Credete che si possa sopravvivere con una sbarra di ferro lunga più di 1 metro e spessa 3 centimetri, che trapassa il cranio? Mi rendo conto e vi chiedo scusa se l’immagine non è delle più piacevoli, eppure Phineas Gage , dopo l’incidente che gli cambiò la vita, si recò personalmente a farsi visitare dal medico locale, perfettamente in gradi di parlare e camminare. Nel suo caso quindi, il problema non fu il se, ma il come si sopravvive. Ce lo racconta nel suo famoso articolo “Il passaggio di una sbarra di ferro attraverso il capo”, l’incredulo dottor Harlow che visitò Phineas il 13 Dicembre del 1948.
Il malcapitato operaio lavorava come capocantiere alla costruzione di una linea ferroviaria vicino Cavendish, nel Vermont. Una pesante roccia impediva il proseguimento dei lavori, così Gage predispone una carica esplosiva per farla saltare. Per un banale errore, la polvere da sparo esplose accidentalmente facendo saltare il ferro di piagiatura che il ragazzo stava usando nel predisporre la carica, il quale si infilò velocemente nel suo cranio, sotto l’occhio sinistro e fuoriuscì dalla fronte. Non solo non morì, ma dopo pochi minuti era di nuovo cosciente e in grado di camminare e dopo poche settimane ritornò alla sue faccende come se niente fosse accaduto.
In realtà molti furono i cambiamenti nella sua vita, anche se del tutto diversi da quelli che ci potremmo aspettare. E molti furono i cambiamenti che l’operaio venticinquenne apportò alle acerbe sorti delle neuroscienze dell’epoca.
Parenti e amici non lo riconoscevano più, i datori di lavoro non volevano averci a che fare, dabravo ragazzo e buon lavoratore, divenne un uomo collerico, violento, instabile e abbandonò il paese per cominciare un vagabondaggio senza meta.
Nel suo articolo Harlow lo descrive così: 
“Egli è sregolato, irriverente, indulge talvolta nella bestemmia più volgare (che in precedenza non era suo costume), manifestando poco rispetto per i suoi compagni, intollerante verso limitazioni o avvertimenti quando questi vanno in conflitto con i suoi desideri, talora tenacemente ostinato, capriccioso ed esitante, progetta molti piani per il futuro, che vengono tuttavia abbandonati, anziché essere organizzati, in favore di altri piani che sembrano più facilmente attuabili”.
Gage è il primo caso documentato di un quadro clinico definito come sindrome frontale,
- sindrome frontale
- deriva da una lesione bilaterale delle aree anteriori dei lobi frontali del cervello. Il quadro clinico di questa patologia presenta sostanziali cambiamenti oltre che nella sfera cognitiva, soprattutto nel temperamento e nella condotta sociale e morale degli individui colpiti, tanto da spingere gli studiosi ad ipotizzare che la corteccia pre-frontale sia la sede della personalità.
che deriva da una lesione bilaterale delle aree anteriori dei lobi frontali del cervello. Il quadro clinico di questa patologia presenta sostanziali cambiamenti oltre che nella sfera cognitiva, soprattutto nel temperamento e nella condotta sociale e morale degli individui colpiti, tanto da spingere gli studiosi ad ipotizzare che la corteccia pre-frontale sia la sede della personalità.
Il Professor Piero Faglioni, docente di “Malattie del sistema nervoso” presso l’Università di Modena, propone una serie di aggettivi per descrivere chi è affetto da questa sindrome, che a mio avviso rendono l’idea in modo chiaro e semplice.
Secondo Faglioni, il paziente frontale è:
- inaffidabile e irresponsabile: scherza e gioca anche quando è fuori luogo, fa allusioni sessuali inopportune, si distrae facilmente e può diventare estremamente irascibile.
- bugiardo e confusionario: confabula raccontando eventi completamente inventati ad esempio su quello che ha mangiato a pranzo o sul numero dei figli, spesso per colmare vuoti di memoria frequenti in questa sindrome.
- impulsivo e instabile: utilizza gli oggetti che ha di fronte anche se non gli servono, adesempio, se ha do fronte un letto si mette a dormire (indipendentemente da dove si trovi!) e attua comportamenti di imitazione di chi ha di fronte (se l’esaminatore scrive, lui scrive, se si gratta la testa, il paziente fa lo stesso), insomma non riesce ad inibire comportamenti disfunzionali.
- rigido e ripetitivo: compie perseverazioni, cioè può ripetere la stessa risposta molte volte anche quando diventa inopportuna.
- ottuso e cocciuto: non riesce a imparare dai propri errori e a seguire le regole.
- imprevidente e precipitoso: non riesce a trovare soluzioni ai problemi e a prevedere le conseguenze delle sue azioni.
- banale e superficiale: non riesce ad elaborare ragionamenti complessi.
- sciocco e irriflessivo: perde la capacità di giudizio.
Tra le altre cose è molto complesso realizzare un normale colloquio diagnostico con questi pazienti e testarli, poichè si distraggono continuamente e non collaborano. Le persone con questa sindrome che ho visitato nel tentativo disperato di produrre una valutazione neuropsicologica, piuttosto che rispondere ai quesiti, indugiavano volentieri sul colore del mio ombretto, sulle mie eventuali variazioni di peso o sul sedere dell’infermiera appena passata, a cui dedicavano appassionati inviti.
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