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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Disagio Psicologico</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Come vincere l&#8217;ansia col Training Autogeno</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rolando Tavolieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rilassarsi nell&#8217;epoca moderna è un&#8217;impresa difficile, anche nel periodo estivo. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Rilassarsi nell&#8217;epoca moderna è un&#8217;impresa difficile, anche nel periodo estivo.</span> Oggi Psicozoo vi parla di una tecnica che può aiutare a sconfiggere lo stress e dei principi di base a cui s&#8217;ispira: il Training Autogeno (TA).</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/training-autogeno2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5046" title="training-autogeno(2)" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/training-autogeno2.jpg" alt="" width="400" height="265" /></a></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">Il </span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>training autogeno</strong></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> è una tecnica di rilassamento usata in ambito clinico nel controllo dello stress, nella gestione delle emozioni e nelle patologie con base psicosomatica. Viene utilizzata anche in altri ambiti quali lo sport e in tutte quelle situazioni che richiedano il raggiungimento di un alto livello di concentrazione. Il TA venne sviluppato negli </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1930"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">anni trenta</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> da </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Johannes_Heinrich_Schultz&amp;action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">Johannes Heinrich Schultz</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psichiatria"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">psichiatra</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> tedesco</span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Training_autogeno"><span style="color: #0000ff;"><sup><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">[1]</span></span></span></sup></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">. I suoi studi avevano come precedenti quelli sull&#8217;</span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipnosi"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">ipnosi</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, in particolare di O. Vogt, del quale Schultz fu allievo. Di primaria importanza, in questa tecnica, è rendere i propri pazienti indipendenti dal terapeuta per sviluppare il proprio </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benessere"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">benessere</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">. Mentre infatti nell&#8217;ipnosi è sempre necessaria la presenza dello psicoterapeuta, salvo particolari casi piuttosto rari di auto-ipnosi, nel TA il soggetto diviene del tutto autonomo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Cenni sui principi d&#8217;azione </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">Il </span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>training autogeno</strong></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> è una tecnica di rilassamento basata sulla correlazione tra stati psichici (in particolare le emozioni) e aspetti somatici dell&#8217;individuo. Ogni esperienza viene mediata, infatti, dal soma: attraverso questo si può accedere, usando una sorta di &#8220;corsia preferenziale&#8221;, all&#8217;origine dell&#8217;esperienza stessa. Le emozioni sono il risultato di un complesso insieme di modifiche che coinvolgono sistema nervoso periferico, sistema nervoso centrale, ormonale e più in generale, neuroendocrino. L&#8217;attribuzione cognitiva (ad esempio un&#8217;emozione vissuta come piacevole o spiacevole), riguardante la neocorteccia, risulta verificarsi secondariamente. Oltre ad una predisposizione genetica, l&#8217;assetto, ovvero l&#8217;equilibrio, tra aspetti prevalentemente somatici ed aspetti di natura principalmente cognitiva (risultanti dall&#8217;interazione con l&#8217;ambiente fisico e sociale) determina il tipo di risposta che ognuno avrà rispetto all&#8217;ambiente stesso durante lo sviluppo. Indurre volontariamente, a livello corporeo, delle risposte tipiche degli stati di quiete di un soggetto ha, da una parte, riflessi sull&#8217;autopercezione, a livello cognitivo, della propria condizione emozionale e dall&#8217;altra produce una risposta somatica coerente con l&#8217;induzione stessa. In pratica la modifica dell&#8217;assetto psicofisiologico del soggetto si inserisce in un processo che si auto determina (autogeno, appunto) partendo dal soma per arrivare alla psiche per tornare al soma e così via. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Il Training Autogeno, come dimostra la letteratura scientifica, non è una tecnica basata sulla suggestione.</strong> Le modifiche che si producono con un adeguato allenamento hanno carattere di stabilità e costanza nel tempo, fattori questi assenti sia nella suggestione in senso generale che nella suggestione ipnotica che proprio per questo incontra talvolta notevoli limitazioni nella sua applicazione. Inoltre le onde cerebrali misurate tramite esame EEG nei soggetti durante lo svolgimento del TA differiscono in modo significativo sia da quelle prodotte durante il sonno che da quelle emergenti sotto ipnosi. La differenza, pertanto, tra questa tecnica e le altre tecniche di rilassamento o meditazione risiede proprio nei correlati fisiologici, rilevabili con mezzi obiettivi, legati ad una effettiva e stabile modifica a livello neurofisiologico che produce a sua volta una modifica nella risposta emozionale che un soggetto ha rispetto ad un evento di natura stressante. Il TA viene praticato, frequentemente, con intenti psicoterapeutici in tutti quei casi dove l&#8217;aspetto emozionale sia centrale. Questa tecnica possiede, infatti, una intrinseca capacità di favorire &#8220;associazioni&#8221; significative, rispetto ad eventi traumatici considerati minori, dimenticati o, frequentemente, &#8220;rimossi&#8221;. Il termine </span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>training</em></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> significa allenamento; infatti è solo allenandosi che si riesce ad ottenere una modifica reale e non immaginaria nel complesso assetto alla base della risposta emozionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">La pratica del training autogeno ha tra le sue<strong> finalità</strong> un maggior controllo dello stress, dell&#8217;ansia, una riduzione generale della tensione emotiva e il recupero delle energie, anche grazie a un ridimensionamento spontaneo delle emozioni negative &#8220;allegate&#8221; a determinati vissuti. Questa tecnica, tuttavia, non è indicata per chiunque: non è adatta in coloro che dovessero trovarsi in una condizione depressiva importante (non riuscirebbero a raggiungere il livello minimo di concentrazione necessaria) ed è fortemente controindicata in caso di psicosi. Nel disturbo bipolare dell&#8217;umore può provocare una condizione di disagio in alcuni casi grave, nei casi di dissocizione può essere del tutto inutile o dannosa, dove vi siano segni di scissione della personalità può accentuarne i sintomi. Il Training autogeno è utile inoltre nella cura di </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ansia"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">ansia</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insonnia"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">insonnia</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emicrania"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">emicrania</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Asma"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">asma</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipertensione"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">ipertensione</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, attacchi di panico e in tutte quelle patologie dove l&#8217;aspetto psicosomatico sia rilevante. Ma anche in molti altri contesti il TA ha un ruolo positivo: in particolare per atleti e sportivi in genere in quanto favorisce il recupero di energie permettendo una migliore gestione delle proprie risorse, migliora la concentrazione e contribuisce al conseguimento di alte prestazioni. È importante sapere che nel training autogeno il rilassamento non è la cosa principale, ma è un &#8220;effetto collaterale&#8221; del mutato equilibrio psicofisico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Esercizi </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">Gli esercizi si attuano in tre posizioni: posizione sdraiata, in poltrona e del cocchiere a cassetta. Molto importante risulta anche la </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Respirazione"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">respirazione</span></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">, la quale deve funzionare in maniera progressivamente più automatica e quindi meno controllata. importante è nel t.a. il processo secondo il quale ogni fenomeno corporeo non viene forzato, ma avviene spontaneamente da sè.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">Gli esercizi si dividono in &#8220;basilari&#8221;:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">esercizio della </span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>pesantezza</em></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">: 	produce uno stato di rilassamento muscolare, ovvero di rilassamento 	dei muscoli striati e lisci; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">esercizio del </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calore"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="text-decoration: underline;">calore</span></em></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">: 	produce una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del 	flusso sanguigno. </span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">&#8220;complementari&#8221;:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">esercizio del </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Respirazione"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="text-decoration: underline;">respiro</span></em></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></li>
<li><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">esercizio del </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plesso_nervoso"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="text-decoration: underline;">plesso</span></em></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em> solare</em></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></li>
<li><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">esercizio del </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="text-decoration: underline;">cuore</span></em></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></li>
<li><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">esercizio della </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_%28anatomia%29"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="text-decoration: underline;">fronte</span></em></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em> fresca</em></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;">La sequenza sopra esposta è quella indicata da Schultz, con l&#8217;eccezione dell&#8217;inversione degli esercizi del cuore e del plesso solare. In molti casi però viene proposta una diversa sequenza. Questi esercizi vanno eseguiti nell&#8217;ordine elencato, sotto la guida di psicologi o medici specificamente formati. Per imparare al completo la sequenza degli esercizi son necessari in media circa 6 mesi con un costante esercizio giornaliero.</span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: x-small;"> E&#8217; importante avere una guida esperta nell&#8217;apprendere il t.a., è sconsigliato approcciarsi al t.a da autodidatti</span></span><br />
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		<title>Bambini criminali. E da grandi?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 07:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un&#8217;idea comune che chi in giovane età ha problemi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">E&#8217; un&#8217;idea comune che chi in giovane età ha problemi con la legge, non possa che diventare da adulto un criminale.</span> Ma è sempre così? La scienza dice che nulla è necessariamente scritto, neanche la dedizione all&#8217;illecito.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/criminal-defense-juvenile-crimes.jpg"><img class="size-full wp-image-5029 aligncenter" title="criminal-defense-juvenile-crimes" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/criminal-defense-juvenile-crimes.jpg" alt="" width="432" height="288" /></a>Il fatto che bambini delinquentelli non debbano diventare necessariamente criminali, è uno dei risultati del <strong>Marburg Child Delinquency Study</strong>, descritto nel numero corrente della rivista <em>Deutsches Ärzteblatt International</em> e condotto da Helmut Remschmidt e Reinhard Walter, del Dipartimento di Psichiatria infantile e adolescenziale della  Philipps University di  Marburg, in Germania.</p>
<p>In questa ricerca longitudinale, gli autori hanno studiato quanto spesso i bambini finiti in questura per aver commesso un reato prima dei 14 anni (l&#8217;età della responsabilità penale in Germania), abbiamo proseguito la carriera criminale da adulti. I ricercatori hanno anche studiato la presenza di potenziali precursori del comportamento criminale. Il gruppo sperimentale è stato confrontato con un gruppo di controllo composto da persone che non avevano mai avuto a che fare con la legge. Remschmidt e Walter hanno raccolto anche dati sulla storia di vita, l&#8217;ambiente familiare, lo stato di salute, la scolarizzazione e la struttura di personalità di 263 soggetti.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/criminal-teen.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5028" title="teen crime - kid in handcuffs" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/criminal-teen.jpg" alt="" width="189" height="276" /></a>La valutazione dei dati raccolti ha mostrato che la delinquenza giovanile cade essenzialmente in <strong>due categorie</strong>: quelli che diventano criminali cronici una volta adulti (i perseveranti) e quelli che hanno commesso reati solo nell&#8217;infanzia o in adolescenza, ma non in età adultà (i desistenti). I fattori di rischio di natura sociale o familiare si sono rivelati i migliori predittori del comportamento criminale da adulti, seguiti da alcuni tratti di personalità, quali la labilità emotiva e l&#8217;irritabilità.</p>
<p>In generale, i fattori di rischio per la criminalità si sono dimostrati gli stessi tipici della malattia mentale, anche se tre elementi sembrano essere più specifici del comportamento criminale: il sesso maschile, la comparsa precoce di aggressività e l&#8217;influenza negativa di cattive compagnie.</p>
<p><strong>Fonti:</strong></p>
<p>1. Remschmidt, H; Walter, R. What Becomes of Delinquent Children? Results of the Marburg Child Delinquency Study. Dtsch Arztebl Int, 2010; 107 (27): 477-83 DOI: 10.3238/arztebl.2010.0477</p>
<p>2. Deutsches Aerzteblatt International (2010, July 22). Once a delinquent, always a delinquent? Not necessarily. ScienceDaily<br />
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		<title>Frigidita&#8217;: la disfunzione sessuale generale</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[assenza di piacere]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi della sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[frigidità]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[speciale sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Una donna con disfunsione sessuale generale è una donna che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Una donna con disfunsione sessuale generale è una donna che prova un piacere sessale limitato o assente. </span>E&#8217; una donna priva di sensazioni sessuali.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/frigida.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4853" title="frigida" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/frigida.jpg" alt="" width="400" height="281" /></a></p>
<p>Molte di queste donne considerano l&#8217;atto sessuale come un duro compito, alcune  cedono ad un contatto sessuale solo per non rovinare un rapporto di coppia, altre, invece, trovano il contatto sessuale particolarmente spaventoso, per cui fanno di tutto per evitarlo; altre donne, invece, non hanno piacere con un rapporto sessuale, ma possono provare piacere con stimolazioni come il toccarsi o lo stare vicini al proprio partner.</p>
<h2>Come reagiscono psicologicamente queste donne?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/frigidità-anorgasmia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4852" title="frigidità anorgasmia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/frigidità-anorgasmia.jpg" alt="" width="207" height="207" /></a>Alcune cedono al rapporto sessuale, seppur non eccitate e tendono a distrarsi fantasticando altre situazioni, sperando che il partner raggiunga l&#8217;orgasmo il più velocemente possibile. Questa situazione, con il tempo, essendo molto frustrante, tende a stancare le donne, che finiscono per provare astio verso il rapporto sessuale. Molte donne, invece, non riescono proprio ad accettare questa situazione e finiscono col provare astio verso il partner.</p>
<p>Questo disagio suscita una non accettazione di se stessi, per cui la donna tende a nutrire sentimenti di depressione e odio verso se stessa.<br />
Molti uomini considerano il disagio della moglie come un qualcosa di personale, sentono di non essere più attraenti e temono che sia colpa loro se la donna rifiuta il sesso. Molti uomini fanno pressione sulla moglie, ma questo comportamento inibisce ulteriormente la donna.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Questo tipo di disfunzione sessuale nella donna, può avere effetti negativi, sia sulla propria famiglia, che sul rapporto con il partner, e, in casi estremi, sulla sua salute mentale.</span></h2>
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		<title>Fobie: per ogni sintomo una malattia?</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/index.php/2010/07/07/fobie-per-ogni-sintomo-una-malattia/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
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		<category><![CDATA[fobie]]></category>
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		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>

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		<description><![CDATA[Rimango veramente colpita ogni volta che leggo i nomi e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Rimango veramente colpita ogni volta che leggo i nomi e gli oggetti strani, classificati dalla psichiatria come fobie.</span> Paura delle ginocchia, degli specchi, delle belle donne. Davvero siamo convinti che ognuna di queste fobie abbia bisogno di un nome specifico e di una cura mirata?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/fobia_g.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4780" title="fobia_g" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/fobia_g.jpg" alt="" width="440" height="360" /></a></p>
<p>Tra le fobie specifiche, ce ne sono alcune molto note e diffuse come la claustrofobia (paura degli spazi ristretti), l&#8217;agorafobia (paura degli spazi aperti e affollati), o l&#8217;aracnofobia (paura dei ragni o degli insetti in generale). Altre sono veramente improponibili.</p>
<h2>Qualche esempio?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/fobie.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4781" title="fobie" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/fobie.jpg" alt="" width="421" height="141" /></a></p>
<p>- Acatartofobia: paura dello sporco e per la polvere</p>
<p>- Amaxofobia: paura di guidare</p>
<p>- Catisofobia: paura di sedersi</p>
<p>- Cimofobia: paura delle onde del mare</p>
<p>- Caligynefobia: paura delle belle donne</p>
<p>- Courlofobia: paura dei clown</p>
<p>- Cromatofobia o cromofobia: paura dei colori</p>
<p>- Cyberfobia: paura del pc</p>
<p>- Dendrofobia: paura degli alberi</p>
<p>- Eufobia: paura di sentire buone notizie</p>
<p>- Fagofobia: paura di mangiare</p>
<p>- Gimnofobia: la paura di essere nudi o del nudo altrui</p>
<p>- Genufobia: paura delle ginocchia (anche dlle proprie)</p>
<p>- Globofobia: paura dei palloncini</p>
<p>- Gonofobia:  paura degli angoli</p>
<p>- Ithyphallofobia: paura del pene eretto</p>
<p>- Lachanofobia: paura del minestrone</p>
<p>- Nefofobia: paura delle nuvole</p>
<p>- Philematofobia: paura dei baci</p>
<p>- Pteronofobia: paura delle piume</p>
<p>- Quionofobia: paura della neve</p>
<p>- Tafofobia: paura di venire sepolti vivi</p>
<p>Se è vero che queste improbabili fobie possano aver afflitto nella storia uno o più individui, <strong>mi rifiuto di pensare che la comunità scientifica possa accogliere l&#8217;idea che ognuna di esse sia una patologia</strong> a sè e che pertanto richieda un nome, una classificazione nosografica, una cura specifica. La paura di essere nudi o di vedere il pene eretto, và curata in quanto tale o rispetto al significato che essa può avere nella storia, nella vita relazionale e sessuale e nella struttura di personalità di chi ne soffre?</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/fobie4.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4778" title="fobie4" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/fobie4.jpg" alt="" width="258" height="197" /></a>Con questo post mi rivolgo sia a chi soffre di una fobia specifica e finisce per evitare tutti i luoghi che possono anche solo lontanamente evocare l&#8217;oggetto della paura, sia a chi le cura e a chi fa divulgazione scientifica. Le fobie non sono che sintomi di un disagio più grande a cui l&#8217;oggetto della paura si richiama in modo metaforico, fantastico, emotivo e comunque in ogni caso <strong>soggettivo</strong>. I sintomi non vanno curati in quanto tali (altrimenti basterebbero i farmaci, perchè investire nelle psicoterapie?), ma come punta dell&#8217;iceberg di qualcosa che sta dietro e và portato alla luce.</p>
<h2>Parlare del disagio psicologico come di una serie di fenomeni da baraccone, da osservare con la bocca aperta è pericoloso, perchè contribuisce alla stigmatizzazione tanto quanto il silenzio. <span style="color: #800080;">Soffermarsi sul singolo sintomo senza guardare aldilà del proprio naso lo è altrettanto.</span></h2>
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		<title>Psichiatra: il terzo medico piu&#8217; consultato</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 07:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[malattie psichiatriche]]></category>
		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[Merritt Hawkins]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatra]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati di un&#8217;analisi americana sostengono che gli psichiatri sono ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">I dati di un&#8217;analisi americana sostengono che gli psichiatri sono tra i medici maggiormente interpellati, con un aumento esponenziale delle richieste. </span>Certo, da un lato è un dato estremamente negativo, ma dall&#8217;altro sta alla base di una presa di coscienza delle persone sulla necessità di chiedere aiuto per quei problemi che finora andavano strenuamente nascosti.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/psychiatrist-3.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4761" title="psychiatrist 3" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/psychiatrist-3.jpeg" alt="" width="434" height="325" /></a></p>
<p>La compagnia <strong>Merritt Hawkins</strong>, che si occupa di ricerca e consulenza medica ha rilevato dei dati impressionanti: dall&#8217;aprile del 2009 al marzo 2010, la compagnia ha ricevuto un numero di richieste per psichiatri pari a 179, cioè il 47% in più rispetto all&#8217;anno precente e il 121% in più rispetto al biennio 2006-2007. Il sondaggio, che ha riguardato più di 2800 richieste mediche, ha rilevato che lo psichiatra è al terzo posto tra gli altri medici per numero di richieste. Ovviamente al primo posto figurano i medici di famiglia, seguiti dagli internisti, anche se il numero delle richieste per queste categorie sta progressivamente scendendo.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/psychiatrist2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4763" title="psychiatrist2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/psychiatrist2.jpg" alt="" width="260" height="260" /></a>Sebbene la domanda stia crescendo,<strong> sempre meno studenti di medicina scelgono la carriera di psichiatra</strong>, probabilmente perchè guadagnano meno deli altri specialisti pur studiando per lo stesso numero di anni. Shankar Yalamanchili, psichiatra proveniente dall&#8217;Alaska, sostiene che i dottori che si attengono meramente alle procedure guadagnano di più rispetto agli psichiatri che conversano con i pazienti. <em>&#8220;Vengo pagato di più per curare un foruncolo che per stare mezz&#8217;ora a parlare con un paziente.&#8221;</em>- ha constatato amareggiato. Questo perchè in mezz&#8217;ora si possono curare molti più foruncoli che disagi psichici. Inoltre, si tratta di un lavoro complesso e faticoso, soprattutto mentalmente, ecco perchè si assiste a questa &#8220;crisi delle vocazioni&#8221;. <strong> </strong></p>
<p><strong>Intanto la domanda continua a salire: </strong>ci si aspetta che entro il 2020 salirà ancora del 19% per gli adulti e del 100% per i bambini. Secondo il National Institute of Mental Health circa il 26% degli Americani dai 18 anni in su ( ben 1 su 4) soffre di un disturbo psichiatrico diagnosticabile. Le malattie mentali sono la prima causa di disabilità negli Stati Uniti e in Canada. Molte di queste persone sono vittime emotive delle guerre in Iraq e in Afghanistan, o della crisi economica. In particolare, i disoccupati sono tra i più stressati, depressi ed ansiosi e richiedono spesso un aiuto specialistico.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Questi dati sono frutto della minore stigmtizzazione dei problemi mentali, che spinge individui e famiglie ad affrontare la cura piuttosto che nascondere i problemi. I governi si devono interrogare seriamente sui problemi della salute mentale, un grido d&#8217;aiuto che richiede soluzioni efficaci e rapide. </span></h2>
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		<title>Sospendere gli antidepressivi? Mai da soli</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 07:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendere i farmaci per molte persone significa anche e soprattutto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Prendere i farmaci per molte persone significa anche e soprattutto ammettere a se stessi di avere un problema e della necessità della cura. </span>Se questo passaggio può sembrare scontato, non lo è affatto: è da qui che inizia il vero processo di guarigione.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farmaci-antidepressivi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4559" title="farmaci antidepressivi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farmaci-antidepressivi.jpg" alt="" width="404" height="292" /></a></p>
<p>Si chiama <em><strong>compliance</strong></em> la disponibilità di una persona con disagio psichico ad assumere i farmaci necessari per alleviare i sintomi e poter così intraprendere il percorso di miglioramento. Sebbene sia una psicologa e non una psichiatra, in molti casi ritengo importante che il paziente con una forte sintomatologia, almeno nelle prime fasi della terapia, si faccia prescrivere dei farmaci per affrontare con maggiore serenità il trattamento pscioterapico o di sostegno.</p>
<p>Per molte persone però accettare di prendere i farmaci è difficile perchè significa dirsi di essere malati e di aver bisogno di un aiuto esterno. La farmacoterapia è invece importante, oltre che nelle psicosi dove si rivela spesso indispensabile, anche nelle forme depressive, specialmente se ci sono idee suicidarie o umore fortemente calante.</p>
<p>Spesso accade che anche se la persona depressa accetta di prendere i farmaci, appena si sente un pò meglio li smette, ritenendo di potercela fare da sola e quasi sempre senza chiedere consiglio al medico. Questo blocco improvviso dell&#8217;assunzione, però, può portare  a sintomi simili all&#8217;astinenza, in una condizione definita come  <strong>antidepressant discontinuation syndrome </strong>(ADS), ovvero sindrome da discontinuità degli antidepressivi.</p>
<h2>Secondo la American Academy of Family Physicians, i sintomi principali di questa condizione sono:</h2>
<ul>
<li> <a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farmaco.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4558" title="farmaco" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farmaco-300x300.jpg" alt="" width="261" height="261" /></a>ansia</li>
<li>tristezza</li>
<li>irritabilità</li>
<li>stanchezza</li>
<li>emicrania</li>
<li>nausea e vomito</li>
<li>vertigini</li>
</ul>
<p>A questi iniziali fastidi, si aggiungono la paura di ricadere in depressione e la sfiducia verso la possibilità di stare meglio, che possono riportare la persona nel baratro dell&#8217;angoscia.</p>
<h2>Ricordate che se siete in cura con antidepressivi, anche se vi sentite meglio, chiedete sempre consiglio al medico prima di smetterli o anche solo di diminuirne le dosi. <span style="color: #800080;">Ogni ricaduta può essere fonte di estremo sconforto e riportare il vostro umore sotto i piedi.</span></h2>
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		<title>La psicosi spiegata da un fumetto</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 07:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sarafin]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può sorridere di un problema serio come la schizofrenia? ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Si può sorridere di un problema serio come la schizofrenia? Forse ha il diritto di farlo solo chi l&#8217;ha vissuto e sa di cosa si tratta.</span> E&#8217; questo il caso di Sarafin, nome d&#8217;arte di una fumettista che dal 2009 pubblica su internet una striscia chiamata Asylum Squad (Squadra da manicomio).</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/fumetto-asylum_squad_1_510.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4471" title="fumetto asylum_squad_1_510" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/fumetto-asylum_squad_1_510.jpg" alt="" width="437" height="326" /></a></p>
<p>Asylum Squad è la storia di quattro personaggi che potrebbero essere diagnosticati da uno psichiatra come schizofrenici:</p>
<p>-<strong> Liz Madder</strong>, dipendente dai tranquillanti, è perseguitata dalla testa di un demoniaco cavallo bianco, che appare quando cerca di alzare la testa dal cuscino;</p>
<p>- <strong>Henry Chan</strong>, si definisce il Messia ebreo e quando fuma marijuana è convinto di intrattenersi telepaticamente con un gruppo di celebrità.</p>
<p>- <strong>Cath Schneider</strong>, investigatrice paranoica, è un&#8217;artista d&#8217;avanguardia e autoproclamata astronoma. E&#8217; convinta di essere in contatto con due specie aliene e che un&#8217;entità proveniente da Urano controlli la sua anima. Il suo scopo ultimo? Scoprire i segreti dell&#8217;universo.</p>
<p>- <strong>Sarah Loveheart</strong>, la botanica dendrofilica, è ossessionata da un uomo che non vuole saperne niente di lei. Sarah è convinta di essere in grado di creare una versione miniaturizzata di lui in un cactus velenoso.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/schizofrenia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4479" title="schizofrenia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/schizofrenia-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Come per i suoi personaggi, la storia di Sarafin inizia con una diagnosi di schizofrenia</strong>, successivamente riformulata in &#8220;disturbo schizoaffettivo&#8221;. Dal 2006, anno dello scoppio psicotico, Sarafin racconta di aver sperimentato una miriade di stati cognitivi, emotivi e psichici, dopo lunghi anni di depressione e autolesionismo. Per fare i conti con la sua condizione e riguadagnarsi la sua vita, ha utilizzato il fumetto in maniera quasi catartica, diventando così una persona più forte e più sana. <em>&#8220;La malattia mentale rimane ancora oggi un mistero per molti aspetti&#8221; &#8211; </em>ci ricorda Sarafin<em> </em>- <em>&#8220;così ho deciso di lasciare al lettore l&#8217;interpretazione dei vissuti e dei problemi dei personaggi.&#8221;</em></p>
<p>Le prime 44 strisce furono realizzate quando Sarafin era ricoverara in una <strong>residenza psichiatrica</strong> dopo la sua seconda crisi psicotica. La struttura era carente di adeguate attività ricreative e gruppi terapeutici per i pazienti, così per evitare di vegetare o forse per dimostrare al personale di sforzarsi di migliorare, cominciò a buttare giù queste storie. Non era la prima volta che la fumettista si dedicava ai racconti, già da ragazza aveva cominciato a disegnare per cercare di far fronte ad una serie di problemi psicologici.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/schizo-Pablo_Picasso_-_Portrait_of_a_Sitting_Woman.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4480" title="schizo Pablo_Picasso_-_Portrait_of_a_Sitting_Woman" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/schizo-Pablo_Picasso_-_Portrait_of_a_Sitting_Woman-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a>Questi fumetti sono dunque la testimonianza di una lotta e di una vittoria sulla follia. Si può notare dalle strisce, come le prime fossero prolisse, sia per una scelta artistica, sia per la necessità di dire molte cose in poco spazio. Oggi, con il miglioramento della sua salute mentale, Sarafin è riuscita a ridurre la quantità di testo, anche per rispettare la linea editoriale di un fumetto. <em>&#8220;Questo fumetto non è per tutti&#8221;</em> &#8211; spiega l&#8217;autrice &#8211; <em>&#8220;perchè può risultare abbastanza oscuro, pesante, confusionale e perfino volgare. Questo è quello che accade spesso nell&#8217;esperienza psicotica. Volevo che il lettore sentisse realmente l&#8217;intensità di questo stato mentale, senza però commiserarmi.&#8221;</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Anche se in inglese, vale forse la pena di dare un&#8217;occhiata ai <a href="http://www.asylumsquad.com/index.php" target="_blank">lavori di Sarafin</a>, per comprendere cosa significa il vissuto di una mente psicotica.</span></h2>
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		<title>Maniaci dello shopping</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dipendenza da shopping]]></category>
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		<description><![CDATA[Fare acquisti piace a molti e non c&#8217;è niente di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Fare acquisti piace a molti e non c&#8217;è niente di male nel guardare sognanti le vetrine e concedersi qualche regalino, ma talvolta il limite viene superato. <span style="color: #000000;">Quando la parola d&#8217;ordine è acquistare, quando lo shopping diventa una modalità di scarica o di gestione del disagio interiore, ecco che si sconfina nella patologia: <span style="color: #800080;">lo chiamano shopaholic. Quando lo shopping è dipendenza.</span></span></span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shopaholic.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4409" title="shopaholic" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shopaholic-300x200.jpg" alt="" width="387" height="258" /></a><br />
</span></span></span></p>
<p>Chi segue Psicozoo e chi è appassionato di Psichiatria, ricorderà che nel 2013 uscirà la quinta edizione del DSM, il manuale che raccoglie tutte le patologie psichiatriche riconosciute  dalla comunità scientifica come tali. Nella prossima edizione, sembra che la compulsione all&#8217;acquisto diventerà una categoria nosografica a sè. Aldilà della polemica se sia giusto trasformare ogni sintomo in una patologia psichiatrica, <strong>vediamo insieme le caratteristiche di questo comportamento compulsivo.</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shopping-logo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4407" title="shopping-logo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shopping-logo-280x300.jpg" alt="" width="280" height="300" /></a>E&#8217; una sorte di voce interiore che spinge ineluttabilmente a comprare, anche oggetti che non servono o che non si useranno, per il gusto di conservarli nell&#8217;armadio, senza realmente sceglierli. Il tempo è completamente assorbito dalle vetrine dei negozi, che diventano calamite per l&#8217;attenzione, anche in situazioni in cui non è il caso di fare shopping. La casa viene invasa da oggetti inutili, vestiti, soprammobili, cosmetici, gioielli. Tutto questo non corrisponde necessariamente ad un reddito adeguato, comportando perciò spesso la rovina propria e della famiglia.</p>
<p>Il prossimo DSM classificherà lo shopaholic in diverse forme, in base allo scopo con cui il fenomeno viene presumibilmente attuato: da &#8220;<strong>trofeo</strong>&#8220;, volto all&#8217;esibizione di uno status; da &#8220;<strong>immagine</strong>&#8220;, per essere più avvenenti; da  &#8220;<strong>collezionismo</strong>&#8221; come mania conservativa; da &#8220;<strong>accumulo</strong>&#8221; perché domani non si sa cosa può  capitare.</p>
<p>Lo shopping compulsivo ha le stesse caratteristiche delle nuove dipendenze patologiche che stanno diventando sempre più frequenti nelle persone, quali la dipendenza sessuale, da internet, da gioco d&#8217;azardo, da lavoro, o da partner. Fenomeni diversi, ma accomunati da una <strong>modalità compulsiva</strong> che denuncia un&#8217;enorme difficoltà di gestire l&#8217;angoscia e il disagio interiore.</p>
<p><em><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shopping-dipendenza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4412" title="shopping dipendenza" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shopping-dipendenza-300x203.jpg" alt="" width="317" height="215" /></a>“Sono malattie emblematiche della modernità”</em> &#8211; spiega il professor <strong>Maurizio Brasini</strong>, psicoterapeuta e docente di psicoterapia all’Università dell’Aquila -  <em>“Anche se la sindrome da acquisto compulsivo non è ancora un disordine riconoscito dall’American Psychiatric Association, verrà sicuramente inserita nella prossima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la Bibbia dei disturbi mentali. L’impulso d’acquisto non è la causa del problema ma è solo una conseguenza di un disagio personale. È come se il ‘malato’ avvertisse un bisogno di costruire un’individualità attraverso gli oggetti che considera espressione di qualche qualità positiva e vincente. E così si sente appagato e accettato solo quando compra. Se il negozio è lontano c’è uno stato tensione crescente, ed il desiderio di comprare diventa irrefrenabile”.</em></p>
<p><strong>Quand&#8217;è che un normale piacere per lo shopping sfocia in patologia? </strong><em>&#8220;Gli oggetti sono spesso inutili e non indispensabili&#8221; </em>- spiega Brasini-<em> &#8220;a volte non corrispondono neanche ai gusti  dell’acquirente. E ancora, si verifica spesso una ripetitività  dell’acquisto di un certo tipo di prodotti, che vengono comprati in  maniera seriale, come se fossero tanti tasselli di un mosaico interiore  che si può completare soltanto comprando ciò che manca. Ma non finisce  qui. L’acquisto causa stress perché non è mai abbastanza, ruba tempo e  denaro. Il mancato acquisto invece causa tristezza e depressione. Ultima caratteristica presente nel compratore compulsivo è che la  voglia di shopping non si appaga mai e non si presenta solo nei periodi  di mania”.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shop.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4408" title="shop" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/shop-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Non è solo un problema femminile</strong>, anche gli uomini acquistano automobili, oggetti tecnologici e attrezzature per lo sport. <em>&#8220;C’è una differenza di genere tra i compratori. Le donne si sentono appagate con vestiti, oggetti e strumenti di bellezza. Anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo e vestiti. Ma sono più orientati all’acquisto di attrezzature sportive complesse, automobili e computer, impianti audio-video” </em>- conclude l&#8217;esperto.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong> Cominciare a rendersi conto che si ha un problema, o, se questo è troppo difficile, devono essere i familiari a denunciare la problematicità dei comportamenti e spingere delicatamente la persona a recarsi da uno specialista.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Và ricordato infine che questo, come altri, non è che il sintomo di un disagio più grande che và esplorato. </span></h2>
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		<title>Stress e disfunzione erettile</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 07:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certi problemi sono difficili da condividere anche con le persone ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Certi problemi sono difficili da condividere anche con le persone più care o con il proprio medico curante.</span> Per gli uomini la disfunzione erettile è ancora un tabù, così finiscono per non  curarla, con gravi danni per la propria autostima e per la coppia.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/disfunzione-copertina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4393" title="disfunzione copertina" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/disfunzione-copertina.jpg" alt="" width="477" height="294" /></a>Finalmente, la comunità scientifica ha creato una task force per combattere la disfunzione erettile, una problematica che colpisce 3 milioni e mezzo di uomini, con una prevalenza di un maschio adulto su  8. Si tratta della collaborazione di tre grandi società scientifiche italiane che si occupano della salute maschile e del benessere sessuale della coppia: la <strong>SIA</strong> (Società Italiana di Andrologia), la <strong>SIAMS</strong> (Società Italiana di  Andrologia e Medicina della Sessualità) e la <strong>SIU</strong> (Società Italiana di  Urologia). La campagna, che  coinvolge gli uomini tra i 40 e 70 anni, interessa 13 Paesi europei oltre l&#8217;Italia e prevede un programma di occasioni informative e visite gratuite itineranti, con l&#8217;biettivo di  informarli, sensibilizzarli e convincerli che la disfunzione erettile è  una problematica affrontabile e superabile. Il titolo dell&#8217;iniziativa è eloquente: <strong>&#8220;Basta Scuse&#8221;</strong>, per dire agli uomini di non nascondere le loro difficoltà dietro improbabili giustificazioni, ma piuttosto di curarsi.</p>
<h2>Le scuse più frequenti</h2>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/disfunzione_erettile.jpg"><img class="size-full wp-image-4396 alignleft" title="disfunzione_erettile" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/disfunzione_erettile.jpg" alt="" width="212" height="285" /></a>Come giustificano gli uomini i loro problemi di erezione? </strong>L&#8217;ISPO ha chiesto a 300 italiani tra i 30 e i 70 anni che abbiano avuto almeno un episodio di disfunzione erettile nella loro vita, di indicarne la motivazione. La scusa più frequente, portata da un italiano su due è lo <strong> stress della vita quotidiana</strong> (52%), che sembra ormai essere la causa di tutti i mali. Seguono stanchezza e ansia da prestazione (38%) e la scarsa intesa con la  partner sessuale (27%). Solo in piccola percentuale compaiono l&#8217;eccesso di alcol, l&#8217;alimentazione sregolata e la preoccupazione per la  propria salute.</p>
<p><em>&#8220;Da ciò si evince come i maschi italiani tendano a motivare i propri,  eventuali, problemi di erezione con giustificazioni di tipo psicologico</em> &#8211;  spiega Renato Mannheimer, Presidente ISPO &#8211; <em>piuttosto che riconoscere  alcuni, possibili, errori comportamentali. Che sarebbe come dire: la  colpa del mio problema non e&#8217; riferibile a qualcosa di concreto, e  proprio per questo faccio piu&#8217; fatica a rivolgermi ad un medico.&#8221; </em>Non si possono negare le componenti psicologiche di questo fenomeno, ma prima di farsi un&#8217;autodiagnosi occorre accertarsi da un medico se non vi siano fattori organici coinvolti.</p>
<h2>Le iniziative</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/disfunzione-impotenza_sessuale.jpg"><img class="size-medium wp-image-4395 alignright" title="disfunzione impotenza_sessuale" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/disfunzione-impotenza_sessuale-270x300.jpg" alt="" width="270" height="300" /></a>Tra le tante iniziative che la campagna realizzerà, è imminente la partenza di un <strong>&#8220;truck tour&#8221;</strong>, un Tir allestito come uno studio medico che dal 4 all&#8217;11 giugno 2010 girerà l&#8217;Italia, fermandosi in 8 piazze e offendo cosulenze mediche gratuite a uomini e coppie. <em>&#8220;Si tratta di un TIR concepito come un vero e proprio studio medico  itinerante&#8221;</em> &#8211; spiega il Presidente  SIAMS Carlo Foresta  &#8211; <em>&#8220;per una  prima consulenza mirata al problema, per l&#8217;uomo e per la coppia. Per  questo, in occasione del lancio della campagna, abbiamo voluto portare  gli specialisti direttamente a contatto con i potenziali pazienti, nelle  piazze di 8 importanti citta&#8217;, Palermo, Napoli, Bari, Roma, Firenze,  Milano, Torino e Verona&#8221;.</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Vivere meglio talvolta è più semplice di quello che si pensa, se si supera la paura di mostrare le proprie debolezze e di chiedere aiuto. </span></h2>
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		<title>Biglietti d&#8217;addio</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[biglietti d'addio]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni sono scritti a mano e pieni di poesia, altri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Alcuni sono scritti a mano e pieni di poesia, altri al pc, altri sembrano quasi banali, come ad esempio quello che dice <em>&#8220;Per favore, riporta indietro i libri che ho preso in biblioteca&#8221;</em>. </span>Stiamo parlando dei biglietti d&#8217;addio scritti da persone che si sono tolte la vita, per salutare i propri cari, per risolvere questioni pratiche, o per spiegare le loro motivazioni prima di andarsene. Più di 2000 biglietti in originale o in fotocopia, raccolti e studiati dal <span style="color: #800080;">Dr. Antoon Leenaars</span>, psicologo, possono essere un&#8217;enorme anche se macabra banca dati, utile per capire la mente del suicida.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-leenars.jpeg"><img class="aligncenter size-medium  wp-image-4367" title="suicidio leenars" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-leenars-300x202.jpg" alt="" width="420" height="283" /></a></p>
<p>Sono quarant&#8217;anni che il Dr. Leenaars, unico custode di questo archivio, si dedica a cercare gli elementi scientifici che si nascondono dietro questi tristi messaggi d&#8217;addio. <em>&#8220;Vedo queste note come un&#8217;ottima strada per capire il suicidio, una lente d&#8217;ingrandimento che rivela il peggiore dei dolori, il &#8220;meta-dolore&#8221;, l&#8217;incredibile dolore, il dolore dei dolori&#8221;</em> &#8211; afferma lo psicologo &#8211; <em>&#8220;I biglietti dei suicidi ci permettono di sbirciare nell&#8217;anima.&#8221;</em></p>
<p>Nello studio di Leenaars campeggiano le stampe di Vincent Van Gogh, morto com&#8217;è noto suicida e che ha vissuto vicino al paese natale del dottore, a Ulvenhout nei Paesi Bassi. Sulle poltrone dello stesso studio, lo psicologo accoglie i suoi pazienti, tra cui quelli che gli vengono a chiedere aiuto per le loro idee suicidarie. Secondo il dottore, chi tenta il suicidio è diverso da chi muore suicida: i maschi, ad esempio, si tolgono la vita 4 volte in più delle donne, ma le donne ci provano molto più spesso. Alla luce di questi dati, non è possibile studiare il suicidio in profondità sulla base delle testimonianze dei sopravvissuti: il problema vero per la comprensione del suicidio è che <strong>la persona non ha la possibilità di spiegare la sua decisione.</strong> Per questo, per il Dr. Leenaars, i biglietti lasciati sono la strada migliore per prevedere e prevenire un atto suicida, che ha definito come un &#8220;disagio multidimensionale&#8221;.</p>
<h2>La storia della collezione</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-nota.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-4371" title="suicidio nota" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-nota-232x300.gif" alt="" width="258" height="333" /></a>In una combinazione di strenua ricerca accademica e curiosità personale, il Dr. Leenaars cominciò a comporre la sua collezione nei primi anni &#8217;70, grazie all&#8217;uomo che poi diventò il suo mentore, il Dr. <strong>Edwin Shneidman</strong>, che nel  1957 aveva scritto il libro &#8220;Clues to Suicide&#8221; e oggi considerato padre della &#8220;suicidologia&#8221;. Quasi 70 anni fa, il Dr. Shneidman stava investigando sul suicidio di due soldati americani e si recò presso l&#8217;ufficio del coroner di Los Angeles per ottenere il materiale a riguardo. Uno dei due soldati aveva lasciato un biglietto, mentre l&#8217;altro no. Quando chiese spiegazioni alla segretaria dell&#8217;ufficio, questa gli regalò la sua collezione di 800 biglietti d&#8217;addio fotocopiati, che aveva raccolto in preda ad una sorta di compulsione. <em>&#8220;Siamo tutti intrigati dalla vita e dalla morte&#8221; </em>-  spiega il Dr. Leenaars.</p>
<p>E&#8217; cominciata così la collezione, poi arricchita con altri biglietti degli uffici dei coroner, o donati dalle famiglie che volevano sostenere la ricerca sul suicidio. Di questi, alcuni sono brevissimi, appena tre righe scritte a mano, altri raggiungono le 23 pagine scritte a macchina, alcuni sono macchiati di caffè, altri mostrano le tracce delle lacrime.</p>
<h2>Differenze individuali</h2>
<p>Il suicidio è una della prime cause di morte e riguarda uomini e donne, dall&#8217;adolescenza alla mezza età. Ecco perchè raccogliere tracce della mente di un suicida potrebbe salvare molte vite. <em>&#8220;Il sucidio non è come il rame o l&#8217;acqua, per cui tutti i fili di rame conducono l&#8217;elettricità e tutte le acque congelano a zero gradi .&#8221;</em> &#8211; sottolinea il Dr. Leenaars. <strong>Ogni suicida è diverso, una storia a sè.</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-aquilonesutramonto1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4369" title="suicidio aquilonesutramonto1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-aquilonesutramonto1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Gli <strong>adolescenti</strong>, ad esempio, secondo lo psicologo, sono meno propensi a lacisare biglietti d&#8217;addio &#8211; solo 8 delle mille note considerate nel campione appartenevano ad adolescenti -, inoltre le loro menti sono più rigide. Tendono a pensare per assoluti, spesso utilizzando parole quali &#8220;nessuno&#8221;, &#8220;tutti&#8221;, &#8220;solo&#8221;, &#8220;sempre&#8221; e &#8220;mai&#8221;. Gli anziani invece, rispetto agli adolescenti,  sembrano molto più decisi e consapevoli di quello che stanno per fare  (almeno da quanto si evince nei biglietti).</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>area geografica</strong> porta delle differenze. I canadesi si tolgono la vita molto più spesso degli Americani e i teenagers maschi canadesi si suicidano il 50% in più rispetto agli Americani. Possiamo distinguere anche tra culture &#8220;individualistiche&#8221; come quelle occidentali e &#8220;collettive&#8221;, come ad esempio la Turchia. Nei biglietti provenienti da questo paese, ad esempio, si evince una maggiore tendenza a nascondere e a mentire, poichè il suicidio per le culture islamiche è un affronto a Dio. Nei biglietti russi o Lituani invece, c&#8217;è molta rabbia verso gli altri o verso lo Stato.</p>
<h2>Il metodo</h2>
<p>Le note non vengono esaminate frase per frase, ma concetto per concetto. Il Dr. Leenaars ha individuato <strong>35 concetti di base</strong>, che vengono utilizzati dal suo staff composto da psicologi e psichiatri, per analizzate i biglietti ed estendere così il campo della suicidologia.</p>
<div id="attachment_4370" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-kurt.jpg"><img class="size-medium wp-image-4370" title="suicidio kurt" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/suicidio-kurt-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Kurt Cobain, leader dei Nirvana</p></div>
<p><strong>Qualche esempio di concetto:</strong> <em>&#8220;L&#8217;aggressività del soggetto è stata reindirizzata all&#8217;interno.&#8221;; &#8220;Il soggetto riporto un storia traumatica&#8221;; &#8221; Il soggetto si trovava in uno stato disturbato e si sentiva rinchiuso&#8221;. </em>Il concetto numero 15 ad esempio, che recita<em>&#8221; Il soggetto mostra un serio disturbo dell&#8217;adattamento&#8221;</em>, non è molto compassionevole ed è tra quelli utilizzati dal Dr. Leenaars per classificare i biglietti d&#8217;addio lasciati dal cantante dei Nirvana Kurt Cobain e da Adolf Hitler. Il concetto numero 15 ha 7 sottosezioni che denotano diversi disturbi mentali, come schizofrenia, disturbi d&#8217;ansia, disturbo borderline di personalità, depressione e disturbo bipolare. Il disturbo bipolare, in particolare, è deducibile secondo Leenaars anche dal semplice biglietto. <em>&#8220;I bipolari tendono a togliersi la vita quando sono in uno stato maniacale e i loro biglietti sono come flussi di coscienza ininterrotti, il loro linguaggio scorre sempre più velocemente.&#8221;</em></p>
<p>Sebbene la <strong>malattia mentale</strong> sia un fattore prevalente nel suicidio, il Dr. Leenaars sottolinea come sia un falso mito sostenere che tutti quelli che si tolgono la vita siano depressi. <em>&#8220;Il vero aspetto letale è il senso di oppressione&#8221; </em>- afferma -<em>&#8220;l&#8217;incapacità di affrontare un dolore insopportabile.&#8221; </em>L&#8217;<strong>angoscia</strong> è il tratto più comune tra i suicidi. Altri tratti tipici sono una visione limitata, ambiguità rispetto alla vita e la morte, un disturbo psichico, un Io fragile, difficoltà relazionali, la salute, l&#8217;aggressività e il desiderio di scappare dalla realtà.</p>
<p><em>&#8220;Questo studio rivela che il suicidio ha una storia complessa&#8221; </em>- afferma Leenaars, che ha avuto il suo primo incontro con il suicidio a 11 anni, quando un compagno di classe si tolse la vita. Spesso nasce dalla perdita di una persona amata, ma può essere anche un omicidio a 180 gradi, una sorta di aggressione, come si evince dalle note in cui leggiamo &#8220;A proposito, felice festa del papà&#8221; o &#8220;Buon compleanno&#8221;.</p>
<h2><span style="color: #800080;">La parola &#8220;amore&#8221; è una delle più usate nelle note.</span></h2>
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