Nell’articolo di ieri vi ho parlato dei sintomi e delle modalità in cui questo disturbo si manifesta. Ma come si sviluppa questa sindrome così devastante?Come si comincia.
Man mano che il paziente procede nella riduzione del cibo assunto fino al digiuno, solitamente tende ad intensificare la severità del regime di esercizio fisico, si dedica ancora più alacremente alla perfezione nello studio e nel lavoro e abbandona tutte le relazioni sociali e sentimentali. I risultati “positivi” sul corpo e sulle prestazioni scolastiche e lavorative ottenuti con tanta abnegazione danno inizialmente un senso di euforia, ma col tempo l’eccitazione diventa disperazione e ossessione. Il cibo è solo un mezzo una piccolissima parte della complessità di una personalità anoressica: il solo controllo alimentare non è affatto utile a risolvere il problema. Le cause.Questa problematica si manifesta come l’esito finale di una serie di fattori di natura biologica, psicologica, familiare e sociale.
Secondo il dottor Marco Longo dell’ABA2 il comportamento anoressico-bulimico è un sintomo ambivalente e multideterminato, interpretabile come:
2) un tentativo di attacco alle eccessive aspettative genitoriali (se i genitori tendono a prendersi cura del bambino in funzione dei propri bisogni, piuttosto che di quelli del figlio, il bambino sviluppa allora nella prima infanzia un falso Sé, per far piacere ai genitori, ma cova le matrici di futuri comportamenti testardi e negativisti, che in adolescenza userà per aggredirli) 3)un tentativo narcisistico-onnipotente di sviluppare, attraverso la disciplina del corpo e il controllo del cibo, un senso di autonomia e di individualità (un ‘falso movimento’ messo in atto per tentare di uscire da una dimensione psicologica ed esistenziale di dipendenza ed impotenza) B) la preoccupazione riguardo al cibo e al peso è dunque una manifestazione relativamente tarda, emblematica di un disturbo più fondamentale del concetto di Sé. La maggior parte dei pazienti con anoressia e/o bulimia nervosa riferiscono di aver percepito ‘da sempre’ dentro di sé la convinzione di essere completamente inadeguati ed impotenti, sentendosi incapaci di sostenere il giudizio degli altri. La famiglia dei pazienti anoressici
Il non mangiare da anche ai pazienti anoressici un certo potere sui genitori, che deriva dalla loro preoccupazione per l’eccesivo dimagrimento dei figli: è un grido d’aiuto così chiaro che non si può far finta di non vedere. Cosa fare?
Per queste ragioni solitamente il paziente arriva all’osservazione di uno specialista quando già il suo corpo è devastato, con conseguenze fisiche e psichiche non sempre recuperabili, che talvolta richiedono l’ospedalizzazione se non il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Il migliore atteggiamento da tenere per un familiare è quello di non polarizzare l’attenzione sul cibo, che è solo un falso problema, arrabbiandosi o insistendo sul mangiare. Questo di solito provoca un atteggiamento di aperta oppositività da parte del paziente che può addirittura incrementare il sintomo, o mettere in atto in maniera ancora più accurata le condotte di occultamento del problema (ad esempio, può fingere di mangiare e poi si provoca il vomito). E’ importare invece cercare di incrementare il dialogo, evitando colpevolizzazioni e vittimismi, ma spingendo il proprio caro a farsi aiutare, attraverso una combinazione di cure mediche e psicoterapia a lungo termine. Elettive in questi casi sono le terapie familiari e di gruppo. Per quanto riguarda la farmacoterapia, non esistono psicofarmaci specifici per questo disturbo, essendo l’anoressia una problematica che coinvolge l’intera personalità. Solitamente si utilizzano antidepressivi o neurolettici nei casi più gravi, per tamponare alcuni sintomi associati al problema. A questo link troverete un elenco di centri specializzati nel trattamento dei disturbi alimentari: http://www.ministerosalute.it/servizio/documenti/centri_per_la_cura_dei_disturbi_alimentari.pdf Invito comunque i genitori e i colleghi ad insistere e a non scoraggiarsi perchè l’anoressia è uno dei disturbi più difficili e ostinati da trattare, ma la guarigione non è impossibile. |






























