Il terribile terremoto che ha colpito Haiti ha causato enormi devastazioni, radendo al suolo la capitale di Port-au-Prince e lasciando decine di migliaia di morti. Come è accaduto nelle terre d’Abruzzo, gli effetti psicologici di questa tragedia potrebbero essere altrettanto devastanti e persistere per molto tempo dopo la fine delle scosse, sia per le persone di Haiti che per i loro connazionali all’estero che guardano gli eventi in tv.
Health.com ha intervistato Guerda Nicolas, psicologa clinica nata ad Haiti e dirigente del Dipartimento di studi educativi e psicologici dell’Università di Miami, a proposito dell’impatto psicologico dell’evento per gli Haitiani e su cosa si può fare per aiutare un caro che ha vissuto un’esperienza simile. La Professoressa Nicolas ha studiato a lungo gli effetti delle catastrofi sulla psiche (sua la pubblicazione “Mass Trauma and Emotional Healing Around the World.”) e ha progettato di recarsi al più presto ad Haiti per dare assistenza psicologica ai sopravvissuti. Riporto la traduzione di parti dell’intervista. Trovate l’intervista originale in lingua inglese nel link in fondo alla pagina.D: Quali sono gli effetti psicologici immediati che seguono un disastro come questo? R: Non c’è una risposta immediata. Quando un individuo si trova nel mezzo del disastro, è centrato sulla sopravvivenza e si chiede semplicemente cosa sta succedendo. Il vero trauma, l’impatto psicologico, non si manifesta prima di alcuni mesi dopo la tragedia. Quando le cose si tranquillizzano, si comincia a sentire l’impatto e il dolore delle immagini a cui si assiste. L’ essere arrivati così vicini alla morte inizia ad entrarci dentro. D: E’ in questo momento che comincia lo stress post-traumatico?
D: Ci sono altri sintomi che accompagnano questo genere di trauma? R: La depressione è uno di questi; spesso è un segno di PTSD. L’ansia è un’altra risposta frequente in questi casi e spesso le persone fanno ricorso anche a stupefacenti. C’è un forte desiderio di affievolire il dolore, così le persone bevono di più o fanno uso di sostanze per sopportare la sofferenza. In ogni caso, individui diversi danno risposte differenti alle situazioni e non c’è una modalità standard di reazione. D: Le persone che sono lontane dall’evento, possono comunque sperimentare lo shock e lo stress post-traumatico come chi era sul posto?
D: Come si può prevenire questo trauma? R: La prima cosa che ho detto alle persone di Miami è “Smettetela di guardare le notizie”. Onestamente, le immagini riportate dai media possono essere troppo forti per alcune persone. La tv non è un buon modo per avere notizie dei propri familiari. Una cosa utile invece, che è buona normaad Haiti è di stare in compagnia dei vicini. Inviata i tuoi amici a casa, bevi con loro un te e condividi quello che stai provando. Il mio suggermento è quello di parlarne piuttosto che limitarsi a guardare le scene del disastro, perchè assistendo da spettatore non hai la possibilità di esprimere quello che stai provando. D: Se hai un amico o un vicino che ha dei parenti coinvolti in un disastro come quello di Haiti, cosa puoi fare per aiutarlo?
Ad Haiti, quando qualcuno perde un caro, così come in qualsiasi tipo di trauma familiare, è importante portare alle persone qualcosa di cui hanno bisogno (cibo, tè, caffè), in modo che non debbano preoccuparsi delle faccende di tutti i giorni e possono prendersi cura di se stessi. D: Nel suo studio su come gli Haitiani affrontano i disastri naturali, ha parlato di lakou, la rete sociale allargata su cui gli Haitiani fanno affidamento. Questa cosa manca agli Haitiani che risiedono negli USA? R: Assolutamente. Ad Haiti c’è un senso del vicinato molto forte che non si limita alle connessioni di sangue. Le persone del vicinato sono una prte integrante della famiglia. Se la tua famiglia è composta solo da due persone, hai a disposizione almeno altri 15 membri che sono pronti ad aiutarti in qualunque momento tu ne abbia bisogno. Questo senso della comunità si perde negli USA. Credo che sia molto più difficile per gli Haitiani affrontare questa tragedia senza quella rete, che non appartiene alla mentalità di altri paesi occidentali. D: Ci sono delle differenze culturali a cui le persone devono stare attente nel tentare di aiutare qualcuno che viene da un paese diverso dal proprio?
Psicozoo è vicino agli amici Haitiani, nella speranza che ritrovino un pò di pace.[The Psychological Aftershocks: How Will Haitians Cope? - Health.com] |





































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[...] dell’Università di Miami. La traduzione italiana di parti dell’intervista è tratta da Psicozoo, mentre per leggere l’originale in lingua inglese basta cliccare sul link in fondo alla [...]