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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Casi clinici</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Il Tocco e l&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mirabella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mese scorso, consigliata da uno psicoanalista è venuta nel ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Il mese scorso, consigliata da uno psicoanalista è venuta nel mio studio la signora R.</span> Disse di essere molto sensibile e che difficilmente sopportava di essere toccata, ma sentiva il bisogno di ricevere qualche trattamento sul corpo, sentiva di perdere il contatto con se stessa. Potevo fare qualcosa ?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/mani_20661.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-8233" title="mani_20661" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/11/mani_20661.gif" alt="" width="491" height="328" /></a></p>
<p>Iniziai chiedendole di raccontarmi la sua storia. Lei con profondo imbarazzo rispose<em> &#8220;Venni molestata da piccola e la cosa continuò per molti anni&#8221;</em>. Da allora, non riesco a sopportare nessun tipo di contatto fisico. Le chiesi se c&#8217;era qualche altro episodio di rilievo. Si ritrasse leggermente stringendo le spalle e ripiegandosi sull&#8217;addome. Notando questo suo atteggiamento di chiusura le dissi: <em>&#8220;Se non vuole parlarne ora, va bene lo stesso&#8221;</em>.</p>
<p>Dopo anni di esperienza, nella mia pratica, sono assolutamente certo che <strong>la sicurezza e il supporto sono strumenti essenziali</strong> per qualsiasi cambiamento costruttivo. Con mia sorpresa, improvvisamente notai che il suo respiro da affannoso la quale era in precedenza, ritornò pieno e rilassato e il suo corpo si abbandonò al ritmo calmo del suo respiro. Aspettai pazientemente che facesse il secondo passo. Infine disse: <em>&#8220;Le molestie erano rituali e sessuali, un baratro senza via d’uscita&#8221;</em>. Un brivido attraversò il mio corpo; dovetti respirare profondamente più volte per liberarmi dal peso. Continuò raccontandomi molti altri dettagli della sua storia e poi lentamente iniziò a liberarsi.<em> &#8220;Circa sei anni fa ho avuto un cancro al seno e ho subito una mastectomia&#8221;</em>. Quali sofferenze e quanta vergogna deve aver sopportato. Entrambi restammo seduti in silenzio per qualche istante. Infine, quando mi sembrò il caso le chiesi :<em> &#8220;Ora che tutta la storia è stata rievocata, cosa ne pensa di lavorare con il suo corpo?&#8221; &#8220;Ho paura&#8221;</em> rispose. <em>&#8220;Mi sembra logico&#8221; replicai c&#8217;è qualcosa che posso fare per metterla più a suo agio?&#8221;</em> Mi sorprese quanto quelle mie poche rassicurazioni bastarono per farla rilassare. Lei disse: &#8220;<em>Non sono abituata ai dottori che si informano su quello che sento prima di fare qualcosa su di me&#8221;</em>. Dissi semplicemente: <em>&#8220;È una seduta dedicata a lei e al ripristino energetico del suo corpo e penso che io debba sapere da lei, almeno, cosa le da eccessivo disagio . Questo sembrò rassicurarla definitivamente . &#8220;Bene&#8221;</em>, disse alla fine. <em>&#8220;Mi sento già meglio. Quando cominciamo?&#8221; &#8220;Abbiamo già cominciato&#8221;</em>, risposi. <em>Proviamo alcuni tocchi ?&#8221; &#8220;La cosa mi rende curiosa, anche se ho un po’ paura&#8221;.</em></p>
<p><strong> Si distese sul futon.</strong> Chiesi: <em>&#8220;Qual è secondo te la zona migliore per iniziare?&#8221;</em> Di nuovo uno sguardo meravigliato e una pausa. <em>&#8220;I piedi&#8221;. &#8221; Mi dica come si sente quando prendo contatto con i piedi&#8221;</em>. Quando mi avvicinai per toccare i piedi sentii che si ritraeva così rimasi a circa cinque millimetri di distanza e chiesi: <em>&#8220;Che ne dice se mi tocca lei con i piedi?&#8221;</em> Per alcuni secondi si bloccò, poi lentamente inizio ad allungare i piedi e prese contatto con le mie mani. Un leggero sospiro le uscì dalla gola. <em>&#8220;Va tutto bene?&#8221;</em> Cominciò a piangere sommessamente e poco a poco dopo disse: <em>&#8220;È piacevole&#8221;</em>. La sessione andò avanti in quel modo, lei aveva creato il contatto e a volte cercava di capire con quale parte del corpo preferiva stabilire il contatto. Il mio atteggiamento era di curiosità e profondo ascolto, feci creare a lei il suo primo trattamento energetico .</p>
<h2>È interessante il fatto che abbia provato un grande senso di liberazione e di gioia con tutti e sei i tipi di tocco. <span style="color: #800080;">In certi momenti spingeva molto forte o mi chiedeva di premere più forte in altri momenti ci sfioravamo appena.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La disabilità motoria: un&#8217;esperienza diretta</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come una giovane trent’enne “affronta” la vita
Quello della disabilità è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="center"><span style="color: #800080;"><strong>Come una giovane trent’enne “affronta” la vita</strong></span></h2>
<h2>Quello della disabilità è un mondo complesso, oltre che estremamente vario nelle sue diverse manifestazioni.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/disabili.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7692" title="disabili" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/09/disabili.jpg" alt="" width="432" height="323" /></a></p>
<p>In questo contributo ci si soffermerà in modo dettagliato sulla disabilità motoria e, nello specifico,  sulla spasticità. Ciò verrà fatto grazie al contributo di un’amica, che racconta cosa vuol dire essere spastici. Ci parlerà dei suoi vissuti, delle sue esperienze di vita, delle difficoltà che vive quotidianamente e dei traguardi che è riuscita ad ottenere, grazie alle potenzialità che la condizione di disabilità comporta.</p>
<p>Questa, infatti, non è solo causa di limitazioni e restrizioni, ma, come ogni fenomeno, anche quello più limitante e negativo, va osservato ed analizzato nella complessità che porta con sé. Anche la disabilità, quindi, deve essere vista non solo come limite ma, soprattutto, come possibilità. Possibilità di ottenere soddisfazioni ambite, possibilità di raggiungere traguardi difficilmente raggiungibili dalla complessità della situazione che si vive, possibilità per crescere e migliorarsi ogni giorno di più, e possibilità di crescere con &#8211; e grazie- alle persone che amiamo e che ci amano.</p>
<p>I sintomi di una paralisi spastica si manifestano in modo molto vario: vanno da una lieve restrizione della motilità fino alla perdita totale del controllo dei muscoli scheletrici. A seconda dell&#8217;area del corpo interessata, si parla di:</p>
<ul>
<li><em>monoparesi</em>, quando è colpito un solo arto;</li>
<li><em>paraparesi</em>, paralisi a carico dei due arti inferiori;</li>
<li><em>emiparesi</em>, paralisi limitata a un solo lato del corpo;</li>
<li><em>tetraparesi</em>, paralisi che colpisce tutti e quattro gli arti.</li>
</ul>
<p>Oltre ai sintomi come aumento del tono muscolare, rigidità dei muscoli colpiti, spasmi a volte molto dolorosi e contratture, il soggetto può presentare problemi di equilibrio e di coordinazione dei movimenti, difetti del linguaggio e della deglutizione e strabismo. Alla spasticità non è associata per forza una perdita della capacità intellettiva o un ritardo mentale.</p>
<p>Ci sono, inoltre, diversi fattori che possono aumentare la spasticità, come, ad esempio, infezioni, temperature estreme, umidità. Anche fattori psichici, come lo stress emotivo e fisico, la paura e l&#8217;eccitazione, possono aggravarla.</p>
<p>Come detto, la redazione di tale articolo è stata possibile solo grazie al contribuito significativo di una cara amica, che ci racconta la sua esperienza. <strong>Clelia</strong> ci parla non solo della sua situazione fisica, ma anche dei suoi vissuti, delle sue esperienze, delle paure, delle sconfitte e delle vittorie che la hanno accompagnata in questi anni.</p>
<p>“Nel mio caso, la paresi spastica consiste, sostanzialmente, nella mancanza di equilibrio corporeo e rigidità muscolare, soprattutto negli arti inferiori. Sono nata con questo handicap, alla nascita ho avuto difficoltà respiratorie, causa principale del danno cerebrale. Da piccola, mi muovevo a carponi, poiché i tendini degli arti inferiori erano corti. I medici, per anni, non si sono accorti di nulla, dicevano a mia madre che si trattava di semplice pigrizia. Nel frattempo, mia madre, non convinta, chiede il parere di vari specialisti. Così, la mia non era pigrizia bensì un handicap. Per più di cinque anni feci della fisioterapia, dalla quale non ebbi alcun beneficio: a dimostrarlo fu l&#8217;ennesimo consulto specialistico, confermando che tale terapia aveva ulteriormente danneggiato la mia situazione fisica.</p>
<p>La mia infanzia non l&#8217;ho trascorsa soltanto girovagando per specialisti e riabilitazione: andavo alla scuola materna, come tutti gli altri bambini della mia età. Mi sono accorta sin d’allora che non ero come gli altri, ma non mi pesava più di tanto. L’incoscienza, l’ingenuità, la purezza dei bambini non alimenta alcun pregiudizio nei confronti del disabile. Fino alle elementari, nonostante comprendevo di essere diversa, vedevo il modo roseo, mi ero integrata abbastanza bene con i compagni di classe. Le cose iniziarono a cambiare, sia in positivo che in negativo, durante l’età dell’adolescenza. Avevo dodici anni, quando ai miei genitori, sotto consiglio medico-ortopedico, fu consigliato di farmi visitare al centro pediatrico di Rizzoli, a Bologna. Così fu. L’esito fu positivo: attraverso un intervento chirurgico era possibile migliorare la mia situazione fisica. Mi operai nel &#8221;94&#8221;. Nessuna paura, anzi: ero molto ottimista. Sognavo di poter correre come tutti gli altri, senza aver bisogno di nessuno. Dopo ben due anni di intensa riabilitazione, iniziai a fare i primi passi. E’stato come rinascere per me.</p>
<p>Con il mio fisioterapista si era creato un bel rapporto “paterno”, tanto che, quando mi comunicò che il percorso riabilitativo era giunto al termine, poiché aveva raggiunto le aspettative sperate, ci rimasi molto male, non solo per la sua futura assenza, ma perché significava essere giunti al limite del mio miglioramento fisico. Fu una grande delusione, in quanto speravo di essere del tutto autonoma. E&#8217; stato duro l&#8217;impatto con la realtà, comprendere pienamente che si trattava soltanto di un mio sogno. Nel frattempo, iniziai a frequentare le medie; come tutte le ragazze della mia età ero vanitosa, allegra, amavo stare in mezzo alla gente e anche un pò ribelle.</p>
<p>L&#8217;ultimo anno delle medie qualcosa cambiò: le poche amiche che mi erano state accanto si sono allontanate, nonostante sono passati parecchi anni il motivo mi risulta ancora sconosciuto. Da lì iniziò un periodo molto buio, in quanto mi sentivo discriminata, rifiutata ed un enorme peso per gli altri. Iniziai a vedere il cibo come un nemico, litigavo spesso con mia madre, attribuendole colpe che non gli appartenevano riguardo la mia disabilità. Successivamente subentrò in me lo stato d&#8217;ansia-depressivo, non vi era differenza tra giorno e notte. Ero piena di paure per il mio futuro, la mia vita e la mia famiglia. Furono tre mesi lunghi e penosi, non solo per me ma anche per chi mi vedeva soffrire. Le cose andarono meglio quando incominciai a frequentare il liceo, ma non più di tanto, continuavo a sentirmi un peso, inadeguata ovunque e con chiunque.</p>
<p>Tutto questo perché non accettavo me stessa, avevo perso l’allegria, la solarità di bambina, avvicinandomi pian piano al mondo vero, al mondo adulto, sebbene in anticipo rispetto agli altri ragazzi della mia età. Gli anni del liceo non mi regalarono tanti momenti felici, ma riuscii comunque a prendere la maturità, di cui oggi sono fiera.</p>
<p>Da allora son passati quasi dieci anni.</p>
<p>Sono cambiate molte cose nella mia persona.</p>
<p>Naturalmente, essendo alla soglia dei trent’anni, ho una visione differente di me stessa e del mondo. Credo che il tempo insegni molteplici cose. Oggi sono una donna che, nonostante la sua disabilità, è determinata nel voler andare avanti, pienamente consapevole di dover incontrare in futuro molte difficoltà non essendo del tutto autonoma. Ma questo non è più motivo di sconforto, anzi mi rende più forte e combattiva. Credo di essere una persone leale, socievole e diretta, a volte fin troppo.</p>
<p>Mi trovo bene con me stessa ed è questo ciò che conta realmente.</p>
<p>Non vi nego che mi sarebbe piaciuto avere un lavoro, una carriera, ma purtroppo non è così.</p>
<p>Nel tempo, ho anche imparato a dialogare con Gesù, che mi ha aiutato molto: ho avuto modo di capire profondamente che nulla ci è dovuto, ma ci viene donato. Pertanto, non ha senso piangersi addosso, chiedersi perché, chiudendosi in se stessi. Credo che Gesù conosca, ancora prima di noi stessi, le nostre domande e paure e, se si ha fede, Egli stesso ci risponde ancor prima di porGli la domanda. Da quando son riuscita a costruire un intimo dialogo con Gesù, imparando così tante cose, vorrei poter tornare indietro e, prima di tutto, chiedere perdono a mia madre per averla fatta sentir in colpa per avermi messa al mondo. Con la maturità dei miei trent’anni capisco i sacrifici e le sofferenze che ha attraversato mia madre e senza mai mollare&#8230;.tutto questo per amore, nei miei confronti.</p>
<p>Concludendo, vorrei lanciare un appello a tutte le persone con disabilità: <strong><em>“so bene che non è semplice, ma imparate ad assaporare le cose più piccole che avete attorno, poiché ci vengono donate da Gesù&#8230;Egli nel tempo ti fa conoscere le bellezze più grandi””.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Nessun professionista, nessuno psicologo, nessun medico e nessun’altra figura professionale può essere in grado di spiegare in modo così esaustivo e chiaro cosa si prova nel superare quegli ostacoli quotidiani che i cosiddetti “normodotati” non vedono &#8211; ma che sono comunque presenti in una società del ventunesimo secolo che si definisce civile e progredita, ma che, in fondo, sembra aver perso l’umanità e il vero significato dell’essere civile &#8211; così come ha fatto Clelia, condividendo con noi una piccola parte della sua “lotta” quotidiana.</p>
<h2><span style="text-decoration: underline; color: #800080;"> Un Grazie a <strong><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">Clelia Svarosky</span>.</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La carriera</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 12:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
-Dottorè, vi posso raccontare la carriera?
Guardo stupita  Augusto,  ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/manicomio-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2637" title="manicomio 2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/manicomio-2.jpg" alt="manicomio 2" width="400" height="275" /></a></p>
<p>-Dottorè, vi posso raccontare la carriera?</p>
<p>Guardo stupita  Augusto,  che a quanto ne so non ha mai lavorato. Sarà una delle sue cantilene, quelle che ama ripetere ossessivamente per contenere l’agitazione, come la classifica di serie A, la formazione del Napoli, il calendario, i turni degli operatori e tutto quello che si può ricordare mettendolo in una lista. E in effetti lo è.</p>
<p>-La carriera? E fammi sentire.</p>
<p>- 12 dicembre 1974, 15 maggio 1982 Leonardo Bianchi, 15 maggio 1982, 23 novembre 1982, Villa Rachele, 23 novembre 1982, 26 ottobre 1987 Capodichino, …..</p>
<p>E’ sera nella residenza psichiatrica, e mentre gli altri pazienti sonnecchiano sul divano davanti alla tv, io ascolto un’interminabile lista di date e posti e lunghi anni snocciolati in maniera ossessiva, da una bocca fatta per prendere psicofarmaci e una mante fatta per ricordare qualunque cosa, tranne il senso della sua vita.</p>
<p>Augusto ha 47 anni, e da quando ne aveva 12 ha attraversato decine di manicomi, cliniche, residenze, che poi chiudevano, o venivano chiuse, o lo trasferivano, o da cui scappava. La carriera.</p>
<p>- Quando stavo a Napoli, giravo per il paese e tutti mi conoscevo, mi davano soldi e mangiare, glieli chiedevo io.<br />
- E poi che ne facevi di tutti quei soldi?</p>
<p>-Li davo all’infermiere, me lo diceva lui di chiederli.  Quell’infermiere era strano, faceva ‘ammore coi pazienti, maschi, femmine, tutti.</p>
<p>- E gli altri infermieri non dicevano niente?</p>
<p>- Come no, guardavano e si divertivano pure e poi ci facevano fare pure a noi pazienti e guardavano.<br />
- E tu che facevi?<br />
- Mi agitavo, mi mettevo paura, allora mi attaccavano, mi mettevano le funi vicino al letto. E una volta mi hanno dato pure una mazzata con un pezzo di ferro che mi sono messo i punti. Guardate qua.</p>
<p>Mi mostra un lungo solco nella pelle della fronte, da cui nella penombra della sala relax mi sembra di veder uscire tutto il male che quegli occhi hanno visto, la puzza di urina che quelle narici hanno respirato, lo stridere delle cinghie sui polsi e le caviglie, la schiuma tra i denti quando nessuno contiene la rabbia e la paura che hai del mondo, il desiderio di scegliere per se stessi senza averne le capacità e la libertà, le lacrime per le visite mancate dei parenti, il desiderio di un amore che non ci colorerà mai la vita.</p>
<p>Augusto si rattrista e potrebbe agitarsi. E allora sono dolori, non si sa contenere. Abbasso le luci e lo faccio accomodare sul divano, affinchè abbia meno stimoli possibili.</p>
<p>- Adesso sei qui, non preoccuparti, in questa residenza nessuno ti  farà del male.</p>
<p>-Lo so.</p>
<p>Si appisola sul divano con la mascella stretta per sentire meno dolore.</p>
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		<title>Insonnia</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 14:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[le conseguenze dell'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa scena tratta da &#8220;Le conseguenze dell&#8217;amore&#8221;1 ci da un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Questa scena tratta da <span style="color: #800080;">&#8220;Le conseguenze dell&#8217;amore&#8221;</span><sup><a href="http://www.psicozoo.it/2009/05/31/insonnia/#footnote_0_1258" id="identifier_0_1258" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="film di Paolo Sorrentino, uscito nel 2004">1</a></sup> ci da un assaggio del dramma che l&#8217;insonnia rappresenta per chi lo vive. <span style="color: #800080;">Buona visione&#8230;</span></h2>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/e001_gWA6q0&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/e001_gWA6q0&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1258" class="footnote">film di Paolo Sorrentino, uscito nel 2004</li></ol><div style='clear:both'></div>]]></content:encoded>
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		<title>Anoressia: Isabelle Caro testimonia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 22:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[isabelle caro]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanti di voi ricordano la campagna di Oliviero Toscani contro ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quanti di voi ricordano la campagna di Oliviero Toscani contro l&#8217;anoressia?  Siamo nell&#8217;autunno del 2007, enormi cartelloni campeggiano per le strade delle città.</span> Sopra il ritratto di una donna scheletrica, il volto spaventato e sofferente, completamente nuda. Le reazioni dello spettatore possono essere molte, ma quelle foto evocano per lo più disgusto, sgomento, curiosità mortale.</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-anoressia.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-anorexia.jpg"><img class="attachment wp-att-1199 centered" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-anorexia.jpg" alt="" width="376" height="283" /></a></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-isabelle-caro.jpg"><img class="attachment wp-att-1200 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-isabelle-caro.thumbnail.jpg" alt="" width="117" height="214" /></a>La donna ritratta è <strong>Isabelle Caro</strong>, attrice francese che da più di dieci anni soffre di anoressia e pesa 31 chili. Aldilà delle polemiche o dell&#8217;estetica, queste foto sono testimoninza di <strong>una vita trascorsa sul margine del precipizio,</strong> nella personale lotta quotidiana tra il peso, il cibo e l&#8217;amore per la vita.</p>
<p>Nel 2009 Isabelle torna in Italia per presentare la sua autobiografia,<em> &#8220;La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l&#8217;anoressia</em>&#8220;, Cairo editore, un libro che potrà aiutare molte ragazze a sentirsi meno sole.</p>
<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%" bgcolor="#ffffff">
<tbody>
<tr>
<td rowspan="15" width="100" align="center" valign="top"><a href="javascript:Jackopen('http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788860522047')"><img src="http://giotto.ibs.it/cop/copt13.asp?f=9788860522047" border="0" alt="La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l'anoressia" width="80" /></a><br />
<a href="javascript:Jackopen('http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788860522047')"><br />
</a></td>
<td class="tej" align="left" valign="top">Titolo</td>
<td class="lbarrasup" valign="top">La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l&#8217;anoressia</td>
</tr>
<tr>
<td class="tej" align="left" valign="top">Autore</td>
<td class="lbarrasup" valign="top"><strong>Caro Isabelle</strong></td>
</tr>
<tr>
<td class="tej" width="15%" align="left" valign="top">Prezzo</td>
<td valign="top">€         15,00</td>
</tr>
<tr height="5">
<td colspan="2"><img src="http://www.ibs.it/images/t.gif" alt="" height="5" /></td>
</tr>
<tr>
<td align="left" valign="top"><strong>Dati</strong></td>
<td valign="top">2009, 237 p., brossura</td>
</tr>
<tr>
<td align="left" valign="top"><strong>Traduttore</strong></td>
<td valign="top">Rodríguez X.</td>
</tr>
<tr>
<td class="ten" align="left" valign="top"><strong>Editore</strong></td>
<td><strong>Cairo Publishing</strong> (collana <strong>Storie</strong>)</td>
</tr>
<tr>
<td class="ten" colspan="2" align="left" valign="top"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-anoressia.jpg"><img class="attachment wp-att-1198 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/toscani-anoressia.thumbnail.jpg" alt="" width="161" height="224" /></a>E&#8217; dura per una persona mettere tanto in gioco le proprie debolezze come ha fatto Isabelle, ma lei ha ritenuto indispensabile contribuire a dare una mano con la sua storia, con le sue stesse quattro ossa che si tengono insieme per miracolo, con la sua immagine spudorata che buca gli sguardi e lo stomaco.</p>
<h2><span style="color: #800080;"><strong>Perchè ha voluto farlo?</strong></span> Potete capirlo leggendo il suo <a href="http://neigeisabelle.blog.mongenie.com/" target="_blank">blog</a> o ascoltando la sua stessa voce in un&#8217;intervista di France3 proposta da RaiNews24.</h2>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/nXSWOSuA5bA&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nXSWOSuA5bA&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Lettera da una bulimica</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 13:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi clinici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[lettera aperta]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>

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		<description><![CDATA[Noemi, una lettrice di Psicozoo che da molti anni soffre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Noemi, una lettrice di Psicozoo che da molti anni soffre di bulimia nervosa, mi ha dato il permesso di pubblicare una lettera aperta da lei scritta, molto forte ed intensa. La sua speranza è che i media (soprattutto la televisione), seguiti da tanta gente curiosa e n</em><em><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/lettera-aperta.jpg"><img class="attachment wp-att-1115 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/05/lettera-aperta.thumbnail.jpg" alt="" width="239" height="250" /></a></em><em>on esperta, imparino a parlare di bulimia e non vendano al meccanismo dell&#8217;audience anche il dolore delle persone. Lei ha molto da insegnarci, pe</em><em>rchè sa che cosa significa infilarsi due dita in gola ogni sacrosanto giorno.</em></p>
<p><em>Se non avete tempo e voglia di conoscere a fondo l&#8217;universo drammatico di un&#8217;altra persona che si spoglia di ogni preoccupazione di addolcire la pillola, passate avanti.<strong> Se invece volete capire davvero cos&#8217;è la bulimia, Noemi può aiutarvi. </strong></em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Le “Paladine della follia” e le “Anime del niente” </span></h2>
<h2><span style="color: #000000;">15 Maggio 2009</span></h2>
<p>(lettera aperta rivolta alle televisioni nazionali)</p>
<p><strong>Cos’è che esattamente sembra strano di questo titolo? La parola paladina? Follia? Anime? O niente?</strong></p>
<p>Si perchè se avessimo iniziato il tutto con il grande e strausato parolone <strong>ANORESSIA</strong>, quella che fa tanto audience in tv, che fa dire “mio Dio se accadesse a mia figlia…” e che forse tutti, anche quello più imbecille, hanno sentito nominare… beh con quella stai comunque sicuro che buchi lo schermo.<br />
Una ragazza divorata fisicamente dal male, volto spiritato, collo smagrito e quelle mani adunche poggiate l’una sopra l’altra come una vecchia di un piccolo paese vestita di nero, seduta all’aperto su una sedia ad aspettare il nulla.<br />
<strong>E allora l’audience sale</strong>, la gente è morbosa, non sa, non capisce, ma è talmente orribile quello che sta vedendo che sta lì e guarda. Ma quel che è peggio è che è in grado di vedere solo ciò che resta di quella persona i cui pantaloni sono ormai troppo larghi. Lei è lì che prova a spiegare con quello sguardo perso nel vuoto e col dolore nel petto perché sa che nessuno di quegli sguardi che la stanno compatendo in realtà la capirà, perché le persone “normali” non possono capire quei meccanismi che per noi sono sempre gli stessi.</p>
<p><strong>Beh ora voglio bucare io, ma le vostre anime</strong>, con questa lettera che non ha un volto ma che proverà a dar vita a tutto quello che voi in TV fate finta di capire e sensibilizzare, di comprendere… l’atrocità di cui voi conduttori e opinionisti non ne sapete un cazzo, ma la rabbia peggiore è rivolta verso coloro che dovrebbero avere la conoscenza per spiegare ogni volto della “bestia nera”, quello più oscuro e purtroppo, al tempo stesso, anche più semplice che esiste.<br />
Già perché io le ho sempre “odiate” le anoressiche, loro che vogliono sparire ma che sgretolandosi in quel modo lanciano una richiesta d’aiuto molto più facile da capire, o almeno da vedere.<br />
Sicuramente nel 90% dei casi nessuno capisce il perché di quella che definiscono un ossessione… ma si è “viste”.</p>
<p><strong>Chi sono io per dire questo?</strong><br />
E’ proprio per questo che scrivo, perché io sono un’invisibile nel tunnel del male.<br />
Ho 32 anni e sono malata, da 14 anni, di <strong>BULIMIA NERVOSA CON DISTURBO COMPENSATORIO.</strong><br />
E cos’è questa nuova parolona? Ci interessa o no?</p>
<p>Forse, se la si spiegasse per quello che è o se, semplicemente, se ne parlasse… ecco forse qualche morboso non cambierebbe canale.<br />
Per non parlare poi di quella buffonata dove hanno sfilato bellissime ragazze della “Ciao magra” rappresentate però da Ilary Blasi che ha avuto pure il coraggio di definirsi “morbida”… ma se è diventata secca che para una scopa vestita !!<br />
<strong>Ma quanto cazzo ci volete prendere in giro ancora? Ma siamo tutte imbecilli?<br />
Dove sono le donne vere?</strong></p>
<p>Avevo 18 anni la prima volta che ho mangiato e che poi ho vomitato e ricordo vivamente come ieri la leggerezza, l’eccitazione, lo sfogo, la rabbia, il bisogno di controllo.<br />
Il controllo… l’unica cosa che con la bulimia non hai, sia che vomiti o che non vomiti.<br />
<strong>La bulimia è una dipendenza come la droga o l’alcol, solo che loro sono pericolosi per la società, noi solo per noi stesse.</strong><br />
Fin qui tutto normale, una lettera di prassi, di sfogo, ma quali prassi e sfogo,<strong> io sono incazzata con tutta questa ipocrisia nel voler “sensibilizzare”.</strong> Ma cosa? Se neanche la nominate la bulimia con il vomito, così ci capiamo bene.<br />
Le persone pensano che la bulimia sia mangiare come un bue fino a scoppiare e chiudersi dentro casa fino a raggiungere 200 kg di vergogna e dolore.<br />
Vero, verissimo, ma non c’è solo quello. Io sono stata su un’altalenanza di peso tra i 20 kg in più ed i 20 kg in meno, e nessuno si è mai accorto di nulla.<br />
Non solo, pure la beffa di sentirsi raccontare storie di povere ragazze malate d’anoressia o di quel poco che si conosce della bulimia e annuire cambiando discorso, con la morte nel cuore e l’umiliazione di sentirsi sempre troppo grossa.</p>
<p><strong>Avevo 18 anni e giuro sulla vita di mia figlia che non c’è stato un solo giorno dove io non abbia vomitato, uno solo!</strong><br />
Pesarsi 30-40 volte al giorno, correre in bagno appena tolta la forchetta dalla bocca, raccontando sempre mille scuse per chi mi domandava “ma dove vai ogni volta?”.<br />
Denti cariati, gengive sanguinanti, sangue dallo stomaco, rigurciti di acidi notturni,  strette al petto e quello stesso identico grido di dolore lanciato a chi non lo voleva vedere.<br />
<strong>E tutto andava “bene” fino a che riuscivo a vomitare, ma quando non riuscivo… </strong>schiaffi sul viso, tagli sui polsi… tanti, per tanta la rabbia che avevo con me stessa, sputare nello specchio, urlare, gridare, sfasciare piatti, bere alcol o sapone e tanto altro.</p>
<p>Ero diventata così magra da raggiungere quel famoso “controllo”, quell’onnipotenza divina dove senti che non ti serve neanche l’aria che respiri. Ma per una bulimica questo “benessere” dura poco, si ricomincia con la lotta contro l’assorbimento del cibo e contro il peso, che di botto risale come un ago impazzito, contro la quantità di cibo vomitato, fondamentale per stabilizzare quel peso che ti fa vomitare 15 volte al giorno ma che ti evita i tagli sul corpo… qualche volta.<br />
Quello che io voglio dire è che io sono sempre stata malata, sia con 20 kg in più o in meno, solo che la gente che incontravo mi diceva “ma come ti sei ingrassata!”.<br />
E il mio male era esattamente lo stesso di un’anoressica e di una grande mangiatrice “d’amore”. Ed io piangevo lacrime invisibili e ho persino tentato il suicidio, pensavo che solo in quel modo potevo mettere a tacere quella vergogna e sparire davvero.</p>
<p>La bulimia in normo peso o pochi kg in più o in meno è nascosta dentro tante ragazze con cui parlate.<br />
<strong>E’ QUESTO QUELLO CHE DOVETE DIRE</strong>, è questo il grande male che esiste, ragazze, donne apparentemente normali che nascondono una doppia vita, quella perfetta dove tacchi, capelli e trucco nascondono polsi fasciati sotto il maglione all’ultima moda, dove la morte ti è entrata dentro ormai da troppo tempo.<br />
Per questa malattia le anoressiche sono le “paladine della follia”, mentre noi, ombre che vagano tra le persone, siamo “anime del niente”.</p>
<p><strong>Date un volto anche a noi, parlate in modo più dettagliato dei disturbi del comportamento alimentare, non umiliateci più di quanto questa malattia fa ogni giorno. </strong></p>
<p><strong> Noemi</strong></p>
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		<title>Il martirio</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 18:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi clinici]]></category>
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		<description><![CDATA[Lei è stesa sul lettino di quell&#8217;ospedale periferico e un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/depressione1.jpg"><img class="attachment wp-att-328 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/depressione1.thumbnail.jpg" alt="" width="218" height="250" /></a>Lei è stesa sul lettino di quell&#8217;ospedale periferico e un pò decadente e guarda la finestra con la testa vuota. La pelle bianca e rossa sembra una meringa esposta nel bancone di una pasticceria affollata a ora di pranzo.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Ore 13.00. Arriva l&#8217;orario delle visite. Non ne ha voglia e sospira agitando la chioma rossiccia sul guanciale.</span></strong> Io sono arrivata un pò prima a trovare mia zia che mi accoglie con un sorriso. Mi sembra più contenta di vederci della ragazza magra e bianca che sospira nel suo lettino. Basta la noia di non sentirsi bene e di stare in un lettino d&#8217;ospedale, seppur terribile, per produrre un&#8217;espressione tanto affranta? Mi sembra quasi che nello sguardo di quella ragazza si  perda in un abisso l&#8217;universo intero. Mi sento angosciata solo a guardarla.</p>
<p>Lascio perdere un pò le sorti della vicina di letto per dedicarmi un pò a mia zia che non sta messa bene. Il tempo di tranquillità per noi è poco perchè nel giro di qualche minuto la stanza si riempie dei familiari della ragazza rossa, che alla loro vista sospira ancora più pesantemente. Non posso fare a meno di tendere l&#8217;orecchio alle loro conversazioni, m&#8217;incuriosisce molto captare qualche notizia sulla storia della nostra vicina di letto, nemmeno so perchè. <strong>Eppure ascolto.</strong></p>
<p>&#8220;Marò, a mamma&#8221;- la apostrofa una signora col volto solcato dalle rughe che si producono spesso in chi usa una mimica facciale molto colorita per tutta la vita.- &#8220;Io ancora non capisco perchè, ma perchè? Vedi mò che sole, se non avevi fatto la stronzata te ne andavi al mare invece di stare buttata qua. E mò chissà la schiena se la recuperiamo, il dottore non lo sa, dice che dobbiamo aspettare qualche giorno per sapere. Madonnina mia aiutaci tu!&#8221; &#8211; piange senza lacrime battendosi il petto in maniera scenografica.<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/depressione.jpg"><img class="attachment wp-att-329 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/depressione.thumbnail.jpg" alt="" width="227" height="193" /></a></p>
<p>Il bel viso della ragazza si contrae appena un poco, un altro sospiro ancora più profondo, poi volge di nuovo lo sguardo alla finestra senza dire una parola. <strong>Gli occhi profondissimi sembrano svuotati , come biglie di vetro.</strong></p>
<p>&#8220;Bella di zia, non ti preoccupare&#8221; &#8211; continua una mora procace che ha i tratti simili alla prima- &#8220;quando torni a casa staremo tutti i giorni da te, ci faremo delle belle e luuunghe chiacchierate, poi scenderemo, ci faremo delle passeggiate, non fare come prima quando stavi sempre a casa, buttata sul letto senza fare niente. Perciò poi hai fatto quello che hai fatto, perchè non pigliavi mai un pò d&#8217;aria, sempre con quei libri dalla mattina alla sera e quei cd mosci, ma da oggi si cambia musica!&#8221; &#8211; Ride facendo eco agli altri familiari, che annuiscono alle parole delle due signore, anche se nessuno guarda la ragazza.</p>
<p>Le due continuano a parlare in cantilena, ripetendo tutte le cose meravigliose che l&#8217;aspettano quando uscirà dall&#8217;ospedale e, apostrofandola con un&#8217;isterica nenia, raccontano quanto tempo le dedicheranno e come staranno attente a non lasciarla mai sola. Lo sguardo della ragazza adesso è davvero disperato, ma nessuno lo nota. <strong>E soprattutto nessuno pronuncia mai la parola</strong>, quella che spiega chiaramente e crudelmente il motivo per cui quella bella e giovane rossa è lì.</p>
<p>Al gruppo si aggiunge anche mio zio che conosce la vicenda.<strong> Lui è incazzato, incazzato nero con quella ragazza.</strong> Perchè sua moglie lotta per la vita con le unghie e con i denti e non riuscirà a trattenerla, mentre quella ragazza che scoppia di salute voleva dar via la vita saltando dal balcone. Lui proprio non ce la fa a star zitto, non si trattiene. Alza la voce con tono di rimprovero, rivolgendosi direttamente alla ragazza che torce il lenzuolo con le mani senza dire una parola. &#8211; &#8220;Ma io proprio non capisco, ma perchè hai fatto questo? Tu sei una bella ragazza, giovane,  la vita è unica, è un bene prezioso, solo Dio può decidere quando ce ne dobbiamo andare. Ci sono tante cose belle a cui pensare, è estate, c&#8217;è il sole, guarda quante persone che tieni intorno e che ti vogliono bene. E pensa a che dolore hai  dato a tua mamma!&#8221; &#8211; la signora annuisce continuando il suo piagnucolio di sottofondo senza che una goccia righi le sue guance.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/ammanettata2uz6.jpg"><img class="attachment wp-att-331 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/ammanettata2uz6.thumbnail.jpg" alt="" width="250" height="204" /></a>Strattono mio zio, lo prendo in disparte e cerco di farlo smettere. Conosco la sua disperazione ma provo. Provo a fargli capire che la ragazza adesso è disperata e che se l&#8217;ha fatto a lei la vita non sarà sembrata tanto bella. <strong>Chi tenta di togliersi la vita non crede di dare del dolore ai familiari, anzi, spera così di liberarli dal peso della sua sofferenza e di dar loro una vita migliore. </strong>Sente che quella è l&#8217;unica soluzione ed è convinto che nessuno possa aiutarlo. E il senso di colpa è l&#8217;enorme peso che si porta sulle spalle al punto di pensare che il proprio disvalore sia la causa dei problemi suoi, dei familiari e del mondo intero. Lo prego di evitare di alimentarlo con i suoi sermoni perchè è come gettare benzina sul fuoco. <span style="color: #000000;"><strong>La chiamano depressione, ma è molto più di questo. E&#8217; pura agonia in vita.</strong> </span>Lui non ce la fa proprio a capire, è troppo arrabbiato e disperato per il suo bene che se ne sta andando, ma decide di trattenersi e starsene un pò lontano da quella ragazza che non riesce a capire.</p>
<p>La donna nel letto chiude gli occhi, proprio non ce la fa ad ascoltare e a vedere anche solo un&#8217;altra faccia addolorata. I capelli rossi sul cuscino risplendono ai raggi del sole che entrano dal balcone come un&#8217;aureola di sangue. <span style="color: #800080;"><strong>Il cuore mi si riempie di dolore perchè scommetto che al prossimo tentativo non fallirà.</strong></span></p>
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		<title>Charcot e l&#8217;isterica</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 15:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi clinici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Come ogni venerdì mattina, il dottor Charcot entrò nell&#8217;aula della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/charcot-e-listerica.jpeg"><img class="attachment wp-att-272 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/charcot-e-listerica.jpeg" alt="" width="188" height="108" /></a>Come ogni venerdì mattina, <strong><span style="color: #800080;">il dottor Charcot entrò nell&#8217;aula della clinica Salpetrière</span></strong>, dove teneva le sue famose lezioni, gremita come un teatro, in cui ogni genere di pubblico si assiepava per assistere alla dimostrazione. Studenti, medici, curiosi, tutti aspettavano ansiosi di vedere l&#8217;isterica all&#8217;opera, per avere qualcosa da raccontare tornando a casa dalla moglie annoiata.</p>
<p>Lei era lì, seduta sulla sedia di paglia intrecciata, <strong><span style="color: #800080;">una signorina di buona famiglia</span></strong>, con la sua gonna di taffetà e i capelli legati in una crocchia dietro la testa.Il dottore saluta i presenti, si liscia i mustacchi e comincia la spiegazione.</p>
<p>&#8220;<strong><span style="color: #800080;">Vi mostrerò oggi come l&#8217;isteria sia una distorsione degli affetti più che del soma</span></strong>, tanto che la mente può, in circostanze fortemente emotive, avere potere sul corpo fino a manfestazioni d&#8217;inaudita gravità. Il corpo si contorce senza che vi sia focolaio epilettico, la vista scema senza danno alla retina, le gambe s&#8217;immobilizzano anche se la spina dorsale è intatta e funzionale&#8221;. <span style="color: #800080;">Continua parlare, mentre la signorina ascolta, seduta lì come un sintomo che respira più che come una person</span>a.</p>
<p>&#8220;L&#8217;episodio isterico acuto consta di una serie di fasi ben catalogate, precedute da manifestazioni prodromiche quali dolori ovarici, perturbamenti psichici, palpitazioni, ronzii, sensazioni di martellamento cerebrale, obnubilamento della vista.&#8221;- continua Charcot.</p>
<p><span style="color: #800080;">Ecco che la brava signorina comincia a contrarre il volto e si porta le mani alla testa.</span><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/isteria.jpg"><img class="attachment wp-att-273 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/isteria.jpg" alt="" width="197" height="157" /></a></p>
<p>&#8220;Ecco la prima fase, quella epilettoide:  comincia la perdita della coscienza, il corpo si contrae come in un attacco epilettico con scosse irregolari, il respiro si blocca a singhiozzi, il volto diventa gelido e bollente alternitivamente, i globi oculari roteano verso l&#8217;alto lasciando visibile la sola sclera dell&#8217;occhio, il volto si deforma e si contrare, con la protusione della lingua e la fuoriuscita di saliva. Tutto il corpo s&#8217;irrigidisce come paralizzato, sino al finale rilassamento che sembra svenimento, mentre il respiro si fa rantolante. Cominciano quindi le contorsioni e il clownismo: l&#8217;isterica si esibisce in posture corporee inverosimili, manifestando un&#8217;elasticità e una forza impensabile per la sua gracile struttura fisica. C&#8217;è da rimanerne stupefatti. Perfino la voce cambia come potreste figurarvi in quello che tutti immaginano come possessione demoniaca. Ecco allora la fase degli atteggiamenti passionali: allucinazioni e deliri sconvolgono la mente dell&#8217;isterica mentre mette in scena il suo dramma interiore. Infine spossata la paziente avrà bisogno di molto tempo per riposare dalla fatica della crisi. E può rimanere per lungo tempo paralizzata, cieca o muta signori, senza che nessuna alterazione cerebrale o organica che sia, abbia ad intervenire&#8221;.<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/isteria-thumb.jpg"><img class="attachment wp-att-276 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/isteria-thumb.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><span style="color: #800080;">Mentre il dottore spiega all&#8217;uditorio, indicandola senza guardarla punto negli occhi, il volto della signorina è sempre più contratto, sussurra tra i denti qualcosa, si porta una mano al bacino.</span></p>
<p>&#8220;Tutti questi sintomi avvengono sempre alla presenza di qualcuno perchè questa, stimati signori, è una <strong><span style="color: #800080;">simulazione</span></strong>, una messa in scena bella e buona volta a richiamare l&#8217;attenzione di chi ha causato tanto dolore. I tentativi di suicidio, le gravidanze simulate, le paralisi senza causa organica, niente è reale. E quando il corpo si contrae in un arco, come gli esorcizzati quando vedono il sacro corpo di Nostro Signore, anche quello è simulato. Ma potrei dire con certezza che la simulazione non è frutto di una volontà che è  esplicitamente in grado di fingere. Il tutto avviene senza che l&#8217;isterica ne sia responsabile. Nelle mie ricerche sto approfondendo come l&#8217;emotività non manifestata perchè sconveniente, cerchi di venir fuori attraverso il soma, senza la possibilità di controllarsi da soli.&#8221; La folla ascolta scettica e sorpresa. Possibile che sia così?</p>
<p><span style="color: #800080;">La signorina si alza in piedi, il corpo si contrae in spasmi e movimenti circolari, gli occhi ruotano, il ventre sobbalza. Ecco tutti i sintomi descritti si manifestano nella loro inaudita violenza. </span>Tutti, ad uno ad uno. L&#8217;arco isterico, l&#8217;attesa estatica, le urla, la voce, il crollo fisico, il delirio. Nemmeno una vorgola si discosta dalle parole del dottore.<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/i_suonatori_della_pizzica_tarantata.jpg"><img class="attachment wp-att-277 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/02/i_suonatori_della_pizzica_tarantata.thumbnail.jpg" alt="" width="223" height="212" /></a></p>
<p>Nel piano controllo di sè, lui continua a parlare &#8211; &#8220;Ecco, vedete di cosa argomentavo? Ora con la tecnica dell&#8217;ipnosi fermerò la crisi e vi restituirò una signorina per bene. &#8221;</p>
<p>Il dottore opera con calma, quale occasione didattica eccellente e la fortuna è che questo succede in ogni sua dimostrazione. <strong><span style="color: #800080;">L&#8217;isterica non è molto più in quell&#8217;aula, dell&#8217;atlante del corpo umano appeso alle pareti</span></strong>. E&#8217; una dimostrazione vivente, non un soggetto che sente parlare di sè. La sua malattia è <strong><span style="color: #800080;">l&#8217;esibizione</span></strong> perchè in altri modi non riesce a dire al papà quanto sta male. <strong></strong></p>
<p><em><strong><span style="color: #800080;">Ed in quell&#8217;aula stamattina ha fatto felice il suo dottore</span></strong>, che tanto l&#8217;aiuta. Anche se come suo padre, non si accorge di quello che sente mentre racconta di lei.</em></p>
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		<title>Datemi un martello</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 12:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi clinici]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="file:///C:/DOCUME~1/LUCIA/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot.jpg" alt="" /><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/plasmon07.jpg"><img class="attachment wp-att-161 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/plasmon07.jpg" alt="" width="170" height="125" /></a>E&#8217; una mattina assolata e le vetrate della residenza psichiatrica appena pulite permettono alla calda luce diurna di illuminare ogni cosa. Gli oggetti, i volti stanchi degli operatori, gli occhi persi e carichi di senso dei pazienti. E&#8217; tutto pronto per il pranzo, i pazienti hanno apparecchiato meticolosamente la tavola, aggiungendo un tassello in più al loro percorso riabilitativo.</p>
<p>Aspettando l&#8217;arrivo del pranzo guardiamo insieme un pò di televisione per esorcizzare insieme le fatiche della mattinata. Trasmettono la solita pubblicità, adesso sta andando in onda lo spot dei Plasmon, ricordate, quello dei bambini in salopette arancione, che si riversano in un prato verde e rigoglioso con un martello di gomma in mano. <span style="color: #800080;"><strong>Le leggi della comunicazione sono studiate per menti più o meno &#8220;normali&#8221;</strong></span>, se così si può dire. Scopo di questa pubblicità dovrebbe essere quindi quello di dare un&#8217;immagine di bambini operosi, energici e allegri perchè hanno mangiato il loro biscotto per colazione. Eppure<span style="color: #800080;"><strong> l&#8217;esperienza mi ha insegnato che ci sono tante menti quante le persone che le incarnano</strong></span>. Per qualcuno un bambino col martello può essere una minaccia alla propria incolumità, se esce dallo schermo con quell&#8217;arma in mano.</p>
<p>Fa caldo, io scherzo col mio collega traccinado in aria il segno della benedizione papale. Non ricordo nemmeno di quale argomento stessi parlando. Ma quel gesto sarcastico per Michela divenne il segno inequivocabile che io ero uno di quei bambini usciti dal monitor, che agitava in aria il martello per farle del male. Mi diede una spinta, poi scappò a nascondersi. Io interdetta mi alzai di colpo, riforzando in lei la convinzione che volessi aggredirla. Dalla tavola imbandita prese un coltello da cucina, non per farmi del male, ma solo per difendersi dall&#8217;orribile mostro che per lei ero diventata.<span style="color: #800080;"><strong> Non mi vedeva più</strong></span>, non mi riconosceva come la persona che ogni giorno era abituata a vedere nei corridoi della residenza. Ero una minaccia per la sua vita.</p>
<p>Dovetti allontanarmi, il mio collega le prese delicatamente le mani e togliendole il coltello e tentò di farla ragionare. Dovette trascorrere del tempo perchè tornasse a fidarsi di me.</p>
<p>Questa storia mi ha fatto capire come talvolta le reazioni aggressive degli altri, anche se non così patologiche, possano nascere da immotivate paure che spesso non sono suffragate dai fatti. <strong><span style="color: #800080;">E non è con la logica alla quale siamo abituati che possiamo convincere chi ha paura, delle nostre buone intenzioni.</span></strong> Il nostro sforzo deve essere quello di provare a comprendere che non sempre le paure di chi ci sta vicino seguono la logica del buonsenso e <strong><span style="color: #800080;">non sempre basta spiattellare in faccia agli altri prove empiriche della realtà dei fatti, per rassicurarli del fatto che siamo nel giusto.</span></strong></p>
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		<title>Una telefonata.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 03:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
-    Pronto?
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="attachment wp-att-66" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/01/telefonook520.gif" alt="" width="520" height="416" /></p>
<p><span style="color: #993366;">-    Pronto?</span><br />
-    Dottoressa, come sta? Sono il signor M.<br />
<span style="color: #993366;">-    Ah, salve signor M., sto bene, la ringrazio. E lei come sta?</span><br />
-    Non bene.</p>
<p><span style="color: #993366;">-    E&#8217; successo qualcosa? Ha litigato ancora con sua moglie? Ma no, certo, mi lasci indovinare, è suo figlio che le ha fatto un altro scherzo. Cosa ha combinato stavolta? Su, mi racconti, le ha messo ancora la vaschetta del gatto davanti alla porta del bagno, per farla inciampare? O le ha nascosto le sigarette? E&#8217; normale alla sua età, è solo ribellione adolescenziale, non si preoccupi, passerà. Lei che è sempre così vitale, saprà metterlo in riga quel ragazzaccio.</span></p>
<p><strong>La mia ridicola risata non trova eco.</strong></p>
<p>-  No, stavolta no. In qualche modo c&#8217;entra mia moglie, c&#8217;entra mio figlio, c&#8217;entrano il gatto e le sigarette. C&#8217;entrano tutte queste cose e nessuna di queste. Voglio sospendere la terapia motoria, voglio sospendere anche la terapia neuropsicologica con lei. Da due settimane non prendo più i farmaci salvavita. Lascio andare tutto così.</p>
<p><strong>Sono stremata come se avessi zappato la terra. Stritolo tra le dita il cavo del telefono.</strong></p>
<p><span style="color: #993366;"><em>Cosa c&#8217;era scritto nei manuali a proposito del suicidio del paziente?</em></span> &#8220;E&#8217; normale che un soggetto privato della sua integrità fisica e mentale possa elaborare ideazioni suicidarie. E&#8217; fondamentale che lo psicologo non si senta in dovere di salvare la vita del paziente, per soddisfare le sue fantasie onnipotenti da redentore dell&#8217;umanità.&#8221; <em><span style="color: #993366;">Cazzate.</span></em> L&#8217;unica cosa che ho in mente ora è che una persona all&#8217;altro capo del filo vuole mettere fine alla sua vita.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Perché ho scelto questo mestiere?</strong></span> Avrei potuto fare qualcosa di più rilassante, che so coltivare le rose in una serra, fare l&#8217;uncinetto, e invece, eccomi qua, alle prese con qualcosa di grande, enorme, una vita intera appesa al filo del telefono. &#8220;Una telefonata allunga la vita&#8221;, diceva uno spot.</p>
<p><strong>Ha chiamato me, in fondo non avrebbe alzato la cornetta se non volesse essere salvato. </strong>Eppure questo non significa che non voglia davvero finirla. Ha sospeso i farmaci, non ha usato una pistola o del veleno, certo, ma si sta lasciando morire. Il processo è già in corso, non si tratta di una vaga intenzione, non è una forma di esibizionismo. Ha smesso semplicemente di lottare e questo per un individuo che dipende dalle cure che riceve, significa condannarsi.</p>
<p><em><span style="color: #993366;">Ama ancora la vita però, è solo francamente spossato. </span></em>E&#8217; stanco di star male, di non essere più autonomo, di passare i suoi pomeriggi in un centro di riabilitazione, di combattere con l&#8217;ignoranza della gente. Ha ragione, non posso dargli torto. Ora mi sta chiedendo semplicemente se c&#8217;è un rimedio, se io ho una soluzione per lui, non un incoraggiamento, ma una risposta definitiva, vera, immediata, una strada maestra per la salvezza. Un antidoto o un&#8217;autorizzazione a farla finita.</p>
<p><strong>Sento crescere una rabbia immensa. Perché lo chiede proprio a me? </strong>Certo, io sono la sua psicologa, sono pagata anche per ascoltarla, ma in fondo non sono che una donna, un essere di carne e sangue che ingoia la vita a suo modo, proprio come lui. <span style="color: #000000;"><em>Come può vedere, caro, dolorante signor M., davanti alle difficoltà non sono meno sprovveduta di lei.</em></span></p>
<p><span style="color: #993366;">-  Ascolti signor M., comprendo perfettamente quello che prova. La vita è già dura di suo e con quello che sta passando lei, sembra davvero che non valga la pena di andare avanti. Ma si dia un&#8217;altra possibilità, l&#8217;ultima. Vediamoci domani, e parliamone. Ora prenda i farmaci ancora una volta. Se domani le sembrerà ancora inutile continuare , trarrà le sue conclusioni e deciderà.</span></p>
<p>-         Va bene, verrò, ma credo sia inutile. Lo faccio solo per non farla dispiacere.<br />
<span style="color: #993366;">-         D&#8217;accordo, la ringrazio molto.</span><br />
-         Grazie a lei, so che non dovrei chiamarla fuori orario.<br />
<span style="color: #993366;">-         Non importa, lo faccia senza problemi quando ne ha bisogno.</span></p>
<p><strong>A volte i pazienti sembrano chiedere più di quanto puoi dar loro, ma se lo vogliono devi darglielo.</strong> Una lesione cerebrale non è un raffreddore, non passa con l&#8217;aspirina. Non guarisce mai, non si rimargina mai, non la puoi dimenticare per riprenderla domani. Diventa una presenza dentro di te e non c&#8217;è speranza che faccia le valige.</p>
<p><span style="color: #993366;">-         Entri signor M., la aspettavo. Voglio mostrarle solo una cosa, o forse due, e poi è libero di andarsene.</span></p>
<p>Dal mio grande valigione estraggo fogli con date e tratti sghembi. E&#8217; il suo lavoro, è la riabilitazione con cui si sta guadagnando una vita possibile. <strong>E&#8217; il prima e il dopo.</strong> Il prima, quando non c&#8217;era speranza e il dopo, con tutti i miglioramenti segnati su carta con un tratto che sembra indelebile. Il signor M. li guarda diffidente, poi comincia a sorridere. Quei fregi tracciati dalla sua penna, confrontati con gli scarabocchi informi dei primi tempi, dicono solo una cosa: sta progredendo e a passo spedito.</p>
<p>-         Allora, non sono rimasto immobile, sono andato avanti, sono migliorato.<br />
<span style="color: #993366;">-         E non è ancora finita signor M., può fare ancora di più.</span><br />
-         Allora che dice, me la prendo un&#8217;altra pillolina?<br />
<span style="color: #993366;">-         Non sarebbe una cattiva idea.</span></p>
<p><em>Si cava dalla tasca un minuscolo astuccio di metallo colorato, ne estrae un pallino bianco e se lo infila in bocca.</em></p>
<p>-         Me lo da un bicchiere d&#8217;acqua per favore?<br />
<span style="color: #993366;">-         L&#8217;aspetto domani signor M.</span><br />
-         Non mancherò.</p>
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