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Psiconcologia 1: psiche e cancro

Ho deciso di scrivere questo articolo al ritorno dall’ospedale “Pascale”, dove sono stata ricoverata per circa una settimana nel reparto in cui le donne lottano contro il tumore alla mammella. Fortunatamente non è il mio caso, ma lì ero una delle poche, un caso raro.


Quando ti capita anche solo di sfiorare l’esperienza di poter avere un tumore, o convivere, condividere un pezzettino della tua vita con persone che vivono questo tutti i giorni, rimane una ferita, un segno che difficilmete si riesce a cancellare. Inizia infatti un viaggio in un calderone di emozioni, paure, speranze, domande che sono difficili da gestire, da capire e da affrontare. Appena entro nella stanza, la mia vicina di letto è una donna bellissima, giovane, molto curata nell’aspetto, forte e combattiva, è solo un pò quasi sempre triste..solo parlando con lei capisco che ha un carcinoma al seno, forse le faranno la mastectomia (asportazione chirurgica della mammella) e ha le metastasi alle ossa..mentre la mia amica parlava del suo tumore…iniziavo a vedere il mondo attraverso i suoi occhi…quegli stessi occhi che  hanno dovuto guardare in faccia la morte e sfidarla…per vedere chi è più forte! Pensavo a quante volte le difficoltà più semplici della vita ci spaventano e ci fanno scappare…invece lei per sopravvivere non poteva voltarsi…doveva tuffarsi nel mare dell’incerto…dell’ignoto..dove tutto all’improvviso stravolge la tua normalità grazie alla quale ci sentiamo quello che siamo. In questa situazione ho iniziato a sentire l’esigenza di avere le persone che amavo accanto a me e ho capito l’importanza fondamentale di avere in certe situazioni un supporto emotivo…sebbene contemporaneamente si è soli e si vuole stare soli con se stessi e la malattia. Ho capito quanto l’aspetto emotivo sia fondamentale in queste malattie. Per questo ho sentito la necessità di leggere ed informarmi sulla psiconcologia.

Che cos’è la psiconcologia?

È la disciplina specialistica che si occupa degli aspetti psicologici legati alle malattie oncologiche e alle conseguenze psichiche e sociali del tumore. Si concentra sugli aspetti soggettivi, emozionali espressi dal paziente attraverso i sintomi e sugli aspetti più tangibili e oggettivi dei sintomi e della sofferenza stessa. Affronta inoltre il problema della relazione tra i fattori psicologici ed emozionali e la malattia neoplastica e nel fare ciò cerca di rispondere a tre quesiti: 1.possono i fattori psicologici giocare un ruolo nella eziologia del cancro e quindi nella sua prevenzione? 2. I fattori psicologici intervengono nell’evoluzione delle neoplasie (tumori)? 3. È possibile con degli interventi migliorare la qualità e la durata della vita dei pazienti cancerosi? Essa si rifà alla moderna concezione della malattia il cui principio base è l’influenza reciproca tra mente-corpo, considerando la malatia in un’ottica globale. L’attuale ricerca tra le correlazioni tra psiche e cancro procede su due filoni: 1. La neoplasia è una malattia esclusivamente organica ed insorge solo per cause fisiche e può essere influenzata da processi psichici tramite correlazioni ormonali. 2.la neoplasia è una malattia che include globalmente l’individuo e scaturisce  da una alterata relazione con il mondo interno/esterno in cui la complessa interazione tra sistema nervoso centrale, endocrino, neurovegetativo e immunitario non può essere compartimentata. Lazarus ritiene che la psichice attivi dei fattori oncogenetici, mentre Bateson ritiene la trasformazione della cellula sana in malata sia un processo mentale.

L’impatto dell’evento cancro sul paziente.

Grande importanza assume l’esperienza dell’essere “malato” nella propria autopercezione, immagine, autostima. All’insorgere della malattia l’autostima subisce una forte pressione e ciò non permette di utilizzare le risorse interne diponibili. E’ importante mantenere un buon livello di autostima perché possa ricostruire una propria identità personale che integri il danno derivato dalla malattia in una nuova immagine di Sé. È importante anche mantenere la percezione di avere un controllo su di sé e sul proprio ambiente. L’autocontrollo si esprime attraverso i comportamenti e attraveros l’aspetto cognitivo. La persona si trova in balìa di una malattia che ruba la vita e sembra inarrestabile per cui la propria percezione di sé e del mondo è negativa, ciò può provocare un crollo dell’immagine di sé innescando il timore della dipendenza e la fuga da essa anch fino al suicidio. Ma la malattia è in grado anche di produrre un venire meno del confine fra Io e mondo esterno una depersonalizzazione o dei disturbi nell’identificazione del proprio corpo. Quando subiamo una manipolazione (come ad esempio un intervento chirurgico) del nostro corpo dobbiamo fare i conti con tutte e tre le componenti: “L’Io Corporeo”(cioè l’Io derivato da sensazioni corporee); l’immagine che abbiamo del nostro corpo; lo schema corporeo(la rappresentazione organica del nostro corpo nel cervello). Dobbiamo elaborarne le modificazioni e i relativi fenomeni di «lutto». Quando una parte di noi muore (sia essa una parte strutturale-organica oppure sessuale estetica) si determinano modificazioni nelle relazioni, nei rapporti e nei campi emozionali. Il cancro è quindi un avvenimento che viene vissuto anche nel mondo interno, esso viene sperimentato e simbolizzato attraverso vicende e percorsi fantastici. Non è raro allora che i sogni dei pazienti neoplastici rappresentino tutte le angosce e le difese che queste fantasie esprimono. A prescindere dalla stessa possibilità di guarigione in ogni caso il malato di cancro deve elaborare la fantasia di morte che lo ha coinvolto. Una elaborazione che sta alla base della sua possibilità di sopravvivenza. La diagnosi di cancro influenza anche la funzione sociale. Il dolore, la stanchezza, il timore di essere un peso, sentimenti di imbarazzo per i sintomi o la paura di essere rifiutati, possono allontanare le relazioni sociali.

Infine si apre l’angoscia della morte. Sebbene tutti siamo convinti di dover morire e accettiamo con dolore la morte altrui, emotivamente siamo convinti della nostra immortalità perchè abbiamo vissuto quella degli altri e non la nostra.

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