Se per un/una giovane può essere problematico il coming out, l’accettazione della propria omosessualità, c’è da mettere in conto anche la difficoltà che può provare la famiglia .Un sistema familiare è un insieme strutturato di elementi diversi che entrano in relazione e interagiscono tra loro, influenzandosi in maniera positiva o negativa reciprocamente. Se qualcuno all’interno della famiglia viene emarginato, messo da parte per una serie di motivi, si accuserà un disequilibrio nel sistema. Giudicare o escludere un membro o semplicemente relegarlo in un ruolo marginale e periferico rispetto alla centralità della famiglia, comporta la creazione di un pericoloso blocco energetico che non lascia fluire in maniera corretta la forza vitale, l’amore dei membri e le varie emozioni interconnesse. La famiglia non sempre viene presa in considerazione quando si parla di omosessualità , come se le persone omosessuali fossero nomadi, come se non avessero una famiglia. In realtà le famiglie sono fondamentali, soprattutto perché è sempre più frequente fare i conti con la propria omosessualità nella fase dell’adolescenza. Le famiglie però si ritrovano sole ad affrontare una situazione non prevista, non hanno modelli di comportamento a cui fare riferimento, né appoggi esterni a cui chiedere aiuto. Anzi, le famiglie stesse sono dei “gruppi sommersi”, faticano a dire in pubblico di avere un figlio omosessuale, hanno paura di essere colpevolizzati.
I/le giovani omosessuali, solitamente, non trovano tuttavia sostegno e modelli nelle proprie famiglie e sono in situazioni di particolare vulnerabilità sia ai comportamenti lesivi (bullismo, violenza scolastica etc.) sia a quelli autolesivi, come il suicidio. Approfondire il vissuto delle famiglie rispetto alla scoperta e gestione dell’omosessualità dei propri figli è un passo importante per poter iniziare un percorso di sostegno e supporto psicologico, per poter aiutare le famiglie ad affrontare un nuovo percorso di vita. Uno sguardo all’interno della famiglia evidenzia come sia la madre la prima persona a cui, sia nel caso femminile che maschile, viene svelata la propria omosessualità. E sempre le madri sono le prime a mettersi alla ricerca di aiuto e informazioni . Meno trainante il ruolo dei padri, che ne vengono a conoscenza solo in un secondo momento e, spesso, con l’intermediazione materna. Infine, le famiglie , pur riconoscendo l’importanza cruciale di organizzazioni che sostengono genitori, parenti e amici delle persone omosessuali, manifestano il desiderio di incontrarsi anche al di fuori di contesti specifici, percepiti, a volte, come stigmatizzanti. Le famiglie non hanno regole, né ruoli, né un linguaggio costruttivo per affrontare la scoperta che uno dei propri membri è omosessuale. Non c’è un ruolo familiare per gli omosessuali, al quale possano fare riferimento; gay e lesbiche sono stati costruiti socialmente come estranei alla famiglia. Comprendere quali risorse le famiglie mobilitano per capire ed accettare l’omosessualità di un loro membro, sostenendolo nel confronto con il contesto sociale, ma anche come si ridefiniscono le relazioni familiari dopo la scoperta dell’omosessualità, sono passaggi necessari per poter sviluppare strategie e strumenti di sostegno alle famiglie. Tali conoscenze possono inoltre contribuire a definire interventi di prevenzione della violenza omofoba all’interno delle famiglie stesse, che non così raramente sottopongono ragazzi e ragazze a violenze fisiche o psicologiche, a limitazioni della libertà personale o all’espulsione.
I genitori sono portatori di desideri di normalizzazione che si traducono nell’immaginare per il figlio una vita normale, e dunque nel dichiararsi una famiglia normale attraverso la ridefinizione dei confini di ciò che può essere considerano tale. Per alcuni genitori è importante la conformità di genere: che il figlio non abbia modi femminili, o la figlia modi maschili. Per quasi tutti i genitori, la prospettiva ideale per il proprio figlio è quella di una vita di coppia stabile. La possibilità che i propri figli lesbiche o gay abbiano figli è invece un argomento controverso su cui le posizioni dei genitori variano dal totale disaccordo al pieno accordo. Queste posizioni sono in ogni caso il frutto di una accurata riflessione: i genitori hanno preso in considerazione questa possibilità, hanno attentamente ponderato motivando in maniera puntuale le proprie posizioni:e questo può essere il punto di inizio di un profondo mutamento. L’integrazione dell’omosessualità in famiglia avviene però anche in un’altra direzione: considerandola come una delle tante diversità che sono presenti nella vita familiare, quando i comportamenti non corrispondono alle norme dominanti, esperienza condivisa da molti genitori stessi, a partire da chi si è separato o ha vissuto in coppie ricostituite. I genitori si trovano a dover fare essi stessi scelte rispetto al proprio “coming out”, se e quando diventare visibili come genitori di una ragazza o un ragazzo omosessuali. Solitamente ciò viene fatto con alcuni parenti, ma non con tutti: i fratelli, cognati o cugini più vicini possono essere anche importanti sostegni per i genitori, mentre una scelta più difficile e forte, che spesso viene evitata, è invece quella di parlarne con i propri genitori, i nonni. La visibilità dei familiari resta fortemente selettiva anche nelle amicizie, e soprattutto sul lavoro. Questa non visibilità emerge come problema da gestire soprattutto nei momenti in cui ci si trova ad assistere a situazioni o ad affermazioni omofobe: a volte nominare la propria esperienza familiare diventa una risorsa per imporre forme di maggiore rispetto. Coming – out e terapia familiare E’ importante aiutare i familiari di giovani gay e lesbiche con un sostegno psicologico, avente il fine di favorire il processo di accettazione, e di aiutare le famiglie a divenire esse stesse risorse per il sostegno ai giovani che si riconoscono omosessuali. Considerando le varie e diverse situazioni familiari e sociali in cui si vive, è importante essere aiutati nel processo di coming – out. Quando in famiglia si sente il bisogno di far uscire fuori la propria omosessualità, non tutti i familiari hanno la forza, l’istruzione e la volontà di voler o poter accettare la sessualità del figlio, per questo motivo potrebbe essere utile essere aiutati da un esperto, uno psicoterapeuta che possa essere da guida nella famiglia per questo nuovo e sconosciuto percorso che deve affrontare. Nessuno è migliore di un altro e nessuno è peggiore, questo ci fa capire che al termine di un lavoro possiamo prendere atto del nostro ruolo all’interno del nucleo, relazionandoci ad esso, ovvero prendere le misure del nostro posto e imparare a sentirci liberi da invisibili legami che ci legano ad altre storie. Il meccanismo di “smascheramento” consente all’individuo di sbloccare i propri sentimenti, permettendo all’amore familiare di riprendere a circolare nel migliore dei modi, fluidamente fra tutti i membri del nucleo. I segreti che fanno parte della nostra famiglia possono essere un forte destabilizzatore del sistema familiare quindi qualcuno, un membro della famiglia dovrà farsi carico di impersonare questi segreti, finchè non vengano alla luce , permettendo forse di trovare una buona soluzione. |
































