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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; arte</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Van Gogh e la fondazione dell&#8217;arteterapia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 15:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Extra]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;arteterapia 1 è una disciplina giovane, ma molto apprezzata per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><p><strong><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/arteterapia.jpg"><img class="attachment wp-att-488 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/arteterapia.thumbnail.jpg" alt="" width="250" height="186" /></a>L&#8217;arteterapia </span></strong><sup>1</sup> <span style="color: #800080;"><strong>è una disciplina giovane, ma molto apprezzata per il suo valore abreativo e di espressione dei conflitti interiori talvolta molto più delle parole.</strong></span> Paradossalmente, in un&#8217;epoca in cui l&#8217;arte sembra sempre più lontana dalle persone, quasi una passione per intellettualoidi,<strong> il messaggio visivo assume un&#8217;importanza sempre maggiore </strong>(basti pensare alle nostre spinte voyeristiche rispetto ai reality show, all&#8217;uso dei messaggi di posta e degli sms piuttosto che delle conversazioni, all&#8217;impatto della pubblicità nelle nostre vite). <strong>Per queste ragioni, abbiamo qualcosa da imparare da Vincent Van Gogh, nonostante la sua follia.</strong></p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong><a title="Van Gogh a 19 anni" href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van_gogh_age_19.jpeg"><img class="attachment wp-att-489 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van_gogh_age_19.thumbnail.jpeg" alt="" width="250" height="219" /></a>La vita. </strong></span></h2>
<p><span style="color: #800080;">Vincent Willem Van Gogh </span>nasce a Groot Zundert in Olanda, il 30 marzo del 1853, figlio di un pastore protestante e primogenito di sei. In realtà, l&#8217;anno prima della sua nascita la madre aveva dato alla luce un bambino morto, di cui Vincent aveva ereditato il nome e il posto. <em>L&#8217;idea di essere un sostituto del fratellino morto fu un pensiero che lo accompagnò per tutta la sua vita</em>, così come il ricordo della piccola lapide nel loro giardino. Il ragazzo crebbe un pò sfaticato, tanto che il suo scarso rendimento scolastico spinse la famiglia a cercargli un impiego: così previa raccomandazione fu assunto presso la casa d&#8217;arte Goupil &amp; Co., dove si occupava della vendita di riproduzioni di opere d&#8217;arte, lavoro che gli piaceva e che lo avvicinò agli ambienti artistici.</p>
<p>Per lavoro si trasferì prima nella filiale di Bruxelles, poi in quella di Londra, dove iniziò a dipingere i suoi primi scorci cittadini. Innamoratosi di Eugenia Loyer, figlia del proprietario della pensione presso cui alloggiava, le dichiarò il suo amore, ma lei lo respinse perchè già fidanzata. <strong>Cominciò così la sua prima crisi depressiva</strong>: il suo rendimento al lavoro diventò sempre più scarso, si allontanava per giorni senza preavviso per andare a trovare la famiglia, i datori di lavoro erano sempre più furiosi, per cui nel 1876 diede le dimissioni. Iniziò a lavorare come insegnante, facendo la spola tra Londra e L&#8217;Aja dove la famiglia si era trasferita, ma le sue condizioni psicologiche precarie spinsero i congiunti a dissuaderlo dal tornare a Londra e a trovargli un lavoro in una libreria locale.</p>
<p><strong><a title="&quot;Pietà&quot; di van Gogh" href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/pieta_di_van_gogh.jpg"><img class="attachment wp-att-490 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/pieta_di_van_gogh.thumbnail.jpg" alt="" width="202" height="250" /></a>Iniziò a coltivare interessi religiosi</strong> e cominciò a fare il predicatore prendendosi cura degli ammalati ed interessandosi alla causa dei minatori poveri. Sempre più ossessionato dalla religione, sentiva forte la spinta verso la vita ecclesiastica, ma i suoi superiori, giudicando eccessivo e maniacale il suo slancio, lo sollevarono dalle mansioni di predicatore. Decise comunque di continuare ad aiutare i poveri, vivendo nell&#8217;indigenza e riparandosi durante lunghi vagabondaggi a piedi per tutta l&#8217;Europa in casolari e stalle. Tuttavia questa vita era troppo complicata viste le condizioni psicofisiche. Nella continua indecisione tra <strong>la carriera artistica</strong> e quella religiosa, optò infine per la prima, studiando presso l&#8217;Accademia di Belle Arti, aiutato anche dal fratello Theo verso il quale nutriva un legame fortissimo, condividendo con lui anche una certa propensione all&#8217;instabilità psichica. Lasciò comunque anche l&#8217;Accademia e ritornò presso la famiglia.</p>
<p>Ancora una volta fu respinto in amore dalla <strong>cugina Kee</strong>, vedova e con un figlio. Arrivò a seguirla fino ad Amsterdam dove la donna si era trasferita. Al rifiuto di riceverlo, Vincent pensò bene di ustionarsi una mano su una lampada davanti ai genitori di lei. Non usò proprio un metodo ortodosso per ottenere l&#8217;approvazione dei suoceri e infatti non ci riuscì. L&#8217;ostinazione verso la cugina, spinse i genitori disperati a cacciarlo di casa e si trasferì presso Mauve, pittore stimato del tempo che lo aiutò economicamente e lo seguì nel suo percorso artistico finchè non litigarono sempre per le stranezze di Van Gogh.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van-gogh-sien.jpg"><img class="attachment wp-att-491 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van-gogh-sien.thumbnail.jpg" alt="" width="158" height="250" /></a>Nel 1882 si innamorò di <strong>Sien, una prostituta</strong> ammalata di vaiolo, madre di un figlio e in attesa di un secondo. Vissero insieme e il pittore decise di sposarla, ma la pressione della famiglia, non proprio contenta della scelta sentimentale del figlio, lo spinse a lasciarla. Riprese i suoi pellegrinaggi finchè, provato dalla malattia, tornò a vivere dai genitori, costruendosi un suo studio dove dipingeva. <strong>I problemi non si fecero attendere:</strong> la sua amante tentò il suicio, il parroco locale lo accusò della gravidanza di una modella che aveva posato per lui, impedendo così agli abitanti del paese di posare per il pittore e costringendolo a dipingere solo nature morte; dulcis in fundo il padre morì d&#8217;infarto in seguito ad una lite con lui.</p>
<p>Sentendosi stretto in un contesto provinciale decise di trasferirsi a <strong>Parigi</strong>, che amò molto e dove prese contatto con la cultura artistica dell&#8217;epoca e dove risiedeva anche il fratello. Ma non durò molto lì, poichè i due fratelli, avendo entrambi problemi psichici litigavano continuamente. Decise quindi di trasferirsi ancora ad Arles, dove prese contatti con <strong>Gauguin</strong>, con il quale visse stringendo un forte connubbio artistico ed umano. Tuttavia una sera, dopo aver bevuto molto, van Gogh lanciò un bicchiere contro la testa del collega, il quale, riuscendo fortuitamente ad evitarlo, si convinse dell&#8217;impossibilità di continuare i rapporti con l&#8217;artista. La rottura definitiva avvene quando, dopo un litigio, Van Gogh ricorse Gauguin con un rasoio, anche se non ebbe il coraggio di utilizzarlo sull&#8217;amico. Tuttavia, tornato a casa, <a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van-gogh-orecchio-tagliato.jpg"><img class="attachment wp-att-494 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van-gogh-orecchio-tagliato.thumbnail.jpg" alt="" width="219" height="250" /></a>Vincent in preda al delirio, con lo stesso rasoio <strong>si tagliò l&#8217;orecchio</strong> e impacchettatolo lo consegnò ad una prostituta di un bordello locale, per poi tornarsene a casa a dormire. La mattina seguente la polizia lo ricoverò in ospedale. Alternava momenti di lucidità e di autocritica a periodi di profonda crisi psicotica, finchè, dopo una crisi paranoica nella quale si convinse che qualcuno volesse avvelenarlo, fu nuovamente ricoverato. Infine nel 1889, terribilmente sofferente per il suo disagio mentale, <strong>si ricoverò volontariamente presso una casa di cura a Saint-Remy de Provence</strong>, dove ricevette la diagnosi di epilessia (all&#8217;epoca c&#8217;era ancora molto da imparare sulla psicosi). Nonostante il soggiorno in clinica si moltiplicavano gli attacchi di panico, le allucinazioni, i gesti aggressivi, gli stati confusionali e i tentativi di suicidio, sempre alternati a periodi di lucidità, in cui il pittore prendeva coscienza di quanto gli succedeva. Nella clinica non riceveva nessuna cura, viveva in una camera con le sbarre e continuata a dipingere. Nel frattempo i suoi quadri diventavano famosi e raggiungevano le mostre più importanti dell&#8217;epoca di pittura indipendente. Nonostante iniziasse la sua notorietà (o forse proprio per questo), l&#8217;artista cadde in una lunghissima crisi da cui non riusciva a riprendersi, finchè ingeriti i colori gli impedirono di dipingere. Alla fine decise di lasciare la clinica visto che non apportava nessun beneficio alle sue condizioni psichiche. <strong>La clinica lo lasciò andare con una diagnosi di guarigione.</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van-gogh-corvi-con-campo-di-grano.jpg"><img class="attachment wp-att-493 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/03/van-gogh-corvi-con-campo-di-grano.thumbnail.jpg" alt="" width="250" height="116" /></a>Nel luglio del 1890, Van Gogh, fu trovato dal locandiere della pensione presso cui lavorava sanguinante sul suo letto. Il pittore gli cofessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino. Il medico non potè estrargli il proiettile e si limitò a fasciarlo, ma cercò di consolarlo spiegandogli che avrebbe potuto comunque salvargli la vita. L&#8217;artista ritenne il tentativo inutile, poichè, come disse al medico, <strong>anche se fosse sopravvissuto ci avrebbe comunque riprovato</strong>. Morì la notte successiva con in tasca una lettera per Theo con le parole:</p>
<blockquote><p>&#8230;<em>Vorrei scriverti molte cose ma ne sento l&#8217;inutilità &#8230; per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione </em>&#8230;</p></blockquote>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Attraverso l&#8217;arte Van Gogh tentò di curarsi, fu l&#8217;arte che tracciò le tappe del suo percorso di follia.</strong></span></p>
<p>&#8230;continua</p>
<p>Fonti:</p>
<p>- Wikipedia</p>
<p>- Lettera di Théo van Gogh alla moglie, 29 luglio 1890</p>
<p>- Windoweb</p>
<p>- vangogh.altervista.org<br />
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		<title>Le donne di Munch</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 22:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia pittura è, in realtà, un     esame di coscienza e un tentativodi comprendere i miei rapporti con l’esistenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><blockquote><p>
La mia pittura è, in realtà, un     esame di coscienza e un tentativodi comprendere i miei rapporti con l’esistenza.E’, dunque, una forma di egoismo, ma spero di riuscire grazie a lei, ad aiutare gli     altri a vedere chiaro.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/munch_foto.jpg"><img class="attachment wp-att-179 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/munch_foto.thumbnail.jpg" alt="" width="191" height="250" /></a>Quale pittore, se non lui,  <span style="color: #800080;"><strong>Edvard Munch</strong></span>, poteva inaugurare la nostra sezione di dialoghi tra l&#8217;arte e la Psicologia? Munch è universalmente riconosciuto come il <span style="color: #800080;"><strong>pittore simbolo dell&#8217;angoscia esistenziale</strong></span>, di cui ci ha dato il suo contributo più chiaro nel famosissimo &#8220;Urlo&#8221;. Esistono parole più esplicite di quella tela per rappresentare il dolore profondo, la costernazione di fronte al baratro della vita? Francamente credo di no.</p>
<p>Tuttavia, sebbene il tema sia caro a noi psicologi, non è di questo che vorrei parlare, quanto di una sezione della sua arte meno conosciuta, eppure straordinariamente carica di significati. Sto parlando del <span style="color: #800080;"><strong>suo rapporto con le donne</strong></span>.</p>
<p>Ma partiamo dal principio. <strong><span style="color: #800080;">Facciamoci un&#8217;idea della sua storia personale</span></strong> per capire meglio cosa gli passasse per la testa quando creava.</p>
<p>Munch nasce nel 1863 a Loten, vicino ad Oslo,  a cavallo tra i due secoli in cui avviene il drammatico pasaggio dai fasti della Rivoluzione industriale che trasmette un&#8217;incondizionata fede nel progresso, alla barbarie più ostinata delle due guerre mondiali di cui è un costernato testimone. E&#8217; figlio di un medico e di una bella giovane consumata dalla tisi, secondogenito di 5 figli. L&#8217;esperienza della morte si affaccia presto nella sua vita: a 5 anni perde la cagionevole madre che muore nel dare alla luce il suo ultimo nato e a 15 la sorella Sophie, più grande di lui di un anno, al cui capezzale trascorre lungi giorni di cordoglio. In questi anni di dolore, si prende cura di lui la zia Karen, sorella della madre, che nel dedicarsi alla famiglia Munch sacrifica completamente la sua vita.  La perdita della moglie e della figlia colpisce moltissimo anche il padre che si chiude in solitudine, divorato dalla depressione fino alla morte avvenuta nel 1886. <span style="color: #800080;"><strong>Con tali e tante premesse comincia il destino pischiatrico di Edvard.</strong></span></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 145px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/bambina-malata-munch.jpg"><img class="attachment wp-att-180" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/bambina-malata-munch.thumbnail.jpg" alt="" width="135" height="151" /></a><p class="wp-caption-text">La fanciulla malata</p></div>
<p>Ecco la prime esperienze di Munch con la donna: vittima sacrificale, ammalata ed indissolubilmente intrecciata a filo doppio con la morte. Tra le sue prime tele a tema femminile troviamo infatti, <span style="color: #800080;">&#8220;La fanciulla malata&#8221;</span>, in cui una ragazza efebica ed amaciata assiste impotente allo sfiorire della sua giovinezza. Sullo stesso tema, <span style="color: #800080;">&#8220;Morte nella stanza della malata&#8221;</span>.</p>
<div class="imageframe alignright" style="width: 250px;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/bambina-malata-munch.jpg"></a></div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 137px"><a title="Madonna" href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/munch-madonna-national-gallery.jpg"><img class="attachment wp-att-181" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/munch-madonna-national-gallery.thumbnail.jpg" alt="" width="127" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Madonna</p></div>
<p>Frequenta l&#8217;Accademia di belle arti di Oslo, poi è la volta di Parigi e di Berlino in un incontro-scontro con gli ambienti bohemien e decadenti dell&#8217;arte dell&#8217;epoca, mentre si fa consumare dall&#8217;alcol e dalla tubercolosi. Cresce tra gli scandali la fama della sua arte dissacratoria, che da molto da parlare ad esempio con l&#8217;opera <span style="color: #800080;">&#8220;Madonna&#8221;</span>. Ecco un&#8217;altra donna di Munch: una vergine dall&#8217;aureola rosso sangue, nuda e contorta in una posa così sensuale da scandalizzare il più convinto dei miscredenti. <strong><span style="color: #800080;">L&#8217;avreste mai accostata voi la figura della Madonna con l&#8217;erotismo?</span></strong></p>
<p>Nel 1898, tornato in patria, <strong><span style="color: #800080;">inizia una storia con Tulla Larsen,</span></strong> una donna intraprendente, libera e intelligente, con cui ci verrà a trovare in Italia perso nell&#8217;estasi d&#8217;amore. Ma anche la donna più libera vuole accasarsi: le pressanti richieste di matrimonio di Tulla lo spaventano troppo, così il tutto finisce in lite. Lei certo non gliele manda a dire e lo  liquida con una bella revolverata nella mano che gli porta via un dito. <a title="Il vampiro" href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/munch-il-vampiro-1893.jpg"><img class="attachment wp-att-182 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/munch-il-vampiro-1893.thumbnail.jpg" alt="" width="178" height="161" /></a></p>
<p>Ecco che la donna diventa <span style="color: #800080;">&#8220;Vampiro&#8221;</span>, sordido carnefice che uccide l&#8217;uomo nell&#8217;amplesso, portandogli via la linfa vitale. Il sesso è un terrificante mistero per Munch, da cui il maschio esce esangue, ma non può allontanare da sè la tentazione a cui la crudeltà della donna lo sottopone. <strong><span style="color: #800080;">L&#8217;amore diventa quindi desiderio irresistibile di autodistruzione</span></strong>, agognato, ma mai realizzato nella sua pienezza e fonte di rovina.</p>
<p>Dopo la separazione da Tulla passa diversi mesi in sanatorio, perchè l&#8217;alcol e il lutto perenne da cui è avvolta la sua vita lo gettano in un&#8217;allucinata angoscia senza via di scampo. In più, ci si mettono anche i nazisti a perseguitarlo perchè le sue opere sono troppo irriverenti. I suoi ultimi quadri sono <strong><span style="color: #800080;">struggenti autoritratti che chiudono il cerchio di una vita desolante e desolata</span></strong>. E&#8217; solo in un deserto di fantasmi quando muore nel 1944, anche se la sua fama ha ormai raggiunto tutto il mondo.</p>
<p>Fonti:</p>
<p>-Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera</p>
<p>- http://web.tiscalinet.it/esame2000/Storiadellarte.htm<br />
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