<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; esperimento</title>
	<atom:link href="http://www.psicozoo.it/tag/esperimento/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.psicozoo.it</link>
	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 07:00:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Effetto placebo: il ruolo delle aspettative nella terapia</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/10/28/effetto-placebo-il-ruolo-delle-aspettative-allinterno-della-terapia/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/10/28/effetto-placebo-il-ruolo-delle-aspettative-allinterno-della-terapia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neuropsicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[apettative]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[effetto nocebo]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[farmaco]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[fMRI]]></category>
		<category><![CDATA[malattie psicosomatiche]]></category>
		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[miglioramenti]]></category>
		<category><![CDATA[neurotrasmettitori]]></category>
		<category><![CDATA[paziente]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[placebo]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[suggestione]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=8036</guid>
		<description><![CDATA[
Era il 1811 quando, all&#8217;interno dell’Hoopers Medical Dictionary, il placebo veniva descritto come ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<h3><span style="color: #800080;">Era il 1811 quando, all&#8217;interno dell’Hoopers Medical Dictionary, il placebo veniva descritto come una forma di &#8220;medicamento dato più per compiacere il paziente che per fornirgli beneficio&#8221;. Da allora, numerosi studi hanno dimostrato l&#8217;esistenza di un “effetto placebo” nella terapia,  che può a volte produrre modificazioni sorprendenti in condizioni patologiche di varia natura, e in particolar modo in quelle caratterizzate da una presenza di sintomi soggettivi accentuati e  dall&#8217;intensa partecipazione psicologica del paziente, come nel caso delle malattie psicosomatiche. <span style="color: #000000;">Ma in che modo le aspettative nutrite nei confonti di un determinato farmaco o trattamento possono influenare l&#8217;esito clinico della terapia? E soprattutto: si tratta di un processo basato solo sulla suggestione o ci sono altri fattori implicati?</span></span></h3>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/farmaco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8037" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/farmaco.jpg" alt="" width="246" height="224" /></a></p>
<p dir="ltr">Derivante dal latino (dal futuro del verbo placere=piacerò), l&#8217;<strong>effetto placebo</strong> indica comunemente l&#8217;influenza positiva esercitata dalle nostre aspettative nei confronti di uno specifico <strong>farmaco</strong>, o di un trattamento privo di per sè di alcuna efficacia terapeutica. Il placebo, nella maggior parte dei casi, è infatti costituito da una <em>sostanza inerte in quanto priva di principi attivi</em>, i cui effetti di miglioramento possono essere ascritti esclusivamente ai pensieri positivi e alle credenze ottimistiche formulate da un individuo riguardo ai potenziali benefici ad esso associati.</p>
<p dir="ltr">Per <strong>effetto nocebo</strong>, derivante anch&#8217;esso dal latino (dal futuro del verbo nocere=nuocerò), si suole invece far riferimento alle reazioni negative di natura biologica risultanti da un determinato farmaco o trattamento, imputabili alle aspettative negative e al pessimismo ad esso associati. In tal caso, può accadere che soggetti a cui sia stato somministrato il placebo, non solo non riportino miglioramenti, ma presentino anche degli evidenti effetti collatarali chiaramente non attribuibuli  all&#8217;attività del farmaco (inerte).</p>
<p dir="ltr">Nel 2002 il dott. Arthur J. Barsky direttore del centro di ricerche psicosomatiche a Boston aveva dimostrato attraverso alcuni esperimenti come alcuni pazienti che nutrivano delle aspettative negative riferite alla possibile insorgenza di effetti collaterali, avevano maggiori probabilità di presentare effettivamente questi <strong>sintomi</strong>, in base addirittura al solo nome o colore del farmaco.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;effetto placebo viene usato molto spesso nella ricerca medica per verificare l&#8217;e<em>fficacia</em> di nuovi farmaci.  In tal caso un farmaco potrà essere definito efficace solo se sarà in grado di produrre risultati significativamente differenti dal placebo a tre o sei mesi di distanza dal <strong>trattamento</strong>.</p>
<p dir="ltr">Nei casi di <em>malattie psicosomatiche</em> come emicrania, insonnia o comunque stati psicofisici accompagnati dalla sensazione di dolore, esperimenti condotti secondo la procedura cieco semplice (<em>single-blind control procedure)</em> hanno dimostrato che l&#8217;effetto placebo è in grado di produrre un miglioramento medio del 35-40% con punte che possono arrivare fino all&#8217;80%, nei primi tre mesi del trattamento. In questo tipo di esperimento la procedura consiste nel prendere in considerazione due campioni omogenei di soggetti, che formeranno il gruppo sperimentale (a cui viene somministrato il farmaco attivo oggetto di studio), e il gruppo di controllo (a cui viene somministrato una sostanza inerte, il placebo). Ovviamente nessun individuo appartenente a due gruppi dovrà sapere a quale condizione sperimentale è stato assegnato.</p>
<p dir="ltr">Per testare l&#8217;effettiva efficacia di un farmaco, invece, si suole mettere in atto la procedura doppia cieco <em>(double blind control procedure),</em> nell&#8217;ambito della quale nè i pazienti, ne i medici sono a conoscenza di chi sta assumendo il farmaco attivo o il placebo. In tal caso solo in presenza di  una differenza statisticamente significativa tra le due tipologie di &#8220;trattamento&#8221; a favore del gruppo di soggetti che è stato trattato con il farmaco attivo si potrà concludere che quest&#8217;ultimo ha una efficacia terapeutica.</p>
<p dir="ltr">È bene ricordare che l&#8217;effetto placebo inizia già prima della somministrazione del farmaco inerte, ovvero nel momento il medico frende cosciente il paziente riguardo ai possibili benefici psicologici dell&#8217;assistenza e lo dispone emotivamente ad attendere i vantaggi della cura che sta per ricevere.</p>
<p dir="ltr">Ma in che modo l&#8217;effetto placebo riesce a produrrre questi <strong>miglioramenti?</strong> Quanto contando le nostre aspettative e quali sono i fattori e i meccanismi che entrano in gioco all&#8217;interno di questo processo?</p>
<p dir="ltr">Per rispondere a questa domanda è bene chiarire che l&#8217;effetto placebo non costituisce un fenomeno astratto ed esclusivamente psicologico limitato soltanto ad un processo di <strong>suggestione</strong>, in quanto tale effetto è accompagnato da specifiche reazioni a livello biochimico.</p>
<p dir="ltr">Recenti studi (Scott et al., 2008), infatti, hanno dimostrato che le credenze e le aspettative positive che generiamo nei confronti del placebo agiscono direttametne sui nostri <strong>neurotrasmettitori</strong>, attivando quelli associati alle sensazioni di piacere e di felicità (serotonina, dopamina), e dimunendo al contempo l&#8217;azione di quelli associati all&#8217;ansia, alla paura e allo stress (come l&#8217;adrenalina). Inoltre in caso di aspettative ottimistiche è stato riscontrato un aumento degli <strong>oppiacei endogeni</strong> cioè sostanze chimiche di natura organica prodotte dal cervello, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina, che mediano sensibilmente la percezione di dolore. Tali modificazioni sono state ampiamente dimostrate nel corso di numerosi studi effettuati negli anni che hanno evidenziato attraverso la tecnica della risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) l&#8217;attivazione di specifiche aree cerebrali (Kong et al. 2007).</p>
<p dir="ltr">Un recente <strong>studio¹</strong> coordinato dalla neuroscienziata cognitiva Irene Tracey, dell&#8217;Università di Oxford,  e pubblicato sulla rivista <em>Science Translational Medicine</em>, ha fornito un&#8217;ulteriore conferma sull&#8217;influenza esercitata dalle nostre aspettative sull&#8217;efficacia dei farmaci e sulla percezione del dolore (che in questo caso derivava da alcune bruciature sui polpacci e sui piedi dei partecipanti).</p>
<p dir="ltr">L&#8217;<strong>esperimento</strong>, condotto su 22 soggetti e basato sulla somministrazione di un farmaco dalla rapida azione analgesica (remifentanil), prevedeva tre condizioni sperimentali:</p>
<ol>
<li>nessuna aspettativa sull&#8217;effetto analgesico</li>
<li>aspettativa positiva in merito all&#8217;effetto analgesioco del farmaco;</li>
<li>aspettativa negativa riguardo all&#8217;effetto analgesico del farmaco.</li>
</ol>
<p dir="ltr">Dall&#8217;esperimento è emerso che i soggetti tendevano a percepire una sensazione di dolore meno intensa quando ritenevano di star ricevendo il farmaco (condizione sperimentale n°2) piuttosto che quando credevano di non essere sottoposti a nessun trattamento (condizione sperimentale n°1) , anche se la somministrazione del farmaco non era stata interrotta. Quando immaginavano, invece, che il dolore sarebbe aumentanto in funzione dell&#8217;interruzione del trattamento (condizione sperimentale n°3), questa aspettativa negativa eliminava di fatto qualsiasi effetto benefico derivante dall&#8217;analgesico, generando una sensazione di dolore paragonabile a quella esperita nella  fase iniziale dell&#8217;esperimento dove non era stato somministrato alcun medicinale. Inoltre, attraverso una <strong>risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI)</strong>, i ricercatori hanno evidenziato che in presenza di aspettative negative riguardanti l&#8217;efficacia del farmaco, le aree cerebrali associate alla percezione di dolore risultavano essere attive esattamente nello stesso modo in cui lo erano durante la prima fase dello studio, quando i soggetti non nutrivano alcuna forma di aspettativa, in quanto consapevoli di non star ricevendo alcuna forma di trattamento per alleviare il dolore.</p>
<p dir="ltr">I <strong>risultati</strong> emersi hanno dimostrato, quindi, tanto l&#8217;effetto lenitivo del placebo, quanto il suo ruolo come coadiuvante sugli effetti terapeutici dei farmaco. per mezzo delle  aspettative positive ad esso associate. Inoltre, come sostenuto dalla stessa coordinatrice dello studio, la dott.ssa Irene Tracey, gli effetti negativi causati da un approccio pessimista nei confronti di un farmaco sono maggiormente diffusi in quei pazienti che in passato hanno vissuto numerose delusioni e frustrazioni causate da trattamenti medici inefficaci.</p>
<h4><span style="color: #800080;">Da quanto detto finora emerge piuttosto chiaramente l&#8217;importanza degli aspetti psicologici legati all&#8217;uso dei farmaci, e in particolar modo l&#8217;influenza esercitata dalle nostre aspettative sull&#8217;esito clinico di un trattamento.</span> Allo stesso modo, risulta evidente il fondamentale ruolo giocato dall&#8217;interazione psico-sociale che va ad instaurarsi tra medico e paziente,  all&#8217;interno della quale è necessario non sottovalutare le potenzialità e i rischi derivanti dalle aspettative nutrite dai pazienti. Un atteggiamento ottimista accompagnato dalla <span style="color: #800080;">fiducia</span> e dalla <span style="color: #800080;">speranza</span> di riuscire a guarire si configurano, infatti, come condizioni imprescindibili per riuscire a sfruttare a pieno i potenziali benefici associati ad uno specifico farmaco o trattamento.</h4>
<h4>________</h4>
<p dir="ltr"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p dir="ltr"><em><strong>¹</strong> http://stm.sciencemag.org/content/3/70/70ra14.abstract</em></p>
<p dir="ltr"><em>http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18019605</em></p>
<p dir="ltr"><em>http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16407533</em></p>
<p dir="ltr">Scott D.J., Stohler C.S., Egnatuk C.M.Wang H., Koeppe R.A., Zubieta J.K., (2008). &#8220;<em>Placebo and nocebo effects are defined by opposite opioid and dopaminergic responses</em>&#8220;.  Arch Gen Psychiatry, 65 (2), 220-31.</p>
<p dir="ltr">Barsky, A.J., Saintfort, R., Rogers, M.P. &amp; Borus, J.F., (2002). &#8220;<em>Non specific Medication Side Effects and the Nocebo Phenomenon</em>&#8220;. Journal of the American Medical Association, 287, 5, 622-627.</p>
<p dir="ltr">
</div>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/12/17/emozioni-e-salute-fisica-e-mentale/" title="Emozioni e salute fisica e mentale">Emozioni e salute fisica e mentale</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/05/l%e2%80%99ipocondria/" title="L’ipocondria">L’ipocondria</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/03/20/a-letto-con-il-nemico/" title="A letto con il nemico">A letto con il nemico</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/10/13/agomelatina-pro-e-contro-del-nuovo-antidepressivo/" title="Agomelatina: pro e contro del nuovo antidepressivo">Agomelatina: pro e contro del nuovo antidepressivo</a> (18)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/10/09/il-bambino-e-la-malattia/" title="Il bambino e la malattia">Il bambino e la malattia</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/questions/aborto/#answer-8339" title=""></a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/26/quando-il-cibo-diventa-un-nemico-la-bulimia/" title="Quando il cibo diventa un nemico: la Bulimia">Quando il cibo diventa un nemico: la Bulimia</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/08/12/psicoterapia-breve-la-cura-facile/" title="Psicoterapia breve: la cura facile">Psicoterapia breve: la cura facile</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/10/28/effetto-placebo-il-ruolo-delle-aspettative-allinterno-della-terapia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leggere? Roba da super umani</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/09/15/leggere-roba-da-super-umani/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/09/15/leggere-roba-da-super-umani/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 07:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[CEA]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[essere umano]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[INSERM]]></category>
		<category><![CDATA[La Wolf]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Maryanne Wolf]]></category>
		<category><![CDATA[neuroimaging]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Stanislas Dehaene]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[Tufts University]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=7750</guid>
		<description><![CDATA[Stanislas Dehaene insegna Psicologia cognitiva sperimentale nel Collège de France, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Stanislas Dehaene insegna Psicologia cognitiva sperimentale nel Collège de France, Maryanne Wolf, insegna Cittadinanza e servizi sociali alla Tufts University, nel Massachusetts.</span> Il primo è direttore presso l’INSERM-CEA Cognitive Neuroimaging Unit, la seconda dirige il Center for Reading and Languages Research.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/leggere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7751" title="leggere" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/leggere.jpg" alt="" width="500" height="335" /></a></p>
<p>Entrambi pensano che l’essere umano non sia nato per leggere. E pensano che questa sia stata una fortuna.</p>
<p>Le numerose e comprovate ricerche di Dehaene, Wolf e dei loro staff hanno portato alla scoperta che il cervello ha potuto compiere un salto evolutivo, imparando a leggere, grazie alla sua plasticità, riuscendo ad adattare sistemi di decodifica visiva simili e già appresi, fino a quel momento utilizzate per il riconoscimento di oggetti.</p>
<p>Interessante è la definizione di Dehaene, “la corteccia cerebrale […] assomiglia piuttosto a una scatola di meccano, con cui il bambino può costruire il modello previsto dal venditore ma anche realizzare altre macchine più o meno funzionali”</p>
<p>La Wolf sottolinea come le modificazioni fisiologiche che avvengono nel cervello di chi impara a leggere, creano dei ponti di comunicazione tra le aree deputate alla visione e quelle deputate al linguaggio che sicuramente hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’essere umano, ponendo le basi per ulteriori sviluppi della corteccia cerebrale e promuovendo la crescita della stessa fino allo stato attuale.</p>
<p><strong>Ma come funziona la lettura?</strong></p>
<p>Il cervello umano che si accinge a leggere recepisce e rappresenta innanzitutto l’informazione visiva astratta delle parole scritte per poi mettere in connessione questa rappresentazione con le aree cerebrali del suono e del senso. Quindi, partendo dall’occhio, le parole arrivano nell’area occipito-temporale ventrale, e successivamente sono distribuite in varie regioni dell’emisfero sinistro.</p>
<p>Questo circuito di attivazione cerebrale è pressoché universale in tutte le lingue del mondo. Grazie alle moderne tecniche di neuroimaging funzionale, è stato possibile comprovare che le aree attivate sono sostanzialmente le stesse, con poche ma interessanti differenze.</p>
<p>Ad esempio, in lingue come l’inglese, dove il divario tra il visivo delle scrittura e l’uditivo delle pronuncia è elevato, si avranno più attivazioni cerebrali nella regione occipitale-temporale sinistra, rispetto a lingue come l’italiano, estremamente regolari dal questo punto di vista.</p>
<p>Inoltre, mentre lingue come il giapponese o il cinese, che utilizzano caratteri parzialmente pittografici, richiedono un’attivazione più elevata delle aree cerebrali visive, le lingue che utilizzano i caratteri latini, in quanto astratti, risultano da questo punto di vista più efficienti perché richiedono un minor dispendio di energie. A riprova di questo, la stessa situazione si presenta dal punto di vista ontogenetico. Un bambino piccolo che impara a leggere, impegna molto spazio della propria area visiva nell’operazione di riconoscere la forma del segno scritto, mentre un adulto che riconosce facilmente i singoli simboli, coglie direttamente le parole intere, coinvolgendo soprattutto le aree sopratemporali e frontali.</p>
<p>In effetti, una frase che mi è capitato di leggere spesso in alcuni post su facebook, e prima nelle e-mail catena, è proprio qualcosa del genere. La riporto qui di seguito:</p>
<p>“Sneocdo uno sdtiuo iglnese, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, imnptortane sloo che la prmia e l&#8217;umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre il pzuzle, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee&#8230; vstio?”. Purtroppo non sono riuscita a trovare la fonte originaria di questo piccolo esperimento ma spero che abbia comunque reso l’idea.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Non ci resta ora, che abbandonarci alle nostre letture, con la consapevolezza, che così facendo ci comportiamo un po’ come super-umani, che hanno insegnato al proprio cervello un nuovo modo di interconnettersi.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/01/autostima-e-immagine-labc-della-prima-impressione/" title="Autostima e immagine: l&#8217;ABC della prima impressione">Autostima e immagine: l&#8217;ABC della prima impressione</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/04/28/adolescenti-e-genitori/" title="Adolescenti e genitori">Adolescenti e genitori</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2012/01/11/il-periodo-pre-scolare/" title="Il periodo pre &#8211; scolare">Il periodo pre &#8211; scolare</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/18/ipad-cartaceo-due-generazioni-a-confronto/" title="Ipad &#038; Cartaceo: due generazioni a confronto!!!">Ipad &#038; Cartaceo: due generazioni a confronto!!!</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/12/superstizioni-e-profezie-il-fascino-dellincredibile/" title="Superstizioni e profezie: il fascino dell&#8217;incredibile">Superstizioni e profezie: il fascino dell&#8217;incredibile</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/23/morire-per-amore/" title="Morire per amore">Morire per amore</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/04/psicologia-del-quotidiano-istruzioni-per-l%e2%80%99uso/" title="Psicologia del quotidiano: istruzioni per l&#8217;uso">Psicologia del quotidiano: istruzioni per l&#8217;uso</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/14/la-dieta-mentale-come-eliminare-i-5-cibi-tossici/" title="La dieta mentale: come eliminare i 5 cibi tossici">La dieta mentale: come eliminare i 5 cibi tossici</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/09/15/leggere-roba-da-super-umani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stress cronico: un nemico da evitare</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/08/28/stress-cronico-un-nemico-da-evitare/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/08/28/stress-cronico-un-nemico-da-evitare/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 19:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[adrenalina]]></category>
		<category><![CDATA[benesssere]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=7620</guid>
		<description><![CDATA[Che lo stress influisse negativamente sulla nostra salute lo sapevamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify"><span style="color: #800080">Che lo stress influisse negativamente sulla nostra salute lo sapevamo da tempo, quello che ci sfuggiva era il meccanismo atttraverso cui condizioni croniche di stress fossero associate ad anomalie cromosomiche.<span style="color: #000000"> Una recente ricerca, però, fa luce sull&#8217;argomento, evidenziando un nesso causale tra stress cronico e danni al nostro DNA che sarebbe alla base di disturbi di diversa natura  e gravità.</span></span></h3>
<div>
<p style="text-align: center"><span style="color: #800080"><span style="color: #000000"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/08/stress.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-7622" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/08/stress-150x150.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify">Prima di descrivere la ricerca in questione, però, è bene fare chiarezza sul termine <strong><span style="color: #000000">stress</span></strong>, utilizzato ormai quotidianamente durante le  nostre conversazioni con significati spesso in contrasto tra loro. Il concetto fu introdotto inizialmente in biologia da Cannon, ma fu Selye a darne una definizione univoca e scientificamente valida.</p>
<p style="text-align: justify">Egli definì lo stress come &#8220;<em>una risposta (generale) aspecifica a qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente</em>” (1955). Nel far ciò Selye ipotizzò che tale richiesta comprendesse una serie di stimoli o fattori stressanti, definiti <strong>stressors,</strong> che romperebbero l&#8217;omeostasi dell&#8217;organismo sollecitandone una reazione difensiva.</p>
<p style="text-align: justify">Tale <strong>reazione</strong>, di natura adattiva, nota come <span style="text-decoration: underline">Sindrome Generale di Adattamento </span>(SGA), è caratterizzata da 3 fasi:</p>
<ol style="text-align: justify">
<li><em>fase di allarme</em>, in cui la presenza dello stressor viene segnalata da una serie di modificazioni ormonali a livello biochimico;</li>
<li><em>fase di resistenza</em>, durante la quale l&#8217;organismo cerca di fronteggiare la minaccia in base alle risorse a disposizione;</li>
<li><em>fase di esaurimento,</em> nella quale l&#8217;organismo si arrende allo stressor perchè non è in grado di contrastarlo efficacemente.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify">La condizione di stress presuppone, dunque, uno squilibrio tra le richieste esterne e le risorse interne dell&#8217;organismo. Uno squilibrio che rappresenta il focus della definizione di stress fornita da Lazarus e Folkman (1984), che nell&#8217;ambito del loro <span style="text-decoration: underline">modello transazionale</span> lo descrivono come una transazione fra la persona e l’ambiente nella quale la situazione è valutata dall’individuo com eccedente le proprie risorse, e tale da mettere in pericolo il suo benessere psicofisico.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, occorre ricordare che questa <em>relazione dinamica</em> che intercorre tra individuo e ambiente non sempre comporta effetti negativi, tanto che si suole distinguere tra <em>eustress</em> e <em>distress.</em> Il primo è una tipologia di stress positivo chè serve ad allenare la capacità di reazione e di adattamento della persona a eventuali fattori stressanti; il secondo invece ha una valenza negativa che si manifesta quando vi è una situazione di squilibrio tra stressors e capacità di adattamento dell&#8217;individuo. Tale incongruenza dipende non solo dall&#8217;intensità degli stimoli esterni, ma anche dalla loro durata e persistenza, come avviene appunto nel caso dello <strong>stress cronico</strong>, che è associato a cambiamenti ormonali che interessano diversi sistemi del nostro organismo.</p>
<p style="text-align: justify">E proprio lo stress cronico è stato da sempre riconosciuto come responsabile di varie tipologie di disturbi di natura psicofisica.</p>
<p style="text-align: justify">Ma qual è il meccanismo attraverso cui lo stress cronico danneggia e altera il nostro DNA? In che modo queste anomalie cromosomiche possono compromettere la nostra <strong>salute</strong>?</p>
<p style="text-align: justify">La risposta ci viene fornita da una<strong> ricerca </strong>recentemente pubblicata sulla rivista scientifica <em><a href="http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature10368.html">Nature</a></em> e condotta da un team di ricercatori del Duke University Medical Center, guidati dal professor Robert J. Lefkowitz.</p>
<p style="text-align: justify">Lo studio, basato su un <strong>esperimento</strong> condotto su un gruppo di topi, ha messo in evidenza la relazione causale esistente tra stress cronico e numerose tipologie di disturbi e malattie causate da un danno cromosomico, chiarendo il meccanismo con il quale il nostro <strong>DNA</strong> viene danneggiato.</p>
<p style="text-align: justify">Gli studiosi hanno somministrato ai roditori un composto simile all&#8217;<strong>adrenalina,</strong> neurotrasmettitore indotto appunto in situazioni di stress cronico, i cui effetti negativi a livello cardiovascolare sono ben noti (in presenza di dosi eccessive per lungo tempo).</p>
<p style="text-align: justify">Nel far ciò hanno verificato l&#8217;effetto esercitato sulla <strong>P53,</strong> una proteina conosciuta per la sua funzione di soppressione tumorale e di protezione del genoma da  eventuali danni e anomalie. I <strong>risultati </strong>emersi hanno evidenziato che la presenza di un elevato livello di adrenalina per 4 settimane ha comportato un significativo abbassamento del livello di P53, facendo presumere che sia questa la causa di danni rilevanti al nostro DNA.</p>
<p style="text-align: justify">In funzione di ciò l&#8217;equipe di ricercatori ha concluso che questi risultati forniscono una spiegazione plausibile di come lo stress cronico possa causare diverse tipologie di disturbi che possono svariare da problemi di natura puramente estetica come l&#8217;aumentare di capelli bianchi o l&#8217;insorgenza di altri segnali di invecchiamento precoce, a patologie ben più gravi.</p>
<h4 style="text-align: justify">La ricerca descritta, oltre a dare un contributo prezioso nel far luce sulla relazione causale tra stress cronico e danni al DNA, ci induce a riflettere maggiormente su quanto sia importante gestire adeguatamente le situazioni stressanti che possono riguardare la nostra quotidianità, fronteggiandole attraverso le risorse di coping di cui disponiamo. Ma ancor di più ci fa capire quanto sia importante riuscire ad assaporare fino in fondo quei momenti di relax e di tranquillità che durante la nostra giornata ci permettono di rompere il frenetico ritmo della nostra routine, e di preservare il nostro <span style="color: #800080">benessere psico-fisico</span>.</h4>
<p style="text-align: justify">__________</p>
<div>
<p style="text-align: justify"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p style="text-align: justify">Selye, H. (1950). Stress and the general adaptation syndrome. British Medical Journal, 1, 1383-1392.</p>
<p style="text-align: justify">Lazarus, R., S., Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. New York: Springer Publishing.</p>
<p style="text-align: justify"><em>http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature10368.html</em></p>
</div>
</div>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/12/17/emozioni-e-salute-fisica-e-mentale/" title="Emozioni e salute fisica e mentale">Emozioni e salute fisica e mentale</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/18/ipad-cartaceo-due-generazioni-a-confronto/" title="Ipad &#038; Cartaceo: due generazioni a confronto!!!">Ipad &#038; Cartaceo: due generazioni a confronto!!!</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/08/la-giornata-mondiale-della-salute-mentale-2011/" title="La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2011">La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2011</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/30/i-comportamenti-rituali-e-la-gestione-dellansia/" title="I comportamenti rituali e la gestione dell&#8217;ansia">I comportamenti rituali e la gestione dell&#8217;ansia</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/questions/primo-giorno-di-scuola/" title="primo giorno di scuola">primo giorno di scuola</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/09/leggere-i-pensieri-fantasia-o-scenario-possibile/" title="Leggere i pensieri: fantascienza o scenario possibile?">Leggere i pensieri: fantascienza o scenario possibile?</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/02/limpulsivita-unipotesi-genetica/" title="L&#8217;impulsivita&#8217;: un&#8217;ipotesi genetica">L&#8217;impulsivita&#8217;: un&#8217;ipotesi genetica</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/05/21/scoperto-il-gene-della-felicita/" title="Scoperto il gene della felicita&#8217;?">Scoperto il gene della felicita&#8217;?</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/08/28/stress-cronico-un-nemico-da-evitare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leggere i pensieri: fantascienza o scenario possibile?</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/07/09/leggere-i-pensieri-fantasia-o-scenario-possibile/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/07/09/leggere-i-pensieri-fantasia-o-scenario-possibile/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 21:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[fMRI]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Journal of Neuroscience]]></category>
		<category><![CDATA[leggere i pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[neuroimaging]]></category>
		<category><![CDATA[neuroni]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[RISULTATI]]></category>
		<category><![CDATA[stimoli]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=7326</guid>
		<description><![CDATA[    

Washington, 2054. Grazie ad un sistema ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- ======================================================= --> <!-- Created by AbiWord, a free, Open Source wordprocessor.  --> <!-- For more information visit http://www.abisource.com.    --> <!-- ======================================================= --> <!-- #toc, .toc, .mw-warning { 	border: 1px solid #aaa; 	background-color: #f9f9f9; 	padding: 5px; 	font-size: 95%; } #toc h2, .toc h2 { 	display: inline; 	border: none; 	padding: 0; 	font-size: 100%; 	font-weight: bold; } #toc #toctitle, .toc #toctitle, #toc .toctitle, .toc .toctitle { 	text-align: center; } #toc ul, .toc ul { 	list-style-type: none; 	list-style-image: none; 	margin-left: 0; 	padding-left: 0; 	text-align: left; } #toc ul ul, .toc ul ul { 	margin: 0 0 0 2em; } #toc .toctoggle, .toc .toctoggle { 	font-size: 94%; }@media print, projection, embossed { 	body { 		padding-top:1in; 		padding-bottom:1in; 		padding-left:1in; 		padding-right:1in; 	} } body { 	font-family:'Times New Roman'; 	color:#000000; 	widows:2; 	font-style:normal; 	text-indent:0in; 	font-weight:normal; 	text-align:left; 	font-variant:normal; 	text-decoration:none; 	font-size:12pt; } table { } td { 	border-collapse:collapse; 	text-align:left; 	vertical-align:top; } p, h1, h2, h3, li { 	color:#000000; 	font-family:'Times New Roman'; 	font-size:12pt; 	text-align:left; 	vertical-align:normal; } --></p>
<div>
<h3 style="text-align: justify"><span style="color: #800080">Washington, 2054. Grazie ad un sistema chiamato &#8220;precrimine&#8221; che permette di estrapolare immagini dalla mente degli indagati, la polizia riesce ad arrestare i criminali prima che commettano un crimine, perseguendo in tal modo non il reato bensì l&#8217;intenzione di commetterlo. É questo lo scenario in cui è ambientato il film &#8220;Minority Report&#8221; (2002). <span style="color: #000000">Ma quanto è distante questo scenario dalla nostra vita reale? È davvero fantascientifico immaginare che un giorno si possa avere la possibilità di leggere i pensieri presenti nella mente di un individuo?</span></span></h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/07/mente.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7328" style="margin-top: 10px;margin-bottom: 10px" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/07/mente.jpeg" alt="" width="198" height="254" /></a>Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite numerose ricerche finalizzate a fornire una risposta a queste domande.</p>
<p style="text-align: justify">La più recente è quella condotta da alcuni ﻿ricercatori del Centre for Brain and Mind della University of Western Ontario, pubblicata sul <em>Journal of Neuroscience</em>¹.</p>
<p style="text-align: justify">La <strong>ricerca</strong> consisteva nell&#8217;analizzare attraverso una serie di risonanze magnetiche nucleari funzionali l&#8217;attività cerebrale di 9 soggetti che si trovavano di fronte ad un oggetto, cercando di prevederne le possibili azioni che sarebbero state compiute.</p>
<p style="text-align: justify">La<strong> risonanza megnetica funzionale (fMRI) </strong>è una tecnica di imaging biomedico la cui scoperta viene attribuita a Seiji Ogawa, utilizzata per effettuare diagnosi medica esaminando  la funzionalità di un determinato apparato.</p>
<p style="text-align: justify">La fMRI rappresenta una delle principali tecniche di <em>neuroimaging funzionale</em>, e viene spesso utilizzata per valutare la relazione esistente tra l&#8217;attivazione di determinate aree del cervello e specifiche funzioni cerebrali attraverso l&#8217;analisi del metabolismo cerebrale. Questa tecnica in sostanza ci permette di &#8220;vedere&#8221; come si sviluppa la nostra <strong>attività cerebrale</strong> quando ci troviamo di fronte a un particolare stimolo, evidenziando le cellule che vengono attivate osservando, ad esempio, il loro consumo di ossigeno e il flusso sanguigno.</p>
<p style="text-align: justify">Già in uno <strong>studio</strong><em>²</em> condotto nel 2000<em> </em>, Andreas Bartels e Semir Zeki, ricercatori presso il Department of Cognitive Neurology della University college di Londra, avevano evidenziato attraverso la fMRI effettuata su 17 soggetti che si definivano &#8220;follemente innamorati&#8221;, che quando questi soggetti guardavano un&#8217;immagine del proprio partner, si attivavano costantemente le stesse aree del loro cervello: ﻿il nucleo caudato, il putamen, l&#8217;insula, l&#8217;ippocampo, il cingolo anteriore. Queste regioni sono quelle da cui scaturiscono le sensazioni di piacere e di euforia (prodotta dal meccanismo della ricompensa).Inoltre è interessante notare come nello stesso arco di tempo risultavano essere inattive le aree frontali (responsabili della formazione del nostro giudizio critico e razionale), l&#8217;amigdala (che gestisce la paura), e le aree del cervello connesse alla depressione e alla tristezza.</p>
<p style="text-align: justify">In questo modo i due studiosi hanno spiegato perchè in presenza del nostro partner tendiamo a sentirci euforici, senza paura, e allo stesso tempo non riusciamo ad essere obiettivi e razionali quando dobbiamo esprimere una valutazione nei suoi confronti, ignorando il più delle volte problemi e difetti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel caso della <em>ricerca menzionata inizialmente</em>, invece, i soggetti potevano scegliere fra tre tipologie di azioni da mettere in atto:</p>
<p style="text-align: justify">1. afferrare l&#8217;oggetto dall&#8217;alto;</p>
<p style="text-align: justify">2. afferrare l&#8217;oggetto dal basso;</p>
<p style="text-align: justify">3. toccare l&#8217;oggetto.</p>
<p style="text-align: justify">I <strong>risultati</strong> emersi hanno dimostrato che i ricercatori erano in grado di prevedere l&#8217;azione dei soggetti 4 secondi prima che venisse eseguita, con una percetuale di successo tra il 55-65%, una percentuale giudicata dagli studiosi chiaramente non elevata ma statisticamente significativa.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo Jason Gallivan, primo autore dello studio, questo esperimento rappresenta un grande passo avanti per la comprensione del modo in cui il cervello umano progetta i comportamenti da mettere in atto. Inoltre, queste nuove conoscenze potrebbero essere utili anche per aiutare pazienti con difficolta&#8217; di movimento, come chi soffre di danni alla colonna vertebrale, perchè fornirebbe la possibilità di controllare gli arti artificiali attraverso la previsione del loro desiderio di muoversi.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò può essere possibile perchè, come sostenuto da Jody Culham (il secondo autore dello studio), il neuroimaging funzionale permette di vedere il modo in cui viene progettata un&#8217;azione attraverso un&#8217;immagine che &#8220;fotografa&#8221; lo sviluppo della nostra attività cerebrale in un determinato momento, senza dover inserire elettrodi direttamente nel cervello umano, e quindi con un grado molto più basso di intrusività.</p>
<p style="text-align: justify">La problematicità di dover impiantare elettrodi nel cervello caratterizzava, invece, un&#8217;altra sorprendente ricerca condotta da un gruppo di ricercatori appartenenti al California Institute of Technology di Pasadena, e pubblicata lo scorso anno sulla rivista <em>Nature</em>³.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;<strong>esperimento</strong> è stato effettuato su 12 soggetti epilettici e ha evidenziato come l&#8217;attività di singole cellule neurali sia collegata alla presentazione di determinati stimoli visivi, uditivi o concettuali. In particolare, i ricercatori guidati dal dott. Moran Cerf sono riusciti a creare un sorta di database per ciascun soggetto coinvolto nell&#8217;esperimento individuando i <strong>neuroni </strong>che venivano attivati in presenza di specifici stimoli. Quando un soggetto pensava ad esempio ad alcuni personaggi famosi come Marilyn Monroe o a Bill Clinton, si attivavano determinati neuroni eil database costituito consentiva di riprodurre su una tela l&#8217;<em>immagine associata</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, tenendo conto che il nostro cervello è quotidianamente bombardato da innumerevoli stimoli provenienti dal mondo esterno e dal nostro inconscio, le prospettive di questa ricerca sono sorprendenti, perchè a detta dei ricercatori rappresenterebbe il primo passo per riuscire a<em> leggere i pensieri </em>di un soggetto anche quando non è in condizione di comunicare, e potenzialmente anche i suoi sogni.</p>
<h4 style="text-align: justify">È evidente che quanto detto finora apre scenari che fino a poco tempo fa erano ritenuti assolutamente fantascientifici. Ed è altrettanto chiaro che la scienza debba fare ancora molta strada per poter affermare che sia possibile leggere a tutti gli effetti il pensiero di una persona, ma le numerose ricerche condotte in questa direzione dimostrano quanto sia opportuno fare un&#8217;accurata riflessione sul tema in questione.<span style="color: #800080"> Accanto agli evidenti ed entusiasmanti vantaggi che uno scenario del genere potrebbe comportare, infatti, vi sono una serie di problematiche in termini di privacy e di libertà individuale che non si possono sottavalutare, soprattutto in riferimento all&#8217;uso improprio che potrebbe esserne fatto. Non ci resta che attendere ulteriori risultati che confermino questo affascinante scenario, che forse non è così tanto lontano. A meno che non spunti un <em>&#8220;minority report&#8221;</em> che ci ricordi ancora una volta quanto sia difficile decifrare con assoluta certezza i pensieri della mente umana&#8230;</span></h4>
<p style="text-align: justify">_______</p>
<p style="text-align: justify">¹<em>http://www.jneurosci.org/content/31/26/9599.abstract</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>²http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11117499</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>³http://www.nature.com/news/2010/101027/full/news.2010.568.html#B1</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
</div>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2012/02/04/apple-e-fanatismo-religioso/" title="Apple e fanatismo religioso?">Apple e fanatismo religioso?</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/12/17/emozioni-e-salute-fisica-e-mentale/" title="Emozioni e salute fisica e mentale">Emozioni e salute fisica e mentale</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/24/le-emozioni-sono-un-mezzo-di-comunicazione/" title="Le emozioni sono un mezzo di comunicazione">Le emozioni sono un mezzo di comunicazione</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/12/superstizioni-e-profezie-il-fascino-dellincredibile/" title="Superstizioni e profezie: il fascino dell&#8217;incredibile">Superstizioni e profezie: il fascino dell&#8217;incredibile</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/29/halloween-il-lato-piacevole-della-paura/" title="Halloween: il lato piacevole della paura">Halloween: il lato piacevole della paura</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/28/effetto-placebo-il-ruolo-delle-aspettative-allinterno-della-terapia/" title="Effetto placebo: il ruolo delle aspettative nella terapia">Effetto placebo: il ruolo delle aspettative nella terapia</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/15/leggere-roba-da-super-umani/" title="Leggere? Roba da super umani">Leggere? Roba da super umani</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/02/limpulsivita-unipotesi-genetica/" title="L&#8217;impulsivita&#8217;: un&#8217;ipotesi genetica">L&#8217;impulsivita&#8217;: un&#8217;ipotesi genetica</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/07/09/leggere-i-pensieri-fantasia-o-scenario-possibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando la mancanza di autostima puo&#8217; costarci cara</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/05/14/quando-la-mancanza-di-autostima-puo-costarci-cara/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/05/14/quando-la-mancanza-di-autostima-puo-costarci-cara/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[casi]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[esperimenti]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[logica]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=6852</guid>
		<description><![CDATA[Vi è mai capitato di passare davanti a una vetrina ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #800080">Vi è mai capitato di passare davanti a una vetrina e di sentire un irrefrenabile bisogno di comprare qualcosa che probabilmente non vi serviva in quel momento?</span> Quante volte avete avuto il desiderio di usare la vostra carta di credito senza badare a spese?</h3>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/05/Women-s-Compulsive-Shopping-Linked-to-PMS-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6853" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/05/Women-s-Compulsive-Shopping-Linked-to-PMS-2.jpg" alt="" width="418" height="287" /></a></p>
<p>Ebbene, tutto ciò potrebbe essere dovuto al tentativo (inconsapevole) di rimediare ad un improvviso crollo di autostima, generato a sua volta da un fallimento, da una delusione, o dall&#8217;aver conseguito risultati non congruenti alle vostre aspettative iniziali, soprattutto se ciò che ne consegue è un giudizio negativo che mina la fiducia che riponevate in voi stessi.</p>
<p>È questa la conclusione a cui sono giunti Niro Sivanathan della London Business School e Nathan Pettit della Cornell University.</p>
<p>I due ricercatori hanno condotto una ricerca, pubblicata sulla rivista <em>Social Psychological and Personality Science, </em>finalizzata ad indagare il rapporto tra un<strong> crollo d&#8217;autostima</strong> dovuto alla frustrazione per un attacco al proprio<strong> ego</strong>, e la tendenza delle persone a spendere maggiormente attraverso l&#8217;utilizzzo &#8220;irrazionale&#8221; della propria <strong>carta di credito</strong>.</p>
<p>Nello specifico, i soggetti preferirebbero utilizzare la carta di credito perchè costituirebbe un&#8217;alternativa per rafforzare la <strong>fiducia in se stessi </strong>meno dolorosa rispetto allo spendere denaro contante.</p>
<p>Per giungere a queste conclusioni gli studiosi hanno strutturato la <strong>ricerca</strong> in 2 esperimenti. Il <em>primo esperimento</em> prevedeva un test al computer, facendo credere ai soggetti che la prova avrebbe indagato alcune loro abilità di ragionamento. Alla fine de test, a metà dei partecipanti è stato comunicato un risultato molto negativo e allo stesso tempo profondamente frustrante (abilità logica e ragionamento spaziale pari a 12/100).</p>
<p>Al restante gruppo di soggetti è stato invece attribuito un ottimo risultato nella medesima performance (abilità logica e ragionamento spaziale pari a 88/100).</p>
<p>Subito dopo, agli stessi soggetti è stato chiesto quale metodo di pagamento avrebbero utilizzato per comprare qualcosa che desideravano avere in quel momento. Il gruppo di persone che aveva ottenuto una performance fortemente negativa ha optato per la carta di credito.</p>
<p>Successivamente, in un <em>secondo esperimento</em>, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di 150 studenti di immaginare di dover comprare un paio di jeans. La metà di loro è stata sollecitata a immaginare l&#8217;acquisto di un jeans di marca (e quindi più costoso), l&#8217;altra metà, invece, è stata indotta a immaginare l&#8217;acquisto di un jeans meno costoso.</p>
<p>Subito dopo, i partecipanti sono stati sottoposti allo stesso test utilizzato nel primo esperimento, con la medisima procedura di comunicazione dei punteggi ottenuti.</p>
<p>I risultati hanno evidenziato che gli studenti con un punteggio fortemente negativo al test di logica erano disposti a spendere il 30% in più per ottenere il jeans di lusso rispetto a chi aveva ottenuto, invece, un punteggio gratificante al test. Inoltre, sempre nel gruppo dei &#8220;delusi&#8221;, le possibilità di comprare il jeans attraverso al carta di credito aumentavano del 60%.</p>
<p>Ancora più interessante fu il fatto che gli studenti che invece dovevano immaginare l&#8217;acquisto di un jeans meno costoso, pur avendo ottenuto il medesimo punteggio negativo, non si sono dimostrati disposti a pagare un prezzo maggiore per comprarlo.</p>
<p>Dalla ricerca emerge chiaramente la<em><span style="text-decoration: underline"> funzione &#8220;riparatrice&#8221;</span></em> che il denaro a volte può avere quando la nostra autostima è minacciata o quando viene a mancare la fiducia in noi stessi, soprattutto se si tratta di oggetti di lusso e di un certo valore.</p>
<p>Attraverso l&#8217;acquisto di prodotti costosi in quei casi in cui assistiamo a un crollo della nostra autostima, dunque, è come se cercassimo di ripristinare un equilibrio che ci consenta di difendere il nostro ego, salvaguardando la nostra autostima, e lo facciamo nel modo meno esplicito e doloroso possibile: attraverso la carta di credito.Tuttavia, si tratta soltanto di una soluzione estemporanea e provvisoria, che non risolve un problema che invece può verificarsi molto spesso.</p>
<h4>Soltanto assumendo una maggiore consapevolezza delle nostre effettive capacità, dell&#8217;impegno che mettiamo in ogni nostra azione, delle risorse a disposizione, saremo in grado di salvaguardare la nostra <span style="color: #800080">autostima</span>, incrementando al contempo le nostre chance di autocontrollo. Il tutto, senza dover ricorrere a spese folli (e spesso irrazionali), per la felicità di noi stessi e del nostro portafogli.</h4>
<p>__________</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p>Pettit N.C., Sivanathan N., (2011). <em>The Plastic Trap: Self-Threat Drives Credit Usage and Status Consumption</em>. Social Psychological and Personality Science, 2 (2), 146-153.</p>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/08/la-giornata-mondiale-della-salute-mentale-2011/" title="La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2011">La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2011</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/04/30/come-i-desideri-influenzano-le-percezioni/" title="Come i desideri influenzano le percezioni">Come i desideri influenzano le percezioni</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/06/la-conversazione-famigliarita-e-intimita/" title="La conversazione: famigliarita&#8217; e intimita&#8217;">La conversazione: famigliarita&#8217; e intimita&#8217;</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/01/autostima-e-immagine-labc-della-prima-impressione/" title="Autostima e immagine: l&#8217;ABC della prima impressione">Autostima e immagine: l&#8217;ABC della prima impressione</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/09/lo-stress-degli-operatori-sociali-il-burnout/" title="Lo stress degli operatori sociali: il burnout">Lo stress degli operatori sociali: il burnout</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/28/e-se-non-si-vuole-piu-andare-a-scuola/" title="E se non si vuole piu&#8217; andare a scuola? ">E se non si vuole piu&#8217; andare a scuola? </a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/17/superare-il-fallimento-le-strategie-efficaci/" title="Superare il fallimento: le strategie efficaci">Superare il fallimento: le strategie efficaci</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/08/26/sos-bassa-autostima/" title="SOS: bassa autostima">SOS: bassa autostima</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/05/14/quando-la-mancanza-di-autostima-puo-costarci-cara/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come i desideri influenzano le percezioni</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/04/30/come-i-desideri-influenzano-le-percezioni/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/04/30/come-i-desideri-influenzano-le-percezioni/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 07:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[affrontare]]></category>
		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[coping]]></category>
		<category><![CDATA[DESIDERIO]]></category>
		<category><![CDATA[esperimenti]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[processi cognitivi]]></category>
		<category><![CDATA[Psychological Science]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=6782</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify"><span style="color: #800080">&#8220;Quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora (…)&#8221;, sostenenva Einstein in riferimento alla sua teoria della relatività</span>. Il modo in cui percepiamo le cose, infatti, può variare da individuo a individuo, e da situazione a situazione, soprattutto quando entrano in gioco le nostre <span style="color: #800080"><strong>motivazioni</strong> </span>e i nostri <strong><span style="color: #800080">desideri</span>.</strong> Ciò comporta, ovviamente, delle conseguenze anche sul nostro modo di comportarci e di agire.</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/04/illusione-ottica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6785" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/04/illusione-ottica.jpg" alt="" width="460" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per avere un esempio pratico di ciò basti pensare a quanto detto da Einstein in riferimento alla relatività: &#8220;<em>quando un uomo siede un&#8217;ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora (&#8230;)&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify">Le cose che percepiamo possono essere definite come dei <strong>&#8220;prodotti cognitivi&#8221; </strong>che, pur basandosi sullo stimolo sensoriale ricevuto e inizialmente elaborato dai nostri organi di senso, vanno al di là di esso e sono di natura più complessa.</p>
<p style="text-align: justify">La <strong>percezione</strong>, intesa come elaborazione cognitiva dell&#8217;informazione sensoriale che giunge ai nostri organi di senso, è infatti un processo complesso, spesso realizzato automaticamente e implicitamente, che inizia con la <em>sensazione</em> e coinvolge diversi processi cognitivi (attenzione, memoria, linguaggio, immaginazione&#8230;) e molteplici aspetti della personalità dell&#8217;individuo, tra cui la sua<strong><em> </em></strong><em>sfera affettiva</em> e <em>motivazionale</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Uno <strong>studio</strong> recentemente pubblicato su <em>Psychological Science</em>¹<em>, </em>dimostra, infatti, che le nostre percezioni sono fortemente influenzate dai nostri<strong> desideri</strong> e dall&#8217;intensità con cui cerchiamo di soddisfarli, contraddicendo l&#8217;assunto secondo il quale percepiremmo gli oggetti come essi realmente sono (noto come <em>realismo ingenuo</em>).</p>
<p style="text-align: justify">Lo studio, condotto da Emily Balcetis della New York University e da David Dunning della Cornell University, è costituito da due esperimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel primo esperimento i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di soggetti di indicare quale fosse la <strong>distanza</strong> che li separava da una caraffa piena d&#8217;acqua posta dinanzi a loro. Nel far ciò, ad alcuni di loro venne offerto un bicchiere d&#8217;acqua prima di iniziare, mentre ad altri venne offerto uno snack salato.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato fu il seguente: le persone che nutrivano il desiderio di bere perchè prima avevano mangiato lo snack salato sostenevano che l&#8217;oggetto si trovasse a una distanza inferiore rispetto a quanto sostenuto dai soggetti che invece non nutrivano tale desiderio, avendo già bevuto precedentemente.</p>
<p style="text-align: justify">Nel secondo esperimento veniva chiesto ai partecipanti di lanciare un sacchetto contenente delle pietre sul pavimento, dove erano collocate alcune carte-regalo il cui valore variava da 0 a 25 dollari.</p>
<p style="text-align: justify">Centrando le carte-regalo, i soggetti avrebbero vinto il valore corrispondente.</p>
<p style="text-align: justify">Dall&#8217;esperimento è emerso che i soggetti, quando cercavano di centrare le carte con valore più alto, sbagliavano il lancio perchè percepivano le carte molto più vicine di quanto fossero realmente. Quando, invece, cercavano di conseguire le carte-ragalo che avevano un valore minore, lanciavano il sacchetto oltre il bersaglio sbagliando di pochi centimetri.</p>
<p style="text-align: justify">Anche in questo <strong>esperimento</strong>, i soggetti che desideravano maggiormante raggiungere un <strong>obiettivo</strong> tendevano a sottostimare la distanza che li seperava da esso, e finivano col percepirlo più vicino di quanto fosse realmente. La percezione della distanza dall&#8217;oggetto, dunque, variava in funzione all&#8217;intensità con cui lo si desiderava.</p>
<p style="text-align: justify">I risultati emersi da questo studio dimostrano chiaramente l&#8217;influenza esercitata da ciò che desideriamo<strong> </strong>sul nostro <strong>modo di percepire le cose</strong>, e sembrano chiarire anche la funzione evolutiva di tale influenza. Come sostenuto dalla Balcetis, infatti, anche una percezione distorta (come quella di considerare l&#8217;acqua più vicina a noi quando nutriamo un forte bisogno di bere) può esserci molto utile in quanto ci induce a impegnarci maggiormente per conseguire un obiettivo che, in determinate situazioni, tendiamo a percepire più vicino di quanto sia realmente.</p>
<h4 style="text-align: justify">Ovviamente, questa ricerca apre prospettive interessanti anche per quanto riguarda la nostra capacità di affrontare e gestire situazioni stressanti che possono comportare uno sforzo psico-fisico non indifferente. In tali situazioni, infatti, tenere come riferimento la <strong>meta</strong> da raggiungere, e considerare la distanza che ci separa da essa minore di quanto lo sia realmente, può aiutarci a sopportare più facilmente la fatica e a essere maggiormente flessibili di fronte alle difficoltà, incrementando la nostra self-efficacy e potenziando le nostre risorse di coping. Allo stesso modo, sarà opportuno prestare una maggiore attenzione in tutte quelle situazioni che possono comportare un rischio per l&#8217;individuo, in modo da evitare di sottostimare un eventuale pericolo.</h4>
<p style="text-align: justify">__________</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Riferimenti bibliografici:<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify">¹<em>http://www.psychologicalscience.org/index.php/news/releases/close-encounters-of-the-desired-kind-study-reveals-wanted-objects-are-seen-as-closer.html</em></p>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/24/le-emozioni-sono-un-mezzo-di-comunicazione/" title="Le emozioni sono un mezzo di comunicazione">Le emozioni sono un mezzo di comunicazione</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/22/a-proposito-di-adozione/" title="A proposito di adozione">A proposito di adozione</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/30/sii-perfetto-come-ci-impediamo-di-guarire/" title="&#8220;Sii perfetto!&#8221;: come ci impediamo di guarire">&#8220;Sii perfetto!&#8221;: come ci impediamo di guarire</a> (1)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/08/la-giornata-mondiale-della-salute-mentale-2011/" title="La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2011">La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2011</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/27/cosa-trasforma-due-sconosciuti-in-amici/" title="Cosa trasforma due sconosciuti in amici?">Cosa trasforma due sconosciuti in amici?</a> (1)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/08/giocarsi-tutto-dipendenza-dal-gioco/" title="Giocarsi tutto: dipendenza dal gioco">Giocarsi tutto: dipendenza dal gioco</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/05/14/quando-la-mancanza-di-autostima-puo-costarci-cara/" title="Quando la mancanza di autostima puo&#8217; costarci cara">Quando la mancanza di autostima puo&#8217; costarci cara</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/04/23/il-mobbing-cause-conseguenze-e-strategie/" title="Il mobbing: cause, conseguenze e strategie d&#8217;intervento">Il mobbing: cause, conseguenze e strategie d&#8217;intervento</a> (1)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/04/30/come-i-desideri-influenzano-le-percezioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fare la scelta giusta: il ruolo delle emozioni</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/04/10/fare-la-scelta-giusta-il-ruolo-delle-emozioni/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/04/10/fare-la-scelta-giusta-il-ruolo-delle-emozioni/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 08:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[decision making]]></category>
		<category><![CDATA[decisione]]></category>
		<category><![CDATA[decisioni]]></category>
		<category><![CDATA[dilemmi morali]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[essere umano]]></category>
		<category><![CDATA[giustificare]]></category>
		<category><![CDATA[Moral Behavior]]></category>
		<category><![CDATA[Moral Forecasting]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[razionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
		<category><![CDATA[ricompensa]]></category>
		<category><![CDATA[sfera morale]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=6677</guid>
		<description><![CDATA[Cuore o ragione? Quale di questi due elementi esercita una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify"><span style="color: #800080">Cuore o ragione? </span>Quale di questi due elementi esercita una maggiore influenza quando ci troviamo di fronte a delle decisioni che riguardano la nostra sfera morale?</h2>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/04/cuore-o-ragione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6680" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/04/cuore-o-ragione.jpg" alt="" width="462" height="346" /></a> Quante volte, di fronte a determinati avvenimenti, ci siamo posti la seguente domanda: <em>come ci comporteremmo nella stessa situazione</em>? Ovviamente, questo interrogativo può riguardare diverse circostanze attinenti alla nostra quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify">Se, ad esempio, trovassi un portafogli per terra, con all&#8217;interno molti soldi e anche i dati anagrafici del legittimo proprietario, come ti comporteresti? E se in un negozio, al momento di pagare, ti venissero restituiti più soldi del dovuto, cosa faresti?</p>
<p style="text-align: justify">Diverse ricerche hanno evidenziato i processi e i meccanismi che determinano il <strong>decision making</strong> a livello razionale, soffermandosi in particolar modo su problem solving, analisi costi-benefici, euristiche e regole decisionali.</p>
<p style="text-align: justify">Un altro filone di ricerca, invece, ha focalizzato l&#8217;attenzione sul ruolo giocato dalle<strong> emozioni </strong>all&#8217;interno del processo decisionale, dimostrando che la paura e il senso di colpa sono generalmente le emozioni che più di tutte influenzano le nostre decisioni, e in particolar modo quando ci troviamo di fronte a dei dilemmi morali. Allo stesso modo, in un precedente articolo, ho avuto modo di descrivere come l&#8217;empatia e l&#8217;umore giochino un ruolo fondamentale nell&#8217;indurci a compiere comportamenti altruistici e ad aiutare gli altri.</p>
<p style="text-align: justify">Un recente studio condotto da alcuni ricercatori appartenenti all&#8217;Università di Toronto, e pubblicato sulla rivista <em>Psychological Science, </em>ha chiarito ulteriormente l&#8217;influenza esercitata dalle emozioni sulle nostre decisioni, soprattutto quando queste si ripercuotono sulla nostra <strong>sfera morale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Gli autori dello studio, Rimma Teper, Michael Inzlicht, e Elizabeth Page-Gould, hanno invitato tre gruppi di soggetti a un test di matematica garantendo loro 5  dollari di ricompensa nel caso di 15 risposte esatte.</p>
<p style="text-align: justify">Al <em>primo gruppo</em> di soggetti è stato detto che avrebbero avuto la possibilità di barare, sfruttando un difetto del programma: premendo la barra dello spazio gli sarebbe apparsa la risposta esatta. A questo punto dovevano scegliere: utilizzare questa informazione, o fare il test nelle stesse condizioni degli altri soggetti?</p>
<p style="text-align: justify">I soggetti del <em>secondo gruppo</em>, invece, sono stati informati del dilemma morale che riguardava i loro colleghi, e in funzione di ciò dovevano prevedere il loro comportamento.</p>
<p style="text-align: justify">Il <em>terzo gruppo</em>, infine, all&#8217;oscuro di tutto, doveva soltanto svolgere il test.</p>
<p style="text-align: justify">Durante la prova, le reazioni psico-fisiche dei soggetti sono stati misurate attraverso degli elettrodi che misuravano il battito cardiaco, la respirazione e la sudorazione, indicatori che avrebbero individuato l&#8217;insorgenza o meno di certe emozioni, attraverso l&#8217;attivazione fisiologica (<em>physiological arousal</em>).</p>
<p style="text-align: justify">All&#8217;interno del primo gruppo, questi indicatori evidenziarono dei valori associabili ad elevati livelli di ansia e di paura. I soggetti appartenenti al secondo manifestavano, invece, una certa tranquillità, mentre il terzo gruppo manifestava una maggiore calma rispetto ai gruppi precedenti.</p>
<p style="text-align: justify">Questi risultati hanno evidenziano chiaramente il coinvolgimento delle emozioni all&#8217;interno del processo decisionale nei <strong>dilemmi morali</strong>: chi si trovava di fronte alla scelta che metteva alla prova la propria onestà, risultava essere più ansioso e spaventato rispetto a chi non doveva prendere alcuna decisione.</p>
<p style="text-align: justify">Ma il risultato più importante è che, effettivamente, determinate emozioni (ansia, paura e senso di colpa) hanno indotto i soggetti del primo gruppo a rifiutare la possibilità di barare, smentendo di fatto la previsione pessimistica effettuata di soggetti del secondo gruppo: le emozioni, quindi, in questo caso hanno aiutato le persone a prendere la decisione giusta, più di quanto ipotizzato a livello razionale.</p>
<p style="text-align: justify">Questo esperimento, quindi, dimostrerebbe<em> </em>che<em> sono le emozioni a indurci a fare la cosa giusta o sbagliata</em>, come sostenuto da Michael Inzlicht.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, un&#8217;altra autrice dello studio, Rimma Teper, ha ammesso che in presenza di una <strong>ricompensa</strong> più elevata i soggetti avrebbero potuto ignorare le emozioni associate al dilemma, decidendo di barare.</p>
<p style="text-align: justify">In tal caso, infatti, i soggetti potrebbero cercare di giustificare tale scelta &#8220;controattitudinale&#8221; adducendo come giustificazione l&#8217;entità della ricompensa esterna, un meccanismo ben descritto da Festinger (1957) nell&#8217;ambito degli studi sulla<em> teoria della dissonanza cognitiva</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ma torniamo agli esempi iniziali, ossia al dilemma del portafogli e del resto ricevuto. Siete proprio sicuri che anche nel caso in cui sentiste un forte senso di colpa per avere in quel momento qualcosa che in realtà non vi apparterrebbe, lo restituireste? O, invece, cerchereste di giustificare la decisione di tenerlo con voi, colpevolizzando magari l&#8217;altra persona per la sua disattenzione o sostenendo che vi siete meritati questo colpo di fortuna?</p>
<p style="text-align: justify">Sono questi i meccanismi che caratterizzano la cosiddetta trappola della <em>razionalizzazione</em>, ossia quella tendenza che ci induce a dover trovare una spiegazione a tutto ciò che facciamo, a giustificare eventuali comportamenti estranei alla nostra sfera morale, e a trascurare, in alcuni casi, quelle emozioni che ci avrebbero indotti a prendere una decisione diversa.</p>
<p style="text-align: justify">In funzione di quanto detto, è chiaro che le emozioni giocano un ruolo fondamentale quando ci troviamo a dover prendere delle decisioni importanti a livello morale.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, questa influenza, che si manifesta anzitutto con un&#8217;attivazione a livello fisiologico, varia in base alla situazione.</p>
<p style="text-align: justify">Se, in alcuni casi, l&#8217;emozione prevale sulla ragione e può indurci a mettere in atto comportamenti virtuosi, può anche accadere che, in determinate circostanze, la nostra emotività possa indurci in errore, andando a giustificare il nostro comportamento in funzione di quel bisogno di razionalizzazione che caratterizza l&#8217;essere umano. Come ammesso anche dagli autori della ricerca, dunque, sarebbe interessante indagare quali sono quelle emozioni che potrebbero indurre le persone a fare la scelta sbagliata. Basti pensare a tutte quelle situazioni in cui commettiamo degli errori a causa del nostro agire impulsivo e irrazionale, o a quelle emozioni che sperimentiamo nel momento stesso in cui stiamo cercando di giustificare una scelta fatta a livello razionale, ma che per essere messa in atto deve ricevere la nostra definitiva approvazione a livello emotivo.</p>
<p style="text-align: justify">__________</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p style="text-align: justify">Teper R., Inzlicht M., Page-Gould E., (2011).<em> Are We More Moral Than We Think? : Exploring the Role of Affect in Moral Behavior and Moral Forecasting</em>. Psychological Science.</p>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/12/03/perche-ti-comporti-cosi/" title="Perche&#8217; ti comporti cosi&#8217;?">Perche&#8217; ti comporti cosi&#8217;?</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/17/autostima-e-immagine-come-ti-vedi-allo-specchio/" title="Autostima e immagine: come ti vedi allo specchio?">Autostima e immagine: come ti vedi allo specchio?</a> (1)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/03/dire-no-per-le-donne-e-piu-difficile/" title="Dire No: per le donne e&#8217; piu&#8217; difficile">Dire No: per le donne e&#8217; piu&#8217; difficile</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/questions/eterna-bambina/" title="ETERNA BAMBINA">ETERNA BAMBINA</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/24/nelle-relazioni-chiedete-e-vi-sara-dato/" title="Nelle relazioni &#8220;chiedete e vi sara&#8217; dato&#8221;">Nelle relazioni &#8220;chiedete e vi sara&#8217; dato&#8221;</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/11/24/analisi-dellintolleranza-e-del-razzismo/" title="Analisi dell&#8217;intolleranza e del razzismo">Analisi dell&#8217;intolleranza e del razzismo</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/10/21/anorgasmia-il-piacere-negato/" title="Anorgasmia: il piacere negato">Anorgasmia: il piacere negato</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/10/06/donne-che-scoprono-il-cancro/" title="Donne che scoprono il cancro">Donne che scoprono il cancro</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/04/10/fare-la-scelta-giusta-il-ruolo-delle-emozioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Percezione dell&#8217;età e salute</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/03/12/percezione-delletae-salute/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/03/12/percezione-delletae-salute/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[età]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=6475</guid>
		<description><![CDATA[“Chi è giovane non pensa mai a invecchiare” diceva Steinbeck. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><em>“Chi è giovane non pensa mai a invecchiare” </em>diceva Steinbeck.</span><span style="color: #800080"> Le persone che pensano e si comportano come se fossero giovani tendono ad invecchiare più lentamente, potremmo aggiungere oggi.</span> Non si tratta del solito detto comune, bensì del risultato di una ricerca condotta da alcuni studiosi dell&#8217;Università di Harvard, secondo i quali per invecchiare meno rapidamente sarebbe sufficiente mantenere giovane la propria mente.</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/sentirsi-giovani.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6476" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/sentirsi-giovani.jpg" alt="" width="458" height="226" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Da questa ricerca, descritta sul <em>Journal Perspectives on Psychological</em>, è emerso che le persone che pensavano, si comportavano e si vestivano in modo giovanile, presentavano un livello di <strong>salute </strong>migliore rispetto alla fascia di età corrispondente.<br />
Il primo esperimento condotto nell&#8217;ambito della ricerca ha ricalcato, curiosamente, le orme del celebre film “<em>Ritorno al futuro</em>”. Per una settimana, infatti, i soggetti (tutti uomini) sono stati “trasportati” indietro nel tempo, agli anni della loro gioventù, e più precisamente nel 1959. Gli sperimentatori hanno chiesto loro di pensare e di comportarsi come se stessero realmente vivendo nuovamente in quell&#8217;epoca. Anche il setting sperimentale è stato modificato, rendendolo conforme a quel periodo: l&#8217;arredamento della casa, i vestiti, la programmazione televisiva e musicale, tutto rimandava al 1959. Inoltre, l&#8217;<strong>esperimento</strong> è avvenuto in un contesto certamente insolito: un reality show intitolato “The Young Ones”.<br />
Un altro esperimento condotto nell&#8217;ambito della ricerca prevedeva, invece, che i soggetti (questa volta solo donne) tingessero i capelli e li tagliassero secondo modelli più giovanili.</p>
<p style="text-align: justify">I risultati dei due esperimenti hanno evidenziato che i soggetti che avevano partecipato alla ricerca non solo percepivano di essere ringiovaniti, sia fisicamente che psicologicamente, ma presentavano effettivamente un migliore stato di salute rispetto ai coetanei che non avevano preso parte agli esperimenti, come dimostrato da una serie di indicatori: un miglior livello di pressione sanguigna, una maggiore capacità visiva e uditiva, articolazioni più flessibili, una muscolatura più resistente, e un funzionamento intellettivo più efficiente.<br />
La ricerca sembrerebbe fornire, dunque, un&#8217;ulteriore prova riguardo all&#8217;influenza esercitata dalla mente sul nostro <strong>benessere</strong> fisico, soprattutto in relazione all&#8217;<strong>età</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ellen Langer (autrice della studio), commentando i risultati della ricerca, ha sostenuto che alcune cause del nostro <strong>invecchiamento</strong> sono relazionate alle percezioni negative che nutriamo in merito alla nostra età. La consapevolezza e il successivo cambiamento di queste percezioni provocherebbero, in sostanza, un evidente miglioramento sul nostro stato di salute.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autrice, partendo dal presupposto che gran parte delle nostre azioni quotidiane viene eseguita in maniera inconsapevole e quasi automatica, sostiene che i comportamenti messi in atto consapevolmente consentano di esercitare un maggior controllo su ciò che facciamo, di aumentare il grado di efficacia delle azioni intraprese, e di difenderci in maniera più appropriata dai meccanismi della categorizzazione sociale, come i pregiudizi e gli stereotipi. Soltanto aumentando il nostro livello di consapevolezza saremo in grado di modificare la percezione, le aspettative, i pensieri e le azioni che caratterizzano la nostra quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify">Spostando indietro le lancette della nostra <strong>psiche</strong>, quindi, sarebbe possibile far lo stesso anche con le lancette del nostro <strong>corpo</strong>. Per far ciò, risulta necessario prendere coscienza di tutti quei meccanismi mentali e comportamentali di natura inconsapevole, e di quelle aspettative ed espressioni lessicali automatiche che ci vincolano ad una visione negativa dell&#8217;avanzare dell&#8217;età. Dopo aver preso consapevolezza di questi elementi sarà possibile modificarli a proprio vantaggio, come sostenuto dalla Langer in alcuni dei libri che ha scritto su questo argomento.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, sono stati sollevati diversi dubbi sull&#8217;attendibilità dei risultati della ricerca, in particolar modo da Cary Cooper, professore di psicologia all&#8217;Università di Lancaster, il quale in un&#8217;intervista al Daily Mail ha ipotizzato che questo sorta di “effetto ringiovanimento” sia ascrivibile al comportamento dei soggetti stessi che, <strong>percependosi</strong> più <strong>giovani</strong>, avrebbero effettivamente cercato di migliorare le proprie condizioni psico-fisiche attraverso allenamenti ed esercizi specifici.<br />
Allo stesso modo, si può pensare che una parte dei risultati sia stata influenzata anche dalle condizioni sperimentali in cui è stato condotto il primo esperimento: nell&#8217;ambito di uno show televisivo e alla presenza di milioni di “osservatori”. In tal caso potrebbe essersi verificato il cosiddetto “<em>effetto Hawthorne</em>”.<br />
Ad ogni modo, pur tenendo conto dei dubbi sollevati riguardo all&#8217;attendibilità dei risultati, questi esperimenti hanno fornito un contributo importante e prezioso nell&#8217;approfondire l&#8217;influenza esercitata dalla psiche sul benessere fisico in relazione all&#8217;età, ma non solo.</p>
<p style="text-align: justify">La ricerca fornisce, dunque, un importante spunto di riflessione sul grande potenziale della <strong>mente</strong> umana, soprattutto quando essa opera in condizioni di <strong>consapevolezza</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify"><span style="color: #800080">L&#8217;essere consapevoli del nostro modo di pensare e di agire influenza positivamente il nostro benessere psico-fisico</span>, in quanto ci consente di esercitare un maggiore controllo sulla nostra vita, aumentando il nostro livello di <em>self-efficacy</em>, e permettendoci di mettere in atto soluzioni creative che possano trasformare le mancanze in risorse, e le difficoltà in possibilità.</h4>
<p>__________</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Riferimenti bibliografici</strong>:</p>
<p style="text-align: justify"><em>http://www.psychologicalscience.org/index.php/news/releases/age-is-just-a-number-believe-youre-younger-and-your-health-will-follow.html</em></p>
<p style="text-align: justify">Langer E., (2010). <em>In senso antiorario. Come allenare il cervello per tornare giovani</em>, Corbaccio, Milano.</p>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/10/30/sii-perfetto-come-ci-impediamo-di-guarire/" title="&#8220;Sii perfetto!&#8221;: come ci impediamo di guarire">&#8220;Sii perfetto!&#8221;: come ci impediamo di guarire</a> (1)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/08/12/psicoterapia-breve-la-cura-facile/" title="Psicoterapia breve: la cura facile">Psicoterapia breve: la cura facile</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/18/il-gruppo-in-psicoterapia/" title="Il gruppo in psicoterapia">Il gruppo in psicoterapia</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/04/29/la-musica-e-le-immagini-emotive/" title="La musica e le immagini emotive">La musica e le immagini emotive</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/12/17/emozioni-e-salute-fisica-e-mentale/" title="Emozioni e salute fisica e mentale">Emozioni e salute fisica e mentale</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/05/l%e2%80%99ipocondria/" title="L’ipocondria">L’ipocondria</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/02/il-colore-come-puo-aiutarci-nella-vita-di-tutti-i-giorni/" title="Il colore. Come puo&#8217; aiutarci nella vita di tutti i giorni">Il colore. Come puo&#8217; aiutarci nella vita di tutti i giorni</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/24/le-emozioni-sono-un-mezzo-di-comunicazione/" title="Le emozioni sono un mezzo di comunicazione">Le emozioni sono un mezzo di comunicazione</a> (0)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/03/12/percezione-delletae-salute/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’uomo più felice del mondo</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2011/03/03/l%e2%80%99uomo-piu-felice-del-mondo/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2011/03/03/l%e2%80%99uomo-piu-felice-del-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Dalai Lama]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[Henri Cartier Bresson]]></category>
		<category><![CDATA[Igor Stravinsky]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Pasteur]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Matthieu Ricard]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[monaco]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=6433</guid>
		<description><![CDATA[Matthieu Ricard è un monaco buddista di 65 anni che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Matthieu Ricard è un monaco buddista di 65 anni che vive in un tempio sull’Himalaya.</span></h2>
<h2><span style="font-size: small;">Oltre ad essere impegnato attivamente in quasi </span><span style="font-size: small;">30 progetti umanitari in Tibet, in Nepal e in India, è anche uno dei consiglieri del Dalai Lama.</span></h2>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/felicità-buddismo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6437" title="felicità buddismo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/felicità-buddismo.jpg" alt="" width="464" height="316" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Figlio di un filosofo e di una pittrice, è cresciuto frequentando personaggi del calibro di Luis Buñuel, Igor Stravinsky e Henri Cartier-Bresson. Mentre intraprendeva con successo la strada di dottorando in genetica cellulare all&#8217;Istituto Pasteur di Parigi, ha deciso, a 26 anni, di lasciare tutto e vivere una vita diversa.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel 2007, un gruppo di neuroscienziati dell’ateneo universitario del Wisconsin, guidati dal professor R. K. Davidson (una delle massime autorità nel campo della neuroplasticità), hanno sottoposto ad un esperimento un gruppo di soggetti nel quale era compreso Matthieu Ricard.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’esperimento consisteva nel monitorare l’attività della corteccia pre-frontale, partendo dal presupposto che una maggiore attività in questa area cerebrale corrisponde a una maggiore capacità di vivere in pace con sé stessi e con la realtà. Attraverso l’utilizzo di ben 256 sensori, gli scienziati hanno osservato le reazioni di tutti i partecipanti all’esperimento. Dal risultato si è visto che i valori oscillavano tra il +0.3 (disperazione) e il -0.3 (beatitudine). Il signor M. Ricard totalizzava invece un punteggio di -0.45, diventando famoso da quel momento come “l’uomo più felice del mondo”.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Ma qual è la sua ricetta?</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"></p>
<div id="attachment_6438" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/felice-ricard.jpg"><img class="size-full wp-image-6438" title="felice ricard" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/felice-ricard.jpg" alt="" width="220" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Matthieu Ricard</p></div>
<p>Nei vari convegni, nei libri, e  nelle interviste, il messaggio di Mattehieu Ricard si può riassumere sempre in alcuni semplici suggerimenti:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: small;">L’allenamento 	costante all’igiene mentale</span></li>
<li><span style="font-size: small;">La ricerca della 	verità interiore, eliminando le “tossine mentali”, ciò che 	Ricard definisce come i nostri “falsi desideri”, i bisogni che 	ci vengono imposti da fuori e non dal nostro intimo essere.</span></li>
<li><span style="font-size: small;">Evitare di coltivare 	sentimenti come: la rabbia, l’orgoglio, la possessività</span></li>
<li><span style="font-size: small;">Meditare</span></li>
<li><span style="font-size: small;">Essere 	compassionevoli e altruisti</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: small;">Ma come portare questi insegnamenti nella vita di tutti i giorni, nel frenetico mondo occidentale? Proprio come si impiegano anni di costante studio e impegno per la nostra crescita culturale, è necessario fare lo stesso per la nostra crescita individuale e spirituale, con la convinzione che, modificare noi stessi in profondità è quanto di più pratico possiamo fare per migliore il mondo in cui viviamo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">In tutto questo, è possibile trovare diversi parallelismi con gli obiettivi di una buona psicoterapia. Anche in psicologia gli eventi esterni sono tendenzialmente neutri e assumono tinte positive o negative a seconda delle persone che li sperimentano in prima persona. L’obiettivo dello psicoterapeuta è quello di aiutare il paziente a trovare la verità dentro di sé, a comprendere da solo cosa gli stia accadendo e a riconoscere quali sono i suoi veri desideri. </span></p>
<h2><span style="color: #800080;">Sembra quindi che, la ricerca della verità, il mantenimento di una certa lucidità nell’affrontare i piccoli e grandi eventi nella vita di tutti i giorni e il vivere i propri sentimenti liberamente ma con una certa disciplina, siano gli ingredienti basilari per la nostra personale, “ricerca della felicità”.</span></h2>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/02/03/le-dinamiche-di-gruppo-nella-pratica-religiosa/" title="Le dinamiche di gruppo nella pratica religiosa">Le dinamiche di gruppo nella pratica religiosa</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2012/02/04/apple-e-fanatismo-religioso/" title="Apple e fanatismo religioso?">Apple e fanatismo religioso?</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/02/il-colore-come-puo-aiutarci-nella-vita-di-tutti-i-giorni/" title="Il colore. Come puo&#8217; aiutarci nella vita di tutti i giorni">Il colore. Come puo&#8217; aiutarci nella vita di tutti i giorni</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/18/ipad-cartaceo-due-generazioni-a-confronto/" title="Ipad &#038; Cartaceo: due generazioni a confronto!!!">Ipad &#038; Cartaceo: due generazioni a confronto!!!</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/04/30/come-i-desideri-influenzano-le-percezioni/" title="Come i desideri influenzano le percezioni">Come i desideri influenzano le percezioni</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/03/20/a-letto-con-il-nemico/" title="A letto con il nemico">A letto con il nemico</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/12/03/perche-ti-comporti-cosi/" title="Perche&#8217; ti comporti cosi&#8217;?">Perche&#8217; ti comporti cosi&#8217;?</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/11/17/staminali-contro-lictus/" title="Staminali contro l&#8217;ictus">Staminali contro l&#8217;ictus</a> (1)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2011/03/03/l%e2%80%99uomo-piu-felice-del-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Body Work: un&#8217;arte che sgorga dal cuore.</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2010/12/01/body-work-unarte-che-sgorga-dal-cuore/</link>
		<comments>http://www.psicozoo.it/2010/12/01/body-work-unarte-che-sgorga-dal-cuore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 09:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Body Work]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[dove]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Osho Rajneesh]]></category>
		<category><![CDATA[Osho Rebalancing]]></category>
		<category><![CDATA[Ri Equilibrare]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[Unmila Malfatti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=5953</guid>
		<description><![CDATA[Con questo articolo Psicozoo apre una collaborazione che, sino a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #800080;">Con questo articolo Psicozoo apre una collaborazione che, sino a primavera, vedrà in questo spazio articoli di un gradito ospite: la Scuola di Massaggio Osho Rebalancing®.</span></h3>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/11/mass.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-5960" title="mass" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/11/mass-1024x739.jpg" alt="" width="587" height="423" /></a><br />
</span></p>
<p>Si tratta di una struttura nata alla fine degli anni ’70 nell’  ashram spirituale di Pune (India) dove terapisti del corpo  di diverse discipline, affluirono presso il Centro di terapia e di  crescita interiore più grande del mondo, con lo scopo di integrare le tecniche più efficaci di manipolazione corporea.</p>
<p><strong>Osho Rajneesh, filosofo e Maestro spirituale indiano,   accolse l’esigenza e guidò, tra tutti i bodyworker dell’ashram, solo due  “volontari” a testare sul suo corpo l’integrazione delle varie  tecniche: </strong>nel 1981 l’esperimento fu trasferito in America, dove ebbe modo di affermarsi nel mondo  occidentale, per tornare successivamente e definitivamente a Pune  (India).</p>
<p><em>Attualmente la formazione certificata, per divenire operatore  di  Osho  Rebalancing e di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.oshorebalancing.it">bodywork</a></span> avviene a Pune e in altre nazioni europee: Grecia (lingua italiana),  Germania  e Svizzera.</em></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>A metà degli anni ’80 alcuni operatori andarono a Pune per ricevere  un intensa formazione come insegnanti di Osho Rebalancing. Tra questi,  c’era anche <a href="http://www.oshorebalancing.it/v3/categorie/unmila-blog/">Unmila Malfatti</a> di Osho Rebalancing.<br />
</strong></span></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/11/logosho.png"><img class="alignnone size-full wp-image-5957" title="logosho" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/11/logosho.png" alt="" width="522" height="89" /></a></p>
<p>Nella vision della scuola di Osho Rebalancing la tecnica deve essere  utilizzata al 10% , il resto lo fa il cuore, ma si tratta del cuore del  cliente, del suo bisogno di essere toccato con rispetto e grazia.</p>
<p>Quindi le mani hanno imparato varie tecniche d’approccio corporeo per  indicare i punti “dolenti”, richiamare l’attenzione e sciogliere con la  collaborazione ed il consenso del cliente, i nodi, i grovigli emotivi  fissati sul corpo.</p>
<p>Ri-Equilibrare il corpo vuol dire prendere coscienza di ciò che impedisce il fluire dell’energia e  della vitalità.<strong> Scegliere di “lasciar andare” e di vivere il “qui ed ora”.</strong></p>
<h3><span style="color: #800080;"><strong>LE SEDUTE &#8211; </strong></span></h3>
<p>La formazione dell’operatore è fortemente caratterizzata da un lavoro  personale su stessi, attraverso meditazioni attive, esercizi di  bioenergetica e psicodramma (Gestalt), vengono inoltre rielaborati temi  dell’infanzia. Nonostante le tecniche apprese durante la formazione,  l’operatore ha una direzione precisa nel suo lavoro: dimenticare la  tecnica e lavorare con il cuore, l’intuizione.<br />
,<br />
<em><strong>Nelle sedute il rapporto è individuale. Si lavora sulla  persona, si lavora sulla “corazza caratteriale” andando a “manipolare”  fasce muscolari, tensioni articolari, contrazioni profonde con tecniche  via via più leggere. Più si va in profondità, più leggero diventa il  tocco.</strong></em></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Completando un ciclo di </strong><strong>dieci sedute individuali si può arrivare a  cambiare prospettiva dal punto di vista fisico, avviene un  riallineamento rispetto alla forza di gravità da cui ci siamo  allontanati dalle nostre paure, shock, traumi fisici e psichici, che  hanno causato rotazioni,o compressioni, tensioni, accorciamenti, dolori,  malattie.</strong></span></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Nei prossimi articoli esamineremo queste tecniche nel dettaglio, per avvicinarci con maggiore conoscenza ai nuovi Corsi Osho Rebalancing, che vedranno il via dal 7 Febbraio 2011.<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong><a href="http://www.oshorebalancing.it/v3/contatti/">Per contatti</a> | <a href="http://www.oshorebalancing.it/v3/calendario-corsi/">Calendario Corsi</a><br />
</strong></span></p>
<div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/03/07/mutismo-selettivo/" title="Mutismo selettivo">Mutismo selettivo</a> (5)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/01/12/hai-fiducia-in-te-stessoi-10-ingredienti/" title="Hai fiducia in te stesso?I 10 ingredienti">Hai fiducia in te stesso?I 10 ingredienti</a> (1)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/18/anno-nuovo-immagine-nuova-2-passi-per-cambiare/" title="Anno nuovo, immagine nuova: 2 passi per cambiare">Anno nuovo, immagine nuova: 2 passi per cambiare</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/12/02/il-colore-come-puo-aiutarci-nella-vita-di-tutti-i-giorni/" title="Il colore. Come puo&#8217; aiutarci nella vita di tutti i giorni">Il colore. Come puo&#8217; aiutarci nella vita di tutti i giorni</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/11/04/il-cinema-e-linconscio/" title="Il cinema e l&#8217;inconscio">Il cinema e l&#8217;inconscio</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/09/15/leggere-roba-da-super-umani/" title="Leggere? Roba da super umani">Leggere? Roba da super umani</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/08/12/psicoterapia-breve-la-cura-facile/" title="Psicoterapia breve: la cura facile">Psicoterapia breve: la cura facile</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/07/23/siamo-quello-che-immaginiamo/" title="Siamo quello che immaginiamo">Siamo quello che immaginiamo</a> (1)</li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicozoo.it/2010/12/01/body-work-unarte-che-sgorga-dal-cuore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

