Sempre più spesso si sente parlare di fobie non comuni e chi ne soffre non riesce a reperire informazioni a riguardo. Le uniche risorse disponibili sono le testimonianze di coloro i quali condividono tali disagi e che dunque vivono il meccanismo dal loro interno. Così facendo, però, non fanno altro che mantenere ed alimentare la strategia difensiva dell’evitamento.
La fobia è una paura irragionevole, senza apparente giustificazione, marcata e persistente, di un determinato oggetto, luogo o situazione. Le persone che ne soffrono sperimentano un disagio molto profondo sia per l’intensità dell’ansia, sia per la sofferenza che questa condizione provoca nella loro vita.
Tale condizione genera un comportamento evitante verso la situazione temuta. Con il crescere dell’intensità dell’ansia generata dal contatto con lo stimolo fobico e con la comparsa di una reazione, anche al solo pensiero di un eventuale contatto con tale stimolo, le situazioni e gli oggetti temuti vengono evitati come ad esempio i lunghi viaggi in macchina, autobus e voli aerei.
L’emetofobia è una patologia caratterizzata da paura e repulsione nei confronti del vomito. Chi ne soffre è tormentato dall’idea di vomitare, e/o di vedere altri farlo.
Sembrerebbe una fobia rara, mentre invece risulta coinvolgere moltissime persone, anche in Italia, con una maggiore incidenza femminile. La ragione del fatto sta probabilmente nella disponibilità delle donne ad ammettere una problematica di questo genere. In base alle più recenti indagini, l’età di una prima richiesta d’aiuto varia dai 16 ai 26 anni per le donne e dai 28 ai 37 per gli uomini; la ricerca di uno specialista avviene nel momento in cui chi ne soffre avverte una seria compromissione della qualità della vita (affetti, lavoro, tempo libero).
I primi sistemi di contrasto del disagio avvengono, senza alcuna risoluzione positiva, attraverso tentativi di automedicazione (uso di antiemetici o di rimedi casalinghi di varia natura) o la frequentazione di forum creati da persone che soffrono dello stesso disturbo e che, confrontandosi, si scambiano consigli per affrontarlo.
Come gran parte delle fobie, anche l’emetofobia pare svilupparsi da paure dell’infanzia, traumi, eventi particolarmente stressanti non affrontati in modo adeguato.
La “paura del vomito” viene quindi appresa dal soggetto come unico sistema al fine di prevenire il ripetersi degli eventi spiacevoli che potrebbero portarlo a vomitare. L’esperienza vissuta nel passato, ed interpretata in maniera non funzionale, é troppo terrorizzante per essere affrontata e per questo viene evitata.
L’emetofobia è un disturbo spesso minimizzato in quanto, da logica, nessuno gradisce vomitare o assistere ad episodi di vomito. In realtà, chi ne soffre lamenta una nausea persistente ed è questa che porta a temere che potrebbe vomitare da un momento all’altro. In realtà ciò non avviene, poiché, pur essendo terrorizzati dal vomito, gli emetofobici sviluppano una resistenza ad esso maggiore rispetto agli altri individui.
La compromissione della qualità della vita degli emetofobici è determinata dal meccanismo dell’ evitamento rispetto a:
• Luoghi affollati e/o chiusi o senza facilità d’uscita quali: cinema, ristoranti, teatri.
• Cibi che contengono carboidrati o grassi, in quanto reputati maggiormente impegnativi nella digestione.
• Viaggi e luoghi/orari collegati (ad esempio mezzi pubblici che impongono di rimanere molto tempo al loro interno).
Benché alcuni attestino di non aver alcun problema nel viaggiare, il comportamento comune è quello di evitare spostamenti con i mezzi di trasporto, soprattutto se questi implicano tragitti lunghi: il timore, infatti, è quello di essere colti da improvvisi malori o nausee o di esserne testimoni.
Un disagio ulteriore è dato dal fatto che questa problematica viene spesso confusa con varie psicopatologie o comportamenti particolari verso il cibo come nel caso dell’anoressia nervosa (rifiuto totale di nutrirsi) e l’ortoressia (attenzione eccessiva verso ciò che si mangia). Anche il legame tra l’emetofobia e l’ipocondria (preoccupazione eccessiva per la propria salute, pur in assenza di malattie) parrebbe infondato.
Sebbene alcuni emetofobici soffrano, o abbiano sofferto in passato di disturbi alimentari, la correlazione tra queste due sindromi è quasi sempre assente. Nella quasi totalità dei casi, infatti, non è la distorsione della propria immagine corporea a produrre restrizioni alimentari, ma solo la paura di vomitare.
Con l’aggravarsi del disturbo si giunge ad un’analisi approfondita e meticolosa del cibo ingerito, analisi che sfocia poi in ossessioni verso l’igiene alimentare e compulsioni legate alla pulizia della cucina e dei luoghi in cui si consuma il cibo.
Un’ulteriore complicanza subentra con il rifiuto, per quasi tutti i soggetti, di farsi curare con dei farmaci volti alla cura di sintomi anche non correlati al vomito (ciò perchè tra gli effetti collaterali, molti medicinali presentano proprio il vomito stesso).
Sembra esservi una scarsa consapevolezza di ciò che avviene internamente alla persona a livello emotivo, che troverebbe nel controllo attuato verso il corpo e quindi verso qualsiasi sintomo gastrointestinale, una ritualistica strategica per lenire l’ansia.
In età adulta, molte donne, seppur desiderose di diventare madri, rifiutano la gravidanza perché l’orrore per la nausea, che insorge normalmente nel primo trimestre, supera la voglia di avere un figlio.
E’ comunque importante sottolineare che ogni caso è a sé stante: l’emetofobia, a seconda dei soggetti, limita in grado di intensità diverso la qualità della vita quotidiana. Per alcune persone avviene in risposta ad uno stimolo (mangiare, viaggiare, intraprendere discussioni stressanti), per altre anche in assenza di questo.
Per i soggetti che si riconoscono in questo articolo consiglio un trattamento psicologico gestito con un approccio multidisciplinare (psicologo/psichiatra insieme al medico nutrizionista e al gastroenterologo).
Il trattamento dovrebbe comprendere un protocollo atto a gestire nel breve periodo i sintomi, integrando tecniche di rilassamento e gestione delle emozioni e permettendo in tal modo al soggetto di riappropriarsi di parti importanti della propria vita.
Ricordo infine che rivolgersi fin da subito ad uno specialista, permette di affrontare il problema attraverso un trattamento più breve e focalizzato.
Fonti:
Donini L, Marsili D, Graziani M, Imbriale M, Cannella C (2005). “Orthorexia nervosa: validation of a diagnosis questionnaire”. Eat Weight Disord 10 (2): e28–32
Mian, E. Is Emetophobia different from Anorexia Nervosa? A preliminary investigation. (2008) Atti dell’ Eating Disorder International Conference, Alpbach (Austria).
Nelson-Percy, C. “Treatment of Nausea and Vomiting in Pregnancy: When should it be Treated and what can be Safely Taken?” Drug Safety 19.2 (1998): 155-64.
http://diariodeumaemetofobica.maxiblog.it/
http://www.emetofobia.info
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7 Commenti
Interessante e molto chiaro
“i forum creati da persone che soffrono dello stesso disturbo e che, confrontandosi, si scambiano consigli per affrontarlo”
Se si riferisce al forum italiano sull’emetofobia, posso dirle che lo frequento da due anni e nessuno dei forumisti ha mai scambiato consigli su come affrontare la fobia, anzi, hanno sempre indirizzato le persone verso la terapia. Sulla testata del forum è pure scritto che non è quello lo scopo del forum,e vengono ostacolate, ne so qualcosa perché proprio io sono stato ripreso, tutte quelle forme di automedicazione che lei cita nell’articolo. Se si riferisce ad altri forum, ci faccia vedere quali sono che ne staremo alla larga.
Leggi bene Alessandro interamente la frase, non toglierla dal contesto…
“I primi sistemi di contrasto del disagio avvengono, senza alcuna risoluzione positiva, attraverso tentativi di automedicazione (uso di antiemetici o di rimedi casalinghi di varia natura) o la frequentazione di forum creati da persone che soffrono dello stesso disturbo e che, confrontandosi, si scambiano consigli per affrontarlo.”
Da questo si capisce ke il dott. Mian dice ke i primi sistemi sono l’uso di automedicazione e ke parlarne unicamente su di un forum non basta per uscirne.
Non penso dica in questi forum si parli di pastillie, ci sta una virgola ti pare?
Kiaretta
Io penso che il confronto con altri emetofobici sia positivo, invece. Anche io ho trovato la forza di farmi curare da uno specialista grazie al lavoro che hanno fatto in un forum, agli esempi che hanno portato a sostegno di una tesi che io non volevo nemmeno prendere in considerazione.
Quindi spesso questi soggetti che ritengono di potersi curare in un forum vengono subito messi all’angolo. In pratica ti dicono molto velatamente che lì non trovi la cura. Ma l’esempio degli altri utenti che si stanno facendo curare è sempre presente e prima o poi lo accetti anche tu.
ma a chi mi devo rivolgere?
Ciao Aline,
se mi dici di dove sei, magari posso indirizzarti.
Non è che ci siano molti psicologi in Italia che si occupano di questo problema…Chi ha scritto questo articolo è uno fra questi.