione della genitorialità biologica, è ancor più evidente (e spesso più difficile da superare) nella genitorialità adottiva. L&#8217;impatto di questo problema riguarda molti aspetti del bambino e, soprattutto, della relazione che egli ha con i genitori adottivi. La mancata differenziazione tra bambino immaginato e bambino reale determina una serie di problematiche, che vengono già affrontate nella fase di informazione e sensibilizzazione e nello studio di coppia che precedono l&#8217;adozione, ma che spesso emergono evidenti nella fase post adottiva. Un problema caratteristico che riguarda questa specifica popolazione, è quello dell&#8217;età: per quanto dall&#8217;inizio del percorso adottivo al momento dell&#8217;incontro, grazie soprattutto ai corsi di formazione seguiti dalla coppia, la rappresentazione che i genitori hanno del bambino sia cambiata progressivamente e la coppia abbia immaginato un bambino sempre più grande, i bambini in stato di adottabilità, negli ultimi anni, sono sempre più grandi, con già una loro storia alle spalle.</p>
<p>Accettare l&#8217;età avanzata dei minori adottati, per i genitori è quasi sempre un problema. Vi è spesso una grossa difficoltà nel relazionarsi con il bambino reale: difficoltà che riguarda soprattutto il vedere, accettare, comprendere e rispondere ai segnali che il bambino manda. Ancora riguardo all&#8217;età, la mancata differenziazione tra bambino reale e bambino immaginato, si ha quando si cerca di confrontare il bambino adottato con altri bambini non adottati della stessa età. Tale confronto è difficile, riguarda canoni nostri e storie per lo più simili.</p>
<h2>Quando si ha a che fare con bambini che hanno avuto storie di vita molto diverse, l&#8217;età anagrafica ha un significato abbastanza relativo: <span style="color: #800080;">da una parte questi bambini spesso sono molto più &#8220;adulti&#8221;, sono dovuti crescere velocemente per far fronte alle circostanze che gli si presentavano, spesso hanno dovuto rendersi autonomi precocemente rispetto ai loro coetanei non adottati.</span></h2>
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		<title>Effetto placebo: il ruolo delle aspettative nella terapia</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neuropsicologia]]></category>
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Era il 1811 quando, all&#8217;interno dell’Hoopers Medical Dictionary, il placebo veniva descritto come ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<h3><span style="color: #800080;">Era il 1811 quando, all&#8217;interno dell’Hoopers Medical Dictionary, il placebo veniva descritto come una forma di &#8220;medicamento dato più per compiacere il paziente che per fornirgli beneficio&#8221;. Da allora, numerosi studi hanno dimostrato l&#8217;esistenza di un “effetto placebo” nella terapia,  che può a volte produrre modificazioni sorprendenti in condizioni patologiche di varia natura, e in particolar modo in quelle caratterizzate da una presenza di sintomi soggettivi accentuati e  dall&#8217;intensa partecipazione psicologica del paziente, come nel caso delle malattie psicosomatiche. <span style="color: #000000;">Ma in che modo le aspettative nutrite nei confonti di un determinato farmaco o trattamento possono influenare l&#8217;esito clinico della terapia? E soprattutto: si tratta di un processo basato solo sulla suggestione o ci sono altri fattori implicati?</span></span></h3>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/farmaco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8037" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/farmaco.jpg" alt="" width="246" height="224" /></a></p>
<p dir="ltr">Derivante dal latino (dal futuro del verbo placere=piacerò), l&#8217;<strong>effetto placebo</strong> indica comunemente l&#8217;influenza positiva esercitata dalle nostre aspettative nei confronti di uno specifico <strong>farmaco</strong>, o di un trattamento privo di per sè di alcuna efficacia terapeutica. Il placebo, nella maggior parte dei casi, è infatti costituito da una <em>sostanza inerte in quanto priva di principi attivi</em>, i cui effetti di miglioramento possono essere ascritti esclusivamente ai pensieri positivi e alle credenze ottimistiche formulate da un individuo riguardo ai potenziali benefici ad esso associati.</p>
<p dir="ltr">Per <strong>effetto nocebo</strong>, derivante anch&#8217;esso dal latino (dal futuro del verbo nocere=nuocerò), si suole invece far riferimento alle reazioni negative di natura biologica risultanti da un determinato farmaco o trattamento, imputabili alle aspettative negative e al pessimismo ad esso associati. In tal caso, può accadere che soggetti a cui sia stato somministrato il placebo, non solo non riportino miglioramenti, ma presentino anche degli evidenti effetti collatarali chiaramente non attribuibuli  all&#8217;attività del farmaco (inerte).</p>
<p dir="ltr">Nel 2002 il dott. Arthur J. Barsky direttore del centro di ricerche psicosomatiche a Boston aveva dimostrato attraverso alcuni esperimenti come alcuni pazienti che nutrivano delle aspettative negative riferite alla possibile insorgenza di effetti collaterali, avevano maggiori probabilità di presentare effettivamente questi <strong>sintomi</strong>, in base addirittura al solo nome o colore del farmaco.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;effetto placebo viene usato molto spesso nella ricerca medica per verificare l&#8217;e<em>fficacia</em> di nuovi farmaci.  In tal caso un farmaco potrà essere definito efficace solo se sarà in grado di produrre risultati significativamente differenti dal placebo a tre o sei mesi di distanza dal <strong>trattamento</strong>.</p>
<p dir="ltr">Nei casi di <em>malattie psicosomatiche</em> come emicrania, insonnia o comunque stati psicofisici accompagnati dalla sensazione di dolore, esperimenti condotti secondo la procedura cieco semplice (<em>single-blind control procedure)</em> hanno dimostrato che l&#8217;effetto placebo è in grado di produrre un miglioramento medio del 35-40% con punte che possono arrivare fino all&#8217;80%, nei primi tre mesi del trattamento. In questo tipo di esperimento la procedura consiste nel prendere in considerazione due campioni omogenei di soggetti, che formeranno il gruppo sperimentale (a cui viene somministrato il farmaco attivo oggetto di studio), e il gruppo di controllo (a cui viene somministrato una sostanza inerte, il placebo). Ovviamente nessun individuo appartenente a due gruppi dovrà sapere a quale condizione sperimentale è stato assegnato.</p>
<p dir="ltr">Per testare l&#8217;effettiva efficacia di un farmaco, invece, si suole mettere in atto la procedura doppia cieco <em>(double blind control procedure),</em> nell&#8217;ambito della quale nè i pazienti, ne i medici sono a conoscenza di chi sta assumendo il farmaco attivo o il placebo. In tal caso solo in presenza di  una differenza statisticamente significativa tra le due tipologie di &#8220;trattamento&#8221; a favore del gruppo di soggetti che è stato trattato con il farmaco attivo si potrà concludere che quest&#8217;ultimo ha una efficacia terapeutica.</p>
<p dir="ltr">È bene ricordare che l&#8217;effetto placebo inizia già prima della somministrazione del farmaco inerte, ovvero nel momento il medico frende cosciente il paziente riguardo ai possibili benefici psicologici dell&#8217;assistenza e lo dispone emotivamente ad attendere i vantaggi della cura che sta per ricevere.</p>
<p dir="ltr">Ma in che modo l&#8217;effetto placebo riesce a produrrre questi <strong>miglioramenti?</strong> Quanto contando le nostre aspettative e quali sono i fattori e i meccanismi che entrano in gioco all&#8217;interno di questo processo?</p>
<p dir="ltr">Per rispondere a questa domanda è bene chiarire che l&#8217;effetto placebo non costituisce un fenomeno astratto ed esclusivamente psicologico limitato soltanto ad un processo di <strong>suggestione</strong>, in quanto tale effetto è accompagnato da specifiche reazioni a livello biochimico.</p>
<p dir="ltr">Recenti studi (Scott et al., 2008), infatti, hanno dimostrato che le credenze e le aspettative positive che generiamo nei confronti del placebo agiscono direttametne sui nostri <strong>neurotrasmettitori</strong>, attivando quelli associati alle sensazioni di piacere e di felicità (serotonina, dopamina), e dimunendo al contempo l&#8217;azione di quelli associati all&#8217;ansia, alla paura e allo stress (come l&#8217;adrenalina). Inoltre in caso di aspettative ottimistiche è stato riscontrato un aumento degli <strong>oppiacei endogeni</strong> cioè sostanze chimiche di natura organica prodotte dal cervello, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina, che mediano sensibilmente la percezione di dolore. Tali modificazioni sono state ampiamente dimostrate nel corso di numerosi studi effettuati negli anni che hanno evidenziato attraverso la tecnica della risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) l&#8217;attivazione di specifiche aree cerebrali (Kong et al. 2007).</p>
<p dir="ltr">Un recente <strong>studio¹</strong> coordinato dalla neuroscienziata cognitiva Irene Tracey, dell&#8217;Università di Oxford,  e pubblicato sulla rivista <em>Science Translational Medicine</em>, ha fornito un&#8217;ulteriore conferma sull&#8217;influenza esercitata dalle nostre aspettative sull&#8217;efficacia dei farmaci e sulla percezione del dolore (che in questo caso derivava da alcune bruciature sui polpacci e sui piedi dei partecipanti).</p>
<p dir="ltr">L&#8217;<strong>esperimento</strong>, condotto su 22 soggetti e basato sulla somministrazione di un farmaco dalla rapida azione analgesica (remifentanil), prevedeva tre condizioni sperimentali:</p>
<ol>
<li>nessuna aspettativa sull&#8217;effetto analgesico</li>
<li>aspettativa positiva in merito all&#8217;effetto analgesioco del farmaco;</li>
<li>aspettativa negativa riguardo all&#8217;effetto analgesico del farmaco.</li>
</ol>
<p dir="ltr">Dall&#8217;esperimento è emerso che i soggetti tendevano a percepire una sensazione di dolore meno intensa quando ritenevano di star ricevendo il farmaco (condizione sperimentale n°2) piuttosto che quando credevano di non essere sottoposti a nessun trattamento (condizione sperimentale n°1) , anche se la somministrazione del farmaco non era stata interrotta. Quando immaginavano, invece, che il dolore sarebbe aumentanto in funzione dell&#8217;interruzione del trattamento (condizione sperimentale n°3), questa aspettativa negativa eliminava di fatto qualsiasi effetto benefico derivante dall&#8217;analgesico, generando una sensazione di dolore paragonabile a quella esperita nella  fase iniziale dell&#8217;esperimento dove non era stato somministrato alcun medicinale. Inoltre, attraverso una <strong>risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI)</strong>, i ricercatori hanno evidenziato che in presenza di aspettative negative riguardanti l&#8217;efficacia del farmaco, le aree cerebrali associate alla percezione di dolore risultavano essere attive esattamente nello stesso modo in cui lo erano durante la prima fase dello studio, quando i soggetti non nutrivano alcuna forma di aspettativa, in quanto consapevoli di non star ricevendo alcuna forma di trattamento per alleviare il dolore.</p>
<p dir="ltr">I <strong>risultati</strong> emersi hanno dimostrato, quindi, tanto l&#8217;effetto lenitivo del placebo, quanto il suo ruolo come coadiuvante sugli effetti terapeutici dei farmaco. per mezzo delle  aspettative positive ad esso associate. Inoltre, come sostenuto dalla stessa coordinatrice dello studio, la dott.ssa Irene Tracey, gli effetti negativi causati da un approccio pessimista nei confronti di un farmaco sono maggiormente diffusi in quei pazienti che in passato hanno vissuto numerose delusioni e frustrazioni causate da trattamenti medici inefficaci.</p>
<h4><span style="color: #800080;">Da quanto detto finora emerge piuttosto chiaramente l&#8217;importanza degli aspetti psicologici legati all&#8217;uso dei farmaci, e in particolar modo l&#8217;influenza esercitata dalle nostre aspettative sull&#8217;esito clinico di un trattamento.</span> Allo stesso modo, risulta evidente il fondamentale ruolo giocato dall&#8217;interazione psico-sociale che va ad instaurarsi tra medico e paziente,  all&#8217;interno della quale è necessario non sottovalutare le potenzialità e i rischi derivanti dalle aspettative nutrite dai pazienti. Un atteggiamento ottimista accompagnato dalla <span style="color: #800080;">fiducia</span> e dalla <span style="color: #800080;">speranza</span> di riuscire a guarire si configurano, infatti, come condizioni imprescindibili per riuscire a sfruttare a pieno i potenziali benefici associati ad uno specifico farmaco o trattamento.</h4>
<h4>________</h4>
<p dir="ltr"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p dir="ltr"><em><strong>¹</strong> http://stm.sciencemag.org/content/3/70/70ra14.abstract</em></p>
<p dir="ltr"><em>http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18019605</em></p>
<p dir="ltr"><em>http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16407533</em></p>
<p dir="ltr">Scott D.J., Stohler C.S., Egnatuk C.M.Wang H., Koeppe R.A., Zubieta J.K., (2008). &#8220;<em>Placebo and nocebo effects are defined by opposite opioid and dopaminergic responses</em>&#8220;.  Arch Gen Psychiatry, 65 (2), 220-31.</p>
<p dir="ltr">Barsky, A.J., Saintfort, R., Rogers, M.P. &amp; Borus, J.F., (2002). &#8220;<em>Non specific Medication Side Effects and the Nocebo Phenomenon</em>&#8220;. Journal of the American Medical Association, 287, 5, 622-627.</p>
<p dir="ltr">
</div>
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		<title>Conoscersi all&#8217;Universita&#8217;: come trovare nuovi amici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 11:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Rosati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cominciare l’Università o cambiare Facoltà sono esperienze senza dubbio emozionanti.
Nell’affrontare ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Cominciare l’Università o cambiare Facoltà sono esperienze senza dubbio emozionanti.</span></h2>
<h2>Nell’affrontare la nuova situazione si possono provare sentimenti contrastanti: un misto di eccitazione, ansia, preoccupazione, curiosità. E’ normale, dunque, avere voglia di condividere con gli altri questa nuova fase della vita.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/college-friendshi-quotes.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7867" title="college-friendshi-quotes" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/college-friendshi-quotes.jpg" alt="" width="472" height="314" /></a></p>
<p>All’inizio dell’anno accademico, i gruppi che si formano sono composti, letteralmente, dalle prime persone che si incontrano. Con questi nuovi “amici” si comincia volentieri ad uscire: un cinema, una pizza o una birra il venerdì sera. Per circa un paio di mesi le cose vanno a gonfie vele, ma poi tutto cambia. Nonostante le apparenze, le relazioni stabilite sembrano perdere di significato.</p>
<p><strong>Cosa è accaduto?</strong></p>
<p>Niente di strano. Quando le persone si trovano in un nuovo ambiente, tendono a sentirsi un po’ insicure. Questo, in genere, conduce a cercare negli altri supporto e rassicurazione. Non abbiamo bisogno di qualcuno che condivida con noi gli stessi valori o gli stessi obiettivi. Cerchiamo solo un compagno di viaggio, per non sentirci soli, e di fatto può andar bene chiunque.</p>
<p>Ma quando i corsi di studio e la nuova città diventano più familiari, guardandoci intorno, potremmo scoprire persone ben più interessanti di queste prime conoscenze. Così, finiamo per sentirci attratti dall’idea di incontrare gente nuova e, contemporaneamente, anche in colpa per non avere più voglia di frequentare il gruppo iniziale.</p>
<p>In realtà, siamo di fronte ad una naturale evoluzione dei rapporti sociali: succede quando passiamo da relazioni nate quasi per caso, sulla base di bisogni stringenti, a relazioni che scegliamo di intrattenere con persone simili a noi, per stile di vita o interessi.</p>
<p>La verità è che possiamo andare d’accordo praticamente con chiunque, se vogliamo. Per fare due chiacchiere senza impegno, non è necessario scegliere in modo accurato il nostro interlocutore. Ma quando questa superficialità comincerà a pesarci e si farà strada in noi il desiderio di stare con persone che ci capiscano, dovremo impegnarci maggiormente: l’amicizia vera non è cosa da poco.</p>
<p>Se vi trovate a frequentare un gruppo di cui non siete soddisfatti e non riuscite a stabilire un contatto con chi, invece, potrebbe interessarvi davvero, <strong>tenete in considerazione alcuni consigli.</strong></p>
<p><strong>1.Siate comunque gentili con i vostri “primi amici”</strong></p>
<p>Non ha senso tagliare i ponti con persone che sicuramente rivedrete in giro e che, in ogni caso, arricchiscono la vostra rete sociale. Non è necessario provocare un brutto litigio, per sentirsi liberi di frequentare altri ragazzi. Cominciate a fare un passo indietro, declinate qualche invito e date spazio anche a nuove conoscenze. Provate a coinvolgerli, invece, in alcune delle vostre attività, anche se probabilmente non avranno molta voglia di seguirvi. Se lo faranno, forse la relazione stabilita non era poi così superficiale come avevate creduto.</p>
<p><strong> 2.Resistete alla tentazione di frequentare sempre e solo gli amici del liceo anche all’Università</strong></p>
<p>E’ vero: sono rassicuranti e familiari. Ma rimanere sempre nello stessa cerchia di persone può pregiudicare l’opportunità di stringere nuove amicizie ed allargare gli orizzonti.</p>
<p><strong>3.Datevi da fare e frequentate posti diversi</strong></p>
<p>Ora che conoscete un po’ meglio la città universitaria ed avete imparato a muovervi, non restate bloccati. Se sapete dove la gente che vi piace si incontra o va a studiare, raggiungetela. Anche se siete da soli, se piove, anche se bisogna cambiare un paio di autobus o se è più semplice restarvene comodi nella vostra stanza.</p>
<p><strong>4.Fate un po’ di conversazione con i colleghi, prima e dopo le lezioni</strong></p>
<p>Studiare le stesse materie significa, spesso, condividere una grande passione, che si tratti di storia moderna o di meccanica razionale. E questo rende le cose un po’ più facili. Invitate i colleghi a prendere un caffè dopo le lezioni: persone con gli stessi interessi sono naturalmente più disponibili a frequentarsi.</p>
<p><strong>5.Prendetevi qualche rischio e iniziate voi per primi</strong></p>
<p>Siate i primi a fare delle proposte. Invitate i nuovi amici a concerti, seminari, eventi. Troverete sempre qualcuno interessato alle cose che vi piacciono o semplicemente interessato… a voi.</p>
<p><strong>6.Persone che sperimentano qualcosa di significativo insieme, stabiliscono rapporti più profondi</strong></p>
<p>Se, dunque, avrete l’opportunità di condividere un progetto, del volontariato o un corso al di fuori dell’Università con un collega, non rinunciate. Vi aiuterà a rafforzare l’amicizia.</p>
<p>Troppo spaventati all’idea di tutto questo? Forse è arrivato il momento di migliorare le vostre abilità sociali. L’Università può essere un momento di vita straordinariamente fertile, ma può anche trasformarsi in un’esperienza alienante, per chi magari, sentendosi preoccupato ed ansioso, non riesce ad approfittare delle occasioni offerte dalla comunità degli studenti.</p>
<p>Ricordate che questi sono anni perfetti per promuovere dei cambiamenti, anche interiori. Rappresentano un momento ideale per crescere ed evolvere, per affrontare paure irrisolte, ponendosi in modo diverso nei confronti degli altri. Se avete di questi problemi, potete rivolgervi con fiducia ad uno psicologo, che, come un allenatore, vi aiuterà a sviluppare capacità pratiche e vi darà il supporto necessario per metterle in atto.</p>
<h2>In conclusione, c’è chi inizia il percorso universitario con persone stimolanti, con le quali arriverà diritto fino alla laurea. Più spesso, però, gli amici incontrati nei primi mesi non sono necessariamente quelli giusti per noi. Molti ragazzi si perdono di vista. <span style="color: #800080;">Ci accompagneranno, invece, per un lungo periodo di tempo, le persone che sceglieremo consapevolmente e con le quali stabiliremo un rapporto autentico e significativo.</span></h2>
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		<title>I comportamenti rituali e la gestione dell&#8217;ansia</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 06:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify"><span style="color: #800080">Quanti di voi, di fronte ad un evento che vi provoca ansia e stress, sono soliti mettere in atto dei rituali o dei comportamenti ripetitivi per avere la sensazione di esercitare un maggior controllo su ciò che sta accadendo? Prima di un esame, di un colloquio di lavoro, o di qualsiasi altra tipologia di performance, può accadere, infatti, che ciascuno di noi avverta il bisogno di mettere in atto una sequenza standardizzata di azioni proprio per sentirsi padrone di quella determinata situazione ansiogena.</span></h4>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/basket.jpg"><img class="size-full wp-image-7845 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/basket.jpg" alt="" width="370" height="240" /></a></p>
<p>È bene specificare che non si sta parlando propriamente di gesti scaramantici, bensì di alcune tipologie di comportamenti che, secondo un recente studio, sarebbero diffusi anche tra gli animali, e contribuirebbero a migliorare le nostre prestazioni attraverso un aumento del nostro locus of control e della nostra self-efficacy.</p>
<p style="text-align: justify">Lo <strong>studio</strong>, condotto da alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Tel Aviv, sotto il coordinamento dello zoologo Dr. David Eilam, e pubblicato sul<em> Journal of Neuroscience and Biobehavioral Reviews</em>, ha evidenziato la funzione evolutiva dei comportamenti rituali e ripetitivi, che per gli uomini, così come anche per gli animali, avrebbero la funzione di garantire una migliore gestione dell&#8217;<strong>ansia</strong> e dello <strong>stress</strong> derivanti da situazioni imprevedibili che sembrano sfuggire al nostro controllo.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Il ripetere costantemente certe azioni prima di determinate <strong>performance</strong>, aiuterebbe l&#8217;inidividuo a esercitare un maggiore controllo su ciò che si aprresta a fare aumentando di conseguenza il senso di autoefficacia, e la motivazionione al successo.</em></p>
<p style="text-align: justify">Secondo il Dr. Eilam, questi comportamenti rientrebbero tra quelle che lui stesso definisce <strong>azioni preparatorie</strong> e <strong>confermatorie</strong>, ossia quelle azioni che mettiamo in atto anticipatamente e successivamente rispetto al compito da affrontare, per prepararci ad affrontare la situazione e per confermare che la strategia usata è vincente. Si tratta, dunque, di comportamenti ritualistici che non sono direttamente collegati al compito da eseguire. Per tale motivo essi  si differenziano dalle azioni funzionali, che il soggetto mette in atto per eseguire effettivamente il proprio compito.<br />
Inoltre ogni individuo sarebbe abituato a mettere in atto comprtamenti preparatori e confermatori (definiti anche &#8220;di testa&#8221; e &#8220;di coda&#8221;) differenti per qualsiasi compito, anche quelli che caratterizzano la nostra quotidianità e che non comportano <strong>ansia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Per giungere a queste conclusioni, il team di ricercatori ha analizzato numerosi video di soggetti impegnati a dover afforntare compiti comuni durante la prorpia giornata come indossare una camicia, preparare il caffè, chiudere la macchina, e <em>in particolar modo hanno analizzato il comportamento dei giocatori di basket durante l&#8217;esecuzione di un tiro libero, che, secondo gli studiosi, rappresenta un ottimo esempio di comportamento ritualistico e ripetitivo. Se infatti l&#8217;obiettivo è quello di tirare la palla e fare canestro, come si spiega l&#8217;abitudine dei cestisti a far rimbalzare la palla sei volte prima del tiro?</em> La risposta fornita dai ricercatori è chiara: <span style="text-decoration: underline">si tratta di un <strong>comportamento rituale</strong> messo in atto anticipatamente con lo scopo di aumentare la concentrazione del giocatore, nonchè il suo grado di controllo su quanto si appresta a fare</span>. Dai filmati analizzati è emerso, infatti, che i giocatori che ritengono utile la messa in atto di questo comportamento routinario, in termini di miglioramento della propria performance, generalmente ottengono i risultati migliori attraverso un aumento del livello di l<strong>ocus of control</strong> <strong>interno</strong> e di <strong>self-efficacy</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Una riflessione che potrebbe essere stesa, ad esempio, al tipo di rincorsa che i calciatori prendono prima di battere un calcio di rigore.</p>
<p style="text-align: justify">In funzione delle numerose ricerche condotte dal Dr. Eilam sull&#8217;argomento, egli sostiene anzitutto che si tratta di comportamenti rituali differenti per ciascun individuo, da non confondere con quelli che contraddistinguono il <strong>disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)</strong>. Secodo il DSM-IV, il DOC è caratterizzato da sintomi ossessivi e/o compulsivi che siano fonte di marcata sofferenza per il paziente, comportino spreco di tempo (più di un&#8217;ora al giorno) e interferiscano con le normali attività quotidiane e con il funzionamento sociale e lavorativo del soggetto.<br />
Infatti, i soggetti che soffrono di questo disturbo sono caratterizzati da un forte senso di incompletezza derivante dal fatto che non sanno se l&#8217;azione sia stata conclusa o meno, e ciò li induce a mettere in atto successivamente una serie ripetuta di azioni per verificare. Lo scopo della <strong>compulsione</strong>, sia essa rappresentata da un comportamento o da un&#8217;azione mentale, non è,quindi, quello di gestire efficacemente l&#8217;ansia da prestazione, bensì quello di alleviare l&#8217;ansia derivante dall&#8217;<strong>ossessione</strong> (es. lavarsi più volte le mani, o controllare ripetutamente di aver chiuso il gas o la macchina).</p>
<p style="text-align: justify">Dunque, il comportamento rituale si distingue da quello patologico perchè è costituito per lo più da azioni messe in atto anticipatamente per prepararsi all&#8217;azione, e non successivamente per verificarla. Il comportamento rituale, inoltre, ci consente di completare la nostra performance, mentre dal comportamento patologico che caratterizza il disturbo ossessivo compulsivo deriva sempre un senso di incompletezza.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217; ultima distinzione da fare, come già accennato nell&#8217;introduzione, riguarda la differenza tra il comportamento rituale che precede una performance e il rito scaramantico. Questa differenza è ben evidenziata nell&#8217;ambito della psicologia dello sport che suole appunto distinguere tra <strong>rituali di attivazion</strong>e e <strong>rituali scaramantici</strong>. I primi vengono messi in atto, per raggiungere il livello di attivazione psico-fisiologica (<strong>arousal</strong>) ottimale e funzionale alla prestazione, i secondi invece verrebbero eseguiti per contrastare le forze esterne che potrebbero inficiare la performance. Da ciò si può facilmente dedurre che i rituali di attivazione riguardano generalmentei soggeti dotati di un elevato locus of control interno, mnentre i riti scramantici contraddistinguono gli individui caratterizzati da un locus of control prettamente esterno.<br />
Infatti, i riti di attivazione per essere definiti tali devono presentare le seguenti caratteristiche:<br />
1. sono sotto il controllo, conscio o inconscio, dell&#8217;atleta.<br />
2. hanno una forte valenza emotiva per l&#8217;atleta.<br />
3. vengono costruiti, studiati e perfezionati dall&#8217;atleta.<br />
4. sono unici per ogni atleta o per ogni squadra.<br />
5. fanno riferimento al lgrado di attivazione psico-fisica ottimale per la prestazione.</p>
<h4 style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Da quanto detto finora, emerge abbastanza chiaramente l&#8217;importanza assunta, in termini di gestione dell&#8217;ansia e dello stress, da certe tipologie di </span><span style="color: #800080">azioni rituali</span><span style="color: #000000">. Questi comportamenti, infatti, vanno ad agire direttamente sulla nostra autoefficacia e sul controllo che siamo in grado di esercitare su una situazione imprevedibile che viviamo come potenzialmente stressogena, influenzando anche la nostra attivazione psico-fisica fino ad una certa soglia ottimale. Comportamenti che cambiano da persona a persona, e che è bene distinguere da quelli di natura patologica, e da quelli che ricadono nella logica del cosiddetto &#8220;<em>non è vero ma ci credo</em>&#8220;</span>.</h4>
<p>__________</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p><em>http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0149763405001302</em></p>
<p><em>http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0166432810002494</em></p>
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		<title>E se non si vuole piu&#8217; andare a scuola?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno della Dispersione scolastica
 Capita spesso di venire a conoscenza ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il fenomeno della Dispersione scolastica</span></h2>
<h2> Capita spesso di venire a conoscenza di ragazzi che abbandonano la scuola, ancora prima di ottenere un titolo di studio finale. A volte si interrompe l’anno scolastico, altre volte non ci si iscrive all’anno successivo, in altri casi si fanno continue assenze.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/dispersione-scolastica-L-1.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7810" title="dispersione-scolastica-L-1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/dispersione-scolastica-L-1.jpeg" alt="" width="455" height="303" /></a></p>
<p>Tale fenomeno viene definito “abbandono o dispersione scolastica” (drop-out).</p>
<p>Ci si riferisce quindi ad una anomalia dei processi di formazione, determinata dall’effetto dei soggetti che abbandonano il percorso scolastico. A ciò si associa anche l’insufficiente capacità della scuola di rispondere con un’adeguata offerta ai bisogni della popolazione in formazione.</p>
<p>La dispersione scolastica, comunque, non si identifica solo con l’abbandono scolastico, ma include anche fenomeni quali: l’irregolarità nelle frequenze, i continui ritardi, le mancate ammissione agli anni successivi e le ripetute bocciature, che possono sfociare nell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico.</p>
<p>Per quanto concerne l’incidenza del fenomeno, questo sembra essere molto frequente, sia in Italia che in Europa in generale. Nella nostra Nazione, nello specifico, esiste un divario notevole tra il Nord ed il Sud del Paese, in quanto quest’ultimo risentirebbe maggiormente del fenomeno. In Sicilia e Campania, infatti, la dispersione scolastica sembra coinvolgere rispettivamente il 15% ed il 14% degli studenti che frequentano la scuola dell’obbligo.</p>
<p>È soprattutto nel passaggio tra la fine della scuola media e l’inizio delle superiori che il fenomeno raggiunge il suo apice. Spesso, infatti, i ragazzi terminano la scuola secondaria inferiore con scarsa motivazione e, dopo aver scelto l’istituto superiore, frequentano solo il primo anno scolastico, per poi abbandonare completamente il sistema scolastico.</p>
<p>Le cause non devono essere attribuite solo allo studente, accusato di non avere motivazione ed interesse per la scuola, ma sono anche rintracciabili nel contesto scolastico, che non riesce ad assicurare continuità agli studenti.</p>
<p><strong>Tra le possibili cause del fenomeno, emergono:</strong></p>
<p>le condizioni socio-culturali della famiglia (es. disoccupazione o basso livello culturale dei genitori);</p>
<p>la mancanza di un ambiente formativo ricco e stimolante;</p>
<p>dinamiche soggettive dello studente (es. mancanza di autostima e/o motivazione, difficoltà relazionali con il gruppo classe, ecc…);</p>
<p>eventuali difficoltà di apprendimento o cognitive del ragazzo, che non sono mai state individuate.</p>
<p>Gli effetti della dispersione scolastica hanno ripercussioni sia a livello socio-culturale ed economico (rischio di basso livello di scolarizzazione e di analfabetismo, che possono causare una povertà culturale e la reale difficoltà per il giovane di avere adeguate aspettative per il futuro), sia a livello personale, in quanto si possono avere delle ripercussioni sull’autostima del soggetto e sul suo senso di autoefficacia.</p>
<p>Vista la complessità del fenomeno e i suoi effetti, anche a lungo termine, è necessario predisporre interventi che tengano conto di tale complessità, e coinvolgano anche diversi attori.</p>
<p>Nello specifico, è necessario intervenire all’interno del sistema scolastico, al fine di formare gli insegnanti sul fenomeno del drop-out. Ciò può essere attuato attraverso corsi di formazione, che mirino a dare chiare indicazioni sul fenomeno, sulle sue cause ed effetti. Tali incontri avranno anche lo scopo di migliorare le competenze degli insegnanti nell’identificare gli eventuali studenti a rischio, (es. notare se un alunno fa troppe assenze, o se non sembra essere del tutto integrato all’interno della classe, o se presenta particolari situazioni socio-familiari di svantaggio e deprivazione).</p>
<p><strong>L’intervento deve anche coinvolgere gli alunni</strong>, specie quelli delle scuole medie e superiori.</p>
<p>Con gli studenti delle scuole medie, si ritiene opportuno attuare dei percorsi di orientamento che mirino ad incrementare la consapevolezza degli studenti sulle scelte formative. Nello specifico, offrire ai ragazzi l’opportunità di conoscere le proprie attitudini, interessi e motivazioni e favorire l’acquisizione di consapevolezza dei propri criteri di scelta.</p>
<p>Nelle scuole superiori, invece, si può intervenire attraverso la creazione di uno sportello scolastico, attivo durante l’orario scolastico e gratuito per studenti, genitori ed insegnanti. Lo scopo di tale sportello è quello di creare, all’interno della scuola, un punto di riferimento a cui rivolgersi per le diverse problematiche che possono intervenire. Sarà possibile, ad esempio, promuovere negli studenti la motivazione allo studio e la fiducia in se stessi e consentire l’ascolto e lo sviluppo di una relazione di aiuto anche per la prevenzione del disagio evolutivo e dell’abbandono scolastico.</p>
<p>Come precedentemente detto, l’intervento deve vedere il coinvolgimento di molte figure, quindi deve essere rivolto anche ai genitori, al fine di potenziare le loro competenze di empowerment ed educative, e all’intero contesto socio-educativo in cui sono inseriti i ragazzi.</p>
<p>Avendo analizzato le principali ripercussioni di tale fenomeno, sia per il singolo studente che per la società in generale, si evince come sia importante prevenire il fenomeno della dispersione scolastica.</p>
<p>L’intervento deve quindi avvenire in maniera tempestiva, senza sottovalutare il fenomeno, e deve essere attuato da professionisti che conosco appieno la complessità del fenomeno della dispersione scolastica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lunetta, F., Pulvirenti, N. (1993) Dispersione scolastica e &lt;&lt;drop-out&gt;&gt; sociale. Analisi dei principali indicatori di rischio e di disagio socio-educativo. CUECM Editore, Catania.</p>
<p>&nbsp;</p>
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