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I migranti? Difficili da capire per gli stanziali

In questi giorni nel nostro paese abbiamo assitito a drammatici episodi che hanno coinvolto gli extracomunitari. Gli studi scientifici sul tema non fanno che confermare le difficoltà che ognuno di noi ha verso il “diverso”, mostrando come le persone abbiano una visione negativa degli immigrati.

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La maggior parte di noi attiva una serie di pregiudizi verso le persone percepite come appartenenti a gruppi sociali diversi dal nostro (out-group bias), oltre ad una sorta di avversione verso coloro che fanno parte di una minoranza sociale. Gli immagrati di solito appartengono ad entrambe le categorie.

In un recente studio, Mark Rubin e i suoi colleghi hanno testato una terza motivazione più elementare per spiegare il pregiudizio contro gli immigrati, che ha a che fare con la “fluidità cognitiva”. Le persone generalmente preferiscono le cose che trovano semplici da processare, come dimostra ad esempio, la preferenza degli investimenti in aziende con nomi facili da pronunciare e la paura dei prodotti chimici dai nomi impossibili. Rubin e i suoi colleghi ipotizzano, in via del tutto teorica, che possa esserci qualcosa di cognitivamente scomodo quando si pensa alla nozione di immigrato e questa difficoltà mentale crea il pregiudizio contro di loro. “Un Algerino che migra verso gli Stati Uniti sarebbe più difficile da processare di un Algerino che vive in Algeria” – affermano gli autori.

La ricerca

migrante1Gli studiosi hanno coinvolto centinaia di studenti per condurre vari esperimenti sul pensiero. Gli studenti divevano immaginare un gruppo di persone  in una stanza e che questo gruppo veniva diviso arbitrariamente in due gruppi più piccoli, con una minoranza di ciascun gruppo che veniva spedita nell’altro. Quelli che cambiavano gruppo erano i migranti. I ricercatori hanno controllato gli effetti dell’Out-group bias e del pregiudizio verso le minoranze, chiedendo ai partecipanti di immaginare di essere in prima persona nel gruppo dei migranti, nel gruppo di controllo, o non coinvolti. Successivamente agli studenti veniva chiesto di valutare l’indole di un tipico membro del gruppo di controllo (coloro che rimanevano nel loro gruppo originale) e di un tipico migrante (coloro che avevano cambiato gruppo). Infine agli studenti veniva chiesto di valutare quanto era stato facile pensare ai membri dei due diversi gruppi.

I risultati? Nonostante la natura astratta del compito (i partecipanti dovevano immaginare), gli studenti valutarono i membri del gruppo dei migranti come più negativi rispetto ai membri del gruppo di controllo, in parte perchè era più difficile per loro pensare ai migranti rispetto agli altri. Questo effetto lavorava anche retroattivamente: gli studenti avevano più difficoltà a pensare ai membri del gruppo dei migrati perchè li giudicavano più negativamente. Secondo i ricercatori, i risultati di questo studio mostrano che il pregiudizio verso gli immigrati può essere spiegato in parte dalla difficoltà cognitiva di pensare ad una persona che vive in un posto ma proviene da un altro.

Sarebbe davvero molto utile che queste ricerche uscissero dai laboratori per trovare riscontro nella vita vera, dove ci sia ammazza ancora per un fazzoletto di terra.

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[ResearchBlogging.orgRubin, M., Paolini, S., & Crisp, R. (2010). A processing fluency explanation of bias against migrants. Journal of Experimental Social Psychology, 46 (1), 21-28 DOI: 10.1016/j.jesp.2009.09.006]

[Prejudice towards migrants stems partly from the fact that they're awkward to think about -BPS Research Digest Blog]

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