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Le nuove malattie mentali: il DSM V

Dovrebbe uscire nel 2012 la quinta edizione della Bibbia di tutti gli psicologi e psichiatri: il manuale diagnostico e statistico dei distrurbi mentali, meglio noto come DSM1 . Il DSM è un pò l’inglese commerciale della malattia mentale, una lingua comune per tutti gli operatori della salute mentale.

Usato in tutto il mondo e disponibile in 13 lingue, il manuale si è evoluto a partire dalla sua prima edizione nel 1952, in un’arida raccolta di classificazioni psichiatriche e statistiche. Tuttavia esso è importante perchè ad esempio per un bambino autistico, avere una diagnosi fatta con il DSM significa ricevere servizi dal sistema dell’istruzione pubblica e per un adulto di usufruire delle leggi antidiscriminazione in campo lavorativo.

Le nuove malattie mentali

La dipendenza da internet può essere definita una malattia mentale? E che ne pensate dell’abitudine di alzarsi la notte per abbuffarsi? Si stanno ponendo centinaia di domande come queste,  gli psichiatri che dovranno redarre il quinto DSM. La risposta a queste domande sarà determinante rispetto alla diagnosi e al trattamento dei disturbi psichiatrici.
La preoccupazione più ricorrente tra gli specialisti è quella di incorrere nel rischio di medicalizzare l’enorme spettro dei comportamenti umani, altri sostengono che questa operazione è necessaria per indirizzare il trattamento di chi ne ha bisogno.

In ogni caso, tutti concordano che questa nuova edizione dovrà essere più scientifica dell’ultima, anche grazie alle nuove tecnologie, come ad esempio il neuroimaging e le scoperte genetiche.

Le novità

Spesso il DSM attuale non descrive quello che realmente gli psichiatri vedono: persone con più di un disturbo, una versione meno grave di una patologia, o ancora un problema chiaramente diagnosticabile, ma intriso di altre patologie. Spesso una persona con 4 dei nove sintomi inclusi nella lista, è più problematica e compromessa di una che ne presenta sei. Il numero di sintomi probabilmente non è così importante come ci voleva far credere il DSM IV.

Il dottor David J. Kupfer, leader della task-force psichiatrica sul DSM e Psichiatra presso l’Università del Pittsburgh’s Western Psychiatric Institute and Clinic sottolinea come il manuale del futuro descriverà i disturbi in maniera più dettagliata, evidenziando le possibili varianti delle malattie “classiche” in base all’età, il genere, la razza, la cultura e la salute fisica (era ora!).

L’obiettivo della nuova edizione sarà quello di riflettere maggiormente la vita e la complessità delle persone reali, non semplicemente di evidenziare i casi più gravi, o le diagnosi più chiare e definite.

In realtà ci sono molte sfumature, per cui la nuova versione dovrà aiutare gli specialisti a fare diagnosi più complesse. ” Noi non vorremmo prendere chiunque sia demoralizzato dalla vita e chiamarlo depresso” afferma il Dottor William E. Narrow, direttore di ricerca della task force del DSM V.“Ma non vogliamo nemmeno tralasciare aspetti rilevanti.” L’attenzione alle sfumature aiuterà anche gli specialisti a riconoscere i disturbi nelle fasi precoci, quando sono più lievi e più facili da trattare.

Altri cambiamenti riflettono semplicemente i tempi moderni, come ad esempio l’obesità, che probabilmente sarà catalogata come sintomo o fattore di rischio per alcuni disturbi mentali. Ancora, il gioco d’azzardo, la dipendenza sessuale e quella da internet – solitamente liquidate come pericolose abitudini che possono essere evitate con la forza di volontà – potrebbero essere incluse tra le malattie. ” La questione non è se esse siano realmente malattie” – sostiene Kupfer – “Esse esistono. Il problema è se c’è sufficiente evidenza empirica per varcare la soglia”.

I rischi

Molti si chiedono se gli autori del manuale siano influenzati dalle case farmaceutiche. Nelle ultime due decadi, infatti, molti nuovi farmaci sono stati introdotti per il trattamento delle malattie mentali; per questa ragione, molti si preoccupano che il testo possa essere scritto in virtù di questo trend al fine di espandere il mercato delle terapie farmacologiche. In uno studio pubblicato nella rivista “Psychotherapy and Psychosomatics” è stato messo in luce che 20 dei membri dell’equipe di lavoro sul DSM, hanno scritto saggi sulle linee guida per il trattamento del disturbo bipolare, della schizofrenia e della depressione maggiore: ben 18 tra loro hanno un qualche legame finanziario con le industrie farmaceutiche.

Per evitare questo conflitto di interessi, ai membri della commissione è stato chiesto di rispettare alcune regole, tra cui quella di non ricevere più di 10.000 dollari annui dalle case farmaceutiche, durante il periodo in cui prestano la loro opera presso la commissione. Lisa Cosgrove, autrice dello studio presentato su Psychotherapy and Psychosomatics, nonchè Professore associato e Psicologo clinico presso l’Università del Massachusetts, sostiene che questo non sia sufficiente. “Ci sono attualmente gruppi di lavoro in cui ogni singolo membro ha dubbi legami con le case farmaceutiche. Non mi sembra che siano stati fatti progressi significativi in questo senso.”

C’è ancora molto da discutere insomma per dare alla luce questo parto. Se volete saperne di più, potete trovare i report dell’APA sui dibattiti legati al DSM V sul sito dell’Associazione. E che le case farmaceutiche ce la mandino buona.

Fonte:

- AARP Bulletin today

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  1. Il DSM consiste essenzialmente in una classificazione “nosografica ateorica assiale” dei disturbi mentali. I disturbi mentali vengono definiti in base a quadri sintomatologici, e quest’ultimi sono raggruppati su basi statistiche []

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1 Commento

  • 19 settembre 2009 | Permalink |

    Dal pregiudizio psichiatrico alla nuova religione democratica del pregiudizio anti-psichiatrico. Una critica trans-psichiatrica.

    A Marzo 2009 è uscito, per le edizioni Nautilus, un opuscolo di Maria Rosaria D’Oronzo e Paola Minelli, “Sorvegliato mentale – Effetti collaterali degli psicofarmaci – Manuale d’uso”.

    La Psichiatria non è scienza ma è condivisa se la psichiatrizzazione è volontaria; lo psicofarmaco, che non cura ed inteso come un veleno, viene condiviso se utilizzato secondo un manuale d’uso anti-psichiatrico. Che cosa mai ci potrebbe interessare la critica della sostanza al di fuori della relazione dentro cui si muove? Una prospettiva trans-psichiatrica contro ogni religione e contro la religiosità della critica.

    http://contraria-mente-nero.blogspot.com/2009_09_01_archive.html

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