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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi &#187; Psicopatologie</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Help Line:una voce per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 07:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">E’ ormai un dato conosciuto a molti, l’elevato disagio soprattutto tra i giovanissimi del nostro territorio.</span> Essere giovani al giorno d’oggi è sicuramente una continua battaglia ed, uscirne indenni, è la dimostrazione di un grande atto di forza degno di un super eroe.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/help_line.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8489" title="help_line" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/help_line.jpg" alt="" width="480" height="235" /></a></p>
<p>I piccoli centri sono impregnati di giudizi, credenze e valori che vanno a contrastare quella che è la frenetica modernità e il sempre più esigente progresso che i giovani devono quotidianamente cavalcare per non restare indietro. La fragilità di un giovane, soprattutto se adolescente, alle prese con un’età ricca di cambiamenti e contraddizioni, di voglia di scappare via per essere liberi e il blocco nel restare attaccati ai forti legami, a volte, non viene presa in considerazione dagli adulti. Se a ciò aggiungiamo la precarietà che sta arrivando anche a diffondersi in piccoli centri, come i dintorni avellinesi, considerati da sempre “tranquilli e protetti”, allora<strong> la rottura con quella tranquillità e protezione scatena un’insoddisfazione forte, soprattutto nel giovane che si sta affacciando alla vita.</strong> Questa è una fragilità, che dobbiamo tenere d’occhio, un tipo di fragilità che il giovane non ammette di possedere ed è proprio questa che, molte volte, lo porta a lasciarsi andare ad esperienze trasgressive e pericolose, proprio per dover dimostrare ad ogni costo la sua forza e sicurezza, in un ambiente in cui più nulla è sicuro. <strong></strong></p>
<p><strong>L’insicurezza economica e la forte crisi mette alla prova non solo i giovani ma anche adulti che, fino a qualche anno fa pensavano alla tranquillità di una pensione e alla gioia nel potersi finalmente godere la propria famiglia; tutto ciò oggi non è più pensabile.</strong> La rottura che ne potrebbe derivare è un tipo di rottura con tutto ciò che faceva in qualche modo vivere la realtà tenendo uniti valori e speranze. Questa rottura sempre più imminente, dovrebbe allarmarci. Se poi proviamo a spostare ancora un po‘ più in là il focus di attenzione, arriviamo a vedere <strong>un’altra realtà abbandonata a se stessa e cioè quella degli anziani</strong>. Problematica già esistente nei nostri territori e aggravata dall’arrivo della crisi. <strong>La solitudine di chi resta isolato a causa di una vita già trascorsa e considerata per questo “poco importante” mette una grande tristezza e dovrebbe far sollevare la coscienza di chi qualcosa potrebbe fare.</strong></p>
<p>L&#8217;ASL di Ariano Irpino, diretta dall’Ingegnere Sergio Florio, insieme alla Caritas di Avellino, diretta dal Vescovo Francesco Marino, si è fatta portatrice di questo tipo di disagi e ha iniziato a vagliare le possibili porte di emergenza da mettere a disposizione di chi si trova a lottare ogni giorno contro questo tipo di problematiche e rischi dando il via a <strong>&#8220;Help Line&#8221;, progetto che vuole contrastare il fenomeno del rischio che corrono i giovani di oggi e non solo, attraverso una prevenzione basata sull&#8217;ascolto e sull&#8217;intervento psicologico</strong>. Un numero verde <strong>800 50 50 58</strong> a disposizione per accogliere una voce, che purtroppo è sempre più confusa dalla società attenta a modelli perfetti e irraggiungibili che i media propongono quotidianamente come la “normalità”, ci si può lasciare confondere da sempre più complicati e tecnologici modi di comunicare che spesso ingannano o travisano dialoghi e contatti genuini.<strong> Help Line offre allora un altro modo di comunicare, agire e viversi, offre cioè l’opportunità di poter creare un’alternativa laddove la strada sembra senza uscita.</strong> Questo progetto dà valore e peso ad una voce per tutti, laddove è necessario un intervento esterno repentino, ricordando che non è una vergogna ammettere di aver bisogno di aiuto. <strong></strong></p>
<p><strong>Il numero verde 800 50 50 58 ( attivo 24 su 24 e gratuito sia da cellulari che da numeri fissi) è a disposizione di tutti coloro che pensano di non essere in grado di affrontare problematiche difficili e disagiate.</strong> Oltre al numero verde è attivo un sito internet  <a href="http://www.lastanzadeisegreti.it/">www.lastanzadeisegreti.it</a> per poter entrare in contatto e chattare con psicologi in maniera del tutto anonima; per chi invece volesse scrivere e avere la possibilità di scambiare idee e confrontarsi riguardo situazioni disagiate può farlo al seguente indirizzo e-mail lastanzadeisegreti@hotmail.it. La sede di Help Line è sita presso l’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi (AV).</p>
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		<title>2 aprile, la giornata mondiale dell&#8217;autismo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 07:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">L&#8217;autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale, le cause di questo disturbo sono di natura neurobiologica.</span></h2>
<h2>I disturbi dello spettro autistico interessano 1 su 110 nuovi bambini nati. (DATI OMS )</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/Giornata-Mondiale-Autismo-2-aprile.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8469" title="Giornata-Mondiale-Autismo-2-aprile" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/Giornata-Mondiale-Autismo-2-aprile.jpg" alt="" width="478" height="318" /></a></p>
<p>Il disturbo Autistico è  una problematica molto sentita di recente anche alla luce delle nuove conoscenze medico-diagnostiche e dei tanti studi sulle metodiche d’approccio riabilitativo verso questo problema.</p>
<p>Le caratteristiche dei bambini affetti da autismo sono varie e diverse da soggetto a soggetto e per quanto ci siano dei quadri clinici che delineano i sintomi della patologia non esistono due bambini autistici uguali uno all’altro.</p>
<p>Quello che accomuna molti bambini con questa patologia sono però le problematiche su cui i genitori chiedono delle risposte e desiderano dei miglioramenti, e cioè i problemi comportamentali ed il ritardo o l’assenza del linguaggio. Le caratteristiche dei bambini affetti da Autismo infatti  sono l’alterazione della comunicazione verbale e non verbale, problemi nell’interazione sociale e presenza di comportamenti inadeguati.</p>
<h2> Le terapie riabilitative per questo disturbo sono molteplici e diverse tra loro le più diffuse sono:</h2>
<p><strong>Il programma TEACCH</strong>, acronimo di Treatment and Education of Autistic and Communication Handicaped Children, non è un metodo di intervento, come generalmente si intende, ma un programma .Con il termine &#8220;Programma TEACCH&#8221; si intende indicare l’ organizzazione dei servizi per persone autistiche realizzato negli anni 60 nella Carolina del Nord, che prevede una presa in carico globale  in ogni momento della giornata, in ogni periodo dell’anno e della vita e per tutto l’arco dell’esistenza.</p>
<p><strong>L&#8217;ABA</strong> è l&#8217;uso dei principi scientifici dell&#8217;analisi comportamentale applicata per la modifica di comportamenti socialmente significativi, l’intervento aba è un intervento di tipo domiciliare che comporta la presenza di diversi operatori che aiutano il bambino ed i genitori a modificare i comportamenti non utili all’apprendimento, tali interventi devono essere sempre monitorati da un analista del comportamento.</p>
<p><strong>Metodo Doman Delicato,</strong> si basa sul fatto che lo sviluppo del bambino procede per stadi, i quali, se vengono saltati, impediscono al bambino di raggiungere il suo potenziale. Compito del programma di riabilitazione è far ripetere al bambino lo stadio che è stato saltato, e farglielo ripercorrere in modo da stimolare il suo cervello allo sviluppo.</p>
<p>Aldilà di quella che sono tutte le metodiche esistenti, uno dei sintomi maggiori del disturbo interessa la sfera della comunicazione  e  lo specialista nella riabilitazione del linguaggio è il logopedista, che deve essere coinvolto e deve inserirsi nel programma riabilitativo  per questi bambini.</p>
<p><strong>La logopedia</strong> non è la soluzione all’autismo ma è impensabile un programma riabilitativo che non contempli delle sedute specifiche di terapia logopedica anche per bambini con seri problemi comportamentali.</p>
<h2> Essendo una patologia genetica non è possibile una guarigione dall’Autismo, <span style="color: #800080;">tuttavia il riconoscimento precoce del problema e l&#8217;inizio altrettanto precoce di un intervento educativo appropriato, possono modificare significativamente i sintomi del disturbo fino in alcuni casi a farli completamente regredire.</span></h2>
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		<title>Patologicamente narciso</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 15:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Anna Gullà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ognuno di noi cerca di vivere in modo da sentirsi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY"><strong></strong><span style="color: #800080;">Ognuno di noi cerca di vivere in modo da sentirsi bene con se stesso: il nostro orgoglio viene aumentato dall&#8217;approvazione e ferito dalla disapprovazione.</span> Ma in alcuni di noi la continua ricerca di “rifornimenti dell&#8217;autostima” tramite conferme provenienti dall&#8217;esterno, eclissa a tal punto tutto il resto, da far parlare gli specialisti di <strong>narcisismo patologico</strong>, termine che indica appunto una sproporzionata preoccupazione per se stessi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/narciso.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8465" title="narciso" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/narciso.jpg" alt="" width="435" height="325" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Nella mitologia greca Narciso era un giovane innamorato del proprio riflesso nell&#8217;acqua, morto per un desiderio che la sua immagine non poteva soddisfare.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi sappiamo che le persone patologicamente narcisistiche sono soprattutto persone nella cui vita interiore <strong>manca</strong> qualcosa, che si sentono spesso vuoti, deboli, inferiori e temono di non essere adeguati, rimuginando in continuazione su risorse come la bellezza, la fama, la ricchezza, sull&#8217;<strong>apparenza</strong> piuttosto che sugli aspetti più privati della loro identità. L&#8217;immagine prende il posto della sostanza, e quella che Jung chiamava la <em>persona</em> (la parte di sé che si mostra al mondo), diventa più reale e sicura dell&#8217;essere autentico. Sono persone esibizioniste, distaccate, emotivamente inaccessibili, spesso dal portamento imponente e sicuro di sé, che solitamente anticipano ogni possibile attacco, attaccando. Caratteristiche nella maggior parte dei casi direttamente riconducibili a difficoltà di base con l&#8217;identità e l&#8217;autostima. Arroganza e sicurezza, quindi, si configurano come comportamenti compensatori di un&#8217;interiorità in cui predominano invidia, vergogna e sensi di colpa.</p>
<p align="JUSTIFY">Un&#8217;importante soluzione difensiva in cui sono spesso intrappolate le persone narcisistiche è il <strong>perfezionismo</strong>: perseguono ideali irrealistici e se non li raggiungono rispondono al fallimento con la convinzione di avere in sé una grave pecca, non accettando la propria umana fallibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Conseguenza frequente del perfezionismo dei narcisisti è il tentativo di evitare ogni sentimento ed azione che esprima la consapevolezza sia della fallibilità personale, sia di una realistica dipendenza dagli altri. Per questo i narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine: il primo implica l&#8217;ammissione di un difetto, la seconda vuol dire riconoscere il proprio bisogno. Poiché la persona narcisista tenta di edificare un senso di sé positivo sull&#8217;illusione di non avere né difetti, nè bisogni, teme che l&#8217;ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile. Scuse sincere e ringraziamenti sentiti, le espressioni comportamentali di rimorso e gratitudine, saranno quindi rigorosamente evitate in queste persone, che per gli stessi motivi si vergognano anche di chiedere qualcosa, trovandosi per questo in situazioni interpersonali in cui sono profondamente infelici perché gli altri non riescono ad intuire i loro bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli psicologi del sé hanno coniato il termine “<em>oggetto-se</em>” per indicare quelle persone che alimentano il senso di identità e di considerazione di ognuno di noi attraverso la loro conferma, ammirazione ed approvazione. Tutti hanno oggetti-se e ne hanno bisogno, ma la moralità esige che gli altri siano qualcosa di più di oggetti-se, che si riesca a vederli come realmente sono e nei loro bisogni, e non soltanto nei termini di ciò che fanno per noi. Nella persona narcisista, il bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.</p>
<p align="JUSTIFY">La letteratura sostiene che alcune persone si comportano in questo modo perché a loro volta sono state usate come appendici narcisistiche dai loro genitori, o da altre figure di accudimento che li hanno apprezzati non per quello che veramente erano, ma solo per il particolare ruolo che svolgevano, facendo credere al bambino che se fossero stati scoperti i suoi reali sentimenti, specialmente quelli ostili o egoistici, sarebbe stato rifiutato o umiliato. Questa situazione favorisce lo sviluppo di quello che Winnicott ha chiamato “falso-Sè”, e cioè la presentazione di quegli aspetti che conosciamo come accettabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Da questa prospettiva, sarebbero i bisogni narcisistici nei confronti di un figlio a creare le condizioni per l&#8217;incapacità dello stesso di distinguere tra i propri sentimenti reali e gli sforzi di compiacere o impressionare gli altri.</p>
<h2 align="JUSTIFY">In qualche modo queste persone sono consapevoli della loro fragilità psicologica, temono di essere messe da parte, sentono ad un qualche livello di consapevolezza di avere un&#8217;identità troppo debole per tenerla insieme e per tollerare le tensioni. <span style="color: #800080;">Questi timori inoltre, vengono spesso spostati in una preoccupazione per la salute fisica, con conseguenti pensieri ipocondiraci e morbose paure di morire.</span></h2>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Attacchi di panico … Quelli veri!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Ogni tanto, trasmissioni televisive affrontano come argomento centrale, fonte di attrazione per l’aumento di audience, delle “messe in scena” di crisi definite psicologiche o meglio  attacchi di panico.</span></h2>
<h2><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/panic.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8459" title="panic" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/panic.jpg" alt="" width="465" height="309" /></a></h2>
<p>In quel contesto televisivo viene data una definizione  (o forse no), in maniera frettolosa, in seguito a sintomi poco chiari scatenati da un improbabile opinionista alle prese con delle prove di un reality show. Evidentemente tutto fa brodo ed ascolto. Cerchiamo allora di chiarire la definizione di attacco di panico. Se pensiamo, solo per un attimo, che sono sempre di più i giovani adolescenti a soffrire di questo disturbo serio e, ripeto serio, è nostro dovere porre maggiore attenzione ed evitare di lasciarci invadere dalla confusione che ultimamente, soprattutto trasmissioni televisive diffondono.</p>
<p>Gli attacchi di panico (secondo il DSMIV, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) sono caratterizzati da un <strong>periodo preciso di paura o disagio intensi</strong> in assenza di un vero pericolo e sono accompagnati da almeno 4 dei seguenti sintomi che possono essere somatici o cognitivi ed includono: palpitazioni, sudorazione, tremori o grandi scosse, sensazioni di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea, vertigini, sensazione di testa leggera, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, brividi e vampate di calore. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi.</p>
<p>Spesso con questo tipo di disturbo bisogna conviverci ma con l’aiuto di professionisti competenti e tramite tecniche di diverso genere a seconda della storia e della personalità del soggetto, si può imparare a prevedere gli attacchi e gestirli. E’ importante, dunque, comprendere che ciò che si sta vivendo in quei pochi minuti dipende da una causa psicologica (dopo aver escluso quella fisiologica) e che si è di fronte ad un disturbo d’ansia che non va sottovalutato.</p>
<p>L’ansia scatenante può essere trasformata in una risorsa da utilizzare ed incanalare su versanti positivi. In poche parole, l’informazione su questo tipo di disturbi è vitale, in quanto bisogna essere in grado di riconoscere un attacco di panico e distinguerlo da una semplice crisi da stress o da altre “scenate” che ci propongono. La sensazione è di essere in preda all’ansia che attanaglia, immobilizza e limita anche azioni quotidiane generalmente semplici e prive di pericoli. L’attacco di panico, infatti, dopo quei 10 minuti passa, ma resta sempre la paura dell’arrivo del prossimo ed il pensiero che può cogliere alla sprovvista fa vivere un malessere generalizzato e diffuso all’intero arco della giornata, è per questo motivo che definisco il disturbo immobilizzante.</p>
<p>Si può, però, attraverso un percorso psicologico serio arrivare ad essere tantomeno padroni dell’attacco di panico e non subirlo. Diffidate dunque dalle imitazioni e dai messaggi poco chiari che ci invadono; diffidate dagli attacchi di panico…da reality show. Per non parlare poi di alcune paure o fobie, (esempio le claustrofobie) che si superano nel giro di pochi minuti grazie ad una conduttrice improvvisata psicologa e ad una prova di “sopravvivenza”.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Ma  questa è un’altra storia…</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I disturbi dell&#8217; apprendimento: riconoscerli e curarli</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong><span style="color: #800080;">Come è noto in Italia un bambino su quattro presenta difficoltà scolastiche,</span> la causa di queste difficoltà sono spesso i Disturbi Specifici dell’apprendimento (D.S.A.).</strong></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/dyslexia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8444" title="dyslexia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/dyslexia.jpg" alt="" width="448" height="312" /></a></p>
<p><strong> </strong>Con il termine Disturbi  Specifici dell’ Apprendimento  ci si riferisce ai soli disturbi delle abilità scolastiche, e in particolare a: <strong> </strong></p>
<p><strong><em>- Dislessia</em></strong><em></em></p>
<p><strong><em>- Disortografia </em></strong></p>
<p><strong><em>- Disgrafia</em></strong></p>
<p><strong><em>- Discalculia</em></strong></p>
<p><strong> </strong>Questi disturbi possono presentarsi isolati  (raramente)  o in associazione (più tipicamente) tra loro inficiando maggiormente il rendimento scolastico.</p>
<p>I disturbi dell’apprendimento sono dei problemi specifici che richiedono un inquadramento molto preciso ed un percorso riabilitativo che porta al recupero ed al superamento degli ostacoli scolastici.</p>
<p><strong> Caratteristiche che definiscono il DSA</strong></p>
<p><strong> </strong>I Bambini che presentano un Disturbo Specifico dell’Apprendimento sono bambini sanissimi che non hanno nessun tipo di problema neurologico o sensoriale e comunque nessuna situazione derivante da condizioni di svantaggio sociale. Gli studi scientifici sull&#8217;argomento hanno evidenziato che queste difficoltà colpiscono circa il 4% della popolazione. Gli alunni  affetti  da D.S.A. presentano, quindi, una difficoltà specifica nella lettura, nella scrittura e, talvolta, nel processo di calcolo, la cui entità può essere valutata con test appositi.</p>
<p>Dato che tali difficoltà si manifestano in <strong>Bambini dotati di un intelligenza  nella norma</strong>, spesso  agli scarsi successi scolastici vengono attribuite diverse cause come lo scarso impegno, la mancanza di interesse o di concentrazione. Imputare ingiustamente al bambino di essere la causa delle difficoltà  può comportare ricadute a livello personale, quali abbassamento dell&#8217;autostima, capricci  o comportamenti oppositivi, che possono determinare una rinuncia nello svolgere i compiti e come conseguenze a lungo termine causare l’ abbandono scolastico.</p>
<p><strong>A che età si può formulare una Diagnosi</strong></p>
<p><strong> </strong>Riguardo all’età minima in cui è possibile effettuare la diagnosi<strong>, </strong>essa dovrebbe teoricamente coincidere con il completamento della  <strong>2° elementare</strong>, tuttavia, già alla fine della <strong>1°elementare</strong> si possono incontrare dei  bambini con rendimento scolastico difficoltoso  e in presenza di  fattori cosiddetti di rischio come, pregresso disturbo del linguaggio e/o familiarità accertata per il disturbo di lettura. In questi casi  è utile, se non necessario  anticipare i tempi della Valutazione.</p>
<p><strong>Come riconoscere il Disturbo</strong></p>
<p><strong> </strong>Riconoscere un DSA per un genitore non è cosa semplice, tuttavia l’indicazione delle insegnanti di classe è sempre utile ad orientarsi per capire se è opportuno chiedere aiuto ad uno <strong>specialista</strong>.</p>
<p>Per valutare il Disturbo dell’apprendimento esistono dei <strong>test specifici</strong> in possesso degli specialisti della riabilitazione. Tali test approvati dai comitati scientifici e standardizzati per età indagano sulle abilità di lettura, di scrittura e di calcolo suddivisi in base alla classe di appartenenza del bambino.</p>
<p>Dall’ osservazione dell’operatore, dai risultati del test e dal colloquio con la famiglia e la scuola, si rilevano le caratteristiche del problema e su queste si prepara un progetto riabilitativo mirato al recupero del disturbo.</p>
<p>Nei casi di D.S.A., due sono le questioni più importanti da tenere in considerazione: gli <strong>obiettivi </strong>del un trattamento e l’individuazione dei <strong>metodi </strong>migliori per conseguire rapidi e significativi miglioramenti del Disturbo.</p>
<h2> <strong>Le difficoltà provocate dai Disturbi specifici dell’apprendimento, nella maggior parte dei casi e indipendentemente  dalla gravità del disturbo si riducono enormemente  con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative, <span style="color: #800080;">purchè l’operatore abbia esperienza e l’intervento riabilitativo sia più precoce possibile.</span></strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il Disturbo Post-Traumatico da Stress</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è un disturbo connesso ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è un disturbo connesso all’esperienza, diretta o indiretta, di eventi traumatici.</span> Si presenta con un serie di sintomi invalidanti per la persona che si protraggono per diverso tempo dopo l’esposizione all’evento stressante e non presentano remissione spontanea.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/dpts.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8428" title="RSO&amp;I/FE '07'" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/dpts.jpg" alt="" width="483" height="315" /></a></p>
<p>Storicamente è riconosciuto dalla fine dell’800, ad esempio con la “nevrosi da spavento” di Kraepelin, ma si è iniziato a riconoscerlo e studiarlo come “Disturbo post-traumatico da stress” solo intorno al 1980, in corrispondenza ai primi casi dei reduci del Vietnam.</p>
<p>Per evento stressante si intende un evento che ha vissuto il soggetto o che ha coinvolto una persona cara al soggetto in questione che abbia comportato morte, minacce di morte, lesioni gravi o minacce all’integrità fisica. I sintomi con cui si manifesta sono svariati e comportano tutti il rivivere l’esperienza traumatica in maniera intrusiva. Possono presentarsi ricordi e pensieri spiacenti legati all’evento che la persona non è in grado di allontanare, come anche incubi o sensazioni di rivivere l’esperienza traumatica, finanche ad illusioni e allucinazioni. Anche comportamenti di evitamento delle situazioni legate al trauma sono frequenti e necessari ai fini della diagnosi. Anche le condotte di evitamento prevedono una costellazione di sintomi con cui si manifestano. Queste includono non solo il tentativo di evitare luoghi, attività o persone che il soggetto ritiene legate al trauma ma anche sintomi come affettività ridotta, sentimenti di distacco verso gli altri e sfiducia nelle proprie prospettive future.</p>
<p><strong> Per poter diagnosticare un PTSD</strong> è necessario che lo psicologo riscontri che i sintomi siano presenti da più di un mese e che comportino un disagio significativo al paziente, riducendone il funzionamento relazionale, sociale e lavorativo. È da notare che il disturbo post-traumatico da stress non si manifesta necessariamente immediatamente dopo l’esposizione all’evento traumatico. In alcuni casi, l’esordio può avvenire dopo sei mesi o più (in questo caso, il PTDS si definisce “ad esordio ritardato”).</p>
<p>Le persone affette da PTSD rischiano di essere considerate esageratamente sensibili o in cerca di eccessive attenzioni quando in realtà le loro reazioni sono assolutamente aldilà della loro volontà e rappresentano un disturbo vero e proprio, necessitando di un intervento psicoterapeutico.</p>
<p>Secondo il<em><strong> “Cochrane Database of Systematic Reviews”</strong></em> (una rete di gruppi di lavoro che sottopongono a rigorosi controlli e valutazioni i vari studi pubblicati sull’efficacia di determinati interventi su determinati disturbi), gli interventi brevi di debriefing effettuati dopo l’esposizione ad effetti traumatici non sembrano particolarmente efficaci nel prevenire un PTSD, in alcuni casi sembrano anzi aumentare la possibilità di sviluppare il disturbo.</p>
<h2>Attualmente, il Cochrane Collaboration riconosce la maggior efficacia nel trattamento del PTSD alla <span style="color: #800080;">psicoterapia cognitivo-comportamentale, sia individuale sia di gruppo, focalizzata sul trauma.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;amore e i rischi suicidari</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport e J. Birtle hanno pubblicato un interessante articolo</span> sulle correlazioni tra la frequenza degli atti parasuicidari<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> e il giorno di San Valentino.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8413" title="mal-damore-foto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg" alt="" width="450" height="333" /></a></p>
<p>Davenport e Birtle hanno iniziato ad interessarsi all’eventualità di una relazione tra i due fenomeni quando durante un turno in Pronto Soccorso il giorno di San Valentino hanno notato un numero insolitamente alto di ricoveri per atti parasuicidari, in particolare per sovradosaggio di medicinali.</p>
<p>Gli studi finora condotti sottolineavano l’esistenza di una correlazione tra parasuicidio ed eventi stressanti quali disoccupazione, relazioni insoddisfacenti e malattie fisiche, ma non erano presenti in letteratura riscontri riguardo la festività di San Valentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la ricerca gli studiosi hanno proceduto registrando dagli archivi degli ospedali della città di Birminghan il numero degli accessi al Pronto Soccorso per atti parasuicidari, nel periodo dal 1983 al 1988, in quattro giorni specifici dell’anno: San Valentino, Natale, il 7 febbraio e il 15 agosto. Il giorno di Natale è stato scelto per poter confrontare i dati con un&#8217;altra festività a forte impatto emotivo, mentre il 7 febbraio e il 15 agosto sono state le date di controllo scelte con l’intento di evitare gli eventuali effetti collaterali dovuti alla stagione o al giorno della settimana.</p>
<p>In questo modo, furono registrati 170 casi di parasuicidio, di cui la maggior parte (69 casi) proprio nel giorno di San Valentino, seguiti da 45 casi nel giorno di Natale ed i restanti casi negli altri due giorni.</p>
<p>Un altro fattore interessante riscontrato riguarda l’età dei pazienti seguiti. Infatti, nei giorni di San Valentino e di Natale l’età media dei soggetti interessati era di rispettivamente 21 e 22 anni, mentre il 7 febbraio era di 28 anni e il 15 agosto di 31 anni. Come maggiore era anche la percentuale di adolescenti coinvolti il giorno di San Valentino, seguiti dal giorno di Natale e dagli altri due giorni di controllo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante questo studio non sia sufficiente per affermare una connessione casuale tra la festa di San Valentino e l’aumento di atti parasuicidiari, l’esperienza clinica pregressa dei due ricercatori li porta comunque a sottolineare l’alta possibilità che questa relazione esista. La maggior incidenza di casi parasuicidari durante il Natale rispetto alle due giornate di controllo è da considerare un ulteriore indicatore della possibilità che l’aumentata pressione sulle relazioni interpersonali sia da considerare come un fattore eziologico.</p>
<p>In ogni caso, gli atti parasuicidari sono eventi da non sottovalutare. Una recente ricerca dell’Università di Padova ha dimostrato che più del 50% dei soggetti che hanno messo in atto un tentativo di suicidio, reitereranno il tentativo. Il 20% di questi, entro i 12 mesi. I fattori di rischio per il suicido sono diversi e molto complessi da comprendere; un atto parasuicidario è un gesto grave che, anche se può non comportare conseguenze fisiche importanti, richiede di essere compreso nelle sue motivazioni.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Per questo motivo è fortemente consigliato far seguire la persona in questione da uno specialista che l’aiuti a trovare risposte più funzionali.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a> Parasuicidio: atto ad esito non fatale in cui un individuo mette in atto deliberatamente un comportamento non abituale che, senza l’aiuto di altri, danneggia se stesso; oppure ingestione in eccesso di una sostanza generalmente riconosciuta come terapeutica che gli/le era stata prescritta o consigliata in dosaggio terapeutico, mirando ad ottenere, in diretta conseguenza di ciò, un danno fisico. Definizione Organizzazione Mondiale della Sanità</p>
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		<title>Il sonnambulismo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 17:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Anna Gullà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sonnambulismo è un fenomeno comune, tipico di bambini e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il sonnambulismo è un fenomeno comune,</span> tipico di bambini e adolescenti, e di solito limitato a queste fasi della vita.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/sonnambulismo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8406" title="sonnambulismo" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/sonnambulismo.jpg" alt="" width="410" height="308" /></a></p>
<p><strong>Che cos&#8217;è e quali sono le cause?</strong></p>
<p>Il disturbo rientra nelle parasonnie ed è caratterizzato da ripetuti episodi in cui il soggetto, durante lo stato di sonno, si alza dal letto e deambula nelle vicinanze, addirittura alcuni bambini escono di casa, vanno a farsi un giro e poi rientrano. Durante questo periodo non reagiscono alla presenza di altri , è quasi impossibile svegliarli, e successivamente non hanno ricordi dell&#8217;evento.</p>
<p>Clinicamente non vi è prova di un&#8217;attività cerebrale anomala durante il sonno, né che l&#8217;episodio si manifesti specificamente durante la fase REM del sonno. Durante il sonno in fase Rem, infatti, cioè quando si sogna, abbiamo un meccanismo che ci permette di non agire nel sonno. C&#8217;è un blocco dell&#8217;attività motoria completa, mentre sogniamo siamo paralizzati, altrimenti metteremmo in pratica quello che stiamo sognando.</p>
<p>E&#8217; vero che nel Rem Behaviuor Disorder non si verifica questo blocco, tanto che il soggetto mette in azione il sogno, ma è una patologia che nel bambino non è presente.</p>
<p>E&#8217; spesso presente, invece, il <strong>Disturbo da Terrore nel Sonno</strong>, caratterizzato da episodi in cui il bambino si sveglia bruscamente, spesso gridando di paura. Durante l&#8217;evento vi è relativamente posa reattività agli altri, il piccolo appare confuso e disorientato, mostrando, a volte, gesti ripetitivi. E&#8217; comune che i soggetti non si sveglino completamente, o che al risveglio, il mattino dopo, abbiano solo ricordi frammentari del sogno.</p>
<p>Questo disturbo è differente dagli incubi, in cui l&#8217;esperienza ansiosa è più lieve, e il soggetto può ricordare tutta, o quasi, la sequenza del sogno.</p>
<p>La diagnosi di <strong>Disturbo da Incubi</strong> viene infatti posta quando vi sono ripetuti risvegli con dettagliati ricordi di sogni estremamente spaventosi. Il soggetto al risveglio è vigile e significativamente a disagio.</p>
<p>Mentre il sonnambulismo, il <strong>Disturbo da Terrore nel Sonno o il Sonniloquio</strong> (parlare nel sonno) non sono necessariamente associati a una psicopatologia, lo possono essere invece l&#8217;insonnia e quei risvegli che non hanno alcun tipo di associazione con un vero e proprio disturbo del sonno.</p>
<h2>Se avete un figlio sonnambulo, non tentate di svegliarlo, ma cercate di evitare che si faccia male. <span style="color: #800080;">In alcuni casi si può intervenire farmacologicamente, sotto stretto controllo medico, con basse dosi di antidepressivi triciclici che agiscono sulla soglia del risveglio.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando il genitore ha bisogno di cure</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Molti disturbi psicologici si manifestano in maniere lievi</span>, che permettono al soggetto che ne soffre di continuare a vivere la propria quotidianità in maniera abbastanza soddisfacente ma che minano invariabilmente la propria capacità di entrare in relazione con le altre persone.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/depressed-mother.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8351" title="depressed mother" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/depressed-mother.jpg" alt="" width="490" height="357" /></a></p>
<p>Alcuni disturbi come la depressione o la vasta categoria dei disturbi di ansia sono spesso considerati come sintomi di mancanza di volontà, e i sintomi che ne derivano sono facilmente descritti dai conoscenti e familiari di chi ne è affetto come “paranoie” o “fissazioni”. Non è infrequente che questi reagiscano con insofferenza o aggressività, a volte con indifferenza, aumentando la confusione nella persona sofferente e spingendola chiudersi ancor più in sé stessa.</p>
<p>In altri casi, è proprio chi ne soffre a non riconoscere o ammettere di avere un problema, tendendo a trovare giustificazioni in cause esterne per i propri problemi.</p>
<p>Durante l’adolescenza ogni persona compie un percorso di distacco dai propri genitori, considerati durante l’infanzia come onnipotenti e onniscienti, e riesce quindi a guardarli come maggiore obiettività. In questa fase, può succedere di riscontrare che alcuni comportamenti del proprio genitore sono sintomo di un disagio profondo che il genitore stesso non riesce o non vuole individuare. In questi casi, tutta la famiglia vive una situazione di malessere che viene affrontata più o meno direttamente.</p>
<p><strong>Se non si riesce a convincere il proprio genitore a farsi aiutare</strong> e se anche l’altro genitore, per varie ragioni, non può o non vuole prendere parte attivamente in questa situazione, può essere comunque utile affrontare un personale percorso di aiuto con un psicologo o uno psicoterapeuta.</p>
<p>Anche se in questi casi la scelta di <strong>una terapia familiare potrebbe essere la soluzione migliore</strong>, questa deve essere il frutto di una decisione di cambiamento gruppale. Iniziando una terapia individuale, il cambiamento del singolo individuo all’interno della famiglia potrebbe essere un segnale positivo e incentivante per l’inizio di un nuovo percorso insieme.</p>
<p>In ogni caso, una terapia individuale aiuterà innanzitutto a gestire il proprio malessere, a riconosce ed accettare le problematiche del proprio genitore, e a limitare l’influenza di queste nella propria quotidianità e nel proprio percorso di crescita .</p>
<h2>In un secondo tempo, <span style="color: #800080;">si potranno costruire strategie di interazione che permettano una convivenza più serena con i propri genitori e valutare ulteriormente una possibilità di coinvolgimento degli stessi in un nuovo percorso di cambiamento.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I disturbi alimentari e il loro trattamento</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello dei disturbi alimentari è un tema sempre più frequente, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quello dei disturbi alimentari è un tema sempre più frequente, che ha un esordio sempre più precoce.</span> I principali disturbi alimentari, secondo la classificazione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, giunto alla sua quarta edizione (DSM-IV-r) sono due: <strong>l’anoressia</strong> e la <strong>bulimia</strong> nervosa.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/disturbi-alimentari-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8346" title="sb10069429a-002.jpg Food Salad" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/disturbi-alimentari-2.jpg" alt="" width="467" height="292" /></a></p>
<p><strong>I criteri diagnosti per poter fare diagnosi di Anoressia Nervosa sono i seguenti:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>A.</strong></td>
<td>Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>B.</strong></td>
<td valign="top">Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>C.</strong></td>
<td valign="top">Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>D.</strong></td>
<td valign="top">Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Caratteristico dell<strong>’</strong>anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale. La bulimia nervosa<strong> </strong>è, invece, caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate” seguiti dall’utilizzo di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o diuretici, il digiuno o l’attività fisica praticata in maniera eccessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I criteri per poter diagnosticare la Bulimia Nervosa, sempre il riferimento al DSM-IV-r sono:</strong></p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="40"><strong>A.</strong></td>
<td>Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti:</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="20">1)</td>
<td valign="top">mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="20">2)</td>
<td valign="top">sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="40"><strong>B.</strong></td>
<td>Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>C.</strong></td>
<td valign="top">Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>D.</strong></td>
<td valign="top">I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per i disturbi del comportamento alimentare, è utile distinguere tra: fattori predisponenti, fattori precipitanti, fattori che tendono a perpetuare la sindrome e fattori iatrogeni.</p>
<p><strong>Tra i fattori predisponenti rientrano:</strong></p>
<p>-         Il genere femminile, l’età (adolescenza), una storia di sovrappeso e di diete in età infantile, tratti ossessivi di personalità, aspettative esasperate, perfezionismo patologico, scarso controllo degli impulsi (per bulimia), sessualità disordinata;</p>
<p>-         Altri casi in famiglia (sorelle e/o madri);</p>
<p>-         Competitività esasperata di certi ambienti, mito della magrezza e della bellezza.</p>
<p><strong>Trai fattori precipitanti troviamo:</strong></p>
<p>-         Separazioni e perdite;</p>
<p>-         Esperienze sessuali;</p>
<p>-         Alterazioni dell’omeostasi familiare;</p>
<p>-         Cambiamenti della pubertà.</p>
<p><strong>I principali fattori di perpetuazione sono:</strong></p>
<p>-         Guadagni secondari legati alla malattia</p>
<p>-         Gli effetti del digiuno e della perdita di peso che tendono a perpetuare i sintomi per via di un feedback negativo.</p>
<p><strong>Tra i fattori iatrogeni troviamo:</strong></p>
<p>-         La prescrizione di diete in età adolescenziale;</p>
<p>-         La prescrizione di preparati ormonali che artificialmente la comparsa delle mestruazioni</p>
<p>Anoressia e bulimia prevedono <strong>interventi coordinati di specialisti diversi</strong>, in successione o contemporaneamente: psichiatri, psicoterapeuti, internisti, endocrinologi, ginecologi, dietisti, ecc…</p>
<p>Spesso è necessario il ricovero, anche a causa delle molteplici complicanze somatiche (alterazione della funzionalità renale, disturbi cardiocircolatori, gastrointestinali, neurologici, alterazioni dermatologiche ed ematologiche, danni al sistema immunitario, ecc…).</p>
<p>Una prima fase dell’intervento deve avere come obiettivo quello di interrompere il digiuno e ripristinare discrete condizioni fisiche, al fine di ottenere un peso accettabile, concordato con il paziente.</p>
<p>In riferimento ad un <strong>intervento cognitivo-comportamentale </strong>è necessario incrementare le abilità di coping e problem solving, con lo scopo di imparare a gestire i sintomi. È necessario inoltre ristrutturare gli schemi cognitivi disfunzionali, modificare progressivamente l’attitudine negativa verso il proprio corpo, migliorare le capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, migliorare i pattern relazionali in famiglia, migliorare le competenze sociali e relazionali, tramite <em>social skill training</em>.</p>
<p>È possibile anche affiancare un intervento in <strong>gruppi di auto-aiuto.</strong></p>
<p align="center"> <strong><em>Bibliografia</em></strong></p>
<p>-        American Psychiatryc Association (2002) <em>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali</em>. (DSM-IV-r) Trad. it. Masson, Milano.</p>
<p>-        Cuzzolaro, M (2002) <em>Disordini alimentari in adolescenza. </em>A cura di Ammaniti, M., <em>Manuale di psicopatologia dell’adolescenza. </em>Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
<p>-        De Pasquale, C., Petralia, A., Rapisarda V. (2002) <em>Lezioni integrative di Clinica psichiatrica Vol. I &#8211; Neuropsichiatria dell’ età evolutiva.</em> Quaderno n. 22 di Formazione Psichiatrica, Catania.</p>
<p>-        Lombardo B. A. (2008) <em>Una breve analisi dei disturbi dell’alimentazione, anoressia e bulimia, secondo una prospettiva filogenetica: differenze fra Paesi del “Benessere Vs Malessere”. </em>Formazione psichiatrica, N. 3, pp. 127 &#8211; 133.</p>
<p>&nbsp;</p>
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