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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; disturbo post-traumatico da stress</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>I bambini del terremoto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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Si parla ancora dell&#8217;Abruzzo, a quasi due anni dal terribile ...]]></description>
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<h2><span style="color: #800080;">Si parla ancora dell&#8217;Abruzzo, a quasi due anni</span> <span style="color: #800080;">dal terribile sisma che ne ha sconvolto la storia. Eppure i problemi di cui sentiamo discutere in televisione, sono giustamente, sempre di natura pratica: case, lavoro, indennizzi.</span> Ma come è ridotta la psiche della popolazione? Sembra che a risentire del tragico evento siano soprattutto i bambini.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/terremoto-abruzzo-bambini1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6453" title="TERREMOTO. L_AQUILA P.ZA D_ARMI TENDOPOLI. UNA GIORNATA CON I TERREMOTATI" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/03/terremoto-abruzzo-bambini1.jpg" alt="" width="463" height="309" /></a></p>
<p>Una recente ricerca realizzata proprio sul territorio abruzzese, indaga sugli effetti delle calamità naturali sulla psiche dei bambini. A promuovere lo studio, è l&#8217;Ordine dei Ministri degli Infermi-Camilliani con il   coordinamento  scientifico dell&#8217;Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il   sostegno della  Caritas Italiana e la collaborazione dei pediatri   abruzzesi. E&#8217; stato analizzato un ampio campione di bambini abruzzesi (7000) tra i 3 e i 14 anni, per verificare gli effetti traumatici dei piccoli colpiti da eventi catastrofici, proprio come il terremoto abruzzese.</p>
<p><strong> </strong></p>
</div>
<p>Dalle indagini sembra che <strong>ben il 20% dei bambini</strong> coinvolti nella terribile tragedia (uno su 5) starebbe risentendo degli effetti della paura subita. Le problematiche derivanti dall&#8217;evento vanno da lievi sintomi ansiosi al disturbo Post Traumatico da Stress, con il persistere di ricordi e immagini spaventose che richiamano il disastro avvenuto, senso di terrore e impotenza, irritabilità e risposte  di allarme, nonchè  la difficoltà a dormire o a mantenere il sonno. Le bambine si sono rivelate le più sensibili a questi eventi, specialmente nella fascia d&#8217;età che va dai 6 ai 14 anni. I sintomi sono più intensi ovviamente nei bambini che si trovavano nella zona dell&#8217;epicentro al momento della tragedia.</p>
<p>Obiettivo dello studio, oltre alla raccolta dei dati sul fenomeno, sarà anche quello di creare percorsi di formazione per gli specialisti, in particolare i pediatri, volti a fornire loro gli strumenti per riconoscere i segni del Disturbo Post-Traumatico, nonchè di delineare specifiche linee di trattamento per le piccole vittime. A L&#8217;Aquila, inoltre, la recente<strong> &#8220;Casa della Stella Polare&#8221;</strong> gestita dai Ministri degli Infermi-Camilliani, fungerà da punto di riferimento sul territorio, per la prevenzione, la diagnosi e la cura del Disturbo Post-traumatico in età evolutiva. La struttura è dotata di tutti i comfort per la realizzazione di attività sociali e culturali, anche allo scopo di ricostruire il tessuto di una cittadinanza distrutta e sarà in grado di dare ospitalità alle fasce deboli della popolazione, come madri single, anziani e studenti.</p>
<p><strong> </strong><strong> </strong><strong></strong><strong></strong></p>
<h2><span style="color: #800080;">E&#8217; la prima volta che questo preoccupante fenomeno viene indagato,  nonostante sia necessario studiare gli effetti delle calamità naturali  sui bambini, allo scopo di intervenire tempestivamente, prima che i  problemi diventino irreversibili e di progettare trattamenti terapeutici  e preventivi ad hoc.</span></h2>
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		<title>Liberarsi dagli incubi si puo&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 07:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Siete tormentati da incubi ricorrenti? Alcune terribili immagini rendono il sonno un tormento? </span>Sembra che alcune terapie possano liberarvi da questa tortura. Ma è davvero utile sbarazzarsi dei brutti sogni o sarebbe più proficuo farci i conti?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/incubi.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5068" title="incubi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/incubi.jpeg" alt="" width="446" height="356" /></a></p>
<p>In un articolo del New York Times, alcuni psicologi propongono una carrellata di terapie volte a condizionare i sogni, bloccando gli incubi e perfino trasformandoli in piacevoli immagini rassicuranti. Tra queste il classico metodo comportamentale della <strong>desensibilizzazione</strong>, che consiste in una serie di esercizi per limitare la paura degli oggetti presenti nei brutti sogni, attraverso l&#8217;esposizione graduale all&#8217;oggetto fobico durante la veglia. Sempre il New York Time, propone anche la terapia da <strong>&#8220;incubazione dei  sogni&#8221;</strong>, che consiste nell&#8217;orientare i contenuti dei sogni attraverso  note scritte, prodotte dal paziente prima di andare a dormire.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/incubo-escher_droste_effect.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5069" title="incubo escher_droste_effect" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/incubo-escher_droste_effect-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>I ricercatori dell&#8217;Università di Utrecht, in Olanda, sotto la guida del Professor Victor Spoormaker, hanno realizzato uno studio per dimostrare l&#8217;efficacia di un&#8217;altra tecnica, quella del <strong>&#8220;sogno lucido&#8221;</strong>. Questa forma di terapia consente ai pazienti di rendersi conto di sognare e di poter in questo modo modificare la trama e il finale del sogno per renderlo piacevole. Secondo i ricercatori, questa terapia sarebbe efficace anche per il<em> Disturbo Post-Traumatico da Stress</em>, una sindrome ansiosa che sopraggiunge in seguito ad un forte trauma (che sia una violenza, un incidente, una calamità naturale come il terremoto, ecc.). Nelle persone che ne soffrono, il sonno è continuamente popolato da sogni ricorrenti legati all&#8217;episodio traumatico. In uno studio pilota pubblicato sulla rivista <em>&#8220;Psychotherapy and Psychosomatics&#8221;</em>, gli studiosi hanno dimostrato l&#8217;efficacia della terapia del sogno lucido anche per gli incubi correlati a questo disturbo.</p>
<p>Ancora, in un altro studio pubblicato a Luglio sul <em>Journal of Psychiatric Practice </em>e condotto dai ricercatori del Baylor College of Medicine, si è dimostrata l&#8217;efficacia della terapia psicologica ad <strong>interventi multipli</strong> sugli incubi dei civili e dei reduci del Vietnam, che spesso persistevano anche dopo aver fatto una psicoterapia per affrontare il trauma.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/incubo.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5067" title="incubo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/incubo.jpeg" alt="" width="224" height="169" /></a>La domanda sorge però spontanea</strong>, come direbbe una vecchia gloria della tv. Noi non conosciamo ancora lo scopo dei sogni, ma se la selezione naturale li ha salvati nel lungo cammino dell&#8217;evoluzione umana, forse un motivo c&#8217;è. Per questo potremmo ipotizzare che, se una persona fa continuamente sogni orribili, forse la sua mente vuole mandargli un messaggio, invitarlo a chiarire qualcosa che non và, segnalargli una preoccupazione che andrebbe esplorata. Piuttosto che sbarazzarsene, perchè non utilizzare dunque questi incubi per crescere, interrogandosi sul loro significato nella nostra vita?</p>
<h2><span style="color: #800080;">Certo sarebbe bello vivere senza incubi, ma si perderebbe un&#8217;occasione preziosa di capire qualcosa in più di se stessi e della nostra vita. Non sempre la via più comoda è quella migliore per la crescita.</span></h2>
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		<title>Il farmaco anti-paura</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 07:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cancellare la paura con un farmaco? La scienza dice che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Cancellare la paura con un farmaco? La scienza dice che oggi si può fare. </span>Il problema è che l&#8217;hanno sperimentato per ora solo sui topi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/paura-psic.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4570" title="paura psic" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/paura-psic-300x168.jpg" alt="" width="392" height="219" /></a></p>
<p>I neuroscienziati dell&#8217;università portoricana di San Juan hanno studiato gli effetti di un farmaco che iniettato su dei topolini dopo una forte paura legata ad un&#8217;esperienza dolorosa, sembrava cancellare completamente negli animaletti il ricordo spiacevole, rendendoli più coraggiosi.</p>
<p>La necessità di creare un simile farmaco nasce da studi precedenti sui <strong>traumi post-bellici</strong> ed i conseguenti disturbi d&#8217;ansia e post-traumatici che un soldato su 8 porta con sè quando torna dal campo di battaglia. In queste situazioni, le esperienze angoscianti di violenza e di morte si ripercuotono sulla psiche delle persone anche quando tornano in situazioni di sicurezza.</p>
<h2>Lo studio</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/paura-lab.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4571" title="paura lab" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/paura-lab.jpg" alt="" width="230" height="296" /></a>La ricerca americana pubblicata su Science si basa su un semplice <strong>condizionamento classico</strong> con stimolo avversivo: all&#8217;apparire di un suono, ai topolini veniva provocato uno shock elettrico doloroso alla zampa. Una volta condizionati, ogni volta che sentivano il suono, anche in assenza della scossa, i roditori si rannicchiavano pieni di paura.</p>
<p>Iniettando la proteina <strong>Bdnf </strong>nella corteccia prefrontale, essa sembrava impedire al ricordo dell&#8217;evento di amplificarsi creando notevoli connessioni cerebrali che sono alla base del consolidamento della memoria. In questo modo, senza rieducarli a non temere il suono associato al dolore, si rendevano i topolini &#8220;più riflessivi&#8221;, impedendo all&#8217;amigdala di mettere in atto la normale reazione di attacco-fuga che normalmente accompagna la paura. Gli animaletti diventavano insomma più razionali e non perdevano l&#8217;aplomb a causa della paura (scusate la spiegazione maccheronica).</p>
<p>Anche se questo studio può sembrare illuminante, sono molto vaghe le possibilità che questo farmaco abbia una reale applicabilità nella vita dell&#8217;uomo. Oltre alle ovvie questioni etiche e all&#8217;impossibilità di convincere un essere umano a farsi un&#8217;iniezione cerebrale prima di aver realmente sperimentato la paura che il farmaco dovrebbe abbattere, c&#8217;è da fare una <strong>seria riflessione sulla natura dell&#8217;uomo</strong>.</p>
<p>Gli essere umani hanno in comune con gli animali la cpacità di provare emozioni rispetto a stimoli interni o esterni, ma nell&#8217;uomo questa caratteristica si combina con la sua capacità di fare teorie su se stesso e su quello che sta provando. Quando una persona prova una forte paura, in base alla sua personalità e alle sue esperienze, potrà ricollegarla ad altre emozioni, potrà rievocare eventi passati che essa  richiama alla mente, potrà ritenerla perfino positiva rispetto al momento che sta vivendo. Se io vedo un cane per strada, potrei accarezzarlo con gioia se amo gli animali, potrei esserne spaventato se da piccolo ne sono stato morso, potrei rattristarmi perchè mi ricorda un momento della mia vita, potrei arrabbiarmi perchè assomiglia a quello di un mio acerrimo nemico. Non bisogna dimenticare inoltre, che se usata bene la paura può salvarci la vita, può renderci più accorti e può perfino far crescere le nostre relazioni con gli altri.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Come ridurre questa complessità ad un circuito neuronale da scoraggiare con un farmaco uguale per tutti, per quanto complesso esso possa essere?</span></h2>
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		<title>Gli effetti psicologici del disastro ad Haiti</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 08:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il terribile terremoto che ha colpito Haiti ha causato enormi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il terribile terremoto che ha colpito Haiti ha causato enormi devastazioni, radendo al suolo la capitale di Port-au-Prince e lasciando decine di migliaia di morti. </span>Come è accaduto nelle terre d&#8217;Abruzzo, gli effetti psicologici di questa tragedia potrebbero essere altrettanto devastanti e persistere per molto tempo dopo la fine delle scosse, sia per le persone di Haiti che per i loro connazionali all&#8217;estero che guardano gli eventi in tv.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-A-child-injured-in-an-ear-001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3295" title="haiti A-child-injured-in-an-ear-001" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-A-child-injured-in-an-ear-001.jpg" alt="haiti A-child-injured-in-an-ear-001" width="554" height="333" /></a></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_3298" class="wp-caption alignleft" style="width: 115px"><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haitian-psychologist-disaster-150x200.jpg"><img class="size-full wp-image-3298" title="haitian-psychologist-disaster-150x200" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haitian-psychologist-disaster-150x200.jpg" alt="Guerda Nicolas" width="105" height="140" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Guerda Nicolas</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Health.com</strong> ha intervistato <strong>Guerda Nicolas</strong>, psicologa clinica nata ad Haiti e dirigente del Dipartimento di studi educativi e psicologici dell&#8217;Università di Miami, a proposito dell&#8217;impatto psicologico dell&#8217;evento per gli Haitiani e su cosa si può fare per aiutare un caro che ha vissuto un&#8217;esperienza simile. La Professoressa Nicolas ha studiato a lungo gli effetti delle catastrofi sulla psiche (sua la pubblicazione <em>&#8220;Mass Trauma and Emotional Healing Around the World.&#8221;</em>) e ha progettato di recarsi al più presto ad Haiti per dare assistenza <span style="color: #000000;">psicologica ai sopravvissuti. </span></p>
<h2></h2>
<h2><span style="color: #800080;">Riporto la traduzione di parti dell&#8217;intervista. Trovate  l&#8217;intervista originale in lingua inglese nel link in fondo alla pagina.</span></h2>
<p><strong>D: Quali sono gli effetti psicologici immediati che seguono un disastro come questo?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> Non c&#8217;è una risposta immediata. Quando un individuo si trova nel mezzo del disastro, è centrato sulla sopravvivenza e si chiede semplicemente cosa sta succedendo. Il vero trauma, l&#8217;impatto psicologico, non si manifesta prima di alcuni mesi dopo la tragedia. Quando le cose si tranquillizzano, si comincia a sentire l&#8217;impatto e il dolore delle immagini a cui si assiste. L&#8217; essere arrivati così vicini alla morte inizia ad entrarci dentro.</p>
<p><strong>D: E&#8217; in questo momento che comincia lo stress post-traumatico?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3301" title="haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000-300x200.jpg" alt="haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000" width="300" height="200" /></a>R:</strong> Esattamente. Dopo che gli sforzi per i soccorsi sono finiti, dopo che i funerali sono stati celebrati &#8211; è qui che può verificarsi il Disturbo Post- Traumatico da Stress (PTSD). All&#8217;occorrenza di qualunque tipo di trauma, una persona può avere episodi di stress acuto e di ansia, ma il PTSD non si sviluppa prima di 6 mesi dalla tragedia, quando iniziano i sintomi come l&#8217;insonnia e i flashbacks (le scene drammatiche intrudono continuamente nei pensieri).</p>
<p><strong>D: Ci sono altri sintomi che accompagnano questo genere di trauma?</strong></p>
<p><strong>R: </strong>La depressione è uno di questi; spesso è un segno di PTSD. L&#8217;ansia è un&#8217;altra risposta frequente in questi casi e spesso le persone fanno ricorso anche a stupefacenti. C&#8217;è un forte desiderio di affievolire il dolore, così le persone bevono di più o fanno uso di sostanze per sopportare la sofferenza. In ogni caso, individui diversi danno risposte differenti alle situazioni e non c&#8217;è una modalità standard di reazione.</p>
<p><strong>D: Le persone che sono lontane dall&#8217;evento, possono comunque sperimentare lo shock e lo stress post-traumatico come chi era sul posto?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/HaitiMiami-CP.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3300" title="HaitiMiami-CP" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/HaitiMiami-CP-300x182.jpg" alt="HaitiMiami-CP" width="331" height="201" /></a>R:</strong> Certo, sicuramente. La chiamiamo &#8220;<em>Traumatizzazione vicaria&#8221;</em>. E può essere perfino più devastante a livello psicologico perchè c&#8217;è un senso d&#8217;impotenza, guardando le immagini, vedendo la devastazione e sapendo che non puoi farci niente. Le persone che sono lì, nella tragedia, stanno lavorando duro per alleviare le sofferenze degli altri e questo può aiutarle a sentirsi meglio rispetto a chi da lontano guarda e non può fare nulla. I sintomi possono essere molto simili a quelli di un disturbo post-traumatico: possono avere incubi, flashbacks delle immagini viste in televisione, difficoltà a dormire e a concentrarsi, inappetenza.</p>
<p><strong>D: Come si può prevenire questo trauma?</strong></p>
<p><strong>R: </strong>La prima cosa che ho detto alle persone di Miami è <em>&#8220;Smettetela di guardare le notizie&#8221;. </em>Onestamente, le immagini riportate dai media possono essere troppo forti per alcune persone. La tv non è un buon modo per avere notizie dei propri familiari. Una cosa utile invece, che è buona normaad Haiti è di stare in compagnia dei vicini. Inviata i tuoi amici a casa, bevi con loro un te e condividi quello che stai provando. Il mio suggermento è quello di parlarne piuttosto che limitarsi a guardare le scene del disastro, perchè assistendo da spettatore non hai la possibilità di esprimere quello che stai provando.</p>
<p><strong>D: Se hai un amico o un vicino che ha dei parenti coinvolti in un disastro come quello di Haiti, cosa puoi fare per aiutarlo? </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-earthquake-peoplejpg.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3299" title="haiti-earthquake-peoplejpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-earthquake-peoplejpg-300x214.jpg" alt="haiti-earthquake-peoplejpg" width="360" height="257" /></a>R:</strong> Penso che possa essere d&#8217;aiuto ascoltare. Bussa alla porta di quella persona e dille <em>&#8220;So che hai dei cari lì, vuoi parlarne?&#8221;</em>. Spesso la loro disperazione nasce dal fatto che non hanno la possibilità di essere lì ad aiutare e durante la conversazione emergeranno i suoi bisogni. Potete offrirvi ad esempio di sollevarli accompagnando a scuola i loro bambini o portando qualcosa per cena.</p>
<p>Ad Haiti, quando qualcuno perde un caro, così come in qualsiasi tipo di trauma familiare, è importante portare alle persone qualcosa di cui hanno bisogno (cibo, tè, caffè), in modo che non debbano preoccuparsi delle faccende di tutti i giorni e possono prendersi cura di se stessi.</p>
<p><strong>D: Nel suo studio su come gli Haitiani affrontano i disastri naturali, ha parlato di lakou, la rete sociale allargata su cui gli Haitiani fanno affidamento. Questa cosa manca agli Haitiani che risiedono negli USA?</strong></p>
<p><strong>R: </strong>Assolutamente. Ad Haiti c&#8217;è un senso del vicinato molto forte che non si limita alle connessioni di sangue. Le persone del vicinato sono una prte integrante della famiglia. Se la tua famiglia è composta solo da due persone, hai a disposizione almeno altri 15 membri che sono pronti ad aiutarti in qualunque momento tu ne abbia bisogno. Questo senso della comunità si perde negli USA. Credo che sia molto più difficile per gli Haitiani affrontare questa tragedia senza quella rete, che non appartiene alla mentalità di altri paesi occidentali.</p>
<p><strong>D: Ci sono delle differenze culturali a cui le persone devono stare attente nel tentare di aiutare qualcuno che viene da un paese diverso dal proprio?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-teremoto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3296" title="haiti teremoto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-teremoto-300x185.jpg" alt="haiti teremoto" width="335" height="207" /></a>R:</strong> Penso che sia importante tenere presente che noi non viviamo le cose nello stesso modo. Ognuno esprime quello che sente in modi diversi. Alcuni possono piangere e disperarsi, altri possono sentirsi mancare, altri possono abbattersi. Tutte queste modalità sono parti di una reazione al trauma, ma non vuol dire che queste persone non siano capaci di reagire e di affrontare gli eventi. Una persona in stato di shock può inizialmente sembrare a pezzi e poi rialzarsi e farcela. Nella mentalità Haitiana, le persone sono convinte di potercela fare: se le tragedie accadono, gli Haitiani sanno che si rialzeranno e andranno avanti.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Psicozoo è vicino agli amici Haitiani, nella speranza che ritrovino un pò di pace.</span></h2>
<p>[<a href="http://news.health.com/2010/01/14/how-will-haitians-cope/" target="_blank">The Psychological Aftershocks: How Will Haitians Cope?</a> - Health.com]</p>
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		<title>Donne violate 2: cosa succede dopo?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 18:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post-traumatico da stress]]></category>
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		<description><![CDATA[In questa seconda parte dell&#8217;articolo &#8220;Donne violate&#8221; vorrei mettere in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800080;"><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/viol-ses.jpg"><img class="attachment wp-att-377 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/viol-ses.thumbnail.jpg" alt="" width="166" height="250" /></a>In questa seconda parte dell&#8217;articolo &#8220;Donne violate&#8221; vorrei mettere in luce le conseguenze psicologiche a breve e a lungo termine che prolungano la sofferenza della violenza subita. </strong></span></p>
<p>Vorrei innanzitutto sottolineare che ogni persona è un mondo a sè e quindi le reazioni ad un evento del genere possono essere molto diverse e sfalsate nel tempo.</p>
<p>In generale <strong>nei primi giorni successivi al trauma</strong> <strong>subito</strong>, si può vivere un senso di confusione mentale, acompagnata dalla sensazione di essere anestesizzate ed intorpidite. In altri casi, per lungo tempo può manifestarsi una sensazione persistente di terrore che impedisce alle vittime di uscire di casa e di fidarsi degli altri. Quando le emozioni negative legate all&#8217;evento sono troppo forti e difficili da sopportare, le vittime possono diventare neganti, minimizzando l&#8217;intensità di quello che provano o eliminandola completamente. Questo avviene soprattutto quando il carnefice è una persona conosciuta verso cui, paradossalmente, si sente ancora un legame. I giorni che seguono l&#8217;evento sono spesso costellati di flashbacks in cui le scene vissute si ripresentano imprevedibilmente davanti agli occhi e si traducono anche in incubi notturni. Il tutto si accompagna a disturbi del sonno e dell&#8217;alimentazione, deficit nella concentrazione e calo delle performance lavorative.<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/viol-ses2.jpg"><img class="attachment wp-att-378 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/viol-ses2.jpg" alt="" width="130" height="102" /></a></p>
<p>I sintomi dei primi giorni richiamano quello che viene definito dal DSM<strong> </strong>((Manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali)) come <strong>Disturbo da Stress Acuto</strong> che comprende:</p>
<ul>
<li>il sentirsi intorpidita e distaccata, come se si stesse vivendo un sogno, e la percezione del mondo esteriore come strano e irreale</li>
<li>difficoltà a ricordare dettagli importanti dell&#8217;aggressione</li>
<li>rivivere l&#8217;aggressione con pensieri ossessivi, ricordi, incubi</li>
<li>evitare luoghi e cose che ricordano l&#8217;aggressione</li>
<li>ansia crescente</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda le <strong>reazioni a lungo termine</strong>, la <em><span style="color: #800080;">Professoressa Sue Orsillo, </span></em><span style="color: #800080;"><span style="color: #000000;">del</span> </span><em><span style="color: #800080;">National Centre for PTSD</span></em><sup><a href="http://www.psicozoo.it/2009/02/21/donne-violate-2-cosa-succede-dopo/#footnote_0_359" id="identifier_0_359" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il National Centre for PTSD &egrave; il centro americano per la ricerca sul Disturbo Post- traumatico da Stress">1</a></sup>  classifica così le possibili rezioni ad una violenza sessuale:</p>
<ul>
<li><strong><span style="color: #000000;">Depressione Maggiore: </span></strong>I sintomi possono includere l&#8217;umore depresso, l&#8217;incapacità di godersi le cose, difficoltà a dormire, cambiamenti nei pattern del sonno e dell&#8217;alimentazione, difficoltà nel concentrarsi e nel prendere decisioni, sentimenti di colpa, di sfiducia e abbassamento dell&#8217;autostima. Le ricerche suggeriscono che almeno un terzo delle vittime di stupro vanno incontro ad almeno un episodio di depressione maggiore nella loro vita. E per molte di queste donne la depressione può durare molto a lungo. L&#8217;idea di suicidarsi è quente in queste donne: gli studi dimostrano che almeno un terzo pensa al suicidio, mentre il 17% tentano di togliersi la vita.</li>
<li><strong>Rabbia:</strong> Molte vittime di aggressione sessuale riferire di provare una forte rabbia che, prolungata nel tempo interferisce col processo di recupero e distrugge la loro vita.</li>
<li><strong>Vergogna e colpa: </strong>Alcune donne accusano se stesse per quello che è successo o se ne vergognano. Questa reazione è molto frequente, specie nelle donne che conoscevano il loro aggressore, o che non ricevono supporto dai loro amici, familiari o dalle istituzioni dopo l&#8217;evento. Questi sentimenti spesso spingono le donne a non rivelare a nessuno quello che è accaduto o a non chiedere assistenza medica e legale.</li>
<li><strong>Difficoltà sociali:</strong> Donne violentate possono andare incontro a problemi nelle loro relazioni coniugali o amicali. Qualche volta possono essere troppo spaventate o depresse per riprendere la loro vita sociale. Molte donne riportano difficoltà a fidarsi degli altri, ragion per cui diventa più difficile strigere nuove relazioni sociali. Anche la performance lavorativa o scolastica può risultarne danneggiata.</li>
<li><strong>Problemi sessuali: </strong>Spesso queste problematiche sono le più durature nelle donne vittime di violenza. Le donne possono essere spaventate dal sesso e cercare di evitare qualunque attività sessuale; si può manifestare un calo nell&#8217;interesse sessuale e nel desiderio.</li>
<li><strong>Uso di alcol e droghe: </strong>L&#8217;abuso di sostanze può diventare un problema nelle donne vittime di abuso sessuale. Uno studio su ampia scala mostra che, rispetto alle donne che non hanno mai subito uno stupro, le vittime sono3.4 volte maggiormente predisposte all&#8217;utilizzo di marijuana, 6 volte alla cocaina, e 10 volte ad altre droghe pesanti. Spesso utilizzano le droghe per tenere a bada gli altri sintomi derivanti dall&#8217;abuso.</li>
<li><strong>Disturbo Post- Traumatico da Stress: </strong>Questo disturbo frequente in coloro che hanno subito in genere un evento traumatico, si manifesta spesso nelle donne abusate. I suoi sintomi includono frequenti pensieri, ricordi e incubi legati all&#8217;evento e un&#8217;incremento dell&#8217;arousal (i livelli di attivazione, ad es. difficoltà a dormire, agitazione, irritabilità).  Il 94% delle donne abusate sperimentano questi sintomi nelle due settimane successive allo stupro e il 30% di esse li manifestano ancora dopo 9 mesi dall&#8217;evento.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/viol-ses3.jpg"><img class="attachment wp-att-379 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/viol-ses3.jpg" alt="" width="130" height="150" /></a>Spesso chi ha subito una violenza sessuale tende a <strong>cercare di controllare a suo modo la sofferenza</strong>, anche per la difficoltà di condividere un vissuto così doloroso, spesso fonte di vergogna. Ad esempio, può ricorrere all&#8217;alcol o agli psicofarmaci, può tentare di dimenticare o di minimizzare l&#8217;evento, ma lo sforzo per soffocare il male ricevuto, porta col tempo a collassare su se stesse. <strong>La violenza sessuale è un boccone troppo grande da ingoiare da sole.</strong> Se non si riceve il sostegno giusto si può incorrere in disturbi seri, quali, l&#8217;ansia generalizzata, il disturbo di panico, le fobie e i disturbi dell&#8217;alimentazione, ipocondria e dipendenze di vario genere.</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Anche se so che è faticoso, provate a chiedere aiuto, ne va della vostra vita. Nel prossimo articolo sul tema, vi parlerò di come farlo e a chi rivolgersi.</strong></span></p>
<p><sup id="cite_ref-17" class="reference"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stupro#cite_note-17"></a></sup></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_359" class="footnote">Il National Centre for PTSD è il centro americano per la ricerca sul Disturbo Post- traumatico da Stress</li></ol><div style='clear:both'></div><h3  class="related_post_title">Forse ti interessa anche:</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://www.psicozoo.it/2009/02/19/donne-violate-perche-accade/" title="Donne violate: perche&#8217; accade? ">Donne violate: perche&#8217; accade? </a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/03/17/luleki-sizwe-contro-gli-stupri-correttivi/" title="Luleki Sizwe contro gli stupri correttivi ">Luleki Sizwe contro gli stupri correttivi </a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2011/03/08/i-bambini-del-terremoto/" title="I bambini del terremoto">I bambini del terremoto</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/09/18/molestie-sul-lavoro-numeri-shock/" title="Molestie sul lavoro: numeri shock">Molestie sul lavoro: numeri shock</a> (0)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/08/01/liberarsi-dagli-incubi-si-puo/" title="Liberarsi dagli incubi si puo&#8217;">Liberarsi dagli incubi si puo&#8217;</a> (1)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/06/16/il-farmaco-anti-paura/" title="Il farmaco anti-paura">Il farmaco anti-paura</a> (3)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/04/22/tracce-di-abuso-sui-bambini/" title="Tracce di abuso sui bambini">Tracce di abuso sui bambini</a> (2)</li><li><a href="http://www.psicozoo.it/2010/01/20/gli-effetti-psicologici-del-disastro-ad-haiti/" title="Gli effetti psicologici del disastro ad Haiti">Gli effetti psicologici del disastro ad Haiti</a> (1)</li></ul>]]></content:encoded>
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