Riceverai via mail la nuova password.

Counseling e Counselor, questi sconosciuti.

Definiamo Counseling la possibilità di dare un aiuto professionale o un piccolo sostegno a chi ne fa richiesta all’interno di un contesto ospedaliero, religioso, scolastico, aziendale o privato.

Il suo obiettivo è indirizzare la persona verso una possibile soluzione di una problematica presente in un determinato ambito. La S.I.Co (Società Italiana di Counseling) suddivide il Counseling in diversi indirizzi e ambiti:Comunità, Lavoro, Socio-sanitario.


Ambito “scolastico” = Counseling psicopedagogico. Gli interventi di Counseling tendono all’agevolazione della relazione insegnante-studente; insegnante-genitori; insegnante e altre figure professionali.

Ambito: “Orientamento scolastico e professionale” = Counseling psicopedagogico. Counseling relativo al sostegno per la scelta professionale e scolastica.

Ambito “religioso” = Counseling spirituale. E’ il sostegno operato da personale laico o religioso relativo a crisi spirituali. Sono previste diverse specifiche a seconda delle religioni: Counseling spirituale cattolico – protestante – buddista.

Ambito “comunitario” = Counseling di comunità. S’interessa delle relazioni all’interno di comunità regolarmente costituite, con specificità d’intervento all’interno delle stesse.
(Es. Animatore di comunità, operatore nel settore delle tossicodipendenze.)

Ambito “interculturale” = Counseling interculturale. Si rivolge a persone (individui, gruppi, famiglie o comunità) appartenenti a gruppi minoritari con l’obiettivo di favorirne l’inserimento, l’adattamento e l’integrazione, oltre ad agevolarne e migliorarne la relazione interpersonale.

-Counseling nella mediazione interculturale. Si occupa della mediazione tra culture differenti a favore d’individui o gruppi che gravitano all’interno di strutture organizzate (servizi, scuole, ospedali, cliniche ) per un’adeguata integrazione interculturale e d’interventi trans-culturali.

Ambito “familiare” = Counseling nella mediazione famigliare. Si occupa della mediazione di conflitti generati all’interno di nuclei famigliari comunque costituiti.


Ambito “aziendale” - Counseling aziendale. Ha la finalità di favorire un miglior dialogo tra le
organizzazioni interne all’azienda e di agevolare la relazione interpersonale verso
la valorizzazione delle risorse umane nei vari contesti lavorativi.
- Counseling nella mediazione ….

Ambito “socio-lavorativo” = Counseling operato all’interno di contesti lavorativi. Ha la finalità di sostenere il personale nei rapporti all’interno delle organizzazioni lavorative.


Ambito “artistico” = Art Counseling. In grande sviluppo in questo momento storico-culturale, agevola il ben-essere dell’individuo attraverso varie forme dell’arte: musica, teatro, poesia, danza, pittura, altre forme creative …

Ambito “filosofico” = Counseling filosofico. Di esclusiva competenza di filosofi, si propone di utilizzare il metodo filosofico o la conoscenza filosofica per la risoluzione o l’indagine di problemi dell’esistenza non patologici.

Ambito “esistenziale” = Counseling esistenziale. Considerato come tipo di counseling
filosofico, utilizza come principale riferimento teorico e metodologico la filosofia e i filosofi esistenzialisti”.

Ambito “legale”
- Counseling nella mediazione dei conflitti legali. Si occupa della possibile
mediazione preventiva ai procedimenti legali.
- Counseling nella mediazione penale. Si occupa della mediazione tra autore del reato e vittima.

Ambito “medico” = Counseling medico. Di esclusiva competenza del medico, facilita la comunicazione nella relazione di cura; prevede inoltre diagnosi fisica, esami specialistici, prescrizione di farmaci, ricovero, ecc.

Ambito “naturopratico” = Counseling naturopratico. Di competenza di …?? (in via di definizione)

Ambito “On line” = Counseling effettuato “on line” con mezzi telematici. . Assistenza a ogni individuo che possa trovarsi di fronte ad un disagio emergente non identificato per il quale esprime una richiesta di aiuto generalizzata, attraverso mezzi telematici e Internet.
I mezzi utilizzati possono essere e-mail, chat-line opportunamente strutturate.
Ha il compito di sostenere il disagio della persona, indirizzandola, quando necessario, verso una visita specialistica o una terapia più specifica.

Ambito “ospedaliero” = Counseling socio-sanitario. Si occupa della relazione medico- paziente; personale ospedaliero-paziente; personale con le varie figure professionali di riferimento.

Ambito “privato” = Counselor “Agevolatore nella relazione di aiuto”. Ha il compito di sostenere un momentaneo disagio della persona, indirizzandola, quando necessario, verso una visita specialistica o una terapia più specifica.

Ambito “psicologico” = Counseling psicologico. Di esclusiva competenza dello psicologo, prevede una relazione terapeutica breve con attività di sostegno, orientamento, diagnosi, prevenzione, riabilitazione.

Ambito “sessuologico” = Counseling nella relazione di coppia. Tende ad una agevolazione della relazione di coppia;
Counseling nella relazione d’intimità. Tende ad un’agevolazione di lievi difficoltà dell’intimità, propri della sfera sessuale.

Ambito “stati avanzati di malattia” = Counseling negli stati avanzati di malattia (cancro, HIV). Counseling di accompagnamento alla morte.

Ambito “sociale” = Counseling socio-analitico. Di competenza di sociologi o assistenti sociali, prevede l’intervento su singoli individui o gruppi analizzando in un’ottica dinamica le relazioni tra individuo e società.

Ambito “traumatico, dell’emergenza e delle catastrofi” = Counseling traumatico, dell’emergenza e delle catastrofi. Fa riferimento a specifici interventi altamente specialistici a sostegno d’individui o gruppi che abbiano subito traumi o siano stati coinvolti in catastrofi o situazioni di grave emergenza e a tutti gli operatori che intervengono nelle fasi di soccorso.

Ambito “sociale pedagogico-riabilitativo” = Counseling pedagogico-riabilitativo. Si occupa di assistenza, reinserimento e riabilitazione di soggetti singoli o gruppi con precedenti penali (o in varie forme di crimine) e/o con soggiorni in case circondariali o similari.

Ambito “socio-assistenziale” = Counseling telefonico. Assistenza, prevalentemente effettuata da strutture sociali organizzate, a ogni individuo che possa trovarsi di fronte ad un disagio emergente non identificato per il quale esprime una richiesta di aiuto generalizzata, volendo, però, rimanere nell’anonimato. Ha il compito di sostenere il disagio della persona, indirizzandola, quando necessario, verso una visita specialistica o una terapia più specifica.

Ambito “Sportivo” = Counseling effettuato negli ambiti sportivi. Assistenza, Agevolazione, Sostegno, nell’inserimento di gruppo o individuale relativo alla prestazione sportiva o all’attività ginnica.

.

Questa suddivisione di ambiti e indirizzi ci permette di comprendere, ancora una volta, la differenza esistente tra la figura del Counselor e quella dello Psicologo.

Il Counselor è la persona che in un contesto professionale è capace di sostenere in modo adeguato una relazione con un interlocutore che manifesta temi personali, privati ed emotivamente significativi. Si sente dire, spesso, che il Counselor si occupa delle relazioni di aiuto, confondendo tale definizione con la figura dello Psicologo, creando ambiguità.

Assistiamo alla presenza di Educatori, Sociologi, addirittura diplomati che attraverso delle scuole diventano Counselor, ma che, avendo conoscenze psicologiche, abusano del proprio lavoro e delle proprie competenze. Il cliente nel Counseling non ha bisogno di essere curato né aiutato a superare una sofferenza psicologica, ma si avvale delle competenze del Counselor come sussidio delle capacità che già possiede in modo da conseguire gli obiettivi che desidera, nei modi e nei tempi che gli sono consoni. Il Counselor, se non diversamente autorizzato, non fa terapia, non opera cure di nessun genere, non fa psicoterapia, né consulenza, non insegna psicologia e non usa il prefisso psico se non acquisito per competenza. Esiste, infatti, il Counseling Psicologico che, prevedendo tra l’altro la diagnosi psicologica, l’orientamento, la prevenzione, il sostegno, la riabilitazione, è un’attività di esclusiva competenza del ruolo professionale dello psicologo. Esiste, ancora, il Counseling Medico che prevedendo tra l’altro diagnosi fisica, prescrizione di farmaci, esami specialistici e ricoveri è di pertinenza esclusiva del ruolo professionale del Medico.

Il Counseling Psicologico, inoltre, differisce esso stesso dalla Psicoterapia sia per il metodo utilizzato sia per la connotazione temporale della relazione counselor-cliente. La Psicoterapia è utilizzata in tutti quei casi in cui esiste una sofferenza o un disagio psichico del soggetto, spesso dovuto alla presenza di disordini patologici dovuti alla struttura della personalità. Il malessere è scatenato da fattori interni, dal funzionamento intrapsichico e la risoluzione del disagio è caratterizzata da tempi lunghi. Il Counseling Psicologico è utilizzato in tutti quei casi in cui ci sono problemi interpersonali limitati e specifici all’area del conflitto, la risoluzione di questi e la relazione conselor-cliente sono più brevi rispetto alla relazione psicoterapeutica.

La mancanza di una precisa Normativa in merito alla professione di Counselor e del Counseling costituisce un altro elemento di confusione di tale figura e inoltre, nuoce all’utente che non è tutelato da un professionista che deve rispettare le Leggi dell’ordinamento o un Codice Deontologico. In questo modo, infatti, vengono a cadere i presupposti minimi di tutela di tutti coloro che si rivolgono a queste figure. Counselor e Counseling sono soggetti alla Legge ordinaria del Codice Civile e alle istituzioni competenti alla stessa stregua di un qualsiasi cittadino.

Il Counseling Psicologico in particolare è un’attività di consulenza specifica dello Psicologo iscritto all’Albo, per cui commette reato chi non appartiene alla professione, ma anche uno stesso Psicologo non iscritto All’Albo. Ex art 1 Legge 56/89. Molte delle competenze del Counseling sono proprie dello Psicologo e tutte quelle scuole che insegnano tali competenze ai non Psicologi commettono un abuso con riferimento all’art. 21 del Codice Deontologico degli Psicologi. Questo per farvi capire che quest’articolo non è contro dei fantasmi, ma contro coloro che ci rubano la professione e  a favore di quanti si trovano in disagio e per la mancanza di conoscenze si trovano a relazionarsi con persone non competenti.

Sarà pur vero che non esiste l’obbligatorietà di un ordine professionale per esercitare una professione e a ciò si aggrappano le associazioni di counseling e gli psicologi che sono a favore della professione svolta dai non colleghi, però se ci riflettete un attimo vi renderete conto che non solo è un abuso della nostra professione ai sensi dell’articolo 348 del codice penale, ma è anche un rischio per la tutela degli stessi cittadini. La direttiva europea 2005/36/CE purtroppo offre la possibilità di Associazioni di Counseling di potersi iscrivere in uno speciale elenco redatto dal Ministero della Giustizia e questo forse, ancora per molto farà si che la nostra professione, ma soprattutto la nostra professionalità ha ancora tanta strada da fare per ritrovare nuovamente luce e a chi necessità di un aiuto di rivolgersi a chi fa abuso della nostra professione.

Powered By Wordpress Tabs Slides

Forse ti interessa anche:

    7 Commenti

    • 6 maggio 2010 | Permalink |

      Capisco che l’intento dell’articolo sia quello di “fare chiarezza”… forse l’autrice poteva cominciare dallo scrivere correttamente il nome de professionista che è COUNSELOR, non COUNSELOUR…

    • 12 maggio 2010 | Permalink |

      Come suggerisce l’utente prima di me, quantomeno si parta dal conoscere l’oggetto della critica e la sua vera applicazione e utilità nei contesti sociali, poiché sono molto lontani da quel che ne avete detto. Vi informerei che la professione di Counselor è in attesa di sanatoria per il prossimo anno e che moltissime scuole di Psicoterapia erogano in prima persona i corsi triennali di Counselling (avendone anche una buona opinione). Probabilmente, se uno Psicologo avverte il Counselor come una “minaccia” per il proprio lavoro… il problema è altrove.

      Trovo questo articolo di una superficialità e inesattezza sconsiderate. Saluti.

    • 13 maggio 2010 | Permalink |

      Sebbene non sia l’autrice dell’articolo rispondo volentieri a questi commenti.

      Caro Quattrostracci,
      la ringrazio per la segnalazione del refuso, abbiamo provveduto a correggerlo.

      Gentile Dottor B.,
      ho insistito con l’editore per non far cancellare questo commento, considerando che il dibattito è sempre importante, anche se Psicozoo non accetta critiche da persone che non “ci mettono la faccia”, che non si qualificano cioè con nome e cognome. Se la prossima volta desidera che il suo commento sia preso in considerazione, è pregato di presentarsi: così come noi ci esponiamo a critiche firmando i nostri articoli, chi desidera dissentire dai contenuti, soprattutto con tale veemenza, è pregato di fare lo stesso.
      Rispetto al contenuto, sebbene ci siano molti professionisti che svolgono con serietà e trasparenza la professione di counselor, altrettanti non sono chiari con i pazienti e si arrischiano in pseudo-psicoterapie distruttive e pericolose.
      In realtà, sebbene ne avrei tutte le ragioni, non sono preoccupata tanto di perdere clienti, quanto per la salute dei pazienti e per il discredito che molti counselor, senza precisare il loro ruolo e gli ambiti delle loro competenze ai pazienti, gettano su un mestiere già di per sè complesso. E non parlo rispetto alle simpatie rilevate da alcune scuole di psicoterapia (che su questa simpatia ci guadagnano parecchio) o sulle sanatorie in fieri, quanto su esperienze portate da pazienti e colleghi.
      Un saluto

    • 14 maggio 2010 | Permalink |

      Se facciamo appello alle leggi, non è così difficile da capire.

      Lo psicologo studia la psicologia nella meravigliosa Università a punti italiana.
      Il counselor deve sostenere un certo numero di ore di psicoterapia individuale e di gruppo.
      Lo psicoterapeuta si sottopone per almeno quattro anni a un percorso psicoterapeutico possibilmente nel suo stesso indirizzo.

      Naturale, ci sono un sacco di eccezioni positive e negative, ma…

      Ognuno può vedere da sé quali figure, sulla carta, offrono più garanzie.

      Ma è chiaro che un discorso ridotto solo alle “carte” non va molto lontano.

    • 17 maggio 2010 | Permalink |

      Sono d’accordo con te Sergio,
      le carte in questi casi servono a poco. Quello che conta è essere chiari e trasparenti, con i pazienti e anche con se stessi rispetto alle proprie risorse e ai propri limiti.
      La teoria delle università non è sufficiente, è vero, ma senza un modello di intervento con i pazienti non si va da nessuna parte. Purtroppo molti pazienti vengono con richieste disfunzionali, che se non abbiamo chiara la loro diagnosi, rischiamo di accontentare senza nemmeno rendercene conto.
      Un caro saluto

    • 18 maggio 2010 | Permalink |

      Ogni professione ha dietro una persona con un etica.
      La mia etica è formazione formazione e ancora formazione continua, supervisione etc.

      I racconti agghiaccianti si ascoltano senza distinzioni di etichette.
      Mi pare che una laurea non abbia mai messo nessuno al riparo di danni compiuti da medici, psicologi o counselor o insegnanti o chi volete, che abusano del proprio ruolo.

      chi se la sente di lavorare appena uscito da una scuola triennale, cmq ha sostenuto un numero di ore consistente di crescita personale.
      il problema poi si amplia, visto che ci sono scuole che promettono un diploma a loro dire utile per esercitare in 10 incontri.

      Venendo da un contesto dove i counselor utilizzati da molti e non osteggiati, mi sento solo di dire che la professione va scelta con grande sensibilità non solo verso gli altri ma anche verso se stessi.
      con amore verso gli altri e verso se stessi.
      e se la critica prende tutto lo spazio dell’interesse per il benessere dell’altro, non si va lontano.

    • 13 luglio 2010 | Permalink |

      Un articolo come questo risulta essere per me molto sconfortante..
      Mentre nel mondo, e persino in Italia, le pratiche dell’aiuto psicologico tendono a uniformarsi nelle prassi di chi si occupa realmente del disagio delle persone, qui si cerca ancora di creare nuove figure e sottofigure delimitando e compartimentando quello che non è delimitabile ne compartimentabile: l’essere umano e la sua sofferenza psicologica.
      Psichiatri, psicoanalisti, psicoterapeuti, psicologi e ora counselor.. in questi 20 anni di lavoro ho imparato, sul campo, che sempre meno sono categorie portatrici di un reale significato. La differenza reale la fanno invece fattori quali: maturità psicoaffettiva della persona che presta aiuto e le sue capacità, sviluppate attraverso l’esperienza: empatia, capacità di lettura e gestione del transfert, del controtranfert e del proprio tranfert.
      Segnalo, a tal proposito, la rivoluzione copernicana avvenuta in questi ultimi anni: il centro della terapia non è più la relazione operatore-cliente bensì le relazioni reali della persona che sta richiedendo il nostro aiuto. Lo scenario della cura e dell’aiuto non sarà più lo studio del terapeuta ma, come già alcune trasmissioni televisive ci mostrano, l’ambiente di vita e relazionale delle persone. Questo, tra gli altri effetti, avrà quello di annullare la distinzione tra terapie ”lunghe”, e solo per questo definibili come efficaci sui problemi complessi, da quelle ”brevi”. Gli interventi, a mio avviso, si devono distinguere in efficaci o inefficaci, ovviamente al netto degli effetti, aspecifici, quali il conforto e la suggestione.
      Per una comprensione più chiara e profonda di quello che sto dicendo rimando all’opera del dott. Alfredo Canevaro e, in particolare. al suo lavoro dal titolo ”Quando volano i cormorani”.
      In conclusione, il futuro di questo mestiere è nell’integrazione e invito tutti ad adoperarsi verso questo obiettivo, vincendo la tentazione, iatrogena, di difendere i piccoli orticelli di potere. Solo in questo modo potremo dare una risposta isomorfica ed efficace alla complessità e alla profondità delle sofferenze che ci vengono portate dalle persone che chiedono il nostro aiuto.

      un saluto,

      marco

    Aggiungi qui il tuo commento, o trackback dal tuo sito. Puoi anche leggere questi commenti via RSS.

    Non diffonderemo mai la tua email. I campi obbligatori sono contrassegnati con *