Non so più se fidarmi della stampa da quando ho letto versioni contrastanti di uno stesso argomento, da quando ho visto vicende a me note completamente edulcorate, da quando gli strumentalismi la fanno da padrone sulla verità. Strano: una psicologa blogger paranoica e che non crede nei mezzi d’informazione.
A parte il paradosso in questione, questa piccola digressione personale mi spinge al desiderio di riportare una notizia delicata senza fare polemiche sulla vicenda.
Il fatto.
Kante Kadiatou è una donna di 25 anni, originaria della Costa d’Avorio. Si è sposata piccola, ma suo marito è morto quattro anni fa ad Abidjan nella guerra civile che dissangua la loro terra. Così nel 2007 è venuta in Italia, a Napoli, chiedendo asilo politico: ha ricevuto un doppio rifiuto, ma continua a fare ricorso. Mentre aspetta le lungaggini della giustizia italiana s’innamora di un falegname suo compatriota e rimane incinta. Segue la sua gravidanza un pò complicata l’ospedale San Paolo, ma al momento del parto non c’è neanche un letto libero così alle 2 del 5 marzo di quest’anno, viene ricoverata al Fatebenefratelli presso il pronto soccorso. Pare che abbia con se la fotocopia del passaporto trattenuto in questura per le pratiche del permesso di soggiorno (questo è uno dei punti su cui i giornali e le parti in causa danno versioni opposte). Alle 7.47 partorisce Abou, un maschietto di 3 kili in ottima salute. I due vengono dimessi dall’ospedale la mattina dell’11 marzo. E fin qui tutto bene.
Il pomo della discordia
Il giorno del ricovero dall’ospedale parte un fax indirizzato al commissariato di polizia di Posillipo recante la richiesta di “un urgente interessamento per l’identificazione di una signora di Costa d’Avorio“. Subito risuonano gli echi di protesta degli ultimi giorni rispetto alla norma del Pacchetto sicurezza, non ancora andata in vigore, ma approvata dal Senato, che revoca il vecchio articolo sul divieto di denuncia da parte del personale sanitario, consentendo così a medici e ad infermieri di segnalare alle autorità i clandestini che vanno a curarsi da loro.
Le parti dibattono
Replica l’avvocato della donna Liana Nesta, impegnata da sempre nella difesa dei diritti degli immigrati e dei parenti di vittime delle mafie: “Siamo di fronte a un’iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l’identificazione. Come se non bastasse, K. non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo”.”Delle due l’una o nell’ospedale napoletano Fatebenefratelli c’è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina”.
All’affermazione secondo cui il fax è stato mandato perchè non c’era modo di identificarla, l’avvocato replica: “La signora e’ stata accompagnata all’ospedale da altri connazionali regolarmente soggiornanti, i quali avrebbero potuto testimoniare circa la sua identita. Non solo, la signora aveva con se’, oltre a copiosa documentazione – seppur in copia – attestante la propria identita’, copia del ricorso depositato al Tribunale di Roma, nel quale venivano spiegate le ragioni della sua fuga dalla Costa d’Avorio, riportante i recapiti della scrivente – suo difensore di fiducia oltre che consulente legale dello sportello – e, pertanto, sia la scrivente sia gli operatori avrebbero, eventualmente potuto fungere da testimoni per la sua identificazione”.
Il personale sanitario si difende, in particolare Pietro Iacobelli, primario del reparto di ostetricia: spiega che la signora non è stata denunciata, semplicemente è stata attuata la normale procedura prevista dalla legge, per cui è necessario identificare la madre attraverso le forze dell’ordine qualora non sia in possesso di un documento d’identità valido o di testimoni che lo posseggano, altrimenti non si può dichiarare il bambino. “Nessuno si sarebbe mai sognato di denunciare la donna – afferma il medico – Sono state scritte delle falsità circa l´intera vicenda. Non è vero, ad esempio, che la signora sia stata tenuta lontana dal bambino“. “Nei tre giorni successivi al parto, ad esempio, il piccolo è stato con lei in stanza, poi, in attesa del riconoscimento, è andata regolarmente al nido per allattarlo.
“Abbiamo chiesto all’autorita’ di polizia di procedere all’identificazione della paziente senza documenti, come succede sempre“, aggiunge Iacobelli, secondo cui “nessuno aveva detto che ci potevano essere altre persone in grado di garantire per la puerpera, ne’ si era proposto l’avvocato”. “Siamo stati sommersi da decine di e-mail, telefonate ingiuriose da ogni parte d’Italia”.“Anche qualora dovesse entrare in vigore il decreto sicurezza, non sara’ mai fatta alcuna denuncia, ne’ mai saranno chiesti i documenti qui”. “C’e’ stata una strumentalizzazione politica” conclude visibilmente amareggiato Iacobelli.
Ora Abou sta con la mamma e il papà in una catapecchia di Pianura (Na) e si prepara a scontare la sua vita da penitente immigrato clandestino. Non sa di tutta questa vicenda, non conosce i Decreti legge e non legge ancora i giornali (forse un pò lo invidio). Non si rende conto, ma lo imparerà presto purtroppo, che in tutta questa faccenda, come in molte cose drammatiche che accadono nella vita, non si capisce dove sia la verità, non è chiaro dove finisca la difesa dei diritti e dove cominci la strumentalizzazione delle sofferenze altrui da parte di chi ha il potere.
Cosa possiamo prenderci di buono da questa vicenda?
- La signora Kante ha ottenuto finalmente il permesso di soggiorno, grazie alla solidarietà manifestata dalle persone e dalle istituzioni rispetto a questa brutta vicenda.
- Aldilà del motivo per cui la donna è stata segnalata, abbiamo potuto toccare con mano le abberrazioni a cui andremmo incontro se dovesse entrare definitivamente in vigore il temibile decreto legge afferente al Pacchetto Sicurezza, che per come è stato congegnato, sembra mettere sullo stesso piano la lotta alla criminalità e l’immigrazione.
Cosa stabilisce il decreto legge
L’emendamento presentato dalla Lega Nord rispetto al pacchetto Sicurezza mira ad abrogare il dievieto di segnalazione dei clandestini previsto nel Testo Unico sull’immigrazione del 1998. I medici, gli infermieri, anche gli psicologi e gli insegnanti possono denunciare un clandestino che si presenti in ambulatorio, a scuola, in ospedale. La Lega si difende dalle accuse di nuova caccia alle streghe affermando che non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità.
Eppure questa possibilità ha due principali conseguenze:
Con il pacchetto sicurezza l’immigrazione clandestina diventa un reato passibile di pena: questo significa che la denuncia non è più una possibilità ma un obbligo, visto che i dipendenti di enti pubblici o convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali e, in quanto tali, obbligati a segnalare i reati di cui vengono a conoscenza nell’esercizio del loro dovere. Se non si denuncia si va incontro ad un procedimento penale. Inoltre poichè il Codice Deontologico impedisce la segnalazione, un medico che denuncia andrebbe incontro ad un provvedimento disciplinare che può coincidere anche con il licenziamento. Dunque, se denuncia perde il lavoro, se non denuncia va in galera.
- La paura della denuncia allontana i clandestini dai medici e dagli ospedali, mettendo in serio pericolo la vita dei nostri amici immigrati, favorendo la diffusione delle malattie e contravvenendo all’articolo 32 della costituzione, per cui la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e della collettività. I bambini immigrati non sarebbero più registrati, sarebbero senza identità ed esclusi così dal sistema sanitario e scolastico, addirittura alcuni di loro nascendo in ospedale potrebbero non essere riconsegnati ai genitori che non possiedono il permesso di soggiorno.
Ecco perchè l’Ordine dei medici e degli Psicologi, per una volta sono stati compatti nel dire no a questo emendamento, minacciando seri proveddimenti verso i colleghi che lo dovessero applicarlo. Ma facciamo attenzione a non farne il nuovo gossip, il capro espiatorio e lo strumento politico dell’ultima ora: chi viene da noi ha bisogno di una patria.
Fonti:
- Repubblica.it
- Repubblica.it
- “Medici non spie”: corteo contro il pacchetto sicurezza per le vie di Senigallia
Ribadito il no al decreto legge approvato dal Senato il 5 febbraio
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