![]() Psicozoo ha parlato spesso dell’importanza di una diagnosi precoce dell’Alzheimer, che è in grado di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. Una delle maggiori tragedie legate a questa terribile malattia è infatti il problema per cui la diagnosi viene effettuata quando è già troppo tardi: quando i primi segni di confusione mentale e le prime amnesie compaiono, il disturbo ha già compromesso il cervello, cominciando a distruggerlo progressivamente da almeno una decade o più, causando danni irreversibili.
La ricercaLo studio, pubblicato sulla rivista Neurology e condotto da un team guidato da Stephen Rao, specialista del neuroimaging, ha coinvolto 69 persone sane, con un’età compresa tra i 65 e gli 85 anni. I ricercatori hanno diviso i gruppi in 3 categorie: coloro che non presentavano fattori di rischio per l’Alzheimer; coloro che avevano una storia familiare di Alzheimer, ma non presentavano indicatori della malattia nel loro patrimonio genetico; coloro che presentavano sia una storia familiare , sia una versione del gene per l’apolipoproteina E4 (ApoE4) che sembra essere legata alla malattia. I soggetti si sottoponevano alla risonanza e mentre erano nell’apparecchio, venivano loro mostrate immagini di personaggi più o meno famosi.
L’interpretazioneQuesti dati suggeriscono che il cervello delle persone a rischio deve lavorare duro anche per riconoscere volti molto noti, allo scopo di compensare l’attività carente di neuroni già danneggiati o distrutti, mentre il gruppo di controllo deve fare grossi sforzi solo per ricordare nomi meno conosciuti. E’ significativo evidenziare come in nessuno dei due gruppi fossero già presenti segni strutturali di demenza, quali forme di atrofia o neuroni morti, o almeno non ancora. “Questo fenomeno” – spiega Ralph Nixon, psichiatra presso la New York University e vicepresidente del consiglio di consulenza dell’Alzheimer’s Association - “costituisce un passo importante rispetto al tentativo di diagnosticare le disfunzioni cerebrali ad uno stadio più precoce di quello possibile con qualsiasi altra misura clinica del declino cognitivo. Il disturbo comincia infatti molto prima che ci siano dei sintomi.”
“Se possiamo ritardare lo sviluppo dell’Alzheimer di 5 anni” - sostiene Rao – “possiamo ridurre l’incidenza della malattia della metà. Se possiamo ritardarlo di 10 l’avremo praticamente eliminato perchè le persone morirebbero prima per altre condizioni.” Effettivamente, considerando la tarda età in cui si manifesta il disturbo, sarebbe una bella prospettiva.Fonte: - What Britney Spears Can Reveal About Alzheimer’s – by Alice Park |































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