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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Opinioni</title>
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		<title>Le chiamano &#8220;droghe intelligenti&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Grazie ai progetti di prevenzione nelle scuole e alle leggi dello stato, i giovani di oggi conoscono le droghe, i loro effetti, i possibili rischi. </span>Eppure gli espedienti per aggirare la legge continuano a proliferare: è la volta delle smart drugs, le droghe &#8220;furbe&#8221;, non dichiarate come sostanze stupefacenti, ma altrettanto pericolose.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/droghe4_web-400x300.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5001" title="droghe4_web--400x300" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/droghe4_web-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Incensi &#8220;aromatici&#8221;, pasticche colorate, erbe e prodotti naturali si moltiplicano tra gli scaffali degli smart shop o tra le pagine di internet, regalando lo sballo senza essere perseguibili per legge. Quel che è peggio è che, al contario di altre droghe ufficiali, non hanno effetti noti e prevedibili, perchè non ancora oggetto di studio e di classificazione ufficiale: <strong>un grosso rischio per la salute di chi ne fa uso</strong>.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/droghe-smart-shop.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5003" title="droghe smart shop" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/droghe-smart-shop-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Sono circa 25 le possibili sostanze imputate, a cui altre 6 sono state aggiunte recentemente dall&#8217;Osservatorio dell&#8217;Istituto superiore della sanità su fumo, alcol e droga. <strong>Quali?</strong><em>Argemone mexicana</em> (un tipo di papavero), <em>Brugmansia arborea</em> (arbusto),  <em>Datura stramonium</em> (stramonio comune), <em>Muira puama </em>(pianta tipica del  Brasile dagli effetti afrodisiaci, chiamata &#8220;il Viagra naturale&#8221;), <em>Piper  methysticum</em> (kawa-kawa, pianta tipica della Polinesia), <em>Turnera  aphrodisiaca</em> (arbusto diffuso nel centro e sud America). Le trovate descritte nella nuova edizione del <a href="http://www.iss.it/drog/news/cont.php?lang=1&amp;tipo=21&amp;id=72" target="_blank">rapporto sulle &#8220;smart drugs&#8221;</a>.</p>
<p>Molte di esse derivano da insolite miscele di varie sostanze (dette <strong>spice</strong>), tra cui cannabinoidi sintetici, che possono provocare conseguenze sull&#8217;apparato cardiovascolare (tachicardia, extrasistole), su quell respiratorio e sul cervello, come allucinazioni visive, bouffèe psicotiche, paranoie. Nei giovanissimi, poi, il cui sistema nervoso è in via di sviluppo, possono provocare effetti a lungo termine sulle capacità cognitive, sull&#8217;umore e sul comportamento.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/droghe-smartdrugs.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-5004" title="droghe smartdrugs" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/droghe-smartdrugs-300x251.gif" alt="" width="267" height="223" /></a>Queste sostanze, oltre alla vendita diretta, <strong>si diffondono attraverso la rete: </strong>su siti specifici si commerciano bustine con 3-4 dosi di sostanza a 25 euro, un prezzo accessibile anche ai giovanissimi. E sempre più studenti universitari le usano per studiare di notte e per dare migliori prestazioni agli esami. Ma non sono solo gli adolescenti i destinatari di queste nuove droghe. Ai giovani in cerca di alienazione, si aggiungono 40enni e 50enni che cercano di migliorare le loro prestazioni sessuali con una sorta di viagra &#8220;naturale&#8221;.</p>
<p><strong>Il commento del ministro della Gioventù Giorgia Meloni:</strong> <em>&#8220;La consapevolezza dei rischi connessi a ciò che può sembrare una facile scorciatoia per ottenere migliori risultati nello sport e nello studio, è l’arma migliore per fare prevenzione. Il messaggio  che intendiamo lanciare è semplice e immediato: non esistono erbe,  pillole o &#8220;cocktail energetici&#8221; dai poteri straordinari, e soprattutto  non esiste nulla che diventi più facile grazie alle droghe. Anzi queste presunte agevolazioni hanno come unica conseguenza  certa quella di mettere a repentaglio la propria salute&#8221;. </em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Ragazzi, tenete gli occhi aperti. Quello che sembra oggi un modo per renderci la vita più semplice, potrebbe complicarvela molto negli anni a venire. </span></h2>
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		<title>Mamme assassine&#8230;per amore?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 07:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Sud Africa, una giovane madre ha strangolato i suoi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">In Sud Africa, una giovane madre ha strangolato i suoi due bambini con il filo di una caricabatterie per cellulare, nella sua testa come un &#8220;atto d&#8217;amore&#8221; per liberarli dalla sofferenza della vita. </span>Per noi tutto questo è aberrante, ma è davvero possibile che una mente arrivi a concepire un tale atto come segno di amore?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio_cuore_sangue.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4952" title="suicidio_cuore_sangue" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio_cuore_sangue.jpg" alt="" width="444" height="333" /></a>Lo psicologo <strong>Lourens Schlebusch</strong>, studia e descrive i casi di genitori che hanno ucciso i loro figli convinti di compiere un &#8220;<em>atto d&#8217;amore</em>&#8220;. Nel caso che vi ho presentato, la ventisettenne <strong>Saziso Mtshali</strong>, è accusata di aver ucciso sua figlia Londiswa, 8 anni, e suo figlio Samkelo, 3 anni a Umlazi, in Sud Africa lo scorso giugno. Schlebusch ha descritto l&#8217;atto omicida come un <em>&#8220;suicidio allargato&#8221;</em> perchè la donna aveva cercato prima di uccidersi. Lo specialista ritiene che in quel momento la signora non fosse in pieno possesso delle sue facoltà mentali.</p>
<p>Durante il processo Mtshali ha raccontato che lei e i suoi bambini, vivevano con la nonna ad Hlabisa ed erano andati in visita al padre dei bambini per le vacanze estive. Nel disfare le valige, Mtshali aveva trovato una camicia femminile e l&#8217;aveva nascosta. Quando l&#8217;uomo ha notato l&#8217;assenza dell&#8217;oggetto, l&#8217;ha affrontata e ha cominciato a prenderla a pugni e calci davanti ai bambini. Il mattino seguente ha cacciato lei e i suoi bambini da casa.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Medea2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4950" title="suicidio Medea2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Medea2-199x300.jpg" alt="" width="214" height="322" /></a>Mtshali disperata, aveva trovato rifugio nella boscaglia e aveva passato la giornata pregando con i suoi bambini e <em>&#8220;confortandosi a vicenda, coccolandoli&#8221;</em>. Sua figlia le aveva detto che sarebbe stato meglio se tutti loro fossero morti. <em>&#8220;Quando arrivò la notte&#8221;</em> &#8211; ha affermato la donna &#8211; <em>&#8220;decisi di mettere fine alle loro vite per prevenire ogni altro abuso e sofferenza, perchè il padre non dava loro nessun mantenimento&#8221;. </em>Dopo averli strangolati, aspettò il mattino e si recò alla polizia per costituirsi. Anche se nella sua deposizione la donna non fa menzione del tentativo di suicidio, il dottor Schlebusch afferma nel suo report che  Mtshali aveva preso un cocktail di farmaci e droghe prima di compiere il terribile delitto.</p>
<p>Guidato dall&#8217;avvocato Pingla Hemraj, incaricato della difesa della donna,  Schlebusch ha definito il gesto come un suicidio allargato, nella forma di un <strong>&#8220;comportamento altruistico filo-suicida&#8221;</strong>. <em>&#8220;La donna ha esteso la sua morte autoimposta a coloro che amava, perchè non vedeva nessuna speranza per sè e per i suoi cari. &#8220;</em> &#8211; ha affermato il dottore. Durante gli interrogatori  Mtshali era molto emozionata e continuava a piangere ininterrottamente. Lo psicologo è convinto che la donna sia seriamente depressa e che tenterà ancora il suicidio, che vada in carcere o meno. Questa donna è più un pericolo per sè stessa che per la società e ha bisogno di un trattamento per poter sopportare quello che ha fatto.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Disperazione1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4949" title="suicidio Disperazione1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Disperazione1.jpg" alt="" width="196" height="285" /></a>Lontana dall&#8217;essere una potenziale killer seriale, la sua storia mostra i <strong>patterns del rifiuto</strong>: è stata abbandonata prima da suo padre e poi dal padre dei suoi figli, lasciandole un senso di impotenza e disperazione e la visione di un futuro senza speranza. <em>&#8220;In quel momento credeva davvero che l&#8217;unica soluzione possibile per lei e i suoi bambini fosse quella di morire. Non vedeva altre vie d&#8217;uscita.&#8221; </em>- ha affermato Schlebusch. Secondo lo psicologo, la morte non è necessariamente un desiderio per le persone che si sentono così, ma piuttosto la fine delle sofferenze. Mtshali ha chiesto di andare in prigione per sentirsi punita e guarire. Il dottor Schlebusch rirtiene invece che debba essere inviata in un istituto psichiatrico per essere curata. La sentenza sarà nota a settembre.</p>
<p><strong>Perchè raccontare una faccenda così lontana per spazio e cultura, quando ci son tanti casi analoghi in Italia? </strong>Perchè le storie di abbandono, di rifiuto e di violenza sono simili in tutto il mondo, anche nelle periferie delle grandi città occidentali che riteniamo governate dalla ragione.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Lungi da me l&#8217;idea di voler giustificare, ma è forte il desiderio che questi casi vengono affrontati nei loro aspetti psicopatologici e non solo come atti illeciti da punire. Solo così forse potremo provare a prevenirli.</span></h2>
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		<title>Psicologi contro la tortura</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In regime di violenza, il ruolo sociale di uno psicologo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">In regime di violenza, il ruolo sociale di uno psicologo è importante per difendere gli esseri umani dalla sofferenza e dalla crudeltà.</span> Per questa ragione, l&#8217;American Psychological Association, ha proposto di radiare dall&#8217;albo gli psicologi che assistettero e contribuirono alle azioni di tortura del regime Bush.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4931" title="tortura" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura.jpg" alt="" width="442" height="296" /></a></p>
<p>In particolare, l&#8217;APA sta tentando di togliere la licenza all&#8217;esercizio della professione ad uno psicologo accusato di aver assistito e collaborato alle torture operate dalla CIA sui prigionieri.  Si tratta del dottor  <strong>James Mitchell</strong>, psicologo dell&#8217;aviazione militare in pensione, che nel 2002 partecipò all&#8217;interrogatorio di <strong>Abu Zubaydah</strong>, terrorista detenuto a Guantanamo. Mitchell non è membro dell&#8217;American Psychological  Association, perciò l&#8217;APA ha scritto al suo albo per spingerne i membri alla radiazione, poichè le azioni compiute dallo psicologo sono non etiche, estremamente serie e terribilmente in contrasto con la deontologia della professione.</p>
<div id="attachment_4932" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura-zubaydah151947-300x300.jpg"><img class="size-full wp-image-4932" title="zubaydah.jpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura-zubaydah151947-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Abu Zubaydah torturato</p></div>
<p>Durante l&#8217;interrogatorio in Thailandia, Zubaydah fu sottoposto al gelo, a deprivazione di sonno e di cibo, al confino in uno spazio angusto e con la partecipazione di Mitchell, al waterboarding, una terribile forma di annegamento simulato.  <em>&#8220;Aldilà della questione legale, una cosa è certa: uno psicologo che aiuta a infliggere abusi tanto crudeli e shockanti su un essere umano indifeso, viola i principi basilari della professione&#8221;</em> &#8211; ha affermato il professor Joseph Margulies della Northwestern University.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Questo è il passo importante compiuto dall&#8217;APA. Sarebbe il caso che tutte le categorie i cui membri sono implicati in forme di tortura, facesso lo stesso. </span></h2>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 07:00:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I telegiornali in questi giorni sono tristemente zeppi di casi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">I telegiornali in questi giorni sono tristemente zeppi di casi di omicidi &#8220;passionali&#8221;, di cui donne di tutte le età rimangono vittime di uomini che affermano di amarle.</span> Si può definire questa una forma di amore? Cosa succede nella mente di un uomo che decide di armarsi e colpire l&#8217;oggetto del suo desiderio?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-passionale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4913" title="delitto passionale" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-passionale.jpg" alt="" width="430" height="344" /></a></p>
<p>A Cuneo un uomo croato di 30 anni uccide l&#8217;ex (24 anni)  e il suo nuovo compagno. A Mestre un altro trentenne uccide la fidanzata sedicenne, dopo un litigio. Sempre vicino Venezia, una commessa quarantenne viene uccisa a coltellate dall&#8217;ex-fidanzato. Una ragazza viene aspettata da un uomo conosciuto solo su Facebook in  uno dei posti dove abitualmente passa con la bici e viene uccisa a  sprangate. Tra Torino e Cremona un uomo uccide entrambe le ex fidanzate e poi si toglie la vita. Similmente un autotrasportatore 28enne si toglie la vita dopo aver ucciso l&#8217;ex. Tutto questo e molto altro è accaduto tra giugno e luglio del 2010, anno in cui le chiamate al Telefono Rosa sono salite del 5% per violenza sessuale e del 12% per stalking.</p>
<p><strong>Ancora poche le possibili soluzioni. </strong>C&#8217;è di buono che le donne tendono di più a denunciare e sono molti gli sportelli in tutta Italia a cui possono rivolgersi per chiedere aiuto, ma la legge può fare ancora poco. In Piemonte, inoltre, vista l&#8217;alta incidenza dei casi, si è pensato di ripristinare lo <strong>sportello per l&#8217;ascolto del disagio maschile</strong> per prevenire questi delitti. Lo sportello risponde al numero 011.247.81.85 e rispetta il seguente  orario: lun-mar, dalle 18 alle 19, merc-giov-ven dalle 12 alle 13).</p>
<h2>L&#8217;identikit dell&#8217;assassino</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-stalkingjpg.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4911" title="delitto stalkingjpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-stalkingjpg.jpg" alt="" width="288" height="229" /></a>I dati dell&#8217;Eurispes confermano che gli omicidi passionali violenti sono compiuti prevalentemente da uomini tra i 31 ed i 51 anni. Il 27% delle vittime è costituito dal coniuge, il 9% dall&#8217;ex. Sebbene nella maggior parte dei casi la vittima sia la donna &#8220;amata&#8221;, non mancano i casi in cui a farne le spese è il rivale in amore o presunto tale.</p>
<p>Come per tutti i comportamenti anomali, non esiste una singola tipologia di assassino, poichè il fenomeno va declinato secondo la struttura di personalità, la storia personale e i vissuti del soggetto. Il delitto poi può essere lungamente premeditato (come può accadere in una personalità paranoide), o agito in base ad un impulso irrefrenabile. In ogni caso, possiamo provare a delineare le <strong>principali caratteristiche psicologiche </strong>dell&#8217;aggressore.</p>
<p>Il movente principale in questi delitti sembra essere la <strong>gelosia</strong>, un sentimento che può essere declinato in vari  livelli:</p>
<p>- la gelosia come desiderio di avere per sè la persona amata;</p>
<p>- la gelosia che comporta controlli e verifiche sulla vita del partner;</p>
<p>- la gelosia ossessiva che spesso è causata da una proiezione della propria insicurezza nel rapporto o della propria infedeltà sul partner;</p>
<p>- la gelosia delirante, patologica, in cui la convinzione del tradimento è assoluta anche in assenza di prove.</p>
<p>Alla gelosia, si può aggiungere un secondo fondamentale movente, che è la <strong>fine della relazione</strong>.  Il sentimento di fallimento e di ingiustizia che ne deriva, secondo la personalità dell&#8217;abbandonato, può trasformarsi in disperata tristezza, isolamento e depressione, o in rabbia cieca, che può essere agita verso la persona &#8220;responsabile&#8221; della frustrazione subita.</p>
<p>In alcuni casi, il rifiuto della fine della storia può derivare dall&#8217;<strong>incapacità di sopportare la separazione</strong>, che può non svilupparsi nel corso dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza. Perdendo l&#8217;amore si perde anche se stessi, ecco perchè non si può lasciare andare l&#8217;amata. Alcuni delitti avvengono quando <strong>ci si sente respinti</strong>, per una persona che non ci vuole, o per un ex che rifiuta di rivedere la propria decisione. Uccidere l&#8217;amato dunque è l&#8217;unico modo per avere per sè l&#8217;altro, per negare la frustrazione del rifiuto, per punirlo per averci respinto.</p>
<p>A queste tipologie potremmo aggiungere anche il <em>delitto d&#8217;onore</em>, che fortunatamente il codice penale non riconosce più come attenuante, ma che è ancora diffuso in alcune realtà come forma di punizione per un tradimento o un torto subito e serve a salvaguardare l&#8217;ideale della propria mascolinità.</p>
<h2>Psicopatologia del delitto</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitti-violenza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4912" title="delitti violenza" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitti-violenza.jpg" alt="" width="229" height="234" /></a>Ovviamente tutto questo avviene in un contesto di patologia, che spesso  non è conclamata. <em>&#8220;Era un ragazzo così a modo&#8221; </em>- si sente dire  dai vicini dopo un efferato delitto che nessuno si aspettava. Anche le  motivazioni spesso sembrano banali, ma nella mente dell&#8217;assassino sono  come i cerchi nel lago che si espandono sempre di più ad ogni sassolino  lanciato.</p>
<p>La psichiatria classica tende inoltre ad associare i delitti passionali al disturbo <strong>borderline di personalità</strong>, sia per i suoi aspetti d&#8217;impulsività e di scarso controllo degli istinti, sia per le sue modalità simbiotiche con il partner, che oscillano tra idealizzazione e demonizzazione. Spesso si associa questo fenomeno anche alla <strong>depressione</strong>, come istinto di morte che uccide l&#8217;altro e contemporaneamente se stessi. Il disturbo <strong>paranoide</strong> di personalità, nelle sue inclinazioni più vicine alla psicosi, è sicuramente fortemente implicato in questi delitti: la paura di essere troppo vicini e di rischiare per questo la sofferenza, porta al desiderio di distruggere l&#8217;altro.</p>
<h2>Non va dimenticato, infine, che il problema non risiede solo nel singolo, ma anche nella relazione. <span style="color: #800080;">Incastri patologici, partners che non vedono la follia del compagno, o non la vogliono vedere, rischiano purtroppo di correre seri pericoli.<br />
</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><br />
</span><br />
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		<title>Niente ronde se c&#8217;e&#8217; il disagio sociale</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 07:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Confesso che mi preoccupa molto immaginare dove potrebbe arrivare il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Confesso che mi preoccupa molto immaginare dove potrebbe arrivare il fenomeno delle &#8220;ronde&#8221;.</span> Gruppi di cittadini incacchiati che girano per la città, dando la caccia a barboni e immigrati, gente a cui la tv ha insegnato che è colpa degli stranieri se non hanno lavoro e se le città sono gonfie di criminali. <span style="color: #800080;">Per fortuna la Corte costituzionale mette loro un limite. </span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/ronde-1_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4656" title="ronde 1_2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/ronde-1_2.jpg" alt="" width="442" height="294" /></a><br />
</span></p>
<p>Il <strong>pacchetto sicurezza 2008/2009</strong>, presentato da Maroni, che contiene le norme sulle famigerate ronde di quartiere, è stato sostanzialmente approvato, consentendo a cittadini organizzati non armati di girare per le città e segnalare situazioni che possano compromettere la sicurezza urbana. Immagino che tipo di personalità, quali sentimenti, quale mentalità e quali intenzioni possa avere un normale cittadino che il giorno dopo deve andare a lavorare, per convincersi a girare in piena notte a caccia di disturbatori della pubblica sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/ronde_6.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4658" title="ronde_6" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/ronde_6-300x200.jpg" alt="" width="360" height="240" /></a>Per fortuna la corte costituzionale ha messo un limite a queste organizzazioni: <strong>no alle ronde per segnalare casi di disagio sociale</strong>, perchè  questa è materia dei sevizi sociali. Il disagio sociale, in tutte le sue forme più disparate, è un fenomeno delicato, che va trattato con competenza e la sua segnalazione non può essere oggetto di un gruppo di persone senza preparazione. Il personale dei servizi sociali, con la sua esperienza sa come approcciare le persone in difficoltà e spesso, nonostante questo, si trova in situazioni complicatissime. Figuriamoci se può essere un compito delle ronde.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/ronde-super.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4657" title="ronde super" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/ronde-super-300x225.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a>E&#8217; già dall&#8217;anno scorso che si sono cominciate a costituire associazioni per la pubblica sicurezza, anche se con un certo regolamente (sperando che venga rispettato), secondo cui &#8220;<em>la decisione del sindaco di avvalersi  delle associazioni di volontari  richieda una intesa del prefetto, che le  associazioni debbano essere  iscritte in un registro tenuto a cura dello  stesso prefetto, previo  parere, in sede di verifica dei requisiti, del  comitato provinciale per  l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica, che il  sindaco debba preferire le  associazioni costituite da personale in  congedo delle forze armate o di  altri corpi dello Stato, ossia da  soggetti già impegnati  istituzionalmente, o talvolta utilizzati in  funzione integrativa  nell&#8217;esercizio di attività di prevenzione e  repressione dei reati, che,  infine, le segnalazioni degli osservatori  siano indirizzate in via  esclusiva alle forze di polizia, statali o  locali&#8221;.</em></p>
<h2>In ogni caso io resto perplessa: non ci sono le forze dell&#8217;ordine per difenderci? <span style="color: #800080;">Che bisogno c&#8217;è di dare disposizione a gruppi di cittadini senza regole nè preparazione, di mettersi a girare per le città come i vendicatori mascherati? </span></h2>
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		<title>Lo psicologo sotto casa per tutti!</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante le difficoltà sembra che pian piano la nostra professione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Nonostante le difficoltà sembra che pian piano la nostra professione stia diventando un bene di tutti. </span>Si sta diffondendo in molte città la figura dello psicologo di quartiere nelle farmacie: una consulenza gratuita, direttamente sotto casa.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/Farmacia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4637" title="Farmacia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/Farmacia-300x199.jpg" alt="" width="392" height="260" /></a></p>
<p>La sperimentazione è cominciata a Milano nel febbraio 2009 ed ha subito <strong>riscosso un enorme successo</strong>, segno che le persone hanno sempre più bisogno di fare i conti con se stesse e che fondamentalmente sono disposte a farli. L&#8217;idea è nata da una collaborazione tra l&#8217;assessorato alla Salute del Comune di Milano, il Laboratorio di Psicologia  Clinica dell&#8217;Università Cattolica di Milano diretto dal professor Enrico  Molinari e le Farmacie Comunali del Gruppo Admenta e con quelle private  aderenti a Federfarma. Nel febbraio 2009 erano solo due le farmacie che ospitavano uno psicologo per cosulenze gratuite ai clienti; a ottobre erano già 22, con 2.625 colloqui all&#8217;attivo. Altre si sono aggregate mentre le prime già raddoppiavano le ore di consulenza. L&#8217;iniziativa si è allargata a macchia di leopardo coinvolgendo anche altre città italiane come Lecce, Bologna, Padova, ecc.</p>
<p><em>&#8220;Il successo del progetto si deve</em> &#8211; spiega l&#8217;assessore Giampaolo Landi &#8211;  <em>al fatto che abbiamo intercettato il bisogno di sostegno psicologico e  fornito le risposte scientifiche adeguate a ripristinare il benessere  interiore&#8221;.</em></p>
<p><strong>Gli obiettivi del progetto? </strong>Costituire un canale di osservazione delle problematiche del territorio e fare prevenzione del disagio psicologico per evitare che tanti casi si cronicizzino diventando un enorme onere economico per le casse della sanità. Basta considerare come il consumo annuo di psicofarmaci, in particolare ansiolitici e antidepressivi, stia salendo vertiginosamente, anche perchè fare una terapia ha un costo che per problemi economici si evita, in quanto considerato un lusso. <strong>Ma la salute mentale può essere davvero un optional?</strong></p>
<h2><strong>Chi si rivolge allo psicologo di quartiere?<br />
</strong></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farma-psicologi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4636" title="farma psicologi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farma-psicologi-300x219.jpg" alt="" width="352" height="257" /></a>A rivolgersi allo psicologo in farmacia sono tantissime tipologie diverse di persone: adulti, adolescenti, stranieri e soprattutto donne, più disposte a mostrare le proprie fragilità che riguardano prevalentemente l&#8217;ansia, i disturbi dell&#8217;umore, la gravidanza. Anche gli anziani hanno accolto bene l&#8217;iniziativa, portando all&#8217;ascolto degli psicologi i temi della solitudine, del pensionamento, della menopausa. In realtà gli utenti del servizio  hanno chiesto aiuto per i più disparati disagi: problemi familiari e di coppia, disturbi d&#8217;ansia, forme depressive, abuso di sostanze, perdita del lavoro, difficoltà economiche legate alla crisi, gestione di momenti esistenziali difficili. Nel primo anno di sperimentazione sono ben 750 le situazioni affrontate, con una media di 3 sedute a paziente. Il servizio viene scelto dai cittadini per la sua gratuità, ma anche perchè è facilmente accessibile (ogni quartiere ha la sua farmacia). In molti casi le persone hanno trovato giovamento nel colloquio che le ha indirizzate verso una soluzione del problema, se contingente, o le ha guidate verso un percorso più lungo presso i servizi territoriali nei casi più difficili.</p>
<h2>Come si svolge il servizio?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farmacia-psicologo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4638" title="farmacia psicologo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/farmacia-psicologo.jpg" alt="" width="196" height="196" /></a>Le farmacie che forniscono il servizio, espongono un cartello ben visibile. Il cliente interessato può prenotare concordando l&#8217;appuntamento e prenotando solitamente dai 4 ai 5 incontri. Ovviamente non ci sono i tempi e gli spazi per una terapia, ma si tratta di un counseling psicologico che indirizza all&#8217;eventuale soluzione contingente del problema o alla cura per le situazioni più severe. Ovviamente, stare in farmacia piuttosto che in un distretto di salute mentale è più rassicurante per il paziente, che può accostarsi allo psicologo con minor timore. Inoltre, essendo il servizio gratuito, perchè patrocinato spesso dal Comune, dalla società che gestisce le farmacie  comunali, o dal proprietario dell’esercizio commerciale, si passa il messaggio che la salute mentale è un bene a cui tutti hanno diritto e non un optional di cui si può fare a meno.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Lo psicologo di quartiere dunque può farsi interprete del disagio dei cittadini e mediare tra loro e i servizi sanitari, laddove molte persone non sanno a chi rivolgersi quando sono colpiti, personalmente o indirettamente, da un disagio emotivo.</span></h2>
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		<title>Rabbia pubblica sui social media</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 07:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I social media come Facebook e Twitter sono una forma di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">I social media come Facebook e Twitter sono una forma di comunicazione rapida ed efficace, che rende estremamente facile la trasmissione dei propri pensieri. </span>Ma come sempre c&#8217;è un lato oscuro nella faccenda: questi strumenti sono in grado di trasmettere istantaneamente messaggi di rabbia a milioni di persone.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/rabbia-pc.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4595" title="rabbia pc" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/rabbia-pc-300x200.jpg" alt="" width="483" height="322" /></a></p>
<p>Spesso su Facebook, assistiamo a discussioni feroci, che anche se si svolgono tra due persone, diventano pubbliche e vengono lette da migliaia di curiosi. Queste stesse persone sarebbero disposte ad avere una simile discussione di fornte ad un enorme folla che può ascoltare ogni parola?  La distanza apparente messa dalla parola scritta e il fatto che molti dei lettori non si incontrano nella vita reale, è spesso una giustificazione che ci fa sentire autorizzati a mandare messaggi che difficilmente comunicheremmo in un contesto faccia- a &#8211; faccia.</p>
<p>Un altro problema legato alla rabbia e alla comunicazione immediata è che mandarsi messaggi di testo piuttosto che parlare di persona, in un momento in cui siamo furiosi, non agevola certo il dialogo. Quando si è arrabbiati non si è lucidi e avendo a disposizione un mezzo per trasmettere istantaneamente il proprio furore, possiamo essere portati a dire cose che con un pò di riflessione non avremmo mai detto.</p>
<p><strong>Qualche piccolo consiglio per limitare i battibecchi online:</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/rabbia_pc230.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4596" title="rabbia_pc230" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/rabbia_pc230.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a>- Se non vuoi che le tue faccende personali finiscano sulla bocca di tutti, non le postare su Facebook, cerca di parlarne direttamente con l&#8217;interessato;</p>
<p>- Se noti una discussione tra due o più persone su un social network, non ti intromettere e non allearti, neanche in modo scherzoso: creerai solo più problemi;</p>
<p>- Parlare di persona quando c&#8217;è un incomprensione è sempre meglio perchè la comunicazione è già di per sè complessa. Quando poi vengono a mancare anche gli indizi verbali e non verbali, le cose diventano ancora più complicate. Perfino il telefono è un mezzo migliore del testo per litigare.</p>
<p>- Ognuno di noi ha una professione e sul posto di lavoro ci tiene ad apparire serio e affidabile. I social network ci espongono alla lettura di chiunque. Che immagine daremo a chi ci legge?</p>
<h2><span style="color: #800080;">Milioni di persone attualmente usano il social network per mettersi in rete con altre persone. Ognuno di noi ha la responsabilità di usarlo con criterio e di promuoverne l&#8217;utilizzo per migliorare la qualità della vita di tutti. Non offriamo il fianco agli ipercritici.</span></h2>
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		<title>Negati trapianti a disabili</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 09:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei problemi più seri nei trapianti, è la scarsa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Uno dei problemi più seri nei trapianti, è la scarsa disponibilità di organi, che porta a dover stilare classifiche di priorità.</span> Ma chi può stabilire chi ha maggior diritto alla vita? La regione Veneto decreta che il ritardo mentale è un criterio di esclusione. Ecco che si torna ai tempi della rupe.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/trapianto.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4428" title="trapianto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/trapianto-300x199.jpg" alt="" width="391" height="259" /></a></p>
<p>Le richieste di trapianto sono tre volte più numerose rispetto alla disponibilità effettiva di organi. Risulta necessario quindi stabilire chi ha più diritto alla vita. <strong>Scelta ardua, ma la disabilità mentale vi sembra un buon criterio?</strong> Denunciano di discriminazione tre Professori universitari, contro la delibera stilata dalla Regione Veneto, secondo cui vengono escluse dalle liste dei trapianti le persone con QI inferiore a 70. Sono Nicola Panocchia e Maurizio Bossola, del servizio di emodialisi del  Policlinico Gemelli, e Giacomo Vivanti, psicologo californiano, ad affidare la loro protesta ad un articolo pubblicato sull&#8217;<em>American Journal of Transplantation</em>. I tre docenti hanno studiato la letteratura giuridica a riguardo, sottolineando come questo decreto non sia autorizzato da nessuna legge.</p>
<p><em><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/trapianti-down.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4430" title="trapianti down" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/trapianti-down.jpg" alt="" width="264" height="208" /></a>&#8220;L’incapacità di migliorare la qualità di vita e la presunta scarsa  aderenza alla terapia sono le giustificazioni&#8221; </em>che gli autori del decreto portano alla loro scelta, ma secondo gli specialisti non c&#8217;è evidenza scientifica nè legale a questa affermazione. <em>&#8220;Tutte le regioni prevedono come unici criteri di esclusione la malattia  psichiatrica grave, le psicosi, invece in Veneto c’è una  controindicazione assoluta che riguarda tutte le malattie mentali&#8221;</em>.- continua Bossola. Luca Coletto, assessore alla Sanità, così risponde alle critiche:<em> &#8220;Le nostre linee guida non indicano priorità ma raccomandano anzi la  valutazione caso per caso. Questi pazienti sono semplicemente definiti  come persone cui porre speciale attenzione. Il nostro è un sistema  d’avanguardia. È bene riflettere su questi interrogativi per non  utilizzare in modo improprio le risorse&#8221;.</em></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/trapianto-disabili.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4429" title="trapianto disabili" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/06/trapianto-disabili-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>In realtà nella <strong>delibera 851 del 31 marzo 2009</strong>, leggiamo <em>&#8220;controindicazioni assolute al trapianto d’organo&#8221;</em> in caso di &#8220;<em>danni cerebrali irreversibili&#8221;</em> e <em>&#8220;ritardo mentale con  quoziente intellettivo inferiore a 50&#8243;</em>, mentre tra le controindicazioni relative figura il ritardo mentale con quoziente inttellettivo inferiore a 70 (pensate che la media di una persona &#8220;normale&#8221; è compresa tra gli 80 e i 120).</p>
<p>Ma se gli organi sono pochi e le richieste di trapianto molte di più, i cittadini sono tutti uguali, o vanno scelti in base a criteri di merito, intelligenza, magari bellezza e ceto sociale? Non è una questione di ipocrisia, ma la vita è una sola. Per noi, come per gli altri.</p>
<p>C&#8217;è anche chi difende la ratio di questo decreto:  il <strong>Dott.Giuseppe Gravagnone,</strong> esperto di psicologia oncologica, <em>dichiara: &#8220;credo che sia eticamente scorretto, ma non me la sento di condannare gli  autori del decreto, in quanto tra i criteri nella selezione del  ricevente da sempre il disturbo mentale ha costituito un fattore di  esclusione, in termini di miglioramento della qualit&#8230; <a onclick="CSS.addClass($(&quot;text_expose_id_4c081e497ef662cae5ffb&quot;),  &quot;text_exposed&quot;);">Mostra tutto</a>à di vita del paziente, che deve essere &lt;  dei due anni.. tenendo anche conto delle ripercussioni psicologiche che  al processo trapianto possono conseguire, come le eccessive  ospedalizzazioni; risulterebbe inoltre difficile l&#8217;istaurazione di una  corretta compliance, ma anche e soprattutto verrebbe a mancare  la  scelta nella persona di sottoporsi ad un intervento molto delicato, che  potrebbe privarla della vita, rappresenta  un elemento essenziale.&#8221;</em><br />
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		<title>Come scegliere uno psicologo?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 07:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[codice deontologico]]></category>
		<category><![CDATA[paziente]]></category>
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		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando attraversiamo un momento difficile, quando viviamo una situazione di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Quando attraversiamo un momento difficile, quando viviamo una situazione di sofferenza, quando sentiamo di non riuscire a farcela da soli, possiamo sentire l&#8217;esigenza di chiedere aiuto ad uno specialista. </span>Ma subito veniamo travolti dai dubbi. A chi mi rivolgo? Saprà capirmi? Potrà fare veramente qualcosa per me? A queste ed altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo senza pretendere di esaurire la questione. Se avete ancora dubbi, poi, sapete dove scriverci.</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/psicologo-2.jpg"><img class="size-full wp-image-4326 aligncenter" title="psicologo 2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/psicologo-2.jpg" alt="" width="450" height="270" /></a></p>
<h2>A chi chiedere aiuto?</h2>
<p>Il primo passo da fare è quello di <strong>rivolgerci alle persone di cui ci fidiamo</strong>. Il nostro medico di famiglia, che ci conosce spesso da molti anni, è la figura più adatta per indirizzarci dalla persona giusta, che sia uno psichiatra, uno psicologo, o uno specialista di un&#8217;altra branca a cui rivolgerci per fare accertamenti medici. Talvolta, infatti, psiche e soma si intrecciano e se abbiamo sintomi ben definiti può essere il caso di verificare se non derivino da patologie organiche (ad esempio, la tiroide può portare sbalzi d&#8217;umore che potremmo confondere con depressione o ansia). Se non abbiamo un medico di fiducia, (può essere anche un altro specialista che stimiamo) o se questi non è sensibile agli aspetti psicologici, conosceremo sicuramente qualcuno che ha avuto esperienza personalmente o indirettamente di disagio psicologico. In questi casi, il passaparola è una forma efficace di scelta.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>mezzi telematici</strong>, internet, le pagine gialle o i gruppi di facebook, vi raccomando prudenza. Leggete gli articoli che lo specialista in questione scrive, informatevi sul suo curriculm e valutate se potete trovare qualche canale indiretto per prendere informazioni.</p>
<h2>I titoli</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/Psicologo-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4327" title="Psicologo 3" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/Psicologo-3-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a>Anche se possono sembrare solo pezzi di carta, è importante verificare che lo specialista a cui vi state per rivolgere, abbia i titoli necessari per esercitare la professione (<em>Striscia la notizia docet</em>). Questo vi garantisce che abbia fatto un percorso formativo, in cui, perlomeno ha acquisito le nozioni fondamentali del suo mestiere. Potete farlo cercando informazioni in rete. Per gli psicologi potete verificare la loro iscrizione all&#8217;albo inserendo nome, cognome e Regione di iscrizione al seguente <a href="https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi" target="_blank">link</a>. Fate attenzione, perchè non sempre uno Psicologo è iscritto all&#8217;albo della sua regione di residenza.  Il fatto che sia iscritto ad un ordine, è importante perchè questo vi garantisce il vincolo alla deontologia professionale e vi tutela in caso di difficoltà. E&#8217; importante che lo psicologo sia chiaro sui suoi titoli e sulle sue esperienze professionali, che sia disposto a spiegare la paziente qual è il suo approccio teorico e a fatturare (l&#8217;onestà è importante)!</p>
<h2>Verifica i tuoi dubbi</h2>
<p>Una volta che abbiamo individuato lo specialista adatto e titolato e ci siamo seduti nel suo studio, non è detto che dobbiamo proseguire il nostro percorso con lui. <strong>Ci sono una serie di fattori da valutare per scegliere se e come farsi aiutare da lui:</strong></p>
<p>- <strong>La fiducia:</strong> Alla persona che sceglierò per accompagnarmi nel percorso che ho intenzione di seguire, dovrò affidare i miei vissuti più profondi, i miei limiti, temi della mia storia delicati e dolorosi, insomma, dovrò mettermi nelle sue mani. E&#8217; giusto dunque valutare se la persona che mi trovo di fronte mi ispira la fiducia necessaria per affidarmi a lei, se mi sento capito e sostenuto da questa persona, se mi trovo a mio agio, se noto che il professionista ha qualcosa che non mi piace. E&#8217; ovvio che non ci si fida dopo una o due sedute, così come nella vita, ma se nel tempo la sensazione di incompatibilità con quella persona permane è bene farle presente il nostro disagio. E&#8217; possibile che lo psicologo, se è disposto a mettersi in discussione, vi aiuti a capire in cosa non vi incontrate e reindirizzare il tiro, così come è possibile che sia meglio rinunciare.</p>
<p>- <strong>Fate più domande. </strong>Se abbiamo dei dubbi sul percorso che stiamo intraprendendo o sulla persona che abbiamo di fronte, sforziamoci a farle presenti le nostre perplessità, a chiedere maggiore chiarezza. Se il professionista è serio, non avrà paura di ammettere che non si è fatto capire e si sforzerà di rendervi più comprensibili le cose che vi dice. Se utilizza un linguaggio troppo tecnico e non riesce a discostarsene nonostante le vostre richieste di chiarezza, probabilmente lo fa perchè non riesce a reggere la relazione.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/psychologist-and-psychiatrist.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4324" title="psychologist-and-psychiatrist" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/psychologist-and-psychiatrist-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>- <strong>Fate attenzione ai suoi atteggiamenti.</strong> Per essere professionale, uno Psicologo deve essere rispettoso dei colleghi, degli indirizzi teorici diversi dai suoi e degli specialisti con altre professionalità. Se è troppo critico verso altri modelli o altri approcci, se vi fa credere che lui sia l&#8217;unico competente, se è contrario ad ogni forma di collaborazione con il vostro medico o con lo psichiatra che vi segue per la farmacoterapia, allora tenete gli occhi aperti. Se non è disposto al dialogo con i colleghi, chissà se lo sarà con voi.</p>
<p>- <strong>Non deve promettervi miracoli.</strong> In psicologia come in campo medico non esistono le guarigioni miracolose. Il paziente è il vero protagonista nel suo processo di crescita e lo psicologo è solo una guida e un sostegno, non un pronto soccorso, nè un santone che ha la chiave per farvi stare meglio in pochi incontri. La psicologia ha dei limiti e un professionista serio non può non ammetterli e promettervi risultati immediati senza fatica.</p>
<h2>Uno psicologo può seguire svariati approcci e la scelta non è facile, l&#8217;importante è che sappia usare il proprio modello d&#8217;intervento con competenza e con professionalità e che vi ispiri fiducia. <span style="color: #800080;">Se si ha un disagio, tentar non nuoce, quel che conta è farlo con gli occhi bene aperti.</span></h2>
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		<title>Legge 180, Progetto Obiettivo e realta&#8217;&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 07:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosaria Uglietti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[basaglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci siamo salutati la volta scorsa con uno sguardo alla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Ci siamo salutati la volta scorsa con uno sguardo alla legge Basaglia, ai suoi propositi e a quanto sia stata realmente messa  in pratica.</span> Ricordiamo che tale legge affida alle regioni il compito di occuparsi dei malati di mente istituendo i servizi territoriali.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/basaglia-manicomio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4144" title="basaglia manicomio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/basaglia-manicomio.jpg" alt="" width="423" height="316" /></a></p>
<p>Nell’anno in cui la legge è stata approvata la situazione sul territorio italiano corrispondeva a tali cifre: il 18% delle province italiane ricorreva alle istituzioni private, il 27% inviava i propri cittadini in manicomi di altre province e nel 55% esisteva un ospedale psichiatrico pubblico.</p>
<h2>Quali sono stati gli effetti immediati della legge Basaglia?</h2>
<p>Alcune regioni hanno disposto, in maniera tempestiva, norme per l’istituzione di servizi territoriali, altre l’hanno fatto in ritardo, nella sostanza ogni regione ha legiferato da sè. Ciò ha provocato una grossa differenza sul piano territoriale nella cura delle malattie mentali, nelle tipologie delle strutture e nella qualità dei servizi. L’effetto più brutale è che spesso, per non dire nella totalità dei casi, la qualità dell’assistenza non fa altro che riproporre, con altro nome, la stessa logica manicomiale.</p>
<p>Come già detto, il <strong>Progetto Obiettivo</strong> del 1994 delinea le strutture da attivare a livello nazionale e dà l’avvio a una riorganizzazione sistematica dei servizi preposti all&#8217;assistenza psichiatrica. La Legge Finanziaria del 1995 dispone la definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici entro il 31 dicembre 1996.</p>
<h2>Art. 3, comma 5</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/basaglia-klee.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4145" title="basaglia klee" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/basaglia-klee-271x300.jpg" alt="" width="271" height="300" /></a>Nel quadro delle attivazioni delle strutture residenziali previste dal progetto obiettivo «Tutela della salute mentale 19941996», approvato con D.P.R. 7 aprile 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 1994, utilizzando se necessario anche le strutture ospedaliere disattivate o riconvertite nell&#8217;ambito del processo di ristrutturazione della rete ospedaliera, le regioni provvedono alla chiusura dei residui ospedali psichiatrici entro il 31 dicembre 1996. I beni mobili e immobili degli ospedali psichiatrici dismessi possono essere utilizzati per attività di carattere sanitario, purché diverse dalla prestazione di servizi per la salute mentale o dalla degenza o ospitalità di pazienti dimessi o di nuovi casi, ovvero possono essere destinati dall&#8217;azienda unità sanitaria locale competente alla produzione di reddito, attraverso la vendita, anche parziale, degli stessi con diritto di prelazione per gli enti pubblici, o la locazione. I redditi prodotti sono utilizzati per l&#8217;attuazione di quanto previsto dal progettoobiettivo «Tutela della salute mentale 19941996», approvato con D.P.R. 7 aprile 1994, per interventi nel settore psichiatrico, e dai relativi progetti regionali di attuazione. Qualora risultino disponibili ulteriori somme, dopo l&#8217;attuazione di quanto previsto dal predetto progetto obiettivo, le aziende sanitarie potranno utilizzarle per altre attività di carattere sanitario. Comma così modificato dalla legge 18 luglio 1996, n. 382, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, ed infine dalla legge 27 dicembre 1997 n. 449.<br />
Il documento della conferenza dei Presidenti delle regioni delle Provincie del biennio 1998-2000 riafferma l’impegno di queste ultime, affinché ci sia la completa attuazione del Progetto Obiettivo Salute Mentale nelle singole realtà regionali e che il 5% della quota dei Fondi sanitari regionali sia destinato alle attività di promozione e tutela della salute mentale. Le regioni, inoltre, nel documento, sottolineano “la necessità di realizzare in ogni Regione un programma di azioni integrate per la tutela della salute mentale che abbia al centro degli interventi i bisogni del paziente e che operi in stretta connessione con gli altri soggetti della Comunità sociale e territoriale pubblici e privati per il raggiungimento dell’obiettivo comune della prevenzione, della cura e della riabilitazione fino al reinserimento nel luogo di lavoro della persona con disturbi mentali”.<br />
A dei buoni propositi legiferati, non corrisponde un’altrettanta positiva realtà, ci sono ancora molte strutture territoriali all’interno delle quali il clima non differisce molto da quello manicomiale. Molti pazienti sono ancora trattati con la forza e ritengono che ad oggi i manicomi esistano ancora.</p>
<h2>Storie di vita legate alla legge Basaglia</h2>
<p>Io stessa sono stata testimone di un paziente che a tutt’oggi ritiene di essere stato rinchiuso in un manicomio. Angelo, cosi chiamerò questo ragazzo, è convito di essere stato in un manicomio, in realtà è stato ricoverato presso una struttura pubblica dell’hinterland napoletano, ma il trattamento subito non si discosta di molto da quello che è stato in passato un manicomio.</p>
<p>Angelo soffre di un disturbo psicotico, di manie di persecuzione e ancora oggi fa uso di farmaci, l’ho conosciuto presso il centro “Il girasole” di S. Antimo, un centro in cui ragazzi come Angelo sono seguiti e narrano le loro esperienze. Angelo racconta di essere stato legato al letto e di aver subito trattamenti forzati, gli hanno praticato la terapia elettroconvulsiva ed è stato isolato. A nulla sono valsi i miei tentativi di spiegargli che il manicomio per legge non esiste più, che i pazienti hanno dignità psicofisica, che sono soggetti aventi diritto. Tutte le volte che Angelo mi vede mi racconta di questa sua esperienza che lo ha profondamente segnato, vuole essere rassicurato affinché non dovrà riviverla in futuro.</p>
<p>Lo sguardo impaurito di Angelo, il suo tremore nel raccontarmi della sua esperienza fanno sì che io oggi sia qui a raccontare la sua storia, a parlare ancora della legge Basaglia, per mostrare quanta strada ancora bisogna fare per abbattere il muro dell’indifferenza, per dare ai pazienti anzitutto la dignità di persona e il diritto alla salute mentale.</p>
<h2>Pensare che la legge 180 risale agli anni 80, che il Progetto Obiettivo è del 1994 e rendersi conto che la realtà è un’altra, dovrebbe farci riflettere. I buoni propositi di una legge, la volontà di andare incontro ai malati sono elementi rimasti in gran parte sulla carta. <span style="color: #800080;">Con l’augurio che queste mie parole possano far riflettere e dar voce a chi non ne ha, vi saluto ancora una volta… Alla prossima…</span></h2>
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