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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Psiche</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>La famiglia immigrata</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ad una specifica tipologia di immigrato,</span> ma è importante ricordare che gli immigrati, venendo da paesi diversi, hanno culture diverse, parlano lingue diverse, seguono religioni diverse e soprattutto hanno un vissuto diverso.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8374" title="immigrant-family" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrant-family.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>C’è chi , ad esempio, arriva da paesi dell’est e ha alle spalle un vissuto familiare particolare per cui ha deciso di lasciare il proprio paese, chi, invece, viene dall’Africa, dove ha dovuto affrontare viaggi pericolosi vivendo momenti di notevole sofferenza per sperare in una vita migliore.</p>
<p>Dunque ogni famiglia immigrata è una famiglia a sé, ha il suo vissuto personale e le sue motivazioni che hanno spinto all’immigrazione. Qualche volta partono prima uno dei due genitori, o entrambi e poi, dopo un po’ di tempo, vengono raggiunti dai figli. Questo vuol dire vivere mesi e a volte anche anni senza vedere i propri genitori.</p>
<p>Le famiglie si ricongiungono poi con il tempo, il ricongiungimento, seppure è un momento di felicità, provoca spesso un forte disagio.</p>
<p>Dopo anni di separazione, devono affrontare le difficoltà legate alla ripresa della vita di coppia e familiare e a quelle di inserimento sociale.</p>
<p>I servizi spesso progettano interventi rivolti a singoli piuttosto che ad aggregazioni familiari.</p>
<p>Il trauma dell’immigrazione produce lacerazione psicologica, emotiva e culturale, e direttamente o indirettamente riguarda tutti i componenti della famiglia, siano essi adulti, adolescenti o bambini.</p>
<p>L’immigrato, soprattutto inizialmente, si sente impotente, perché non conoscendo ancora il nuovo paese deve ripartire da zero. Se ad esempio ha una laurea, difficilmente si potrà inserire lavorativamente nel nuovo paese usando il suo titolo di studi. Imparerà che sarà più facile lavorare facendo altri tipi di lavoro, come ad esempio la badante.</p>
<p>È come se si azzerassero le competenze professionali pregresse.</p>
<p>Tutto questo rende sicuramente più difficile l’inserimento e la vita dell’immigrato, che spera di tornare nel proprio paese il più presto possibile.</p>
<p>Quando ad immigrare sono bambini piccoli, capita il più delle volte che crescendo in un altro paese si identifichino molto con il nuovo modo di essere, la nuova cultura di appartenenza, sia con l’abbigliamento, che con il mangiare o con la religione e lo stile di vita. Spesso è difficile per i genitori immigrati accettare questo cambiamento dei loro figli.</p>
<p>E’ importante che i genitori non considerino in toto i modelli culturali della nuova società negativamente o come incompatibili con i propri, ma si aprano a un confronto e a un dialogo autentici con i valori della società di immigrazione.</p>
<h2>Del resto è importante che chi accoglie gli immigrati nel proprio paese debba <span style="color: #800080;">considerare i vissuti individuali e familiari degli immigrati aiutandoli ad inserirsi nella nuova società, prestando attenzione sia agli individui che a tutto il contesto familiare.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il sottile confine tra Arte e Patologia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ La psicoanalisi, si è sempre interrogata sulla produzione artistica, sull’artista ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;"><strong> </strong>La psicoanalisi, si è sempre interrogata sulla produzione artistica, sull’artista e sui processi attivi nell’esperienza estetica, ma soprattutto si è sempre interessata <strong>all’enigma della creatività che si radica nell’essere della persona</strong>.</span> Come origine dell’opera creativa, essa accetta la possibile combinazione che può esserci tra una predisposizione di personalità e una cultura e storia familiare particolare.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/psychosis.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8370" title="psychosis" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/psychosis.jpg" alt="" width="521" height="363" /></a></p>
<p>Freud apre la strada all’analisi psicoanalitica della creazione artistica. E la sua linea operativa sarà, poi seguita da numerosi analisti, tra i quali Karl Abraham, Ernest Jones, Otto Rank.</p>
<p>Inizialmente l’attenzione è rivolta allo studio dell’opera, all’analisi introspettiva dell’artista e della sua biografia che avviene però in una prospettiva psicopatologica.</p>
<p>Freud, infatti, concepisce lo stimolo a creare un’opera d’arte, soprattutto in termini di libido e impulsi e traccia una linea continua che,<strong> partendo dal gioco immaginativo del bambino, passa attraverso il sogno ad occhi aperti e la fantasia</strong>, per arrivare, infine al lavoro dell’artista.</p>
<p>Nel saggio “Il poeta e la fantasia” il padre della psicoanalisi affronta in modo diretto il mistero della creazione artistica: l’artista ha in comune con il sognatore ad occhi aperti che <strong>“egli crea un mondo  di fantasia in cui può appagare i suoi desideri inconsci”</strong>.</p>
<p>Mentre, però, il sognatore ad occhi aperti, evita il conflitto attraverso una fantasia di appagamento onnipotente di un desiderio, ed una negazione della realtà esterna e psichica, <strong>l’artista cerca di individuare il suo conflitto e risolverlo nella creazione.</strong></p>
<p>Egli, dunque, differisce dal sognatore in quanto trova nella sua opera artistica una via di ritorno alla realtà e sotto questo aspetto il suo lavoro è simile al gioco dei bambini. I bambini, infatti, usano e modellano il mondo esterno secondo i propri desideri.</p>
<p>L’arte, dunque, ha analogie con il gioco e con il sognatore a occhi aperti, ma non è nessuna di queste cose.</p>
<p>Ciò permette di pensare all’arte come lavoro, invece che come un sogno o un gioco e l’opera, adesso, viene vista come conciliatore degli scopi contraddittori dell’Es e del Super-Io.</p>
<p>L’opera d’arte diventa, allora, <strong>il sintomo emergente del conflitto psichico</strong>, il quale sconosciuto nei “normali” (in quanto essi lo sentono come generale e oggettivo, e deviano l’eccitamento sul sogno, nell’inconscio), è avvertito dagli artisti proiettato sull’Io, con violenza, in quanto troppo maturo per il sogno e non ancora patogeno: cercano di liberarsene con l’opera d’arte.</p>
<p>Ciò pone l’artista, dal punto di vista psicologico, oltre che in relazione con il sognatore, anche con il nevrotico. La diversità che l’uomo creativo porta con sé, è proprio questa capacità di <strong>“superare” i conflitti interiori riproducendoli</strong>, quasi a voler esorcizzarli in continuazione, attraverso creazioni: poesie, quadri, sculture o brani musicali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anno nuovo, immagine nuova: i 3 killer da neutralizzare</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai una occhiata rapida allo specchio
 Stai presentando l’immagine di una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Dai una occhiata rapida allo specchio</span></h2>
<h2> Stai presentando l’immagine di una donna sicura di sé, assertiva e soddisfatta di essere quella che è? La tua immagine ADESSO riflette la persona che sei?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine-specchio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8362" title="immagine specchio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine-specchio.jpg" alt="" width="484" height="363" /></a></p>
<p>L’immagine non è qualcosa di definito, di statico.</p>
<p>Ogni fase che attraversi la tua immagine cambia.</p>
<p>Quando gli atteggiamenti non sono in armonia e non riflettono la tua  ’visione’ della vita, ti senti a disagio con la tua immagine</p>
<p>La prima cosa da fare in questo caso è fare un check up per individuare i pensieri che ti remano contro e che ammaccano la tua immagine.</p>
<p><strong>I 3 KILLER-CHIAVE CHE SABOTANO LA TUA IMMAGINE</strong></p>
<h2>1 Le esagerazioni</h2>
<p>Ti è mai capitato di entrare nel circolo vizioso delle parole-virus sempre/mai?</p>
<p>sbaglio sempre</p>
<p>a me va sempre male</p>
<p>a me non capita mai che….</p>
<p>Non riesco mai a dire di no e tutti ne approfittano.</p>
<p>non avrò mai….</p>
<p>mi dicono sempre che…</p>
<p>Sempre e mai sono parole estreme. Perché?</p>
<p>1tendono a dare una visione chiaramente distorta e provocatoria</p>
<p>2 ti negano la possibilità di poter cambiare</p>
<p>3ingigantiscono il negativo e zavorrano la tua immagine mettendola in ombra</p>
<p>4 richiamano a catena altri mai e sempre</p>
<p>5 mettono in moto l’effetto-domino  ‘come volevasi dimostrare’ detto anche “profezia che si auto avvera”</p>
<p><strong>Come neutralizzare il killer Sempre/Mai</strong></p>
<p>I 2 estremi sempre/mai sono irrazionali,illogici,esagerati</p>
<p>Infatti è improbabile che certe cose o certi comportamenti,risultati si verifichino proprio sempre o mai.</p>
<p>Non c’è niente in mezzo?</p>
<p>primo passo</p>
<p>annota e verifica quando,in che situazioni,tutti i casi in cui dici usi queste parole</p>
<p>secondo passo</p>
<p>domande virusbuster  per «attaccare» i propri pensieri irrazionali e controproducenti sono:</p>
<p>♣ Cosa c’è di vero in quello che penso?</p>
<p>♣ Questo modo di pensare mi aiuta a stare meglio?</p>
<p>Rimuovi  questi assoluti</p>
<p>Prova a sostituire sempre/mai con spesso, qualche volta…… ma posso cambiare in meglio</p>
<p><strong>esempio</strong></p>
<p>sbaglio sempre = qualche volta sbaglio …..ma posso cambiare in meglio</p>
<h2>2 Le auto martellate</h2>
<p>le martellate partono con le parole-killer avrei dovuto/avrei potuto che innescano l’effetto domino dell’autocritica in nome dello standard ‘non devo mai sbagliare’.</p>
<p>E’ una pretesa irrealistica essere perfette</p>
<p><strong>Come neutralizzare il killer</strong></p>
<p>primo passo</p>
<p>alza il cartellino rosso ’stop!’ e dai un taglio alle recriminazioni,alla sequenza di insulti che</p>
<p>indirizzi a te stessa. Se vedessi qualcuno che insulta un’altra persona non gli diresti di smetterla?Allora perché accetti questo fuoco di fila verso te stessa?</p>
<p>secondo passo</p>
<p>♦sostituisci le critiche con una frase incoraggiante o perlomeno con una critica costruttiva</p>
<p>ora ho capito che….quindi la prossima volta farò meglio.</p>
<p>♦datti il permesso di sbagliare,accetta ogni errore come una opportunità per capire e migliorare senza darti addosso ad ogni passo.’sbagliando si impara’</p>
<p>♦ usa l’autoironia e perdona le tue imperfezioni</p>
<p>♦concentrati sul quello che sia fare bene non su ciò che non sai fare,sulle tue qualità e i tratti del tuo carattere che ti piacciono</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>3 le emozioni-trappola</h2>
<p>quante volte ti sei detta ‘Tizio, Caio o Sempronio mi tratta come…mi fa sentire una…. sono un tipo ansioso…quando mi guardo allo specchio mi deprimo…</p>
<p>Le emozioni e i pensieri sono strettamente legati.Chi,secondo te ha la palla in mano per scegliere cosa pensare e come sentirsi?</p>
<p>Tu, naturalmente!</p>
<p>Forse pensi che è naturale in certi momenti sentirsi giù o nutrirti di pensieri negativi quando sei pressata, stressata o ti capita qualcosa di imprevisto fra capo e collo.</p>
<p>La scelta è fra farsi controllare dall’umore negativo o gestire gli stati d’animo che cerano di sabotare il tuo benessere e l’immagine che hai di te.</p>
<p>Gli altri spesso ci mettono il loro carico da novanta con le critiche,i consigli non richiesti, le frasi poco simpatiche del tipo’ ma sei ingrassata? Ma stai bene?</p>
<p>Nessuno può farti cambiare umore o idea se tu non glielo permetti.</p>
<p>Ci sono situazioni o persone che forse possono influenzare i tuoi stati d’animo ma non possono prendere il comando dentro di te e dettare l’agenda</p>
<p><strong> Come neutralizzare il killer</strong></p>
<p>Le emozioni, i pensieri e l’atteggiamento che un evento suscita dipendono dalla tua interpretazione o dalle tue convinzioni.</p>
<p>C’è sempre una voce interna che determina il ‘colore’ da dare all’evento e come re-agire</p>
<p>questione di…feeling</p>
<p>Molte persone confondono spesso ciò che ’sentono’ a livello emotivo con ciò che pensano</p>
<p>Per esempio</p>
<p>Mi sento un fallita</p>
<p>Mi sento grassa</p>
<p>Non mi sento apprezzata</p>
<p>Questi sono pensieri non emozioni.</p>
<p>Le emozioni sono: tristezza rabbia paura</p>
<p>‘ Io non mi sento apprezzata’ significa a livello emotivo sono triste o sono arrabbiata</p>
<p>Le emozioni sono legate ai pensieri e questi interpretano la realtà.In questo caso dire ‘ Non sono apprezzata’ vuol dire interpretare i comportamenti di qualcuno e da questi concludere che quella persona non ti apprezza.</p>
<p>I pensieri sono più facili da cambiare delle emozioni infatti se cambi un pensiero negativo noterai che cambia anche il tuo stato d’animo.</p>
<p>I tuoi stati d’animo ti appartengono. Tu li crei e tu li possiedi.</p>
<p><strong> Disinnescare la calamita</strong></p>
<p>Spesso quando sei arrabbiata, triste, delusa  per una situazione o persona ecco che scatta  il cosiddetto’effetto calamita’ per fare l’en plein.</p>
<p>Si comincia a snocciolare ‘anche le altre volte’allungando la lista a dismisura e iniziando il rosario di lamentele per aumentare la massa critica di inquinamento mentale ed emotivo per sentirsi ancora peggio.</p>
<p>A questo punto non lasciarti trascinare dalla calamita.</p>
<h2> <span style="color: #800080;">Alza la paletta STOP!  E cambia punto di attenzione</span></h2>
<h2>fai altro(esci,fai qualche esercizio fisico,metti a posto qualcosa..)</h2>
<h2>pensa ad altro ( per esempio a un momento ok,a quello che hai fatto dei positivo,alle persone che ti apprezzano e ti stimano)</h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il periodo pre &#8211; scolare</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa si intende per periodo prescolare? Si intendono gli anni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Cosa si intende per periodo prescolare?</span> Si intendono gli anni che vanno dai 3 ai 5.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/bambini-3-anni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8358" title="Father and Son Playing with Toy Car" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/bambini-3-anni.jpg" alt="" width="453" height="302" /></a></p>
<p>In questo periodo i bambini hanno una serie di cambiamenti, primo tra tutti nel linguaggio, imparano a mostrare le proprie emozioni non più con i gesti, ma con le parole. Se prima, ad esempio, piangevano per un malessere, adesso iniziano ad esprimerlo a parole. Quindi cambia anche il modo di comunicare con i genitori. Se prima i genitori, per farsi capire, utilizzavano molto i gesti, adesso possono comunicare con il bambino parlando, la modalità di comunicazione è dunque cambiata per entrambi.</p>
<p><strong>Il bambino adesso ascolta, capisce e ragiona in modo diverso.</strong></p>
<p>Se glielo chiedete sa lavarsi il viso, non ha più bisogno del pannolino, sa bere, salire e scendere da una sedia, riesce a gestire il suo mondo e se stesso.</p>
<p>Ricorda quello che ha appreso il giorno prima, sa cosa vuol dire aspettare; il suo senso di individualità si sta rafforzando. Vede se stesso come individuo indipendente.</p>
<p>Questa è l’età dell’identificazione. Ad esempio, imiterà la mamma nelle attività domestiche, o il papà nelle attività di tipo fisico o meccanico. È un attento osservatore.</p>
<p>Ad esempio, se osservate vostra figlia che gioca con le bambole, la sentirete parlare con modi di dire e fare familiari.</p>
<p>È quindi attraverso il concetto di identificazione che il bambino in età prescolare comincerà a partecipare attivamente all’educazione.</p>
<h2>Il bambino in questa età vi chiede di dirgli ciò che ottiene o meno la vostra approvazione, <span style="color: #800080;">è pronto ad apprendere qualsiasi cosa voi gli insegnate.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo psicoanalista: un guaritore ferito?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da cosa o da chi dipende la scelta di intraprendere ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Da cosa o da chi dipende<strong> la scelta di intraprendere la professione psicoanalitica</strong>?</span> Secondo Aldo Carotenuto, chi si occupa di psicologia ha dei conti in sospeso con l’inconscio, delle ferite ancora sanguinanti e forse non rimarginabili, che possono essere anche molto drammatiche.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/malessere-620x250.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-8355" title="malessere-620x250" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/malessere-620x250.png" alt="" width="479" height="193" /></a></p>
<p>La scelta, dunque, potrebbe avvenire sulla base di un potente richiamo interiore che si è costretti a seguire senza potersi opporre. Jung, al riguardo scrive: <em>“Per poter cogliere le fantasie che mi sollecitavano dal sottosuolo dovevo, per così dire, sprofondarmi in esse: cosa che provocava in me non solo una violenta opposizione, ma una vera paura. Temevo di perdere il controllo di me stesso e di divenire preda dell’inconscio…Comunque, solo dopo lunghe esitazioni, mi resi conto che non c’era altro modo di venirne a capo. Dovevo accettare la sorte e dovevo impadronirmi di quelle immagini, poiché altrimenti correvo il rischio che fossero esse a impadronirsi di me…”.</em> Chi intraprende lo studio della psicologia e desidera intraprendere questa professione, sembra, dunque essere una persona che sente di avere<strong> una ferita aperta</strong> che deve in qualche modo rimarginare; si sente in costante ricerca di una risposta ai propri critici interrogativi.</p>
<p>Questa condizione, per Carotenuto, non è da ritenersi invalidante, anzi potrebbe essere<strong> il punto di partenza psichico ideale</strong>, in quanto, senza una contraddizione interiore e senza una latente sofferenza, nessuna comprensione profonda è possibile in un campo di studi, così privo di certezze esterne e obiettive. Allora chi soffre ha due strade davanti a sé: o fare il malato o l’analista? Esiste, naturalmente, uno specifico di questa professione che differenzia l’analista dal destino del malato di mente, ma<strong> l’origine da cui si biforca il ramo sembra essere identica</strong>. Questa frattura basilare, di cui si parla, è una carenza che non può colmarsi del solo nutrimento intellettuale, ma deve ricevere il nutrimento della relazione umana.<em> “Non è un’offesa o una violenza, ma qualcosa che è stato negato e che, agli albori della vita è la violenza più devastante; una lacuna, un vuoto, la mancanza di un elemento essenziale nella vita affettiva. Insomma un non-evento della storia personale, che però ha lasciato una traccia indelebile nella personalità allora ancora in formazione</em>”.</p>
<p>La ferita aperta o “feritoia”, è da considerarsi come un minuscolo varco che consente di tenere d’occhio il mondo interiore, di scrutare e indagare la parte più misteriosa e segreta di se stesso, cioè la parte “sommersa” dell’inconscio. Nel corso di tutta una vita di lavoro quindi, potremmo dire che l’analista, tesse la sua tela radunando gli elementi utili per la sua stessa guarigione. Questa cura, è però una cura che non porta mai a una definitiva guarigione per l’analista, ma ne viene continuamente ripetuta la ricerca ad ogni incontro con il paziente. Avere una personale problematica irrisolta, non significa però proiettare sul paziente il proprio fantasma, in un caso del genere, potrebbe succedere di incoraggiare il paziente su una strada che non è la sua e se ciò avviene, sarebbe un grosso incidente di percorso. Lo psicoanalista lo si potrebbe definire, allora, come un guaritore ferito, portatore della stessa malattia che tenta di curare nei suoi pazienti.</p>
<p>Questo, che potrebbe essere definito come il tallone di Achille dell’analista, è anche, però, il centro catalizzatore di quelle energie psichiche che si riversano nell’arte terapeutica, che la mantengono viva e che permettono al guaritore di entrare in risonanza con il paziente ferito e di comprendere, quindi, la sua angoscia e la sua domanda d’amore.<em> “Colui il quale ritenesse di aver pagato il suo debito nei confronti dell’inconscio, di essere finalmente guarito, probabilmente dovrebbe cambiare mestiere”.</em> Anche Bion, con penetrante lucidità, sottolinea la natura paradossale di un “mestiere impossibile”. Egli annota, non senza amarezza: <em>“Uno scienziato che indaghi sulla natura della vita si viene a trovare in una situazione analoga a quella dei pazienti di cui sto parlando</em>” (i pazienti ai quali si riferisce sono gli psicotici). La metafora del “guaritore-ferito” acquista adesso una certa importanza. Sebbene alcuni individui possano aver intrapreso questa professione in assenza di evidenti disturbi psicopatologici, sembrerebbe alquanto insensato affermare che spesso non accada altrimenti. In effetti, come si è visto, il desiderio di alleviare le proprie sofferenze di natura emotiva può agire, anche come stimolo nei confronti della scelta professionale, e ciò non significa che sia un fatto negativo. Bettelheim dichiara con apparente sicurezza: <em>“ La differenza fra il paziente e il terapista consiste nel fatto che il terapista può percorrere il ponte a suo piacimento in entrambi i sensi. Egli sa in qualsiasi momento fino a che punto può spingersi con sicurezza nel mondo caotico che si estende al di là del fiume che separa la ragione dalla follia, così come sa quand’è il momento di affrettarsi a</em> <em>ritornare da quel territorio estraneo nel mondo della ragione”.</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Il ponte è quello tra la ragione e la follia, lo psicoanalista va avanti e indietro, controlla chi sta di qua e di là sulle due sponde, controlla se stesso mentre sta controllando l’altro.</span></h2>
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		<title>Come affrontare le fobie dei bambini?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">La prima cosa che di istinto ci viene in mente per aiutare un bambino che ha una fobia specifica è di rassicurarlo su quella cosa dimostrandogli che è innocua,</span> ad esempio, nostro figlio ha paura dei cani, lo portiamo vicino ad un docile cagnolino,ma così facendo rischiamo di rafforzare la sua paura, lui rischierà di vivere quel momento provando una forte sensazione di panico.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/bimba-paura-del-buio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8336" title="bimba-paura-del-buio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/01/bimba-paura-del-buio.jpg" alt="" width="460" height="297" /></a></p>
<p>Il bambino non ha paura del cane reale, che vede in quel momento, ma del cane che immagina nella sua fantasia.</p>
<p>Le fobie vanno affrontate in modo indiretto, cercando di ridurre l’ansia.</p>
<p>Se vede un cane e si vuole rifugiare tra le braccia di un genitore, assecondatelo, ma spiegategli che la situazione non è pericolosa come crede. Se anche voi avete paura, ricordate che il bambino apprende le vostre paure e quindi sarà molto più difficile abbassare il suo livello di ansia.</p>
<p>Cercate di capire cosa possa essere causa di tensione per lui, a volte la paura viene fuori con un animale o una situazione, ad esempio il buio, stare soli nella stanza, nuotare, ma spesso c’è una motivazione ben precisa dietro, bisogna solo leggerla e capire cosa angoscia il bambino.</p>
<p>È normale per i bambini avere paura, si può chiedere loro di affrontare la paura mostrando di capire i suoi sentimenti e di gratificarlo, apprezzando lo sforzo che sta facendo. Ditegli che è stato bravo perché si è sforzato ed è stato coraggioso.</p>
<h2>Ma attenzione, se il bambino è vittima delle fobie in modo costante e non riesce a viversi la quotidianità tranquillamente, non volendo uscire e limitandosi nel fare le cose, <span style="color: #800080;">è bene chiedere un consiglio ad un professionista che vi aiuterà a gestire meglio la situazione.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Psico-auguri per voi!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 16:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Rosati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Natale: tempo di auguri. Ovviamente tutti sperano che le feste ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Natale: tempo di auguri. Ovviamente tutti sperano che le feste possano essere un’occasione per stare bene insieme ai propri cari.</span> Tuttavia, se siete tra quelli che subiscono lo stress di questo periodo o pensate che ci sia ben poco da festeggiare, se vi sentite soli o tristi, se il Natale vi sembra un rito consumistico ormai privo di qualsiasi spiritualità, ecco alcuni suggerimenti che credo possano tornarvi utili.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/victoria-christmas-cards-39.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8327" title="victoria-christmas-cards-39" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/victoria-christmas-cards-39.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p><strong>1. Il giorno di Natale si festeggia tipicamente in famiglia</strong>, con pranzi e cene che sottolineano il valore della festa. Dopo aver impiegato tanto tempo a preparare manicaretti e a decorare la casa, non dimenticate la cosa più importante: le persone. Se siete i padroni di casa non affannatevi a rendere tutto perfetto, sedetevi e dedicate del tempo ai vostri invitati. Se siete ospiti ricordatevi di ringraziare chi si è impegnato a fare del proprio meglio per creare una bella atmosfera.</p>
<p><strong>2. Incontrare quei parenti insopportabili</strong> solo a Natale per voi assomiglia ad una vera tortura? Allora tentate di capire come mai continuate a fare loro visita. Forse state cercando di non dispiacere la mamma, la nonna o il partner. O forse ritenete che almeno una volta all’anno si possa deporre l’ascia di guerra. Dare un senso a quello che facciamo rende il calice meno amaro. Trasformando un sacrificio in una scelta consapevole, anche certe riunioni di famiglia sembreranno più tollerabili.</p>
<p><strong>3. Se pensate di aver speso troppo per regali ed addobbi</strong> in tempi così critici, cercate di non rovinarvi la festa assillandovi con pensieri di questo tipo. Meglio formulare un buon proposito a cui vi atterrete scrupolosamente dopo le feste: farete attenzione ad evitare eccessi e sprechi e la prossima volta sarete più parsimoniosi.</p>
<p><strong>4. Avete da poco interrotto una relazione sentimentale importante</strong> e l’idea di mostrarvi sorridenti davanti agli altri vi atterrisce. Ma passare le feste in completa solitudine non farà che peggiorare le cose. Magari partecipate a qualche evento riservandovi la possibilità di lasciare gli ospiti prima del previsto: capiranno la situazione e nessuno ve ne farà una colpa.</p>
<p><strong>5. Lo stesso vale per tutti quelli che per qualche motivo si sentono “fuori luogo”</strong> a causa della loro tristezza. Ricordate che le persone che provano affetto nei vostri confronti non pretendono che voi siate la quintessenza della felicità. Desiderano solo condividere con voi un momento importante, mentre sarebbe ben più penoso pensarvi da soli con il vostro dolore.</p>
<p><strong>6. Se siete in coppia</strong>, non caricate il partner di aspettative irrealistiche, non pretendete che sia tutto incantevole e magico. In fondo quello che conta davvero è il vostro sentimento. Se desiderate fare qualcosa di unico, dichiaratelo apertamente senza aspettarvi miracolose letture del pensiero. Il vostro compagno non è un organizzatore di eventi. Festeggiate l’amore vero con tutte le sue ombre e le sue imperfezioni.</p>
<p><strong>7. Se invece siete tra coloro che passeranno un Natale sereno</strong>, coinvolgete gli altri intorno a voi, specialmente chi vi sembra più in difficoltà. Piuttosto che lamentarci sempre del cinismo e dell’indifferenza, facciamo qualcosa di concreto. Natale può essere una buona occasione per aiutare chi ne ha bisogno, senza retorica. La solitudine pesa realmente di più in questo periodo.</p>
<p><strong>8. Infine, non perdete mai la speranza e la fiducia</strong> nelle vostre immense possibilità. Anche se il vostro Natale non dovesse essere speciale, ricordate che invece voi lo siete. E quello che non si realizza oggi, lo farete accadere domani. Diceva il Mahatma Gandhi: <em>&#8220;Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo&#8221;.</em></p>
<h2><span style="color: #800080;">Un augurio affettuoso da me e da tutta la redazione di Psicozoo!</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ho paura di viziare mio figlio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ciccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genitori e Figli]]></category>
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		<description><![CDATA[Avere paura di viziare il proprio bambino è tipico di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Avere paura di viziare il proprio bambino è tipico di tutti i genitori, sin dalla nascita del figlio.</span> A causa di questa paura, molti genitori lasciano piangere i loro figli, non li prendono spesso in braccio e dicono ai nonni come comportarsi per evitare di viziare i nipoti.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/bambini-coccole.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8316" title="bambini-coccole" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/bambini-coccole.jpg" alt="" width="440" height="330" /></a></p>
<p>Quando si parla di affetto non è mai troppo. Alcuni bambini soffrono di coliche e quindi piangono molto. Se adottiamo la tattica non lo prendo in braccio quando piange perché lo vizio, non gli diamo quell’affetto di cui ha bisogno in quel momento di sofferenza che sta provando. Avere paura di viziare il proprio figlio è sano, ma facciamo attenzione a non limitare il nostro affetto, i nostri baci e abbracci, solo per paura.</p>
<p><strong>I bambini hanno bisogno di contatto fisico, di calore e attenzione.</strong></p>
<p>Ovviamente non è il caso di dare loro tutto quello che vogliono in qualsiasi momento, come giochi o altro. Questo potrebbe essere rischioso, si rischia di non poter negare nulla al bambino, i quali poi con il tempo, crescendo, potrebbero diventare egoisti e pensare solo ai loro bisogni.</p>
<p>I bambini formano il loro carattere quando si vedono come una persona separata dagli altri; prima dei due anni è difficile che il bambino abbia del tutto questa percezione.</p>
<p>Quando parliamo di un bambino lattante dobbiamo ricordare che un modo per esprimere una propria esigenza è il pianto. Se abbiamo paura di viziare un neonato, o ci sentiamo giudicati dagli altri che stiamo viziando nostro figlio, rischiamo di non comprendere e soddisfare le sue richieste, e lui continuerà a piangere, perché quello è l’unico modo che ha per comunicare con voi. Lui impara a comunicare con voi con il pianto. E il fatto che il genitore ci sia, vuol dire solo una conferma per il bambino che sta imparando a gestire il mondo che lo circonda.</p>
<h2>Pensiamo alla paura del viziarlo solo dopo i due anni, periodo in cui il bambino ha una percezione di sé diversa, sta crescendo e maturando, <span style="color: #800080;">quindi è pronto ad avere alcune regole e a non ottenere sempre tutto quello che desidera.</span></h2>
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		<title>Anno nuovo, immagine nuova: 2 passi per cambiare</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Ti sei mai trovata a guardarti allo specchio con una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Ti sei mai trovata a guardarti allo specchio con una certa insoddisfazione?</span></h2>
<h2>A chiederti cosa c’è che non va, o come mai certi atteggiamenti, situazioni sono diventati insopportabili.</h2>
<div id="attachment_8309" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/specchio.jpg"><img class="size-full wp-image-8309" title="specchio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/specchio.jpg" alt="" width="480" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Reflection - Roy Lichtenstein,artista pop art</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Hai la netta sensazione che qualcosa è cambiato o è da cambiare ma non sai cosa.</p>
<p>L’immagine che hai in mente non è quella che lo specchio riflette.</p>
<p>Forse sono quei 3 kili di troppo, la solita pettinatura o la paura di invecchiare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Puoi cambiare il tuo modo di vederti, far spazio a nuovi modi di pensarti.</p>
<p>Questo cambierà di conseguenza anche il tuo atteggiamento e modificherà i tuoi comportamenti.</p>
<p>Occorre iniziare e far pratica proprio come se dovessi abituarti a usare uno strumento nuovo.</p>
<p>Capita spesso nei periodi di cambiamento o alla boa degli -anta di sentirsi in mezzo al guado fra il come eri e il come potrebbe essere la nuova te stessa: più autentica, senza quelle insicurezze che ti hanno accompagnato, meno influenzabile dagli altri, più determinata.</p>
<p>Alcuni file obsoleti che riguardano la tua vecchia immagine sono pronti per essere cancellati.</p>
<p>E’ ora di cambiare la tua immagine,di installare un nuovo software.</p>
<p>Nella tua immaginazione puoi creare,cambiare e cancellare qualsiasi cosa.</p>
<p>Primo passo: Fai un buon peeling alla tua immagine</p>
<p>Il peeling serve a eliminare dalla pelle tutte le cellule inaridite e inutili per rinnovare e rendere la pelle più pulita.</p>
<p>Occorre fare un peeling per togliere tutti quegli strati che hanno coperto la tua vera immagine, quella che sei veramente.</p>
<p>Ascoltati. Fidati della tua intuizione. Mettiti in contatto col tuo nocciolo e fai un ckeck up di tutte le convinzioni nelle quali hai creduto fino ad ora.</p>
<p>Sono proprio le tue o qualcuno ti ha fatto credere che tu sei così? c’è forse dietro la voce di tua madre, di tuo padre o forse di qualcun altro?</p>
<p>E’ forse stata la paura di non essere accettata per quella che sei?o il paragonarsi a…e il bisogno di non essere troppo diversa dagli altri?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni immagine ha la sua cornice di motivazioni.</p>
<p>Per cambiare la tua immagine devi proprio andare alla radice di queste motivazioni, mettere a fuoco l’emozione chiave (la paura dell’abbandono, dell’isolamento, la rabbia, la delusione…) legata a ogni convinzione, togliere lo strato per far emergere il nuovo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo passo: proteggi la tua immagine</p>
<p>Contro l’attacco di virus e batteri il nostro corpo combatte se ha un sistema immunitario che funziona. Anche la tua immagine può essere attaccata dai killer dell’immagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali sono questi killer?</p>
<p>Tutto parte dentro la tua testa</p>
<p>1 il killer dei pensieri distorti.</p>
<p>Ce ne sono di vari tipi. La fantasia di ogni image-killer è varia e sa dove colpire i tuoi punti vulnerabili. I pensieri distorti partono quando permetti al killer di schiacciare il bottone ON del bla bla negativo.</p>
<p>I pensieri si trasformano in parole, frasi che sono delle vere botte alla tua autostima</p>
<p>Non riesco a…</p>
<p>Le mie gambe sono piene di cellulite</p>
<p>vorrei essere più sicura…</p>
<p>ricevo sempre fregature</p>
<p>La lista è infinita</p>
<p>Prova a fare attenzione alle frasi negative che ti lanci contro in una giornata qualunque,ai pensieri non ok ai quali dai spazio nella tua testa. Fuoco amico.</p>
<p>Se hai la pazienza di scrivere questi pensieri ogni volta che solcano la tua mente rimarrai stupita. Ti meriti questo trattamento?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2 la tua supermodella killer</p>
<p>Se hai dentro di te l’immagine della perfezione certamente ci sarà sempre qualcosa fuori posto. Forse è il tuo naso che non ti piace o le tue gambe..ma paragonate a chi?</p>
<p>Dove sta scritto che il nostro corpo debba essere perfetto?</p>
<p>La perfezione non esiste nella vita reale. Nemmeno le modelle che vanno per la maggiore sono perfette nella realtà.</p>
<p>L’opinione che hai del tuo corpo è realistica o sei prigioniera della tua supermodella interna? Puoi migliorare,valorizzare la tua immagine ma prima uccidi questa supermodella rompiscatole che fa di tutto per metterti alle corde facendoti notare ogni virgola fuori posto.</p>
<p>Ogni volta che ti concentri sui tuoi difetti come se avessi un laser in mano non fai che aumentare l’ansia e la tua insicurezza di non essere all’altezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3 il killer dei paragoni</p>
<p>Uno dei killer più pestifero perché si nutre di modelli impossibili,li digerisce e te li propone con un sorrisetto crudele perché sa benissimo che non esistono. Questi modelli vengono dalla TV, dai giornali ma non solo…</p>
<p>Il Mister prende anche spunto intorno a te persone che hanno quello che tu non hai giusto per darti una bella botta se glielo permetti.</p>
<p>Se hai passato i 40 ecco che ti agita davanti il modello teenager</p>
<p>Se hai kili di troppo ti bombarda di magre,magrissime</p>
<p>Se stai passando un periodo No ti piazza davanti gente alla quale tutto va sempre liscio.</p>
<p>Se vuoi che gli altri ti trovino ok tu, per prima, devi sentirti OK</p>
<p>Ecco perché è importante per dare una immagine di te positiva sapere quale è e come è la tua immagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In pratica</p>
<p>1 identifica le tue frasi chiave negative e le convinzioni che influenzano il tuo umore e i tuoi comportamenti.</p>
<p>(sono grassa, non riesco mai a…, ho le gambe grosse…, nessuno mi capisce…tutti mi criticano….)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2 inizia a sfidarle e a metterle in dubbio una a una.</p>
<p>I metodi sono diversi. Puoi farti aiutare con qualche colloquio di counseling a trovare le tecniche che funzionano per migliorare la tua immagine interna, neutralizzare i tuoi pensieri negativi, farti valere, imparare a dire NO, credere nelle tue capacità, mantenere il tuo spazio a farlo rispettare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3 programma il software delle tue convinzioni positive</p>
<p>se tu dovessi andare a vivere in un altro posto dove nessuno ti conosce quali tuoi comportamenti cambierebbero?</p>
<p>Inizia piano piano a far pratica proprio da quelli e lascia perdere o dai sempre meno energia a cosa dicevi prima o cosa pensavi prima.</p>
<p>Ho detto piano piano…prenditi tempo. E’ così che si fanno le cose, a piccoli passi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Portiamo a galla il nostro mondo sommerso&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 14:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziella Ceccarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’acqua ci offre l’opportunità di esplorare un mondo molto affascinante, dal ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">L’acqua ci offre l’opportunità di esplorare un mondo molto affascinante, dal quale trarre benefici e <strong>recuperare stati emotivi trascurati dal vivere quotidiano</strong>.</span> Elemento fondamentale del nostro pianeta, costituente principale del corpo umano, simbolo della vita e del grembo materno. E’ dall’acqua, infatti, che tutto ha inizio.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/acqua.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8305" title="acqua" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2011/12/acqua.jpg" alt="" width="455" height="303" /></a></p>
<p>Quando ci immergiamo in acqua, siamo chiamati ad adeguarci a delle regole diverse rispetto a quelle cui siamo abituati nella quotidianità: la resistenza opposta ai nostri movimenti, la spinta verso l’alto di Archimede, la ridotta percezione del peso corporeo, i movimenti possibili, le sensazioni. In acqua abbiamo bisogno di riprendere ed apprendere schemi alternativi di movimento; ci viene offerta la possibilità di comprendere il movimento e le sue finalità e ancora, di pianificare nuove strategie. L’ambiente acquatico, quindi, può stimolare creatività e flessibilità, utili, anche fuori dall’acqua, per fronteggiare le difficoltà, risolvere i problemi, alimentando di conseguenza l’autostima e migliorando la percezione di efficacia personale.</p>
<p>Immergiamoci e nuotando <strong>ricerchiamo noi stessi per portare a galla il nostro mondo interiore sommerso</strong>.</p>
<p>L’attività in acqua attraverso diverse attività, <strong>aiuta a ristabilire un benessere fisico completo </strong>e di conseguenza una forma mentale da coniugare ad esso. In acqua il peso corporeo risulta ridotto, dunque articolazioni e schiena non vengono sovraccaricati, le lezioni sono accompagnate spesso da musica, che aiuta ad allontanare la fatica, oltre che a scandire i ritmi diversificati dell’allenamento. Un altro beneficio sta nel tonificare la muscolatura e favorire la circolazione e il drenaggio di liquidi, migliorando ed aumentando la resistenza aerobica. L’acqua poi<strong>, </strong>agisce positivamente sulla tensione muscolare riducendo lo stress, aumentando il rilascio di endorfine, sostanze chimiche che influenzano l’umore. L’attività acquatica procura, inoltre, uno stato di stravolgimento sensoriale e percettivo in quanto <strong>si entra in contatto con un mondo meno conosciuto e prevedibile, che esula dalla quotidianità</strong>. Ciò può provocare forti emozioni contrastanti: eccitazione adrenalinica ma anche stati di rilassamento e calma. <strong>Il silenzio, la mancanza di gravità, la necessità di concentrarsi sul respiro</strong>, sono tutte caratteristiche che inducono ad una <strong>maggiore attenzione per gli stimoli interni</strong> e che in acqua possono emergere. Tutti i movimenti sono orientati alla concentrazione e alla focalizzazione su se stessi, e<strong>cco perché</strong><strong> </strong>in acqua si impara ad avere <strong>consapevolezza del corpo e delle sue potenzialità</strong>, ad eseguire in maniera conscia e attiva determinati schemi e azioni motorie e a riconoscere e stabilire il <strong>“luogo” delle sensazioni</strong>: tutte queste capacità non sono per niente scontate. In acqua siamo tutti uguali, differenze tra normodotati e non, si annullano, il che pone l’acqua non solo come “luogo” terapeutico (attraverso la riabilitazione, l’acqua-motricità per bambini e adulti con patologie sensoriali, psichiatriche, comunicative e motorie), ma soprattutto come <strong>ambiente di integrazione sociale</strong>, dove poter interagire, sperimentare e comunicare attraverso la pratica di molti tipi di sport. Un luogo ideale dove poter ritrovare il benessere psicofisico.<strong></strong></p>
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