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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Come difendi i tuoi confini personali per farti rispettare?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Il rispetto di sé e un mix speciale che lo Spirito ha preparato per aiutarci ad affrontare e superare le sfide della vita. E’ un mix aromatico di essenze che ci danno energia e sicurezza, gli atteggiamenti giusti, l’esperienza, la saggezza, l’ottimismo e la fede. </em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>(Sarah Ban Breathnach)</strong></p>
<h2><span style="color: #800080;">Ti è mai capitato di essere preso in contropiede dal comportamento di qualcuno, dalle sue parole o critiche gratuite? qualcuno che cercava di ‘metterti i piedi in testa’?</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/05/confini.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8512" title="confini" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/05/confini.jpg" alt="" width="416" height="287" /></a></p>
<p>In questo articolo voglio illustrare in sintesi alcuni punti che fanno parte del percorso’scopri i tuoi confini personali per farti valere’ e del mio ebook’Basta piedi in testa’ ( vedi nel riquadro giallo’i suoi ebook’ qui a destra)</p>
<h2>Per iniziare un  test sui confini personali</h2>
<p>1 ha la sensazione che qualcuno si approfitti della tua generosità, gentilezza?</p>
<p>2 permetti agli altri di farti fare cose delle quali non sei convinto?</p>
<p>3 tolleri situazioni inaccettabili nei rapporti personali o sul lavoro?</p>
<p>4 hai difficoltà a dire di no o accettare un’no’ da qualcun altro?</p>
<p>5 c’e’ qualcuno che ti provoca?</p>
<p>6 metti troppa energia nelle relazioni e hai sempre meno in cambio?</p>
<p>7 lavori sodo e sei pagato sempre meno ?</p>
<p>8 è importante per te avere l’approvazione degli altri?</p>
<p>9 non riesci a uscire da una relazione o da una situazione anche se sai che per te distruttiva e ti sta prosciugando energia ed entusiasmo?</p>
<p>10 pensi di non meritarti niente di meglio di quello che stai avendo?</p>
<p>11 ti trovi spesso coinvolto nei problemi degli altri?</p>
<p>12 che cosa ti ha insegnato la tua famiglia al proposito?</p>
<p><strong> Se hai risposto sì, a qualcuna di queste domande significa che è necessario riflettere su come gestisci i tuoi confine personali.</strong></p>
<p>Avere un problema con i propri confini significa dare troppo di sé.</p>
<p>E’ tempo di investire su te stesso</p>
<blockquote><p>Perché una lampada continui a bruciare bisogna metterci dell’olio.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Madre Teresa</strong></p>
<p>Comunemente si dice che siamo noi stessi che insegniamo agli altri come trattarci.</p>
<p>Se questo è vero quali messaggi a parole e a gesti mandiamo agli altri che indicano come vogliamo essere trattati e rispettati? Lo facciamo attraverso quelli che sono chiamati i <strong>CONFINI PERSONALI</strong>.</p>
<p>I confini personali sono i limiti che definiscono dove inizia e finisce il tuo spazio personale fisico, emotivo e mentale. Questi limiti sono flessibili, allargabili o no a secondo del tipo di relazione che vuoi stabilire con gli altri (con il/la partner, in società, con i colleghi…) e a secondo della situazione in cui ti trovi.</p>
<p>E’ una tua scelta e un tuo diritto inviolabile prendere più o meno le distanze dall’altra persona. Anche gli animali marcano il territorio e lo difendono. Lo scopo di questi confini è di proteggerti, definire chi sei e aiutarti a mantenere il senso di sé.</p>
<p>Immagina una casa con attorno uno steccato per proteggere la tua privacy, una linea invisibile che ognuno traccia per sé. I confini non sono muri per chiudere gli altri fuori ma limiti che evitano comportamenti, da parte degli altri, inaccettabili. Avere dei confini ok è essenziale per il proprio benessere psicofisico.</p>
<p>Nessuno sa da cosa dipenda la quantità di spazio che ognuno ha bisogno. In alcuni casi è maggiore, in altri è minore. Per esempio una persona che ha subito un abuso o una donna che è stata violentata o maltrattata può avere dei confini personali problematici. Questo è dovuto al fatto che non le è stato permesso di proteggere i suoi confini. I confini sono stati violati senza il loro permesso. Le persone che non riescono a tenere di là dalla linea di confine un’altra persona finiscono spesso per imbattersi in persone che le vittimizzano o le manipolano.</p>
<p>E’ importante definire i confini e farsi rispettare in qualsiasi relazione per non creare né dipendenza né troppa distanza’equilibrio è dinamico.  Immaginateli come dei filtri che comunicano agli altri ciò ‘che e’ loro permesso dire, fare…con te e ciò che non lo è.</p>
<p>Spesso alcune persone per paura di far arrabbiare l’altra persona o per quieto vivere non esercitano questo diritto di essere rispettate e lasciano che l’altro invada il loro spazio, manipoli o obblighi a fare qualcosa contro la loro volontà o nel peggiore dei casi si arriva a subire la violenza verbale o fisica.</p>
<p><strong>Questo significa avere dei confini deboli.</strong></p>
<p>Al contrario una persona aggressiva che in genere controlla, intimidisce, critica avrà dei confini rigidi per tenere gli altri a distanza.</p>
<p>In entrambi i casi questi due tipi di persone non hanno dei confini ok.</p>
<p>Vi sono vari motivi quando qualcuno alza la voce, vuole zittirti, bestemmia o ti ridicolizza, ti svaluta…. Qualsiasi cosa faccia ricorda di non prenderla sul personale, anche se sembra personale. Può essere che la persona in questione voglia essere ascoltata, voglia più potere, attenzione o che tu in quel momento sei il capro espiatorio di qualcun altro. Ad ogni modo il tuo compito è…. farti rispettare.</p>
<h2>Come identificare i propri confini</h2>
<p>Come vuoi che gli altri si rivolgano a te? Quali comportamenti sono per te accettabili?</p>
<p>Per insegnare agli altri come trattarti, è necessario per prima cosa conoscere i propri confini. Prendi nota delle tue reazioni emotive, di come ti senti. Queste sono una guida infallibile. Quando qualcuno cerca di invadere il tuo spazio, è il corpo che per primo lo segnala. Segue la reazione a livello emotivo</p>
<p>Se ti senti a disagio, infastidito, frustrato, arrabbiato, deluso dopo un commento o un comportamento nota quali sono le parole o gli atteggiamenti dell’altra persona che ti provocano queste reazioni e preparati a rispondere in maniera appropriata.</p>
<p>Non reprimere ciò che stai ‘sentendo’ perché faresti un danno solo a te stesso accumulando stress e tensioni che potrebbero poi sfociare, dopo che ti tieni dentro questi stati d’animo negativi, in una reazione esagerata.</p>
<p>Prova semplicemente a notare quando qualcuno occupa la tua scrivania con le sue cartellette o mentre sei in tram, qualcuno ti spinge o mentre sei in fila cerca di fare il furbo o fa una battuta di cattivo gusto su di te alla presenza degli altri…</p>
<p><strong>FAI SAPERE AGLI ALTRI</strong></p>
<p>Una volta che hai chiari i tuoi confini personali, fai sapere alle persone che hai intorno come comportarsi con te. Se non dici o fai capire il ‘come’ gli altri ti tratteranno come meglio credono. Se quando ti senti a disagio non dici niente non fai altro che consegnare il tuo potere personale in mano all’altra persona.</p>
<p><strong>COME RAFFORZARE I TUOI CONFINI</strong></p>
<p>Fai sapere all’altra persona quando secondo te si sta comportando in maniera inaccettabile per te.</p>
<p><span style="color: #800080;">esempio: fai una richiesta</span></p>
<p><em>per favore non alzare la voce con me</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> dai una chiara istruzione</span></p>
<p><em>Ho bisogno che abbassi la voce se vogliamo continuare a discutere</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> dai un primo avvertimento</span></p>
<p><em>non ti permetto di parlarmi con quel tono</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> se non basta, alza il tono dell’avvertimento</span></p>
<p><em>BASTA! ti chiedo di smetterla adesso</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> se la persona persiste  vai via </span></p>
<p><em>questo comportamento per me è inaccettabile.</em></p>
<p><em>Ne discuteremo quando sarai più calmo/a</em></p>
<p>Questo viene chiamato COMPORTAMENTO ASSERTIVO. Quando sei assertivo dimostri  di essere in control di te stesso,  di rispettare la tua persona  e sei di esempio agli altri.</p>
<p><strong> I tuoi confini ti aiutano a </strong></p>
<p>- sapere di chi fidarti</p>
<p>- definire ciò che vuoi e ciò che permetti agli altri di dirti e di fare</p>
<p>- di non diventare il bersaglio di qualcuno che ti manipola o se ne approfitta</p>
<h2> Hai notato come i bambini intuiscano e siano molto abili, spontaneamente, quando si tratta di testare i confini degli adulti?<span style="color: #800080;"> (quando vogliono/ non vogliono fare o voglio ottenere qualcosa?)</span></h2>
<p>Photo credits</p>
<p>Emma Coulston-Flickr.com</p>
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		<title>La deglutizione atipica ed i  disturbi dell&#8217;articolazione</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Infantili  anche quando si ingoia….. 

La deglutizione è un meccanismo neuromuscolare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Infantili  anche quando si ingoia….. </span></h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/84142938.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8508" title="84142938" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/84142938.jpg" alt="" width="507" height="338" /></a></p>
<p>La <strong>deglutizione</strong> è un meccanismo neuromuscolare che va incontro ad una fisiologica maturazione rappresentata dal passaggio dalla <strong>deglutizione infantile</strong> alla <strong>deglutizione adulta</strong> o matura.</p>
<p>Quando questo passaggio non avviene e la <strong>deglutizione di tipo infantile</strong> persiste anche in età adulta siamo in presenza della cosidetta<strong> &#8220;deglutizione atipica&#8221;;</strong> questo disordine viene valutato solitamente dal  dentista o dal logopedista. La deglutizione atipica nella maggior parte dei casi è associata ad alterazioni dento-scheletriche, rappresentando la causa o la conseguenza  della prescrizione <strong>dell’apparecchio ortodontico</strong>. Talvolta a problemi di deglutizione si associano disordini dell’articolazione della parola <strong>“dislalia” </strong>dovuti spesso ad un instabilità dei punti di articolazione causati da un cattivo controllo della lingua.</p>
<h3><strong>Il trattamento logopedico</strong></h3>
<p>I problemi di deglutizione vengono affrontati con l’aiuto del logopedista che previene o aiuta i problemi di malocclusione.</p>
<h3><strong>La terapia miofunzionale</strong></h3>
<p>La terapia per la deglutizione atipica si chiama <strong>Terapia Miofunzionale. </strong>La metodica utilizzata è molto semplice e lineare e permette di raggiungere risultati                        approssimativamente in dieci sedute. Nel caso di bambini è necessario che almeno uno dei genitori sia sempre presente alle sedute svolte allo studio, sia il paziente che l’accompagnatore saranno coinvolti direttamente nel trattamento stesso e resi diretti responsabili della corretta esecuzione degli esercizi da eseguire a casa.</p>
<h2>A seconda del tipo di disfunzioni, associate alla deglutizione atipica, l’intervento logopedico può abbracciare un vasto campo della rieducazione, <span style="color: #800080;">dai disturbi dell’articolazione a quelli della voce o più genericamente a quelli del linguaggio sia orale che scritto. </span></h2>
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		<title>8 cose da fare per una discussione &#8220;ecologica&#8221;</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2012/04/19/8-cose-da-fare-per-una-discussione-ecologica/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’articolo precedente ho parlato delle 6 cose da non fare se ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Nell’articolo precedente ho parlato delle 6 cose da non fare se vuoi aiutare qualcuno a cui vuoi bene quando ha un problema o è giù di morale, arrabbiato, preoccupato.</span></h2>
<h2>Non è semplice capire sempre cosa vuole da te la persona che ti sta accanto specie se non parla o liquida la cosa con’non ho niente’.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/discussione-ecologica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8503" title="discussione ecologica" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/discussione-ecologica.jpg" alt="" width="474" height="239" /></a></p>
<p><strong>I 3 basic</strong></p>
<p>Ognuno di noi vuole sentire che la persona che per noi è importante.</p>
<p><strong>1</strong> capisca in che stato d’animo siamo</p>
<p><strong>2</strong> ritenga importante sapere come ci sentiamo</p>
<p><strong>3</strong> rispetti il nostro diritto di provare rabbia, paura, insicurezza…</p>
<p><strong>Tu cosa vorresti sentirti dire quando ti senti così?</strong></p>
<p><em>So che per te è dura sentirti così</em></p>
<p><em>voglio che sappia che io ci sono sempre, ti sono vicino</em></p>
<p><em>se c’è qualcosa che posso fare per farti sentire meglio, dimmelo</em></p>
<p><em>per me è importante come ti senti</em></p>
<p><strong>Cosa fare</strong></p>
<p><strong>1</strong> contatto visivo</p>
<p>guarda l’altra persona mentre parla. Cerca di riconoscere le emozioni che prova dalle espressioni del viso. Sai riconoscerle?</p>
<p>Molte volte siamo distratti o non interessati.</p>
<p><strong>2</strong> ascolta attivamente</p>
<p>fai domande aperte non domande sì/no che chiudono la comunicazione</p>
<p>esempio-no</p>
<p>sei arrabbiato?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>esempio ok</p>
<p>come ti senti? Cosa senti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le domande aperte iniziano con cosa? Quale…?Come? Quando? Dove?chi?</p>
<p>Evita le domande iniziano con “perché”.</p>
<p>Non servono a trovare una soluzione e spesso mettono sulla difensiva l’altra persona che vive questo tipo di domande come una specie d’interrogatorio sul banco dell’accusa.</p>
<p>Se non sei pronto ad ascoltare perché sei stanco o non è il momento giusto dillo con sincerità piuttosto che far finta di ascoltare.</p>
<p><strong>3</strong> mettiti nei suoi panni</p>
<p>L’empatia (la capacità di riconoscere le emozioni e i sentimenti negli altri) è uno degli elementi base dell’intelligenza emotiva.</p>
<p>Cerca di vedere la situazione con gli occhi dell’altra persona senza giudicare o dire ‘devi fare….’ datti da fare…’</p>
<p>Mettersi nei panni dell’altro lasciando in standby i pensieri personali, il proprio modo di vedere, i giudizi è empatia. Chiedi chiarimenti, spiegazioni invece che dare giudizi.</p>
<p>Mi stai dicendo che……ho capito bene? Puoi spiegarmi meglio?</p>
<p>Se qualcuno è arrabbiato preoccupato in primis ha bisogno di essere accolto,di avere spazio e tempo dall’altro. Non vuole ragionare,filosofare o essere svalutato.</p>
<p>Fai capire all’altro che capisci come si sente proprio perché riesci ad adottare il suo punto di vista non il tuo (che può essere diverso o magari simile).</p>
<p>Il successo di un rapporto affettivo è determinato dal “COME” si comunica</p>
<p><strong>4</strong> accetta il suo disagio, le sue emozioni, il dolore</p>
<p>quando vuoi bene a qualcuno è naturale che vuoi fare il possibile per farlo stare meglio. Qualche volta può essere utile ma altre volte il tuo darti da fare può dargli l’impressione che quello che sta passando è troppo per te,che sei a disagio nell’ascoltarlo.</p>
<p><strong>Meglio dire:</strong> capisco che stai passando un momento difficile,ti sono vicino</p>
<p>È difficile accettare quello che l’altra persona prova, o come si sente.</p>
<p>Se vuoi capire  quel che l’altro sta dicendo, devi partire dal fatto che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva</p>
<p><strong>5</strong> legittima le sue emozioni</p>
<p>Spesso quando qualcuno ci dice ’sono stanco…ho avuto una giornata stressante…tendiamo a svalutare il suo messaggio mettendoci in primo piano ..’E io allora cosa dovrei dire che…..</p>
<p>Per non bloccare la voglia dell’altro di comunicare e confidarsi meglio accettare quello che sta sentendo, vivendo. Per lui/lei è reale anche quando contrasta con le tue opinioni.</p>
<p>‘Ti capisco, se vuoi ne parliamo’Accettare e confermare lo stato emotivo dell’altro va insieme. E’ un regalo che facciamo al nostro partner e a noi stessi.</p>
<p>Dopo l’accettazione potrai chiarire il tuo punto di vista partendo sempre da te.</p>
<p>Io penso che…Io sento che…..</p>
<p><strong>6</strong> Resta sul “qui e ora”</p>
<p>Quando qualcuno vuole parlare di un problema non mettere sul tavolo cose passate o cosa fanno gli altri, cosa faresti tu….</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Due mini-regole da tenere presente per ‘alleggerire l’atmosfera</h2>
<p><strong>regola 1</strong></p>
<p>LASCIA stare LE ETICHETTE E LE PAROLE NON OK</p>
<p>le etichette sotto forma di accusa hanno il difetto di rimanere incollate col vinavil nella memoria.</p>
<p>Accuse e contraccuse, svalutazioni, trattare l’altro come un bambino ….Meglio sdrammatizzare.</p>
<p>Le parole non ok sono:</p>
<ul>
<li><strong>sempre</strong> (tu sei sempre il solito, fai sempre…sono sempre io che…hai sempre il mal di testa…c’è sempre qualcosa che non ti va bene..)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>mai</strong> (non mi ascolti mai, non mi aiuti mai, non mi dici mai…non hai mai voglia…quello che faccio io non ti va mai bene)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>regola 2</strong></p>
<p>EVITA DI COINVOLGERE PARENTI, GENITORI, SUOCERE, AMICI.. invece di semplificare e aiutare, peggiorano la situazione anche se sono in buona fede.</p>
<p>Le discussioni non sono partite di calcio, dove la logica è quella del win/lose (chi vince e chi perde.)</p>
<p>Se non riuscite a gestire i vostri conflitti meglio rivolgersi a chi può realmente aiutarvi a capire come gestire e far crescere il vostro rapporto (psicologo, counselor…)</p>
<blockquote><p><em>C’è amore solo là dove ci possiamo fidare, dove siamo al sicuro, compresi, contenuti e contenti, dove non possiamo essere feriti e delusi, dove la parola data non è mai ritirata</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Umberto Galimberti Le cose dell’amore</strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Help Line:una voce per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 07:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">E’ ormai un dato conosciuto a molti, l’elevato disagio soprattutto tra i giovanissimi del nostro territorio.</span> Essere giovani al giorno d’oggi è sicuramente una continua battaglia ed, uscirne indenni, è la dimostrazione di un grande atto di forza degno di un super eroe.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/help_line.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8489" title="help_line" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/help_line.jpg" alt="" width="480" height="235" /></a></p>
<p>I piccoli centri sono impregnati di giudizi, credenze e valori che vanno a contrastare quella che è la frenetica modernità e il sempre più esigente progresso che i giovani devono quotidianamente cavalcare per non restare indietro. La fragilità di un giovane, soprattutto se adolescente, alle prese con un’età ricca di cambiamenti e contraddizioni, di voglia di scappare via per essere liberi e il blocco nel restare attaccati ai forti legami, a volte, non viene presa in considerazione dagli adulti. Se a ciò aggiungiamo la precarietà che sta arrivando anche a diffondersi in piccoli centri, come i dintorni avellinesi, considerati da sempre “tranquilli e protetti”, allora<strong> la rottura con quella tranquillità e protezione scatena un’insoddisfazione forte, soprattutto nel giovane che si sta affacciando alla vita.</strong> Questa è una fragilità, che dobbiamo tenere d’occhio, un tipo di fragilità che il giovane non ammette di possedere ed è proprio questa che, molte volte, lo porta a lasciarsi andare ad esperienze trasgressive e pericolose, proprio per dover dimostrare ad ogni costo la sua forza e sicurezza, in un ambiente in cui più nulla è sicuro. <strong></strong></p>
<p><strong>L’insicurezza economica e la forte crisi mette alla prova non solo i giovani ma anche adulti che, fino a qualche anno fa pensavano alla tranquillità di una pensione e alla gioia nel potersi finalmente godere la propria famiglia; tutto ciò oggi non è più pensabile.</strong> La rottura che ne potrebbe derivare è un tipo di rottura con tutto ciò che faceva in qualche modo vivere la realtà tenendo uniti valori e speranze. Questa rottura sempre più imminente, dovrebbe allarmarci. Se poi proviamo a spostare ancora un po‘ più in là il focus di attenzione, arriviamo a vedere <strong>un’altra realtà abbandonata a se stessa e cioè quella degli anziani</strong>. Problematica già esistente nei nostri territori e aggravata dall’arrivo della crisi. <strong>La solitudine di chi resta isolato a causa di una vita già trascorsa e considerata per questo “poco importante” mette una grande tristezza e dovrebbe far sollevare la coscienza di chi qualcosa potrebbe fare.</strong></p>
<p>L&#8217;ASL di Ariano Irpino, diretta dall’Ingegnere Sergio Florio, insieme alla Caritas di Avellino, diretta dal Vescovo Francesco Marino, si è fatta portatrice di questo tipo di disagi e ha iniziato a vagliare le possibili porte di emergenza da mettere a disposizione di chi si trova a lottare ogni giorno contro questo tipo di problematiche e rischi dando il via a <strong>&#8220;Help Line&#8221;, progetto che vuole contrastare il fenomeno del rischio che corrono i giovani di oggi e non solo, attraverso una prevenzione basata sull&#8217;ascolto e sull&#8217;intervento psicologico</strong>. Un numero verde <strong>800 50 50 58</strong> a disposizione per accogliere una voce, che purtroppo è sempre più confusa dalla società attenta a modelli perfetti e irraggiungibili che i media propongono quotidianamente come la “normalità”, ci si può lasciare confondere da sempre più complicati e tecnologici modi di comunicare che spesso ingannano o travisano dialoghi e contatti genuini.<strong> Help Line offre allora un altro modo di comunicare, agire e viversi, offre cioè l’opportunità di poter creare un’alternativa laddove la strada sembra senza uscita.</strong> Questo progetto dà valore e peso ad una voce per tutti, laddove è necessario un intervento esterno repentino, ricordando che non è una vergogna ammettere di aver bisogno di aiuto. <strong></strong></p>
<p><strong>Il numero verde 800 50 50 58 ( attivo 24 su 24 e gratuito sia da cellulari che da numeri fissi) è a disposizione di tutti coloro che pensano di non essere in grado di affrontare problematiche difficili e disagiate.</strong> Oltre al numero verde è attivo un sito internet  <a href="http://www.lastanzadeisegreti.it/">www.lastanzadeisegreti.it</a> per poter entrare in contatto e chattare con psicologi in maniera del tutto anonima; per chi invece volesse scrivere e avere la possibilità di scambiare idee e confrontarsi riguardo situazioni disagiate può farlo al seguente indirizzo e-mail lastanzadeisegreti@hotmail.it. La sede di Help Line è sita presso l’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi (AV).</p>
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		<title>Cosa evitare quando l&#8217;altro e&#8217; teso, arrabbiato, preoccupato</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può capitare che alla fine della giornata appena metti piede ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Può capitare che alla fine della giornata appena metti piede in casa l’altra metà non sia nel mood giusto,abbia il muso o sia abbia grane al lavoro.</span></h2>
<h2>La domanda double face è “cos’ hai?”</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/aiutarsi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8474" title="aiutarsi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/aiutarsi.jpg" alt="" width="490" height="327" /></a></p>
<p>La domanda innocente e legittima ma spesso come una medaglia con due facce</p>
<p>L’idea è cercare di aiutare,di confortare,quinsi il fine è buono, ma spesso il risultato è proprio l’opposto di quello che avresti voluto</p>
<h2>Le 3 regole d’oro</h2>
<p>La cosa più importante, quando qualcuno è nello stato d’animo non ok, è imparare la comunicazione empatica</p>
<p><strong>1</strong> <span style="text-decoration: underline;">cerca di capire il suo stato d’animo</span></p>
<p>prova a metterti nei suoi panni,come ti sentiresti?</p>
<p>stai ne qui e ora e ascolta</p>
<p><strong>2</strong> <span style="text-decoration: underline;">preoccupati pure per come si sente</span></p>
<p>ma non svalutare la sua capacità di reagire come se fosse un essere limitato</p>
<p>E’ importante riconoscere,prendere per vero quello che l’altra persona sente o pensa (per me è importante quello che senti e pensi..E SONO CON TE)</p>
<p><strong>3</strong> <span style="text-decoration: underline;">rispetta il suo diritto di sentirsi così</span></p>
<p>rispettare questo diritto significa</p>
<ul>
<li>non giudicare</li>
</ul>
<ul>
<li>non fare il terzo grado</li>
</ul>
<ul>
<li>non recitare la parte del mago con la bacchetta magica</li>
</ul>
<ul>
<li>non prenderla sul personale (non ha fiducia in me….non conto niente….mi nasconde qualcosa…)</li>
</ul>
<ul>
<li>non pretendere che quello che tu pensi,supponi,immagini sia esattamente la Verità</li>
</ul>
<h2> Le 6 cose da non fare</h2>
<p><strong>1 minimizzare</strong></p>
<p>quando tratti le emozioni, le preoccupazioni dell’altra persona come cose da poco ‘ma non è niente….’ Ne stai facendo un problema di stato..ma ti arrabbi per una cosa del genere?</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>quello che io sento,provo o penso….non ti interessa</p>
<p><strong>2 razionalizzare</strong></p>
<p>quando cerchi di far ‘ragionare’ l’altra persona,di farle capire che sta esagerando,che non è il caso e ti lanci in mille spiegazioni logiche (magari giuste per te) il risultato è di cancellare,spostare dal piano emotivo al piano mentale il problema.</p>
<p>E’ un altro modo di minimizzare</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>quello che io provo per te si basa sul niente</p>
<p><strong>3 fare a gara a chi si lamenta di più</strong></p>
<p>questo è un ‘gioco’ che scatta spesso per una sorta di rivalità. Non vuoi perdere il primo posto nel ruolo di chi si lamenta.</p>
<p>Quindi appena l’altro dice qualcosa scatta la frase ‘E io allora cosa devo dire che…..</p>
<p>Inizia la lista dei lamenti retroattivi,datati,delle recriminazioni prontamente ripescate nel dimenticatoio.</p>
<p>E’ una specie di gioco della bilancia dove c’è sempre qualcuno che ha il peso maggiore da portare.</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>non c’è spazio per quello che sento io,quello che provo non interessa.Valgono di più, gli interessano di più i suoi problemi,le sue emozioni.</p>
<p><strong>4 ghe pensi mi</strong></p>
<p>se l’altra persona si sente a disagio per una ragione o per l’altra ti senti in dovere di metterti in moto per risolvere il problema.’So io cosa fare’.</p>
<p>Spesso se l’altro cerca di spiegare che non è quello il problema o non accetta il ‘devi fare xxx …io al tuo posto direi…farei…ecco che rimani male</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>tu pensi che sono un incapace,un bambino che non sa che pesci pigliare mentre tu sai sempre cosa fare</p>
<p>Questo è trattare con condiscendenza ,fare i paternalisti,far scattare il meccanismo genitore /bambino</p>
<p><strong>5 difesa</strong></p>
<p>La prendi sul personale come se è colpa tua se l’altra persona si sente così quindi inizi a difenderti come se fosse un attacco diretto a te.Questo non porta da nessuna parte e alla fine tutti e due entrate nel campo negativo.</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>i miei stati d’animo,le mie paure….tu le butti in pattumiera</p>
<p><strong>6 fare muro</strong></p>
<p>In questo caso ti ritiri,metti un muro,rimani in silenzio,cambi umore perché hai i tuoi problemi, sentire le sue lamentele ti fa innervosire,non sai che cosa dire,tanto anche se parli è inutile..</p>
<p>In genere ci si mette a fare dell’altro o si fa finta di ascoltare pensando ai fatti propri,alle cose da fare il giorno dopo…</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>io adesso mo sento come se fossi in un deserto</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #800080;">Nel prossimo articolo cosa fare</span></h2>
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		<title>2 aprile, la giornata mondiale dell&#8217;autismo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 07:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neuropsicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">L&#8217;autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale, le cause di questo disturbo sono di natura neurobiologica.</span></h2>
<h2>I disturbi dello spettro autistico interessano 1 su 110 nuovi bambini nati. (DATI OMS )</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/Giornata-Mondiale-Autismo-2-aprile.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8469" title="Giornata-Mondiale-Autismo-2-aprile" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/Giornata-Mondiale-Autismo-2-aprile.jpg" alt="" width="478" height="318" /></a></p>
<p>Il disturbo Autistico è  una problematica molto sentita di recente anche alla luce delle nuove conoscenze medico-diagnostiche e dei tanti studi sulle metodiche d’approccio riabilitativo verso questo problema.</p>
<p>Le caratteristiche dei bambini affetti da autismo sono varie e diverse da soggetto a soggetto e per quanto ci siano dei quadri clinici che delineano i sintomi della patologia non esistono due bambini autistici uguali uno all’altro.</p>
<p>Quello che accomuna molti bambini con questa patologia sono però le problematiche su cui i genitori chiedono delle risposte e desiderano dei miglioramenti, e cioè i problemi comportamentali ed il ritardo o l’assenza del linguaggio. Le caratteristiche dei bambini affetti da Autismo infatti  sono l’alterazione della comunicazione verbale e non verbale, problemi nell’interazione sociale e presenza di comportamenti inadeguati.</p>
<h2> Le terapie riabilitative per questo disturbo sono molteplici e diverse tra loro le più diffuse sono:</h2>
<p><strong>Il programma TEACCH</strong>, acronimo di Treatment and Education of Autistic and Communication Handicaped Children, non è un metodo di intervento, come generalmente si intende, ma un programma .Con il termine &#8220;Programma TEACCH&#8221; si intende indicare l’ organizzazione dei servizi per persone autistiche realizzato negli anni 60 nella Carolina del Nord, che prevede una presa in carico globale  in ogni momento della giornata, in ogni periodo dell’anno e della vita e per tutto l’arco dell’esistenza.</p>
<p><strong>L&#8217;ABA</strong> è l&#8217;uso dei principi scientifici dell&#8217;analisi comportamentale applicata per la modifica di comportamenti socialmente significativi, l’intervento aba è un intervento di tipo domiciliare che comporta la presenza di diversi operatori che aiutano il bambino ed i genitori a modificare i comportamenti non utili all’apprendimento, tali interventi devono essere sempre monitorati da un analista del comportamento.</p>
<p><strong>Metodo Doman Delicato,</strong> si basa sul fatto che lo sviluppo del bambino procede per stadi, i quali, se vengono saltati, impediscono al bambino di raggiungere il suo potenziale. Compito del programma di riabilitazione è far ripetere al bambino lo stadio che è stato saltato, e farglielo ripercorrere in modo da stimolare il suo cervello allo sviluppo.</p>
<p>Aldilà di quella che sono tutte le metodiche esistenti, uno dei sintomi maggiori del disturbo interessa la sfera della comunicazione  e  lo specialista nella riabilitazione del linguaggio è il logopedista, che deve essere coinvolto e deve inserirsi nel programma riabilitativo  per questi bambini.</p>
<p><strong>La logopedia</strong> non è la soluzione all’autismo ma è impensabile un programma riabilitativo che non contempli delle sedute specifiche di terapia logopedica anche per bambini con seri problemi comportamentali.</p>
<h2> Essendo una patologia genetica non è possibile una guarigione dall’Autismo, <span style="color: #800080;">tuttavia il riconoscimento precoce del problema e l&#8217;inizio altrettanto precoce di un intervento educativo appropriato, possono modificare significativamente i sintomi del disturbo fino in alcuni casi a farli completamente regredire.</span></h2>
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		<title>Patologicamente narciso</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 15:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Anna Gullà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ognuno di noi cerca di vivere in modo da sentirsi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY"><strong></strong><span style="color: #800080;">Ognuno di noi cerca di vivere in modo da sentirsi bene con se stesso: il nostro orgoglio viene aumentato dall&#8217;approvazione e ferito dalla disapprovazione.</span> Ma in alcuni di noi la continua ricerca di “rifornimenti dell&#8217;autostima” tramite conferme provenienti dall&#8217;esterno, eclissa a tal punto tutto il resto, da far parlare gli specialisti di <strong>narcisismo patologico</strong>, termine che indica appunto una sproporzionata preoccupazione per se stessi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/narciso.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8465" title="narciso" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/narciso.jpg" alt="" width="435" height="325" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Nella mitologia greca Narciso era un giovane innamorato del proprio riflesso nell&#8217;acqua, morto per un desiderio che la sua immagine non poteva soddisfare.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi sappiamo che le persone patologicamente narcisistiche sono soprattutto persone nella cui vita interiore <strong>manca</strong> qualcosa, che si sentono spesso vuoti, deboli, inferiori e temono di non essere adeguati, rimuginando in continuazione su risorse come la bellezza, la fama, la ricchezza, sull&#8217;<strong>apparenza</strong> piuttosto che sugli aspetti più privati della loro identità. L&#8217;immagine prende il posto della sostanza, e quella che Jung chiamava la <em>persona</em> (la parte di sé che si mostra al mondo), diventa più reale e sicura dell&#8217;essere autentico. Sono persone esibizioniste, distaccate, emotivamente inaccessibili, spesso dal portamento imponente e sicuro di sé, che solitamente anticipano ogni possibile attacco, attaccando. Caratteristiche nella maggior parte dei casi direttamente riconducibili a difficoltà di base con l&#8217;identità e l&#8217;autostima. Arroganza e sicurezza, quindi, si configurano come comportamenti compensatori di un&#8217;interiorità in cui predominano invidia, vergogna e sensi di colpa.</p>
<p align="JUSTIFY">Un&#8217;importante soluzione difensiva in cui sono spesso intrappolate le persone narcisistiche è il <strong>perfezionismo</strong>: perseguono ideali irrealistici e se non li raggiungono rispondono al fallimento con la convinzione di avere in sé una grave pecca, non accettando la propria umana fallibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Conseguenza frequente del perfezionismo dei narcisisti è il tentativo di evitare ogni sentimento ed azione che esprima la consapevolezza sia della fallibilità personale, sia di una realistica dipendenza dagli altri. Per questo i narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine: il primo implica l&#8217;ammissione di un difetto, la seconda vuol dire riconoscere il proprio bisogno. Poiché la persona narcisista tenta di edificare un senso di sé positivo sull&#8217;illusione di non avere né difetti, nè bisogni, teme che l&#8217;ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile. Scuse sincere e ringraziamenti sentiti, le espressioni comportamentali di rimorso e gratitudine, saranno quindi rigorosamente evitate in queste persone, che per gli stessi motivi si vergognano anche di chiedere qualcosa, trovandosi per questo in situazioni interpersonali in cui sono profondamente infelici perché gli altri non riescono ad intuire i loro bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli psicologi del sé hanno coniato il termine “<em>oggetto-se</em>” per indicare quelle persone che alimentano il senso di identità e di considerazione di ognuno di noi attraverso la loro conferma, ammirazione ed approvazione. Tutti hanno oggetti-se e ne hanno bisogno, ma la moralità esige che gli altri siano qualcosa di più di oggetti-se, che si riesca a vederli come realmente sono e nei loro bisogni, e non soltanto nei termini di ciò che fanno per noi. Nella persona narcisista, il bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.</p>
<p align="JUSTIFY">La letteratura sostiene che alcune persone si comportano in questo modo perché a loro volta sono state usate come appendici narcisistiche dai loro genitori, o da altre figure di accudimento che li hanno apprezzati non per quello che veramente erano, ma solo per il particolare ruolo che svolgevano, facendo credere al bambino che se fossero stati scoperti i suoi reali sentimenti, specialmente quelli ostili o egoistici, sarebbe stato rifiutato o umiliato. Questa situazione favorisce lo sviluppo di quello che Winnicott ha chiamato “falso-Sè”, e cioè la presentazione di quegli aspetti che conosciamo come accettabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Da questa prospettiva, sarebbero i bisogni narcisistici nei confronti di un figlio a creare le condizioni per l&#8217;incapacità dello stesso di distinguere tra i propri sentimenti reali e gli sforzi di compiacere o impressionare gli altri.</p>
<h2 align="JUSTIFY">In qualche modo queste persone sono consapevoli della loro fragilità psicologica, temono di essere messe da parte, sentono ad un qualche livello di consapevolezza di avere un&#8217;identità troppo debole per tenerla insieme e per tollerare le tensioni. <span style="color: #800080;">Questi timori inoltre, vengono spesso spostati in una preoccupazione per la salute fisica, con conseguenti pensieri ipocondiraci e morbose paure di morire.</span></h2>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Attacchi di panico … Quelli veri!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto, trasmissioni televisive affrontano come argomento centrale, fonte di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Ogni tanto, trasmissioni televisive affrontano come argomento centrale, fonte di attrazione per l’aumento di audience, delle “messe in scena” di crisi definite psicologiche o meglio  attacchi di panico.</span></h2>
<h2><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/panic.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8459" title="panic" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/panic.jpg" alt="" width="465" height="309" /></a></h2>
<p>In quel contesto televisivo viene data una definizione  (o forse no), in maniera frettolosa, in seguito a sintomi poco chiari scatenati da un improbabile opinionista alle prese con delle prove di un reality show. Evidentemente tutto fa brodo ed ascolto. Cerchiamo allora di chiarire la definizione di attacco di panico. Se pensiamo, solo per un attimo, che sono sempre di più i giovani adolescenti a soffrire di questo disturbo serio e, ripeto serio, è nostro dovere porre maggiore attenzione ed evitare di lasciarci invadere dalla confusione che ultimamente, soprattutto trasmissioni televisive diffondono.</p>
<p>Gli attacchi di panico (secondo il DSMIV, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) sono caratterizzati da un <strong>periodo preciso di paura o disagio intensi</strong> in assenza di un vero pericolo e sono accompagnati da almeno 4 dei seguenti sintomi che possono essere somatici o cognitivi ed includono: palpitazioni, sudorazione, tremori o grandi scosse, sensazioni di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea, vertigini, sensazione di testa leggera, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, brividi e vampate di calore. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi.</p>
<p>Spesso con questo tipo di disturbo bisogna conviverci ma con l’aiuto di professionisti competenti e tramite tecniche di diverso genere a seconda della storia e della personalità del soggetto, si può imparare a prevedere gli attacchi e gestirli. E’ importante, dunque, comprendere che ciò che si sta vivendo in quei pochi minuti dipende da una causa psicologica (dopo aver escluso quella fisiologica) e che si è di fronte ad un disturbo d’ansia che non va sottovalutato.</p>
<p>L’ansia scatenante può essere trasformata in una risorsa da utilizzare ed incanalare su versanti positivi. In poche parole, l’informazione su questo tipo di disturbi è vitale, in quanto bisogna essere in grado di riconoscere un attacco di panico e distinguerlo da una semplice crisi da stress o da altre “scenate” che ci propongono. La sensazione è di essere in preda all’ansia che attanaglia, immobilizza e limita anche azioni quotidiane generalmente semplici e prive di pericoli. L’attacco di panico, infatti, dopo quei 10 minuti passa, ma resta sempre la paura dell’arrivo del prossimo ed il pensiero che può cogliere alla sprovvista fa vivere un malessere generalizzato e diffuso all’intero arco della giornata, è per questo motivo che definisco il disturbo immobilizzante.</p>
<p>Si può, però, attraverso un percorso psicologico serio arrivare ad essere tantomeno padroni dell’attacco di panico e non subirlo. Diffidate dunque dalle imitazioni e dai messaggi poco chiari che ci invadono; diffidate dagli attacchi di panico…da reality show. Per non parlare poi di alcune paure o fobie, (esempio le claustrofobie) che si superano nel giro di pochi minuti grazie ad una conduttrice improvvisata psicologa e ad una prova di “sopravvivenza”.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Ma  questa è un’altra storia…</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Saper litigare e&#8217; un&#8217;arte che si puo&#8217; imparare</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2012/03/22/saper-litigare-e-unarte-che-si-puo-imparare/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo un recente sondaggio l’Italia in coppia è al primo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Secondo un recente sondaggio l’Italia in coppia è al primo posto della top ten mondiale del conflitto con più del 30% di coppie che ogni giorno discutono e litigano.</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/conflitto.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8455" title="conflitto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/conflitto.jpg" alt="" width="479" height="318" /></a></p>
<h2>La varietà degli argomenti per litigare è vasta:</h2>
<p>• I soldi, come spenderli o non spenderli</p>
<p>• l’educazione dei figli</p>
<p>• i punti sensibili’ come dimenticare un compleanno, un anniversario, tradire la fiducia.</p>
<p>• la biancheria sporca lasciata in giro per casa</p>
<p>• lo stress da lavoro</p>
<p>• il sesso (quando e quanto avere rapporti sessuali che in fondo riguardano il bisogno di sentirsi amati, considerati)</p>
<p>• conflitti irrisolti del passato che emergono puntualmente quando accade qualcosa che in uno dei partner risuona come un dejà vu che ha vissuto nell’infanzia.</p>
<p><strong>Per esempio:</strong> se uno dei due partner è cresciuto con un genitore ipercritico con tutta probabilità sarà sensibile a ogni osservazione e la vivrà a torto o a ragione come un attacco diretto a svalutare la sua persona.</p>
<p>Spesso questi argomenti vengono usati come volano per mettere sul tavolo i propri bisogni più profondi all’interno della coppia.</p>
<p>Ad esempio l’argomento ‘come spendere il denaro’, può riguardare il problema del prendersi la responsabilità così come molte discussioni sul ‘pulire la casa’ in realtà riguardano il bisogno da parte della donna di più rispetto e considerazione per quello che fa.</p>
<p><em>Le persone generalmente litigano perché non sanno discutere</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Chesterton</strong></p>
<p> Siamo stati abituati a vedere i conflitti come qualcosa da evitare. I conflitti sono inevitabili. Il problema è imparare a farlo senza farsi del male. Ogni volta che tu sei in conflitto con qualcuno c’è un elemento che fa la differenza fra recar danno al rapporto con l’altro o renderlo più profondo.</p>
<p><em>L’elemento chiave è l’atteggiamento che hai</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>William James</strong></p>
<h2>Litigare? NON è NEGATIVO ma servono delle regole</h2>
<p>Litigare è una forma di comunicazione. Per alcune coppie il litigio è il momento nel quale riescono a dire ciò che sentono, ad avere l’attenzione dell’altro partner e poi, dopo aver fatto la pace avere di nuovo la conferma dei sentimenti dell’altro (sempre che le basi del rapporto siano solide).</p>
<h2> QUALE E’ IL TUO STILE DI AFFRONTARE I CONFLITTI?</h2>
<p>Ognuno ha il suo stile. Ci hai mai pensato?</p>
<p>Lo stile è un insieme di:</p>
<p>- quanto sei disposto a difendere i tuoi interessi,punti di vista…</p>
<p>- quanto tieni in considerazione quelli degli altri</p>
<p>Questo è influenzato dal tuo carattere, dall’educazione che hai avuto, dalla famiglia&#8230;</p>
<p><strong>5 modi di litigare non ok</strong></p>
<p>Ognuno ha il suo stile e modo di iniziare e condurre un litigio.</p>
<p>Le sfumature caratteriali sono varie ma per sintetizzare ecco i 5 stili più frequenti</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">voglio stare in pace</span></p>
<p>È lo stile di chi non ama sollevare problemi e se per caso ci sono, ed è normale allora incolpa o ritiene responsabile l’altra parte, quindi sta all’altro partner rimetter le cose a posto velocemente.</p>
<p>Che l’altro abbia bisogno di essere ascoltato o voglia cambiare qualcosa ….non importa.</p>
<p>Importante è stare in pace.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> la miglior difesa è l’attacco</span></p>
<p>È lo stile di chi crede che per prevenire le discussioni e il possibile disaccordo debba iniziare per primo ad accendere la scintilla..per evitare un eventuale incendio dopo. Spesso non funziona questa tattica e anche se fosse in qualche caso giusta il pericolo di esagerare e far terra bruciata è sempre in agguato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">l’arma del silenzio</span></p>
<p>E’ lo stile di chi non ama l’attacco diretto e preferisce che sia l’altro che si accorga che c’e’ qualcosa che non va.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">’se mi vuole bene,capirà…</span></p>
<p>Il partner deve essere in grado di leggere nel pensiero, cosa difficile che riesce in una percentuale di casi molto bassa e che non ha niente a che fare con il voler bene.</p>
<p>Se non capisce allora, si chiude nel silenzio, si lamenta per ogni piccola cosa dalla salvietta del bagno che non è ben piegata alla briciola che cade per terra.</p>
<p>Alla fine ottiene attenzione dopo aver esasperato l’altro/a. Questo comportamento è chiamato passivo-aggressivo</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">la vita è una battaglia</span></p>
<p>E’ lo stile di chi ama i rapporti conflittuali. Se non c’è conflitto che muove le acque si annoia.</p>
<p>Probabilmente questo tipo di partner ha dovuto combattere e difendere i suoi diritti da quando era piccolo/a.</p>
<p>Dietro questa corazza da combattente c’è la paura di essere ferito a livello emotivo, abbandonato/a.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> la spugna antishock</span></p>
<p>è lo stile di chi ha paura del conflitto e fa di tutto per NON entrarci. Piuttosto che difendere i propri diritti meglio aspettare….mandar giù e aspettare di digerire il tutto. Solo che i bocconi indigesti rimangono a lungo dentro e si trasformano in rancore, delusione….o magari un’ulcera.</p>
<p>L’ultima volta che hai discusso qual era l’argomento?</p>
<p>Se non sei in coppia ora, pensa alle tue relazioni passate.</p>
<p>Quali erano i maggiori ‘temi’ di discussione?</p>
<h2>Lo schema vincente per litigare</h2>
<p>Quando litighiamo spesso scatta il meccanismo vincitore-perdente dove ognuno vuole uscire vincitore come dopo una battaglia.</p>
<p>E’ una battaglia contro l’altro, muro contro muro una questione di controllo che va ben oltre lo schema giusto/sbagliato oppure ragione/torto.</p>
<p>Come dice un vecchio adagio’la verità sta sempre nel mezzo’ quindi ognuno ha la sua quota azionaria di ragione e torto.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong></p>
<p>C’e un altro modo di vedere le cose….</p>
<p>La strategia migliore e’ QUELLA WIN-WIN</p>
<p>IO +TU = NOI vinciamo… insieme</p>
<p>In questo caso vincere significa farlo con e non contro il/la partner.Nei rapporti non c’è mai un vero vincitore o perdente; due persone vincono o perdono assieme, ma questa è la cosa più difficile da capire sino in fondo.</p>
<p>Se sei in grado di gestire i conflitti in modo positivo e costruttivo avrai come risultati:</p>
<p>- una migliore intesa con gli altri</p>
<p>- nuove risposte ai problemi che emergono</p>
<p>- un maggior interesse a condividere con l’altro</p>
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		<title>I disturbi dell&#8217; apprendimento: riconoscerli e curarli</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Neuropsicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Come è noto in Italia un bambino su quattro presenta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong><span style="color: #800080;">Come è noto in Italia un bambino su quattro presenta difficoltà scolastiche,</span> la causa di queste difficoltà sono spesso i Disturbi Specifici dell’apprendimento (D.S.A.).</strong></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/dyslexia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8444" title="dyslexia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/dyslexia.jpg" alt="" width="448" height="312" /></a></p>
<p><strong> </strong>Con il termine Disturbi  Specifici dell’ Apprendimento  ci si riferisce ai soli disturbi delle abilità scolastiche, e in particolare a: <strong> </strong></p>
<p><strong><em>- Dislessia</em></strong><em></em></p>
<p><strong><em>- Disortografia </em></strong></p>
<p><strong><em>- Disgrafia</em></strong></p>
<p><strong><em>- Discalculia</em></strong></p>
<p><strong> </strong>Questi disturbi possono presentarsi isolati  (raramente)  o in associazione (più tipicamente) tra loro inficiando maggiormente il rendimento scolastico.</p>
<p>I disturbi dell’apprendimento sono dei problemi specifici che richiedono un inquadramento molto preciso ed un percorso riabilitativo che porta al recupero ed al superamento degli ostacoli scolastici.</p>
<p><strong> Caratteristiche che definiscono il DSA</strong></p>
<p><strong> </strong>I Bambini che presentano un Disturbo Specifico dell’Apprendimento sono bambini sanissimi che non hanno nessun tipo di problema neurologico o sensoriale e comunque nessuna situazione derivante da condizioni di svantaggio sociale. Gli studi scientifici sull&#8217;argomento hanno evidenziato che queste difficoltà colpiscono circa il 4% della popolazione. Gli alunni  affetti  da D.S.A. presentano, quindi, una difficoltà specifica nella lettura, nella scrittura e, talvolta, nel processo di calcolo, la cui entità può essere valutata con test appositi.</p>
<p>Dato che tali difficoltà si manifestano in <strong>Bambini dotati di un intelligenza  nella norma</strong>, spesso  agli scarsi successi scolastici vengono attribuite diverse cause come lo scarso impegno, la mancanza di interesse o di concentrazione. Imputare ingiustamente al bambino di essere la causa delle difficoltà  può comportare ricadute a livello personale, quali abbassamento dell&#8217;autostima, capricci  o comportamenti oppositivi, che possono determinare una rinuncia nello svolgere i compiti e come conseguenze a lungo termine causare l’ abbandono scolastico.</p>
<p><strong>A che età si può formulare una Diagnosi</strong></p>
<p><strong> </strong>Riguardo all’età minima in cui è possibile effettuare la diagnosi<strong>, </strong>essa dovrebbe teoricamente coincidere con il completamento della  <strong>2° elementare</strong>, tuttavia, già alla fine della <strong>1°elementare</strong> si possono incontrare dei  bambini con rendimento scolastico difficoltoso  e in presenza di  fattori cosiddetti di rischio come, pregresso disturbo del linguaggio e/o familiarità accertata per il disturbo di lettura. In questi casi  è utile, se non necessario  anticipare i tempi della Valutazione.</p>
<p><strong>Come riconoscere il Disturbo</strong></p>
<p><strong> </strong>Riconoscere un DSA per un genitore non è cosa semplice, tuttavia l’indicazione delle insegnanti di classe è sempre utile ad orientarsi per capire se è opportuno chiedere aiuto ad uno <strong>specialista</strong>.</p>
<p>Per valutare il Disturbo dell’apprendimento esistono dei <strong>test specifici</strong> in possesso degli specialisti della riabilitazione. Tali test approvati dai comitati scientifici e standardizzati per età indagano sulle abilità di lettura, di scrittura e di calcolo suddivisi in base alla classe di appartenenza del bambino.</p>
<p>Dall’ osservazione dell’operatore, dai risultati del test e dal colloquio con la famiglia e la scuola, si rilevano le caratteristiche del problema e su queste si prepara un progetto riabilitativo mirato al recupero del disturbo.</p>
<p>Nei casi di D.S.A., due sono le questioni più importanti da tenere in considerazione: gli <strong>obiettivi </strong>del un trattamento e l’individuazione dei <strong>metodi </strong>migliori per conseguire rapidi e significativi miglioramenti del Disturbo.</p>
<h2> <strong>Le difficoltà provocate dai Disturbi specifici dell’apprendimento, nella maggior parte dei casi e indipendentemente  dalla gravità del disturbo si riducono enormemente  con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative, <span style="color: #800080;">purchè l’operatore abbia esperienza e l’intervento riabilitativo sia più precoce possibile.</span></strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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