Increduli, interdetti, indignati e anche mortalmente e pericolosamente curiosi. Ci lascia così l’apprendere della vicenda di Josef Fritzl, il mostro delle violenze domestiche.
Josef Fritzl, 73 anni, è un Ingegnere elettrico in pensione di nazionalità austriaca. Ottima la posizione economica: il signore è proprietario di 6 immobili. Un bel giorno ha trasformato la sua casa di Amstetten in un luogo di prigionia e tortura. La moglie Rosemarie, che ha altri 6 figli era all’oscuro di tutto.
Cos’è che ci incuriosiche tremendamente in questo caso? Aldilà della violenza gratuita, forse quello che ci colpisce maggiormente è il pensiero che un genitore, di cui ogni figlio dovrebbe potersi fidare ciecamente, sia capace di toglierci la vita e la libertà, senza che nessuno sia in grado di opporsi. E’ la parabola della possessività verso i figli da parte di chi li ha generati.
La storia
28 agosto 1984 - Josef Fritzl e la moglie Rosemarie denunciano la fuga della figlia Elisabeth di 18 anni con una setta. In realtà era nello scantinato di casa: il padre la drogò e l’ammanettò, la condusse in cantina e la tenne legata ad un letto per 6 mesi senza luce costringendola a scrivere una lettera indirizzata alla famiglia in cui chiedeva di non cercarla. Per 24 anni Fritzl terrà in schiavitù la figlia, costringendola ad una non-vita e stuprandola centinaia di volte.
1993 - Un bimbo di 9 mesi viene lasciato sulla porta di casa Fritzl. Accanto a lui un biglietto in cui Elizabeth chiede alla madre di prendersene cura. Nel ’94 è la volta di un bimbo di 10 mesi e nel ’97 di uno di 15 mesi. Sono i figli di Elizabeth e del padre, 7 in tutto. 3 vengono portati da fritzl alla moglie, altri 4 (attualmente di 19, 18 e5 anni) rimangono nello scantinato con Elizabeth senza poter mai uscire e senza aver mai visto il mondo oltre quella maledetta cantina. Uno di questi nel ’96 muore poco dopo la nascita per omissione di cure. Il padre ne brucia il corpicino in una caldaia.
19 aprile 2008 - Kerstin, 19 anni, prima figlia di Elizabeth e di suo padre viene portata da Fritzl all’ospedale di Amstetten in gravi condizioni. I medici chiedono attraverso i media alla madre ignota della ragazza di correre da lei, poichè i suoi sintomi strani richiedono di essere meglio identificati grazie all’aiuto di un genitore. Fritzl si sente alle strette e decide di liberare Elizabeth e gli altri due figli. Annuncia anche alla moglie Rosemarie del rientro della loro figlia dispersa.
26 aprile 2008 – La polizia ferma Fritzl e la figlia, che denuncia tutto. Lui è arrestato. Le vittime sono portate in una clinica psichiatrica, dove trascorrono diversi mesi, e dove sono ospitate tuttora. Fritzl spiega agli inquirenti come si accede al bunker di circa 60 mq, in quattro stanzette, col soffitto di 170 cm nel punto più alto.
Ottobre 2008 – Una perizia attesta a Fritzl la capacità di intendere ma gravi disturbi di personalità. Il 13 novembre è incriminato per omicidio, riduzione in schiavitù, sequestro di persona, stupro, coercizione, incesto.
19 marzo 2009 – Fritzl è giudicato colpevole di tutti i reati commessi e condannato all’ergastolo, pena che dovrà scontare in un istituto psichiatrico. Fritzl accetta il verdetto e si dichiara colpevole di tutti i capi d’imputazione.
Nel processo, durato solo quattro giorni, l’uomo aveva inizialmente negato le accuse di omicidio e schiavitù ma aveva ritrattato la propria posizione dopo aver visto una video-testimonianza di 11 ore in cui la figlia descriveva la sua orribile storia. Sarebbe anche responsabile di almeno altri quattro omicidi e sparizioni di giovani donne, brutali delitti a sfondo sessuale avvenuti nell’ arco degli ultimi quarant’ anni e rimasti irrisolti.
Le condizioni delle vittime
I figli-nipoti di Fritzl hanno vissuto una condizione che non è paragonabile a nessun altro quadro diagnostico esistente. In tutti gli anni della loro vita non sono mai stati visitati da un medico, tanto che la più grande ha perso i denti, tutti e 3 soffrono di problemi immunitari, anemia, problemi alle ossa e alla vista, per la mancanza di vitamina D e di luce. Hanno una postura incurvata poichè sono stati costretti a camminare sotto un soffitto alto 1,70 cm. Kerstin attualmente è in coma artificiale.
Da un articolo de “la Repubblica.it”:
Problemi psicologici. Oltre alla salute fisica, un altro nodo che i medici austriaci dovranno affrontare è quella psichica. Negli anni di prigionia, la madre ha insegnato ai figli a scrivere qualche parola, ma nel bunker non c’erano libri, solo una tv, una radio e un video-registratore. La percezione della realtà che hanno i fratelli maggiori è quella mediata dalla tv, mentre il piccolo ha grossi ritardi cognitivi. “A livello psicologico”, ha spiegato Rotraud Perner, psicoterapeuta viennese, “molto dipende da quello che negli anni la madre ha detto loro, se ha spiegato la ragione per cui sono stati imprigionati o se hanno dovuto accettare la condizione come se fosse normale”.
I ragazzi del piano di sopra. I ‘ragazzi del piano di sopra’, 16, 15 e 11 anni, sono stati allevati dai nonni come bambini normali: alimentati regolarmente, curati e mandati a scuola. Malgrado tutto, uno di loro ha dei problemi di cuore che gli potrebbero derivare dalla composizione del proprio patrimonio genetico.”
Chi era Fritzl? I contributi della rete
La repubblica.it. “Il quotidiano ‘Bild’ ha raccolto la testimonianza di Paul H., 69 anni, un pensionato tedesco, amico di lunga data del 73enne ingegnere di Amstellen. L’uomo ha raccontato di essere andato con il suo amico due volte in vacanza in Thailandia: “La moglie non c’era – ha detto -, poiché a suo dire doveva badare ai bambini”. “Una volta – ha aggiunto – l’ho osservato mentre su una spiaggia di Pattaya acquistava un abito da sera e biancheria intima erotica per una donna snella. Quando mi ha visto, si è arrabbiato parecchio e mi ha raccontato che aveva un’amante”.
L’amico tedesco ha spiegato di essere stato tre volte suo ospite nella casa degli orrori di Amstetten, l’ultima volta nel 2005. “Era molto divertente, abbiamo riso molto insieme. Quando stavamo in birreria era così spiritoso che faceva ridere anche la gente dei tavoli vicini, ma con la sua famiglia era completamente diverso. Era dominatore e dispotico”. Paul H. ha descritto anche il rapporto tra Fritzl e la figlia Elisabeth. “I miei tre figli hanno sempre giocato con i suoi, Elisabeth da bambina era molto riservata e timida. Avevo l’impressione che Josef non l’amasse come gli altri suoi figli. La picchiava anche più degli altri, per ogni piccola sciocchezza. Quando Elisabeth sparì, mi disse che era entrata in una setta”.
L’occidentale .it- Fritzl, la pornografia e il nazismo. “Da giovane Fritzl era un cultore del nazismo, un’ideologia che secondo la maggior parte degli osservatori lo avrebbe ispirato nelle atrocità commesse ai danni della figlia, magari nella malsana illusione di perpetuare una razza geneticamente perfetta attraverso l’incesto. Ma se il riflesso di questi “ideali” ha giocato senza dubbio un ruolo nella mente del mostro potrebbe anche esserci un’altra spiegazione. In un breve editoriale apparso sullo Spectator, infatti, l’attenzione si sposta su un aspetto rimasto in ombra durante il processo: la pornografia. Elisabeth ha raccontato che il padre scendeva nel bunker degli orrori portandosi dietro caterve di video pornografici e, dopo averla obbligata a vederli, la costringeva a ripetere quelle scene dal vivo. Ridotta a un innocuo fenomeno di costume, in realtà la pornografia potrebbe aver giocato un ruolo chiave nella vicenda di Fritzl. Tanto più che esiste un genere cinematografico, la “Naziexploitation”, dove la passione per la pornografia si mescola alla nostalgia per il nazismo. In pellicole come queste c’è sempre un gerarca nazista e una vittima – di solito una povera ragazza – che viene fatta prigioniera ed è costretta a subire violenze di ogni tipo. Ebbene, tra i particolari agghiaccianti raccontati da Elisabeth c’è anche quello per cui è rimasta legata per 9 mesi consecutivi ad un palo per soddisfare le fantasie di dominio del padre. Una fantasia tipica dell’immaginario sado-nazi.”
Il Fritzl italiano
Walstreetitaia.it – “Roma, 28 mar. (Apcom) – Lo definiscono già il “Fritzl italiano”: lui è Michele Mongelli, 64enne venditore ambulante di Torino, arrestato dalla polizia assieme al figlio con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti e atti osceni in luogo pubblico. Una vicenda che – come è stata presentata – ricorda molto quella del ‘mostro di Amstetten’ e che questa mattina ha trovato ampio spazio nelle prime pagine dei principali quotidiani britannici. Vittime di M. la figlia, oggi 34enne, segregata in casa e violentata dall’età di 9 anni, e – secondo le accuse – le nipoti di 6, 8, 12 e 20 anni, a loro volta violentate anche dal padre. Le indagini – secondo quanto emerge dalla Procura di Torino – sono cominciate nel 2008, quando la ragazza di 34 anni ha denunciato alla Polizia di essere stata violentata dal fratello: da quel momento, utilizzando anche intercettazioni ambientali, gli inquirenti avrebbero portato alla luce una vicenda di abusi e incesti che coinvolgerebbe padre e figlio ai danni delle rispettive figlie. “Sembra che in questa famiglia vi fosse una sorta di diritto feudatario del padre sulle figlie”, ha spiegato il pubblico ministero di Torino, Pietro Forno. “
Le domande da porci
Molte sono le cose che dovremmo chiederci rispetto a queste assurdità che hanno il sapore di un film, ma sono tremendamente reali:
- Com’è possibile che ad un uomo sia stato permesso di annientare la presenza di una ragazza dal mondo?
- Dov’era la madre? Come ha potuto non accorgersi di quello che accadeva?
- Come mai nessuno tra parenti, amici, conoscenti, ha cercato di indagare sulla scomparsa di Elizabeth?
Aspetto i vostri commenti, per rifletterci insieme, affinchè casi del genere non possano più verificarsi.
Fonti:
- La Repubblica.it
- L’occidentale.it
- Wallstreetitalia
- unionesarda.ilsole24ore.com
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