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Binge eating: l’Alimentazione Incontrollata

Quando le emozioni regolano l’assunzione degli alimenti

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La sindrome da alimentazione incontrollata o “Binge Eating Disorder” (B.E.D.) è un Disturbo del Comportamento Alimentare (o DCA) caratterizzato da una modalità di alimentazione per episodi bulimici chiamati anche abbuffate (nella lingua inglese, infatti, ‘binge’ significa ‘abbuffata’).

I soggetti colpiti da B.E.D. presentano alimentazione con crisi compulsive e “perdita di controllo sul comportamento alimentare” con l’impossibilità di porre un freno. Si mangia in sintesi, di più ed in minor tempo rispetto alle altre persone nelle medesime condizioni. Se mangiate di fretta perché siete tardi al lavoro, pertanto, essendo comportamento comune, non rappresenta un episodio “binge”, tanto per evitare “falsi positivi”.
A differenza della bulimia nervosa con compenso, i binge eaters, non usano metodi quali il vomito auto-indotto, l’uso di diuretici o l’attività fisica per gestire le calorie in eccesso o le abbuffate e ciò comporta che gran parte dei soggetti affetti da tale problematica, presentino sovrappeso o un grado di obesità.
Inoltre, questo disturbo può comportare frequenti spuntini nel corso della giornata, più o meno consistenti, che si susseguono in continuazione (al posto delle abbuffate), quasi un “assaggio continuo” di cibi.
Generalmente, il B.E.D. insorge nella tarda adolescenza o nella terza decade, spesso a seguito di una significativa perdita di peso attraverso una dieta autogestita.
binge angrywomanwithscale-main_FullRicordo che attualmente oltre il 30% delle donne d’Italia è a dieta non seguita da un professionista (dietista, biologo, nutrizionista o medico) e di queste circa il 20% presenta un DCA subclinico, cioè non sufficiente per fare una diagnosi piena di disturbo alimentare, ma in grado di dare importanti ripercussioni sulla salute.
Frequenti sono i casi di soggetti quindi, che entrano nel circolo vizioso di abbuffate seguite da periodi di digiuno e così via, in un ciclo che pare non avere mai fine nell’illusione di essere “a dieta”.
Diversamente da altri disturbi alimentari quali l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa, la Sindrome da Alimentazione Incontrollata ha un rapporto fra pazienti maschi e femmine colpiti, di 2 su 3 (alcuni studi indicano un rapporto di 35:65). La prevalenza del disturbo tra le persone obese va dallo 0,7% al 4% e sembra aumentare fino al 30% nelle persone in cura per obesità.
Ad un confronto fra soggetti obesi non affetti da B.E.D. con soggetti colpiti da tale problematica, si rileva negli ultimi, oltre alla minore tendenza a controllare l’alimentazione, una maggior paura di acquisire peso ed una maggior insoddisfazione per la forma del loro corpo.

Il pensiero più ricorrente dei soggetti obesi diagnosticati con tale sindrome risulta essere quindi la necessità di perdere peso ed è presente una continua lotta con sé stessi allo scopo di migliorare le proprie capacità di controllo sull’alimentazione. Tutto questo si traduce in aspettative non realistiche sui possibili obiettivi da raggiungere, cosa che rende problematico mantenere la motivazione al trattamento sia psicologico che nutrizionale. Numerosi infatti sono, sia a livello ambulatoriale che presso i centri di cura, i tassi di abbandono (o drop-out), spesso aiutati dai problemi legati a questo disturbo che sono tipici di tutti i DCA quali la vergogna e la riluttanza a parlarne. Purtroppo spesso, il drop-out avviene a causa di una cattiva informazione anche fra i professionisti, dato che soltanto una minima percentuale ottiene una diagnosi e un trattamento adeguati, con il rischio di far passare del tempo prima dell’inizio di un reale riconoscimento del disturbo e di un trattamento specialistico.
bingeing2Al fine di comprendere un disturbo alimentare di questo tipo, si deve sempre intendere la sua manifestazione esteriore (l’alimentazione incontrollata) come una risposta ad un profondo disagio interno. L’alimentazione è solamente la “punta di un iceberg” e gli interventi vanno, non solo nella direzione di regolarla (senza imporre grammature di cibi, pero’), ma soprattutto nel comprendere le motivazioni della “fame emotiva”.
La problematica quindi si può estinguere unicamente con la graduale modificazione dei meccanismi psicologici che l’hanno causata.

Il B.E.D. pare essere scatenato da:
* Sensazioni spiacevoli
* Percepirsi grassi e/o aumentare di peso
* Dieta e fame (ciclo digiuno e abbuffate)
* Rompere regole rigide (e la dieta ferrea ad esempio e’ una di queste regole)
* Essere/sentirsi soli
*Tensione premestruale (vedi articolo sulla sindrome disforica premestruale)
Un profilo sintetico di chi presenta la Sindrome da Alimentazione Incontrollata ci presenta un individuo di sesso femminile, anche se il fenomeno è in crescita negli uomini come visto poc’anzi, con età compresa tra i 30-40 anni e problemi con l’alimentazione fin dall’infanzia (aggravati da diete restrittive) e storia di ripetuti tentativi (falliti) di porsi a dieta.
Da un punto di vista psicologico chi ne soffre presenta livelli più elevati d’ansia con vulnerabilità interpersonale e profonda insoddisfazione verso sé stessi, non solo in relazione al fisico (disprezzo per sé stessi, oltre che disgusto per l’aspetto fisico).
Si riscontrano in questi soggetti una maggiore possibilità di andare incontro a stati depressivi, abuso di sostanze e disturbi della personalità. In alcuni casi, come per la bulimia nervosa, i soggetti hanno storie di abusi sessuali alle spalle.
In sintesi, l’ assunzione di cibo viene regolata non mediante i segnali fisiologici, quali fame e sazietà per intenderci, ma per mezzo di controlli cognitivi stabiliti che segnalano al B.E.D. dove, come e quando mangiare.
Paradossalmente, i soggetti controllano in eccesso il comportamento alimentare ma sono suscettibili di disinibizione che può provenire da tutta una serie di stimoli, quali l’assunzione di alcolici, l’osservare gli altri mangiare e tutti i fattori legati allo stress.
binge_eatingIl processo terapeutico, solitamente da preferirsi in contesto multidisciplinare (psicologo, nutrizionista, psichiatra), è complesso e spesso caratterizzato da forte ambivalenza in quanto il soggetto da un lato vorrebbe liberarsi dal proprio problema, mentre dall’altro, tale problema rappresenta l’unica e più sicura strategia che è abituato ad usare.
In sintesi il mio consiglio è di non usare una dieta per venire a capo di tale problematica in quanto non è possibile uscire dal problema con la medesima azione che l’ha causato.

Alcuni consigli, che mi sento di dare in via generale sono:

a) Evitare gli alcolici o limitarli in quanto disinibiscono nel rapporto con il cibo (vi è una correlazione fra uso di alcolici e alimentazione mediante junk food o “cibo spazzatura” ad alto contenuto calorico)
b) Non rimanere a digiuno per troppe ore, altrimenti è più facile cadere in una alimentazione veloce e quantitativamente/qualitativamente non controllabile, specie per i soggetti a rischio.
c) Rispettare gli orari dei pasti, in modo da ristabilire un ritmo. Ritmo che le abbuffate hanno reso impossibile da riprendere.

Infine, se dopo aver letto questo articolo, vi riconosceste nella descrizione data di questa problematica, consiglio di parlarne con uno specialista in disturbi del comportamento alimentare della vostra città al fine di fugare ogni dubbio.

Fonti:
- www.binge-eating.it

- Rubinstein TB, McGinn AP, Wildman RP, Wylie-Rosett J. “Disordered eating in adulthood is associated with reported weight loss attempts in childhood.” International Journal of Eating Disorders 2009 -Oct 8

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1 Commento

  • 21 ottobre 2009 | Permalink |

    Certo che fa impressione notare quanto tutti i meccanismi del corpo e della psiche siano legati strettamente tra di loro, in una forma quasi di dipendenza.
    Non è difficile capire perchè poco ne soffrivano in tempi passati, quando la vita era scandita da ritmi più calmi e comunque con orari più precisi……
    Sempre molto interessanti questi articoli….

1 Trackback

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