Riceverai via mail la nuova password.

Addio Eluana

Si è spenta alle 20.10 di stasera l’esistenza di Eluana Englaro, la ragazza in coma irreversibile da 17 lunghi anni. Il 18 gennaio del 1992 Eluana era poco più che ventenne quando un gravissimo incidente stradale al ritorno da una festa la gettò in uno stato d’incoscienza senza ritorno.

Non voglio qui dare ulteriore voce alla polemica politica e religiosa che si è aperta in questi giorni, strumentalizzando una tragedia dolorosa, nè desidero condividere la mia opinione sull’eutanasia nei pazienti non coscienti (se desiderate potete trovarne un accenno nel mio articolo “Coma: stato vegetativo o di minima coscienza?”). Voglio solo unirmi al cordoglio della famiglia Englaro e ricordare la storia di una vita che si è imbattuta nella peggiore delle tragedie: la sospensione tra la vita e la morte. Per tutti noi, ai quali capita spesso di pensare inconsapevolmente: “a me non potrebbe succedere”.

Eluana Iolanda Giulia Englaro è nata a Lecco, il 25 novembre del 1970. Questo è tutto quello che su internet è abbastanza chiaro rispetto ai suoi primi 21 anni di vita. Volevo dare una storia a questa ragazza, ma dopo lunghe ricerche devo arrendermi. Se cercate le vicende giudiziarie, le polemiche, le dichiarazioni dopo l’incidente, ne trovate a bizzeffe, ma se volete conoscerla, sapere cosa amasse mangiare, se avesse un fidanzato o qual era il suo colore preferito, trovate poco. Per queste ragioni, non ricostruirò la vicenda e il suo dipanarsi attraverso i fatti, penso che ne abbiate già le tasche piene, per usare un eufemismo. Cerco stralci di umanità.

Era una bella mora a vent’anni, occhi grandi e sarcastici, sopracciglia spesse, profilo snello. Alcune fonti dicono che fosse una studentessa, altre un’impiegata, vallo a capire dove sta la verità. Dalle foto mi sembra che amasse sciare e fosse una ragazza sveglia, con le idee chiare e un caratterino difficile. Come sia stata nei suoi ultimi anni non lo sappiamo, le sue foto sono ferme nel tempo a prima dell’incidente, come i ricordi di un amnesico che crede di essere ancora in un giorno lontano nel tempo. Pare che da quando aveva avuto l’incidente portasse i capelli corti e aprisse gli occhi la mattina senza vedere, per richiuderli la sera. Vorrei sapere di più su questa ragazza, pronunciare il suo elogio funebre come donna e non come caso umano, ma devo rassegnarmi al fatto che anche internet ha i suoi limiti. E allora non aggiungo più parole. Quello che è avvenuto dopo l’incidente è frutto di scelte troppo soggettive per potermi permettere il lusso di esprimere un parere. Rispetto il dolore, mi unisco al silenzio e lascio alle parole di chi l’ha conosciuta qualche ultimo stralcio di verità.

Dall’articolo di Piero Colaprico per il quotidiano “La Repubblica” del 10 settembre 2008:

“Eluana Englaro oggi ha i capelli corti. Dire che se ne sta a letto è già un mezzo inganno, perché, quando la si vede, quando la si osserva, si percepisce qualcosa che potrebbe essere anche la forza di gravità: qualcosa che non la lascia semplicemente adagiata tra le lenzuola, ma sembra risucchiarla giù, verso un altro luogo, mentre la ragazza, inerme in tutto, non può opporsi. Gli occhi, che nelle foto pubblicate dai giornali, sono spesso ironici e lucenti, colpiscono. Sono strabici, perché questa forza oscura e le ferite cerebrali hanno vinto i muscoli, ormai appannati. Anche le giunture sono anchilosate, lo si vede dai polsi che escono dalla camicia da notte candida.”….”Ma Eluana non è speciale. Se frequenti gli ospedali, sai che appartiene a una nuova umanità disgraziata, che si sta moltiplicando grazie ai progressi della medicina, quella degli esseri umani in stato vegetativo. Solo in Italia sono circa tremila persone e in qualche modo si assomigliano tutti: alternano momenti di veglia (stanno con gli occhi aperti) a momenti di sonno (stanno con gli occhi chiusi), emettono suoni, gemiti, sospiri senza alcuna attinenza con quanto accade intorno al loro capezzale. I neurologi sostengono che non esiste alcuna possibilità di entrare in contatto con loro, perché non reagiscono in maniera intelligente. Possono avere un soprassalto se c’è un rumore, o una smorfia se si fa loro del male, si tratta però di riflessi. Respirano da soli. Ma se su quegli occhi aperti si avvicina la punta di una matita, restano aperti: nessuna minaccia li muove o li chiude. Perciò la giornata di Eluana, intesa come giornata, non esiste: esiste il non-mondo di Eluana.”….

“Le hanno in effetti tentate tutte. Anche in questo caso, miglioramenti pari allo zero. Un giorno una compagna di scuola di Eluana è andata a trovarla proprio mentre la spostavano dal letto, usando un paranco: «Come se fosse un sacco di patate, lei che non voleva farsi mettere le mani addosso da nessuno…». Lo shock è stato tale da tenere questa ragazza lontana dall’ospedale per un bel po’. Ogni briciola di quella speranza invocata qualche settimana fa in una lettera fraterna anche dal cardinal Tettamanzi è sparita in fretta. E non da sola. Anche la mamma di Eluana, restando accanto alla figlia, «si è consumata». Non compare mai, nelle interviste o in pubblico, perché si è ammalata di cancro e sta malissimo. Papà Beppino le fa da scudo, come fa da scudo alla figlia. I medici gli avevano suggerito: «Pensa alla tua vita, per Eluana non puoi fare più nulla, ci pensiamo noi». Ma questi Englaro, a dispetto di tutto, erano e sono una famiglia unita: e il papà non ha mai mollato per pensare a sé stesso, perché «Eluana intendeva la vita come libertà di vivere, tra noi c’era come un patto di rispetto reciproco delle nostre volontà». Parlando della figlia, l’ha definita «un cristallo». I pezzi di quel cristallo, i cocci della fragilità di una creatura, forse potranno avere sepoltura grazie a un tribunale, o forse no.”

Sempre da Repubblica stralci del testo della lettera che Beppino Englaro e la moglie Saturna Minuti hanno scritto nel 2004  alle più alte cariche dello Stato:

Il prof. Massei fu da subito molto umano, semplice e chiaro, tanto che ci disse che il sapere scientifico, per un caso grave come quello di Eluana, era di poco superiore allo zero per quanto concerneva la sua evoluzione futura. La rianimazione non poteva in alcun modo essere sospesa per volontà di nessuno al mondo, finché non fosse avvenuta la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo di Eluana, ovvero finché non fosse intervenuta la sua morte cerebrale. Eluana non è morta: è caduta in uno stato vegetativo persistente e, dopo due anni, in uno stato vegetativo permanente nel quale si trova tuttora. Oggi è in un letto d’ospedale, senza alcuna percezione del mondo intorno a sé: non vede, non sente, non parla, non soffre, non ha emozioni, insomma, è in uno stato di morte personale. Ha bisogno d’assistenza in tutto e per tutto: viene lavata, mossa, girata, nutrita ed idratata da una sonda supportata da una pompa. I medici sono riusciti a salvarle la vita, ma la vita che le hanno restituito è quella che lei aveva sempre definito assolutamente priva di senso e dignità.
Eluana, sin da bambina, in più occasioni ci aveva manifestato un concetto molto definito della libertà e della dignità, che l’adolescenza e la maggiore età avevano sempre più rafforzato e reso limpido. La libertà di disporre della propria vita secondo la sua coscienza e la sua ragione era un valore irrinunciabile per Eluana, il quale non sarebbe mai potuto venir
meno perché faceva parte, per così dire, del suo DNA.

Il tema del bene personalissimo “vita” era stato affrontato in famiglia molte volte, anche in occasione di svariate situazioni-limite che i mezzi di comunicazione avevano portato alla ribalta pubblica. Era così emerso un valore di fondo molto forte ed univoco: solo la coscienza e la ragione di Eluana, di Saturna e di Beppino potevano decidere se le rispettive vite fossero da considerare ancora vite e se avessero un senso ed una dignità. Il caso ha voluto che la nostra famiglia approfondisse anche il tema della rianimazione senza ripresa di coscienza dopo giorni e settimane, come pure quello dell’essere tenuti in vita in stato vegetativo permanente. La sospensione dei sostegni vitali per queste due estreme condizioni, in modo da non essere tenuti in vita forzatamente oltre determinati limiti di tempo e così poter finalmente essere lasciati morire, era per Eluana, Saturna e Beppino la cosa più ovvia e naturale del mondo. L’orrore di vedere uno di noi tre privo di coscienza, tenuto in vita a tutti i costi, invaso in tutto e per tutto da mani altrui anche nelle sfere più intime, non sarebbe stato in alcun modo sopportabile e ammissibile: Eluana ha sempre considerato ciò una barbarie. Questa era la volontà di Eluana e noi genitori volevamo e vogliamo che venga rispettata.”

Ho citato solo queste due fonti perchè le ho sentite emotivamente presenti al caso di Eluana, ma non contesto le posizioni differenti.

Mando un bacio a Peppino e Saturna Englaro, con l’augurio di sopravvivere con forza a questo terribile percorso di dolore cominciato 17 anni fa, rinnovato ogni giorno e putroppo, checchè se ne dica, non ancora terminato.

Powered By WordPress Tabs Slides

Forse ti interessa anche:

3 Commenti

  • acquario85
    21 febbraio 2009 | Permalink |

    Mi dispiace dirlo ma credo che sia stata la cosa piu’ giusta da fare, un donna inchiodata a letto per 17 anni non e una vita ma una tortura anzi secondo il mio parere se la ragazza fosse deceduta molto tempo addietro avrebbe sofferto molto meno. :(

  • 21 febbraio 2009 | Permalink |

    Acquario, tendenzialmente sono d’accordo con te, anche se ultimamente, essendomi avvicinata a delle ricerche che parlano del coma come stato di minima coscienza (puoi leggere l’articolo su Psicozoo) sto rivedendo un pò le mie posizioni, nel senso che la coscienza è un terreno del tutto inesplorato, l’ultima parola la ricerca deve ancora pronunciarla. Per queste ragioni ci vado cauta, sebbene condivida la scelta fatta dai genitori, che risponde al loro modo di considerare l’esistenza.

  • 10 febbraio 2010 | Permalink |

    Spero,senza soffermarmi sul e su tutte le polemiche perbeniste e altro,che Eluana sia in una dimensione migliore.

1 Trackback

  • 11 febbraio 2009 | Permalink |

    Addio Eluana…

    Si è spenta alle 20.10 di stasera l’esistenza di Eluana Englaro, la ragazza in coma irreversibile da 17 lunghi anni. Il 18 gennaio del 1992 Eluana era poco più che ventenne quando un gravissimo incidente stradale al ritorno da una festa la gettò i…

Aggiungi qui il tuo commento, o trackback dal tuo sito. Puoi anche leggere questi commenti via RSS.

Non diffonderemo mai la tua email. I campi obbligatori sono contrassegnati con *