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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi &#187; Psiche</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Come difendi i tuoi confini personali per farti rispettare?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Il rispetto di sé e un mix speciale che lo Spirito ha preparato per aiutarci ad affrontare e superare le sfide della vita. E’ un mix aromatico di essenze che ci danno energia e sicurezza, gli atteggiamenti giusti, l’esperienza, la saggezza, l’ottimismo e la fede. </em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>(Sarah Ban Breathnach)</strong></p>
<h2><span style="color: #800080;">Ti è mai capitato di essere preso in contropiede dal comportamento di qualcuno, dalle sue parole o critiche gratuite? qualcuno che cercava di ‘metterti i piedi in testa’?</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/05/confini.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8512" title="confini" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/05/confini.jpg" alt="" width="416" height="287" /></a></p>
<p>In questo articolo voglio illustrare in sintesi alcuni punti che fanno parte del percorso’scopri i tuoi confini personali per farti valere’ e del mio ebook’Basta piedi in testa’ ( vedi nel riquadro giallo’i suoi ebook’ qui a destra)</p>
<h2>Per iniziare un  test sui confini personali</h2>
<p>1 ha la sensazione che qualcuno si approfitti della tua generosità, gentilezza?</p>
<p>2 permetti agli altri di farti fare cose delle quali non sei convinto?</p>
<p>3 tolleri situazioni inaccettabili nei rapporti personali o sul lavoro?</p>
<p>4 hai difficoltà a dire di no o accettare un’no’ da qualcun altro?</p>
<p>5 c’e’ qualcuno che ti provoca?</p>
<p>6 metti troppa energia nelle relazioni e hai sempre meno in cambio?</p>
<p>7 lavori sodo e sei pagato sempre meno ?</p>
<p>8 è importante per te avere l’approvazione degli altri?</p>
<p>9 non riesci a uscire da una relazione o da una situazione anche se sai che per te distruttiva e ti sta prosciugando energia ed entusiasmo?</p>
<p>10 pensi di non meritarti niente di meglio di quello che stai avendo?</p>
<p>11 ti trovi spesso coinvolto nei problemi degli altri?</p>
<p>12 che cosa ti ha insegnato la tua famiglia al proposito?</p>
<p><strong> Se hai risposto sì, a qualcuna di queste domande significa che è necessario riflettere su come gestisci i tuoi confine personali.</strong></p>
<p>Avere un problema con i propri confini significa dare troppo di sé.</p>
<p>E’ tempo di investire su te stesso</p>
<blockquote><p>Perché una lampada continui a bruciare bisogna metterci dell’olio.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Madre Teresa</strong></p>
<p>Comunemente si dice che siamo noi stessi che insegniamo agli altri come trattarci.</p>
<p>Se questo è vero quali messaggi a parole e a gesti mandiamo agli altri che indicano come vogliamo essere trattati e rispettati? Lo facciamo attraverso quelli che sono chiamati i <strong>CONFINI PERSONALI</strong>.</p>
<p>I confini personali sono i limiti che definiscono dove inizia e finisce il tuo spazio personale fisico, emotivo e mentale. Questi limiti sono flessibili, allargabili o no a secondo del tipo di relazione che vuoi stabilire con gli altri (con il/la partner, in società, con i colleghi…) e a secondo della situazione in cui ti trovi.</p>
<p>E’ una tua scelta e un tuo diritto inviolabile prendere più o meno le distanze dall’altra persona. Anche gli animali marcano il territorio e lo difendono. Lo scopo di questi confini è di proteggerti, definire chi sei e aiutarti a mantenere il senso di sé.</p>
<p>Immagina una casa con attorno uno steccato per proteggere la tua privacy, una linea invisibile che ognuno traccia per sé. I confini non sono muri per chiudere gli altri fuori ma limiti che evitano comportamenti, da parte degli altri, inaccettabili. Avere dei confini ok è essenziale per il proprio benessere psicofisico.</p>
<p>Nessuno sa da cosa dipenda la quantità di spazio che ognuno ha bisogno. In alcuni casi è maggiore, in altri è minore. Per esempio una persona che ha subito un abuso o una donna che è stata violentata o maltrattata può avere dei confini personali problematici. Questo è dovuto al fatto che non le è stato permesso di proteggere i suoi confini. I confini sono stati violati senza il loro permesso. Le persone che non riescono a tenere di là dalla linea di confine un’altra persona finiscono spesso per imbattersi in persone che le vittimizzano o le manipolano.</p>
<p>E’ importante definire i confini e farsi rispettare in qualsiasi relazione per non creare né dipendenza né troppa distanza’equilibrio è dinamico.  Immaginateli come dei filtri che comunicano agli altri ciò ‘che e’ loro permesso dire, fare…con te e ciò che non lo è.</p>
<p>Spesso alcune persone per paura di far arrabbiare l’altra persona o per quieto vivere non esercitano questo diritto di essere rispettate e lasciano che l’altro invada il loro spazio, manipoli o obblighi a fare qualcosa contro la loro volontà o nel peggiore dei casi si arriva a subire la violenza verbale o fisica.</p>
<p><strong>Questo significa avere dei confini deboli.</strong></p>
<p>Al contrario una persona aggressiva che in genere controlla, intimidisce, critica avrà dei confini rigidi per tenere gli altri a distanza.</p>
<p>In entrambi i casi questi due tipi di persone non hanno dei confini ok.</p>
<p>Vi sono vari motivi quando qualcuno alza la voce, vuole zittirti, bestemmia o ti ridicolizza, ti svaluta…. Qualsiasi cosa faccia ricorda di non prenderla sul personale, anche se sembra personale. Può essere che la persona in questione voglia essere ascoltata, voglia più potere, attenzione o che tu in quel momento sei il capro espiatorio di qualcun altro. Ad ogni modo il tuo compito è…. farti rispettare.</p>
<h2>Come identificare i propri confini</h2>
<p>Come vuoi che gli altri si rivolgano a te? Quali comportamenti sono per te accettabili?</p>
<p>Per insegnare agli altri come trattarti, è necessario per prima cosa conoscere i propri confini. Prendi nota delle tue reazioni emotive, di come ti senti. Queste sono una guida infallibile. Quando qualcuno cerca di invadere il tuo spazio, è il corpo che per primo lo segnala. Segue la reazione a livello emotivo</p>
<p>Se ti senti a disagio, infastidito, frustrato, arrabbiato, deluso dopo un commento o un comportamento nota quali sono le parole o gli atteggiamenti dell’altra persona che ti provocano queste reazioni e preparati a rispondere in maniera appropriata.</p>
<p>Non reprimere ciò che stai ‘sentendo’ perché faresti un danno solo a te stesso accumulando stress e tensioni che potrebbero poi sfociare, dopo che ti tieni dentro questi stati d’animo negativi, in una reazione esagerata.</p>
<p>Prova semplicemente a notare quando qualcuno occupa la tua scrivania con le sue cartellette o mentre sei in tram, qualcuno ti spinge o mentre sei in fila cerca di fare il furbo o fa una battuta di cattivo gusto su di te alla presenza degli altri…</p>
<p><strong>FAI SAPERE AGLI ALTRI</strong></p>
<p>Una volta che hai chiari i tuoi confini personali, fai sapere alle persone che hai intorno come comportarsi con te. Se non dici o fai capire il ‘come’ gli altri ti tratteranno come meglio credono. Se quando ti senti a disagio non dici niente non fai altro che consegnare il tuo potere personale in mano all’altra persona.</p>
<p><strong>COME RAFFORZARE I TUOI CONFINI</strong></p>
<p>Fai sapere all’altra persona quando secondo te si sta comportando in maniera inaccettabile per te.</p>
<p><span style="color: #800080;">esempio: fai una richiesta</span></p>
<p><em>per favore non alzare la voce con me</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> dai una chiara istruzione</span></p>
<p><em>Ho bisogno che abbassi la voce se vogliamo continuare a discutere</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> dai un primo avvertimento</span></p>
<p><em>non ti permetto di parlarmi con quel tono</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> se non basta, alza il tono dell’avvertimento</span></p>
<p><em>BASTA! ti chiedo di smetterla adesso</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> se la persona persiste  vai via </span></p>
<p><em>questo comportamento per me è inaccettabile.</em></p>
<p><em>Ne discuteremo quando sarai più calmo/a</em></p>
<p>Questo viene chiamato COMPORTAMENTO ASSERTIVO. Quando sei assertivo dimostri  di essere in control di te stesso,  di rispettare la tua persona  e sei di esempio agli altri.</p>
<p><strong> I tuoi confini ti aiutano a </strong></p>
<p>- sapere di chi fidarti</p>
<p>- definire ciò che vuoi e ciò che permetti agli altri di dirti e di fare</p>
<p>- di non diventare il bersaglio di qualcuno che ti manipola o se ne approfitta</p>
<h2> Hai notato come i bambini intuiscano e siano molto abili, spontaneamente, quando si tratta di testare i confini degli adulti?<span style="color: #800080;"> (quando vogliono/ non vogliono fare o voglio ottenere qualcosa?)</span></h2>
<p>Photo credits</p>
<p>Emma Coulston-Flickr.com</p>
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		<title>La deglutizione atipica ed i  disturbi dell&#8217;articolazione</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Infantili  anche quando si ingoia….. 

La deglutizione è un meccanismo neuromuscolare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Infantili  anche quando si ingoia….. </span></h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/84142938.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8508" title="84142938" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/84142938.jpg" alt="" width="507" height="338" /></a></p>
<p>La <strong>deglutizione</strong> è un meccanismo neuromuscolare che va incontro ad una fisiologica maturazione rappresentata dal passaggio dalla <strong>deglutizione infantile</strong> alla <strong>deglutizione adulta</strong> o matura.</p>
<p>Quando questo passaggio non avviene e la <strong>deglutizione di tipo infantile</strong> persiste anche in età adulta siamo in presenza della cosidetta<strong> &#8220;deglutizione atipica&#8221;;</strong> questo disordine viene valutato solitamente dal  dentista o dal logopedista. La deglutizione atipica nella maggior parte dei casi è associata ad alterazioni dento-scheletriche, rappresentando la causa o la conseguenza  della prescrizione <strong>dell’apparecchio ortodontico</strong>. Talvolta a problemi di deglutizione si associano disordini dell’articolazione della parola <strong>“dislalia” </strong>dovuti spesso ad un instabilità dei punti di articolazione causati da un cattivo controllo della lingua.</p>
<h3><strong>Il trattamento logopedico</strong></h3>
<p>I problemi di deglutizione vengono affrontati con l’aiuto del logopedista che previene o aiuta i problemi di malocclusione.</p>
<h3><strong>La terapia miofunzionale</strong></h3>
<p>La terapia per la deglutizione atipica si chiama <strong>Terapia Miofunzionale. </strong>La metodica utilizzata è molto semplice e lineare e permette di raggiungere risultati                        approssimativamente in dieci sedute. Nel caso di bambini è necessario che almeno uno dei genitori sia sempre presente alle sedute svolte allo studio, sia il paziente che l’accompagnatore saranno coinvolti direttamente nel trattamento stesso e resi diretti responsabili della corretta esecuzione degli esercizi da eseguire a casa.</p>
<h2>A seconda del tipo di disfunzioni, associate alla deglutizione atipica, l’intervento logopedico può abbracciare un vasto campo della rieducazione, <span style="color: #800080;">dai disturbi dell’articolazione a quelli della voce o più genericamente a quelli del linguaggio sia orale che scritto. </span></h2>
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		<title>8 cose da fare per una discussione &#8220;ecologica&#8221;</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2012/04/19/8-cose-da-fare-per-una-discussione-ecologica/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’articolo precedente ho parlato delle 6 cose da non fare se ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Nell’articolo precedente ho parlato delle 6 cose da non fare se vuoi aiutare qualcuno a cui vuoi bene quando ha un problema o è giù di morale, arrabbiato, preoccupato.</span></h2>
<h2>Non è semplice capire sempre cosa vuole da te la persona che ti sta accanto specie se non parla o liquida la cosa con’non ho niente’.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/discussione-ecologica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8503" title="discussione ecologica" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/discussione-ecologica.jpg" alt="" width="474" height="239" /></a></p>
<p><strong>I 3 basic</strong></p>
<p>Ognuno di noi vuole sentire che la persona che per noi è importante.</p>
<p><strong>1</strong> capisca in che stato d’animo siamo</p>
<p><strong>2</strong> ritenga importante sapere come ci sentiamo</p>
<p><strong>3</strong> rispetti il nostro diritto di provare rabbia, paura, insicurezza…</p>
<p><strong>Tu cosa vorresti sentirti dire quando ti senti così?</strong></p>
<p><em>So che per te è dura sentirti così</em></p>
<p><em>voglio che sappia che io ci sono sempre, ti sono vicino</em></p>
<p><em>se c’è qualcosa che posso fare per farti sentire meglio, dimmelo</em></p>
<p><em>per me è importante come ti senti</em></p>
<p><strong>Cosa fare</strong></p>
<p><strong>1</strong> contatto visivo</p>
<p>guarda l’altra persona mentre parla. Cerca di riconoscere le emozioni che prova dalle espressioni del viso. Sai riconoscerle?</p>
<p>Molte volte siamo distratti o non interessati.</p>
<p><strong>2</strong> ascolta attivamente</p>
<p>fai domande aperte non domande sì/no che chiudono la comunicazione</p>
<p>esempio-no</p>
<p>sei arrabbiato?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>esempio ok</p>
<p>come ti senti? Cosa senti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le domande aperte iniziano con cosa? Quale…?Come? Quando? Dove?chi?</p>
<p>Evita le domande iniziano con “perché”.</p>
<p>Non servono a trovare una soluzione e spesso mettono sulla difensiva l’altra persona che vive questo tipo di domande come una specie d’interrogatorio sul banco dell’accusa.</p>
<p>Se non sei pronto ad ascoltare perché sei stanco o non è il momento giusto dillo con sincerità piuttosto che far finta di ascoltare.</p>
<p><strong>3</strong> mettiti nei suoi panni</p>
<p>L’empatia (la capacità di riconoscere le emozioni e i sentimenti negli altri) è uno degli elementi base dell’intelligenza emotiva.</p>
<p>Cerca di vedere la situazione con gli occhi dell’altra persona senza giudicare o dire ‘devi fare….’ datti da fare…’</p>
<p>Mettersi nei panni dell’altro lasciando in standby i pensieri personali, il proprio modo di vedere, i giudizi è empatia. Chiedi chiarimenti, spiegazioni invece che dare giudizi.</p>
<p>Mi stai dicendo che……ho capito bene? Puoi spiegarmi meglio?</p>
<p>Se qualcuno è arrabbiato preoccupato in primis ha bisogno di essere accolto,di avere spazio e tempo dall’altro. Non vuole ragionare,filosofare o essere svalutato.</p>
<p>Fai capire all’altro che capisci come si sente proprio perché riesci ad adottare il suo punto di vista non il tuo (che può essere diverso o magari simile).</p>
<p>Il successo di un rapporto affettivo è determinato dal “COME” si comunica</p>
<p><strong>4</strong> accetta il suo disagio, le sue emozioni, il dolore</p>
<p>quando vuoi bene a qualcuno è naturale che vuoi fare il possibile per farlo stare meglio. Qualche volta può essere utile ma altre volte il tuo darti da fare può dargli l’impressione che quello che sta passando è troppo per te,che sei a disagio nell’ascoltarlo.</p>
<p><strong>Meglio dire:</strong> capisco che stai passando un momento difficile,ti sono vicino</p>
<p>È difficile accettare quello che l’altra persona prova, o come si sente.</p>
<p>Se vuoi capire  quel che l’altro sta dicendo, devi partire dal fatto che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva</p>
<p><strong>5</strong> legittima le sue emozioni</p>
<p>Spesso quando qualcuno ci dice ’sono stanco…ho avuto una giornata stressante…tendiamo a svalutare il suo messaggio mettendoci in primo piano ..’E io allora cosa dovrei dire che…..</p>
<p>Per non bloccare la voglia dell’altro di comunicare e confidarsi meglio accettare quello che sta sentendo, vivendo. Per lui/lei è reale anche quando contrasta con le tue opinioni.</p>
<p>‘Ti capisco, se vuoi ne parliamo’Accettare e confermare lo stato emotivo dell’altro va insieme. E’ un regalo che facciamo al nostro partner e a noi stessi.</p>
<p>Dopo l’accettazione potrai chiarire il tuo punto di vista partendo sempre da te.</p>
<p>Io penso che…Io sento che…..</p>
<p><strong>6</strong> Resta sul “qui e ora”</p>
<p>Quando qualcuno vuole parlare di un problema non mettere sul tavolo cose passate o cosa fanno gli altri, cosa faresti tu….</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Due mini-regole da tenere presente per ‘alleggerire l’atmosfera</h2>
<p><strong>regola 1</strong></p>
<p>LASCIA stare LE ETICHETTE E LE PAROLE NON OK</p>
<p>le etichette sotto forma di accusa hanno il difetto di rimanere incollate col vinavil nella memoria.</p>
<p>Accuse e contraccuse, svalutazioni, trattare l’altro come un bambino ….Meglio sdrammatizzare.</p>
<p>Le parole non ok sono:</p>
<ul>
<li><strong>sempre</strong> (tu sei sempre il solito, fai sempre…sono sempre io che…hai sempre il mal di testa…c’è sempre qualcosa che non ti va bene..)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>mai</strong> (non mi ascolti mai, non mi aiuti mai, non mi dici mai…non hai mai voglia…quello che faccio io non ti va mai bene)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>regola 2</strong></p>
<p>EVITA DI COINVOLGERE PARENTI, GENITORI, SUOCERE, AMICI.. invece di semplificare e aiutare, peggiorano la situazione anche se sono in buona fede.</p>
<p>Le discussioni non sono partite di calcio, dove la logica è quella del win/lose (chi vince e chi perde.)</p>
<p>Se non riuscite a gestire i vostri conflitti meglio rivolgersi a chi può realmente aiutarvi a capire come gestire e far crescere il vostro rapporto (psicologo, counselor…)</p>
<blockquote><p><em>C’è amore solo là dove ci possiamo fidare, dove siamo al sicuro, compresi, contenuti e contenti, dove non possiamo essere feriti e delusi, dove la parola data non è mai ritirata</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Umberto Galimberti Le cose dell’amore</strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cosa evitare quando l&#8217;altro e&#8217; teso, arrabbiato, preoccupato</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può capitare che alla fine della giornata appena metti piede ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Può capitare che alla fine della giornata appena metti piede in casa l’altra metà non sia nel mood giusto,abbia il muso o sia abbia grane al lavoro.</span></h2>
<h2>La domanda double face è “cos’ hai?”</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/aiutarsi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8474" title="aiutarsi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/04/aiutarsi.jpg" alt="" width="490" height="327" /></a></p>
<p>La domanda innocente e legittima ma spesso come una medaglia con due facce</p>
<p>L’idea è cercare di aiutare,di confortare,quinsi il fine è buono, ma spesso il risultato è proprio l’opposto di quello che avresti voluto</p>
<h2>Le 3 regole d’oro</h2>
<p>La cosa più importante, quando qualcuno è nello stato d’animo non ok, è imparare la comunicazione empatica</p>
<p><strong>1</strong> <span style="text-decoration: underline;">cerca di capire il suo stato d’animo</span></p>
<p>prova a metterti nei suoi panni,come ti sentiresti?</p>
<p>stai ne qui e ora e ascolta</p>
<p><strong>2</strong> <span style="text-decoration: underline;">preoccupati pure per come si sente</span></p>
<p>ma non svalutare la sua capacità di reagire come se fosse un essere limitato</p>
<p>E’ importante riconoscere,prendere per vero quello che l’altra persona sente o pensa (per me è importante quello che senti e pensi..E SONO CON TE)</p>
<p><strong>3</strong> <span style="text-decoration: underline;">rispetta il suo diritto di sentirsi così</span></p>
<p>rispettare questo diritto significa</p>
<ul>
<li>non giudicare</li>
</ul>
<ul>
<li>non fare il terzo grado</li>
</ul>
<ul>
<li>non recitare la parte del mago con la bacchetta magica</li>
</ul>
<ul>
<li>non prenderla sul personale (non ha fiducia in me….non conto niente….mi nasconde qualcosa…)</li>
</ul>
<ul>
<li>non pretendere che quello che tu pensi,supponi,immagini sia esattamente la Verità</li>
</ul>
<h2> Le 6 cose da non fare</h2>
<p><strong>1 minimizzare</strong></p>
<p>quando tratti le emozioni, le preoccupazioni dell’altra persona come cose da poco ‘ma non è niente….’ Ne stai facendo un problema di stato..ma ti arrabbi per una cosa del genere?</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>quello che io sento,provo o penso….non ti interessa</p>
<p><strong>2 razionalizzare</strong></p>
<p>quando cerchi di far ‘ragionare’ l’altra persona,di farle capire che sta esagerando,che non è il caso e ti lanci in mille spiegazioni logiche (magari giuste per te) il risultato è di cancellare,spostare dal piano emotivo al piano mentale il problema.</p>
<p>E’ un altro modo di minimizzare</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>quello che io provo per te si basa sul niente</p>
<p><strong>3 fare a gara a chi si lamenta di più</strong></p>
<p>questo è un ‘gioco’ che scatta spesso per una sorta di rivalità. Non vuoi perdere il primo posto nel ruolo di chi si lamenta.</p>
<p>Quindi appena l’altro dice qualcosa scatta la frase ‘E io allora cosa devo dire che…..</p>
<p>Inizia la lista dei lamenti retroattivi,datati,delle recriminazioni prontamente ripescate nel dimenticatoio.</p>
<p>E’ una specie di gioco della bilancia dove c’è sempre qualcuno che ha il peso maggiore da portare.</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>non c’è spazio per quello che sento io,quello che provo non interessa.Valgono di più, gli interessano di più i suoi problemi,le sue emozioni.</p>
<p><strong>4 ghe pensi mi</strong></p>
<p>se l’altra persona si sente a disagio per una ragione o per l’altra ti senti in dovere di metterti in moto per risolvere il problema.’So io cosa fare’.</p>
<p>Spesso se l’altro cerca di spiegare che non è quello il problema o non accetta il ‘devi fare xxx …io al tuo posto direi…farei…ecco che rimani male</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>tu pensi che sono un incapace,un bambino che non sa che pesci pigliare mentre tu sai sempre cosa fare</p>
<p>Questo è trattare con condiscendenza ,fare i paternalisti,far scattare il meccanismo genitore /bambino</p>
<p><strong>5 difesa</strong></p>
<p>La prendi sul personale come se è colpa tua se l’altra persona si sente così quindi inizi a difenderti come se fosse un attacco diretto a te.Questo non porta da nessuna parte e alla fine tutti e due entrate nel campo negativo.</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>i miei stati d’animo,le mie paure….tu le butti in pattumiera</p>
<p><strong>6 fare muro</strong></p>
<p>In questo caso ti ritiri,metti un muro,rimani in silenzio,cambi umore perché hai i tuoi problemi, sentire le sue lamentele ti fa innervosire,non sai che cosa dire,tanto anche se parli è inutile..</p>
<p>In genere ci si mette a fare dell’altro o si fa finta di ascoltare pensando ai fatti propri,alle cose da fare il giorno dopo…</p>
<p>Quale messaggio riceve l’altra persona?</p>
<p>io adesso mo sento come se fossi in un deserto</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #800080;">Nel prossimo articolo cosa fare</span></h2>
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		<title>Saper litigare e&#8217; un&#8217;arte che si puo&#8217; imparare</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo un recente sondaggio l’Italia in coppia è al primo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Secondo un recente sondaggio l’Italia in coppia è al primo posto della top ten mondiale del conflitto con più del 30% di coppie che ogni giorno discutono e litigano.</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/conflitto.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8455" title="conflitto" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/03/conflitto.jpg" alt="" width="479" height="318" /></a></p>
<h2>La varietà degli argomenti per litigare è vasta:</h2>
<p>• I soldi, come spenderli o non spenderli</p>
<p>• l’educazione dei figli</p>
<p>• i punti sensibili’ come dimenticare un compleanno, un anniversario, tradire la fiducia.</p>
<p>• la biancheria sporca lasciata in giro per casa</p>
<p>• lo stress da lavoro</p>
<p>• il sesso (quando e quanto avere rapporti sessuali che in fondo riguardano il bisogno di sentirsi amati, considerati)</p>
<p>• conflitti irrisolti del passato che emergono puntualmente quando accade qualcosa che in uno dei partner risuona come un dejà vu che ha vissuto nell’infanzia.</p>
<p><strong>Per esempio:</strong> se uno dei due partner è cresciuto con un genitore ipercritico con tutta probabilità sarà sensibile a ogni osservazione e la vivrà a torto o a ragione come un attacco diretto a svalutare la sua persona.</p>
<p>Spesso questi argomenti vengono usati come volano per mettere sul tavolo i propri bisogni più profondi all’interno della coppia.</p>
<p>Ad esempio l’argomento ‘come spendere il denaro’, può riguardare il problema del prendersi la responsabilità così come molte discussioni sul ‘pulire la casa’ in realtà riguardano il bisogno da parte della donna di più rispetto e considerazione per quello che fa.</p>
<p><em>Le persone generalmente litigano perché non sanno discutere</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Chesterton</strong></p>
<p> Siamo stati abituati a vedere i conflitti come qualcosa da evitare. I conflitti sono inevitabili. Il problema è imparare a farlo senza farsi del male. Ogni volta che tu sei in conflitto con qualcuno c’è un elemento che fa la differenza fra recar danno al rapporto con l’altro o renderlo più profondo.</p>
<p><em>L’elemento chiave è l’atteggiamento che hai</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>William James</strong></p>
<h2>Litigare? NON è NEGATIVO ma servono delle regole</h2>
<p>Litigare è una forma di comunicazione. Per alcune coppie il litigio è il momento nel quale riescono a dire ciò che sentono, ad avere l’attenzione dell’altro partner e poi, dopo aver fatto la pace avere di nuovo la conferma dei sentimenti dell’altro (sempre che le basi del rapporto siano solide).</p>
<h2> QUALE E’ IL TUO STILE DI AFFRONTARE I CONFLITTI?</h2>
<p>Ognuno ha il suo stile. Ci hai mai pensato?</p>
<p>Lo stile è un insieme di:</p>
<p>- quanto sei disposto a difendere i tuoi interessi,punti di vista…</p>
<p>- quanto tieni in considerazione quelli degli altri</p>
<p>Questo è influenzato dal tuo carattere, dall’educazione che hai avuto, dalla famiglia&#8230;</p>
<p><strong>5 modi di litigare non ok</strong></p>
<p>Ognuno ha il suo stile e modo di iniziare e condurre un litigio.</p>
<p>Le sfumature caratteriali sono varie ma per sintetizzare ecco i 5 stili più frequenti</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">voglio stare in pace</span></p>
<p>È lo stile di chi non ama sollevare problemi e se per caso ci sono, ed è normale allora incolpa o ritiene responsabile l’altra parte, quindi sta all’altro partner rimetter le cose a posto velocemente.</p>
<p>Che l’altro abbia bisogno di essere ascoltato o voglia cambiare qualcosa ….non importa.</p>
<p>Importante è stare in pace.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> la miglior difesa è l’attacco</span></p>
<p>È lo stile di chi crede che per prevenire le discussioni e il possibile disaccordo debba iniziare per primo ad accendere la scintilla..per evitare un eventuale incendio dopo. Spesso non funziona questa tattica e anche se fosse in qualche caso giusta il pericolo di esagerare e far terra bruciata è sempre in agguato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">l’arma del silenzio</span></p>
<p>E’ lo stile di chi non ama l’attacco diretto e preferisce che sia l’altro che si accorga che c’e’ qualcosa che non va.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">’se mi vuole bene,capirà…</span></p>
<p>Il partner deve essere in grado di leggere nel pensiero, cosa difficile che riesce in una percentuale di casi molto bassa e che non ha niente a che fare con il voler bene.</p>
<p>Se non capisce allora, si chiude nel silenzio, si lamenta per ogni piccola cosa dalla salvietta del bagno che non è ben piegata alla briciola che cade per terra.</p>
<p>Alla fine ottiene attenzione dopo aver esasperato l’altro/a. Questo comportamento è chiamato passivo-aggressivo</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">la vita è una battaglia</span></p>
<p>E’ lo stile di chi ama i rapporti conflittuali. Se non c’è conflitto che muove le acque si annoia.</p>
<p>Probabilmente questo tipo di partner ha dovuto combattere e difendere i suoi diritti da quando era piccolo/a.</p>
<p>Dietro questa corazza da combattente c’è la paura di essere ferito a livello emotivo, abbandonato/a.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> la spugna antishock</span></p>
<p>è lo stile di chi ha paura del conflitto e fa di tutto per NON entrarci. Piuttosto che difendere i propri diritti meglio aspettare….mandar giù e aspettare di digerire il tutto. Solo che i bocconi indigesti rimangono a lungo dentro e si trasformano in rancore, delusione….o magari un’ulcera.</p>
<p>L’ultima volta che hai discusso qual era l’argomento?</p>
<p>Se non sei in coppia ora, pensa alle tue relazioni passate.</p>
<p>Quali erano i maggiori ‘temi’ di discussione?</p>
<h2>Lo schema vincente per litigare</h2>
<p>Quando litighiamo spesso scatta il meccanismo vincitore-perdente dove ognuno vuole uscire vincitore come dopo una battaglia.</p>
<p>E’ una battaglia contro l’altro, muro contro muro una questione di controllo che va ben oltre lo schema giusto/sbagliato oppure ragione/torto.</p>
<p>Come dice un vecchio adagio’la verità sta sempre nel mezzo’ quindi ognuno ha la sua quota azionaria di ragione e torto.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong></p>
<p>C’e un altro modo di vedere le cose….</p>
<p>La strategia migliore e’ QUELLA WIN-WIN</p>
<p>IO +TU = NOI vinciamo… insieme</p>
<p>In questo caso vincere significa farlo con e non contro il/la partner.Nei rapporti non c’è mai un vero vincitore o perdente; due persone vincono o perdono assieme, ma questa è la cosa più difficile da capire sino in fondo.</p>
<p>Se sei in grado di gestire i conflitti in modo positivo e costruttivo avrai come risultati:</p>
<p>- una migliore intesa con gli altri</p>
<p>- nuove risposte ai problemi che emergono</p>
<p>- un maggior interesse a condividere con l’altro</p>
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<p>Ebook: GESTIRE I CONFLITTI</p>
<p>per Imparare a trovare i giusti interruttori per spegnere i conflitti</p>
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<ul>
<li>della Coppia</li>
</ul>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Nel mio sito www.counselingsolutions.it (sezione ebook)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mini kit anti-preoccupazioni: le 3 domande ecologiche</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 23:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo periodo di incertezze i motivi concreti per preoccuparsi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">In questo periodo di incertezze i motivi concreti per preoccuparsi spuntano ogni giorno</span> ed è necessario in qualche modo gestire l’ansia, la paura per il futuro.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/PREOCCUPARSI-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8423" title="PREOCCUPARSI 3" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/PREOCCUPARSI-3.jpg" alt="" width="478" height="317" /></a></p>
<p>Molte  persone però sembrano essere programmate per  preoccuparsi come se avessero un timer settato. Quando tutto va per il verso giusto o non ci sono particolari preoccupazioni ecco che incominciano a preoccuparsi che le cose stiano andando troppo bene. Certamente, pensano, arriverà qualcosa a rompere l’incantesimo.</p>
<p>L’obiettivo inconscio è poter dire ‘ecco lo sapevo’ o variazioni sul tema del tipo’capitano sempre a me’ a me. La preoccupazione dà a una piccola cosa una grande ombra.</p>
<p><strong> Proverbio svedese</strong></p>
<p>il cast dei fantasmi</p>
<p>♦quello del futuro incerto</p>
<p>♦quello del “cosa dirà xy,cosa penserà  la gente”</p>
<p>♦quello dell’ ipocondria nei propri riguardi o di qualcun altro per cui un dolore a sinistra potrebbe essere la fine e via dicendo</p>
<p>Quelli che ’nel dubbio, meglio che succeda qualcosa’</p>
<p>Ci sono persone che non tollerano l’incertezza, il non sapere, l’imprevisto. Ogni dubbio deve essere risolto su-bi-to, ad ogni costo e ogni punto di domanda deve avere la risposta IMMEDIATA. Se progettano una vacanza, qualcosa di nuovo devono essere sicuri al 100% che tutto sia in ordine al millesimo di micron. Se incontrano la potenziale anima gemella devono sapere,capire ‘mi ama o non mi ama? Come andrà a finire?</p>
<p>Vogliono un certificato di garanzia  prima di continuare. Vorrebbero la sfera di cristallo ma in mancanza chiedono a destra e a manca ‘tu che ne pensi? Meglio che accada qualcosa subito piuttosto che aspettare sui carboni ardenti. Preoccuparsi in anticipo è per loro una specie di ‘prove di trasmissione’ per prepararsi a un probabile e fantomatico peggio.</p>
<p>Tutto DEVE essere sotto controllo. La preoccupazione è come la pressione del sangue. Se è ok si vive bene ma troppo alta può spedirti a miglior vita</p>
<p><strong>L’altra faccia della medaglia</strong></p>
<p>Preoccuparsi non è sempre negativo. E’ la intensità che non va.</p>
<p>Una giusta dose di preoccupazione è utile per</p>
<p>♦motivarci ad agire</p>
<p>♦trovare la soluzione a un problema</p>
<p>♦trovarci attrezzati per gli imprevisti</p>
<p>♦evitare di lasciarci travolgere a sorpresa dagli eventi</p>
<p>Preoccuparsi è utile se la tensione ti spinge ad agire,a  passare da un atteggiamento passivo di standby che ti paralizza  nella tua paura a un atteggiamento proattivo</p>
<h2>Che credenze hai a proposito delle preoccupazioni positive?</h2>
<p><strong>STRATEGIE OK</strong></p>
<p>Tollerare  L’INCERTEZZA</p>
<p>Preoccuparsi non fa aumentare la certezza, non da’ la giusta lucidità per agire. Affrontare il bisogno di avere sempre tutto sotto controllo è importante perché questo è il fattore chiave che fa scattare il meccanismo-preoccupati</p>
<p>Più si tollera di rimanere in questa specie di limbo,più si accetta di non poter sapere, più si riduce il ‘doversi preoccupare’</p>
<p><strong>6 domande-chiave</strong></p>
<p>1 posso ottenere la certezza in qualche modo?</p>
<p>2 quali sono i vantaggi e gli svantaggi del cercare  certezze in questa situazione</p>
<p>3 faccio previsioni negative quando  non sono certo di qualcosa?Potrebbero probabilmente accadere  anche cose positive?</p>
<p>4 quale è la probabilità che le cose che prevedo possano avverarsi?</p>
<p>5 ci sono dei momenti o delle situazioni nelle quali posso tollerare l’incertezza,il non sapere o capire?</p>
<p>6 come fanno gli altri a tollerare l’incertezza? Posso imparare qualcosa da loro?</p>
<h2>La tecnica delle 3 domande</h2>
<p>Quando inizi a preoccuparti troppo e non riesci a pensare ad altro prova subito a bloccare i pensieri negativi per spegnere l’interruttore ‘mi preoccupo’</p>
<p>E’ VERO? (quello che penso)</p>
<p>se la riposta è sì passa a ‘come lo so che è vero?</p>
<p>( lo sai per certo o presupponi,immagini…)</p>
<p>E’ UTILE? (quello che penso)</p>
<p>in altre parole..tutto questo mi aiuta a chiarire,ad essere lucido o mi confonde di più)</p>
<p>Se la risposta a una qualsiasi delle domande è NO allora pensa a qualcosa d’altro,qualcosa che ti faccia sentire bene o prova a passare all’azione staccando per un momento per fare altro.</p>
<p>Il segreto è fermarti nell’esatto secondo quando ti accorgi che i primi pensieri inquinanti stanno per mettere fuori uso il tuo sistema di allarme.</p>
<p>MI FA SENTIRE BENE?</p>
<p>(dentro di me,nei miei riguardi,nei riguardi di xx,in questa situazione)</p>
<p><strong>In pratica</strong></p>
<ul>
<li>cerca un modo più realistico di guardare alla situazione</li>
<li>quantifica la probabilità da 1 a 10 che quello che ti fa paura accada.</li>
<li>Se la probabilità è bassa quali potrebbero essere i risultati?</li>
<li>quanto mi costa preoccuparmi?</li>
<li>cosa direi a un mio amico se avesse questa preoccupazione?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I conflitti di coppia: tutto parte dai bisogni</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molto spesso nel mio lavoro di counseling mi occupo di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Molto spesso nel mio lavoro di counseling mi occupo di problemi fra partner in crisi che non riescono più a capirsi o a dialogare e decidono, prima di separarsi, di provare di nuovo a comprendersi.</span></h2>
<h2> I problemi di coppia sono per il 95% dovuti a conflitti fra bisogni non soddisfatti. Per il 5% i litigi riguardano differenze di scala valori fra le due parti.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/conflitti-coppia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8402" title="conflitti coppia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/02/conflitti-coppia.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p>Anche quando i due partner hanno dei valori contrastanti, ad esempio, l’importanza da dare alla famiglia e al lavoro, alla radice dei conflitti ci sono sempre dei bisogni non espressi o non accolti dall’altra persona.</p>
<p><strong> Il primo problema del conflitto è l’incapacità di comunicare chiaramente.</strong></p>
<p>Il primo passo è scoprire quali sono i propri bisogni.</p>
<p>Il secondo passo è comunicarli al partner</p>
<p>Ecco una lista di bisogni.</p>
<p>Qual è per te adesso il più importante o il più urgente?</p>
<p>Qual è quello del tuo o della tua partner?</p>
<ul>
<li> essere rispettati</li>
</ul>
<ul>
<li>essere capiti(su quale argomento specifico?)</li>
</ul>
<ul>
<li>avere la fiducia dell’altra persona</li>
</ul>
<ul>
<li>essere ascoltati senza essere criticato/a o accusato/a</li>
</ul>
<ul>
<li>ricevere complimenti, un grazie, un abbraccio (ma si può sempre chiederlo, no</li>
</ul>
<ul>
<li>avere la possibilità di esprimere i propri stati d’animo senza essere giudicati ( ‘ sei sempre nervoso…non capisci niente….ma cosa vuoi che sia…..ti lamenti sempre…chiudono la comunicazione e creano tensioni.)</li>
</ul>
<ul>
<li>avere la pazienza dell’altro partner per le proprie debolezze, insicurezze e paure</li>
</ul>
<ul>
<li>avere sostegno, incoraggiamento dell’altro partner nei momenti critici o quando decidi qualcosa di nuovo</li>
</ul>
<ul>
<li> libertà di avere opinioni diverse (per esempio su come educare i figli, come usare il tempo libero, come comportarsi con i suoceri…)</li>
</ul>
<ul>
<li>avere libertà di movimento senza essere controllati a vista.(dove sei? Cosa stai facendo?con chi stai parlando? Cosa stai pensando?)</li>
<li>poter stare da soli quando ne ho bisogno senza che l’altro faccia il terzo grado. ( cos’hai? Perché non parli?) oppure si senta ignorato o abbandonato</li>
</ul>
<ul>
<li>avere un aiuto per le faccende di casa</li>
</ul>
<ul>
<li>uscire insieme più spesso</li>
</ul>
<ul>
<li>essere puntuale o almeno avvertire se si è ritardo</li>
</ul>
<ul>
<li>avere più rapporti intimi</li>
</ul>
<ul>
<li>essere sicuro della fedeltà dell’altro</li>
</ul>
<p>Il problema è che nessuno ci ha insegnato a capire i propri bisogni quindi ogni volta sarebbe utile chiedersi: Io di cosa ho bisogno in questo momento?</p>
<p>Altrettanto difficile per molti è esprimere agli altri ciò di cui si ha bisogno.</p>
<p>Alla radice c’è la PAURA.</p>
<p>Ognuno sviluppa una serie di meccanismi controproducenti nelle varie situazioni e il risultato è che questi bisogni rimangono insoddisfatti.</p>
<p>I meccanismi non ok</p>
<ul>
<li>lamentarsi</li>
</ul>
<ul>
<li>criticare l’altro</li>
</ul>
<ul>
<li>far orecchie da mercante</li>
</ul>
<ul>
<li>fare il gioco del silenzio</li>
</ul>
<ul>
<li>fare la vittima (faccio tutti io in questa casa,tocca sempre a me )</li>
</ul>
<ul>
<li>diventare aggressivi</li>
</ul>
<ul>
<li>usare la tecnica ‘ io ho ragione…tu hai torto’</li>
</ul>
<ul>
<li>salire in cattedra e fare il genitore col partner e trattarlo come un bambino (tu devi,non dovevi…potevi fare/dire così….tu non capisci niente…se non ci fossi io…).</li>
</ul>
<p>Questo comportamento scatena la reazione dell’altro partner ( eh già io sono scema….vorrei vedere te al mio posto…non trattarmi come un…)</p>
<p><strong>Quale potrebbe essere il modo per gestire i conflitti?</strong></p>
<p>Il conflitto non è negativo in sé ma può aiutare a chiarire e a conoscersi meglio.</p>
<p>L’unico modo è esprimere direttamente il proprio bisogno</p>
<p>Io in questo momento ho bisogno di…..</p>
<p>E trovare un modo creativo per negoziare in ogni situazione e per ‘vincere ‘ insieme.</p>
<h2>Nell’ebook ‘IMPARARE A GESTIRE I CONFLITTI’ e nei bonus sui conflitti di coppia e in famiglia ho raccolto la mia esperienza come counselor e personale.<span style="color: #800080;">( qui a destra in fondo al mio profilo il link dei miei ebook)</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La famiglia immigrata</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ad una specifica tipologia di immigrato,</span> ma è importante ricordare che gli immigrati, venendo da paesi diversi, hanno culture diverse, parlano lingue diverse, seguono religioni diverse e soprattutto hanno un vissuto diverso.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8374" title="immigrant-family" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>C’è chi , ad esempio, arriva da paesi dell’est e ha alle spalle un vissuto familiare particolare per cui ha deciso di lasciare il proprio paese, chi, invece, viene dall’Africa, dove ha dovuto affrontare viaggi pericolosi vivendo momenti di notevole sofferenza per sperare in una vita migliore.</p>
<p>Dunque ogni famiglia immigrata è una famiglia a sé, ha il suo vissuto personale e le sue motivazioni che hanno spinto all’immigrazione. Qualche volta partono prima uno dei due genitori, o entrambi e poi, dopo un po’ di tempo, vengono raggiunti dai figli. Questo vuol dire vivere mesi e a volte anche anni senza vedere i propri genitori.</p>
<p>Le famiglie si ricongiungono poi con il tempo, il ricongiungimento, seppure è un momento di felicità, provoca spesso un forte disagio.</p>
<p>Dopo anni di separazione, devono affrontare le difficoltà legate alla ripresa della vita di coppia e familiare e a quelle di inserimento sociale.</p>
<p>I servizi spesso progettano interventi rivolti a singoli piuttosto che ad aggregazioni familiari.</p>
<p>Il trauma dell’immigrazione produce lacerazione psicologica, emotiva e culturale, e direttamente o indirettamente riguarda tutti i componenti della famiglia, siano essi adulti, adolescenti o bambini.</p>
<p>L’immigrato, soprattutto inizialmente, si sente impotente, perché non conoscendo ancora il nuovo paese deve ripartire da zero. Se ad esempio ha una laurea, difficilmente si potrà inserire lavorativamente nel nuovo paese usando il suo titolo di studi. Imparerà che sarà più facile lavorare facendo altri tipi di lavoro, come ad esempio la badante.</p>
<p>È come se si azzerassero le competenze professionali pregresse.</p>
<p>Tutto questo rende sicuramente più difficile l’inserimento e la vita dell’immigrato, che spera di tornare nel proprio paese il più presto possibile.</p>
<p>Quando ad immigrare sono bambini piccoli, capita il più delle volte che crescendo in un altro paese si identifichino molto con il nuovo modo di essere, la nuova cultura di appartenenza, sia con l’abbigliamento, che con il mangiare o con la religione e lo stile di vita. Spesso è difficile per i genitori immigrati accettare questo cambiamento dei loro figli.</p>
<p>E’ importante che i genitori non considerino in toto i modelli culturali della nuova società negativamente o come incompatibili con i propri, ma si aprano a un confronto e a un dialogo autentici con i valori della società di immigrazione.</p>
<h2>Del resto è importante che chi accoglie gli immigrati nel proprio paese debba <span style="color: #800080;">considerare i vissuti individuali e familiari degli immigrati aiutandoli ad inserirsi nella nuova società, prestando attenzione sia agli individui che a tutto il contesto familiare.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il sottile confine tra Arte e Patologia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ La psicoanalisi, si è sempre interrogata sulla produzione artistica, sull’artista ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;"><strong> </strong>La psicoanalisi, si è sempre interrogata sulla produzione artistica, sull’artista e sui processi attivi nell’esperienza estetica, ma soprattutto si è sempre interessata <strong>all’enigma della creatività che si radica nell’essere della persona</strong>.</span> Come origine dell’opera creativa, essa accetta la possibile combinazione che può esserci tra una predisposizione di personalità e una cultura e storia familiare particolare.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/psychosis.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8370" title="psychosis" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/psychosis.jpg" alt="" width="521" height="363" /></a></p>
<p>Freud apre la strada all’analisi psicoanalitica della creazione artistica. E la sua linea operativa sarà, poi seguita da numerosi analisti, tra i quali Karl Abraham, Ernest Jones, Otto Rank.</p>
<p>Inizialmente l’attenzione è rivolta allo studio dell’opera, all’analisi introspettiva dell’artista e della sua biografia che avviene però in una prospettiva psicopatologica.</p>
<p>Freud, infatti, concepisce lo stimolo a creare un’opera d’arte, soprattutto in termini di libido e impulsi e traccia una linea continua che,<strong> partendo dal gioco immaginativo del bambino, passa attraverso il sogno ad occhi aperti e la fantasia</strong>, per arrivare, infine al lavoro dell’artista.</p>
<p>Nel saggio “Il poeta e la fantasia” il padre della psicoanalisi affronta in modo diretto il mistero della creazione artistica: l’artista ha in comune con il sognatore ad occhi aperti che <strong>“egli crea un mondo  di fantasia in cui può appagare i suoi desideri inconsci”</strong>.</p>
<p>Mentre, però, il sognatore ad occhi aperti, evita il conflitto attraverso una fantasia di appagamento onnipotente di un desiderio, ed una negazione della realtà esterna e psichica, <strong>l’artista cerca di individuare il suo conflitto e risolverlo nella creazione.</strong></p>
<p>Egli, dunque, differisce dal sognatore in quanto trova nella sua opera artistica una via di ritorno alla realtà e sotto questo aspetto il suo lavoro è simile al gioco dei bambini. I bambini, infatti, usano e modellano il mondo esterno secondo i propri desideri.</p>
<p>L’arte, dunque, ha analogie con il gioco e con il sognatore a occhi aperti, ma non è nessuna di queste cose.</p>
<p>Ciò permette di pensare all’arte come lavoro, invece che come un sogno o un gioco e l’opera, adesso, viene vista come conciliatore degli scopi contraddittori dell’Es e del Super-Io.</p>
<p>L’opera d’arte diventa, allora, <strong>il sintomo emergente del conflitto psichico</strong>, il quale sconosciuto nei “normali” (in quanto essi lo sentono come generale e oggettivo, e deviano l’eccitamento sul sogno, nell’inconscio), è avvertito dagli artisti proiettato sull’Io, con violenza, in quanto troppo maturo per il sogno e non ancora patogeno: cercano di liberarsene con l’opera d’arte.</p>
<p>Ciò pone l’artista, dal punto di vista psicologico, oltre che in relazione con il sognatore, anche con il nevrotico. La diversità che l’uomo creativo porta con sé, è proprio questa capacità di <strong>“superare” i conflitti interiori riproducendoli</strong>, quasi a voler esorcizzarli in continuazione, attraverso creazioni: poesie, quadri, sculture o brani musicali.</p>
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		<title>Anno nuovo, immagine nuova: i 3 killer da neutralizzare</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai una occhiata rapida allo specchio
 Stai presentando l’immagine di una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Dai una occhiata rapida allo specchio</span></h2>
<h2> Stai presentando l’immagine di una donna sicura di sé, assertiva e soddisfatta di essere quella che è? La tua immagine ADESSO riflette la persona che sei?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine-specchio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8362" title="immagine specchio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine-specchio.jpg" alt="" width="484" height="363" /></a></p>
<p>L’immagine non è qualcosa di definito, di statico.</p>
<p>Ogni fase che attraversi la tua immagine cambia.</p>
<p>Quando gli atteggiamenti non sono in armonia e non riflettono la tua  ’visione’ della vita, ti senti a disagio con la tua immagine</p>
<p>La prima cosa da fare in questo caso è fare un check up per individuare i pensieri che ti remano contro e che ammaccano la tua immagine.</p>
<p><strong>I 3 KILLER-CHIAVE CHE SABOTANO LA TUA IMMAGINE</strong></p>
<h2>1 Le esagerazioni</h2>
<p>Ti è mai capitato di entrare nel circolo vizioso delle parole-virus sempre/mai?</p>
<p>sbaglio sempre</p>
<p>a me va sempre male</p>
<p>a me non capita mai che….</p>
<p>Non riesco mai a dire di no e tutti ne approfittano.</p>
<p>non avrò mai….</p>
<p>mi dicono sempre che…</p>
<p>Sempre e mai sono parole estreme. Perché?</p>
<p>1tendono a dare una visione chiaramente distorta e provocatoria</p>
<p>2 ti negano la possibilità di poter cambiare</p>
<p>3ingigantiscono il negativo e zavorrano la tua immagine mettendola in ombra</p>
<p>4 richiamano a catena altri mai e sempre</p>
<p>5 mettono in moto l’effetto-domino  ‘come volevasi dimostrare’ detto anche “profezia che si auto avvera”</p>
<p><strong>Come neutralizzare il killer Sempre/Mai</strong></p>
<p>I 2 estremi sempre/mai sono irrazionali,illogici,esagerati</p>
<p>Infatti è improbabile che certe cose o certi comportamenti,risultati si verifichino proprio sempre o mai.</p>
<p>Non c’è niente in mezzo?</p>
<p>primo passo</p>
<p>annota e verifica quando,in che situazioni,tutti i casi in cui dici usi queste parole</p>
<p>secondo passo</p>
<p>domande virusbuster  per «attaccare» i propri pensieri irrazionali e controproducenti sono:</p>
<p>♣ Cosa c’è di vero in quello che penso?</p>
<p>♣ Questo modo di pensare mi aiuta a stare meglio?</p>
<p>Rimuovi  questi assoluti</p>
<p>Prova a sostituire sempre/mai con spesso, qualche volta…… ma posso cambiare in meglio</p>
<p><strong>esempio</strong></p>
<p>sbaglio sempre = qualche volta sbaglio …..ma posso cambiare in meglio</p>
<h2>2 Le auto martellate</h2>
<p>le martellate partono con le parole-killer avrei dovuto/avrei potuto che innescano l’effetto domino dell’autocritica in nome dello standard ‘non devo mai sbagliare’.</p>
<p>E’ una pretesa irrealistica essere perfette</p>
<p><strong>Come neutralizzare il killer</strong></p>
<p>primo passo</p>
<p>alza il cartellino rosso ’stop!’ e dai un taglio alle recriminazioni,alla sequenza di insulti che</p>
<p>indirizzi a te stessa. Se vedessi qualcuno che insulta un’altra persona non gli diresti di smetterla?Allora perché accetti questo fuoco di fila verso te stessa?</p>
<p>secondo passo</p>
<p>♦sostituisci le critiche con una frase incoraggiante o perlomeno con una critica costruttiva</p>
<p>ora ho capito che….quindi la prossima volta farò meglio.</p>
<p>♦datti il permesso di sbagliare,accetta ogni errore come una opportunità per capire e migliorare senza darti addosso ad ogni passo.’sbagliando si impara’</p>
<p>♦ usa l’autoironia e perdona le tue imperfezioni</p>
<p>♦concentrati sul quello che sia fare bene non su ciò che non sai fare,sulle tue qualità e i tratti del tuo carattere che ti piacciono</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>3 le emozioni-trappola</h2>
<p>quante volte ti sei detta ‘Tizio, Caio o Sempronio mi tratta come…mi fa sentire una…. sono un tipo ansioso…quando mi guardo allo specchio mi deprimo…</p>
<p>Le emozioni e i pensieri sono strettamente legati.Chi,secondo te ha la palla in mano per scegliere cosa pensare e come sentirsi?</p>
<p>Tu, naturalmente!</p>
<p>Forse pensi che è naturale in certi momenti sentirsi giù o nutrirti di pensieri negativi quando sei pressata, stressata o ti capita qualcosa di imprevisto fra capo e collo.</p>
<p>La scelta è fra farsi controllare dall’umore negativo o gestire gli stati d’animo che cerano di sabotare il tuo benessere e l’immagine che hai di te.</p>
<p>Gli altri spesso ci mettono il loro carico da novanta con le critiche,i consigli non richiesti, le frasi poco simpatiche del tipo’ ma sei ingrassata? Ma stai bene?</p>
<p>Nessuno può farti cambiare umore o idea se tu non glielo permetti.</p>
<p>Ci sono situazioni o persone che forse possono influenzare i tuoi stati d’animo ma non possono prendere il comando dentro di te e dettare l’agenda</p>
<p><strong> Come neutralizzare il killer</strong></p>
<p>Le emozioni, i pensieri e l’atteggiamento che un evento suscita dipendono dalla tua interpretazione o dalle tue convinzioni.</p>
<p>C’è sempre una voce interna che determina il ‘colore’ da dare all’evento e come re-agire</p>
<p>questione di…feeling</p>
<p>Molte persone confondono spesso ciò che ’sentono’ a livello emotivo con ciò che pensano</p>
<p>Per esempio</p>
<p>Mi sento un fallita</p>
<p>Mi sento grassa</p>
<p>Non mi sento apprezzata</p>
<p>Questi sono pensieri non emozioni.</p>
<p>Le emozioni sono: tristezza rabbia paura</p>
<p>‘ Io non mi sento apprezzata’ significa a livello emotivo sono triste o sono arrabbiata</p>
<p>Le emozioni sono legate ai pensieri e questi interpretano la realtà.In questo caso dire ‘ Non sono apprezzata’ vuol dire interpretare i comportamenti di qualcuno e da questi concludere che quella persona non ti apprezza.</p>
<p>I pensieri sono più facili da cambiare delle emozioni infatti se cambi un pensiero negativo noterai che cambia anche il tuo stato d’animo.</p>
<p>I tuoi stati d’animo ti appartengono. Tu li crei e tu li possiedi.</p>
<p><strong> Disinnescare la calamita</strong></p>
<p>Spesso quando sei arrabbiata, triste, delusa  per una situazione o persona ecco che scatta  il cosiddetto’effetto calamita’ per fare l’en plein.</p>
<p>Si comincia a snocciolare ‘anche le altre volte’allungando la lista a dismisura e iniziando il rosario di lamentele per aumentare la massa critica di inquinamento mentale ed emotivo per sentirsi ancora peggio.</p>
<p>A questo punto non lasciarti trascinare dalla calamita.</p>
<h2> <span style="color: #800080;">Alza la paletta STOP!  E cambia punto di attenzione</span></h2>
<h2>fai altro(esci,fai qualche esercizio fisico,metti a posto qualcosa..)</h2>
<h2>pensa ad altro ( per esempio a un momento ok,a quello che hai fatto dei positivo,alle persone che ti apprezzano e ti stimano)</h2>
<p>&nbsp;</p>
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