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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Psiche</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>I danni della solitudine</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 07:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti sono ancora scettici sul potere che la mente ha ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Molti sono ancora scettici sul potere che la mente ha sul corpo, eppure questa ipotesi che diventa sempre più vicina alla verità, trova nella scienza ancora una conferma.</span> Sembra che non avere amici sia dannoso tanto quanto fumare, bere o essere obesi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/sola.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5058" title="sola" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/sola.jpg" alt="" width="445" height="189" /></a></p>
<p>Ad affermarlo è una ricerca americana pubblicata sulla versione online della rivista <em>PLoS Medicine</em>. Lo studio, condotto dai ricercatori della <strong>Brigham Young University</strong>, nello Utah, rivela come le persone con numerose relazioni sociali abbiano statisticamente il 50% di possibilità in meno di chi si isola, di morire precocemente.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/soli.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-5059" title="soli" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/soli.jpeg" alt="" width="175" height="287" /></a>Gli studiosi hanno analizzato ben 148 ricerche precedenti, che valutavano la correlazione tra relazioni e mortalità, con un campione pari a 308mila persone, i cui dati sono stati raccolti per una media di 7 anni e mezzo. <strong>La solitudine costante è correlata con la mortalità</strong> molto più che l&#8217;ipertensione, l&#8217;inquinamento e l&#8217;obesità ed è pari per decessi all&#8217;alcolismo. Inoltre, <em>&#8220;La mancanza di relazioni sociali è l&#8217;equivalente di fumare 15  sigarette al giorno&#8221;</em>, come ha affermato la psicologa Julianne Holt Lunstad, principale autrice dello studio.</p>
<p>Gli studiosi sottolineano che non intendono sminuire il peso dei fattori organici nella mortalità precoce, ma solo sottolineare come debba essere data importanza alle relazioni sociali dalle istituzioni. Il sistema sanitario nazionale dovrebbe considerare questi dati con molta serietà, improntando politiche sociali volte all&#8217;integrazione delle persone nella loro comunità di appartenenza.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Questi dati non sono certo confortanti per la nostra epoca, in cui i processi di industrializzazione e di tecnologizzazione ci spingono sempre più all&#8217;individualismo e al farsi da sè. Che ne dite di darci da fare?</span></h2>
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		<title>Pornografia per lui e per lei</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le donne tendono ad arrabbiarsi quando vedono materiale pornografico nei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Le donne tendono ad arrabbiarsi quando vedono materiale pornografico nei cassetti del proprio partner:</span> vedono questo gesto come un tradimento, ma in realtà la pornografia ha il solo scopo di divertire ed eccitare.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/pornografia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5018" title="pornografia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/pornografia.jpg" alt="" width="380" height="140" /></a></p>
<p>Il concetto di pornografia per un uomo e per una donna è molto diverso. Solitamente gli uomini si eccitano di più guardando un film poiché per loro è più eccitante l&#8217;impatto visivo, una forma più schietta che risveglia direttamente gli stimoli sessuali. I film porno provocano varie reazioni, c&#8217;è chi li considera osceni, chi li considera eccitanti, chi noiosi.</p>
<p>I film porno convenzionali mostrano rapporti eterosessuali o omosessuali, secondo i gusti, rispondenti prevalentemente alle e<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/porno.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5019" title="porno" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/porno.jpg" alt="" width="209" height="280" /></a>sigenze degli uomini. In effetti in questi film manca il romanticismo o l&#8217;erotismo, atmosfera particolare che interessa maggiormente le donne.Importante è che non rappresentino scene con bambini, animali o di particolare violenza, in quel caso non è sano vederli, anzi devono essere proibiti.</p>
<p>La sessualità maschile è fatta di stimoli diretti e immediati, mentre il desiderio femminile si alimenta di fantasie e ha bisogno di tempo per crescere. Le donne tendono ad eccitarsi di più con una scena erotica, passionale, il vedo non vedo, o con una storia d&#8217;amore.<br />
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		<title>Onora il padre e la madre..e i figli?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 07:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro Sigillò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso la relazione tra genitori e figli è caratterizzata dalla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Spesso la relazione tra genitori e figli è caratterizzata dalla conflittualità, quasi che litigare debba essere considerata un&#8217;esigenza! </span>Molte volte alla base degli scontri c&#8217;è il bisogno di potere.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/conflitto-genitori-figli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4982" title="conflitto genitori figli" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/conflitto-genitori-figli.jpg" alt="" width="450" height="321" /></a></p>
<p>Un po&#8217;, come per gli altri animali, è come se si lottasse per definire chi comanda sul territorio. L&#8217;aggressività intra-specifica è usata dagli animali da branco per definire in maniera naturale quale individuo del gruppo debba essere riconosciuto come &#8220;dominante&#8221;.</p>
<h2>Ma cosa accade nella nostra specie?</h2>
<p>Sia una parte che l&#8217;altra fa a braccio di ferro per imporre la propria leadership, ma le tecniche usate per il combattimento non sono sempre chiare ed esplicite. Esistono, infatti, <strong>tre forme di aggressività</strong> comunemente messe in azione da entrambe le parti con la finalità di esprimere il proprio potere: quella diretta, quella indiretta e quella nascosta.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/conflitto-figli.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4983" title="conflitto figli" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/conflitto-figli-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La <strong>prima</strong> è la più facilmente identificabile e corrisponde all&#8217;azione di rivalsa immediata del tipo:&#8221; <em>tu mi aggredisci ed io ti rispondo&#8221;!</em><br />
La <strong>seconda</strong> è più sofisticata perché evidenzia una certa subordinazione nei confronti dell&#8217;aggressore ed è del tipo: <em>&#8220;mio padre mi ha trattato male, ed io tratto male mio figlio&#8221;</em>! Indiretta, appunto, perché è rivolta contro terzi. Il perpetuarsi del male da generazione a generazione mediante la ingiusta pratica di far pagare agli innocenti le colpe altrui.</p>
<p>La <strong>terza</strong> forma di aggressività, infine, è quella più subdola e tremenda, perché spesso non riconosciuta ed è del tipo:<em>&#8221; tu mi fai del male&#8230; ed io faccio delle cose, apparentemente non collegate a te, ma che ti facciano soffrire&#8221;! </em>Una sorta di vendetta servita fredda in maniera a volte straordinariamente camuffata. <strong>Un esempio classico?</strong> Mia madre mi controlla ed io le dico che le voglio molto bene ma&#8230; non mangio! Uno stratagemma diabolico, a volte inconscio, che induce i genitori a sostenere con tutte le proprie forze battaglie devastanti e, di contro, i figli a reagire, anche in maniera autolesionistica, pur di arrecare sofferenza all&#8217;avversario.</p>
<p>Dopo anni di &#8220;guerra fredda&#8221; il figlio che non può esprimere in maniera diretta il proprio dissenso e che non scarica la propria rabbia contro fratelli minori o terzi, capisce quali sono i punti &#8220;deboli&#8221; del genitore e&#8230; al momento opportuno sferra il colpo! Così accade, per esempio, che il figlio fumi, beva, faccia uso di sostanze, mangi troppo o troppo poco, sia svogliato a scuola, non si curi, sia distratto, sia ansioso o sia abbattuto o metta in atto forme varie di autolesionismo&#8230; ogni volta che abbia necessità di esprimere la propria aggressività nella forma che più &#8220;destrutturi&#8221; il proprio genitore.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Più è aspra la battaglia, più è grave il modo in cui essa si esprime. Sic et simpliciter!</span></h2>
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		<title>Cattive abitudini e tentazioni</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/index.php/2010/07/21/cattive-abitudini-e-tentazioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 07:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando arriva l&#8217;estate, vorremmo tanto perdere quei chiletti di troppo, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Quando arriva l&#8217;estate, vorremmo tanto perdere quei chiletti di troppo, essere meno sedentari, vedere meno la tv e di più gli amici.</span> Eppure è davvero così difficile perdere quelle piccole abitudini che sono diventate parte di noi? La ricerca dice di no.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tentazione-serpente.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4977" title="tentazione serpente" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tentazione-serpente.jpg" alt="" width="413" height="330" /></a></p>
<p>Quante volte, pur sapendo che è mancata la luce, entriamo in una stanza e pigiamo l&#8217;interruttore? Le abitudini sono difficili da estinguere perchè risiedono nella nostra<strong> memoria procedurale</strong> (in parole semplici, quella che ci fa ricordare automaticamente e senza pensarci, come si guida l&#8217;automobile) e in un certo senso entrano in quello che chiamiamo inconscio, inteso come un livello inferiore di consapevolezza.  Ripetendo molte volte un&#8217;azione, per qualsiasi ragione lo facciamo, questa tende a diventare automatica ed esercitiamo meno il controllo su di essa.</p>
<p><strong>Un discorso diverso vale per le tentazioni. </strong>Quante volte accendiamo il pc per mandare una semplice mail e ci  ritroviamo a vagare per ore su google o su Facebook? Le tentazioni come questa, sono invece guidate da fattori più viscerali ed emotivi, come la fame, la noia, il sesso. Come quando vediamo un bel dolce e non riusciamo a resistere.</p>
<h2>La ricerca</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/abits20bad20habits.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4974" title="abits20bad20habits" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/abits20bad20habits.jpg" alt="" width="298" height="301" /></a>Un nuovo studio pubblicato sulla rivista <em>Personality and Social Psychology Bulletin</em> (Quinn et al., 2010) suggerisce una strategia per modificare le cattive abitudini e resistere alle tentazioni. <strong>Se state per addentare quel dolce, semplicemente, non fatelo. </strong>Sembra facile a dirsi, starete pensando.</p>
<p>Innanzitutto, i ricercatori hanno analizzato le modalità di controllo che le persone hanno sulle abitudini nella vita quotidiana. Per una settimana o per 14 giorni, 99 studenti hanno tenuto dei diari delle loro battaglie con le loro cattive abitudini e tentazioni, raccontando come provavano a liberarsene. Al top della lista delle attività indesiderate c&#8217;era il dormire e il mangiare troppo e il rimandare a domani.</p>
<p><strong>Le principali strategie usate per combatterle invece erano:</strong></p>
<p>- <strong>un monitoraggio vigile:</strong> controllare i loro errori e dire a se stessi di non farli.</p>
<p>- <strong>distrarsi: </strong>cercare di pensare a qualcos&#8217;altro.</p>
<p>- <strong>Controllare gli stimoli: </strong>rimuovere l&#8217;occasione per cedere, ad esempio uscire dalla pasticceria o spegnere il computer.</p>
<p>Per le abitudini più forti, la strategia che si rilevava migliore era il monitoraggio vigile e al secondo posto la distrazione. Per le tentazioni più forti, invece, il controllo degli stimoli sembrava la migliore soluzione, mentre il monitoraggio scivolava al terzo posto. Sia per le abitudini che per le tentazioni deboli, il monitoraggio si mostrava la migliore strategia.</p>
<h2>Come sconfiggere una brutta abitudine</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/abitudini-BadHabits.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4975" title="abitudini BadHabits" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/abitudini-BadHabits-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>Gli psicologi non si fidano molto di quello che le persone dicono, guardano piuttosto quello che fanno. Così i ricercatori hanno proseguito lo studio ricreando in laboratorio una situazione analoga alla vita reale, per verificare se il monitoraggio sia realmente una strategia efficace per controllare le abitudini forti e radicate in noi. Nel nuovo studio, 65 partecipanti imparavano una risposta, poi nel secondo studio dovevano cambiarla, eliminando l&#8217;abitudine che avevano sviluppato. Effettivamente il monitoraggio si è rilevato la strategia migliore e più veloce per sopprimere l&#8217;abitudine.</p>
<p>Perchè il monitoraggio aiuta con le cattive abitudini ma non con le tentazioni? Perchè non basta dirsi di non farlo per evitare di divorare quel dolce che tanto ci piace? Secondo gli autori, monitorare la nostra tentazione (<em>&#8220;Non devi mangiarlo, non devi mangiarlo&#8221;</em>) non fa che aumentare la nostra attenzione sull&#8217;oggetto del desiderio. Il controllo degli stimoli (uscire dalla pasticceria), invece, rimuove l&#8217;occasione: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.</p>
<p>Le abitudini sno apprese per ripetizione e perpetrate senza pensare, quindi farci attenzione funziona perchè ci aiuta a notarle e ci ricorda che volevamo cambiarle. E&#8217; anche vero che tenere costante l&#8217;attenzione è noiso e in certi momenti la nostra capacità di auto-controllo è inferiore che in altri. In questi casi l&#8217;abitudine ritorna anche peggio di prima.</p>
<h2>Insomma, c&#8217;è poco da fare, spesso siamo schiavi di abitudini e tentazioni difficili da cambiare. <span style="color: #800080;">Alcune di esse sono radicate nel nostro profondo e sono sintomi superficiali di qualcosa che non vogliamo vedere e che sta più in profondità. In questi casi non sempre siamo disposti a rinunciarvi.</span></h2>
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		<title>Quando l&#8217;amore diventa un&#8217;ossessione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte sono le donne che sentono di amare troppo il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Molte sono le donne che sentono di amare troppo il loro partner e di non essere ricambiate abbastanza.</span> E&#8217; quel “troppo” che spaventa. Molte donne si annullano totalmente in una storia d&#8217;amore. La relazione, il proprio partner diventa tutto.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/amore-donne.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4962" title="amore donne" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/amore-donne.jpg" alt="" width="431" height="324" /></a></p>
<p>Si rinuncia a tutto, agli amici, al lavoro, a volte anche alla famiglia, tutto solo per amore. L&#8217;amore si trasforma in un amore ossessivo. In molti casi l&#8217;uomo è distaccato, assente fisicamente ed emotivamente, e la donna si sente in colpa, sente che il distacco sia dovuto a lei e fa di tutto per riconquistare il partner.</p>
<p>Prima di capire come migliorare una relazione, è indispensabile capire cosa realmente è giusto per se stessi, soffermandoci sulle proprie paure, sui sentimenti, cercando di trasferire l&#8217;amore e l&#8217;attenzione che normalmente si da al partner, verso se stessi. Bisogna amarsi di più, l&#8217;ossessione che si prova nei confronti del proprio partner finisce per dominare i  sentimenti, le azioni, è come se ad un certo punto questa os<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/amore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4963" title="amore" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/amore-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a>sessione diventa parte di se stessi, sembra giusta, ma in realtà può solo influire in modo negativo sul proprio benessere, la propria salute e la relazione di coppia. Avere più fiducia in se stessi e nei propri sentimenti, valutare lucidamente il proprio rapporto, capire se è veramente quello che si cuole. Osservare bene la propria relazione, vedere se è più vicina ad un immaginario che la nostra fantasia ha creato o alla realtà, valutare bene tutto quello che è successo, come lui si pone nei confronti della relazione, e chiedersi  dove si è  nella  relazione. Il proprio benessere, il proprio essere donna, dove sono? Spesso si cade nell&#8217;errore di porre tanto impegno nella relazione, tante energie per influenzare il proprio partner, per costringerlo a cambiare il suo atteggiamento nei propri confronti. Tutte queste energie potrebbero essere impiegate  solo nei propri confronti.  A volte, in queste circostanze, il sesso è soddisfacente poiché abbiamo bisogno che lo sia, un rapporto sessuale scarica la tensione fisica ed emotiva.</p>
<p>Alcune donne evitano di avere rapporti sessuali quando ci sono tensioni nella coppia, altre invece trovano che il sesso sia molto efficace per allentare, seppur temporaneamente, la tensione che vive all&#8217;interno della coppia. Quindi l&#8217;atto sessuale viene un po&#8217; visto come l&#8217;unico aspetto gratificante del rapporto e l&#8217;unico modo per sentirsi vicini al proprio partner.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Sono molte le donne attratte dall&#8217;amore ossessivo. Quel tipo di amore che annulla e porta solo tanta sofferenza. Queste sono donne che hanno bisogno di un aiuto, di un supporto per poter &#8220;uscire&#8221; dall&#8217;ossessione dell&#8217;amore.</span></h2>
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		<title>Vero, falso, consumo e comportamento</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 07:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Radavelli (PsycHomer)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il confine tra vero e falso, realtà e finzione non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Il confine tra <strong>vero e falso</strong>, realtà e finzione non è stato mai  così sottile, labile e confuso!</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/vero-o-falso.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4899" title="vero-o-falso" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/vero-o-falso.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><br />
</span></p>
<p>Al cinema, alla televisione, sui giornali, nella vita pubblica non è  così facile distinguere il vero dal falso, o meglio, ci importa davvero  distinguere ciò che è vero da ciò che è falso? Forse per la società in  cui viviamo la verità sta assumendo un ruolo sempre più rilevante, visto  che del resto è così facile falsificare tutto!? E poi, hai mai pensato  che il costo psicologico della falsità possa essere molto maggiore di  quello che pensi?</p>
<p>Visto che le vacanze estive sono ormai alle porte (per qualcuno sono  anche già iniziate) potremmo portare ad esempio l&#8217;accessorio estivo per  eccellenza: gli occhiali da sole!</p>
<p>Che lo vogliamo riconoscere consciamente o meno, il motivo per il  quale acquistiamo beni, soprattutto beni di consumo come gli occhiali da  sole, è dovuto al <strong>messaggio che trasmettiamo</strong> agli altri circa il  nostro <strong>status</strong>. Sulla base di questo potremmo quindi definire i  falsari come &#8220;mezzi che permettono di inviare messaggi sul proprio  status alla metà (o anche meno) del prezzo&#8221;. Sostanzialmente ci  permettono di &#8220;dire&#8221; ad altre persone che siamo più ricchi di quanto lo  siamo in realtà.</p>
<p>Finchè si tratta di &#8220;buoni falsi&#8221; gli altri non potranno accorgersi  di nulla, ma:&#8221; se l&#8217;utilizzatore destina il falso alla trasmissione di  un messaggio positivo può ottenere il risultato, ma paradossalmente  invia anche un messaggio negativo a sè stesso&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20483851">Gino et., al (2010)</a> si sono chiesti se l&#8217;utilizzo di falsi potrebbe  avere delle conseguenze sul Sè, portando ad un aumento di comportamenti  non etici.</p>
<p>Per effettuare l&#8217;indagine i ricercatori hanno sottoposto i  partecipanti a quattro diversi esperimenti. Brevemente, in ogni  eseprimento, in cui è stato registrato il comportamento, i partecipanti  sono stati invitati ad indossare occhiali da sole (a detta degli  sperimentatori), a volte veri, a volte falsi (in realtà sono stati  utilizzati solo occhiali veri).</p>
<p>I risultati hanno mostrato che quando i soggetti erano convinti di  indossare occhiali fasulli hanno messo in atto molti più comportamenti  non etici. In particolare, in uno dei quattro esperimenti, i  comportamenti truffaldini, in soggetti con occhiali da sole veri, sono  avvenuti per il 30% del tempo, ma sono saliti al 71%nel caso  indossassero occhiali falsi.</p>
<p>&#8230; si è attuata una modifica della <a href="http://www.psychomer.it/migliorare-lauto-osservazione-tramite-il-pensiero-astratto/">prospettiva di pensiero</a>:&#8221; i  partecipanti convinti di indossare occhiali falsi, hanno interpretato il  comportamento altrui in modo più disonesto, considerando comportamenti  comuni come poco sinceri ed individuando quindi un&#8217;elevata probabilità  da parte degli altri di agire in modo non etico.&#8221;</p>
<p><strong>FASULLO</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/verp-Wolf-sheep-small.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4898" title="verp Wolf-sheep small" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/verp-Wolf-sheep-small-251x300.jpg" alt="" width="251" height="300" /></a>Nell&#8217;ultimo esperimento della serie il meccanismo si è manifestato  chiaramente. Quando i soggetti hanno indossato occhiali falsi si sono  inconsciamente sentiti meno  autentici loro stessi; questo li ha portati  conseguentemente a mettere in atto comportamenti meno etici.</p>
<p>Sembra quindi che l&#8217;utilizzo di vestiti firmati fasulli, tanto di  moda in Italia, invii falsi segnali di ricchezza alle persone che li  indossano, con la conseguenza di farle sentire false e compromettendo  negativamente il loro comportamento.</p>
<p>Questo studio, che potrebbe essere stato benissimo commissionato da  Armani, Gucci etc.., non chiarisce però l&#8217;estendibilità dei risultati in  aree estranee al branding, come quella della vita quotidiana.</p>
<p>Personalmente penso ci possa essere una connessione tra i nostri  beni, quello che trasmettono ed il nostro atteggiamento, ma non  certamente un&#8217;influenza così elevata, soprattutto nel caso di un  semplice paio di occhiali da sole. E&#8217; comunque vero (mia supposizione)  che il concetto di immagine che cerchiamo di trasmettere si riflette  inevitabilmente sulla nostra coscienza, portadola a <a href="http://www.psychomer.it/aneddoti-e-suggestione-oscurano-la-mente/">modificare il nostro  comportamento</a> facendo leva sul senso di colpa ed altri meccanismi ben  noti.</p>
<p><a href="http://www.psychomer.it">Psychomer.it</a></p>
<p>- Fonte: <a href="http://www.spring.org.uk/2010/07/faking-it-the-psychological-cost.php">PsyBlog</a><br />
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		<title>Lavoro: la scortesia peggiora la performance</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni datori di lavoro sono convinti che per mantenere il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Alcuni datori di lavoro sono convinti che per mantenere il polso della situazione e migliorare i profitti, devono dimostrare ai loro lavoratori chi comanda.</span> Si sbagliano di grosso. La scienza dimostra che un clima di scortesia a lavoro comporta più errori nelle mansioni svolte dai dipendenti.</h2>
<p><a rel="attachment wp-att-58029" href="http://www.psicozoo.it/?attachment_id=58029"><img title="rudeness" src="http://www.impactlab.com/wp-content/uploads/2010/07/rudeness.jpg" alt="rudeness" width="500" height="313" /></a></p>
<p>Un clima duro e scortese può causare un maggior numero di errori anche se non si è i diretti interessati dell&#8217;aggressione. A dirlo è una ricerca condotta dal <strong>Professor Rhona Flin</strong>, dell&#8217;Università di Aberdeen e pubblicata sul <em>British Medical Journal</em>. Lo studio parte dal principio che l&#8217;attenzione sia strettamente legata allo stato emotivo di una persona.</p>
<h2>La ricerca</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/lavoro-mobbing-laboral.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4892" title="lavoro mobbing-laboral" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/lavoro-mobbing-laboral.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Nel primo studio, gli studenti partecipanti ignari, dopo aver svolto un test, venivano insultati da un professore sui risultati ottenuti. A test successivi di memoria, i partecipanti ebbero risultati molto peggiori degli altri ad alcuni compiti di memoria. <em>&#8220;Questa reazione è probabilmente causata dall&#8217;arousal emotivo scatenato dai rimproveri, che causava lo spegnimento dell&#8217;interruttore della capacità cognitiva di affrontare il processo emotivo richiesto, o più semplicemente dalla distrazione&#8221;</em> &#8211; afferma il Professor Flin.</p>
<p>In un&#8217;altra ricerca, uno studente che arrivava tardi alla seduta dell&#8217;esperimento, si scusava, ma veniva colpevolizzato e malamente apostrofato come irresposabile e incapace di mantenere un lavoro nella vita futura. Non solo lui, ma anche tutti gli altri studenti che avevano assistito alla ramanzina, diedero performance peggiori al compito assegnato loro.</p>
<p>Secondo il Professor Flin, il legame tra la performance e la scortesia diventa particolarmente preoccupante quando si verifica in <strong>contesti di cura della salute</strong>, con un potenziale rischio per la vita dei pazienti. Nelle sale operatorie, anche assistere all&#8217;astio dei medici tra di loro può peggiorare la performance del team.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/lavoro-mobbing1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4891" title="lavoro mobbing1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/lavoro-mobbing1-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Tra l&#8217;altro l&#8217;aggressività e le controversie tra il personale medico è piuttosto frequente. In una ricerca su 391 membri di staff di sala operatoria, ben il 66% affermava di essere stato vittima di comportamenti aggressivi delle infermiere e il 53% dai chirurghi nei 6 mesi precedenti.</p>
<p>Il Professor Flin conclude affermando: <em>&#8220;Se l&#8217;inciviltà entra nella sale operatorie e peggiora la capacità dei lavoratori di svolgere l&#8217;operazione, il rischio per i pazienti chirurgici può aumentare, considerando che la buona riuscita di molti interventi dipende in modo particolare da alti livelli di concentrazione e dalla perfetta esecuzione del compito. &#8220;</em><br />
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 07:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presa della Bastiglia, il giorno della Liberazione, la Magna ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">La presa della Bastiglia, il giorno della Liberazione, la Magna Carta, l&#8217;Indipendence Day, sono tutti esempi e simboli della spinta verso la libertà dell&#8217;uomo. </span>Ma che cos&#8217;è davvero la libertà? E soprattutto, la desideriamo veramente?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/libertas.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4859" title="libertas" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/libertas.jpg" alt="" width="430" height="322" /></a></p>
<p>Ovviamente considereremo la libertà da un punto di vista psicologico più che politico. In questo ci può aiutare il famoso psicoanalista <strong>Eric Fromm</strong> e il suo noto saggio <em>&#8220;Fuga dalla libertà&#8221;</em>. Fromm differenzia la libertà (riferendosi ai paesi occidentali), in due forme:</p>
<p>- La <strong>&#8220;Libertà da&#8221;</strong>, una conquista legata alla tirannia e al totalitarismo. Si tratta di una forma di libertà rivolta verso l&#8217;esterno.</p>
<p>- La <strong>&#8220;Libertà di&#8221;</strong>, la nostra spinta individuale. Solo chi è capace di essere libero potrà realizzare pienamente le proprie potenzialità con la capacità di vivere in modo attivo e pieno, pensando con la propria testa, senza necessariamente cercare di conformarsi al gruppo.</p>
<p>Per avere la &#8220;libertà da&#8221; è necessario dunque anche ave<strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/liberta.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4860" title="liberta" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/liberta.jpg" alt="" width="246" height="369" /></a></strong>re una libertà interiore, altrimenti non avremmo la forza per decidere e pensare e ci limiteremmo a conformarci alle decisioni altrui, o ne saremmo quantomeno molto influenzabili. Forse è per questo che persone e popoli nella storia hanno spesso sfuggito la libertà, accettando e acclamando la tirannia come un genitore autoritario e protettivo.</p>
<p><strong>La libertà, per molte persone, </strong><strong>non è così desiderabile</strong>, anzi oserei dire che è terrorizzante. L&#8217;assenza di controllo e la possibilità di scegliere spesso ci fanno sentire isolati, impotenti, alla mercè di forze esterne e alienati da se stessi e dagli altri. La spinta innata verso l&#8217;autonomia e l&#8217;impulso altrettanto forte verso la protezione e la sottomissione si scontrano dentro di noi. E&#8217; quando la paura e l&#8217;angoscia di  decidere da soli diventano troppo forti, che decidiamo di sottometterci.</p>
<h2>Come nasce la paura della libertà</h2>
<div>
<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
// <![CDATA[
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<p>"); } else { document.write("</p>
<div id='beacon_483b6d59f2' style='position: absolute; left: 0px; top: 0px; visibility: hidden;'><img src='http://www.centersite.org/admin/tools/phpAdsNew/www/delivery/lg.php?bannerid=558&amp;campaignid=152&amp;zoneid=43&amp;fb=1&amp;cb=483b6d59f2' width='0' height='0' alt='' style='width: 0px; height: 0px;' /></div>
<p>"); }
//
// ]]&gt;</script></p>
<div>La paura della libertà può cominciare a svilupparsi in età molto precoce, soprattutto quando si cresce in una casa in cui i genitori prendono tutte le decisioni incondizionatamente, senza permettere ai figli di imparare ad esprimere le proprie opinioni. Lo stesso esito, tuttavia, si può avere in quei contesti familiari in cui i genitori non sono in grado di distinguere quello che è giusto da quello che è sbagliato e danno ai bambini un&#8217;educazione lassista, impedendo loro di costruirsi gli strumenti per separare il bene dal male.<img src="http://www.centersite.org/admin/tools/phpAdsNew/www/delivery/lg.php?bannerid=558&amp;campaignid=152&amp;zoneid=43&amp;cb=483b6d59f2" alt="" width="0" height="0" />Queste due forme educative, non permettono un&#8217;deguata construzione della propria identità ai bambini, rendendo impossibile il naturale processo di separazione dei genitori.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/libertà-2.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4861" title="libertà 2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/libertà-2.gif" alt="" width="272" height="297" /></a>Una famiglia <strong>&#8220;sufficientemente buona&#8221;</strong> promuove l&#8217;individualità dei bambini attraverso delle piccole azioni quotidiane, ad esempio:</div>
<div>- Le conversazioni a tavola non comportano solo che i bambini siano seduti intorno al tavolo ad ascoltare gli adulti, ma permettono ai bambini di esprimere la propria opinione sugli argomenti in questione;</div>
<div>- Man mano che crescono, ai bambini devono essere dati dei compiti da svolgere sia a casa che all&#8217;esterno, ovviamente in base all&#8217;età e al livello di crescita. Questo può promuovere nei figli un senso di fiducia in sè stessi e di capacità (gli adulti mi danno una responsabilità, quindi mi valutano capace di portarla avanti).</div>
<div>- In una famiglia non devono verificarsi abusi, che siano di natura verbale, fisica, o sessuale.</div>
<div>- Ai bambini deve essere concesso di fare domande e di ricevere risposte dai genitori, ovviamente con le parole adeguate alla loro età e al loro livello cognitivo.</div>
<p><noscript></p>
<div id='beacon_483b6d59f2' style='position: absolute; left: 0px; top: 0px; visibility: hidden;'><img src='http://www.centersite.org/admin/tools/phpAdsNew/www/delivery/lg.php?bannerid=558&amp;campaignid=152&amp;zoneid=43&amp;fb=1&amp;cb=483b6d59f2' width='0' height='0' alt='' style='width: 0px; height: 0px;' /></div>
<p></noscript></p>
</div>
<p>Se non abbiamo avuto queste opprtunità in famiglia, non è detto che poichè siamo adulti non possiamo sviluppare la capacità di scegliere e quindi di essere liberi (con le dovute limitazioni legate all&#8217;entità della deprivazione originaria). Sviluppare la propria identità è un cammino che si può riprendere anche da adulti.  Per chi non riesce a decidere, a pensare con la propria testa, a sapere cosa vuole, la <strong>psicoterapia</strong> può aiutare, se si desidera davvero mettersi in discussione. Uno degli obiettivi fondamentali della psicoterapia è proprio quello di promuovere la crescita del sè e imparare ad avere fiducia nelle proprie capacità, riconoscendo i propri limiti.</p>
<h2><span style="color: #800080;">La libertà è una spinta dell&#8217;esser umano che si può imparare se ne abbiamo voglia.<br />
</span></h2>
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		<title>L&#8217;eredita&#8217; pesante</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro Sigillò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genitori e Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>

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		<description><![CDATA[La maggior parte delle convinzioni, delle abitudini e dei valori ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;"><strong>La maggior parte delle convinzioni, delle abitudini e dei valori che influenzano le nostre scelte di vita, sono l’eredità della nostra esperienza fatta in passato.</strong></span> Fin dai primi anni di vita, infatti, abbiamo imparato (o forse dovremmo dire: “ci hanno insegnato”) ad usare un certo linguaggio, a comportarci in un dato modo, ad interpretare gli eventi in base a specifiche griglie di lettura, e così via!</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/genitori-figli-problemi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4822" title="genitori-figli-problemi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/genitori-figli-problemi.jpg" alt="" width="450" height="319" /></a></p>
<p>Fin da allora, dunque, si sono formate le basi del nostro carattere.</p>
<p>Tra i nostri insegnanti, quelli che certamente hanno avuto una maggiore influenza sul nostro apprendimento sono stati i genitori, o le figure genitoriale con le quali siamo cresciuti. Da loro, prima che dagli altri, abbiamo appreso ciò che è “giusto” e ciò che è “sbagliato”, e da loro abbiamo ereditato una serie di modi di fare, di “pre-giudizi”, di strategie per affrontare la vita.</p>
<p><strong>A pensarci bene può sembrare assurdo!</strong> Ma quanti sono gli adulti che, ancora oggi, si fanno influenzare dai propri genitori o dalle idee che da essi hanno ereditato? E quante persone, pur avendo oggi condizioni fisiche, intellettive, economiche, relazionali e ambientali diverse da quelle che avevano durante la propria infanzia, ancora oggi appunto, si bloccano o trovano difficoltà di fronte agli stessi ostacoli di allora?</p>
<p>La nostra infanzia ha condizionato e, forse inevitabilmente, condizionerà sempre il nostro futuro, a volte, <strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/genitori-mammoni.jpg"><img class="alignright size-medium  wp-image-4820" title="Dummy - Ciuccio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/genitori-mammoni-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" /></a></strong>purtroppo, fino ad impedirci di realizzare i nostri sogni o al punto da ritrovarci a ripetere in continuazione sempre gli stessi errori!</p>
<p>E allora, cerchiamo di evitare che il passato determini il futuro, e proviamo a metterci in gioco per diventare noi stessi, in prima persona, artefici del nostro destino. Smettiamo di prendere per buono, sempre e comunque, ciò che ci è stato insegnato e cominciamo a metterlo in discussione! Proviamo a valutare con lucidità ed obiettività se ciò che ci è stato insegnato è salutare e funzionale, e dunque tale da poter essere trasmesso ai nostri figli e alle generazioni future.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Non temiamo di cambiare le regole o di rifiutare certe verità assolute solo perché sono state dettate da dai “genitori”</span>, ma cominciamo a gettare le basi per un futuro  diverso, perché ognuno di noi si possa sentire finalmente libero di dire: “io la penso così!”.</h2>
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		<title>Fiducia e persuasione: il tocco femminile!</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 07:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Radavelli (PsycHomer)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[persuasione]]></category>
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		<category><![CDATA[tocco femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[Proviamo a pensare a questo scenario: sera solitaria, quasi  ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Proviamo a pensare a questo scenario: sera solitaria, quasi   malinconica, annoiato dalla giornata lavorativa decidi di farti un giro   per la città quando ad un tratto vieni attirato dallo sfarzo delle luci   ed il profumo di soldi che esce dal casinò in fondo alla strada</span> (sono   consapevole che in Italia i casinò si contano sulle dita di una mano,   ma qui a Londra, dove vivo, la situazione è molto diversa. I casinò   sono ovunque, un pò come i bar nel Bel Paese. Non è comunque un   problema, dobbiamo appunto: IMMAGINARE!).</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/casinò-donne.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4797" title="casinò donne" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/casinò-donne.jpg" alt="" width="474" height="363" /></a></p>
<p>Torniamo a noi:</p>
<p>ti metti davanti alla prima roulette che trovi, ti siedi e giochi un   paio di mani&#8230; entrambe perdenti. Fai il terzo tentativo e ti va bene,   recuperi i soldi delle due giocate precedenti, tornando a pari.</p>
<p>Proprio in questo momento ti accorgi, con la coda dell&#8217;occhio di una   bella donna poco distante da te, che sembra interessata al tuo gioco (o   forse a te). Fai un&#8217;altra puntata. Vinci ancora. Soddisfatto prendi le   fish e pensi di andartene, ma la tua concentrazione è improvvisamente   distrutta. Lei è accanto a te e sorridendo ti dice: <em>&#8220;stai giocando   davvero molto bene&#8221; </em>e allunga la mano posandola sulla tua spalla.</p>
<p>A questo punto non solo<a href="http://www.psychomer.it/la-persuasione-e-cio-che-noi-poveri-mortali-ne-sappiamo/"> decidi di continuare, ma aumenti anche il   valore</a> delle tue puntate. Perdi, ma lei ti incoraggia nuovamente,   continuando a toccare la tua spalla&#8230; e tu <a href="http://www.psychomer.it/scommettiamo">scommetti</a> ancora.</p>
<p><strong>Cosa sta succedendo? </strong>Sei semplicemente così concentrato nel   tentativo di impressionare una donna che continui a scommettere a caso?   Forse. <span style="text-decoration: line-through;">Per alcuni soggetti mi sentirei anche di rispondere  &#8220;SI&#8221;,  ma non a tutti si annebbia la mente appena vedono una persona  dell&#8217;altro  sesso (e rispondendo si l&#8217;articolo sarebbe gia&#8217; finito). </span>Secondo   un <a href="http://pss.sagepub.com/content/early/2010/04/16/0956797610369493.abstract" target="_blank">nuovo studio</a> pubblicato sulla rivista <em>Psychological Science </em>il   motivo alla base sarebbe molto più profondo.</p>
<p>I partecipanti sono stati sottoposti ad un test per analizzare la   loro modalità di <strong>assumere dei rischi</strong>: investendo denaro o facendo un   azzardo notevole. Prima di iniziare la prova sono stati accolti   nell&#8217;esperimento in tre modi differenti:</p>
<p>1- da un ricercatore di sesso femminile o maschile con un leggero   tocco sulla spalla;</p>
<p>2- con una stretta di mano;</p>
<p>3- senza alcun contatto fisico.</p>
<p>Alla fine della prova i partecipanti sono stati invitati a compilare   un questionario circa la sicurezza percepita rispetto al compito.</p>
<p><strong>I partecipanti che sono stati toccati sulla spalla sono stati quelli   che si sono dichiarati più sicuri</strong>, ma solo nel caso in cui a toccarli   fosse stato lo sperimentatore donna. L&#8217;effetto si è presentato anche   con la stretta di mano, anche se a livelli inferiori, ma è totalmente   scomparso nel caso in cui lo sperimentatore fosse di sesso maschile.</p>
<p>Un altro aspetto molto interessante è che l&#8217;effetto è stato  misurato  su partecipanti sia uomini che donne, escludendo la mera  componente  sessuale come origine del fenomeno.</p>
<p>Tracciando un&#8217;analisi con ricerche precedenti, che hanno individuato  il <strong>tocco femminile</strong> come in grado di calmare e rassenerare i bambini, è  del tutto possibile che questo possa accadere anche con gli adulti, <strong> aumentando in loro la fiducia</strong> e, nell&#8217;esempio di prima, la disposizione   al rischio.</p>
<p><strong>Tornando al casinò:</strong> quante sono le probabilità che la donna in   realtà lavori per il casinò ed abbia solo il compito di farvi   abboccare?</p>
<p>Indipendentemente dalla risposta una cosa è certa: avete perso la   concentrazione&#8230; e tra poco anche i soldi!</p>
<p><a href="http://www.psychomer.it">PsycHomer</a></p>
<p>- Fonte: <a href="http://neuronarrative.wordpress.com/2010/06/23/how-a-womans-touch-can-make-you-risk-it-all/" target="_blank">Neuronarrative</a><br />
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