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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi &#187; adolescenti</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>L&#8217;amore e i rischi suicidari</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport e J. Birtle hanno pubblicato un interessante articolo</span> sulle correlazioni tra la frequenza degli atti parasuicidari<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> e il giorno di San Valentino.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8413" title="mal-damore-foto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg" alt="" width="450" height="333" /></a></p>
<p>Davenport e Birtle hanno iniziato ad interessarsi all’eventualità di una relazione tra i due fenomeni quando durante un turno in Pronto Soccorso il giorno di San Valentino hanno notato un numero insolitamente alto di ricoveri per atti parasuicidari, in particolare per sovradosaggio di medicinali.</p>
<p>Gli studi finora condotti sottolineavano l’esistenza di una correlazione tra parasuicidio ed eventi stressanti quali disoccupazione, relazioni insoddisfacenti e malattie fisiche, ma non erano presenti in letteratura riscontri riguardo la festività di San Valentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la ricerca gli studiosi hanno proceduto registrando dagli archivi degli ospedali della città di Birminghan il numero degli accessi al Pronto Soccorso per atti parasuicidari, nel periodo dal 1983 al 1988, in quattro giorni specifici dell’anno: San Valentino, Natale, il 7 febbraio e il 15 agosto. Il giorno di Natale è stato scelto per poter confrontare i dati con un&#8217;altra festività a forte impatto emotivo, mentre il 7 febbraio e il 15 agosto sono state le date di controllo scelte con l’intento di evitare gli eventuali effetti collaterali dovuti alla stagione o al giorno della settimana.</p>
<p>In questo modo, furono registrati 170 casi di parasuicidio, di cui la maggior parte (69 casi) proprio nel giorno di San Valentino, seguiti da 45 casi nel giorno di Natale ed i restanti casi negli altri due giorni.</p>
<p>Un altro fattore interessante riscontrato riguarda l’età dei pazienti seguiti. Infatti, nei giorni di San Valentino e di Natale l’età media dei soggetti interessati era di rispettivamente 21 e 22 anni, mentre il 7 febbraio era di 28 anni e il 15 agosto di 31 anni. Come maggiore era anche la percentuale di adolescenti coinvolti il giorno di San Valentino, seguiti dal giorno di Natale e dagli altri due giorni di controllo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante questo studio non sia sufficiente per affermare una connessione casuale tra la festa di San Valentino e l’aumento di atti parasuicidiari, l’esperienza clinica pregressa dei due ricercatori li porta comunque a sottolineare l’alta possibilità che questa relazione esista. La maggior incidenza di casi parasuicidari durante il Natale rispetto alle due giornate di controllo è da considerare un ulteriore indicatore della possibilità che l’aumentata pressione sulle relazioni interpersonali sia da considerare come un fattore eziologico.</p>
<p>In ogni caso, gli atti parasuicidari sono eventi da non sottovalutare. Una recente ricerca dell’Università di Padova ha dimostrato che più del 50% dei soggetti che hanno messo in atto un tentativo di suicidio, reitereranno il tentativo. Il 20% di questi, entro i 12 mesi. I fattori di rischio per il suicido sono diversi e molto complessi da comprendere; un atto parasuicidario è un gesto grave che, anche se può non comportare conseguenze fisiche importanti, richiede di essere compreso nelle sue motivazioni.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Per questo motivo è fortemente consigliato far seguire la persona in questione da uno specialista che l’aiuti a trovare risposte più funzionali.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a> Parasuicidio: atto ad esito non fatale in cui un individuo mette in atto deliberatamente un comportamento non abituale che, senza l’aiuto di altri, danneggia se stesso; oppure ingestione in eccesso di una sostanza generalmente riconosciuta come terapeutica che gli/le era stata prescritta o consigliata in dosaggio terapeutico, mirando ad ottenere, in diretta conseguenza di ciò, un danno fisico. Definizione Organizzazione Mondiale della Sanità</p>
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		<title>Il sonnambulismo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 17:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Anna Gullà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sonnambulismo è un fenomeno comune, tipico di bambini e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il sonnambulismo è un fenomeno comune,</span> tipico di bambini e adolescenti, e di solito limitato a queste fasi della vita.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/sonnambulismo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8406" title="sonnambulismo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/sonnambulismo.jpg" alt="" width="410" height="308" /></a></p>
<p><strong>Che cos&#8217;è e quali sono le cause?</strong></p>
<p>Il disturbo rientra nelle parasonnie ed è caratterizzato da ripetuti episodi in cui il soggetto, durante lo stato di sonno, si alza dal letto e deambula nelle vicinanze, addirittura alcuni bambini escono di casa, vanno a farsi un giro e poi rientrano. Durante questo periodo non reagiscono alla presenza di altri , è quasi impossibile svegliarli, e successivamente non hanno ricordi dell&#8217;evento.</p>
<p>Clinicamente non vi è prova di un&#8217;attività cerebrale anomala durante il sonno, né che l&#8217;episodio si manifesti specificamente durante la fase REM del sonno. Durante il sonno in fase Rem, infatti, cioè quando si sogna, abbiamo un meccanismo che ci permette di non agire nel sonno. C&#8217;è un blocco dell&#8217;attività motoria completa, mentre sogniamo siamo paralizzati, altrimenti metteremmo in pratica quello che stiamo sognando.</p>
<p>E&#8217; vero che nel Rem Behaviuor Disorder non si verifica questo blocco, tanto che il soggetto mette in azione il sogno, ma è una patologia che nel bambino non è presente.</p>
<p>E&#8217; spesso presente, invece, il <strong>Disturbo da Terrore nel Sonno</strong>, caratterizzato da episodi in cui il bambino si sveglia bruscamente, spesso gridando di paura. Durante l&#8217;evento vi è relativamente posa reattività agli altri, il piccolo appare confuso e disorientato, mostrando, a volte, gesti ripetitivi. E&#8217; comune che i soggetti non si sveglino completamente, o che al risveglio, il mattino dopo, abbiano solo ricordi frammentari del sogno.</p>
<p>Questo disturbo è differente dagli incubi, in cui l&#8217;esperienza ansiosa è più lieve, e il soggetto può ricordare tutta, o quasi, la sequenza del sogno.</p>
<p>La diagnosi di <strong>Disturbo da Incubi</strong> viene infatti posta quando vi sono ripetuti risvegli con dettagliati ricordi di sogni estremamente spaventosi. Il soggetto al risveglio è vigile e significativamente a disagio.</p>
<p>Mentre il sonnambulismo, il <strong>Disturbo da Terrore nel Sonno o il Sonniloquio</strong> (parlare nel sonno) non sono necessariamente associati a una psicopatologia, lo possono essere invece l&#8217;insonnia e quei risvegli che non hanno alcun tipo di associazione con un vero e proprio disturbo del sonno.</p>
<h2>Se avete un figlio sonnambulo, non tentate di svegliarlo, ma cercate di evitare che si faccia male. <span style="color: #800080;">In alcuni casi si può intervenire farmacologicamente, sotto stretto controllo medico, con basse dosi di antidepressivi triciclici che agiscono sulla soglia del risveglio.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La famiglia immigrata</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ad una specifica tipologia di immigrato,</span> ma è importante ricordare che gli immigrati, venendo da paesi diversi, hanno culture diverse, parlano lingue diverse, seguono religioni diverse e soprattutto hanno un vissuto diverso.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8374" title="immigrant-family" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>C’è chi , ad esempio, arriva da paesi dell’est e ha alle spalle un vissuto familiare particolare per cui ha deciso di lasciare il proprio paese, chi, invece, viene dall’Africa, dove ha dovuto affrontare viaggi pericolosi vivendo momenti di notevole sofferenza per sperare in una vita migliore.</p>
<p>Dunque ogni famiglia immigrata è una famiglia a sé, ha il suo vissuto personale e le sue motivazioni che hanno spinto all’immigrazione. Qualche volta partono prima uno dei due genitori, o entrambi e poi, dopo un po’ di tempo, vengono raggiunti dai figli. Questo vuol dire vivere mesi e a volte anche anni senza vedere i propri genitori.</p>
<p>Le famiglie si ricongiungono poi con il tempo, il ricongiungimento, seppure è un momento di felicità, provoca spesso un forte disagio.</p>
<p>Dopo anni di separazione, devono affrontare le difficoltà legate alla ripresa della vita di coppia e familiare e a quelle di inserimento sociale.</p>
<p>I servizi spesso progettano interventi rivolti a singoli piuttosto che ad aggregazioni familiari.</p>
<p>Il trauma dell’immigrazione produce lacerazione psicologica, emotiva e culturale, e direttamente o indirettamente riguarda tutti i componenti della famiglia, siano essi adulti, adolescenti o bambini.</p>
<p>L’immigrato, soprattutto inizialmente, si sente impotente, perché non conoscendo ancora il nuovo paese deve ripartire da zero. Se ad esempio ha una laurea, difficilmente si potrà inserire lavorativamente nel nuovo paese usando il suo titolo di studi. Imparerà che sarà più facile lavorare facendo altri tipi di lavoro, come ad esempio la <a href="http://www.michellebadantemilano.com/">badante</a>.</p>
<p>È come se si azzerassero le competenze professionali pregresse.</p>
<p>Tutto questo rende sicuramente più difficile l’inserimento e la vita dell’immigrato, che spera di tornare nel proprio paese il più presto possibile.</p>
<p>Quando ad immigrare sono bambini piccoli, capita il più delle volte che crescendo in un altro paese si identifichino molto con il nuovo modo di essere, la nuova cultura di appartenenza, sia con l’abbigliamento, che con il mangiare o con la religione e lo stile di vita. Spesso è difficile per i genitori immigrati accettare questo cambiamento dei loro figli.</p>
<p>E’ importante che i genitori non considerino in toto i modelli culturali della nuova società negativamente o come incompatibili con i propri, ma si aprano a un confronto e a un dialogo autentici con i valori della società di immigrazione.</p>
<h2>Del resto è importante che chi accoglie gli immigrati nel proprio paese debba <span style="color: #800080;">considerare i vissuti individuali e familiari degli immigrati aiutandoli ad inserirsi nella nuova società, prestando attenzione sia agli individui che a tutto il contesto familiare.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I miei genitori non mi capiscono</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 07:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da vari lavori svolti con gli adolescenti, una cosa che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Da vari lavori svolti con gli adolescenti, una cosa che è emersa più volte è la sensazione che loro provano verso i loro genitori, ovvero il non sentirsi capiti da loro.</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/adolscenti-ok-ParentandTeen.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7949" title="adolscenti-ok-ParentandTeen" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/adolscenti-ok-ParentandTeen.jpg" alt="" width="443" height="315" /></a></p>
<p>La maggior parte di loro afferma che con i propri genitori non si può parlare e anche se si mostrano dei “tipi giovanili” e pronti ad ascoltare i loro figli, i ragazzi sanno che non è così, che non sono veramente pronti ad accettare le loro difficoltà, i loro modi di fare e di essere.</p>
<p>Alcuni ragazzi, dall’età che va dai 15 ai 18 anni, hanno detto che non riescono ad aprirsi agli adulti perché, nei loro sguardi, leggono la paura della verità e il desiderio di avere la risposta giusta!</p>
<p>Ad esempio, chiedendo loro se parlano di sesso ,molti di loro affermano che, pur volendo, sono i genitori stessi che temono di affrontare l’argomento e di conseguenza loro. Però molti ragazzi affermano di avere voglia di parlare apertamente con le madri soprattutto della sessualità perché sono convinte che loro possono aiutarle a capire tante cose, a risolvere molti dubbi.</p>
<p>I ragazzi hanno affermato che i genitori non considerano i loro problemi, le loro difficoltà, seriamente. Che a casa ci sono sempre problemi più importanti di loro. Il che forse non è del tutto sbagliato, se pensiamo a preoccupazioni come ad esempio un mutuo, o preoccupazioni del lavoro, i problemi giovanili diventano marginali. Ma la vita è fatta anche di giovani, se i nostri figli adolescenti accettano di non essere considerati perché ci sono problemi più importanti, sono sicuramente dei ragazzi maturi, che si rendono conto di molte cose, ma al contempo si trovano costretti ad affrontare da soli quelli che ai nostri occhi sono piccoli problemi, ma che ai loro sono difficoltà enormi da affrontare. Quindi, anche se siamo impegnati e la quotidianità ci sommerge di lavoro e pensieri, fermiamoci un attimo e dedichiamo un po’ del nostro tempo ai nostri figli. I ragazzi credono che crescendo si dimenticano le difficoltà dell’adolescenza,<strong> ma è veramente così?</strong></p>
<p>Guardiamo il nostro passato, rivediamo noi adolescenti e riflettiamo sulle sensazioni che provavamo, un po’ tutti hanno avuto la sensazione di non essere capiti dai genitori, ebbene cambiamo le cose. Facciamo per loro quello che avremmo voluto che qualcuno facesse per noi. Fermiamoci e ascoltiamoli, e se c’è qualche cosa nel loro comportamento che non ci piace, che pensiamo non sia adatta alla loro età, non ci arrabbiamo, parliamo con loro e facciamogli capire cosa non va in determinati atteggiamenti.</p>
<p>Se reagiamo con rabbia, nel momento in cui nostro figlio si sta confidando con noi, finiamo solo con l’allontanarlo, di sicuro non lo aiutiamo.</p>
<h2>Facciamo capire loro le nostre paure, il perchè li priviamo di qualcosa, a loro non basta solo il No, <span style="color: #800080;">loro vogliono sapere soprattutto il perché di un rifiuto.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uomini e donne &#8211; IV parte: Il cervello e gli ormoni</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 12:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cervello, durante la pubertà, che è stato “preprogrammato” dagli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il cervello, durante la pubertà, che è stato “preprogrammato” dagli ormoni in fase fetale, risponde all’effusione di ormoni con enormi cambiamenti psicologici e fisici.</span></h2>
<h2><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/adolescenti-pubert%C3%A0.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7953" title="adolescenti-pubertà" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/10/adolescenti-pubert%C3%A0.jpg" alt="" width="477" height="376" /></a></h2>
<p>I maschi adolescenti hanno un livello di testosterone 20 volte superiore a quello delle femmine; essendo uno steroide anabolico, il testosterone fa aumentare la massa corporea e fa sì che i ragazzi pensino continuamente al sesso. Mentre il sistema ormonale maschile mantiene un equilibrio stabile funzionando come un termostato, nelle donne il sistema produce un&#8217;alternanza di alti e bassi in concomitanza con il ciclo mestruale. Nel periodo premestruale il flusso di progesterone, che contribuisce a creare una sensazione di benessere, si interrompe: gli effetti possono essere simili all&#8217;astinenza da una droga.</p>
<p>Diversi studi hanno dimostrato come il numero di reati femminili subisca un&#8217;impennata durante la fase premestruale, tant&#8217;è che nel codice penale francese la tensione premestruale e stata inserita nella categoria dei &#8220;disturbi mentali transitori&#8221; e anche in altri paesi ci sono &#8216;sentenze&#8221; documentate in cui questa sindrome è stato usata con successo dalla difesa. In generale gli ormoni maschili aumentano l&#8217;aggressività, il desiderio di competere e di farsi valere, la sicurezza in se stessi e l&#8217;autonomia; questi tratti sono meno marcati in presenza di ormoni femminili.</p>
<h2>Tuttavia con l&#8217;avanzare dell&#8217;età il livello di testosterone cala e il maschio tende essere più rilassato; <span style="color: #800080;">al contrario, i cambiamenti nella chimica ormonale delle donne fanno sì che esse diventino più assertive.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Morire per amore</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ inevitabile che, prima o poi, durante il percorso della ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">E’ inevitabile che, prima o poi, durante il percorso della vita, ci troviamo costretti a dover affrontare un dolore che può essere scatenato da eventi diversi, come la morte di una persona cara, una separazione, un improvviso licenziamento lavorativo, una forte delusione d’amore…</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/mal-damore-foto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7780" title="mal-damore-foto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/mal-damore-foto.jpg" alt="" width="450" height="333" /></a></p>
<p>E’ su questo tipo di situazione che vorrei soffermarmi per approfondire le dinamiche disfunzionali che possono scatenarsi alla fine di un amore. Le delusioni d’amore spesso vengono banalizzate, soprattutto quelle degli adolescenti “che sarà mai…morto un papa…”, o “chiusa una porta si apre…”, frasi e parole che non servono in quanto spesso, quel papa e quella porta ormai chiusa, diventano un qualcosa di più grande e che assume significati che vanno al di là dell’allontanamento della persona amata.</p>
<p>Se agli occhi degli altri è solo la fine di una storia d’amore che “normalmente” non dovrebbe portare nessun tipo di strascichi futuri, per chi vive il dolore quello stesso evento può risultare devastante. Soprattutto se si è già “portatori” di un vissuto interiore doloroso e dilaniante, quella “semplice” delusione può andare ad intaccare un’area personale già precaria e quindi suscitare problemi nella costruzione di una buona autostima. Questo fallimento può rappresentare la prova che si è realmente dei falliti, che si ha un carattere insopportabile o che nessuno potrà mai amarci per questo.</p>
<p>In questo caso il dolore diviene sempre più acuto e si trasforma man mano in angoscia. Questo succede perché quell’area colpita rappresenta il punto focale e la ragione stessa di vita, in quanto in essa si è investito tutta la propria emotività.</p>
<p>Gli amici, genitori, parenti si perdono di vista lungo il cammino, il dolore che si prova ingoia tutto e tutti e la solitudine fa da padrone. L’evento scatenante inizia a non contare più, ma è il significato che esso assume per la persona abbandonata a diventare l’enigma da risolvere, un significato invisibile agli occhi esterni. Questa invisibilità, però è pericolosa in quanto permettere alla solitudine di incalzare sempre di più, insinuandosi e divenendo isolamento fisico e psichico.</p>
<p><strong>Quindi:</strong> delusione, dolore, angoscia ed isolamento psichico, se a tutto ciò poi si somma l’impossibilità e incapacità di comunicare con chi ci sta attorno, ecco che la semplice e classica delusione diviene disperazione che acceca e confonde.</p>
<p>Si assottiglia quindi sempre di più il confine tra dolore psichico e male fisico, si pensa allora alla morte, al suicidio come unica via d’uscita, si è convinti di essere un peso per i propri cari e per se stessi. Il suicidio che viene ricercato, però, non è per forza di cose l’atto estremo e cioè quello che fa smettere di battere il cuore, spesso si decide di morire proprio lasciando battere un cuore anestetizzato, lasciandolo sopravvivere difendendolo da ulteriori coinvolgimenti emotivi.</p>
<p>Spesso, quindi, si prendono in considerazione strade alternative, devianti e patologiche, porte di emergenza da utilizzare quando ci si sente ormai in trappola. Una strada che invece consiglio e che aiuta a liberarsi da questa trappola, è quella della PAROLA e se ciò significa URLARE, ben venga! Urlare il proprio dolore ha come conseguenza la condivisione, il confronto e l’ascolto, tutto ciò che è contrario alla chiusura. Dunque, il coraggio nel lasciarsi aiutare e supportare da chi è in grado di accogliere e da chi avendo gli strumenti conoscitivi per farlo, può scavare e analizzare quel dolore e quel significato muto e invisibile agli altri. Si può cominciare così un cammino verso il recupero e la consapevolezza che l’angoscia può trasformarsi anche in altro e non solo in male fisico. Scoprire che fuori c’è un mondo che con la sua luce può far sparire i fantasmi interiori più spaventosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La giusta distanza</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 07:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Di Martino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prossemica, quale disciplina che studia lo spazio e le ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #800080;">La prossemica, quale disciplina che studia lo spazio e le distanze all’interno della comunicazione, ha conquistato tutti, finanche le serie tv. Ma come nasce questa disciplina?</span> Possiamo considerarla una scienza reale o soltanto una leggenda metropolitana? E quali le differenze tra i diversi popoli?</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/prossemica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7716" title="prossemica" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/prossemica.jpg" alt="" width="477" height="318" /></a></p>
<p>Il termine inglese <em>proxemics, </em>derivato di <em>proximity, </em>viene introdotto dall’antropologo americano E. T. Hall negli anni sessanta per indicare lo studio dello spazio umano e della distanza interpersonale.</p>
<p>La prossemica analizza, in particolare, il significato che assume la distanza che l’uomo interpone tra sè e gli altri , tra sè e il mondo, e il valore che viene attribuito dai gruppi al modo di organizzarsi all’interno dello spazio, in una estensione non valutabile quantitativamente, ma che ha il valore di uno spazio vissuto, praticato, e che tante volte assume delineazioni che non è dato stimare realisticamente.</p>
<p><strong>Cosa comprende la prossemica?</strong></p>
<p>Anzitutto valutiamo <strong>le dimensioni psicologiche del nostro corpo. </strong>Il nostro corpo infatti presenta dimensioni reali, misurabili, eppure bisogna determinarne anche la dimensione personale e puramente soggettiva. Un esempio chiaro riguarda il bambino che indossa le scarpe del papà e la cravatta, oppure la bambina che prova i tacchi o il rossetto della mamma; noi adulti lo riteniamo buffo, i bambini invece si sentono a proprio agio, si sentono maturi, in quanto modellano l’immagine adulta adattandola al proprio corpo e al proprio sentire.</p>
<p>Questo vale ad esempio per <strong>la dimensioni dei nostri abiti </strong>(abiti più aderenti e appariscenti ci aiuteranno a sentirci più desiderabili, sia ai nostri occhi che a quelli degli altri), o per <strong>i colori </strong>(un carattere timido, schivo, tenderà generalmente ad indossare colori opachi per fornire dimostrazione anche agli altri di questa caratteristica). Un etologo, Desmond Morris, ha rilevato come nel periodo adolescenziale le donne sviluppano le gambe molto più degli uomini, e questo viene evidenziato dall’uso di tacchi, minigonne, pantaloni aderenti, come invece viene camuffato da adolescenti insicure e timide, che nascondono il proprio corpo con pantaloni larghi e abbigliamenti quasi maschili.</p>
<p>Successivamente troviamo <strong>la posizione delle gambe e delle braccia</strong>, di cui individuiamo diverse posture:</p>
<p><strong>-Gambe divaricate: </strong>Propria di soggetti dominanti, vincenti, generalmente in posizione di potere. Questa rappresentava in passato la posizione dei guerrieri che si dovevano ben mantenere al suolo durante i combattimenti per non cadere a terra. La donna che generalmente tiene le gambe divaricate vuole dimostrare la propria posizione di parità rispetto all’uomo</p>
<p><strong>-Gambe chiuse: </strong>Postura tipicamente femminile, nella sovrapposizione delle ginocchia, indica generalmente un atto di corteggiamento, in quanto valorizza le curve e le forme. Di valore diverso è l’atto di accostare le ginocchia divaricando le estremità delle gambe e portando la punta dei piedi verso l’interno, ricalcando l’atto dei cuccioli di ricercare il sostegno genitoriale, e indicando quindi un bisogno di protezione e tenerezza.</p>
<p><strong>-Braccia aperte e gambe larghe: </strong>Indica la posizione di leader, assunta anche da chi è intorno a causa delle maggiore dimensione fisica e psicologica assunta dal soggetto.</p>
<p><strong>-Braccia e gambe chiuse: </strong>Questa posizione diminuisce la dimensione psicologica. Una posizione particolarmente raccolta può essere dovuta a timore, alla sensazione o alla constatazione di sentirsi colpiti, indica una posizione difensiva.</p>
<p><strong>Le distanze</strong></p>
<p>Trovare una distanza che ci possa aiutare a mantenere un equilibrio tra vicinanza ed evitamento è uno degli elementi fondamentali propri della prossemica. Come in una danza, impariamo a darci agli altri, a non darci troppo per non essere feriti, a darci senza calibrature in molti eventi, e la nostra sensibilità rappresenta un perimetro invisibile che ci circonda. Per gli esseri umani esistono 4 tipi di distanza:</p>
<p><strong>-Distanza intima (dagli 0 ai 45 centimetri)</strong>E’ lo spazio che contrassegna le relazioni intime, in cui si può percepire l’odore, la voce bassa, le variazioni emotive più sottili, gli sguardi più profondi.</p>
<p><strong>-Distanza personale (dai 45 ai 120 centimetri) </strong>E’ la distanza tra l’intimità più stretta e le relazioni sociali, generalmente questa zona appartiene all’amicizia.</p>
<p><strong>-Distanza sociale (tra gli 1,2 e i 3,5 metri) </strong>Indica lo spazio mantenuto tra persone sconosciute, con cui si intende mantenere relazioni molto formali (in genere le relazioni lavorative)</p>
<p><strong>-Distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) </strong>In questo caso le persone non vengono considerate come tali, ma piuttosto come entità gruppali, come nel caso di una conferenza, un concerto, casi in cui sia presente una platea.</p>
<p><strong>Differenze culturali</strong></p>
<p>Nel libro <em>“La dimensione nascosta” </em>Hall osserva come anche le culture influenzino la prossemica, che quindi non è una disciplina unica, ma piuttosto adattabile anche alla propria zona di appartenenza.</p>
<p>Da questi studi gli arabi si presentano come i soggetti più prossimali, mentre gli europei e gli asiatici mantengono generalmente la distanza sociale. In India, in cui vige una marcata differenza legata alla casta, quando i paria (la casta più debole), incontrano i bramini (la casta più elevata), la distanza da mantenere è di circa 39 metri, in segno di distacco e rispetto.</p>
<p>La differenza concerne anche il sesso, in quanto gli uomini preferiscono posizionarsi di fianco, le donne di fronte.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Questo è solo un piccolo spunto di analisi, che può eventualmente essere approfondito, verso una disciplina, di natura comportamentale, che tuttavia apre le porte a una dimensione emozionale il più delle volte inconscia, e che vive delle nostre paure, sensazioni, bisogno di vicinanza e di protezione.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; bello ciò che è bello</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bellezza e l’effetto alone
 Quando guardiamo un concorso di bellezza ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">La bellezza e l’effetto alone</span></h2>
<h2> Quando guardiamo un concorso di bellezza alla tv e viene eletta, ad esempio,“Miss Italia” è stata eletta la ragazza più bella d’Italia; mi correggo: è stata eletta la ragazza più bella tra quelle che hanno partecipato al concorso; ovvero: è stata eletta la più bella per i giudici e/o telespettatori che hanno votato per la ragazza, secondo loro, più bella d’Italia.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/Miss-Italia-Maria-Perrusi1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7701" title="Miss-Italia-Maria-Perrusi1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/Miss-Italia-Maria-Perrusi1.jpg" alt="" width="449" height="274" /></a></p>
<p>Ma, in base a quali parametri un giudice riesce a dire: “è quella la più bella!”. Esiste una bellezza oggettiva? La <strong>psicologia sperimentale</strong> attraverso studi e ricerche è riuscita a dimostrare come le persone concordano largamente nel giudizio sulla bellezza dei volti; c’è concordanza anche tra persone di culture diverse. Quindi, secondo tali ricerche, i fattori che determinano il giudizio di bellezza sono intrinseci, universali, indipendenti dalla cultura e dal contesto di appartenenza. Alcuni di questi parametri sono: la statura, la conformazione dei denti, la grandezza della pupilla, il colore dell&#8217;iride, la lunghezza ed il colore dei capelli, la grandezza e rotondità di occhi e labbra, le proporzioni del volto, la forma e grandezza del naso, il peso, la conformazione muscolare, il rapporto fra larghezza dei fianchi e della vita, la conformazione delle gambe, la presenza di difetti dermatologici come nei, lentiggini ecc.. Dunque questi fattori fungono da valori di riferimento che in un certo qual modo condizionano il giudizio di bellezza e di “attrattività” di una persona. Ed ecco che il concetto di “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” vacilla di fronte al fatto che un volto che presenta determinate caratteristiche piace e basta e c’è poco da discutere. Ciò che non risulta altrettanto consapevole è l’errore di giudizio che ci portiamo dietro seguendo tali canoni. Ed infatti è proprio inconsapevole il fenomeno psicologico chiamato effetto alone: una singola qualità, come l&#8217;avvenenza di una persona, viene ad influenzare, come un alone, altre sue caratteristiche e la nostra impressione risulta, così, falsata. Alla bellezza, cioè vengono associate una serie di elementi positivi che in realtà sono indipendenti da essa. Ed ecco quindi che, chi è bello diventa anche buono, gentile, credibile e persuasivo, padrone di sé, socievole e competente. Pensiamo alla pubblicità e a come i prodotti sono sempre rappresentati da persone belle, affascinanti o ad ogni modo carismatiche. L’effetto alone permette, inoltre la creazione di un intero mondo immaginario intorno a queste persone, si associa al loro aspetto e a ciò che esso comunica, una vita interessante piena di eventi fantastici. Naturalmente le ricerche in questo senso, hanno smentito tale correlazione, non c’è nulla di vero, a bellezza non corrisponde bontà e felicità, ma l’effetto alone inconsapevolmente si mette in atto. Ciò che risulta vero, invece è che la bellezza sta alla base di molte scelte quotidiane, influenza decisioni e comportamento soprattutto quando non si hanno ulteriori informazioni per valutare e quando bisogna prendere decisioni senza conoscere la storia personale. Il volto, dunque è importantissimo essendo la  parte  del corpo più esposta al giudizio e più legata alle capacità espressive di ciascuno e per questo motivo la sua espressione di bellezza favorisce maggiori contatti interpersonali e aiuta a ridurre l&#8217;ansia sociale. Chi è bello ha quindi anche dei vantaggi sociali: le ricerche ci dicono che la gente cerca il contatto e la compagnia di persone attraenti e che risponde loro più favorevolmente. Tutto ciò permette alle persone attraenti di ricevere, nei contatti sociali, un maggior numero di rinforzi positivi che, a loro volta, aumentano l’autostima e l’amore verso se stessi mettendo in atto tutta una serie di meccanismi che sono alla base dei rapporti sociali e relazionali. Ce ne possiamo accorgere se solo proviamo a pensare ai problemi di autostima e di insicurezza suscitati dall&#8217;acne negli adolescenti o ai continui ritocchi estetici di fronte ai primi segni di invecchiamento nelle persone adulte. Ai concorsi di bellezza, però sfilano solo belle ragazze, quindi, in possesso di almeno alcune di quelle caratteristiche che rendono la bellezza oggettiva, ma, se ciò è proprio vero e se esiste una bellezza oggettiva ed il detto è stato stravolto e capovolto diventando “non è bello ciò che piace ma è bello ciò che è bello”, perché la miss che piaceva a me, guardando quel concorso alla tv, non ha vinto? Ma!</p>
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		<title>SOS: bassa autostima</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 07:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credere in se stessi e accettarsi per ciò che si ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;"><em>Credere in se stessi e accettarsi per ciò che si è, con pregi e difetti, aiuta a superare momenti di grande scoraggiamento ed è fondamentale per una buona autostima.</em></span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><em><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/08/bassa_autostima.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7550" title="bassa_autostima" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/08/bassa_autostima.jpg" alt="" width="451" height="385" /></a><br />
</em></span></p>
<p>Si ascoltano sempre più spesso giovani adolescenti raccontare le proprie vite con tono svalorizzante e negativo; giovani, con tutte le carte in tavola per sperare in un futuro brillante e per poter intraprendere iniziative soddisfacenti, e invece ciò che dicono è: <em>“Non credo di poter essere in grado”, “Tanto è inutile so come va a finire”, </em>oppure<em> “Tanto so che andrà male come al solito”.</em> Sono questi giovani con bassa autostima che non credono nelle proprie qualità e risorse in quanto non riescono proprio a vederne la presenza.</p>
<p>Riconosciamo una persona con bassa autostima dal fatto che non ama essere criticata in quanto si offende molto e tende a dare poca importanza ai giudizi positivi che riceve dagli altri, mentre ingigantisce i propri difetti reali o immaginari che siano. Quando raggiunge un successo tende ad attribuirlo alla fortuna (e mai alle sue reali capacità), mentre gli insuccessi derivano dalle proprie mancanze. Naturalmente ciò comporta il non godersi i propri successi o a volte addirittura a non notarli nemmeno. Come si arriva a ciò?</p>
<p>L’autostima è l’immagine che noi abbiamo di noi stessi, questa è in continua evoluzione ed inizia la sua costruzione fin dall’infanzia: l’ambiente in cui viviamo, le opinioni che gli altri hanno di noi e tutti i messaggi provenienti dall’esterno, vengono miscelati in un enorme calderone (il nostro Sé) e poi interiorizzati. Può accadere quindi che, se ad esempio dai genitori o da altre figure di riferimento importanti arrivano messaggi molto esigenti, dentro di noi potrebbe costituirsi un <span style="text-decoration: underline;">sé ideale</span> formato da standard di comportamento troppo elevati che inevitabilmente andranno poi a scontrarsi con quelli reali. A questo punto potrebbe crearsi un circolo vizioso molto pericoloso:  posta una meta lontana da raggiungere rispetto alle potenzialità, il fallimento arriva ed inevitabilmente lo si attribuisce alle proprie scarse qualità, piuttosto che alle oggettive difficoltà. Agendo così, l’immagine negativa viene alimentata in modo tale che la prossima volta che ci si trova a portare a termine un altro compito, lo si farà con un approccio poco convinto rischiando l’ennesimo fallimento e confermando l’immagine negativa di partenza, di persona poco capace. In questi casi e, soprattutto quando l’unica fonte della propria autostima diventa l’approvazione degli altri, è utile individuare, in maniera tempestiva attraverso un percorso psicologico, le fonti di questi standard poco realistici, al fine di prenderne coscienza e iniziare a ridimensionarli.</p>
<p>Dobbiamo ricordare che ciò che è importante per una persona può non esserlo per noi e, anche se questa sembra una banalità purtroppo, al giorno d’oggi, il dover per forza piacere e soddisfare le aspettative degli altri è spesso alla base di svalorizzazioni importanti che possono vedere un giovane di 18 anni divenire privo di motivazioni, spirito di iniziativa e aspirazioni…e questo si che è un gran peccato.</p>
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		<title>Abuso sessuale individuale o collettivo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abuso sessuale ed Abuso sessuale collettivo (ASC): Come definirli e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;"><strong>Abuso sessuale ed Abuso sessuale collettivo (ASC): Come definirli e cosa li accomuna e li differenzia?</strong></span></h2>
<h2><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></h2>
<h2>Troppo spesso, purtroppo, la cronaca ci trasmette delle notizie che hanno come oggetto gli abusi su minori.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/08/Stupro-di-gruppo-600x357.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7513" title="Stupro-di-gruppo-600x357" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/08/Stupro-di-gruppo-600x357.jpg" alt="" width="448" height="266" /></a></p>
<p>In genere, la reazione che si prova nel sentire tali avvenimenti è di disgusto, avversione per chi commette tali reati, associata a sentimenti di tenerezza per le vittime, specie se in tenerissima età.</p>
<p>La letteratura specialistica distingue tre essenziali forme di abuso:</p>
<p>-  <strong>Abuso fisico</strong>, in cui rientrano le percosse, l’uso di mezzi impropri (es. cinghia, tacco di scarpe, bastoni) utilizzati;</p>
<p>-  <strong>Abuso psicologico</strong>, di cui fanno parte la deprivazione di bisogni fisici ed emotivi, l’infliggere dolore fisico, terrorizzare ed umiliare, l’abbandono e la provocazione di confusione mentale ed il disorientamento, il ricatto emotivo e la corruzione;</p>
<p>-          <strong>Abuso sessuale</strong>, che verrà maggiormente approfondito in questa sede, che viene definito come “<em>quel comportamento di un adulto che coinvolge bambini ed adolescenti in attività sessuali che essi non sono in grado di tollerare e sostenere, violando le leggi ed i tabù sociali. Si definisce abuso sessuale anche il contatto fisico con penetrazione o no tra due minori, di cui uno, l’aggressore, più grande di età rispetto al bambino vittima. La violenza può avvenire attraverso rapporti sessuali completi, penetrazione anale, rapporti orali, carezze, esibizioni di organi genitali</em>” (Mendorla, G., 2005).</p>
<p>È noto a tutti come, troppo spesso, tali forme di abuso rimangono non denunciate, soprattutto quando la violenza avviene all’interno delle mura domestiche. In tali casi, l’autore dell’abuso gode della complicità di diverse persone, tra cui, <em>in primis</em>, il coniuge. Sono spesso le madri che si rivelano incapaci di intervenire, preferiscono “far finta di non sapere”, e molte volte mettono in atto tali comportamenti in quanto hanno  paura della reazione del marito, spesso violenta.</p>
<p>In generale, le <span style="text-decoration: underline;">tecniche utilizzate dall’aggressore</span> sessuale possono essere varie, quali, ad esempio, la violenza fisica, come nel caso di uno stupro, o le minacce unite all’offerta di doni. Ci sono casi, invece, in cui l’aggressore non utilizza la forza fisica o le minacce, ma la seduzione, catturando l’affetto della vittima con regali e tenerezza. Tale tipo di comportamenti è messo in atto, soprattutto, dai padri aggressori, che, per convincere la vittima, stimolano il suo amore di figlia, presentandosi a lei come bisognoso di carezze ed affetto.</p>
<p>Spesso, <strong>gli aggressori</strong> portano con sé storie di psicopatologie e disturbi mentali.</p>
<p>Tra questi rientra <span style="text-decoration: underline;">l’uso ed abuso di sostanze</span>, che può causare maltrattamenti durante le fasi di astinenza, <span style="text-decoration: underline;">i disturbi dell’umore</span> e, nello specifico, il disturbo depressivo maggiore, in cui è possibile diventare violenti a causa dei deliri di rovina e colpa che rovinano anche i figli nel suicidio allargato.</p>
<p>Una situazione che merita attenzione è quella dei <span style="text-decoration: underline;">disturbi del controllo degli impulsi</span>, quali il gioco d’azzardo patologico, per le conseguenze economiche devastanti sulla famiglia, la piromania ed il disturbo esplosivo aggressivo intermittente, che si può indirizzare per futili motivi verso minori.</p>
<p>In riferimento <strong>alle vittime</strong>, invece, è evidente come queste portino con sé durante tutta la vita gli effetti dell’abuso.</p>
<p>Tra gli effetti più immediati rientrano dolori addominali, cefalea e vertigine, persistono, invece, nel lungo termine, disturbi della sessualità, difficoltà a stabilire relazioni sessuali durature, comportamenti altamente sessualizzati o, viceversa, repressione completa della sessualità, disturbi del comportamento alimentare, disturbo post traumatico da stress ed, in alcuni casi, tale quadro psicopatologico sfocia nel suicidio.</p>
<p>Un caso particolare di abuso è l’abuso sessuale collettivo (ASC), definito come “<em>una</em> <em>forma di abuso in cui sono coinvolti al contempo più minori e che assume caratteristiche rituali”</em> (Mazzoni, G., 2008).</p>
<p>Tali forme di abuso spesso avvengono all’interno di riti satanici ed assumono forme estremamente brutali e violente. Inoltre, nei casi di ASC, sono spesso i genitori che raccontano alle autorità ciò che i minori avrebbero detto, inficiando così in larga misura la veridicità dei ricordi. Un ulteriore aspetto che caratterizza tali casi è la similarità dei luoghi e dei personaggi, oltre che delle azioni e dei rituali. Nella maggior parte dei casi, infatti, sono coinvolte scuole materne o centri di ritrovo per bambini.</p>
<p>Il caso più eclatante avvenuto in Italia è stato nel 2000, in cui i bambini di un paese della piana modenese hanno raccontato agli operatori vicende cruente, in cui adulti mascherati da diavoli insegnavano loro a uccidere altri bambini, a tagliarne le teste e cosi via.</p>
<p>In generale, quindi, è evidente a tutti come tali episodi siano violenti, disgustosi e causino estrema sofferenza in chi ne è vittima. Come discusso in questa sede, gli effetti di tali eventi nono si limitano al momento dell’abuso, ma persistono durante l’intera vita del soggetto, inficiandone profondamente la sua qualità di vita e le sue relazioni sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Bibliografia</em></strong></p>
<p>-        Caretti, V., Schimmenti, A. (2007) <em>Il bambino maltrattato. Le radici della depressione nel trauma e nell’abuso infantile. </em>Casa Editrice Estrolabio, Roma.</p>
<p>-        Daher, L. M., &#8211; a cura di &#8211; (2006) <em>Abuso sui minori. Strategie e Azioni. </em>Bonanno Editore, Acireale &#8211; Roma.</p>
<p>-        Mazzoni, G., (2008) <em>Lo strano caso degli abusi sessuali collettivi. Quali strumenti possiede lo psicologo? </em>Psicologia Contemporanea, Luglio-Agosto 2008, n° 208</p>
<p>-        Mendorla, G., (2005) <em>La violenza domestica al Test Proiettivo dell’abuso infantile. </em>Giuseppe Maimone Editore, Catania.</p>
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