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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi &#187; Disagio Psicologico</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Help Line:una voce per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 07:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">E’ ormai un dato conosciuto a molti, l’elevato disagio soprattutto tra i giovanissimi del nostro territorio.</span> Essere giovani al giorno d’oggi è sicuramente una continua battaglia ed, uscirne indenni, è la dimostrazione di un grande atto di forza degno di un super eroe.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/help_line.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8489" title="help_line" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/help_line.jpg" alt="" width="480" height="235" /></a></p>
<p>I piccoli centri sono impregnati di giudizi, credenze e valori che vanno a contrastare quella che è la frenetica modernità e il sempre più esigente progresso che i giovani devono quotidianamente cavalcare per non restare indietro. La fragilità di un giovane, soprattutto se adolescente, alle prese con un’età ricca di cambiamenti e contraddizioni, di voglia di scappare via per essere liberi e il blocco nel restare attaccati ai forti legami, a volte, non viene presa in considerazione dagli adulti. Se a ciò aggiungiamo la precarietà che sta arrivando anche a diffondersi in piccoli centri, come i dintorni avellinesi, considerati da sempre “tranquilli e protetti”, allora<strong> la rottura con quella tranquillità e protezione scatena un’insoddisfazione forte, soprattutto nel giovane che si sta affacciando alla vita.</strong> Questa è una fragilità, che dobbiamo tenere d’occhio, un tipo di fragilità che il giovane non ammette di possedere ed è proprio questa che, molte volte, lo porta a lasciarsi andare ad esperienze trasgressive e pericolose, proprio per dover dimostrare ad ogni costo la sua forza e sicurezza, in un ambiente in cui più nulla è sicuro. <strong></strong></p>
<p><strong>L’insicurezza economica e la forte crisi mette alla prova non solo i giovani ma anche adulti che, fino a qualche anno fa pensavano alla tranquillità di una pensione e alla gioia nel potersi finalmente godere la propria famiglia; tutto ciò oggi non è più pensabile.</strong> La rottura che ne potrebbe derivare è un tipo di rottura con tutto ciò che faceva in qualche modo vivere la realtà tenendo uniti valori e speranze. Questa rottura sempre più imminente, dovrebbe allarmarci. Se poi proviamo a spostare ancora un po‘ più in là il focus di attenzione, arriviamo a vedere <strong>un’altra realtà abbandonata a se stessa e cioè quella degli anziani</strong>. Problematica già esistente nei nostri territori e aggravata dall’arrivo della crisi. <strong>La solitudine di chi resta isolato a causa di una vita già trascorsa e considerata per questo “poco importante” mette una grande tristezza e dovrebbe far sollevare la coscienza di chi qualcosa potrebbe fare.</strong></p>
<p>L&#8217;ASL di Ariano Irpino, diretta dall’Ingegnere Sergio Florio, insieme alla Caritas di Avellino, diretta dal Vescovo Francesco Marino, si è fatta portatrice di questo tipo di disagi e ha iniziato a vagliare le possibili porte di emergenza da mettere a disposizione di chi si trova a lottare ogni giorno contro questo tipo di problematiche e rischi dando il via a <strong>&#8220;Help Line&#8221;, progetto che vuole contrastare il fenomeno del rischio che corrono i giovani di oggi e non solo, attraverso una prevenzione basata sull&#8217;ascolto e sull&#8217;intervento psicologico</strong>. Un numero verde <strong>800 50 50 58</strong> a disposizione per accogliere una voce, che purtroppo è sempre più confusa dalla società attenta a modelli perfetti e irraggiungibili che i media propongono quotidianamente come la “normalità”, ci si può lasciare confondere da sempre più complicati e tecnologici modi di comunicare che spesso ingannano o travisano dialoghi e contatti genuini.<strong> Help Line offre allora un altro modo di comunicare, agire e viversi, offre cioè l’opportunità di poter creare un’alternativa laddove la strada sembra senza uscita.</strong> Questo progetto dà valore e peso ad una voce per tutti, laddove è necessario un intervento esterno repentino, ricordando che non è una vergogna ammettere di aver bisogno di aiuto. <strong></strong></p>
<p><strong>Il numero verde 800 50 50 58 ( attivo 24 su 24 e gratuito sia da cellulari che da numeri fissi) è a disposizione di tutti coloro che pensano di non essere in grado di affrontare problematiche difficili e disagiate.</strong> Oltre al numero verde è attivo un sito internet  <a href="http://www.lastanzadeisegreti.it/">www.lastanzadeisegreti.it</a> per poter entrare in contatto e chattare con psicologi in maniera del tutto anonima; per chi invece volesse scrivere e avere la possibilità di scambiare idee e confrontarsi riguardo situazioni disagiate può farlo al seguente indirizzo e-mail lastanzadeisegreti@hotmail.it. La sede di Help Line è sita presso l’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi (AV).</p>
<p align="right">
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		<title>Patologicamente narciso</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 15:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Anna Gullà</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY"><strong></strong><span style="color: #800080;">Ognuno di noi cerca di vivere in modo da sentirsi bene con se stesso: il nostro orgoglio viene aumentato dall&#8217;approvazione e ferito dalla disapprovazione.</span> Ma in alcuni di noi la continua ricerca di “rifornimenti dell&#8217;autostima” tramite conferme provenienti dall&#8217;esterno, eclissa a tal punto tutto il resto, da far parlare gli specialisti di <strong>narcisismo patologico</strong>, termine che indica appunto una sproporzionata preoccupazione per se stessi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/narciso.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8465" title="narciso" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/narciso.jpg" alt="" width="435" height="325" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Nella mitologia greca Narciso era un giovane innamorato del proprio riflesso nell&#8217;acqua, morto per un desiderio che la sua immagine non poteva soddisfare.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi sappiamo che le persone patologicamente narcisistiche sono soprattutto persone nella cui vita interiore <strong>manca</strong> qualcosa, che si sentono spesso vuoti, deboli, inferiori e temono di non essere adeguati, rimuginando in continuazione su risorse come la bellezza, la fama, la ricchezza, sull&#8217;<strong>apparenza</strong> piuttosto che sugli aspetti più privati della loro identità. L&#8217;immagine prende il posto della sostanza, e quella che Jung chiamava la <em>persona</em> (la parte di sé che si mostra al mondo), diventa più reale e sicura dell&#8217;essere autentico. Sono persone esibizioniste, distaccate, emotivamente inaccessibili, spesso dal portamento imponente e sicuro di sé, che solitamente anticipano ogni possibile attacco, attaccando. Caratteristiche nella maggior parte dei casi direttamente riconducibili a difficoltà di base con l&#8217;identità e l&#8217;autostima. Arroganza e sicurezza, quindi, si configurano come comportamenti compensatori di un&#8217;interiorità in cui predominano invidia, vergogna e sensi di colpa.</p>
<p align="JUSTIFY">Un&#8217;importante soluzione difensiva in cui sono spesso intrappolate le persone narcisistiche è il <strong>perfezionismo</strong>: perseguono ideali irrealistici e se non li raggiungono rispondono al fallimento con la convinzione di avere in sé una grave pecca, non accettando la propria umana fallibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Conseguenza frequente del perfezionismo dei narcisisti è il tentativo di evitare ogni sentimento ed azione che esprima la consapevolezza sia della fallibilità personale, sia di una realistica dipendenza dagli altri. Per questo i narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine: il primo implica l&#8217;ammissione di un difetto, la seconda vuol dire riconoscere il proprio bisogno. Poiché la persona narcisista tenta di edificare un senso di sé positivo sull&#8217;illusione di non avere né difetti, nè bisogni, teme che l&#8217;ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile. Scuse sincere e ringraziamenti sentiti, le espressioni comportamentali di rimorso e gratitudine, saranno quindi rigorosamente evitate in queste persone, che per gli stessi motivi si vergognano anche di chiedere qualcosa, trovandosi per questo in situazioni interpersonali in cui sono profondamente infelici perché gli altri non riescono ad intuire i loro bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli psicologi del sé hanno coniato il termine “<em>oggetto-se</em>” per indicare quelle persone che alimentano il senso di identità e di considerazione di ognuno di noi attraverso la loro conferma, ammirazione ed approvazione. Tutti hanno oggetti-se e ne hanno bisogno, ma la moralità esige che gli altri siano qualcosa di più di oggetti-se, che si riesca a vederli come realmente sono e nei loro bisogni, e non soltanto nei termini di ciò che fanno per noi. Nella persona narcisista, il bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.</p>
<p align="JUSTIFY">La letteratura sostiene che alcune persone si comportano in questo modo perché a loro volta sono state usate come appendici narcisistiche dai loro genitori, o da altre figure di accudimento che li hanno apprezzati non per quello che veramente erano, ma solo per il particolare ruolo che svolgevano, facendo credere al bambino che se fossero stati scoperti i suoi reali sentimenti, specialmente quelli ostili o egoistici, sarebbe stato rifiutato o umiliato. Questa situazione favorisce lo sviluppo di quello che Winnicott ha chiamato “falso-Sè”, e cioè la presentazione di quegli aspetti che conosciamo come accettabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Da questa prospettiva, sarebbero i bisogni narcisistici nei confronti di un figlio a creare le condizioni per l&#8217;incapacità dello stesso di distinguere tra i propri sentimenti reali e gli sforzi di compiacere o impressionare gli altri.</p>
<h2 align="JUSTIFY">In qualche modo queste persone sono consapevoli della loro fragilità psicologica, temono di essere messe da parte, sentono ad un qualche livello di consapevolezza di avere un&#8217;identità troppo debole per tenerla insieme e per tollerare le tensioni. <span style="color: #800080;">Questi timori inoltre, vengono spesso spostati in una preoccupazione per la salute fisica, con conseguenti pensieri ipocondiraci e morbose paure di morire.</span></h2>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Attacchi di panico … Quelli veri!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Ogni tanto, trasmissioni televisive affrontano come argomento centrale, fonte di attrazione per l’aumento di audience, delle “messe in scena” di crisi definite psicologiche o meglio  attacchi di panico.</span></h2>
<h2><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/panic.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8459" title="panic" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/panic.jpg" alt="" width="465" height="309" /></a></h2>
<p>In quel contesto televisivo viene data una definizione  (o forse no), in maniera frettolosa, in seguito a sintomi poco chiari scatenati da un improbabile opinionista alle prese con delle prove di un reality show. Evidentemente tutto fa brodo ed ascolto. Cerchiamo allora di chiarire la definizione di attacco di panico. Se pensiamo, solo per un attimo, che sono sempre di più i giovani adolescenti a soffrire di questo disturbo serio e, ripeto serio, è nostro dovere porre maggiore attenzione ed evitare di lasciarci invadere dalla confusione che ultimamente, soprattutto trasmissioni televisive diffondono.</p>
<p>Gli attacchi di panico (secondo il DSMIV, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) sono caratterizzati da un <strong>periodo preciso di paura o disagio intensi</strong> in assenza di un vero pericolo e sono accompagnati da almeno 4 dei seguenti sintomi che possono essere somatici o cognitivi ed includono: palpitazioni, sudorazione, tremori o grandi scosse, sensazioni di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea, vertigini, sensazione di testa leggera, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, brividi e vampate di calore. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi.</p>
<p>Spesso con questo tipo di disturbo bisogna conviverci ma con l’aiuto di professionisti competenti e tramite tecniche di diverso genere a seconda della storia e della personalità del soggetto, si può imparare a prevedere gli attacchi e gestirli. E’ importante, dunque, comprendere che ciò che si sta vivendo in quei pochi minuti dipende da una causa psicologica (dopo aver escluso quella fisiologica) e che si è di fronte ad un disturbo d’ansia che non va sottovalutato.</p>
<p>L’ansia scatenante può essere trasformata in una risorsa da utilizzare ed incanalare su versanti positivi. In poche parole, l’informazione su questo tipo di disturbi è vitale, in quanto bisogna essere in grado di riconoscere un attacco di panico e distinguerlo da una semplice crisi da stress o da altre “scenate” che ci propongono. La sensazione è di essere in preda all’ansia che attanaglia, immobilizza e limita anche azioni quotidiane generalmente semplici e prive di pericoli. L’attacco di panico, infatti, dopo quei 10 minuti passa, ma resta sempre la paura dell’arrivo del prossimo ed il pensiero che può cogliere alla sprovvista fa vivere un malessere generalizzato e diffuso all’intero arco della giornata, è per questo motivo che definisco il disturbo immobilizzante.</p>
<p>Si può, però, attraverso un percorso psicologico serio arrivare ad essere tantomeno padroni dell’attacco di panico e non subirlo. Diffidate dunque dalle imitazioni e dai messaggi poco chiari che ci invadono; diffidate dagli attacchi di panico…da reality show. Per non parlare poi di alcune paure o fobie, (esempio le claustrofobie) che si superano nel giro di pochi minuti grazie ad una conduttrice improvvisata psicologa e ad una prova di “sopravvivenza”.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Ma  questa è un’altra storia…</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Disturbo Post-Traumatico da Stress</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è un disturbo connesso ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è un disturbo connesso all’esperienza, diretta o indiretta, di eventi traumatici.</span> Si presenta con un serie di sintomi invalidanti per la persona che si protraggono per diverso tempo dopo l’esposizione all’evento stressante e non presentano remissione spontanea.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/dpts.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8428" title="RSO&amp;I/FE '07'" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/dpts.jpg" alt="" width="483" height="315" /></a></p>
<p>Storicamente è riconosciuto dalla fine dell’800, ad esempio con la “nevrosi da spavento” di Kraepelin, ma si è iniziato a riconoscerlo e studiarlo come “Disturbo post-traumatico da stress” solo intorno al 1980, in corrispondenza ai primi casi dei reduci del Vietnam.</p>
<p>Per evento stressante si intende un evento che ha vissuto il soggetto o che ha coinvolto una persona cara al soggetto in questione che abbia comportato morte, minacce di morte, lesioni gravi o minacce all’integrità fisica. I sintomi con cui si manifesta sono svariati e comportano tutti il rivivere l’esperienza traumatica in maniera intrusiva. Possono presentarsi ricordi e pensieri spiacenti legati all’evento che la persona non è in grado di allontanare, come anche incubi o sensazioni di rivivere l’esperienza traumatica, finanche ad illusioni e allucinazioni. Anche comportamenti di evitamento delle situazioni legate al trauma sono frequenti e necessari ai fini della diagnosi. Anche le condotte di evitamento prevedono una costellazione di sintomi con cui si manifestano. Queste includono non solo il tentativo di evitare luoghi, attività o persone che il soggetto ritiene legate al trauma ma anche sintomi come affettività ridotta, sentimenti di distacco verso gli altri e sfiducia nelle proprie prospettive future.</p>
<p><strong> Per poter diagnosticare un PTSD</strong> è necessario che lo psicologo riscontri che i sintomi siano presenti da più di un mese e che comportino un disagio significativo al paziente, riducendone il funzionamento relazionale, sociale e lavorativo. È da notare che il disturbo post-traumatico da stress non si manifesta necessariamente immediatamente dopo l’esposizione all’evento traumatico. In alcuni casi, l’esordio può avvenire dopo sei mesi o più (in questo caso, il PTDS si definisce “ad esordio ritardato”).</p>
<p>Le persone affette da PTSD rischiano di essere considerate esageratamente sensibili o in cerca di eccessive attenzioni quando in realtà le loro reazioni sono assolutamente aldilà della loro volontà e rappresentano un disturbo vero e proprio, necessitando di un intervento psicoterapeutico.</p>
<p>Secondo il<em><strong> “Cochrane Database of Systematic Reviews”</strong></em> (una rete di gruppi di lavoro che sottopongono a rigorosi controlli e valutazioni i vari studi pubblicati sull’efficacia di determinati interventi su determinati disturbi), gli interventi brevi di debriefing effettuati dopo l’esposizione ad effetti traumatici non sembrano particolarmente efficaci nel prevenire un PTSD, in alcuni casi sembrano anzi aumentare la possibilità di sviluppare il disturbo.</p>
<h2>Attualmente, il Cochrane Collaboration riconosce la maggior efficacia nel trattamento del PTSD alla <span style="color: #800080;">psicoterapia cognitivo-comportamentale, sia individuale sia di gruppo, focalizzata sul trauma.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;amore e i rischi suicidari</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Negli anni novanta, due ricercatori dell’Università di Birmingham, S.M. Davenport e J. Birtle hanno pubblicato un interessante articolo</span> sulle correlazioni tra la frequenza degli atti parasuicidari<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> e il giorno di San Valentino.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8413" title="mal-damore-foto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/mal-damore-foto.jpg" alt="" width="450" height="333" /></a></p>
<p>Davenport e Birtle hanno iniziato ad interessarsi all’eventualità di una relazione tra i due fenomeni quando durante un turno in Pronto Soccorso il giorno di San Valentino hanno notato un numero insolitamente alto di ricoveri per atti parasuicidari, in particolare per sovradosaggio di medicinali.</p>
<p>Gli studi finora condotti sottolineavano l’esistenza di una correlazione tra parasuicidio ed eventi stressanti quali disoccupazione, relazioni insoddisfacenti e malattie fisiche, ma non erano presenti in letteratura riscontri riguardo la festività di San Valentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la ricerca gli studiosi hanno proceduto registrando dagli archivi degli ospedali della città di Birminghan il numero degli accessi al Pronto Soccorso per atti parasuicidari, nel periodo dal 1983 al 1988, in quattro giorni specifici dell’anno: San Valentino, Natale, il 7 febbraio e il 15 agosto. Il giorno di Natale è stato scelto per poter confrontare i dati con un&#8217;altra festività a forte impatto emotivo, mentre il 7 febbraio e il 15 agosto sono state le date di controllo scelte con l’intento di evitare gli eventuali effetti collaterali dovuti alla stagione o al giorno della settimana.</p>
<p>In questo modo, furono registrati 170 casi di parasuicidio, di cui la maggior parte (69 casi) proprio nel giorno di San Valentino, seguiti da 45 casi nel giorno di Natale ed i restanti casi negli altri due giorni.</p>
<p>Un altro fattore interessante riscontrato riguarda l’età dei pazienti seguiti. Infatti, nei giorni di San Valentino e di Natale l’età media dei soggetti interessati era di rispettivamente 21 e 22 anni, mentre il 7 febbraio era di 28 anni e il 15 agosto di 31 anni. Come maggiore era anche la percentuale di adolescenti coinvolti il giorno di San Valentino, seguiti dal giorno di Natale e dagli altri due giorni di controllo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante questo studio non sia sufficiente per affermare una connessione casuale tra la festa di San Valentino e l’aumento di atti parasuicidiari, l’esperienza clinica pregressa dei due ricercatori li porta comunque a sottolineare l’alta possibilità che questa relazione esista. La maggior incidenza di casi parasuicidari durante il Natale rispetto alle due giornate di controllo è da considerare un ulteriore indicatore della possibilità che l’aumentata pressione sulle relazioni interpersonali sia da considerare come un fattore eziologico.</p>
<p>In ogni caso, gli atti parasuicidari sono eventi da non sottovalutare. Una recente ricerca dell’Università di Padova ha dimostrato che più del 50% dei soggetti che hanno messo in atto un tentativo di suicidio, reitereranno il tentativo. Il 20% di questi, entro i 12 mesi. I fattori di rischio per il suicido sono diversi e molto complessi da comprendere; un atto parasuicidario è un gesto grave che, anche se può non comportare conseguenze fisiche importanti, richiede di essere compreso nelle sue motivazioni.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Per questo motivo è fortemente consigliato far seguire la persona in questione da uno specialista che l’aiuti a trovare risposte più funzionali.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a> Parasuicidio: atto ad esito non fatale in cui un individuo mette in atto deliberatamente un comportamento non abituale che, senza l’aiuto di altri, danneggia se stesso; oppure ingestione in eccesso di una sostanza generalmente riconosciuta come terapeutica che gli/le era stata prescritta o consigliata in dosaggio terapeutico, mirando ad ottenere, in diretta conseguenza di ciò, un danno fisico. Definizione Organizzazione Mondiale della Sanità</p>
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		<title>Quando il genitore ha bisogno di cure</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iesari</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Molti disturbi psicologici si manifestano in maniere lievi</span>, che permettono al soggetto che ne soffre di continuare a vivere la propria quotidianità in maniera abbastanza soddisfacente ma che minano invariabilmente la propria capacità di entrare in relazione con le altre persone.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/depressed-mother.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8351" title="depressed mother" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/depressed-mother.jpg" alt="" width="490" height="357" /></a></p>
<p>Alcuni disturbi come la depressione o la vasta categoria dei disturbi di ansia sono spesso considerati come sintomi di mancanza di volontà, e i sintomi che ne derivano sono facilmente descritti dai conoscenti e familiari di chi ne è affetto come “paranoie” o “fissazioni”. Non è infrequente che questi reagiscano con insofferenza o aggressività, a volte con indifferenza, aumentando la confusione nella persona sofferente e spingendola chiudersi ancor più in sé stessa.</p>
<p>In altri casi, è proprio chi ne soffre a non riconoscere o ammettere di avere un problema, tendendo a trovare giustificazioni in cause esterne per i propri problemi.</p>
<p>Durante l’adolescenza ogni persona compie un percorso di distacco dai propri genitori, considerati durante l’infanzia come onnipotenti e onniscienti, e riesce quindi a guardarli come maggiore obiettività. In questa fase, può succedere di riscontrare che alcuni comportamenti del proprio genitore sono sintomo di un disagio profondo che il genitore stesso non riesce o non vuole individuare. In questi casi, tutta la famiglia vive una situazione di malessere che viene affrontata più o meno direttamente.</p>
<p><strong>Se non si riesce a convincere il proprio genitore a farsi aiutare</strong> e se anche l’altro genitore, per varie ragioni, non può o non vuole prendere parte attivamente in questa situazione, può essere comunque utile affrontare un personale percorso di aiuto con un psicologo o uno psicoterapeuta.</p>
<p>Anche se in questi casi la scelta di <strong>una terapia familiare potrebbe essere la soluzione migliore</strong>, questa deve essere il frutto di una decisione di cambiamento gruppale. Iniziando una terapia individuale, il cambiamento del singolo individuo all’interno della famiglia potrebbe essere un segnale positivo e incentivante per l’inizio di un nuovo percorso insieme.</p>
<p>In ogni caso, una terapia individuale aiuterà innanzitutto a gestire il proprio malessere, a riconosce ed accettare le problematiche del proprio genitore, e a limitare l’influenza di queste nella propria quotidianità e nel proprio percorso di crescita .</p>
<h2>In un secondo tempo, <span style="color: #800080;">si potranno costruire strategie di interazione che permettano una convivenza più serena con i propri genitori e valutare ulteriormente una possibilità di coinvolgimento degli stessi in un nuovo percorso di cambiamento.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I disturbi alimentari e il loro trattamento</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello dei disturbi alimentari è un tema sempre più frequente, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quello dei disturbi alimentari è un tema sempre più frequente, che ha un esordio sempre più precoce.</span> I principali disturbi alimentari, secondo la classificazione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, giunto alla sua quarta edizione (DSM-IV-r) sono due: <strong>l’anoressia</strong> e la <strong>bulimia</strong> nervosa.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/disturbi-alimentari-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8346" title="sb10069429a-002.jpg Food Salad" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/disturbi-alimentari-2.jpg" alt="" width="467" height="292" /></a></p>
<p><strong>I criteri diagnosti per poter fare diagnosi di Anoressia Nervosa sono i seguenti:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>A.</strong></td>
<td>Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>B.</strong></td>
<td valign="top">Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>C.</strong></td>
<td valign="top">Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="31"><strong>D.</strong></td>
<td valign="top">Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Caratteristico dell<strong>’</strong>anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale. La bulimia nervosa<strong> </strong>è, invece, caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate” seguiti dall’utilizzo di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o diuretici, il digiuno o l’attività fisica praticata in maniera eccessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I criteri per poter diagnosticare la Bulimia Nervosa, sempre il riferimento al DSM-IV-r sono:</strong></p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="40"><strong>A.</strong></td>
<td>Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti:</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="20">1)</td>
<td valign="top">mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="20">2)</td>
<td valign="top">sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="40"><strong>B.</strong></td>
<td>Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>C.</strong></td>
<td valign="top">Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>D.</strong></td>
<td valign="top">I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per i disturbi del comportamento alimentare, è utile distinguere tra: fattori predisponenti, fattori precipitanti, fattori che tendono a perpetuare la sindrome e fattori iatrogeni.</p>
<p><strong>Tra i fattori predisponenti rientrano:</strong></p>
<p>-         Il genere femminile, l’età (adolescenza), una storia di sovrappeso e di diete in età infantile, tratti ossessivi di personalità, aspettative esasperate, perfezionismo patologico, scarso controllo degli impulsi (per bulimia), sessualità disordinata;</p>
<p>-         Altri casi in famiglia (sorelle e/o madri);</p>
<p>-         Competitività esasperata di certi ambienti, mito della magrezza e della bellezza.</p>
<p><strong>Trai fattori precipitanti troviamo:</strong></p>
<p>-         Separazioni e perdite;</p>
<p>-         Esperienze sessuali;</p>
<p>-         Alterazioni dell’omeostasi familiare;</p>
<p>-         Cambiamenti della pubertà.</p>
<p><strong>I principali fattori di perpetuazione sono:</strong></p>
<p>-         Guadagni secondari legati alla malattia</p>
<p>-         Gli effetti del digiuno e della perdita di peso che tendono a perpetuare i sintomi per via di un feedback negativo.</p>
<p><strong>Tra i fattori iatrogeni troviamo:</strong></p>
<p>-         La prescrizione di diete in età adolescenziale;</p>
<p>-         La prescrizione di preparati ormonali che artificialmente la comparsa delle mestruazioni</p>
<p>Anoressia e bulimia prevedono <strong>interventi coordinati di specialisti diversi</strong>, in successione o contemporaneamente: psichiatri, psicoterapeuti, internisti, endocrinologi, ginecologi, dietisti, ecc…</p>
<p>Spesso è necessario il ricovero, anche a causa delle molteplici complicanze somatiche (alterazione della funzionalità renale, disturbi cardiocircolatori, gastrointestinali, neurologici, alterazioni dermatologiche ed ematologiche, danni al sistema immunitario, ecc…).</p>
<p>Una prima fase dell’intervento deve avere come obiettivo quello di interrompere il digiuno e ripristinare discrete condizioni fisiche, al fine di ottenere un peso accettabile, concordato con il paziente.</p>
<p>In riferimento ad un <strong>intervento cognitivo-comportamentale </strong>è necessario incrementare le abilità di coping e problem solving, con lo scopo di imparare a gestire i sintomi. È necessario inoltre ristrutturare gli schemi cognitivi disfunzionali, modificare progressivamente l’attitudine negativa verso il proprio corpo, migliorare le capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, migliorare i pattern relazionali in famiglia, migliorare le competenze sociali e relazionali, tramite <em>social skill training</em>.</p>
<p>È possibile anche affiancare un intervento in <strong>gruppi di auto-aiuto.</strong></p>
<p align="center"> <strong><em>Bibliografia</em></strong></p>
<p>-        American Psychiatryc Association (2002) <em>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali</em>. (DSM-IV-r) Trad. it. Masson, Milano.</p>
<p>-        Cuzzolaro, M (2002) <em>Disordini alimentari in adolescenza. </em>A cura di Ammaniti, M., <em>Manuale di psicopatologia dell’adolescenza. </em>Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
<p>-        De Pasquale, C., Petralia, A., Rapisarda V. (2002) <em>Lezioni integrative di Clinica psichiatrica Vol. I &#8211; Neuropsichiatria dell’ età evolutiva.</em> Quaderno n. 22 di Formazione Psichiatrica, Catania.</p>
<p>-        Lombardo B. A. (2008) <em>Una breve analisi dei disturbi dell’alimentazione, anoressia e bulimia, secondo una prospettiva filogenetica: differenze fra Paesi del “Benessere Vs Malessere”. </em>Formazione psichiatrica, N. 3, pp. 127 &#8211; 133.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Disturbi del sonno e insonnia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[speciale sonno]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ risaputa l’importanza che il sonno abbia per il completo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">E’ risaputa l’importanza che il sonno abbia per il completo benessere psico-fisico dell’individuo.</span> Solo riposando bene si può affrontare adeguatamente l’intera giornata e i vari impegni quotidiani.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/insonnia-cause.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8262" title="insonnia-cause" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/insonnia-cause.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Purtroppo, però, sono sempre più frequenti i soggetti che soffrono di disturbi del sonno. Diverse indagini epidemiologiche dimostrano, infatti, che circa il 30% della popolazione manifesta occasionalmente qualche problema del sonno e che l’insonnia, nello specifico, è un disturbo presente nel 10-13% delle persone adulte.</p>
<p>Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali divide i disturbi del sonno in quattro sezioni principali secondo l’eziologia presunta.</p>
<h2>Nello specifico, distingue tra:</h2>
<p><strong>1) Disturbi primari del sonno:</strong> non attribuibili a nessuna condizione medica generale o a disturbi mentali o ad assunzioni di sostanze. Si presume che insorgano da anomalie della regolazione del ritmo sonno-veglia;</p>
<p><strong>2) Disturbi del sonno correlati ad altro disturbo mentale:</strong> sono secondari ad altri disturbi mentali diagnosticabili, in genere disturbi dell’umore o d’ansia, ma abbastanza gravi tanto da richiedere un’attenzione clinica indipendente;</p>
<p><strong>3) Disturbi del sonno dovuti ad una condizione medica generale:</strong> ci si riferisce ad un disturbo del sonno conseguente agli effetti di una condizione medica sul sistema sonno-veglia;</p>
<p><strong>4) Disturbo del sonno indotto da sostanze:</strong> che implica disturbi del sonno causati dall’uso o dalla recente interruzione di sostanze, inclusi farmaci.</p>
<p><strong>L’insonnia rientra all’interno dei disturbi primari del sonno.</strong> Tale disturbo è caratterizzato da un vissuto di difficoltà ad iniziare o mantener il sonno, o di un sonno “non ristoratore” che dura per almeno un mese e causa uno stress clinicamente significativo o menomazione nell’area sociale, lavorativa o in altre importanti aree del funzionamento.</p>
<p>Quello dell’insonnia è un disturbo troppo spesso sottovalutato, sia dai pazienti che dai medici. I primi, infatti, tendono a procrastinare la ricerca di un aiuto specialistico, in quanto convinti del fatto che la situazioni si possa risolvere da sé. Il medico, dal canto suo, non sempre dedica il tempo necessario ad effettuare una corretta valutazione e diagnosi differenziale. Per tale ritardo nell’intervento, spesso l’insonnia tende a cronicizzarsi.</p>
<p>Secondo il <strong>modello delle 3 P</strong>, è possibile considerare l’insonnia come il prodotto dell’azione nel tempo di tre fattori. Il primo fa riferimento ai fattori predisponenti, cioè una predisposizione innata a sviluppare livelli elevati di attivazione emotiva e/o cognitiva. All’interno dei fattori predisponenti si aggiungono anche l’età avanzata, il genere femminile e la presenza di familiarità per l’insonnia. Sono inoltre da considerare i fattori precipitanti, come, ad esempio, un lutto, un evento stressante acuto e/o preoccupazioni che concernano il lavoro o la salute. Se la situazione viene affrontata tempestivamente, è possibile allora che la si risolvi. Altrimenti il disturbo rischia di cronicizzarsi, anche a causa dei cosiddetti fattori perpetuanti che determinano, a lungo andare, comportamenti disfunzionali difficili da trattare.</p>
<p>In riferimento ai sintomi dell’insonnia, i pazienti lamentano principalmente: un senso di irrequietezza durante l’addormentamento, sonno agitato e interrotto anche da minime fonti di rumore e disturbi ambientali e sensazione di aver riposato male.</p>
<p>È evidente come tale disturbo del sonno abbia importanti ricadute sulla vita diurna delle persone che ne soffrono. I pazienti riportano, infatti, un generico senso di stanchezza, che diventa particolarmente difficile da gestire in determinati momenti della giornata, e altri disturbi quali cefalea e irritabilità. Tali sintomi si ripercuotono anche sulla performance lavorativa, sulla qualità e sulla gestione del tempo libero, fino a compromettere i livelli di autostima del soggetto. Le ripercussioni si hanno anche a livello sociale, basti pensare, ad esempio, all’aumentato rischio di incidenti sul lavoro e al problema della sicurezza stradale.</p>
<p>Il momento della valutazione dei disturbi del sonno è estremamente importante: solo attraverso corrette valutazioni è infatti possibile predisporre adeguati interventi.</p>
<p><strong>Per i disturbi del sonno, si procede ad una duplice valutazione, clinica e strumentale.</strong></p>
<p>La prima comprende un’approfondita anamnesi familiare, lavorativa, patologica remota e recente del paziente. Si andranno, quindi, a ricercare informazioni su eventuali precedenti morbosi, su eventuali traumi e sui motivi che hanno portato il paziente a chiedere aiuto in quel particolare momento. Al fine di ottenere informazioni più dettagliate, il clinico può adoperare questionari specifici e lo strumento del “diario del sonno”. In tale diario, il paziente avrà il compito, al mattino appena sveglio, di annotare le più svariate informazioni riguardo il sonno appena concluso, includendo quindi le ore di sonno, il tempo di addormentamento, il numero di risvegli, ecc…</p>
<p>Per quanto concerne la diagnosi strumentale, inoltre, le principali tecniche adoperate sono due: <strong>la polisonnografia e l’attigrafia</strong>. La prima viene effettuata mediante il monitoraggio di tre parametri fisiologici, quali: l’elettroencefalogramma, l’elettrooculogramma e l’elettromiogramma.</p>
<p>L’attigrafia, invece, attraverso la registrazione dell’attività motoria, è in grado di misurare la quantità e la qualità del sonno del paziente.</p>
<p>Dopo aver accertato la presenza dell’insonnia o di qualche altro disturbo del sonno, è necessario che il trattamento sia mirato e specifico, vista la complessità del disturbo e la mancanza, di conseguenza, di una soluzione terapeutica univoca.</p>
<p>In riferimento al trattamento dell’insonnia, esiste ancora una diatriba tra coloro che si dichiarano favorevoli all’uso dei farmaci e coloro i quali, invece, ne sono contrari. Tale disputa si fa risalire agli anni Sessanta, con la scoperta delle benzodiazepine. Tale classe di farmaci, infatti, aveva creato l’illusione di poter risolvere l’insonnia senza effetti collaterali. Tuttavia sono subito emersi i limiti delle benzodiazepine, sia per quanto riguarda l’efficacia nel tempo e sia per i fenomeni di assuefazione che l’uso prolungato causa.</p>
<p>In generale, oggi, c’è una certa concordanza nel ritenere che l’uso più appropriato del trattamento farmacologico dovrebbe essere limitato a brevi periodi di tempo e riservato alle insonnie acute.</p>
<p>A tale intervento farmacologico deve essere affiancato un trattamento psicoterapico di tipo cognitivo-comportamentale. Tale approccio terapeutico attribuisce un ruolo predominante ai fattori cognitivi ed emotivi quali responsabili dell’instaurarsi e cronicizzarsi dell’insonnia. Il terapeuta, quindi, lavora sugli aspetti emotivi e i comportamenti dei pazienti che possono disturbare il sonno e creare circoli viziosi che alimentano l’insonnia e incrementano la sensazione di impotenza rispetto al problema.</p>
<p>Altre tecniche di intervento da utilizzare nei casi di insonnia sono:</p>
<p>- rilassamento, il cui obiettivo è quello di facilitare l’inizio del sonno. Tra queste tecniche rientrano i training autogeni e il rilassamento progressivo;</p>
<p>- controllo degli stimoli, che ha lo scopo di correggere cattive abitudini o condizionamenti ambientali negativi;</p>
<p>- restrizione del sonno, che, aumentando le ore di veglia, tende a ripristinare la fisiologica propensione del sonno;</p>
<p>- fototerapia, attraverso la somministrazione di luce ad alta intensità, a determinati orari, consente di regolarizzare l’orologio biologico.</p>
<h2>In generale, quindi, emerge come quello dell’insonnia sia un fenomeno complesso, che necessita di attenzioni ed interventi mirati. <span style="color: #800080;">Già ai primi sintomi è necessario, allora, rivolgersi ad uno specialista, così da non inficiare la propria qualità della vita.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>- American Psychiatryc Association (2002) Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. (DSM-IV-r) Trad. it. Masson, Milano.</p>
<p>Natale, V., Occhionero, M. (2009) Insonnia: se la riconosci la curi. Psicologia Contemporanea, Vol. 216, pag. 12- 17.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’ipocondria</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La paura di essere gravemente malato, la costante preoccupazione di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">La paura di essere gravemente malato, la costante preoccupazione di avere una malattia grave, avere la percezione (errata) di sentire tutti i sintomi di determinate malattie, <span style="color: #000000;">sono le caratteristiche dell’ipocondria.</span></span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/ipocondria.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8252" title="Medizinerin sitzt hinter vielen bunten Pillen" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/ipocondria.jpg" alt="" width="440" height="293" /></a></p>
<p>La percezione di avere una malattia è dovuta a preoccupazioni nei confronti di funzioni corporee e alterazioni fisiche. Spesso si attribuiscono sintomi di malattie che in realtà non si provano, ma sono alterate dalla convinzione di essere malati.</p>
<p><strong>Andare da un medico, fare molte analisi, non serve a nulla</strong>, poiché chi soffre di ipocondria è sicuro di essere malato e non è convinto delle rassicurazioni del medico e delle analisi. Tende a cambiare spesso medico, perché è convinto che sia lui a sbagliarsi e ripete le analisi più volte. In alcuni casi diventa anche pericoloso poiché molte analisi, se ripetute, possono danneggiare il proprio corpo.</p>
<p>Le preoccupazioni possono essere anche diverse e comprendere più malattie, può esserci preoccupazione sia per una malattia che per più malattie, sia per un solo organo specifico che per più organi del corpo. (ad esempio problemi al cuore, o al fegato…). Una persona affetta di ipocondria può “ammalarsi” se sente parlare di una malattia o se sente che qualche caro è affetto da questa.</p>
<p>Parlano sempre della loro presunta malattia, essendo convinti di averla. Le relazioni sociali rischiano di essere compromesse, il soggetto, convinto di essere malato, vuole essere trattato da malato dai suoi cari, pur stando in salute. E non sempre i familiari sono disposti ad assecondarli, si rischiano quindi difficoltà nelle relazioni. Spesso queste difficoltà possono nascere anche a lavoro.</p>
<h2>Un trattamento per l’ipocondria è un percorso psicoterapeutico, o psichiatrico, ma l’ipocondriaco tende a non voler andare da uno psichiatra o psicologo. <span style="color: #800080;">Se lui non è convinto il percorso risulterà molto difficile.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scommettiamo che divento felice?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 10:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mirabella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi anni il mio interesse si è focalizzato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">In questi ultimi anni il mio interesse si è focalizzato sulla patologia dalle dipendenze senza sostanza,</span> in particolare il gioco d’azzardo, dove troviamo anche: dipendenze affettive, da sesso, da internet, da acquisti compulsivi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/dipendenza-gioco.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8154" title="dipendenza gioco" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/dipendenza-gioco.jpeg" alt="" width="489" height="371" /></a></p>
<p>Si tratta di una patologia in preoccupante espansione che a mio modesto avviso non viene sufficientemente attenzionata, probabilmente perché socialmente condivisa da sempre più persone e nel caso del gioco d’azzardo, “benedetta dallo Stato”. Le caratteristiche indicative della dipendenza ( tolleranza, astinenza, controllo), insorgono tramite l’attivazione dell’escalation: ”passatempo vizio patologia”. La dipendenza da gioco d’azzardo è subdola e insidiosa, perchè difficilmente individuabile, ad alta recidività e difficilmente trattabile con gli odierni mezzi terapeutici.</p>
<p><strong>A proposito di gioco d’azzardo&#8230;</strong></p>
<h2>SCOMMETTIAMO CHE DIVENTO FELICE ?</h2>
<p>Vorrei iniziare con una disamina di carattere semantico in riferimento al termine dipendenza, che proviene etimologicamente dal latino: dipendere “pendere in giù”, quindi parlare di dipendenza come di un fatto negativo evoca necessariamente il contrario; indipendenza che è sinonimo di libertà; l’assioma principale che dovrebbe guidare l’agire umano cosi da condurre alla felicità.</p>
<p><strong>Breve riflessione &#8230;</strong></p>
<p>Ma essere felici che cos’è, desiderio o piacere? E’ desiderio, lo postula la filosofia e la letteratura (non amo che le rose che non colsi), lo conferma la scienza.</p>
<p>In neurofisiologia si afferma che il piacere viene attivato dal rilascio di ormoni; le endorfine, come la morfina e l’oppio; “calmanti”, mentre il desiderio e generato da un altro ormone; la dopamina, l’ormone della”ricompensa”, che è un eccitante = “energia” .</p>
<p>L’energia è vita , è stimolo continuo, mai effimero o fine a se stesso come il piacere. E’ necessario rimanere nel desiderio, cavalcarlo, pena il vederlo trasformare in bisogno = “dipendenza”.</p>
<p>Ma quali sono le cause che fanno si che l’uomo assuma comportamenti dannosi per la propria salute e si renda schiavo dalle dipendenze?</p>
<p><strong> Per dirla con Dostoevskij:</strong></p>
<p><em>“Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell’acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco perfino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità…” “ma allora è tutta colpa della stupidità?”</em></p>
<p>Forse è meglio consultare la <strong>TEORIA DI EYSENCK</strong>. Eysenck scoprì due dimensioni di base della personalità, che indicò come introversione-estroversione e nevroticismo (stabile-instabile). L’estroversione ha una base fisiologica. L’individuo estroverso sarebbe corticalmente sotto-attivato è quindi avrà una fisiologica tendenza per la ricerca di stimoli eccitanti e pericolosi, l’impulsività è una componente principale della personalità dell’estroverso, vi è insomma una predisposizione a mettersi nei guai.</p>
<p><strong>E avvalersi del contributo di FREUD con Eros e Thanatos</strong></p>
<p>Nell’antichità Eros &amp; Thanatos, originariamente fratelli e figli della Notte e di Erebo erano legati al mito dell’amore e della morte, entrambi erano mediatori tra il caos e la perfezione, tra l’irrazionale e il razionale. Eros e Thanatos sono complementari, non possono esistere l’uno senza l’altro. Non si può prescindere da fisiologici stadi di dolore, in quanto il dolore è il rovescio della medaglia del piacere.</p>
<p>Ma quale che sia la interpretazione eziologica il problema è che l’individuo è costantemente assorbito dal pensiero del gioco, il quale diventa una strategia fallimentare di evitamento dai problemi, vi è un continuo affidarsi alla sorte, per raggiungere la “felicità”, per mezzo di somme di denaro sempre più consistenti, (comportamento favorito dalla sindrome della tolleranza e dell’astinenza), fino a portarsi al tracollo economico, dopodiché non esiterà a procurarsi il denaro anche con mezzi illegali compromettendo gravemente la sua vita familiare e sociale, in danno della propria autostima e dignità , allora è facile rimanere soli e vedere affacciare l’ombra della depressione, nei casi piu gravi accompagnata dall’estremo tentativo di rimettere tutto a posto attraverso il suicidio, spesso attuato anche per mezzo dell’ “accoppiata vincente” fumo e alcol.</p>
<h2><span style="color: #800080;">E pensare che è solo un gioco…</span></h2>
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