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Addio a Salinger, che capi’ il cuore dei giovani

Psicozoo saluta Salinger, spentosi nella sua casa di Cornish, nel New Hampshire, all’età di 91 anni. Tutti lo ricordiamo come papà del notissimo romanzo di formazione “Il giovane Holden”, l’adolescente ribelle che cambiò il corso della letteratura e forse anche della pedagogia.


J. Salinger

Jerome David Salinger nacque il 1 gennaio del 1919 a Manhattan dove crebbe e scrisse le sue opere. Nel 1951 pubblicò il suo fortunato e geniale romanzo “Il giovane Holden” (“The catcher in the rye”), seguito da altri meno famosi come Nove Storie, Alzate l’Architrave Carpentieri, Franny e Zooey. Fu nel 1965 che apparve il suo ultimo racconto sul “New Yorker”. Da allora, silenzio. Non pubblicò più nulla, cominciò a smettere di apparire in pubblico e perfino di rilasciare interviste, finchè trasferitosi a Cornish, ridusse tutti i contatti umani fino al completo isolamento. Che fosse ancora intrappolato in quel giovane ribelle che rifiutava di crescere e di piegarsi alle leggi del mondo?

Il giovane Holden

Perchè fu tanto importante questo romanzo? Oggi tutti siamo abituati a riconoscere nel prototipo dell’adolescente, un individuo confuso, che rifiuta le regole e cerca la verità e l’innocenza al di fuori dell’artificiale mondo degli adulti, per differenziarsi dai grandi in cui non si rivede. All’epoca di Salinger non era ancora così: l’adolescente era un giovane uomo, il cui percorso era tracciato dall’educazione ricevuta.

Il protagonista del romanzo, Holden Caulfield, è un diciassettenne figlio di una famiglia benestante di New York: padre, madre e due figli, Holden e la sorellina Phoebe. Allie, il suo fratello più piccolo, è morto tre anni prima di leucemia. La storia si svolge nelle settimane che precedono il Natale del 1949, quando il protagonista decide di abbandonare l’istituto dove studia.

Holden e l’adolescenza

Holden rappresenta tutti gli adolescenti, con le loro complesse dinamiche che continuano a sfidare le categorie del mondo adulto e le capacità di comprensione dei grandi. E’ il classico ragazzo difficile: è svogliato nello studio e detesta i professori, con i compagni non và d’accordo e non regge le comitive e i gruppetti del suo colleggio, fuma, beve e racconta un sacco di bugie. In realtà tutti questi atteggiamenti, che ritroviamo in tanti ragazzi della nostra epoca, non sono altro che espressione di un profondo disagio tipicamente adolescenziale: la ricerca del senso, il disprezzo per se stessi, il rapporto con gli altri tanto desiderato quanto conflittuale.

50 anni non sembrano passati in quest’epopea del mondo adolescente che chiede una guida agli adulti e che contemporaneamente la rifiuta, costringendoci continuamente a rivedere i nostri metodi educativi. In realtà Holden, nella sua fuga dalla scuola non chiede che di essere ascoltato e di potersi affidare, senza però riuscirci: gli adulti, per quanto apparentemente saggi, non saranno in grado di assolvere a questo compito. Sarà la piccola Phoebe, con il suo animo di bambina a consolarlo e ad accoglierlo.

E noi adulti di oggi, genitori, educatori, insegnanti, psicologi, saremo pronti ad accogliere il giovane Holden? Sapremo leggere dietro il disagio e la ribellione la sua richiesta di aiuto?

[Morto l'autore de Il giovane Holden Salinger dal 1980 viveva da recluso - Il giornale.it]

[Ascoltiamo il giovane Holden - opsonline]

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