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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Neuropsicologia</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Autismo: diagnosi precoce con la voce</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sebbene la motivazione sia ancora oscura, si è registrato un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Sebbene la motivazione sia ancora oscura, si è registrato un aumento dei casi di autismo negli ultimi anni, che spinge la ricerca a aforzarsi di migliorare le tecniche riabilitative e diagnostiche. </span>Una diagnosi precoce sembra ora possibile attraverso la voce perfino nei neonati.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/autism-child.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4991" title="nbTrans3.jpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/autism-child.jpeg" alt="" width="420" height="285" /></a></p>
<p>Un nuovo studio, condotto dal professor<strong> Stephen Warren</strong> dell&#8217;Università del Kansas e pubblicato sulla rivista &#8220;Pnas&#8221;, sembra affermare che segni di autismo sono rintracciabili già nei primi versi prodotti dai neonati.</p>
<h2>La ricerca</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/autism_newborn3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4992" title="autism_newborn3" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/autism_newborn3.jpg" alt="" width="282" height="421" /></a>Gli studiosi hanno registrato le espressioni vocali emesse da 232 bambini tra i 10 mesi e i 4 anni per ben 1500 giorni. I suoni registrati sono stati analizzati con il sistema informatico <strong>Lena</strong> (Language Environment Analysis), prendendo in esame 12 principali parametri del linguaggio, tra cui la capacità di emettere sillabe con movimenti  rapidi  della mascella e  della lingua, che negli autistici sembra essere compromessa o comunque diversa dalla media. I bambini i cui parametri vocali non corrispondevano alla norma, furono ipotizzati soggetti autistici, previsione che si è verificata nell&#8217;86% dei casi.</p>
<p>&#8220;<em>Questa tecnologia </em>- ha affermato Warren  &#8211; <em>potrebbe essere d&#8217;aiuto  per i pediatri nel diagnosticare la malattia il prima possibile, e  iniziare subito i trattamenti&#8221;.</em></p>
<h2>Una diagnosi effettuata addirittura nei primi mesi di vita può dare una direzione completamente diversa alla vita di un bambino  autistico:<span style="color: #800080;"> trattato precocemente potrebbe sviluppare una vasta gamma di abilità che più tardi non avrà la possibilità di acquisire.</span></h2>
<p><strong>Fonte:</strong> &#8220;Pnas&#8221; D. K. Oller, P. Niyogi, S. Gray, J. A.  Richards, J. Gilkerson, D. Xu, U. Yapanel, and S. F. Warren, &#8220;Automated  vocal analysis of naturalistic recordings from children with       autism, language delay and typical development&#8221;, PNAS published  ahead of print July 19, 2010, doi:10.1073/pnas.1003882107<br />
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		<title>Educare i bambini &#8220;speciali&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 07:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lavorare nelle scuole con i bambini con bisogni speciali può ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Lavorare nelle scuole con i bambini con bisogni speciali può essere una sfida appassionante ma complessa. </span>Non solo per le difficoltà che si possono trovare nel lavorare con il bambino stesso, ma anche per la gestione del rapporto con i genitori, con le insegnanti, con il gruppo classe, con le leggi e le istituzioni. <span style="color: #800080;">Eppure l&#8217;integrazione è una necessità di vita per i nostri bambini speciali.</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/educazione-lavagna2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4730" title="educazione lavagna2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/educazione-lavagna2.jpg" alt="" width="466" height="338" /></a><br />
</span></p>
<p>Molti sono gli ambiti in cui un insegnante di sostegno o un educatore scolastico possono trovarsi a lavorare: dalle difficoltà di apprendimento, ai deficit dell&#8217;attenzione, all&#8217;iperattività, ai problemi comportamentali, alle disabilità sensoriali, al ritardo mentale. Tutte queste difficoltà, molto diverse tra loro, presentano bisogni educativi completamente differenti, che richiedono un <strong>lavoro individualizzato.</strong></p>
<p>Per saper rispondere a questi bisogni sono necessari,  un buon intuito, una certa capacità di osservazione (il cosiddetto occhio clinico) e tanta formazione, per conoscere la letteratura e le tecniche sempre più numerose e avanzate che la scienza mette a disposizione. Non è sufficiente l&#8217;amore per questo lavoro, dunque, ma è indispensabile la preparazione e possibilmente il supporto di un&#8217;equipe di lavoro che sia in grado di vedere il problema da diverse angolazioni.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/education_6.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4731" title="education_6" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/education_6.jpg" alt="" width="279" height="395" /></a>Il primo passo è sicuramente l&#8217;<strong>osservazione</strong> delle capacità del bambino che deve essere svolta secondo alcuni parametri, magari utilizzando dei metodi standardizzati. Il vostro compito non è fare la diagnosi, che vi può essere fornita dalla scuola. Conoscere il disturbo del quale il bambino soffre e studiarne i sintomi, le caratteristiche, le problematiche che comporta, vi può fornire un&#8217;idea realistica delle capacità del bambino. In questo può esservi molto utile leggere tutti i documenti del ragazzo e confrontarvi con le altre figure professionali che si occupano di lui, come fisioterapisti, logopedisti, operatori domiciliari, psicologi, assistenti sociali, medici di famiglia, pediatri. In questo modo capirete cosa il bambino può o non può imparare, per rendere il lavoro meno frustrante.</p>
<p>Con questa consapevolezza potrete osservare le abilità del ragazzo e stimolare quelle deficitarie (laddove questo porti a dei risultati concreti ovviamente) o incentivare le risorse che il bambino possiede ma che non sono sviluppate. La classica <strong>&#8220;zona di sviluppo prossimale&#8221;</strong> di Vygotskij. Nell&#8217;osservazione potete aiutarvi con alcuni strumenti utilissimi e facili da applicare, come il <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/1949831.html?from=kelkoo" target="_blank">metodo Portage</a> o il Potocollo TEACCH. Questi metodi sono molto semplici da usare anche per i genitori.</p>
<p>Una volta terminato il periodo di osservazione e fatta una valutazione delle aree su cui lavorare, è fondamentale creare un <strong>piano educativo individualizzato</strong>, specifico per quel bambino, con obiettivi chiari e verificabili e la descrizione delle precise modalità di lavoro. Non è sufficiente indicare:<em> &#8220;Imparare a scrivere i numeri.&#8221;</em> Bisogna precisare quali numeri, in quanto tempo, in che modo gli verrà insegnato. In questo vi può aiutare molto la <strong>task-analysis</strong>, cioè l<strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/educazione-autismo.jpg"><img class="alignleft size-full  wp-image-4732" title="educazione autismo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/educazione-autismo.jpg" alt="" width="231" height="347" /></a></strong>a suddivisione di ogni obiettivo in sotto-obiettivi che descrivono singole azioni semplici. E&#8217; necessario che il progetto educativo sia messo per iscritto in modo chiaro, affinchè le altre insegnanti o i genitori stessi possano consultarlo per riproporre le vostre stesse modalità educative, in modo da dare continuità e coerenza all&#8217;intervento.</p>
<p><strong>L&#8217;improvvisazione è assolutamente vietata.</strong> Se non programmate gli interventi, risparmierete tempo all&#8217;inizio, ma alla lunga vi renderete conto di aver sprecato il vostro lavoro. Ovviamente questo non significa non poter essere creativi, ma la vostra inventiva va canalizzata in interventi sistematici e coerenti. Durante il lavoro, si possono ovviamente rimodulare obiettivi e metodologie per renderli più efficaci e adatti al bambino.</p>
<h2>Troppo difficile? Un pò, ma non impossibile se costruite una rete con i genitori, gli insegnanti, il preside. <span style="color: #800080;">E soprattutto non dimenticate il lato psicologico. Ricordate di avere di fronte una persona e non una macchina da aggiustare, con la sua personalità, i suoi vissuti, la sua educazione, la sua storia di vita, le sue attitudini e i suoi desideri. </span></h2>
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		<title>L&#8217;importanza dei ricordi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 07:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi è convinto che distraendosi dai brutti pensieri, si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">C&#8217;è chi è convinto che distraendosi dai brutti pensieri, si possa andare avanti ed essere più felici. </span>Eppure i ricordi negativi vanno pensati e rielaborati, altrimenti sarà difficile liberarsi del loro impatto emotivo nella nostra vita.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/amnesia-Candele_accese.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4545" title="amnesia-Candele_accese" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/amnesia-Candele_accese.jpg" alt="" width="424" height="320" /></a></p>
<p>Ricordare i dolori, richiamarli alla mente, senza rimurginarci sopra, ma rielaborandoli e traendone insegnamento, è il modo più sano per stare bene con se stessi. Se pensate che chi ha perso la memoria per certi versi sia fortunato, <strong>vi sbagliate di grosso: </strong>uno studio americano ha dimostrato addirittura che chi soffre di amnesie rimane più a lungo turbato dai ricordi negativi, pur non riuscendo a ricordare gli eventi che li hanno causati.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/amnesia-Se-mi-lasci-ti-cancello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4548" title="amnesia Se mi lasci ti cancello" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/amnesia-Se-mi-lasci-ti-cancello-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Ricordate il bellissimo film <em>&#8220;Se mi lasci ti cancello&#8221;</em> (titolo malamente tradotto in italiano dall&#8217;inglese<em> Eternal Sunshine of the Spotless Mind),</em> in cui i protagonisti per non soffrire per la fine della loro relazione, si facevano cancellare i ricordi da un laboratorio specializzato? Sebbene questa prospettiva possa sembrarci allettante, in realtà non farebbe che preservare più a lungo i sentimenti negativi associati agli eventi della nostra vita.</p>
<p>Ad affermarlo è uno <strong>studio condotto dai neuroscienziati dell&#8217;Università dello Iowa</strong> (USA) e diretto da <strong>Justin  Feinstein</strong>. La ricerca ha coinvolto 10 persone, di cui 5 sane e 5 affette da amnesia anterograda (l&#8217;incapacità di immagazzinare nuove informazioni), a causa di una lesione dell&#8217;ippocampo, nucleo fondamentale per la memoria a breve termine.</p>
<p>Ai partecipanti venivano mostrati alcuni spezzoni di film commoventi e tristi, quindi venivano valutate e registrate le loro emozioni. I risultati hanno rivelato che gli amnesici rimanevano tristi più a lungo, anche se non ricordavano il motivo della loro tristezza.  I soggetti sani sembravano invece elaborare più velocemente le emozioni spiacevoli. La stessa prassi è stata eseguita con film allegri e comici, dando gli stessi risultati, anche se le emozioni spiacevoli permanevano negli amnesici, molto più a lungo di quelle positive.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/amnesia-remember.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4546" title="amnesia remember" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/amnesia-remember-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Questo studio ha diverse implicazioni. </strong>In prima battuta, dà delle indicazioni per i familiari e gli operatori che lavorano con i soggetti amnesici, come ad esempio gli Alzheimeriani. Come afferma Feinstein<em> &#8220;Questi risultati sottolineano l&#8217;importanza di mantenere un  atteggiamento rispettoso nei confronti delle persone con problemi di  memoria, perché anche se non ricordano il motivo di  uno sgarbo, in loro la tristezza dura più a lungo&#8221;.</em></p>
<p>Ancora più importante è l&#8217;insegnamento che questo studio può dare a noi <strong>nella vita quotidiana. </strong>Secondo i ricercatori, infatti, i soggetti sani superavano più facilmente la tristezza perchè riuscivano a ricordare e a farsi un&#8217;idea del motivo della loro tristezza. Allo stesso modo, nella vita, quando riusciamo a dare un nome a quello che sentiamo e ad indentificarne i motivi, possiamo soffrire un pò di più, ma poi riusciamo più facilmente a rielaborarlo e ad utilizzarlo per andare avanti. <strong>E&#8217; un pò il lavoro sulla consapevolezza che si fa in psicoterapia.</strong><br />
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		<title>Rigenerare i neuroni: la scienza va avanti</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 07:05:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Importanti novità sul fronte della lotta alle malattie neurodegenerative e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Importanti novità sul fronte della lotta alle malattie neurodegenerative e ai danni neuronali, quali Alzheimer o ictus.</span> I ricercatori stanno mettendo a punto un nuovo metodo di rigenerazione delle cellule cerebrali. E che la ricerca ce la mandi buona.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/glia-cop.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4381" title="glia cop" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/glia-cop.jpg" alt="" width="473" height="340" /></a></p>
<p>Un nuovo studio finanziato dall&#8217;Unione Europea e pubblicato sulla rivista <em>Public Library of Science (PLoS) Biology</em>, ha permesso la conversione delle cellule gliali in due diverse classi di neuroni. Gli autori principali della ricerca sono la Professoressa <strong>Magdalena Gotz</strong> e il dottor <strong>Benedikt Berninger</strong>, del Centro  Helmholtz di Monaco di Baviera, in Germania.</p>
<p>Le <strong>cellule gliali</strong>, che insieme ai neuroni costituiscono il sistema nervoso, hanno diverse funzione, tra cui la nutrizione e il sostegno dei neuroni, la rimozione dei neuroni morti, l&#8217;isolamento dei tessuti nervosi e la loro protezione da corpi estranei in caso di lesione.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/glia.png"><img class="alignright size-medium wp-image-4380" title="glia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/glia-300x209.png" alt="" width="323" height="294" /></a>Lo studio si è concentrato sull&#8217;<strong>astroglia</strong>, cellule gliali a forma di stella (come indica il loro nome) che hanno diverse diramazioni per fornire un&#8217;impalcatura ai neuroni. I ricercatori sono riusciti a convertire queste cellule, che normalmente non hanno il potenziale di generare tessuto neuronale, in neuroni eccitatori e inibitori, grazie all&#8217;espressione selettiva di proteine che si legano al DNA controllando l&#8217;espressione dei geni.</p>
<p><em>&#8220;In questo studio siamo riusciti a riprogrammare i neuroni appena creati, rendendoli capaci di sviluppare delle sinapsi funzionanti. Queste rilasciano &#8211; a seconda del fattore di trascrizione utilizzato &#8211; sostanze neurotrasmettitrici eccitatorie o inibitorie&#8221;</em>, afferma il dottor <strong>Christophe Heinrichs</strong> della Ludwig Maximilians Universitat (LMU) di Monaco di Baviera.<em> &#8220;I nostri risultati lasciano sperare che la barriera che separa le cellule neuronali e le astroglia &#8211; strettamente connesse tra loro &#8211; non sia insormontabile&#8221;</em>, aggiunge il dottor Berninger.</p>
<h2>Secondo la ricerca quindi, sarebbe possibile modificare la glia stessa  del sistema nervoso per ottenere neuroni nuovi di zecca. <span style="color: #800080;">Immaginate il  potenziale nel trattamento di malattie neurodegenerative e lesioni  cerebrali.</span></h2>
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		<title>Staminali e sclerosi: attenti ai falsi</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 07:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le persone che soffrono di una malattia invalidante come la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Le persone che soffrono di una malattia invalidante come la sclerosi multipla, sono giustamente sempre alla ricerca di speranze nella cura. </span>Sebbene i progressi della ricerca in questo campo siano ogni giorno più sorprendenti, bisogna fare attenzione al mercato della speculazione sulla cura. Specialmente rispetto alle <span style="color: #800080;">cellule staminali</span>, che sembrano essere la panacea per ogni male.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/sclerosi-staminali.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4249" title="sclerosi staminali" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/sclerosi-staminali.jpg" alt="" width="474" height="284" /></a>La sclerosi multipla deriva dalla degenerazione progressiva della <strong>mielina</strong>, la guaina che riveste i neuroni, specialmente quelli motori, favorendo la veloce trasmissione delle informazioni. Nella sclerosi multipla, lo stesso sistema immunitario del nostro organismo attacca inaspettatamente la mielina, rallentando, distorcendo o impedendo la trasmissione dei messaggi che vanno dagli organi periferici al cervello e viceversa. Da qui nascono i sintomi tipici di questa malattia.</p>
<p>Le <strong>cellule staminali</strong> sembrano essere per il futuro una possibile soluzione per questo problema, per ora ancora irrisolto, riparando i tessuti danneggiati, prevenendo la distruzione delle cellule o bloccando la progressione della malattia, ad esempio correggendo la reazione autoimmune dell&#8217;organismo, o stimolando la riparazione dei neuroni.</p>
<h2>Attenti ai falsi</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/sclerosi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4247" title="sclerosi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/sclerosi-300x174.jpg" alt="" width="300" height="174" /></a>Viste le loro potenzialità, la ricerca sta dedicando molto spazio alla sperimentazione con le staminali, anche sull&#8217;uomo, ma gli studi sono ancora in fieri. Eppure qualcuno è capace di approfittare delle prospettive redditizie che queste cure possono offrire, promettendo guarigioni miracolose che allo stato attuale sono ancora oggetto di ricerca. Ed ecco che vere e proprie Spa della staminale invadono il mercato e le teste delle persone in cerca di speranza con promesse che non potranno mantenere, producendo anche un danno alla sperimentazione. <strong>Fate attenzione.</strong></p>
<p>Vista la pericolosità di queste operazioni commerciali, sulla rivista <em>Nature Reviews Neurology </em>sono apparse le lineee guida internazionali sulle basi scientifiche dell&#8217;utilizzo delle staminali,illustrando quello che sono in grado di fare ora e le loro potenzialità future. Inoltre, le Associazioni sclerosi multipla di Inghilterra, Italia, Stati Uniti,  Francia, Australia e la Federazione internazionale sclerosi multipla,  hanno prodotto un libretto informativo per il pubblico, che potrete consultare online in italiano sul sito dell&#8217;<a href="http://allegati.aism.it/manager/UploadFile/2/terapie_cellule_staminali_sm.201056_125935.pdf" target="_blank">aism</a>.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/sclerosi_multipla.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4246" title="sclerosi_multipla" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/sclerosi_multipla-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>L&#8217;iniziativa nasce dal lavoro fatto nel <strong>meeting internazionale di consenso sulle cellule staminali</strong> che si è  tenuto a Londra nel maggio 2009 ed è stata diffusa in occasione della settimana nazionale della sclerosi multipla (22-30 maggio 2010) che culminerà nella giornata mondiale del 26 maggio 2010. Il gruppo di lavoro londinese,  guidato da Gianvito Martino, del San Raffaele di Milano, membro del Comitato  scientifico della Fism (Fondazione italiana sclerosi multipla), e Robin  Franklin dell’università inglese di Cambridge, ha ritenuto necessario bloccare chi specula sulla speranza, promettendo false cure. L&#8217;obiettivo è anche quello di ottimizzare le risorse, creando un coordinamento unico dei laboratori che in tutto il mondo si occupano di sperimentazione sulle staminali per la sclerosi multipla, per ridurre gli sprechi e velocizzare la ricerca.</p>
<p><em>&#8220;Al momento non si deve dichiarare che le cellule staminali sono una  cura magica per la sclerosi multipla, ma si può dire che presto avranno  un ruolo importante nel trattamento di questa malattia&#8221;</em> &#8211; conclude mettendoci in guardia, ma anche rassicurandoci, il Professor Martino.<br />
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		<title>Parkinson: individuate le cause</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Malattia di Parkinson colpisce piu&#8217; 6 milioni di persone ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">La Malattia di Parkinson colpisce piu&#8217; 6 milioni di persone in tutto il mondo, ma nonostante i numeri non se ne conoscono ancora le cause precise.</span> Forse però si sta imboccando la strada giusta. 10 anni di ricerca e nuove teorie danno speranza a chi ne soffre.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/04/parkinson-copertina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3984" title="parkinson copertina" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/04/parkinson-copertina.jpg" alt="" width="450" height="296" /></a></p>
<p>Il <strong>morbo di Parkinson</strong> è una malattia neurodegenerativa cronica e progressiva (in soldoni danneggia il sistema nervoso, tende sempre a peggiorare e non se ne può guarire con le attuali conoscenze scientifiche). Fondamentalmente è dovuta alla degenerazione pregressiva della substantia nigra, un nucleo situato a livello del mesencefalo con la conseguente diminuzi<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/04/Parkinsons-Disease2.jpg"><img class="alignright size-medium  wp-image-3988" title="Parkinsons-Disease2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/04/Parkinsons-Disease2-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>one di <strong>dopamina</strong>, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel controllo dei movimenti. <strong>I suoi sintomi principali sono tre: </strong>il tremore localizzato soprattutto a livello degli arti, la bradicinesia, cioè un&#8217;estrema lentezza dei movimenti e la rigidità corporea. Per un Parkinsoniano ogni movimento diventa estremamente complicato, con una progressiva riduzione della propria mobilità e autonomia.</p>
<p>Finora le possibili cause erano conosciute solo a livello ipotetico, ma un gruppo di ricercatori ha fatto dei notevoli passi avanti nella direzione di identificarle. Lo studio, finanziato dall&#8217;Unione Europea, rientra nei progetti <em>Neurone</em> (&#8216;Molecular mechanisms of neuronal degeneration: from cell  biology to the clinic&#8217;) e <em>Molpark</em> (&#8216;Molecular mechanisms of neuronal restoration: novel approaches  for Parkinson&#8217;s disease&#8217;) ed è stato pubblicato sulla rivista <em>PLoS Biology.</em></p>
<p><strong>I ricercatori hanno individuato 3 possibili fattori causali che combinandosi generano questa terribile patologia: </strong></p>
<p>- un <strong>gene</strong> difettoso (il gene DJ-1);</p>
<p>-  un difetto nella risposta ad un <strong>fattore di crescita</strong>, come ad esempio il Gdnf (fattore neurotrofico derivato da cellule gliali), che solitamente è in grado di ridurre  il tasso di degenerazione nelle cellule cerebrali;</p>
<p>-  l&#8217;<strong>invecchiamento</strong>.</p>
<p><em><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/04/parkinson-sintomi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3985" title="parkinson sintomi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/04/parkinson-sintomi-246x300.jpg" alt="" width="246" height="300" /></a>&#8220;Anche se sospettavamo che questo potesse essere il caso, fino a oggi  non ne avevamo le prove effettive&#8221;</em>, ha detto Liviu Aron dell&#8217;Istituto  Max Planck di Neurobiologia a Martinsried (Germania), che e&#8217; l&#8217;autore  principale dello studio. <em>&#8220;Scoprire che esiste un collegamento tra la  risposta a un fattore di crescita e il gene DJ-1 e&#8217; estremamente  interessante&#8221;, </em>ha aggiunto Rudiger Klein, sempre dell&#8217;Istituto Max  Planck.<em> &#8220;I fattori ambientali influenzano la disponibilita&#8217; di fattori  di crescita e le loro interazioni con i fattori genetici possono  aiutarci a capire meglio la malattia di Parkinson&#8221;.</em></p>
<p>[PARKINSON: 3 FATTORI COINCIDENTI CAUSANO MALATTIA - AGI news salute]<br />
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		<title>Vedere con la lingua e recuperare la vista</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 07:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi non vede, il mondo è un posto complicato, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Per chi non vede, il mondo è un posto complicato, popolato di ostacoli a cui dover rendere continuamente conto.</span> Una nuova sperimentazione potrebbe rappresentare una rivoluzione per permettere ai non vedenti di essere autonomi e riscoprire la bellezza del mondo.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/brainport-helps-blind-see-with-tongue.jpg"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/craig-lundberg-324.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3787" title="craig-lundberg-324" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/craig-lundberg-324.jpg" alt="" width="397" height="281" /></a><br />
</a><strong>Craig Lundberg</strong> era un caporale inglese di 24 anni, in servizio a Bassora (Iraq), quando nel marzo del 2007 durante una battaglia l&#8217;esplosione di una granata gli tolse la vista. Anche se i suoi occhi non funzionavano più, Craig non si era perso di coraggio: l&#8217;anno scorso aveva partecipato alla maratona di Londra e scalato il  Kilimangiaro, mentre attualmente gioca nella nazionale inglese per ciechi e allena la  squadra dei  pulcini.</p>
<p>In fondo Craig aveva trovato una sua dimensione, anche se mutilata, per continuare a vivere con il suo deficit. <strong>Ma ha voluto osare di più. </strong>E&#8217; stato coinvolto nella sperimentazione di un apparecchio realizzato negli Stati Uniti e testato dal ministero della Difesa britannico. L&#8217;apparecchio permette di &#8220;assaporare&#8221; letteralmente le immagini: attraverso i canali nervosi della lingua, gli stessi che permettono ai sapori di raggiungere il cervello, le immagini visive arrivano al sistema nervoso centrale seguendo una via alternativa e ricreando i contorni degli oggetti.</p>
<p><strong><a href="http://futuroprossimo.blogosfere.it/2009/05/brainport-il-visore-che-fa-assaggiare-la-scena-ai-non-vedenti.html" target="_blank"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/brainport.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3780" title="brainport" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/brainport-300x248.jpg" alt="" width="264" height="218" /></a>Futuroprossimo</a> ne aveva già parlato quasi un anno fa, ma oggi Lundberg è  il primo a sperimentarne i benefici. </strong></p>
<p>Secondo il caporale, l&#8217;apparecchio è come un lecca lecca che invia piccoli impulsi elettrici. <em>&#8220;È come tenere sulla lingua una pila elettrica o bere una bevanda molto  frizzante&#8221;</em> &#8211; afferma. Il dispositivo si chiama <strong>BrainPort </strong>ed è prodotto dalla ditta Wicab. Si compone di due parti: una telecamera montata su un paio di occhiali che raccoglie le immagini e una piastra posta sulla lingua, collegata alla telecamera e munita di elettrodi che rilasciano piccole scariche. Gli elettrodi producono impulsi che ricreano sulla lingua il contorno degli oggetti. Sulla lingua le parti scure delle immagini provocano l&#8217;assenza dell&#8217;impulso, le bianche una scarica più intensa e le grige un impulso di media intensità. Il cervello si abitua gradualmente a riconoscere questi impulsi nervosi, dimostrando ancora una volta la grande plasticità di cui è capace.</p>
<h2>Progetti per il futuro</h2>
<p>I ricercatori si propongono di aumentare il numero degli elettrodi da 600 a 4 mila per aumentare il grado di definizione delle immagini e soprattutto di provare a renderlo più comodo. Quando BraiPort si trova sulla lingua, infatti, chi lo indossa non può usare la bocca per  parlare, bere o mangiare. Non è ancora in vendita e per ora costa letteralmente un occhio della testa (circa 20.000 euro), se mi perdonate la facile ironia.</p>
<p>Nonostante queste criticità, vale la pena di continuare la ricerca. Come si vede nel video, grazie a questo apparecchio Lundberg è riuscito a  leggere la parola &#8220;cat&#8221; scritta con le dimensioni di  un foglio A4 e ha evitato degli ostacoli piazzati lungo un corridoio.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/RaTzQVHi-C4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/RaTzQVHi-C4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><em>&#8220;È solo un prototipo&#8221;</em> &#8211; racconta il soldato, che vive a Walton vicino Liverpool &#8211; <em>&#8220;ma ho molta fiducia. Già riesco ad afferrare degli oggetti laddove prima avrei rovistato a caso con le mani&#8221;</em>.</p>
<p>[<a href="http://futuroprossimo.blogosfere.it/2009/05/brainport-il-visore-che-fa-assaggiare-la-scena-ai-non-vedenti.html" target="_blank">BrainPort, il visore che fa 'assaggiare' la scena ai non vedenti</a> - Futuroprossimo.it]</p>
<p>[<a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/03/17/news/cos_la_lingua_restituisce_lo_sguardo_ai_ciechi-2727648/" target="_blank">La lingua restituisce lo sguardo ai ciechi </a>- Repubblica.it]<br />
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		<title>Epilessia: novita&#8217; per la cura</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 10:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neuropsicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[crisi epilettiche]]></category>
		<category><![CDATA[cura dell'epilessia]]></category>
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		<category><![CDATA[stimolazione del nervo vago]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;epilessia è un disturbo che causa notevole disagio in chi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">L&#8217;epilessia è un disturbo che causa notevole disagio in chi ne soffre, poichè le crisi possono sopraggiungere improvvisamente, generando preoccupazione nel paziente e nei suoi familiari rispetto a qualsiasi attività della vita quotidiana. <span style="color: #000000;">Oggi una nuova speranza di cura.</span></span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilessia-neurons_about_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3772" title="epilessia neurons_about_1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilessia-neurons_about_1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a><br />
</span></span></p>
<h2>Che cos&#8217;è l&#8217;epilessia</h2>
<p>Il termine &#8216;crisi epilettica&#8217; descrive una varietà di sintomi neurologici dovuti a una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata di cellule nervose della corteccia o del tronco cerebrale. Il 5% di tutte le persone ha almeno una crisi epilettica durante la sua vita, ma non è considerato affetto da epilessia. La diagnosi di epilessia implica una tendenza a crisi epilettiche ripetute che si trova nello 0.5% della popolazione. L’80% delle epilessie insorgono prima dei 20 anni, mentre solo il 20% persiste anche in età adulta.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilepsy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3769" title="epilepsy" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilepsy-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></a>Crisi epilettiche sono favorite da fattori che aumentano l&#8217;eccitabilità elettrica delle cellule nervose e abbassano la naturale soglia alla loro scarica spontanea: l&#8217;uso o la sospensione improvvisa di certi farmaci, droghe o alcool; febbre, deficit di sonno, alterazioni degli elettroliti, e infine fattori genetici e metabolici. Si parla di <strong>epilessia idiopatica o primaria</strong> quando la storia clinica e gli esami diagnostici non rivelano cause per crisi epilettiche ripetute. Mentre la maggior parte delle epilessie idiopatiche è infatti dovuta a fattori genetici e metabolici ancora sconosciuti e si manifesta in età infantile o adolescenziale, una grande parte delle <strong>epilessie secondarie</strong> si manifesta dopo i 40 anni. Cause di epilessie secondarie sono tumori e traumi cerebrali, ischemie o emorragie cerebrali, la trombosi dei seni cerebrali venosi, malformazioni vascolari, e malattie infiammatorie del cervello come vasculiti, meningiti, encefaliti o la sclerosi multipla.</p>
<h2>Terapia</h2>
<p>La farmacoterapia dell&#8217;epilessia impiega farmaci antiepilettici, che con diversi meccanismi stabilizzano le proprietà elettriche della membrana delle cellule nervose, impedendo così le scariche elettriche spontanee. Si tratta perciò di una terapia sintomatica che non elimina la causa dell&#8217;epilessia. Tuttavia garantisce una vita normale a molti pazienti che altrimenti sarebbero gravemente limitati o minacciati da frequenti crisi epilettiche.</p>
<p>Circa il 20% delle epilessie non è sufficientemente controllato nonostante l&#8217;impiego di farmaci multipli a dosaggi sufficienti. In casi estremi e sempre meno frequentemente, si propone la<strong> terapia chirurgica</strong> che asporta la regione cerebrale (nella maggior parte dei casi il lobo temporale medio) in cui originano le crisi epilettiche. La terapia chirurgica è di successo nel 70-90% dei casi operati e spesso porta a una guarigione completa. Richiede comunque particolare esperienza sia nella fase diagnostica sia in quella chirurgica ed è riservata a centri specializzati.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilepsy-picture.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3770" title="epilepsy-picture" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilepsy-picture-300x240.jpg" alt="" width="260" height="208" /></a>La <strong>stimolazione del nervo vago</strong> è un approccio terapeutico recente che è indicato in casi di epilessia farmacoresistente in cui la terapia chirurgica sia non possibile o controindicata. La sua efficacia è inferiore a quella della terapia chirurgica ma è stata dimostrata in una serie di studi clinici. Richiede l&#8217;impianto di un elettrostimolatore che viene collegato con il nervo vago sinistro il quale trasporta le afferenze sensorie dai visceri al cervello. Per un meccanismo ancora sconosciuto la modulazione terapeutica della sua attività elettrica influenza l&#8217;attività elettrica cerebrale in modo da rendere il cervello meno suscettibile alla formazione di focolai epilettici.</p>
<h2 style="text-align: left;">Nuove sperimentazioni sull&#8217;elettrostimolazione</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilessia-pacemaker.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3773" title="epilessia pacemaker" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/epilessia-pacemaker-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Uno studio dell&#8217;Universita&#8217; americana di Stanford pubblicato sulla rivista  <em>Epilepsi</em>a, ha sperimentato gli effetti di nuove forme di stimolazione profonda del cervello nella terapia dell&#8217;epilessia. I ricercatori hanno monitorato la frequenza e l&#8217;intensità delle crisi epilettiche in 110 pazienti a cui era stato impiantato un <strong>pacemaker cerebrale</strong>, un dispositivo composto da elettrodi che inviano impulsi elettrici a specifiche aree cerebrali. I ricercatori hanno rilevato che il 41,3% dei soggetti manifestava una riduzione delle crisi, percentuale salita al 56% dopo due anni.</p>
<p>Per i pazienti che non rispondono ai farmaci la nuova metodologia potrebbe rappresentare una speranza.<em> &#8220;Bisogna però fare attenzione&#8221; </em>- ha spiegato Robert Fisher, autore principale dello studio &#8211; <em>&#8220;questa terapia e&#8217; invasiva, e puo&#8217; avere effetti  collaterali. C&#8217;e&#8217; bisogno di ulteriori studi per capire quali sono i  migliori candidati&#8221;. </em></p>
<p>[<a href="http://salute.agi.it/primapagina/notizie/201003191302-hpg-rsa1017-epilessia_pacemaker_cerebrale_diminuisce_crisi" target="_blank">EPILESSIA: 'PACEMAKER' CEREBRALE DIMINUISCE CRISI</a> - AGI.it]<br />
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		<title>Cefalea: un dolore per tante diagnosi</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/index.php/2010/03/08/cefalea-un-dolore-per-tante-diagnosi/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cefalea, l&#8217;urente mal di testa che limita la vita ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">La cefalea, l&#8217;urente mal di testa che limita la vita di tante persone, non può essere considerato un disturbo a se stante, ma dipende da una serie di fattori che vanno identificati per risolvere o perlomeno attenuare il problema. </span>Per 3 milioni di italiani si tratta di un disturbo cronico, mentre 8 milioni ne soffrono in modo occasionale ma ricorrente. <span style="color: #800080;">Quando chiedere aiuto?</span> Se si hanno più di 3 attacchi un mese, se il dolore parte improvvisamente o se dopo 4- 5 giorni di farmaci non passa.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea-copertina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3701" title="cefalea copertina" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea-copertina.jpg" alt="" width="470" height="332" /></a></p>
<p><strong>I numeri? </strong>Degli 8 milioni di italiani che periodicamente ne soffrono, in 6 milioni il mal di testa assume la forma di emicranie intense e pulsanti, spesso associate a nausea, vomito o ipersensibilità a luci e suoni. Ben il 4% delle persone nel mondo soffre di cefalea ogni giorno, in modo particolare le donne con un rapporto di 4 a 1 rispetto agli uomini. Il dolore può essere così forte da compromettere le normali attività lavorative e sociali, causando forte disagio in chi ne soffre.</p>
<p>La cefalea può essere innescata da un&#8217;ampia varietà di fattori che vanno dal colpo di freddo, allo stress, ad un momento di tensione, all&#8217;attività sessuale, al colpo di tosse o ad una postura scorretta. Ne esistono circa 200 varietà diverse, fino a quelle più urenti come la cefalea a grappolo, che per l&#8217;intensità del dolore sono paragonibili ad una colica renale, se non addirittura al parto.</p>
<h2>Le forme</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea-malditesta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3702" title="cefalea malditesta" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea-malditesta.jpg" alt="" width="187" height="235" /></a>Possiamo suddividere le cefalee in forme <strong>primarie</strong>, in cui non si può identificare una precisa causa e forme <strong>secondarie</strong>, che dipendono da altri fattori quali traumi, infezioni o abuso di sostanze. Tra le forme primarie, la più diffusa è l&#8217;<strong>emicrania</strong> che colpisce il 18% delle persone, in particolare le donne. <em>&#8220;L’emicrania è accompagnata da un  dolore piuttosto acuto, pulsante e  ricorrente che può durare da un  minino di qualche ora fino a un massimo  di tre giorni. Inizia da un lato  della testa fino a coinvolgere fronte  e tempie&#8221;</em>- spiega il dottor <strong>Piero Barbanti</strong>, direttore dell&#8217;Unità cefalee all&#8217; Istituto San  Raffaele Pisana di Roma. Molto diffusa è anche la cefalea tensiva, in cui si contraggono i muscoli di spalle e collo creando un cerchio che avvolge la testa. <em>&#8220;Infine&#8221; </em>–  aggiunge Barbanti – <em>&#8220;c’è la cefalea a grappolo, abbastanza  rara e molto  dolorosa. Il male è intenso, monolaterale e si concentra  intorno  all’occhio e lo zigomo, le crisi si susseguono a intervalli  brevi e  durano un’ora o due. Ma ci sono casi che arrivano anche fino a  tre  giorni&#8221;</em>.</p>
<h2>Cosa fare</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3700" title="cefalea2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea2.jpg" alt="" width="262" height="319" /></a>Poichè il mal di testa è un sintomo diffuso tra le persone, molto spesso si tralascia evitando di curarlo appropriatamente. <strong>Del tutto sbagliato.</strong> Se il mal di testa persiste bisogna rivolgersi al medico di famiglia, che ci consiglierà la strada più adatta per risolvere il problema. <em>&#8220;Il dolore del mal di testa non è una vera e propria malattia&#8221; </em>– continua il dottor Barbanti –<em> &#8220;Chi ne soffre deve capire che il problema  va curato e serve una  diagnosi precisa. Il paziente può aiutare il medico in questo compito  registrando su un diario le caratteristiche salienti del proprio mal di  testa. Descrivere la frequenza degli attacchi, sede, durata e intensità  del dolore e i fenomeni di accompagnamento sono il punto di partenza per  combattere il problema&#8221;</em>. <em>Bisogna fare attenzione se il mal di testa che si ha è diverso da  quelli avuti in passato</em> &#8211; aggiunge Barbanti &#8211; <em>o se si comincia ad avere  frequenti mal di testa che prima non si avevano, o ancora se ci si  accorge di &#8216;sopravvivere&#8217; andando avanti ad analgesici&#8221;.</em></p>
<p><strong>Quando arriva un normale mal di testa</strong> è importante riposare in un ambiente buio e silenzioso, provare a modificare alcune abitudini, ad esempio evitare l&#8217;alcol, mangiare adeguatamente e non digiunare. Si può inoltre ricorrere ai classici farmaci di automedicazione (aspirina o nimesulide). Tuttavia, se la cefalea è frequente bisogna evitare di assumere autonomamente farmaci consigliati da amici e parenti, che possono dare un sollievo immediato, ma non risolvono il problema alla fonte. Se il mal di testa diventa un problema ricorrente, è opportuno rivolgersi al medico.</p>
<h2>Quando il mal di testa è psicologico</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea-migraine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3703" title="cefalea migraine" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/cefalea-migraine-230x300.jpg" alt="" width="133" height="174" /></a>In alcuni casi, il mal di testa può essere una modalità di difesa per sopportare forti tensioni emotive. Quando subiamo un intenso stress, quando siamo molto arrabbiati o tristi, il mal di testa crea una sorta di nebbia mentale che ci auta a non pensare. Alcune persone, anche se inconsapevolmente, preferiscono un dolore fisico alla sofferenza morale. Ovviamente, ricorrere prima al medico è necessario, per escludere una causa organica.</p>
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		<title>Buone notizie per la paralisi cerebrale infantile</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/index.php/2010/03/06/buone-notizie-per-la-paralisi-cerebrale-infantile/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 08:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
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		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
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		<category><![CDATA[paralisi cerebrali infantili]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sperimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Novità per le paralisi cerebrali infantili, che vengono come al ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Novità per le paralisi cerebrali infantili, che vengono come al solito dalle cellule staminali. La sperimentazione è stata avviata negli Stati Uniti, con una partecipazione anche dell&#8217;Italia. <span style="color: #000000;">Che ci sia finalmente una strada per questa patologia finora ritenuta incurabile?</span></span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/paralisi-cellule-staminali.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3686" title="paralisi cellule staminali" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/paralisi-cellule-staminali.jpg" alt="" width="500" height="284" /></a><br />
</span></span></p>
<p>La <strong>paralisi cerebrale infantile</strong> è una patologia che deriva da una lesione precoce del sistema nervoso centrale, verificatasi in epoca prenatale, perinatale o postnatale e comunque entro i 3 anni di vita del bambino (periodo in cui si completa buona parte dello sviluppo cognitivo di un individuo). A causa della lesione, alcune funzioni non si sviluppano o si sviluppano parzialmente, causando invalidità permanente nelle aree sensoriali, cognitive e soprattutto del movimento. Sebbene grazie alla riabilitazione e alla chirurgia possano verificarsi dei migliramenti, finora per questa problematica non esiste una vera e propria cura.</p>
<p><strong>Fino ad oggi almeno. </strong>Una recente sperimentazione sugli animali ha dato effetti significativi, ragion per cui la Food and Drug Administration ha avviato una sperimentazione per valutare gli effetti delle staminali sui bambini colpiti da paralisi cerebrale infantile. La ricerca si tiene presso l’università della Georgia, anche grazie ai finanziamenti dell&#8217;Associazione Figli Inabili della Banca d&#8217;Italia.</p>
<h2>La ricerca</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/paralisi-staminali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3688" title="paralisi staminali" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/paralisi-staminali.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a>Lo studio vedrà coinvolti 40 bambini fra i 2 e i 12 anni, affetti da paralisi cerebrale infantile, che non siano in grado di camminare o di sedere in maniera indipendente, ma che non soffrano di crisi epilettiche. I bambini verranno sottoposti ad esame neurologico, dopo il quale, 20 riceveranno un placebo, mentre altri 20 saranno sottoposti al trattamento. Nel loro liquido cerebrale saranno inettate cellule staminali estratte dal loro cordone ombelicale, conservato dai genitori alla nascita presso la Banca del Cordone Ombelicale di Tucson, in Arizona. Il fatto di somministrare  <strong>cellule staminali autologhe</strong> (cioè del bimbo stesso, raccolte in precedenza conservando il cordone  ombelicale alla nascita), rende la sperimentazione molto più sicura perchè elimina il rischio di rigetto. Dopo 3 mesi ci sarà un nuovo esame neurologico effettuato da medici che non saranno a conoscenza del tipo di trattamento ricevuto e potranno verificare l&#8217;eventuale presenza di miglioramenti.</p>
<p><strong>Si tratta del primo studio rigoroso sui bambini con le cellule staminali.</strong> Negli animali, le staminali si sono finora dimostrate in grado di riparare le cellule cerebrali danneggiate e sostituire quelle morte, ma per ovvie ragioni di carattere etico, le stesse metodologie sono state sperimentate sull&#8217;uomo solo in casi isolati. <em>&#8220;Finora sono state raccolte solo evidenze aneddotiche&#8221; </em>– ha affermato <strong>James  Carroll</strong>, neurologo e pediatra presso l&#8217;università della Georgia che  coordina la ricerca –<em>&#8220;In alcuni casi i  bimbi trattati con l&#8217;infusione sono migliorati vistosamente, ma nessuno  ha mai iniziato un trial clinico vero e proprio&#8221;</em>.</p>
<p>Ovviamente uno studio di tale portata sta creando enormi aspettative nelle famiglie e negli operatori del settore, anche se Carroll precisa : <em>&#8220;Non pensiamo che le staminali possano curare in maniera definitiva la paralisi cerebrale, speriamo però che possano modificarne il corso per far sì che la vita dei bambini che ne soffrono sia meno dura&#8221;.</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Ci auguriamo che la ricerca sulle staminali vada avanti e porti dei buoni risultati, affinchè nessuna malattia possa essere più definita incurabile.</span></h2>
<p>[<a href="http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_marzo_03/staminali-paralisi-cerebrale-infantili_00661a7a-2699-11df-b168-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Cellule staminali contro la paralisi cerebrale infantile </a>- Corriere.it]<br />
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