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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Cronaca</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Mamme assassine&#8230;per amore?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 07:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Sud Africa, una giovane madre ha strangolato i suoi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">In Sud Africa, una giovane madre ha strangolato i suoi due bambini con il filo di una caricabatterie per cellulare, nella sua testa come un &#8220;atto d&#8217;amore&#8221; per liberarli dalla sofferenza della vita. </span>Per noi tutto questo è aberrante, ma è davvero possibile che una mente arrivi a concepire un tale atto come segno di amore?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio_cuore_sangue.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4952" title="suicidio_cuore_sangue" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio_cuore_sangue.jpg" alt="" width="444" height="333" /></a>Lo psicologo <strong>Lourens Schlebusch</strong>, studia e descrive i casi di genitori che hanno ucciso i loro figli convinti di compiere un &#8220;<em>atto d&#8217;amore</em>&#8220;. Nel caso che vi ho presentato, la ventisettenne <strong>Saziso Mtshali</strong>, è accusata di aver ucciso sua figlia Londiswa, 8 anni, e suo figlio Samkelo, 3 anni a Umlazi, in Sud Africa lo scorso giugno. Schlebusch ha descritto l&#8217;atto omicida come un <em>&#8220;suicidio allargato&#8221;</em> perchè la donna aveva cercato prima di uccidersi. Lo specialista ritiene che in quel momento la signora non fosse in pieno possesso delle sue facoltà mentali.</p>
<p>Durante il processo Mtshali ha raccontato che lei e i suoi bambini, vivevano con la nonna ad Hlabisa ed erano andati in visita al padre dei bambini per le vacanze estive. Nel disfare le valige, Mtshali aveva trovato una camicia femminile e l&#8217;aveva nascosta. Quando l&#8217;uomo ha notato l&#8217;assenza dell&#8217;oggetto, l&#8217;ha affrontata e ha cominciato a prenderla a pugni e calci davanti ai bambini. Il mattino seguente ha cacciato lei e i suoi bambini da casa.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Medea2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4950" title="suicidio Medea2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Medea2-199x300.jpg" alt="" width="214" height="322" /></a>Mtshali disperata, aveva trovato rifugio nella boscaglia e aveva passato la giornata pregando con i suoi bambini e <em>&#8220;confortandosi a vicenda, coccolandoli&#8221;</em>. Sua figlia le aveva detto che sarebbe stato meglio se tutti loro fossero morti. <em>&#8220;Quando arrivò la notte&#8221;</em> &#8211; ha affermato la donna &#8211; <em>&#8220;decisi di mettere fine alle loro vite per prevenire ogni altro abuso e sofferenza, perchè il padre non dava loro nessun mantenimento&#8221;. </em>Dopo averli strangolati, aspettò il mattino e si recò alla polizia per costituirsi. Anche se nella sua deposizione la donna non fa menzione del tentativo di suicidio, il dottor Schlebusch afferma nel suo report che  Mtshali aveva preso un cocktail di farmaci e droghe prima di compiere il terribile delitto.</p>
<p>Guidato dall&#8217;avvocato Pingla Hemraj, incaricato della difesa della donna,  Schlebusch ha definito il gesto come un suicidio allargato, nella forma di un <strong>&#8220;comportamento altruistico filo-suicida&#8221;</strong>. <em>&#8220;La donna ha esteso la sua morte autoimposta a coloro che amava, perchè non vedeva nessuna speranza per sè e per i suoi cari. &#8220;</em> &#8211; ha affermato il dottore. Durante gli interrogatori  Mtshali era molto emozionata e continuava a piangere ininterrottamente. Lo psicologo è convinto che la donna sia seriamente depressa e che tenterà ancora il suicidio, che vada in carcere o meno. Questa donna è più un pericolo per sè stessa che per la società e ha bisogno di un trattamento per poter sopportare quello che ha fatto.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Disperazione1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4949" title="suicidio Disperazione1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/suicidio-Disperazione1.jpg" alt="" width="196" height="285" /></a>Lontana dall&#8217;essere una potenziale killer seriale, la sua storia mostra i <strong>patterns del rifiuto</strong>: è stata abbandonata prima da suo padre e poi dal padre dei suoi figli, lasciandole un senso di impotenza e disperazione e la visione di un futuro senza speranza. <em>&#8220;In quel momento credeva davvero che l&#8217;unica soluzione possibile per lei e i suoi bambini fosse quella di morire. Non vedeva altre vie d&#8217;uscita.&#8221; </em>- ha affermato Schlebusch. Secondo lo psicologo, la morte non è necessariamente un desiderio per le persone che si sentono così, ma piuttosto la fine delle sofferenze. Mtshali ha chiesto di andare in prigione per sentirsi punita e guarire. Il dottor Schlebusch rirtiene invece che debba essere inviata in un istituto psichiatrico per essere curata. La sentenza sarà nota a settembre.</p>
<p><strong>Perchè raccontare una faccenda così lontana per spazio e cultura, quando ci son tanti casi analoghi in Italia? </strong>Perchè le storie di abbandono, di rifiuto e di violenza sono simili in tutto il mondo, anche nelle periferie delle grandi città occidentali che riteniamo governate dalla ragione.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Lungi da me l&#8217;idea di voler giustificare, ma è forte il desiderio che questi casi vengono affrontati nei loro aspetti psicopatologici e non solo come atti illeciti da punire. Solo così forse potremo provare a prevenirli.</span></h2>
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		<title>Psicologi contro la tortura</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 07:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In regime di violenza, il ruolo sociale di uno psicologo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">In regime di violenza, il ruolo sociale di uno psicologo è importante per difendere gli esseri umani dalla sofferenza e dalla crudeltà.</span> Per questa ragione, l&#8217;American Psychological Association, ha proposto di radiare dall&#8217;albo gli psicologi che assistettero e contribuirono alle azioni di tortura del regime Bush.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4931" title="tortura" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura.jpg" alt="" width="442" height="296" /></a></p>
<p>In particolare, l&#8217;APA sta tentando di togliere la licenza all&#8217;esercizio della professione ad uno psicologo accusato di aver assistito e collaborato alle torture operate dalla CIA sui prigionieri.  Si tratta del dottor  <strong>James Mitchell</strong>, psicologo dell&#8217;aviazione militare in pensione, che nel 2002 partecipò all&#8217;interrogatorio di <strong>Abu Zubaydah</strong>, terrorista detenuto a Guantanamo. Mitchell non è membro dell&#8217;American Psychological  Association, perciò l&#8217;APA ha scritto al suo albo per spingerne i membri alla radiazione, poichè le azioni compiute dallo psicologo sono non etiche, estremamente serie e terribilmente in contrasto con la deontologia della professione.</p>
<div id="attachment_4932" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura-zubaydah151947-300x300.jpg"><img class="size-full wp-image-4932" title="zubaydah.jpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/tortura-zubaydah151947-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Abu Zubaydah torturato</p></div>
<p>Durante l&#8217;interrogatorio in Thailandia, Zubaydah fu sottoposto al gelo, a deprivazione di sonno e di cibo, al confino in uno spazio angusto e con la partecipazione di Mitchell, al waterboarding, una terribile forma di annegamento simulato.  <em>&#8220;Aldilà della questione legale, una cosa è certa: uno psicologo che aiuta a infliggere abusi tanto crudeli e shockanti su un essere umano indifeso, viola i principi basilari della professione&#8221;</em> &#8211; ha affermato il professor Joseph Margulies della Northwestern University.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Questo è il passo importante compiuto dall&#8217;APA. Sarebbe il caso che tutte le categorie i cui membri sono implicati in forme di tortura, facesso lo stesso. </span></h2>
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		<title>Delitti passionali: una tragica epidemia</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I telegiornali in questi giorni sono tristemente zeppi di casi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">I telegiornali in questi giorni sono tristemente zeppi di casi di omicidi &#8220;passionali&#8221;, di cui donne di tutte le età rimangono vittime di uomini che affermano di amarle.</span> Si può definire questa una forma di amore? Cosa succede nella mente di un uomo che decide di armarsi e colpire l&#8217;oggetto del suo desiderio?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-passionale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4913" title="delitto passionale" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-passionale.jpg" alt="" width="430" height="344" /></a></p>
<p>A Cuneo un uomo croato di 30 anni uccide l&#8217;ex (24 anni)  e il suo nuovo compagno. A Mestre un altro trentenne uccide la fidanzata sedicenne, dopo un litigio. Sempre vicino Venezia, una commessa quarantenne viene uccisa a coltellate dall&#8217;ex-fidanzato. Una ragazza viene aspettata da un uomo conosciuto solo su Facebook in  uno dei posti dove abitualmente passa con la bici e viene uccisa a  sprangate. Tra Torino e Cremona un uomo uccide entrambe le ex fidanzate e poi si toglie la vita. Similmente un autotrasportatore 28enne si toglie la vita dopo aver ucciso l&#8217;ex. Tutto questo e molto altro è accaduto tra giugno e luglio del 2010, anno in cui le chiamate al Telefono Rosa sono salite del 5% per violenza sessuale e del 12% per stalking.</p>
<p><strong>Ancora poche le possibili soluzioni. </strong>C&#8217;è di buono che le donne tendono di più a denunciare e sono molti gli sportelli in tutta Italia a cui possono rivolgersi per chiedere aiuto, ma la legge può fare ancora poco. In Piemonte, inoltre, vista l&#8217;alta incidenza dei casi, si è pensato di ripristinare lo <strong>sportello per l&#8217;ascolto del disagio maschile</strong> per prevenire questi delitti. Lo sportello risponde al numero 011.247.81.85 e rispetta il seguente  orario: lun-mar, dalle 18 alle 19, merc-giov-ven dalle 12 alle 13).</p>
<h2>L&#8217;identikit dell&#8217;assassino</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-stalkingjpg.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4911" title="delitto stalkingjpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitto-stalkingjpg.jpg" alt="" width="288" height="229" /></a>I dati dell&#8217;Eurispes confermano che gli omicidi passionali violenti sono compiuti prevalentemente da uomini tra i 31 ed i 51 anni. Il 27% delle vittime è costituito dal coniuge, il 9% dall&#8217;ex. Sebbene nella maggior parte dei casi la vittima sia la donna &#8220;amata&#8221;, non mancano i casi in cui a farne le spese è il rivale in amore o presunto tale.</p>
<p>Come per tutti i comportamenti anomali, non esiste una singola tipologia di assassino, poichè il fenomeno va declinato secondo la struttura di personalità, la storia personale e i vissuti del soggetto. Il delitto poi può essere lungamente premeditato (come può accadere in una personalità paranoide), o agito in base ad un impulso irrefrenabile. In ogni caso, possiamo provare a delineare le <strong>principali caratteristiche psicologiche </strong>dell&#8217;aggressore.</p>
<p>Il movente principale in questi delitti sembra essere la <strong>gelosia</strong>, un sentimento che può essere declinato in vari  livelli:</p>
<p>- la gelosia come desiderio di avere per sè la persona amata;</p>
<p>- la gelosia che comporta controlli e verifiche sulla vita del partner;</p>
<p>- la gelosia ossessiva che spesso è causata da una proiezione della propria insicurezza nel rapporto o della propria infedeltà sul partner;</p>
<p>- la gelosia delirante, patologica, in cui la convinzione del tradimento è assoluta anche in assenza di prove.</p>
<p>Alla gelosia, si può aggiungere un secondo fondamentale movente, che è la <strong>fine della relazione</strong>.  Il sentimento di fallimento e di ingiustizia che ne deriva, secondo la personalità dell&#8217;abbandonato, può trasformarsi in disperata tristezza, isolamento e depressione, o in rabbia cieca, che può essere agita verso la persona &#8220;responsabile&#8221; della frustrazione subita.</p>
<p>In alcuni casi, il rifiuto della fine della storia può derivare dall&#8217;<strong>incapacità di sopportare la separazione</strong>, che può non svilupparsi nel corso dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza. Perdendo l&#8217;amore si perde anche se stessi, ecco perchè non si può lasciare andare l&#8217;amata. Alcuni delitti avvengono quando <strong>ci si sente respinti</strong>, per una persona che non ci vuole, o per un ex che rifiuta di rivedere la propria decisione. Uccidere l&#8217;amato dunque è l&#8217;unico modo per avere per sè l&#8217;altro, per negare la frustrazione del rifiuto, per punirlo per averci respinto.</p>
<p>A queste tipologie potremmo aggiungere anche il <em>delitto d&#8217;onore</em>, che fortunatamente il codice penale non riconosce più come attenuante, ma che è ancora diffuso in alcune realtà come forma di punizione per un tradimento o un torto subito e serve a salvaguardare l&#8217;ideale della propria mascolinità.</p>
<h2>Psicopatologia del delitto</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitti-violenza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4912" title="delitti violenza" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/07/delitti-violenza.jpg" alt="" width="229" height="234" /></a>Ovviamente tutto questo avviene in un contesto di patologia, che spesso  non è conclamata. <em>&#8220;Era un ragazzo così a modo&#8221; </em>- si sente dire  dai vicini dopo un efferato delitto che nessuno si aspettava. Anche le  motivazioni spesso sembrano banali, ma nella mente dell&#8217;assassino sono  come i cerchi nel lago che si espandono sempre di più ad ogni sassolino  lanciato.</p>
<p>La psichiatria classica tende inoltre ad associare i delitti passionali al disturbo <strong>borderline di personalità</strong>, sia per i suoi aspetti d&#8217;impulsività e di scarso controllo degli istinti, sia per le sue modalità simbiotiche con il partner, che oscillano tra idealizzazione e demonizzazione. Spesso si associa questo fenomeno anche alla <strong>depressione</strong>, come istinto di morte che uccide l&#8217;altro e contemporaneamente se stessi. Il disturbo <strong>paranoide</strong> di personalità, nelle sue inclinazioni più vicine alla psicosi, è sicuramente fortemente implicato in questi delitti: la paura di essere troppo vicini e di rischiare per questo la sofferenza, porta al desiderio di distruggere l&#8217;altro.</p>
<h2>Non va dimenticato, infine, che il problema non risiede solo nel singolo, ma anche nella relazione. <span style="color: #800080;">Incastri patologici, partners che non vedono la follia del compagno, o non la vogliono vedere, rischiano purtroppo di correre seri pericoli.<br />
</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><br />
</span><br />
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		<title>Addio Prof. Cazzullo, padre della psichiatria italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi Psicozoo non può fare a meno di salutare il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Oggi Psicozoo non può fare a meno di salutare il Professore Carlo Lorenzo Cazzullo, grande psichiatra italiano morto a 95 anni a Milano. </span>Padre della psichiatria milanese e tra i fondatori di quella italiana è stato insignito di numerosi riconoscimenti internazionali, ma è rimasto fedele all&#8217;Italia.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/cazzullo-milano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4156" title="cazzullo milano" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/cazzullo-milano.jpg" alt="" width="484" height="363" /></a></p>
<p>Se non avesse mantenuto costante la passione per la medicina e la psichiatria, sarebbe stato un anonimo ragioniere, anche se di stanza a Shangai. Era nato a Gallarate (Varese) il 30 gennaio del 1915 e nonostante i bombardamenti che colpivano Milano si era laureato in medicina con il massimo dei voti presso la scuola di Carlo Bresta nell&#8217;Istituto Neurologico di Milano, dove ha speso la maggior parte della sua carriera. In quegli anni non rimase confinato sui libri, ma partecipò attivamente alla resistenza partigiana e si dedicò alla cura degli ex-deportati. Risale al 1959 l&#8217;incarico come Professore Ordinario della prima cattedra di Psichiatria in Italia. E&#8217; sbarcato oltreoceano come ricercatore  prima all&#8217;Istituto Rockfeller, poi come direttore del Dipartimento di Psichiatria della John Hopkins University di Baltimora.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/cazzullo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4157" title="cazzullo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/05/cazzullo.jpg" alt="" width="200" height="270" /></a>E&#8217; stato sempre innovatore </strong>e attento ai rapporti internazionali, come esperto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della sanità (WHO) e della CEE per le nuove  trasformazioni della Psichiatria. Con questo sguardo internazionale ha fondato l&#8217;Istituto di Psichiatria dell&#8217;Università di Milano, che 15 anni prima della legge 180 ha realizzato un padiglione di cura dei pazienti psichiatrici all&#8217;interno di un ospedale, quando era impensabile l&#8217;idea di un manicomio in città.</p>
<p><strong>Anche noi psicologi</strong> dobbiamo ringraziarlo perchè fu tra i primi a preoccuparsi della necessità di integrare gli aspetti biologici e psicologici della cura e di divulgare la cultura della salute mentale tra la gente. Ha sancito inoltre la necessità della collaborazione tra lo  specialista, il paziente e i suoi familiari, come elemento necessario per la buona riuscita del trattamento.</p>
<h2><strong>Un contributo indispensabile che ha fondato la salute mentale in Italia.</strong></h2>
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		<title>La storia psichiatrica di Hitler</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per quanto tutti possiamo immaginare che dietro le terribili atrocità ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Per quanto tutti possiamo immaginare che dietro le terribili atrocità compiute da Adolf Hitler, si celi una personalità seriamente disturbata, forse nessuno sa che esiste una documentazione a riguardo, misteriosamente eclissatasi durante la II guerra Mondiale. </span>Le informazioni sono tratte da un frammento proveniente dagli Archivi Europei di Psichiatria e Neuroscienze cliniche e riguardano il periodo della sua ammissione all&#8217;ospedale dopo gli infortuni subiti durante la prima guerra mondiale.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/hitler-cop-ok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3717" title="hitler cop ok" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/hitler-cop-ok.jpg" alt="" width="475" height="393" /></a></p>
<p>La diagnosi che Hitler ricevette durante quel ricovero fu di <strong>cecità isterica</strong>, quello che oggi il DSM definirebbe come <em>disturbo dissociativo</em> o da <em>conversione</em>, un peculiare sintomo in cui un problema apparentemente fisico si verifica senza nessuna causa organica identificabile. La spiegazione classica che in letteratura (a partire da Charcot e da Freud) si da di questo disturbo è che la mente converte un trauma psichico in un sintomo fisico per proteggersi dallo stress. In poche parole per evitare di viversi un&#8217;emozione troppo forte, la psiche la trasforma in un malessere organico (il non vedere è un pò una metafora del non voler vedere).</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/Hitler30.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3715" title="Hitler30" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/Hitler30-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>Sembra che la cartella diagnostica di Hitler fu fatta sparire dall&#8217;ospedale e la stessa fine fecero i testimoni ad opera delle SS. </strong>Questa rivelazione, a metà tra verità e leggenda, ci colpisce soprattutto se consideriamo che i malati di mente furono, dopo gli ebrei,  tra i più perseguitati dal regime nazista: ne furono sterminati ben 200.000 nei campi di concentramento (dato reso pubblico durante la Seconda Guerra Mondiale dal cardinale di Muenster Clemens August Von Galen, recentemente beatificato da Benedetto XVI). Mentre il disturbo di Parkinson, comparso negli ultimi anni della vita di Hitler, è abbastanza noto, la sua precedente storia di cecità isterica è rimasta sconosciuta.</p>
<h2>I fatti</h2>
<p>Il 14 Ottobre del 1918, Hitler, allora arruolato nella Prima Guerra Mondiale, sopravvisse ad un attacco con l&#8217;iprite (un gas) in Belgio, vicino Upern. Alcuni documenti riportano la presenza di una lieve congiuntivite che non giustifica però la cecità temporanea che ne derivò, per cui essa fu diagnosticata come isterica. <strong>Si sa poco del trattamento successivo: </strong>il leader nazista fu trasferito presso un ospedale militare a Pasewalk, nei pressi del mar Baltico e fu curato dal <strong>professor Forster</strong>, direttore della clinica psichiatrica dell&#8217;ospedale, attraverso l&#8217;ipnosi. Hitler fu dimesso il 19 Novembre 1918 e di quella storia non si è più parlato.</p>
<p>Che questo trattamento sia realmente avvenuto fu testimoniato dal Dr. Karl Kroner, che riportò il fatto ai servizi segreti statunitensi (Office of Strategic Services &#8211; OSS). Il file, così come tutti gli altri testimoni, furono uccisi dalla Gestapo, compreso il Professor Forster, probabilmente costretto al suicidio il 9 Novembre del 1933, poco prima che riuscisse a presentare il documento ad alcuni scrittori in esilio a Parigi, dove suo fratello lavorava presso l&#8217;ambasciata tedesca. Lo scrittore <strong>Ernst Weiss</strong>, ebreo tedesco e medico egli stesso, parlò di questo documento nella sua novella <em>‘Der Augenzeuge’</em>(Il testimone oculare) prima di suicidarsi durante l&#8217;occupazione tedesca di Parigi il 6 Maggio 1940.</p>
<h2>Analisi di personalità</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/hitler-copertina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3718" title="hitler copertina" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/03/hitler-copertina-300x199.gif" alt="" width="300" height="199" /></a>Durante la seconda Guerra Mondiale, i servizi segreti americani commissionarono ben due analisi psicodinamiche della personalità di Hitler, la prima allo psicologo<strong> Henry Murray</strong> e la seconda allo psicoanalista <strong>Walter Langer</strong>. Nonostante l&#8217;importanza degli esperti scelti, non è semplice condurre una seria analisi personologica su un paziente che non si è mai incontrato, sebbene tanto noto, ragion per cui non si tratta di documenti del tutto affidabili.</p>
<p>In ogni caso, Murray e Langer definirono Hitler uno psicopatico, affetto verosimilmente da schizofrenia paranoide, probabilmente impotente, omosessuale represso e con tendenze suicide (diventate poi realistiche). Certo gli esperti non avevano preventivato una morte miserabile in uno squallido bunker, ma avevano immaginato scenari da film in cui Hitler si sarebbe fatto esplodere in una montagna di dinamite, si sarebbe sparato con un proiettile d&#8217;argento preparato allo scopo, o si sarebbe gettato da un parapetto davanti alle truppe venute per prenderlo. Non so quanto questi report siano stati utili all&#8217;intelligence alleata: forse descrivono più le tendenze della psicologia del tempo che la mente del leader nazista.</p>
<h2>Il file originale è andato perso, e con esso anche un ottimo (si fa per dire) caso clinico per gli studenti di Psicologia. <span style="color: #800080;">Certo la presenza di una storia psichiatrica di Hitler non lo solleverebbe dalle sue infinite colpe, ma potrebbe aiutarci a riconoscere un pazzo in futuro, piuttosto che affidargli il governo di una nazione.</span></h2>
<p>[<a href="http://www.mindhacks.com/blog/2010/01/the_missing_psychiat.html" target="_blank">The missing psychiatric file of Adolf Hitler</a> - mind hacks]<br />
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		<title>Suicidio assistito: crimine o carita&#8217;?</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 10:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha fatto scalpore nel Regno Unito la pubblicazione delle linee ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Ha fatto scalpore nel Regno Unito la pubblicazione delle linee guida per aiutare un caro gravemente ammalato a mettere fine alla propria vita. </span>In Inghilterra, come in Italia, il suicidio assistito non è legale, ma il Pubblico Ministero <span style="color: #800080;">Keir Starmer</span>, ha approntato un vademecum per ridurre al minimo i rischi legali. Ed è polemica.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio.euthanasia.101306.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-3620" title="suicidio.euthanasia.101306" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio.euthanasia.101306.gif" alt="" width="455" height="303" /></a></p>
<p>I consigli di Starmer si fondano sul semplice principio che i magistrati valutano ogni caso in modo individuale, seguendo soprattutto un principio di fondo: <strong>se il sospetto assistente al suicidio agisce completamente in buona fede per compassione, o se ha altre motivazioni oscure che lo spingono a cmpiere l&#8217;atto.</strong> <em>&#8220;La polizia è molto più focalizzata sulla motivazione del sospetto che sulle caratteristiche della vittima.&#8221;</em>-  afferma-<em> &#8220;Questo non significa aprire le porte all&#8217;eutanasia. Nei casi in cui c&#8217;è sufficiente evidenza per giustificare un procedimento legale, siamo chiamati a decidere se perseguire il reato è nel pubblico interesse.&#8221;</em></p>
<div id="attachment_3617" class="wp-caption alignleft" style="width: 216px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio-Debbie+Purdy.jpg"><img class="size-full wp-image-3617" title="suicidio Debbie+Purdy" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio-Debbie+Purdy.jpg" alt="" width="206" height="367" /></a><p class="wp-caption-text">Debby Purdy e suo marito</p></div>
<p>La Camera dei Lords ha chiesto a Starmer di chiarire le sue linee guida sul suicidio assistito, approntate nella sua azione a favore di <strong>Debbie Purdy</strong>, malata di sclerosi multipla, che vorrebbe che suo marito sia in grado di aiutarla a mettere fine alla sua vita quando lei lo deciderà, senza trovarsi in guai legali. La Purdy ha affermato che le nuove linee guida potranno aiutarla quando sarà il momento e ha caldeggiato l&#8217;emissione di una nuova legge che consenta e regolamenti il suicidio assistito, sostituendo la legge attuale che è stata scritta più di 50 anni fa.</p>
<p><em>&#8220;E&#8217; importante differenziare chiaramente gli intenti malevoli dal supporto compassionevole&#8221;</em> &#8211; ha detto la donna al Pubblico Ministero -<em> &#8220;Ma credo che abbiamo bisogno di una nuova legge perchè l&#8217;interpretazione e la modifica del &#8220;suicide act&#8221; del 1961 non è sufficiente.&#8221; </em>I tribunali, secondo la donna, dovrebbero studiare i singoli casi prima che una persona metta fine alla propria vita, affinchè i familiari o gli amici possano avere la certezza di essere nella legalità prima di compiere qualsiasi azione per accompagnare il suicidio.</p>
<p>La posizione di Starmer e della Purdy è sostenuta da <strong>Terry Pratchett</strong>, una nota scrittrice inglese di 61 anni che si trova in una fase precoce del morbo di Alzheimer.<em> &#8220;Mi piacerebbe che la morte sia considerata una procedura medica, ovviamente in casi accuratamente scelti e vagliati.&#8221; </em>- ha spiegato la Pratchett, che spera di poter interrompere legalmente la propria vita prima che il disturbo le porti via la capacità di scegliere.</p>
<p>Starmer ha sottolineato che la sua intenzione non è quella di decriminalizzare il suicidio asistito o di modificare la legge sull&#8217;omicidio compassionevole, che ha destato grande interesse nei media, soprattutto dopo che un noto personaggio televisivo alla BBC ha confessato di aver ucciso il partner, gravmente malato di AIDS. Ha solo sottolineato che <strong>va fatta una differenza rispetto ad un omicidio compiuto senza compassione.</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio-eutanasia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3618" title="suicidio eutanasia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio-eutanasia.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Altri criteri per decidere di non avviare un procediamento penale, secondo lui, dovrebbero riguardare anche l&#8217;aspetto della <strong>volontà</strong>: se la vittima ha preso una decisione volontaria e cosciente di mettere fine alla propria vita, se il sospetto ha denunciato il suicidio alla polizia e ha ammesso il suo ruolo e se il sospetto ha tentato in ogni modo di convincere la vittima a non togliersi la vita. Altre attenuanti dovrebbero essere ammesse anche nel caso in cui il sospetto ha contribuito solo in minima parte al suicidio e se era riluttante, ma lo ha fatto dopo molta insistenza da parte della vittima.</p>
<p>Starmer ha anche elencato 16 fattori che potrebbero <strong>far propendere più per un&#8217;azione criminale che per un gesto di pietà</strong>: ad esempio se la vittima aveva meno di 18 anni, se non aveva la capacità di prendere una decisione consapevole,  se gli è stata fatta pressione sulla possibilità di togliersi la vita, se il sospetto ha fatto violenza alla vittima o se quest&#8217;ultima non aveva richiesto il suo aiuto nel suicidio.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio-assistito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3616" title="suicidio assistito" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/suicidio-assistito.jpg" alt="" width="148" height="227" /></a>Richard Hawkes</strong>, presidente di Scope, un&#8217;associazione benefica che lavora con i disabili, ha affermato che le nuove linee guida minacciano i membri più vulnerabili della società. <em>&#8220;Non possiamo accettare nessun indebolimento della legge sul suicidio assistito&#8221;</em> &#8211; ha affermato Hawkes -<em> &#8220;Molte persone con disabilità sono spaventate dalle conseguenze che queste nuove linee guida potrebbero avere e a giusta ragione. C&#8217;è il reale pericolo che questi cambiamenti porteranno come esito una pressione verso i disabili a togliersi la vita&#8221;.</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Anche in questo caso, il confine tra giusto e sbagliato è una linea sottile, che spacca in due le nostre coscienze.</span></h2>
<p>[<a href="http://news.yahoo.com/s/ap/20100225/ap_on_he_me/eu_britain_assisted_suicide" target="_blank">UK publishes new rules for assisted suicide</a> - Yahoo.com]<br />
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 08:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post-traumatico da stress]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia delle emergenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Il terribile terremoto che ha colpito Haiti ha causato enormi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Il terribile terremoto che ha colpito Haiti ha causato enormi devastazioni, radendo al suolo la capitale di Port-au-Prince e lasciando decine di migliaia di morti. </span>Come è accaduto nelle terre d&#8217;Abruzzo, gli effetti psicologici di questa tragedia potrebbero essere altrettanto devastanti e persistere per molto tempo dopo la fine delle scosse, sia per le persone di Haiti che per i loro connazionali all&#8217;estero che guardano gli eventi in tv.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-A-child-injured-in-an-ear-001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3295" title="haiti A-child-injured-in-an-ear-001" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-A-child-injured-in-an-ear-001.jpg" alt="haiti A-child-injured-in-an-ear-001" width="554" height="333" /></a></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_3298" class="wp-caption alignleft" style="width: 115px"><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haitian-psychologist-disaster-150x200.jpg"><img class="size-full wp-image-3298" title="haitian-psychologist-disaster-150x200" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haitian-psychologist-disaster-150x200.jpg" alt="Guerda Nicolas" width="105" height="140" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Guerda Nicolas</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Health.com</strong> ha intervistato <strong>Guerda Nicolas</strong>, psicologa clinica nata ad Haiti e dirigente del Dipartimento di studi educativi e psicologici dell&#8217;Università di Miami, a proposito dell&#8217;impatto psicologico dell&#8217;evento per gli Haitiani e su cosa si può fare per aiutare un caro che ha vissuto un&#8217;esperienza simile. La Professoressa Nicolas ha studiato a lungo gli effetti delle catastrofi sulla psiche (sua la pubblicazione <em>&#8220;Mass Trauma and Emotional Healing Around the World.&#8221;</em>) e ha progettato di recarsi al più presto ad Haiti per dare assistenza <span style="color: #000000;">psicologica ai sopravvissuti. </span></p>
<h2></h2>
<h2><span style="color: #800080;">Riporto la traduzione di parti dell&#8217;intervista. Trovate  l&#8217;intervista originale in lingua inglese nel link in fondo alla pagina.</span></h2>
<p><strong>D: Quali sono gli effetti psicologici immediati che seguono un disastro come questo?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> Non c&#8217;è una risposta immediata. Quando un individuo si trova nel mezzo del disastro, è centrato sulla sopravvivenza e si chiede semplicemente cosa sta succedendo. Il vero trauma, l&#8217;impatto psicologico, non si manifesta prima di alcuni mesi dopo la tragedia. Quando le cose si tranquillizzano, si comincia a sentire l&#8217;impatto e il dolore delle immagini a cui si assiste. L&#8217; essere arrivati così vicini alla morte inizia ad entrarci dentro.</p>
<p><strong>D: E&#8217; in questo momento che comincia lo stress post-traumatico?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3301" title="haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000-300x200.jpg" alt="haiti-pic-dm-ian-vogler-745564000" width="300" height="200" /></a>R:</strong> Esattamente. Dopo che gli sforzi per i soccorsi sono finiti, dopo che i funerali sono stati celebrati &#8211; è qui che può verificarsi il Disturbo Post- Traumatico da Stress (PTSD). All&#8217;occorrenza di qualunque tipo di trauma, una persona può avere episodi di stress acuto e di ansia, ma il PTSD non si sviluppa prima di 6 mesi dalla tragedia, quando iniziano i sintomi come l&#8217;insonnia e i flashbacks (le scene drammatiche intrudono continuamente nei pensieri).</p>
<p><strong>D: Ci sono altri sintomi che accompagnano questo genere di trauma?</strong></p>
<p><strong>R: </strong>La depressione è uno di questi; spesso è un segno di PTSD. L&#8217;ansia è un&#8217;altra risposta frequente in questi casi e spesso le persone fanno ricorso anche a stupefacenti. C&#8217;è un forte desiderio di affievolire il dolore, così le persone bevono di più o fanno uso di sostanze per sopportare la sofferenza. In ogni caso, individui diversi danno risposte differenti alle situazioni e non c&#8217;è una modalità standard di reazione.</p>
<p><strong>D: Le persone che sono lontane dall&#8217;evento, possono comunque sperimentare lo shock e lo stress post-traumatico come chi era sul posto?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/HaitiMiami-CP.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3300" title="HaitiMiami-CP" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/HaitiMiami-CP-300x182.jpg" alt="HaitiMiami-CP" width="331" height="201" /></a>R:</strong> Certo, sicuramente. La chiamiamo &#8220;<em>Traumatizzazione vicaria&#8221;</em>. E può essere perfino più devastante a livello psicologico perchè c&#8217;è un senso d&#8217;impotenza, guardando le immagini, vedendo la devastazione e sapendo che non puoi farci niente. Le persone che sono lì, nella tragedia, stanno lavorando duro per alleviare le sofferenze degli altri e questo può aiutarle a sentirsi meglio rispetto a chi da lontano guarda e non può fare nulla. I sintomi possono essere molto simili a quelli di un disturbo post-traumatico: possono avere incubi, flashbacks delle immagini viste in televisione, difficoltà a dormire e a concentrarsi, inappetenza.</p>
<p><strong>D: Come si può prevenire questo trauma?</strong></p>
<p><strong>R: </strong>La prima cosa che ho detto alle persone di Miami è <em>&#8220;Smettetela di guardare le notizie&#8221;. </em>Onestamente, le immagini riportate dai media possono essere troppo forti per alcune persone. La tv non è un buon modo per avere notizie dei propri familiari. Una cosa utile invece, che è buona normaad Haiti è di stare in compagnia dei vicini. Inviata i tuoi amici a casa, bevi con loro un te e condividi quello che stai provando. Il mio suggermento è quello di parlarne piuttosto che limitarsi a guardare le scene del disastro, perchè assistendo da spettatore non hai la possibilità di esprimere quello che stai provando.</p>
<p><strong>D: Se hai un amico o un vicino che ha dei parenti coinvolti in un disastro come quello di Haiti, cosa puoi fare per aiutarlo? </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-earthquake-peoplejpg.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3299" title="haiti-earthquake-peoplejpg" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-earthquake-peoplejpg-300x214.jpg" alt="haiti-earthquake-peoplejpg" width="360" height="257" /></a>R:</strong> Penso che possa essere d&#8217;aiuto ascoltare. Bussa alla porta di quella persona e dille <em>&#8220;So che hai dei cari lì, vuoi parlarne?&#8221;</em>. Spesso la loro disperazione nasce dal fatto che non hanno la possibilità di essere lì ad aiutare e durante la conversazione emergeranno i suoi bisogni. Potete offrirvi ad esempio di sollevarli accompagnando a scuola i loro bambini o portando qualcosa per cena.</p>
<p>Ad Haiti, quando qualcuno perde un caro, così come in qualsiasi tipo di trauma familiare, è importante portare alle persone qualcosa di cui hanno bisogno (cibo, tè, caffè), in modo che non debbano preoccuparsi delle faccende di tutti i giorni e possono prendersi cura di se stessi.</p>
<p><strong>D: Nel suo studio su come gli Haitiani affrontano i disastri naturali, ha parlato di lakou, la rete sociale allargata su cui gli Haitiani fanno affidamento. Questa cosa manca agli Haitiani che risiedono negli USA?</strong></p>
<p><strong>R: </strong>Assolutamente. Ad Haiti c&#8217;è un senso del vicinato molto forte che non si limita alle connessioni di sangue. Le persone del vicinato sono una prte integrante della famiglia. Se la tua famiglia è composta solo da due persone, hai a disposizione almeno altri 15 membri che sono pronti ad aiutarti in qualunque momento tu ne abbia bisogno. Questo senso della comunità si perde negli USA. Credo che sia molto più difficile per gli Haitiani affrontare questa tragedia senza quella rete, che non appartiene alla mentalità di altri paesi occidentali.</p>
<p><strong>D: Ci sono delle differenze culturali a cui le persone devono stare attente nel tentare di aiutare qualcuno che viene da un paese diverso dal proprio?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-teremoto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3296" title="haiti teremoto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti-teremoto-300x185.jpg" alt="haiti teremoto" width="335" height="207" /></a>R:</strong> Penso che sia importante tenere presente che noi non viviamo le cose nello stesso modo. Ognuno esprime quello che sente in modi diversi. Alcuni possono piangere e disperarsi, altri possono sentirsi mancare, altri possono abbattersi. Tutte queste modalità sono parti di una reazione al trauma, ma non vuol dire che queste persone non siano capaci di reagire e di affrontare gli eventi. Una persona in stato di shock può inizialmente sembrare a pezzi e poi rialzarsi e farcela. Nella mentalità Haitiana, le persone sono convinte di potercela fare: se le tragedie accadono, gli Haitiani sanno che si rialzeranno e andranno avanti.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Psicozoo è vicino agli amici Haitiani, nella speranza che ritrovino un pò di pace.</span></h2>
<p>[<a href="http://news.health.com/2010/01/14/how-will-haitians-cope/" target="_blank">The Psychological Aftershocks: How Will Haitians Cope?</a> - Health.com]<br />
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</ul>
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		<title>Prima procreazione assistita per coppia fertile</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 09:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;istituzione della legge 40 del 2004 e il relativo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Dopo l&#8217;istituzione della legge 40 del 2004 e il relativo referendum, non ci aspettavamo più di ascoltare notizie del genere, insomma, con amarezza, ci avevamo messo una pietra sopra. </span>E invece è arrivata la sentenza di un saggio (almeno per me) giudice, che in barba alla legge ha autorizzato per la prima volta in Italia, la diagnosi genetica preimpianto a una coppia fertile. <span style="color: #800080;">Vediamo insieme il perchè.</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/procreazione-impianto-embrione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3260" title="procreazione impianto-embrione" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/procreazione-impianto-embrione.jpg" alt="procreazione impianto-embrione" width="443" height="300" /></a><br />
</span></p>
<p>La sentenza è stata emessa dal giudice <strong>Antonio Scarpa del Tribunale di Salerno</strong>, il quale, viste le tribolazioni a cui unaa coppia era stata sottoposta dalla vita, ha pensato di andare aldilà del consentito dall&#8217;opinione pubblica. <strong> </strong></p>
<p><strong>Quali tribolazioni?</strong> I genitori in questione sono portatori sani di una gravissima malattia ereditaria, l&#8217;Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1(SMA1). Questa malattia causa la paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica e costituisce la più comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita, con un decesso per asfissia. E&#8217; molto difficile che un bambino con questa malattia superi i 12 mesi di vita, anzi spesso nasce già morto. <strong>E&#8217; quello che è successo a questa coppia per ben 4 volte:</strong> nel 2003 la coppia aveva perso una bimba di 7 mesi per l&#8217;atrofia, nel 2005 hanno avuto un bambino sano e poi ben 3 aborti. <em>&#8220;Ho avuto 5 gravidanze, un figlio solo e 4 lutti&#8221;</em> &#8211; ha dichiarato la donna.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/procreazione-FECONDAZIONE_Bimbo-ee541.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3259" title="procreazione FECONDAZIONE_Bimbo-ee541" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/procreazione-FECONDAZIONE_Bimbo-ee541.jpg" alt="procreazione FECONDAZIONE_Bimbo-ee541" width="277" height="339" /></a>A quel punto, provati dal dolore hanno chiesto al ginecologo Domenico Danza, di Salerno, di accedere alla procreazione medicalmente assistita e di poter effettuare la diagnosi preimpianto con tecniche combinate di citogenetica e di genetica molecolare per avere un figlio che potesse vivere. Il medico ha dovuto però negare loro il consenso perchè la legge 40 non prevede queste pratiche per due genitori fertili. La coppia ha deciso così di rivolgersi al giudice che non si è sentito di negare loro il suo consenso. <em>&#8220;Il diritto a procreare&#8221; </em>- ha scritto il giudice &#8211; <em>&#8220;e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di pma (procreazione medicalmente assistita) da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la pma, attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l&#8217;impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura &#8220;costituzionalmente&#8221; orientata dell&#8217;art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio&#8221;.</em></p>
<h2>Ovviamente le polemiche non sono mancate, contestando la violazione di una legge e soprattutto sostenendo che la sentenza nega il diritto di vita agli embrioni e ai disabili. <span style="color: #800080;">Io che lavoro da anni con la disabilità, non mi sento di dire che 3 aborti e la morte di una bambina entro un anno significano dare diritto di vita ad una persona disabile. Piuttosto, mi sembra di attribuire ad un neonato il dovere di soffrire e morire prima che possa accorgersi della vita. Ma questa è solo la mia opinione.</span></h2>
<p>[<a href="http://www.corrispondenti.net/external_link.html?http://www.corriere.it/salute/10_gennaio_13/diagnosi-preimpianto-salerno_6e5e132a-006a-11df-b35f-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Procreazione: primo sì a coppia fertile per test preimpianto.</a> - Corriere.it]<br />
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		<title>Star della tv, suicida a 11 anni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 08:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[india]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[La parola &#8220;morte&#8221;, nel nostro immaginario, è l&#8217;opposto della parola ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">La parola &#8220;morte&#8221;, nel nostro immaginario, è l&#8217;opposto della parola &#8220;bambino&#8221;. Per non parlare della parola &#8220;suicidio&#8221;. <span style="color: #000000;">Eppure una bimba indiana di 11 anni, già famosa e lanciata in tv nonostante la giovane età, sabato scorso si è tolta la vita. </span>Che abbia bruciato tutto troppo in fretta?</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/bambina-fiore.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3208" title="bambina-fiore" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/bambina-fiore.jpg" alt="bambina-fiore" width="471" height="331" /></a><br />
</span></p>
<p><strong>Neha Sawant</strong> aveva solo 11 anni ed era alta poco più di un metro e 30, ma nonostante questo era già famosa per via delle sue apparizioni in 3 show televisivi. Studiava danza ed era tra le più brave dell&#8217;accademia, tanto che la sua partecipazione a reality e programmi vari, era molto richiesta insieme alle ballerine professioniste. Le piacevano in particolare il il Boogie Woogie e il folk, di cui era maestra.</p>
<p><strong>Ma era solo una bambina</strong> e doveva fare la vita che la sua età le proponeva, così la pensavano i genitori. A scuola non andava più bene da quando era impegnata con la danza e la tv, così la mamma e il papà, dopo aver provato a convincerla con le buone, un anno fa le imposero di lasciare la danza e di tornare a studiare. Genitori coscienziosi senza dubbio, che volevano il bene della loro piccola. <strong>Non avrebbero certo immaginato il seguito.</strong></p>
<div id="attachment_3209" class="wp-caption alignright" style="width: 194px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/suicida-indiana.jpg"><img class="size-full wp-image-3209" title="suicida indiana" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/suicida-indiana.jpg" alt="Il papà distrutto mostra una locandina della piccola Neha." width="184" height="271" /></a><p class="wp-caption-text">Il papà distrutto mostra una locandina della piccola Neha.</p></div>
<p>Sabato scorso i genitori vanno al lavoro come sempre e Neha rimane a casa. Tornata da scuola la sorellina, non ricevendo risposta dall&#8217;interno, si fa aiutare dai vicini per aprire la porta. <strong>Ma quello che scopre è agghiacciante. </strong>Sua sorella Neha è appesa con una sciarpa intorno al collo, ad un gancio fissato alla parete del soggiorno. La porta di casa è chiusa dall&#8217;interno, quindi si esclude l&#8217;assassinio comprovando che è proprio così: una bambina di 11 anni si è tolta la vita, senza lasciare neanche un messaggio di commiato. <em>&#8220;Negli ultimi tempi nostra figlia non ha mai dato segni di depressione&#8221;</em> ha detto al The Times of India l&#8217;inconsolabile padre di Neha.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Possibile che l&#8217;allontanamento dalla sua passione più grande per il ballo e dal mondo dorato della tv, l&#8217;abbia spinta a tanto? Mi viene in mente solo una risposta: alcune persone se non vengono guardate da nessuno, non sono niente.</span></h2>
<p>[<a href="http://www.repubblica.it/persone/2010/01/05/news/india_star_del_reality_si_impicca_11_anni_volevano_farla_studiare-1850857/" target="_blank">India, star del reality si impicca. 11 anni, volevano farla studiare</a> - Repubblica.it]<br />
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		<title>Psicologia di un terrorista</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[al-qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[attentato aereo]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo assistito tutti con sgomento alle notizie sul fallito attentato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Abbiamo assistito tutti con sgomento alle notizie sul fallito attentato natalizio al volo della Norhtwestern in arrivo a Detroit, ad opera del giovane terrorista Umar Farouk Abdulmutallab.</span> Se forse ci stiamo abituando all&#8217;irrompere del terrorismo islamico nella nostra quiete, ci risulta più difficile capire il ruolo e la psicologia dei singoli individui, specialmente se sono kamikaze. Cosa spinge giovani sani e nel fiore degli anni a darsi la morte per dare la morte?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorismo-copertina.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-3201" title="terrorismo copertina" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorismo-copertina.bmp" alt="terrorismo copertina" width="533" height="343" /></a></p>
<h2>La storia</h2>
<div id="attachment_3203" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorista_umar_abdulmutallab.jpg"><img class="size-medium wp-image-3203" title="*Dec 28 - 00:05*" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorista_umar_abdulmutallab-300x225.jpg" alt="Umar Farouk Abdulmutallab" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Umar Farouk Abdulmutallab</p></div>
<p><strong>Umar <span style="color: #000000;">Farouk Abdulmutallab</span></strong>, 23 anni, è un ragazzo di ottima famiglia, che non lo ha mai istradato verso il fanatismo religioso. Il padre Alhaji Umaru Mutallab è l&#8217;ex presidente della First Bank of Nigeria, lo ha mandato nelle migliori scuole e gli ha finanziato gli studi di Ingegneria a Londra. Cresce dunque in un ambiente lontano dal lavaggio del cervello che possiamo immaginare nei ferventi fedeli dell&#8217;Islam. Eppure, attraverso predicatori che conosce in rete, comincia a virare verso il radicalismo religioso e rompe i rapporti con la famiglia, tanto che il padre, preoccupato per possibili colpi di testa, avverte le autorità americane del potenziale pericolo rappresentato da Umar.</p>
<p>Nonostante l&#8217;avvertimento, il ragazzo riesce ad evitare i controlli quando con uno dei più potenti esplosivi, il Petn e una siringa cucita nelle mutande, si introduce sul volo con l&#8217;intenzione di farlo precipitare.<strong> Non solo. </strong>L&#8217;esplosivo, secondo le istruzioni ricevute dai suoi contatti, la rete yemenita di Al Qaeda, doveva essere detonato solo in fase di atterraggio, in modo da uccidere i 278 passeggeri a bordo e di fare almeno altrettante vittime a terra, per terrorizzare l&#8217;America. E ci sarebbe riuscito se non fosse intervenuto coraggiosamente un passeggero olandese che si è gettato sul terrorista correndo grossi rischi.</p>
<h2>Psicologia di un terrorista</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorismo-boy-with-bomb-belt.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3200" title="terrorismo boy-with-bomb-belt" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorismo-boy-with-bomb-belt-300x282.jpg" alt="terrorismo boy-with-bomb-belt" width="300" height="282" /></a>Che sia motivato da ragioni politiche o personali, un terrorista non può non avere gravi problemi mentali. Nel perpetrare atti di morte c&#8217;è un forte desiderio di esprimere rabbia e indignazione verso un mondo da distruggere, in un disperato e fatale tentativo di guadagnarsi notorietà, riconoscimento o gloria, per se stessi e per i propri valori. <strong>E forse anche di trovare un senso condiviso ad un mondo senza significato.</strong> Il terrorismo è una sorta di difesa infantile al differenziarsi, all&#8217;avere idee personali che non sempre si incontrano con quelle degli altri. Potrebbe nascere dal non saper sopportare quel senso di frustrazione e d&#8217;impotenza che tutti noi proviamo quando ci rendiamo contro che ogni persona ha una sua testa e valori propri che non sempre possono coincidere con i nostri.</p>
<p>Gli integralisti e i terroristi cercano in qualche modo di costringere gli altri a sposare il loro obiettivo narcisistico di uniformare le menti e quando non ci riescono usano la violenza. Come il bambino quando riceve un no butta tutto per aria, così il terrorista quando sente che la sua idea non viene abbracciata, accumula rabbia e frustrazione finchè non esplode (spesso nel vero senso della parola).</p>
<p>L&#8217;arma del fanatismo è il<strong> terrore</strong>, un potente mezzo per indebolire le coscienze, che sentendosi in pericolo chiedono protezione alle autorità, costringendole in qualche modo a prestare attenzione alla causa di chi ha attaccato.  Il terrorismo indebolisce il presunto nemico, in questo caso l&#8217;America, anche compromettendone l&#8217;economia e le infrastrutture (facendo cadere poltrone, interrompendo scambi tra paesi, ecc.).</p>
<h2>Le ragioni di Umar</h2>
<p><strong>Cosa può trasformare un ragazzo educato, studioso e ambizioso in un kamikaze suicida assetato di morte per Al-Qaeda?</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorismo-muslime_mitra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3202" title="terrorismo muslime_mitra" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/01/terrorismo-muslime_mitra-300x200.jpg" alt="terrorismo muslime_mitra" width="333" height="222" /></a>Come lo stesso Osama Bin Laden, Umar era un ragazzo ricco, che viveva nel lusso e aveva tutte le opportunità di fare una vita all&#8217;insegna del godimento. Come Osama, Umar ha cominciato a detestare quel lusso e quel potere, come un&#8217;imposizione che gli veniva da un padre ricco, il quale più che tenerlo vicino, lo mandava in giro per il mondo a diventare adulto. L&#8217;America, simbolo del materialismo occidentale, del potere, del benessere e del capitalismo, è un ottimo oggetto transferale verso cui indirizzare la rabbia che si prova nei confronti dei genitori, del contesto di vita e della società. Ecco perchè le grandi organizzazioni terroristiche saranno sempre ben rifornite di kamikaze finchè saranno in grado di cooptare ragazzi confusi, amareggiati, disillusi e alienati.</p>
<p>Umar aveva cessto ogni rapporto con la famiglia, forse per imposizione dei suoi capi, forse perchè, essendo molto religioso, non ne condivideva più i valori. Persone a cui si sentiva più vicino sul piano sociale e religioso erano diventate la sua nuova famiglia, che era in grado di dargli il senso di una direzione e di uno scopo nella vita. Trovare Al-Qaeda, per le persone vulnerabili come Umar è come sentire di appartenere e di essere accettati da un gruppo di persone simili che condividono valori religiosi, politici e filosofici.</p>
<h2>Possiamo parlare di psicosi?</h2>
<p>In molti aspetti, potremmo definire Umar uno psicotico: la religiosità estrema che assume forme deliranti, in assenza di un forte condizionamento familiare , le fantasie grandiose che l&#8217;Islam dominerà il mondo, l&#8217;alto grado di suggestionabilità, il tentativo di attribuire tutto il negativo ad un nemico esterno, il suicidio per sfuggire l&#8217;intollerabile realtà.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Tutte queste motivazioni non sono tentativi di giustificare, ma solo di capire come possa accadere ad un ragazzo di buona famiglia di armarsi fino ai denti per dare l&#8217;assalto ad un aereo. Forse interrogarsi su questi fattori potrebbe essere un punto di partenza per provare a frenare l&#8217;espansione del fanatismo religioso. </span></h2>
<p>[R<a href="http://www.psychologytoday.com/blog/evil-deeds/200912/radical-embitterment-the-unconscious-psychology-terrorists-part-two" target="_blank">adical Embitterment: The Unconscious Psychology of Terrorists.<br />
Do terrorists tend to suffer from unconscious psychological conflicts?</a> - Psychology Today]<br />
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