Negli ultimi anni si è fatta sempre più strada l’idea che la personalità cominci a strutturarsi dalle primissime fasi di vita del bambino, anzi addirittura prima ancora, quando, ancora in grembo, il feto riceve le influenze dello stato d’animo e della struttura di personalità di sua madre.
Tale interesse, inzialmente suffragato solo da ipotesi teoriche di stampo psicoanalitico, ha ricevuto una bella spinta dalle nuove tecniche ad ultrasuoni che hanno consentito di osservare in diretta i comportamenti del feto e le sue reazioni a diverse forme di stimolazione. Alcuni studi hanno stabilito la relazione tra l’attività del feto, le stimolazioni dall’esterno e l’età gestazionale. Allo stesso modo, lo studio dei bambini nati prematuramente, ha verificato la presenza di una qualche organizzazione comportamentale ed emozionale già a partire dalla venticinquesima settimana di vita .
Queste ricerche sembrano deporre tutte nella direzione dell’esistenza di una primordiale vita psichica ed emozionale prima della nascita che contribuirebbe alla formazione del temperamento del nascituro. Così sembra che il mondo esterno e anche l’ambiente in cui il feto si trova durante la gestione (il corpo della madre con le sue risonanze affettive) siano in grado di comunicare con il bambino e determinare non solo il suo futuro modo di essere, ma anche il suo rapporto con la madre e in generale con la coppia genitoriale. Immaginate le possibili implicazioni di questi studi in ambito preventivo.
Il sistema sensoriale e motorio del feto
Gli apparati sensoriali si sviluppano quasi completamente nell’utero: il primo step è la sensibilità cutanea, quindi quella vestibolare, poi l’udito e infine la vista. A 32 settimane tutto il corpo del feto mostra reazioni agli stimoli tattili; a 14 settimane il feto inghiotte più o meno liquido amniotico, se in esso sono presenti sostanze zuccherine o amare, tant’è che alla nascita il bambino ha già delle preferenze in fatto di cibo. Tra le 11 e le 15 settimane si sviluppa l’olfatto, al punto che poche ore dopo la nascita il bambino è in grado di riconoscere annusando alcune sostanze che erano presenti nel liquido amniotico . Già a 16 settimane il feto reagisce a rumori compresi tra i 250 e i 500 Hz, mentre a 24 settimane ha un udito pari a quello di un adulto, con la capacità di discriminare gli stimoli e di abituarsi ad alcuni più frequenti.
L’attività motoria è invece presente già nella sesta settimana, quando il bambino sembra galleggiare armoniosamente nel liquido amniotico, allungando e roteando il capo e gli arti. A 10 settimane il bambino si tocca le altre parti del corpo con le mani e la bocca si apre, si chiude ed inghiotte. Tra le 10 e le 15 settimane il feto comincia a reagire a stimoli provenienti dall’esterno o dal corpo materno.
Intorno alle 23 settimane si evidenzia la presenza del sonno REM, quindi il feto potrebbe addirittura sognare!
Il bambino impara e ricorda
Alcuni studi evidenziano come sia verosimile la presenza di alcuni processi cognitivi primordiali nel feto, anche se non coscienti. Il fatto stesso che il nascituro non reagisca più, dopo un certo numero di stimolazioni, a suoni che si ripetono identici (habituation), sarebbe una riprova dell’apprendimento fetale. Inoltre i neonati sembrano dimostrare familiarità con i suoni tipici della vita intrauterina, dimostrando così di ricordarli. Ad esempio, il battito cardiaco alla nascita è il suono preferito dai neonati, probabilmente perchè è un rumore rassicurante che conoscono bene .
Sono molto noti gli studi di Anthony De Casper che dimostrano quanto il bambino sembri riconoscere e preferire alla nascita la voce della madre rispetto a quella del padre e delle altre donne. Addirittura i neonati sembravano in grado di discriminare e preferire una favola che la madre aveva letto loro durante la gravidanza ogni giorno per 10 minuti. Questo starebbe a significare che i primordi del linguaggio siano appresi già durante la gestazione, tant’è che i neonati dirigono la loro attenzione più facilmente verso persone che parlano la lingua delle loro madri. Allo stesso modo i neonati sembrano riconoscere canzoni che le loro madri ascoltavano in gravidanza.
Tutti questi inidizi potrebbero dimostrare che il feto riconosce e ricorda gli stimoli appresi nell’utero. Altri sorprendenti studi di questo tipo si basano su programmi di stimolazione del feto che mettono in comunicazione genitori e bambino. Il feto stimolato adeguatamente, si è mostrato in grado di rispondere in maniera adeguata a giochi tattili: ad esempio la madre batteva con le dita sulla pancia e il nascituro rispondeva con un pari numero di calcetti! Inoltre, i feti stimolati nella vita intrauterina mostravano alla nascita una maggiore precocità e velocità di apprendimento, e un legame più ricco con i genitori.
Tutti questi studi sono indice dell’importanza di una comunicazione col bambino, soprattutto negli ultimi 3 mesi di gravidanza, anche perchè le tracce della vita fetale sembrano influire nello sviluppo psichico. Comunicare col feto, non significa solo creare un legame, ma anche filtrare nel modo adeguato gli stimoli esterni di cui la madre è il mezzo. Il feto sembra reagire a intensi turbamenti dello stato emotivo della madre attraverso agitazione motoria che si protrae per alcune ore. Se lo stress della madre è costante, l’agitazione persiste nel feto e può diventare un tratto stabile che si esprime alla nascita con un peso inferiore alla media. Inoltre, se nell’ambiente familiare sono presenti elementi che minacciano la serenità e la sicurezza emotiva della madre, e sui quali questa non ha controllo, (ad esempio forti tensioni coniugali), il bambino sembra risentirne molto. Inoltre, alcuni studi dimostrano che la non-accettazione da parte della madre della gravidanza è correlata con la presenza di tratti di personalità devianti o francamente patologici nel suo bambino. Lo stesso vale per l’accettazione paterna che ha influenza sull’emotivo della madre. Il feto sembra quindi essere depositario dei vissuti materni e il fatto di essere desiderati ed amati da entrambi i genitori contribuirà ad una maggiore serenità ed autostima quando saranno grandi.
Per queste ragioni è importante la presa di coscienza precoce da parte della coppia genitoriale della presenza del bambino, che li spinga a prendersi delle responsabilità rispetto al loro nuovo ruolo. In questo modo si può predisporre il giusto spazio di accoglienza per il nascituro, non solo fisico, ma soprattutto psichico ed emotivo, che sia ricolmo di un amore che comincia molto prima della nascita.
Fonte:
- La vita psichica prenatale:breve rassegna sullo sviluppo psichico del bambino prima della nascita.-Anna Della Vedova
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