La lotta, a mio parere ingiustificata, tra la Psicologia e la Psichiatria, tra la Psicoterapia e la Farmacoterapia, tra le sciente della mente e quelle del cevello, perde colpi ogni giorno grazie all’ampliamento di vedute degli specialisti della salute mentale. In fondo lo scopo comune è quello di migliorare la qualità della vita delle persone, sarebbe bene tenerlo sempre presente.
Un esempio tra gli altri. Un uomo che soffre di aracnofobia viene posto di fronte ad un ragno, l’oggetto della sua paura. Come in qualunque risposta di paura, la risonanza magnetica rileva l’attivazione dell’area pre-frontale laterale destra. Dopo la misurazione, per un certo perido, l’uomo si sottopone ad un ciclo di psicoterapia, senza assumere nessun farmaco. Dopo la terapia, di fronte al ragno la risonanza magnetica non rileva più nessuna attivazione legata alla paura. La psicoterapia ha modificato la risposta cerebrale. La psicoterapia “ha lo stesso effetto dei farmaci anti-paura, insomma”, spiega Secondo Fassino, direttore del Centro universitario per i disturbi del comportamento alimentare dell’ospedale Molinette di Torino che ospita il congresso. Non si tratta di una novità. Già nei suoi studi tra il 2002 e il 2007, Til Wykes aveva dimostrato, sempre attraverso la risonanza magnetica, che la psicoterapia ha sui pazienti affetti da schizofrenia lo stesso effetto positivo della farmacoterapia. Altri studi dell’Università di Montréal e numerose ricerche condotte con diverse forme di neuroimaging, hanno evidenziato in pazienti depressi la «normalizzazione» dell’attività cerebrale dopo una psicoterapia di qualche mese, con un effetto simile a quello degli antidepressivi. Ancora, in Germania, Georg Northoff della Otto-von-Guericke University di Magdeburgo, ha mostrato come la conversione dell’angoscia in sintomi somatici non derivi dalla pura suggestione, ma dalla modificazione di specifici circuiti cerebrali.
Non dimentichiamo che, ogni paziente, di qualunque malattia soffra, è una persona da curare a 360 gradi e non solo rispetto alla malattia in sè. E soprattutto attenzione a non confondere i livelli: come diceva il buon vecchio Laing, si può guardare l’altro come una persona intera o come un’insieme di reazioni chimiche, o ancora come un organismo fatto di cellule che formano tessuti e organi. Nessuna delle tre prospettive è sbagliata, semplicemente, si tratta di livelli completamente diversi, che sottendono diversi modelli antropologici e di cura dell’individuo.[La psicoterapia cambia il cervello - lastampa.it] |































