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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi &#187; coppia</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Love addiction: quando l&#8217;amore crea dipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Krizia Curatolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’amore, vissuto come esperienza positiva e appagante, rientra nei bisogni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080; font-size: 1.5em;">L’amore, vissuto come esperienza positiva e appagante, rientra nei bisogni naturali dell’uomo ma, a volte, quando genera sofferenza e instabilità emotiva può degenerare in una vera e propria forma di dipendenza, meglio definita come </span><span style="font-size: 1.5em; color: #000000;">“dipendenza affettiva”</span><span style="color: #800080; font-size: 1.5em;">.</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/Heart2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8917" title="Heart2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/Heart2.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p>Il concetto di <strong>“love addiction”</strong> definisce uno stato di eccessiva sofferenza legata alla perdita di un affetto. Nonostante questo concetto sia stato ampiamente trattato e discusso in letteratura, non sono stati individuati ancora criteri diagnostici per definirne la patologia. I sintomi della “love addiction” trovano molte affinità con quelli della classica dipendenza da sostanze: un’iniziale euforia in presenza della persona amata che lascia il posto a stati di ansia e depressione in sua assenza. Questo tipo di dipendenza si instaura in coppie disfunzionali in cui, generalmente, uno dei due partner mostra passività verso l’altro.</p>
<p>Alla base di questo tipo di dipendenza vi è, certamente, un forte bisogno di protezione generato da una consistente insicurezza nelle proprie capacità che spinge il soggetto a sviluppare un eccessivo timore nei confronti dei rifiuti e delle perdite. Il partner dipendente, infatti, mostra una totale e completa accondiscendenza verso l’altro giustificata dalla paura di dispiacerlo.</p>
<p><strong> E’ possibile riconoscere la “love addiction” da una serie di caratteristiche:</strong></p>
<ul>
<li>il partner è ossessivo e tende a “costringere”</li>
<li>il legame si basa sulla stagnazione ed è caratterizzato da continue richieste di devozione</li>
<li>il partner rifiuta l’idea di allontanarsi o separarsi dall’amato.</li>
</ul>
<p>Generalmente nella storia personale di chi sviluppa una dipendenza affettiva esiste la provenienza da una famiglia trascurante e la tendenza a identificarsi, nel rapporto di coppia, nel ruolo vissuto con i genitori.</p>
<p>L’aspetto critico relativo alla risoluzione di questo tipo di dipendenza è l’ammissione di avere un problema: è, infatti, molto difficile, distinguere cosa sia normale e cosa sia deviante in una coppia. Quando si riesce ad ammettere l’ esistenza di un effettivo problema è possibile avvalersi del supporto psicologico individuale o far riferimento ai gruppi di auto-aiuto che, in  questo caso, si rivelano particolarmente efficaci in quanto consentono il confronto della propria esperienza con quella altrui e la presa di coscienza delle distorsioni della realtà in atto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p>Guerreschi C., 2005, New addictions. Le nuove dipendenze, Edizioni San Paolo, Milano.</p>
<p>Lavanco G., Croce M., 2008, Psicologia delle dipendenze sociali, McGraw-Hill.</p>
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		<title>Stress e impotenza maschile</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2012 14:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h2><span style="color: #800080;">In tante coppie aleggia il fantasma dell&#8217;impotenza, rendendo difficile il rapporto sessuale, fino al suo tacito evitamento, per non sottoporsi a reciproche umiliazioni e frustrazioni.</span> Per una coppia consolidata, nella frenesia della vita quotidiana spesso il sesso diventa l&#8217;ultimo dei problemi, ma spesso sono proprio quella frenesia e lo stress che ne deriva a danneggiare la vita sessuale.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/11/impotenza1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8584" title="impotenza" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/11/impotenza1.jpg" alt="" width="505" height="273" /></a></p>
<p>Viene comunemente definito<em><strong> impotenza</strong></em>, quel fenomeno che in medicina prende il nome di disfunzione erettile, ossia l&#8217;incapacità di avere un&#8217;erezione e/o di mantenerla il tempo necessario per portare a termine un rapporto sessuale che sia soddisfacente per entrambi i membri della coppia.  Uno o più occasionali episodi d&#8217;impotenza, non devono destare preoccupazione: il problema si verifica realmente quando si manifesta costantemente.</p>
<h2>Le cause</h2>
<p>Diversi sono i motivi per cui questo fenomeno può verificarsi, sia di natura fisica che psicologica. Il processo di erezione coinvolge infatti <strong>moltissimi apparati dell&#8217;organismo umano</strong>: dal cervello e le terminazioni nervose, al sistema ormonale, dall&#8217;apparato cardiocircolatorio ai muscoli. Patologie come aterosclerosi, problemi cardiaci, ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, obesità, tabagismo e alcolismo,  problemi alla prostata e ormonali, possono causare disfunzione erettile. Anche l&#8217;età e l&#8217;uso di alcuni farmaci (ad esempio gli antidepressivi) possono contribuire al problema.</p>
<p>Anche gli <strong>aspetti psicologici</strong> dell&#8217;erezione riguardano molteplici dinamiche, come la percezione di sè stessi, delle proprie capacità e virilità, la struttura di personalità, le relazioni oggettuali, la propria storia, le proprie capacità relazionali, il rapporto di coppia, le vicende della vita quotidiana. Patologie psichiatriche come depressione e ansia, possono essere ancora potenziali fattori causali.</p>
<p>Spesso gli aspetti organici e psicologici si combinano, per cui un piccolo problema fisico rende più difficile l&#8217;erezione, da qui nasce la paura di fallire che contribuisce a peggiorare le cose.</p>
</div>
<div>
<h2> Lo stress e l&#8217;impotenza</h2>
<p>Tra i fattori psicologici che possono determinare difficoltà di erezione, lo stress è una delle principali. Ritmi lavorativi troppo serrati, conflitti con se stessi o con il partner possono essere fonte di stress cronico. Questi fenomeni possono creare squilibri sia a livello ormonale che nell&#8217;equilibrio intrapsichico ed interpersonale.</p>
<p>In questi casi è importante comunicare al proprio partner quello che si sta vivendo e non rimandare il problema a &#8220;momenti migliori&#8221;. Parlare insieme delle preoccupazioni e delle difficoltà ci aiuta a sentirci meno soli e aiuta la propria partner a non sentirsi frustrata o poco desiderata. Ridurre i ritmi di lavoro e dedicare del tempo ai preliminari può creare un&#8217;atmosfera più rilassata che potrebbe aiutare a ridurre il problema.</p>
<p>Gli Americani, che non mancano certo di praticità, propongono alcuni rimedi casalinghi per l&#8217;<a href="http://myanmar-narcotic.net/en/2012/10/domestic-remedies/">Impotenza da stress</a>, a cui potete dare un&#8217;occhiata a questo link.</p>
<h2>Come affrontare l&#8217;impotenza</h2>
<p>Il primo passaggio da fare quando ci si accorge del problema, è sicuramente consultare un medico per verificare se sono in corso patologie che possono determinarlo. Mi rendo conto che non è facile parlare al proprio dottore di questa difficoltà, ma è necessario farlo per preservare la propria autostima e vita di coppia, anche considerando che sono davvero in tanti a soffrirne.</p>
<p>Una volta accertatisi che non ci sono motivi organici gravi alla base del problema, tanti sono i modi per provare ad affrontare il problema.</p>
<p>Per fare fronte, invece, alle possibili cause psicologiche, è necessario innanzitutto individuare il problema. Importante è chiarire se il fenomeno si verifica per una difficoltà personale, un momento di preoccupazione o una dinamica che coinvolge la coppia. Può essere d&#8217;aiuto in questi casi rivolgersi ad uno psicologo.</p>
<h3></h3>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Saper litigare e&#8217; un&#8217;arte che si puo&#8217; imparare</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo un recente sondaggio l’Italia in coppia è al primo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Secondo un recente sondaggio l’Italia in coppia è al primo posto della top ten mondiale del conflitto con più del 30% di coppie che ogni giorno discutono e litigano.</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/conflitto.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8455" title="conflitto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/conflitto.jpg" alt="" width="479" height="318" /></a></p>
<h2>La varietà degli argomenti per litigare è vasta:</h2>
<p>• I soldi, come spenderli o non spenderli</p>
<p>• l’educazione dei figli</p>
<p>• i punti sensibili’ come dimenticare un compleanno, un anniversario, tradire la fiducia.</p>
<p>• la biancheria sporca lasciata in giro per casa</p>
<p>• lo stress da lavoro</p>
<p>• il sesso (quando e quanto avere rapporti sessuali che in fondo riguardano il bisogno di sentirsi amati, considerati)</p>
<p>• conflitti irrisolti del passato che emergono puntualmente quando accade qualcosa che in uno dei partner risuona come un dejà vu che ha vissuto nell’infanzia.</p>
<p><strong>Per esempio:</strong> se uno dei due partner è cresciuto con un genitore ipercritico con tutta probabilità sarà sensibile a ogni osservazione e la vivrà a torto o a ragione come un attacco diretto a svalutare la sua persona.</p>
<p>Spesso questi argomenti vengono usati come volano per mettere sul tavolo i propri bisogni più profondi all’interno della coppia.</p>
<p>Ad esempio l’argomento ‘come spendere il denaro’, può riguardare il problema del prendersi la responsabilità così come molte discussioni sul ‘pulire la casa’ in realtà riguardano il bisogno da parte della donna di più rispetto e considerazione per quello che fa.</p>
<p><em>Le persone generalmente litigano perché non sanno discutere</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Chesterton</strong></p>
<p> Siamo stati abituati a vedere i conflitti come qualcosa da evitare. I conflitti sono inevitabili. Il problema è imparare a farlo senza farsi del male. Ogni volta che tu sei in conflitto con qualcuno c’è un elemento che fa la differenza fra recar danno al rapporto con l’altro o renderlo più profondo.</p>
<p><em>L’elemento chiave è l’atteggiamento che hai</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>William James</strong></p>
<h2>Litigare? NON è NEGATIVO ma servono delle regole</h2>
<p>Litigare è una forma di comunicazione. Per alcune coppie il litigio è il momento nel quale riescono a dire ciò che sentono, ad avere l’attenzione dell’altro partner e poi, dopo aver fatto la pace avere di nuovo la conferma dei sentimenti dell’altro (sempre che le basi del rapporto siano solide).</p>
<h2> QUALE E’ IL TUO STILE DI AFFRONTARE I CONFLITTI?</h2>
<p>Ognuno ha il suo stile. Ci hai mai pensato?</p>
<p>Lo stile è un insieme di:</p>
<p>- quanto sei disposto a difendere i tuoi interessi,punti di vista…</p>
<p>- quanto tieni in considerazione quelli degli altri</p>
<p>Questo è influenzato dal tuo carattere, dall’educazione che hai avuto, dalla famiglia&#8230;</p>
<p><strong>5 modi di litigare non ok</strong></p>
<p>Ognuno ha il suo stile e modo di iniziare e condurre un litigio.</p>
<p>Le sfumature caratteriali sono varie ma per sintetizzare ecco i 5 stili più frequenti</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">voglio stare in pace</span></p>
<p>È lo stile di chi non ama sollevare problemi e se per caso ci sono, ed è normale allora incolpa o ritiene responsabile l’altra parte, quindi sta all’altro partner rimetter le cose a posto velocemente.</p>
<p>Che l’altro abbia bisogno di essere ascoltato o voglia cambiare qualcosa ….non importa.</p>
<p>Importante è stare in pace.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> la miglior difesa è l’attacco</span></p>
<p>È lo stile di chi crede che per prevenire le discussioni e il possibile disaccordo debba iniziare per primo ad accendere la scintilla..per evitare un eventuale incendio dopo. Spesso non funziona questa tattica e anche se fosse in qualche caso giusta il pericolo di esagerare e far terra bruciata è sempre in agguato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">l’arma del silenzio</span></p>
<p>E’ lo stile di chi non ama l’attacco diretto e preferisce che sia l’altro che si accorga che c’e’ qualcosa che non va.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">’se mi vuole bene,capirà…</span></p>
<p>Il partner deve essere in grado di leggere nel pensiero, cosa difficile che riesce in una percentuale di casi molto bassa e che non ha niente a che fare con il voler bene.</p>
<p>Se non capisce allora, si chiude nel silenzio, si lamenta per ogni piccola cosa dalla salvietta del bagno che non è ben piegata alla briciola che cade per terra.</p>
<p>Alla fine ottiene attenzione dopo aver esasperato l’altro/a. Questo comportamento è chiamato passivo-aggressivo</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">la vita è una battaglia</span></p>
<p>E’ lo stile di chi ama i rapporti conflittuali. Se non c’è conflitto che muove le acque si annoia.</p>
<p>Probabilmente questo tipo di partner ha dovuto combattere e difendere i suoi diritti da quando era piccolo/a.</p>
<p>Dietro questa corazza da combattente c’è la paura di essere ferito a livello emotivo, abbandonato/a.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> la spugna antishock</span></p>
<p>è lo stile di chi ha paura del conflitto e fa di tutto per NON entrarci. Piuttosto che difendere i propri diritti meglio aspettare….mandar giù e aspettare di digerire il tutto. Solo che i bocconi indigesti rimangono a lungo dentro e si trasformano in rancore, delusione….o magari un’ulcera.</p>
<p>L’ultima volta che hai discusso qual era l’argomento?</p>
<p>Se non sei in coppia ora, pensa alle tue relazioni passate.</p>
<p>Quali erano i maggiori ‘temi’ di discussione?</p>
<h2>Lo schema vincente per litigare</h2>
<p>Quando litighiamo spesso scatta il meccanismo vincitore-perdente dove ognuno vuole uscire vincitore come dopo una battaglia.</p>
<p>E’ una battaglia contro l’altro, muro contro muro una questione di controllo che va ben oltre lo schema giusto/sbagliato oppure ragione/torto.</p>
<p>Come dice un vecchio adagio’la verità sta sempre nel mezzo’ quindi ognuno ha la sua quota azionaria di ragione e torto.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong></p>
<p>C’e un altro modo di vedere le cose….</p>
<p>La strategia migliore e’ QUELLA WIN-WIN</p>
<p>IO +TU = NOI vinciamo… insieme</p>
<p>In questo caso vincere significa farlo con e non contro il/la partner.Nei rapporti non c’è mai un vero vincitore o perdente; due persone vincono o perdono assieme, ma questa è la cosa più difficile da capire sino in fondo.</p>
<p>Se sei in grado di gestire i conflitti in modo positivo e costruttivo avrai come risultati:</p>
<p>- una migliore intesa con gli altri</p>
<p>- nuove risposte ai problemi che emergono</p>
<p>- un maggior interesse a condividere con l’altro</p>
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<ul>
<li>della Coppia</li>
</ul>
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</ul>
<ul>
<li>del Lavoro</li>
</ul>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I conflitti di coppia: tutto parte dai bisogni</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molto spesso nel mio lavoro di counseling mi occupo di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Molto spesso nel mio lavoro di counseling mi occupo di problemi fra partner in crisi che non riescono più a capirsi o a dialogare e decidono, prima di separarsi, di provare di nuovo a comprendersi.</span></h2>
<h2> I problemi di coppia sono per il 95% dovuti a conflitti fra bisogni non soddisfatti. Per il 5% i litigi riguardano differenze di scala valori fra le due parti.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/conflitti-coppia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8402" title="conflitti coppia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/conflitti-coppia.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p>Anche quando i due partner hanno dei valori contrastanti, ad esempio, l’importanza da dare alla famiglia e al lavoro, alla radice dei conflitti ci sono sempre dei bisogni non espressi o non accolti dall’altra persona.</p>
<p><strong> Il primo problema del conflitto è l’incapacità di comunicare chiaramente.</strong></p>
<p>Il primo passo è scoprire quali sono i propri bisogni.</p>
<p>Il secondo passo è comunicarli al partner</p>
<p>Ecco una lista di bisogni.</p>
<p>Qual è per te adesso il più importante o il più urgente?</p>
<p>Qual è quello del tuo o della tua partner?</p>
<ul>
<li> essere rispettati</li>
</ul>
<ul>
<li>essere capiti(su quale argomento specifico?)</li>
</ul>
<ul>
<li>avere la fiducia dell’altra persona</li>
</ul>
<ul>
<li>essere ascoltati senza essere criticato/a o accusato/a</li>
</ul>
<ul>
<li>ricevere complimenti, un grazie, un abbraccio (ma si può sempre chiederlo, no</li>
</ul>
<ul>
<li>avere la possibilità di esprimere i propri stati d’animo senza essere giudicati ( ‘ sei sempre nervoso…non capisci niente….ma cosa vuoi che sia…..ti lamenti sempre…chiudono la comunicazione e creano tensioni.)</li>
</ul>
<ul>
<li>avere la pazienza dell’altro partner per le proprie debolezze, insicurezze e paure</li>
</ul>
<ul>
<li>avere sostegno, incoraggiamento dell’altro partner nei momenti critici o quando decidi qualcosa di nuovo</li>
</ul>
<ul>
<li> libertà di avere opinioni diverse (per esempio su come educare i figli, come usare il tempo libero, come comportarsi con i suoceri…)</li>
</ul>
<ul>
<li>avere libertà di movimento senza essere controllati a vista.(dove sei? Cosa stai facendo?con chi stai parlando? Cosa stai pensando?)</li>
<li>poter stare da soli quando ne ho bisogno senza che l’altro faccia il terzo grado. ( cos’hai? Perché non parli?) oppure si senta ignorato o abbandonato</li>
</ul>
<ul>
<li>avere un aiuto per le faccende di casa</li>
</ul>
<ul>
<li>uscire insieme più spesso</li>
</ul>
<ul>
<li>essere puntuale o almeno avvertire se si è ritardo</li>
</ul>
<ul>
<li>avere più rapporti intimi</li>
</ul>
<ul>
<li>essere sicuro della fedeltà dell’altro</li>
</ul>
<p>Il problema è che nessuno ci ha insegnato a capire i propri bisogni quindi ogni volta sarebbe utile chiedersi: Io di cosa ho bisogno in questo momento?</p>
<p>Altrettanto difficile per molti è esprimere agli altri ciò di cui si ha bisogno.</p>
<p>Alla radice c’è la PAURA.</p>
<p>Ognuno sviluppa una serie di meccanismi controproducenti nelle varie situazioni e il risultato è che questi bisogni rimangono insoddisfatti.</p>
<p>I meccanismi non ok</p>
<ul>
<li>lamentarsi</li>
</ul>
<ul>
<li>criticare l’altro</li>
</ul>
<ul>
<li>far orecchie da mercante</li>
</ul>
<ul>
<li>fare il gioco del silenzio</li>
</ul>
<ul>
<li>fare la vittima (faccio tutti io in questa casa,tocca sempre a me )</li>
</ul>
<ul>
<li>diventare aggressivi</li>
</ul>
<ul>
<li>usare la tecnica ‘ io ho ragione…tu hai torto’</li>
</ul>
<ul>
<li>salire in cattedra e fare il genitore col partner e trattarlo come un bambino (tu devi,non dovevi…potevi fare/dire così….tu non capisci niente…se non ci fossi io…).</li>
</ul>
<p>Questo comportamento scatena la reazione dell’altro partner ( eh già io sono scema….vorrei vedere te al mio posto…non trattarmi come un…)</p>
<p><strong>Quale potrebbe essere il modo per gestire i conflitti?</strong></p>
<p>Il conflitto non è negativo in sé ma può aiutare a chiarire e a conoscersi meglio.</p>
<p>L’unico modo è esprimere direttamente il proprio bisogno</p>
<p>Io in questo momento ho bisogno di…..</p>
<p>E trovare un modo creativo per negoziare in ogni situazione e per ‘vincere ‘ insieme.</p>
<h2>Nell’ebook ‘IMPARARE A GESTIRE I CONFLITTI’ e nei bonus sui conflitti di coppia e in famiglia ho raccolto la mia esperienza come counselor e personale.<span style="color: #800080;">( qui a destra in fondo al mio profilo il link dei miei ebook)</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La famiglia immigrata</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ad una specifica tipologia di immigrato,</span> ma è importante ricordare che gli immigrati, venendo da paesi diversi, hanno culture diverse, parlano lingue diverse, seguono religioni diverse e soprattutto hanno un vissuto diverso.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8374" title="immigrant-family" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>C’è chi , ad esempio, arriva da paesi dell’est e ha alle spalle un vissuto familiare particolare per cui ha deciso di lasciare il proprio paese, chi, invece, viene dall’Africa, dove ha dovuto affrontare viaggi pericolosi vivendo momenti di notevole sofferenza per sperare in una vita migliore.</p>
<p>Dunque ogni famiglia immigrata è una famiglia a sé, ha il suo vissuto personale e le sue motivazioni che hanno spinto all’immigrazione. Qualche volta partono prima uno dei due genitori, o entrambi e poi, dopo un po’ di tempo, vengono raggiunti dai figli. Questo vuol dire vivere mesi e a volte anche anni senza vedere i propri genitori.</p>
<p>Le famiglie si ricongiungono poi con il tempo, il ricongiungimento, seppure è un momento di felicità, provoca spesso un forte disagio.</p>
<p>Dopo anni di separazione, devono affrontare le difficoltà legate alla ripresa della vita di coppia e familiare e a quelle di inserimento sociale.</p>
<p>I servizi spesso progettano interventi rivolti a singoli piuttosto che ad aggregazioni familiari.</p>
<p>Il trauma dell’immigrazione produce lacerazione psicologica, emotiva e culturale, e direttamente o indirettamente riguarda tutti i componenti della famiglia, siano essi adulti, adolescenti o bambini.</p>
<p>L’immigrato, soprattutto inizialmente, si sente impotente, perché non conoscendo ancora il nuovo paese deve ripartire da zero. Se ad esempio ha una laurea, difficilmente si potrà inserire lavorativamente nel nuovo paese usando il suo titolo di studi. Imparerà che sarà più facile lavorare facendo altri tipi di lavoro, come ad esempio la <a href="http://www.michellebadantemilano.com/">badante</a>.</p>
<p>È come se si azzerassero le competenze professionali pregresse.</p>
<p>Tutto questo rende sicuramente più difficile l’inserimento e la vita dell’immigrato, che spera di tornare nel proprio paese il più presto possibile.</p>
<p>Quando ad immigrare sono bambini piccoli, capita il più delle volte che crescendo in un altro paese si identifichino molto con il nuovo modo di essere, la nuova cultura di appartenenza, sia con l’abbigliamento, che con il mangiare o con la religione e lo stile di vita. Spesso è difficile per i genitori immigrati accettare questo cambiamento dei loro figli.</p>
<p>E’ importante che i genitori non considerino in toto i modelli culturali della nuova società negativamente o come incompatibili con i propri, ma si aprano a un confronto e a un dialogo autentici con i valori della società di immigrazione.</p>
<h2>Del resto è importante che chi accoglie gli immigrati nel proprio paese debba <span style="color: #800080;">considerare i vissuti individuali e familiari degli immigrati aiutandoli ad inserirsi nella nuova società, prestando attenzione sia agli individui che a tutto il contesto familiare.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Psico-auguri per voi!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 16:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Rosati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Natale: tempo di auguri. Ovviamente tutti sperano che le feste ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Natale: tempo di auguri. Ovviamente tutti sperano che le feste possano essere un’occasione per stare bene insieme ai propri cari.</span> Tuttavia, se siete tra quelli che subiscono lo stress di questo periodo o pensate che ci sia ben poco da festeggiare, se vi sentite soli o tristi, se il Natale vi sembra un rito consumistico ormai privo di qualsiasi spiritualità, ecco alcuni suggerimenti che credo possano tornarvi utili.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/victoria-christmas-cards-39.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8327" title="victoria-christmas-cards-39" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/victoria-christmas-cards-39.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p><strong>1. Il giorno di Natale si festeggia tipicamente in famiglia</strong>, con pranzi e cene che sottolineano il valore della festa. Dopo aver impiegato tanto tempo a preparare manicaretti e a decorare la casa, non dimenticate la cosa più importante: le persone. Se siete i padroni di casa non affannatevi a rendere tutto perfetto, sedetevi e dedicate del tempo ai vostri invitati. Se siete ospiti ricordatevi di ringraziare chi si è impegnato a fare del proprio meglio per creare una bella atmosfera.</p>
<p><strong>2. Incontrare quei parenti insopportabili</strong> solo a Natale per voi assomiglia ad una vera tortura? Allora tentate di capire come mai continuate a fare loro visita. Forse state cercando di non dispiacere la mamma, la nonna o il partner. O forse ritenete che almeno una volta all’anno si possa deporre l’ascia di guerra. Dare un senso a quello che facciamo rende il calice meno amaro. Trasformando un sacrificio in una scelta consapevole, anche certe riunioni di famiglia sembreranno più tollerabili.</p>
<p><strong>3. Se pensate di aver speso troppo per regali ed addobbi</strong> in tempi così critici, cercate di non rovinarvi la festa assillandovi con pensieri di questo tipo. Meglio formulare un buon proposito a cui vi atterrete scrupolosamente dopo le feste: farete attenzione ad evitare eccessi e sprechi e la prossima volta sarete più parsimoniosi.</p>
<p><strong>4. Avete da poco interrotto una relazione sentimentale importante</strong> e l’idea di mostrarvi sorridenti davanti agli altri vi atterrisce. Ma passare le feste in completa solitudine non farà che peggiorare le cose. Magari partecipate a qualche evento riservandovi la possibilità di lasciare gli ospiti prima del previsto: capiranno la situazione e nessuno ve ne farà una colpa.</p>
<p><strong>5. Lo stesso vale per tutti quelli che per qualche motivo si sentono “fuori luogo”</strong> a causa della loro tristezza. Ricordate che le persone che provano affetto nei vostri confronti non pretendono che voi siate la quintessenza della felicità. Desiderano solo condividere con voi un momento importante, mentre sarebbe ben più penoso pensarvi da soli con il vostro dolore.</p>
<p><strong>6. Se siete in coppia</strong>, non caricate il partner di aspettative irrealistiche, non pretendete che sia tutto incantevole e magico. In fondo quello che conta davvero è il vostro sentimento. Se desiderate fare qualcosa di unico, dichiaratelo apertamente senza aspettarvi miracolose letture del pensiero. Il vostro compagno non è un organizzatore di eventi. Festeggiate l’amore vero con tutte le sue ombre e le sue imperfezioni.</p>
<p><strong>7. Se invece siete tra coloro che passeranno un Natale sereno</strong>, coinvolgete gli altri intorno a voi, specialmente chi vi sembra più in difficoltà. Piuttosto che lamentarci sempre del cinismo e dell’indifferenza, facciamo qualcosa di concreto. Natale può essere una buona occasione per aiutare chi ne ha bisogno, senza retorica. La solitudine pesa realmente di più in questo periodo.</p>
<p><strong>8. Infine, non perdete mai la speranza e la fiducia</strong> nelle vostre immense possibilità. Anche se il vostro Natale non dovesse essere speciale, ricordate che invece voi lo siete. E quello che non si realizza oggi, lo farete accadere domani. Diceva il Mahatma Gandhi: <em>&#8220;Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo&#8221;.</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Un augurio affettuoso da me e da tutta la redazione di Psicozoo!</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A proposito di adozione</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mirabella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la legge, 149 del 2001 la coppia non presenta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Con la legge, 149 del 2001 la coppia non presenta più al Tribunale per i Minorenni la domanda di adozione,</span> ma la dichiarazione di disponibilità a dimostrare che la motivazione principale deve essere quella di accogliere e dare una famiglia ad un bambino abbandonato che spesso ha subito maltrattamenti e abusi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/adozione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8179" title="adozione" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/adozione.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Unica e sola motivazione che consente di potere affrontare in maniera efficace la genitorialità adottiva, è questa : Ogni bambino deve poter avere una famiglia che si prenda cura di lui. E’ una genitorialità particolarmente difficile per due motivi diversi. In primo luogo perché i bambini adottati sono bambini che hanno subito maltrattamenti estremi perché si sia arrivati a quella decisione definitiva che è mettere un bambino in stato di adottabilità. Bambini che spesso hanno subito un trauma molto forte, quello dell&#8217;abbandono e della separazione dalle figure di attaccamento, dalla famiglia, dal paese d&#8217;origine. Bambini che prima di essere accolti da una nuova famiglia, hanno vissuto un periodo più o meno lungo di solitudine ed isolamento affettivo a causa di un&#8217;istituzionalizzazione, in paesi in cui non di rado gli istituti sono in condizioni terribili. Inoltre, la scelta di una coppia di adottare un bambino, avviene spesso in una fase di particolare vulnerabilità della stessa: quando il lutto per non avere generato naturalmente un figlio è ancora vivo e forse non del tutto elaborato. Non di rado accade che, all&#8217;inizio dell&#8217;iter, la coppia pensi al figlio adottivo come ad un &#8220;sostituto&#8221; del figlio che non ha potuto avere, senza pensare, o negando, che un bambino in stato di adozione sia un bambino che ha già una sua storia alle spalle, spesso costellata da eventi traumatici. La difficoltà maggiore è quella di vedere, ancor prima di accettare, che ci sono delle differenze enormi tra il bambino che la coppia immaginava e sperava di avere, e il bambino che effettivamente è andata ad adottare.</p>
<p>Se il passaggio dalla rappresentazione alla relazione col bambino reale è già un momento critico nella formazione della genitorialità biologica, è ancor più evidente (e spesso più difficile da superare) nella genitorialità adottiva. L&#8217;impatto di questo problema riguarda molti aspetti del bambino e, soprattutto, della relazione che egli ha con i genitori adottivi. La mancata differenziazione tra bambino immaginato e bambino reale determina una serie di problematiche, che vengono già affrontate nella fase di informazione e sensibilizzazione e nello studio di coppia che precedono l&#8217;adozione, ma che spesso emergono evidenti nella fase post adottiva. Un problema caratteristico che riguarda questa specifica popolazione, è quello dell&#8217;età: per quanto dall&#8217;inizio del percorso adottivo al momento dell&#8217;incontro, grazie soprattutto ai corsi di formazione seguiti dalla coppia, la rappresentazione che i genitori hanno del bambino sia cambiata progressivamente e la coppia abbia immaginato un bambino sempre più grande, i bambini in stato di adottabilità, negli ultimi anni, sono sempre più grandi, con già una loro storia alle spalle.</p>
<p>Accettare l&#8217;età avanzata dei minori adottati, per i genitori è quasi sempre un problema. Vi è spesso una grossa difficoltà nel relazionarsi con il bambino reale: difficoltà che riguarda soprattutto il vedere, accettare, comprendere e rispondere ai segnali che il bambino manda. Ancora riguardo all&#8217;età, la mancata differenziazione tra bambino reale e bambino immaginato, si ha quando si cerca di confrontare il bambino adottato con altri bambini non adottati della stessa età. Tale confronto è difficile, riguarda canoni nostri e storie per lo più simili.</p>
<h2>Quando si ha a che fare con bambini che hanno avuto storie di vita molto diverse, l&#8217;età anagrafica ha un significato abbastanza relativo: <span style="color: #800080;">da una parte questi bambini spesso sono molto più &#8220;adulti&#8221;, sono dovuti crescere velocemente per far fronte alle circostanze che gli si presentavano, spesso hanno dovuto rendersi autonomi precocemente rispetto ai loro coetanei non adottati.</span></h2>
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		<title>L&#8217;importanza dei corsi pre parto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 21:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il corso di preparazione al parto ha lo scopo di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il corso di preparazione al parto ha lo scopo di preparare le future madri ad affrontare più serenamente la gravidanz</span>a, attraverso esercizi per il corpo, consigli sulla salute, si danno informazioni sull’essere genitore, sull’allattamento e sul primo anno di vita del bambino.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/corso-preparto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8147" title="corso-preparto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/corso-preparto.jpg" alt="" width="455" height="341" /></a></p>
<p>Sono un luogo di incontro per donne che vivono la stessa condizione. È una sorta di condivisione reciproca di paure e curiosità riguardo la situazione nuova che stanno vivendo. Sono molte le paure che le donne in gravidanza hanno, e non è sempre facile esprimerle, ma in un ambiente comune, in cui tutte vivono la stessa situazione, aprirsi diventa più facile.</p>
<p>Sotto la guida di esperti (ostetrico, ginecologo e psicologo) è possibile riscoprire le proprie capacità. Si preparano le future mamme fisicamente, con esercizi per il corpo, di respirazione, rilassamento, postura, consigli sull’alimentazione, con il <strong>RAT (Training Autogeno Respiratorio)</strong>, e si preparano psicologicamente, con informazioni sulla salute, informazioni sul bambino e sulla nuova coppia genitoriale.</p>
<p>Questi esercizi possono aiutare a gestire meglio il dolore del parto, alle doglie. Insegnano a rilassarsi profondamente, a recuperare le energie, ad aprire il bacino per un passaggio più facile per il bambino.</p>
<p>Seguire un corso pre parto può aiutare a cambiare uno stile di vita non del tutto salutare, come fumare, mangiare troppi dolci, bere alcolici… È utile ascoltare il proprio corpo, cambiare i ritmi giornalieri, camminare di più e mangiare sano. Il corso aiuta ad ascoltare meglio il proprio corpo.</p>
<h2>Frequentare questo tipo di corso vuol dire prendersi un momento per sé stesse, se, invece, il corso viene frequentato in coppia, è ancora più utile, poiché permette alla coppia di condividere un’intimità legata alla gravidanza insieme. <span style="color: #800080;">In questo caso il corso ha l’obiettivo di preparare i futuri genitori alla genitorialità, di avere più confidenza con la gravidanza e il parto.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Consigli per i futuri papa&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso si parla di gravidanza solo al femminile. È vero ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Spesso si parla di gravidanza solo al femminile. È vero che è la donna a portare avanti la gravidanza per 9 mesi, ma il ruolo dell’uomo in questi nove mesi è fondamentale.</span></h2>
<h2>Ecco alcuni consigli dedicati agli uomini, per affrontare e capire più serenamente la gravidanza.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/padre-bimba.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8116" title="padre-bimba" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/padre-bimba.jpeg" alt="" width="477" height="276" /></a></p>
<p>Ovviamente il primo è di far smettere di fumare alla propria compagna, e di non fumare in sua presenza. Se entrambi fumate potreste smettere insieme, per solidarietà, per far capire alla propria donna che è un sacrificio difficile, ma che si può fare insieme. Lei si sentirà ancora più capita.</p>
<p>Evitare inutili stress alla donna incinta, troppo stress rischia di danneggiare la crescita del bambino.</p>
<p>Essere incinta è molto faticoso, è opportuno aiutare la propria compagna nelle faccende domestiche, se non l’avete mai fatto prima è giunto il momento di accudire la casa. La donna è molto appesantita e non riesce a fare tutto come prima, bisogna accettare questo cambiamento e aiutarla.</p>
<p>Andare dal ginecologo ogni qual volta che c’è una visita di controllo è molto importante per la donna, si sentirà più accudita e rassicurata dalla presenza del proprio uomo.</p>
<p>Le donne cambiano spesso umore in gravidanza, ma non è colpa loro, dipende dagli ormoni. Quindi, non ci facciamo trovare impreparati, aspettiamoci questi cambiamenti improvvisi e ascoltiamola, non la accusiamo e non ci sentiamo accusati, datele sostegno e comprensione. Altrimenti si creano solo inutili incomprensioni che possono creare difficoltà nel rapporto di coppia.</p>
<p>Parlate spesso dei vostri problemi e delle vostre difficoltà, vedete quanto vi avvicina ancora di più la condivisione delle vostre emozioni in questo momento particolare.</p>
<p>Una volta nato il bambino dovete essere più indipendenti, informarvi tramite web, libri, su qual’ è il modo migliore per accudire il bambino.</p>
<p>Evitare di sembrare imbranati, facendo capire alla donna che l’accudimento del bambino dipende del tutto da lei. Accudire un bambino è impegnativo e stressante, per questo è giusto che la coppia si aiuti a vicenda.</p>
<p>Cambiare il pannolino, fare il bagnetto, giocare, dargli il biberon, mettergli la crema, sono tutte cose che fanno conoscere meglio il proprio bambino. Condividere i ruoli è importantissimo.</p>
<p>Si vivrà una fase di scoraggiamento iniziale dato da eventi inattesi. Non procede tutto in modo ordinato, gli inconvenienti ci saranno sempre. Vi siete appena cambiati e il bimbo vomita sulla camicia pulita, gli avete appena cambiato il pannolino e fa di nuovo i bisogni sporcando tutto, il contrattempo è all’ordine del giorno. È bene considerare questo aspetto, altrimenti si rischia di aumentare lo stress.</p>
<p>Se ci si arrabbia, si perde la pazienza si rischia di diventare vittima del proprio desiderio di controllo. Con un po’ di pazienza e calma si affronta tutto decisamente meglio, l’importante è non dimenticarsi che gli imprevisti sono sempre dietro la porta.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Le difficoltà sono solo iniziali, ma una volta superate, condividere tutto questo con il proprio figlio, rende il rapporto padre- figlio migliore.</span></h2>
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		<title>Quando il partner soffre di un disturbo psicologico</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 08:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Rosati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Una strategia per affrontare i momenti critici
Secondo recenti studi, il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Una strategia per affrontare i momenti critici</span></h2>
<h2>Secondo recenti studi, il 38,2% della popolazione europea, ogni anno, va incontro a qualche disturbo psicologico. Come si può dedurre dal dato statistico, quindi, avere accanto una persona che abbia un problema di questo tipo è una condizione piuttosto frequente, anche se tutt’altro che facile da gestire, soprattutto nei momenti più critici.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/partner-malattia-mentale.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-8015" title="partner malattia mentale" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/partner-malattia-mentale.png" alt="" width="448" height="299" /></a></p>
<p>In questi casi, le reazioni del partner di fronte ai sintomi della malattia possono essere molto disfunzionali, perché dettate dalla paura o dalla frustrazione, più che da un’attenta analisi del problema. E poiché alcuni disturbi tendono a ripresentarsi con episodi ricorrenti, diventa fondamentale gestire la situazione con modalità forse meno “istintive” ma più efficaci. Invece di improvvisare, infatti, si può cercare di capire esattamente cosa fare per aiutare il partner. A questo scopo, una semplice strategia, raccomandata da alcuni terapeuti, può rivelarsi davvero utile: stilare un elenco di comportamenti da tenere nel caso in cui la situazione peggiori. Avere un piano d’azione per le emergenze, infatti, serve ad eliminare la confusione e il senso di impotenza.</p>
<p><strong>Ecco dei suggerimenti su come procedere.</strong></p>
<p>Per prima cosa è bene che tra i partner ci sia accordo su quali siano i segnali della malattia, cercando di descriverli in modo accurato. Se, ad esempio, un membro della coppia soffre di depressione, alcuni comportamenti come “stare sul divano tutto il giorno”, “non andare al lavoro”, “trascurare il proprio aspetto” potrebbero essere considerati un campanello d’allarme. Se invece il partner soffre di un disturbo d’ansia sarebbe meglio non sottovalutare “il frequente evitamento delle situazioni sociali” o il “continuo rimuginare su ciò che procura ansia”. I partner possono individuare i sintomi che si presentano più spesso, in modo da riuscire a riconoscere con buona approssimazione l’inizio di un nuovo momento critico. Se si hanno dei dubbi o delle difficoltà nell’identificare i segnali della malattia, lo psicoterapeuta o lo psichiatra possono fornire maggiori indicazioni in tal senso.</p>
<p>Successivamente, è bene discutere di come il partner intenda essere aiutato, qualora i segnali facciano presagire l’aggravarsi della sua condizione. Spesso, le persone lamentano che il proprio compagno di vita, nonostante l’amore e l’affetto, in certi momenti non sappia essere d’aiuto. Tuttavia, sono incerte nel riferire cosa il partner dovrebbe concretamente fare per alleviare il loro disagio. Per cercare di capirne di più, dunque, si possono porre alcune domande in riferimento a specifiche situazioni, come ad esempio: “Quando ti senti così giù da non riuscire ad alzarti dal letto, cosa posso fare per aiutarti? Come posso risollevarti?”. “Quando sei arrabbiato e cominci a sbattere porte o rompere oggetti, cosa posso fare per calmarti?”. O ancora: “Come posso convincerti a chiamare il tuo medico e a prendere i farmaci che ti sono stati prescritti?”. Le risposte saranno poi annotate e riportate in una lista. Anche in questa fase, è consigliabile consultare lo specialista, che può aiutare la coppia a selezionare i comportamenti adeguati da adottare. Una volta completata, la lista potrà essere consultata da entrambi i partner che, quindi, saranno in grado di affrontare in maniera proattiva e consapevole i momenti problematici, ogni volta che si ripresenteranno.</p>
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