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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Rosa Rita Annunziata</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Psiconcologia 2: reagire al cancro</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 12:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Rita Annunziata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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I disturbi legati all’evento cancro: Il disturbo che insorge più ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/a_rising_sun_by_andyp89.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3542" title="a_rising_sun_by_andyp89" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/a_rising_sun_by_andyp89.jpg" alt="" width="518" height="523" /></a></strong></p>
<p><strong>I disturbi legati all’evento cancro</strong>: Il disturbo che insorge più frequentemente è la depressione sia endogena che reattiva. Essa appare come un disturbo dell’umore in cui il nucleo depressivo è centrato sui sintomi di inerzia, marcata inibizione e stati di solitudine, di hopeless (pensieri e sentimenti negativi circa il proprio futuro). Emozioni come la rabbia, la paura, il senso di colpa possono tradursi in sintomi ansiosi (agitazione, insonnia, difficoltà di concentrazione)e/o depressivi(inappetenza, apatia, tono dell’umore flesso) con preoccupazioni riguardanti l’immagine corporea (“ma i capelli mi ricresceranno?”), la gestione dello stress derivante dai tempi ospedalieri (“i soli impegni che ho sono le visite e gli orari in cui devo prendere le medicine”), la difficoltà di programmare il futuro(“non so quando tornerò a lavoro”).Il malessere psicologico, quindi si può esprimere sotto forma di ansia aperta e aggressività o in forma depressiva con il rinchiudersi in se stessa e attraverso il dolore fisico.se da una parte il dolore induce un malessere psichico, dall’altra, il dolore aumenta in caso di paura, ansia e depressione. Il pensiero, in alcuni casi, non è lucido, è contaminato senza tener conto dei dati di realtà e con sentimenti di impotenza e fallimento. Ciò provoca due tipici comportamenti passivi quali l’agitazione e l’iperadattamento. L’agitazione si esprime tramite il pensiero coattivo o ribellione vera e propria. Un pensiero ripetitivo offre la sensazione di attività, di non essere completamente impotenti senza però portare alla risoluzione del problema. A volte invece l’agitazione si manifesta attraverso la critica passiva espressione di rabbia e disperazione. L’iperadattamento si manifesta con la delega delle cure, e talvolta come responsabilità del paziente come individuo, con un’accettazione acritica delle decisioni prese, senza partecipazione attiva e responsabile.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/Rising_Sun_vol_2_by_lady_mackbeth.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3548" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Rising_Sun_vol_2_by_lady_mackbeth" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/Rising_Sun_vol_2_by_lady_mackbeth.jpg" alt="" width="276" height="367" /></a>Gli stili di reazione</strong>:La valutazione dei fattori emozionali sul decorso della malattia oncologica, ha fatto emergere a seguito di uno studio condotto nel 1979 che le pazienti reagivano in 5 stili diversi: 1. Spirito combattivo: atteggiamenti fiduciosi, accettazione della malattia come evento di vita drammatico ma affrontabile, ricerca attiva di informazioni, desiderio di sconfiggere la malattia. 2 negazione-evitamento:indifferenza accompagnata da minimizzazione della malattia.3 fatalismo: accettazione rassegnata e passiva con nessun desiderio di combattere la malattia.4. preoccupazione ansiosa:forte ansia e non accettazione della malattia. 5. Disperazione: sensazione di inutilità, sconfitta irrimediabile e idea costante della morte.</p>
<p><strong>Il supporto psicologico</strong> con personale esperto è fondamentale. Avviene a più livelli: un primo livello è mirato a:1.contenere l’ansia e le emozioni che scaturiscono dalla situazione 2. Mobilitare meccaniscmi di difesa adeguati 3. Rafforzare l’assertività comunicativa 4.favorire un nuovo adattamento e il continuum del progetto esistenziale. Un secondo livello cerca di integrare quello rpecedente con gli obiettivi della terapia medica, cercando di migliorare l’aderenza del paziente alle cure previste. Il terzo è l’intervento psicoterapeutico solo dopo una valutazione opportuna e una richiesta del paziente per migliorare la qualità della vita, contenere la sofferenza, svilupapre strategie adattive migliori, affrotare problemi pratici, ridare un senso di controllo sulla propria vita, aiutare la famiglia ad integrare la malattia nella propria vita, aiutare il paziente e la famiglia a trovare un senso a ciò che è successo. Al di là dei vari modelli di pscoterapia le linee guida sono comuni a tutti:1.incoraggiare a verbalizzare pensieri e sentimenti negativi verso la malattia; 2. Chiarire eventuali influenze di esperienze precedenti sulle reazioni attuali al cancro; 3 valutare il peso psichico di ulteriori situazioni stressanti indipendenti dalla malattia; 4. Affrontare le tematiche esistenziali e il timore dell’incertezza; 5. Chiarire pensieri ed emozioni disadattativi relativi al cancro; 6. favorire la comunicazione tra i membri della famiglia;7. Aiutare a trovare alternative di soluzione ai problemi pratici posti dalla malattia.</p>
<p><strong>La famiglia</strong>. Il tumore coinvolge tutta la famiglia perché prima di tutto non è facile accettare l’idea che la persona che amiamo si ammali. Si può provare paura, tristezza, disperazione, rabbia e sensi di colpa. Si può reagire con iperprotettività o rifiuto della persona amata come se tentassimo di annulare la consapevolezza di quello che sta accadendo. Non esistono reazioni giuste o sbagliate ma solo reazioni e pensieri intensi e coinvolgenti. Bisogna concentrarsi non tanto sulle “regole” di un comportamto corretto ma su ciò che potremmo fare per aiutare noi stessi e la persona che amiamo. Il partner, un figlio o un genitore della persona malata deve riorganizzare tutta la sua vita ed è buono che chieda aiuto pratico e morale ai parenti e amici per permettersi dei momenti in cui scaricarsi di tutte le tensioni. Cercare un supporto specialistico è importante pechè si può voler assumere a tutti i costi un atteggiamento positivo e ottimista e si desiderino a tutti i costi un atteggiamento combattivo anche dal paziente e questo può provocare ulteriore disagio perchè non permette di affrontare la situazione nel modo più adatto a sé. Lo psiconcolgo può favorire la comunicazione tra i vari membri della famiglia. Quando un genitore si ammala di cancro si tende a non comunicare nulla ai figli piccoli per proteggerli o perché si crede che non capiscano ciò che succede. Ciò è sbagliato perchè i bambini comunque percepiscono le tensioni in casa e l’esclusione della comunicazione potrebbe provocare sensazioni di perdita e di abbandono. I bambini apprezzano i tentativi degli adulti di esplorare insieme a loro le vicissitudini penose della vita, non hanno gli strumenti per comprendere il silenzio che li lascia soli ad affrontare emozioni forti e convolgenti. Quindi parlarne aiuta a dare parole a ciò che fa paura, li aiuta a ridurre la tensione e a potenziare i benefici del sostegno reciproco.<br />
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		<title>Psiconcologia 1: psiche e cancro</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 13:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Rita Annunziata</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho deciso di scrivere questo articolo al ritorno dall’ospedale “Pascale”, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table><tr><td><h2><span style="color: #800080;">Ho deciso di scrivere questo articolo al ritorno dall’ospedale “Pascale”, dove sono stata ricoverata per circa una settimana nel reparto in cui le donne lottano contro il tumore alla mammella. Fortunatamente non è il mio caso, ma lì ero una delle poche, un caso raro. </span></h2>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/tumore-al-seno-una-speranza-dalla-vitamina-d.jpg"><img class="size-full wp-image-3538 aligncenter" title="tumore-al-seno-una-speranza-dalla-vitamina-d" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/02/tumore-al-seno-una-speranza-dalla-vitamina-d.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a><br />
</span></p>
<p>Quando ti capita anche solo di sfiorare l’esperienza di poter avere un tumore, o convivere, condividere un pezzettino della tua vita con persone che vivono questo tutti i giorni, rimane una ferita, un segno che difficilmete si riesce a cancellare. Inizia infatti un viaggio in un calderone di emozioni, paure, speranze, domande che sono difficili da gestire, da capire e da affrontare. Appena entro nella stanza, la mia vicina di letto è una donna bellissima, giovane, molto curata nell’aspetto, forte e combattiva, è solo un pò quasi sempre triste..solo parlando con lei capisco che ha un carcinoma al seno, forse le faranno la mastectomia (asportazione chirurgica della mammella) e ha le metastasi alle ossa..mentre la mia amica parlava del suo tumore…iniziavo a vedere il mondo attraverso i suoi occhi…quegli stessi occhi che  hanno dovuto guardare in faccia la morte e sfidarla…per vedere chi è più forte! Pensavo a quante volte le difficoltà più semplici della vita ci spaventano e ci fanno scappare…invece lei per sopravvivere non poteva voltarsi…doveva tuffarsi nel mare dell’incerto…dell’ignoto..dove tutto all’improvviso stravolge la tua normalità grazie alla quale ci sentiamo quello che siamo. In questa situazione ho iniziato a sentire l’esigenza di avere le persone che amavo accanto a me e ho capito l’importanza fondamentale di avere in certe situazioni un supporto emotivo…sebbene contemporaneamente si è soli e si vuole stare soli con se stessi e la malattia. Ho capito quanto l’aspetto emotivo sia fondamentale in queste malattie. Per questo ho sentito la necessità di leggere ed informarmi sulla psiconcologia.</p>
<h2><strong>Che cos’è la psiconcologia?</strong></h2>
<p>È la disciplina specialistica che si occupa degli aspetti psicologici legati alle malattie oncologiche e alle conseguenze psichiche e sociali del tumore. Si concentra sugli aspetti soggettivi, emozionali espressi dal paziente attraverso i sintomi e sugli aspetti più tangibili e oggettivi dei sintomi e della sofferenza stessa. Affronta inoltre il problema della relazione tra i fattori psicologici ed emozionali e la malattia neoplastica e nel fare ciò cerca di rispondere a tre quesiti: 1.possono i fattori psicologici giocare un ruolo nella eziologia del cancro e quindi nella sua prevenzione? 2. I fattori psicologici intervengono nell’evoluzione delle neoplasie (tumori)? 3. È possibile con degli interventi migliorare la qualità e la durata della vita dei pazienti cancerosi? Essa si rifà alla moderna concezione della malattia il cui principio base è l’influenza reciproca tra mente-corpo, considerando la malatia in un’ottica globale. L’attuale ricerca tra le correlazioni tra psiche e cancro procede su due filoni: 1. La neoplasia è una malattia esclusivamente organica ed insorge solo per cause fisiche e può essere influenzata da processi psichici tramite correlazioni ormonali. 2.la neoplasia è una malattia che include globalmente l’individuo e scaturisce  da una alterata relazione con il mondo interno/esterno in cui la complessa interazione tra sistema nervoso centrale, endocrino, neurovegetativo e immunitario non può essere compartimentata. Lazarus ritiene che la psichice attivi dei fattori oncogenetici, mentre Bateson ritiene la trasformazione della cellula sana in malata sia un processo mentale.</p>
<h2><strong>L’impatto dell’evento cancro sul paziente</strong>.</h2>
<p>Grande importanza assume l’esperienza dell’essere “malato” nella propria autopercezione, immagine, autostima. All’insorgere della malattia l’autostima subisce una forte pressione e ciò non permette di utilizzare le risorse interne diponibili. E’ importante mantenere un buon livello di autostima perché possa ricostruire una propria identità personale che integri il danno derivato dalla malattia in una nuova immagine di Sé. È importante anche mantenere la percezione di avere un controllo su di sé e sul proprio ambiente. L’autocontrollo si esprime attraverso i comportamenti e attraveros l’aspetto cognitivo. La persona si trova in balìa di una malattia che ruba la vita e sembra inarrestabile per cui la propria percezione di sé e del mondo è negativa, ciò può provocare un crollo dell’immagine di sé innescando il timore della dipendenza e la fuga da essa anch fino al suicidio. Ma la malattia è in grado anche di produrre un venire meno del confine fra Io e mondo esterno una depersonalizzazione o dei disturbi nell&#8217;identificazione del proprio corpo. Quando subiamo una manipolazione (come ad esempio un intervento chirurgico) del nostro corpo dobbiamo fare i conti con tutte e tre le componenti: “L’Io Corporeo”(cioè l’Io derivato da sensazioni corporee); l’immagine che abbiamo del nostro corpo; lo schema corporeo(la rappresentazione organica del nostro corpo nel cervello). Dobbiamo elaborarne le modificazioni e i relativi fenomeni di «lutto». Quando una parte di noi muore (sia essa una parte strutturale-organica oppure sessuale estetica) si determinano modificazioni nelle relazioni, nei rapporti e nei campi emozionali. Il cancro è quindi un avvenimento che viene vissuto anche nel mondo interno, esso viene sperimentato e simbolizzato attraverso vicende e percorsi fantastici. Non è raro allora che i sogni dei pazienti neoplastici rappresentino tutte le angosce e le difese che queste fantasie esprimono. A prescindere dalla stessa possibilità di guarigione in ogni caso il malato di cancro deve elaborare la fantasia di morte che lo ha coinvolto. Una elaborazione che sta alla base della sua possibilità di sopravvivenza. La diagnosi di cancro influenza anche la funzione sociale. Il dolore, la stanchezza, il timore di essere un peso, sentimenti di imbarazzo per i sintomi o la paura di essere rifiutati, possono allontanare le relazioni sociali.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Infine si apre l’angoscia della morte. Sebbene tutti siamo convinti di dover morire e accettiamo con dolore la morte altrui, emotivamente siamo convinti della nostra immortalità perchè abbiamo vissuto quella degli altri e non la nostra.</span></h2>
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