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Omicidi in famiglia: perche’ accadono?

Anche se si tratta di un fenomeno terribile, ci stiamo quasi abituando ad assistere ai fatti di cronaca in cui qualcuno uccide membri della sua famiglia, o la famiglia intera, spesso tentando poi di commettere suicidio. Cosa può spingere una persona a macchiarsi di una tale atrocità? Una recente ricerca lancia qualche interessante spunto di riflessione sugli omicidi familiari.


Secondo lo studio in questione gli omicidi familiari sono in aumento e il loro numero continuerà a crescere nei prossimi anni. Come per il recente caso di Neal Jacobson, che ha ucciso la moglie e i suoi due gemelli poche ore prima di festeggiare il loro compleanno, cercando poi invano di togliersi la vita con un eccesso di farmaci. Come è possibile che un padre di familgia commetta un’azione simile?

I criminologi li chiamano “annientatori familiari” e sono i più oscuri ed inspiegabili tra gli omicidi. Poichè in questi casi l’assassino spesso si toglie la vita o confessa immediatamente, questi casi tendono ad essere risolti rapidamente e scompaiono presto dalle testate giornalistiche (fatta eccezioni per alcuni notissimi casi, come la vicenda della Franzoni). Per questa ragione, le isituzioni non dedicano molto tempo ad investigare sulle menti e sui profili psicologici di questi assassini.

E’ la ricerca però a dare una risposta alle molte domande che ci si pone sulla psiche degli omicidi familiari. Nel suo libro “Familicidal Hearts: The Emotional Styles of 211 Killers” (Cuori familicidi: gli stili emotivi di 211 assassini), uscito a Febbraio, Neil Websdale, Professore presso la Northern Arizona University, spiega come questi criminali condividano un tratto comune: la sensazione di aver fallito rispetto agli ideali sociali e umani. Contemporaneamente, un altro gruppo di ricercatori, sta raccogliendo gli ultimi risultati di uno studio durato 10 anni sugli omicidi familiari. Alcune anticipazioni: gli omicidi in famiglia sono aumentati con l’incremento del tasso di disoccupazione.

In generale, le correlazioni causali tra economia e omicidi sono deboli, ma gli omicidi familiari appartengono ad una classe diversa, secondo quanto afferma Jack Levin, Professore di sociologia presso la Northeastern University e principale autore dello studio decennale in pubblicazione. Nella prima parte dello studio, Levin ha messo a confronto il numero dei crimini familiari nei primi 4 mesi del 2008, quando il tasso di disoccupazione era pari alo 5%, con quello dello stesso periodo del 2009, quando aveva raggiunto quasi il 9%. Esaminando un certo tipo di casi (quelli che coinvolgevano almeno 3 vittime e un suicida), il ricercatore ha riscontrato che il numero degli episodi negli USA cresceva da 7 a 12 e il numero delle vittime da 29 a 56.

Il profilo del familicida

Nella categoria degli omicidi multipli, i familicidi sono i più comuni, raggiungendo una media del 41% del totale negli ultimi anni. Gli assassini familiari sono soprattutto maschi (circa il 95%), per lo più bianchi e di mezza età. Si sentono inadeguati come uomini e spesso da bambini sono stati abusati. Essendosi sentiti impotenti da bambini, molti di loro cercano di esercitare un forte controllo sui loro nuclei familiari e di creare la famiglia ideale che non hanno mai avuto. Quando l’economia è in crisi, il lavoro scarseggia, le tensioni sono alte, il controllo da parte di questi uomini diventa difficile da mantenere.

Secondo Websdale, questi uomini ondeggiano in un continuum tra l’essere killer coercitivi e cittadini civili e rispettabili.

I killer coercitivi sono guidati dalla rabbia: sono figure controllanti e qualche volta abusanti che fanno derivare la loro autostima dall’autorità che sono in grado di esercitare in casa. Questo comportamento però, spesso porta il matrimonio alla crisi, spingendo la moglie e i figli a cercare di andarsene. La perdita di potere che ne deriva genera sentimenti di umiliazione e può spingere il padre  cercare di riprendersi il potere in un atto parossistico di estrema violenza.

Il secondo tipo, “l’assassino civile e rispettabile“, è motivato da una forma perversa di altruismo. “La sua intera identità è nella sua famiglia” – afferma Richard Gelles, preside della School of Social Policy and Practice presso l’Università della Pennsylvania e autorità nel campo della violenza domestica. Il padre assassino di questa tripologia, quasi sempre prende in considerazione il suicidio come unica alternativa per scappare dalla crisi finanziaria. Uccidere i membri della sua famiglia diventa un modo per riscattarli dalla vergogna della bancarotta e del suicidio. “Non c’è altra soluzione che non sia questa.” – ha scritto Russell Gilman, un avvocato di Scottdale, in un biglietto, dopo aver ucciso sua moglie e i suoi due bambini in seguito ad una crisi finanziaria per poi togliersi la vita.  Le restrizioni economiche possono giocare un ruolo anche negli assassini del primo tipo, sebbene non siano mai la molla principale.

Chris Benoit e suo figlio Daniel

Il senso narcisistico di “cavalleria” è evidente nel modo in cui molti di questi assassini uccidono le loro vittime. Il wrestler professionista Chris Benoit, che uccise sua moglie e suo figlio prima di impiccarsi nel 2007, sedò il ragazzo prima di strangolarlo. Tuttavia, bisogna fare attenzione: quello che può sembrare un atto altruistico in realtà è un modo narcisistico per confermare la propria identità e preservarla dal fallimento. Un buon padre di famiglia (identità), si prende cura del figlio: in una logica distorta Benoit lo addormentò non solo per non farlo soffrire (altrimenti avrebbe evitato di ucciderlo!), ma soprattutto per confermare l’idea di se stesso come persona buona.

I ricercatori sperano che questi risultati possano offrire una guida alle forze dell’ordine e agli operatori sociali. Spesso i killers coecitivi hanno già una storia presso le forze dell’ordine. Un caso recente in Louisiana ha visto coinvolto un uomo che era stato sottoposto già a tre ordini restrittivi quando uccise sua moglie da cui era separato e suo figlio e poi si tolse la vita. Qualcosa che si poteva dunque prevenire. Allo steso modo, per i killer “rispettabili” del secondo tipo, sarebbero necessarie delle misure di prevenzione in cui le persone che si confrontano con la crisi in maniera poco sana, dovrebbero essre seguite in percorsi di psicoterapia. Esplorare i sentimenti di vergogna che circondano la percezione del fallimento in contrasto con l’idea sociale di buon padre di famiglia, potrebbe essere d’aiuto a prevenire azioni folli.

Maggiore vigilanza per i casi in cui si sono colti segnali di possibile violenza  e più attenzione alle dinamiche psichiche dei singoli e delle famiglie potrebbero impedire atti violenti che distruggono singole vite e intere famiglie.

[Inside the Minds of Family Annihilators - Newsweek.com]

[Family Annihilators Don't Do It Because They Love You - The last Psychiatrist.com]

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