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	<title>Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente &#187; Emanuel Mian</title>
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Buon Natale&#8230;in forma!</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vigilia di Natale e tutte le feste che seguiranno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">La vigilia di Natale e tutte le feste che seguiranno stanno ormai bussando alle nostre porte. Saranno, si spera, anche un piacevole momento di condivisione in cui stare insieme a chi si vuole bene.</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-tavola.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3076" title="natale-tavola" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-tavola.jpg" alt="natale-tavola" width="450" height="316" /></a><br />
</span></p>
<p>Gli ultimi giorni di dicembre ed i primi giorni di gennaio, sono quindi per molti, momenti di spensieratezza, mentre per altri, e sono in molti, anche una fonte di preoccupazione.</p>
<p><strong>Perché?</strong> A causa del cibo (abbondante e solitamente ipercalorico) e per le situazioni sociali di vario tipo che ne comportano la presenza quali cene, pranzi, feste, balli e quant’altro.</p>
<p>In qualsiasi luogo del nostro Paese, durante questo periodo le tentazioni sono molte e talvolta è difficile non cedere al richiamo mettendo da parte diete, prescrizioni del nostro medico di base, dietologo o chi altro ci indichi “quanto e cosa” mangiare. Per molti (e davvero sono tanti) è difficile non concedersi il piacere di mangiare ciò che solitamente non si può o non è presente durante gli altri mesi dell’anno.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-panettone_classico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3075" title="natale panettone_classico" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-panettone_classico-300x200.jpg" alt="natale panettone_classico" width="300" height="200" /></a>Che male può fare il pandoro, il panettone o il torrone ad esempio? <strong>Nessuno.</strong> Basta che le porzioni rimangano adeguate, come il loro numero. Se “una” fetta è poco, “due” possono essere già molto.</p>
<p>La gestione del cibo diventa inoltre molto complessa, quando non drammatica, soprattutto per chi già durante l’anno lotta con il proprio peso. Per queste persone, il problema principale resta principalmente lo stato d’animo prima e dopo ogni momento in cui si affronta il cibo. Anche un solo pezzo di pane, o un morso di qualche dolce può far pensare di aver esagerato (la cosiddetta abbuffata soggettiva), colpevolizzandosi e rovinando un momento che dovrebbe essere piacevole.</p>
<p>I sensi di colpa, per non essere stati in grado di controllarsi, il timore di non ritornare in forma o di non poterlo mai essere, potrebbero spingere al digiuno, nella speranza di riuscire a perdere i kg ritenuti in eccesso.</p>
<p><strong>Non fatelo.</strong></p>
<p>Digiunare (ma anche togliere grassi e/o carboidrati totalmente dalla propria alimentazione) equivale a rivedere entro breve tempo tutti i kg persi, con gli “interessi”.</p>
<h2>Ecco alcuni consigli, su come sarebbe meglio approcciarsi a questo momento dell’anno.</h2>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1) </strong><strong>Niente fretta</strong></p>
<p>Un italiano su tre soffre di lievi disturbi digestivi, e durante il periodo natalizio, aumentano i casi e l&#8217;intensità di tali problematiche. Gustiamo quindi le pietanze masticando lentamente, e tra una portata e l&#8217;altra, concediamoci una pausa. In fin dei conti abbiamo probabilmente dinanzi altri commensali, quindi perché non comunicare amabilmente e fare una “tregua temporanea” con il piatto che si ha di fronte?</p>
<p><strong>2) Una cosa per volta</strong></p>
<p>Concediamoci un alimento alla volta. Panettone o pandoro infarciti di cioccolata, panna o gelato, sarebbe meglio evitarli. Meglio una cosa o l’altra. Non l’una e l’altra.</p>
<p><strong>3) Occhio ai grassi ed ai condimenti</strong></p>
<p>Attenzione alla quantità di grassi ingeriti in quanto rallentano la digestione e tendono a far desiderare la “pennichella”. Nulla di male, ma una sana passeggiata è sicuramente meglio. Attenzione ai condimenti. Quindi cauti con olio e sale.</p>
<p><strong> 4) Pensiamo al cibo</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-babbo_natale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3074" title="natale babbo_natale" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-babbo_natale.jpg" alt="natale babbo_natale" width="245" height="300" /></a>Per non pensare al cibo sarebbe meglio “pensarci bene”. Pare un gioco di parole, ma al fine di evitare preoccupazioni costanti riguardo all’alimentazione in questo momento di festa, bisogna fare in modo che sia pianificato. Informatevi, se ne siete preoccupati, riguardo “cosa troverete” quando vi recherete in ristorante o presso amici e parenti.</p>
<p><strong> 5)  Lasciare avanzi</strong></p>
<p>Non vogliamo che il cibo controlli le nostre festività? Ok, a fine pasto lasciamone un po’, fosse anche un boccone, ma evitiamo di lasciare il piatto lindo e pulito come se non ci fosse bisogno della lavastoviglie.</p>
<p><strong>6)  Niente bilancia ogni giorno</strong></p>
<p>Inutile mangiare con amici piacevolmente se poi dobbiamo indossare un “cilicio virtuale” al cospetto della bilancia. Vale la regola numero 4 della pianificazione ed aspettiamoci cambiamenti settimanali se non ogni quindici giorni, del nostro peso.</p>
<p><strong>7) Dedichiamoci a noi stessi</strong></p>
<p>Ascoltatevi bene. Prestate attenzione e cura a voi stessi. Le vacanze non devono essere solo meritato riposo, ma un relax “attivo” per riprendere energie e magari una nuova consapevolezza di sé. Dedicate qualche minuto a voi stessi quotidianamente. Curatevi. Non importa come lo fate, ma coccolatevi. (Un massaggio, una maglia, una chiacchierata a lume di candela con chi ci sta a cuore, una visita ad un caro amico, una crema per il corpo, il viso o i capelli etc..)</p>
<p><strong> <img src='http://www.psicozoo.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Non evitate una passione</strong></p>
<p>Lo stomaco non è l’unico organo che possediamo. Siamo tutti forniti di un “cuore” che è fatto di passioni. In questo momento, in cui c’è più tempo libero, dedichiamoci a ciò che durante l’anno non possiamo gestire per i troppi impegni.</p>
<h2><span style="color: #000000;"> Vi auguro di inseguire le vostre passioni abbandonando tutto ciò che vi tiene bloccati al “guinzaglio”.</span></h2>
<h2><span style="color: #800080;">Buona vita e Buon Natale e Felice 2010!</span></h2>
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		<title>Alessitimia: le emozioni chiuse a chiave</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Le emozioni fanno parte di ogni singolo momento della nostra ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Le emozioni fanno parte di ogni singolo momento della nostra giornata e ci accompagnano facendoci sentire “vivi”.</span> Sono un fenomeno complesso, che coinvolge tutto l&#8217;organismo e sono processi di risposta agli stimoli ambientali, (luoghi, persone, incontri, noi stessi e relazioni fra tutto ciò) sia interni che esterni.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/alessitimia-scrigno.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2977" title="alessitimia scrigno" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/alessitimia-scrigno.jpg" alt="alessitimia scrigno" width="426" height="342" /></a><br />
Siamo naturalmente “programmati” per andare incontro a quelle che ci fanno stare bene e per rifuggire quelle che ci danneggiano o ci creano disagio.<br />
Una valutazione delle stesse, che dovrebbe essere presente in tutti noi, ci consente di etichettarle e di individuare in noi e negli altri (chiamata anche empatia) determinati stati emotivi. A tutto ciò consegue sempre una risposta emotiva, sia di tipo fisiologico che comportamentale ed espressivo in una sorta di “gioco di interscambio” fra noi e gli altri.</p>
<p>Le emozioni quindi le esprimiamo e percepiamo in chi ci sta di fronte dall&#8217; espressione del viso, dai movimenti del corpo (o dai suoi “non movimenti” quali la tensione muscolare) e le viviamo in noi grazie anche ai sintomi somatici, come ad esempio l&#8217;accelerazione del battito del cuore, la sudorazione delle mani o quella sensazione di fastidio allo stomaco tipica del nostro “sentirci nervosi o irritati” .<br />
Raramente quindi può succedere di trovarsi di fronte ad eventi o momenti in cui non troviamo le parole per esprimere ciò che “sentono” dentro, o riescono a comprendere gli stati d’animo di chi hanno di fronte.</p>
<p><strong>Non per tutti è così.</strong></p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/alessitimia-Caspar-Friedrich.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2976" title="alessitimia Caspar Friedrich" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/alessitimia-Caspar-Friedrich-242x300.jpg" alt="alessitimia Caspar Friedrich" width="242" height="300" /></a>Esiste infatti un deficit della competenza emotiva ed emozionale denominato <strong>alessitimia</strong>, che letteralmente significa &#8220;non avere le parole per le emozioni&#8221; (dal greco “a” =mancanza, “lexis”= parola e “thymos”= emozione).<br />
Questo termine definisce una sorta di <strong>“analfabetismo emozionale”</strong> in cui vi è una marcata difficoltà nel riconoscere, esplorare ed esprimere i propri vissuti interiori.<br />
Non solo, i soggetti affetti da questa problematica hanno una estrema difficoltà nel riuscire a discriminare fra stati emotivi e sensazioni provenienti dal proprio corpo tendendo a privilegiare l&#8217;agire per esprimere le proprie emozioni.<br />
Frequenti ad esempio le esplosioni di collera o di pianto incontrollato, senza apparente spiegazione e con una marcata incapacità di descrizione dei sentimenti prima e durante tali manifestazioni.<br />
I movimenti del corpo sono rigidi e la mancanza di movimenti espressivi del volto ribadiscono un funzionamento emotivo ridotto.<br />
Le persone alessitimiche <strong>sembrano ben adattate</strong> da un punto di vista sociale ma ciò è solo apparente. Riguardo a ciò vi è una marcata tendenza a stabilire relazioni interpersonali fortemente dipendenti oppure a preferire la solitudine ed evitare gli altri.<br />
L&#8217;incapacità di modulare le emozioni e di riconoscerle porta ad una tendenza a liberarsi dalle tensioni causate dagli stati emotivi non piacevoli per mezzo di<strong> comportamenti impulsivi</strong> quali: l&#8217;abuso di sostanze, il comportamento sessuale affetto da perversioni e l&#8217;abbuffarsi di cibo.<br />
Per quanto attiene all’ultimo comportamento, la ricerca rileva che un fattore importante per valutare il rischio di bulimia nervosa nelle giovani donne sia la <strong>&#8220;consapevolezza enterocettiva&#8221;</strong>, cioè la capacità di distinguere diversi stati del proprio corpo. La “confusione” che molto spesso percepisce chi soffre di tali disturbi, conferma che la difficoltà nel riconoscere e nel rispondere adeguatamente agli stati emotivi ed a certe sensazioni viscerali rappresenta un deficit centrale. Le crisi bulimiche, il vomito autoindotto, l’esercizio estremo (o altri comportamenti spesso associati alla bulimia, quali l’abuso di sostanze e l’eccessiva disinibizione sessuale che indicano tratti borderline) servono unicamente a mascherare gli stati di umore, che sembrano ingestibili.</p>
<h2>Le cause</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/alessitimia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2975" title="alessitimia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/12/alessitimia-300x294.jpg" alt="alessitimia" width="300" height="294" /></a>Su quali possano essere <strong>le cause</strong> non vi è ancora una teoria concorde, e sembrerebbe che una notevole importanza rivesta l’accudimento materno nei confronti del bambino nel far acquisire a quest’ultimo la capacità di riconoscere ed esprimere le emozioni e di modularsi con quelle materne.<br />
Nelle <strong>famiglie</strong> dei soggetti alessitimici si riscontra un forte coinvolgimento emotivo unito ad una mancanza di regole di controllo del comportamento con una scarsa capacità di risoluzione dei problemi.<br />
Inoltre pare esserci un numero maggiore di uomini rispetto alle donne affetti da questa problematica, forse perché i maschi vengono “addestrati” sin da piccoli a non esprimere molto le proprie emozioni ed anzi a negarle al mondo perché “non sta bene”.<br />
Inoltre si predilige lo sviluppo di capacità nei giovani uomini, legate più alla praticità ed alla fisicità che non alla sfera affettiva.<br />
L’alessitimia inoltre, può insorgere anche in un periodo della vita successivo all’infanzia, spesso in conseguenza di un trauma subito, anche in età adulta.<br />
Qui l&#8217;emozione viene solitamente vissuta come una potente minaccia di un ritorno dell’episodio traumatico stesso, ed ecco spiegato il perché la si rifugga.<br />
In questi particolari soggetti si nota spesso una incapacità di autoaccudirsi, di parlare con sé stessi al fine di consolarsi e di comprendere realmente cosa “accada dentro sé”.<br />
Alla luce di tutto ciò, l’alessitimia appare come un costrutto multidimensionale che pare essere causato da diversi fattori.</p>
<h2>Cosa fare?</h2>
<p>Una persona alessitimica ha “milioni” di emozioni racchiuse in un cassetto fortemente chiuso a chiave.<br />
Qualunque tipo di intervento psicologico deve necessariamente dare al paziente una risposta più completa alle problematiche legate ai processi emotivi.<br />
Importante un approccio multidisciplinare, psicologico e medico che ricerchi strategie efficaci per prevenire i molti disturbi psichiatrici associati all’alessitimia ed alla mancanza di riconoscimento delle emozioni di cui abbiamo parlato.<br />
Una strategia utile, a mio avviso, è mirata a favorire l’educazione emotiva. Rendere la persona consapevole delle proprie reazioni emotive e della relazione esistente tra pensieri e stati d&#8217;animo.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Un&#8217;educazione affettiva che permetta di riconoscere, contenere e ridurre gli stati emotivi eccessivamente negativi e gestire le altre difficoltà associate alla problematica.</span></h2>
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		<title>L&#8217;immagine allo specchio: consigli per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 09:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel rapporto con il nostro corpo, non è importante solo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Nel rapporto con il nostro corpo, non è importante solo ciò che vediamo.</span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/immagine-indice-di-massa-corporea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2859" title="immagine indice-di-massa-corporea" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/immagine-indice-di-massa-corporea.jpg" alt="immagine indice-di-massa-corporea" width="450" height="331" /></a><br />
</span></p>
<p>Come ci muoviamo e ci vestiamo, il modo in cui interagiamo con gli altri o “non interagiamo” e ciò che pensiamo di noi stessi, sono in larga misura “mediati” dalla nostra immagine corporea.<br />
Con l’espressione<strong> “immagine corporea”</strong> non s’intende il corpo così come lo vediamo quando ci troviamo davanti a uno specchio, ma soprattutto la percezione che abbiamo di esso. Si tratta dell’immagine mentale della forma e della dimensione del nostro corpo, e dei sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche. Possiamo definirla come la rappresentazione interna del nostro apparire “esterno”.</p>
<p>Emozioni negative ad esempio, fra come pensiamo che gli altri ci vedano, il corpo che desideriamo (corpo ideale) oppure il corpo che “sentiamo”, possono comportare ripercussioni sullo stato emotivo, l’autostima ed i rapporti con gli altri. In alcuni casi infatti, si può essere talmente concentrati sul corpo da divenirne ossessionati.<br />
Una situazione a tal punto condizionante che può dare il via all’insinuarsi di un disturbo di tipo “percettivo” della propria immagine corporea, indipendente dalla forma e dallo stesso peso: in sintesi “vediamo e sentiamo” cose di noi stessi che gli altri non vedono o che non corrispondono totalmente alla realtà dei fatti.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/immagine-corporea.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2858" title="immagine corporea" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/immagine-corporea-295x300.jpg" alt="immagine corporea" width="295" height="300" /></a>Senza discutere in questa sede delle patologie che prendono in carico l’immagine corporea, come ad esempio il dismorfismo corporeo o body dysmorphic disorder oppure i disturbi del comportamento alimentare, anche nella vita di tutti i giorni assistiamo a momenti in cui possiamo “non piacerci”. <strong>Nessuno escluso.</strong><br />
Questo perché negli ultimi anni, prima le donne ed ora anche gli uomini sembra abbiano sviluppato una preoccupazione eccessiva nei riguardi del corpo, al punto da preferire modelli di bellezza estremamente longilinei, mentre allo stesso tempo il peso medio della popolazione è aumentato.</p>
<p>Uomini e donne paiono essere sempre più insoddisfatti del loro fisico tanto da correre ai ripari attraverso diete spesso autogestite (quelle “fai da te” per intenderci) ed esercizio fisico ai limiti della sopravvivenza umana.<br />
Spesso, un regime alimentare restrittivo non è utilizzato solo quale strumento per perdere peso, ma anche quale mezzo utile al fine di esorcizzare la paura di divenire grassi.<br />
Sotto l’aspetto prettamente socio-culturale, l’eccessiva importanza riservata all’apparenza corporea è frutto dell’errata convinzione che, per essere socialmente accettati, sia necessario apparire in forma uguale, se non addirittura migliore, a quella dei modelli proposti dai media.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/immagine-camminare-sulla-spiaggia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2856" title="immagine camminare-sulla-spiaggia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/immagine-camminare-sulla-spiaggia-300x280.jpg" alt="immagine camminare-sulla-spiaggia" width="300" height="280" /></a>Normalmente, in una giornata siamo bombardati da circa 3.000 messaggi pubblicitari e se ci soffermassimo ad analizzare gli esempi estetici che quotidianamente questi messaggi ci impongono, riusciremmo a comprendere che si tratta di modelli dai canoni difficilmente realizzabili per la maggioranza della popolazione.<br />
Uomini e donne hanno un modo diverso di percepire e “far proprio” il modello di bellezza, ad esempio il modello di “donna ideale” è incentrato sulla magrezza e recenti indagini indicano che i giornali indirizzati prevalentemente alle donne includono articoli su come aiutare a perdere peso fornendo diete di svariato tipo mentre per quanto riguarda l’uomo, i media orientano i loro sforzi verso il mito del maschio “asciutto” e muscoloso. Niente diete, ma solo pressanti “consigli” riguardanti tecniche di allenamento e di sviluppo della massa muscolare.</p>
<p>La condotta da seguire per non trovarsi intrappolati in una situazione gravosa sta nello sforzarsi di accettarsi ed ascoltarsi. Per far ciò, a titolo d’esempio, riporto <strong>alcuni consigli generali per sviluppare un’immagine corporea salutare </strong>(le chiamo le 4 A).</p>
<ol>
<li><strong>Apprezza i piaceri che il tuo corpo può darti.</strong> Per comprendere appieno l’importanza della “macchina meravigliosa” che è il nostro corpo, è importante lasciarsi andare di più e impegnarsi in attività fisiche. L’esercizio fisico regolare e le attività di nostro gradimento vanno svolte indipendentemente dal peso.</li>
<li><strong>Accetta il tuo corpo per quello che è</strong>, evitando di cristallizzare il pensiero su cosa invece potrebbe o dovrebbe essere. Sii realista sulle misure corporee, ma non dimentichiamo che anche con obesità di secondo e terzo grado è possibile fare dello sport.</li>
<li><strong>Attendi variazioni del corpo su una base settimanale </strong>o, meglio ancora, mensile, ma mai giornaliera! Pesarsi in continuazione non ha alcun senso e provoca solo inutile stress. Se proprio vogliamo impegnarci a fondo nel tentativo di ottenere un “corpo perfetto”, scriviamo su un foglio quante energie e quanto tempo sottraiamo a noi stessi e a chi ci sta accanto, pur di raggiungere lo scopo prefissato.</li>
<li><strong>Aspira all’incoraggiamento di amici e famiglia </strong>ogni volta che vivi un momento di pessimismo che ti porta anche a vederti poco attraente.</li>
</ol>
<h2><span style="color: #800080;">In sintesi? VIVI questo corpo perché è tuo e sei tu a farne ciò che vuoi.</span></h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/y5E2AGwgIjo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/y5E2AGwgIjo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>FONTI e SPUNTI UTILI:</strong></p>
<p>Mian, E. (2006). Specchi, viaggio all&#8217;interno dell&#8217; immagine corporea. Firenze:<br />
Edizioni Phasar.</p>
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		<title>Lottare con il cibo e con il corpo: cosa fare</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 08:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare un familiare anoressico]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[“Mia figlia è anoressica / mia figlia è bulimica”. Questa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">“Mia figlia è anoressica / mia figlia è bulimica”. </span>Questa molto spesso è la frase d’esordio di un genitore quando chiede aiuto.</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia-famiglia_tavola30955.jpg"><img class="size-medium wp-image-2682 aligncenter" title="anoressia famiglia_tavola30955" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia-famiglia_tavola30955-300x227.jpg" alt="anoressia famiglia_tavola30955" width="378" height="286" /></a></p>
<p><strong>I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono ormai una problematica di interesse ed allarme sociale sempre più urgente in Italia.</strong><br />
Il 90% dei casi si sviluppa principalmente nelle donne, e anche se pare esserci un aumento dei casi maschili, questo, al momento attuale, meriterebbe ulteriori approfondite verifiche.<br />
I dati più aggiornati, indicano la prevalenza della anoressia nervosa nelle ragazze adolescenti, con una percentuale che varia tra lo 0.1% e l’1.9% mentre per quanto riguarda la bulimia nervosa, essi sono generalmente più alti e variano tra l’1 % ed il 3%.<br />
L&#8217;età in cui questi problemi mostrano i primi sintomi solitamente è fra i 12 ed i 18 anni d’età anche se all’attenzione dei clinici giungono sempre più spesso casi in cui l’età dei soggetti è al di sotto dei 9 anni. Sebbene anoressia e bulimia raramente colpiscano persone “over 40”, si riscontrano numerosi casi cronici che rendono il percorso verso l’uscita dal problema difficile da gestire.<br />
Ritornando ai casi in cui i soggetti sono molto giovani (preadolescenti ed adolescenti), è importante <strong>valutare non unicamente chi ne è colpito, ma anche i familiari e l’ambiente</strong> dove i problemi con cibo, corpo ed emozioni hanno il loro “campo d’azione”. Quanto detto non vuole colpevolizzare le famiglie, ma vuole renderle consapevoli di alcune dinamiche che possono mantenere una forte attenzione verso il cibo ed il corpo nei loro cari. Rimando agli articoli dei colleghi su www.psicozoo.it che hanno già tracciato un quadro di anoressia e bulimia.</p>
<h2>Come si dovrebbe comportare quindi chi vive accanto una persona che soffre di DCA? Qual gli atteggiamenti da tenere e quali da evitare?</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia-oggi-thumb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2685" title="anoressia oggi-thumb" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia-oggi-thumb-300x202.jpg" alt="anoressia oggi-thumb" width="300" height="202" /></a>Vivere accanto a chi ha un rapporto problematico con il cibo, il peso ed il proprio corpo e’ sicuramente complesso.<br />
La famiglia e le amicizie sono un ausilio irrinunciabile in quanto molto spesso, a causa della vergogna o della “non conoscenza” del problema, si corre il rischio di escludere tutti e di isolare, senza volerlo, anche il proprio caro. Attenzione però che non basta unicamente la conoscenza del problema da parte della persona per permetterle di uscire. Basti citare ad esempio il fumatore che sa che il fumo fa male ma dice a sé stesso che ci penserà in futuro oppure che non ci vuole pensare affatto. Stessa cosa per chi soffre di un DCA.</p>
<p>E’ sconsigliabile quindi affrontare frontalmente la questione alimentazione in quanto il rapporto “malato” con il cibo, il corpo ed il peso sono i sintomi di ciò che ha radici ben piu’ profonde e così facendo si correrebbe il rischio di invadere uno spazio &#8220;personale&#8221; ed intimo.<strong> L’alimentazione o la “non alimentazione”, rappresentano unicamente la “punta dell’iceberg”</strong>, ciò che è visibile del disturbo in superficie, che però è ben più profondo. La persona sta lottando con un nemico interno che inizialmente non riesce a distinguere da sé e un atteggiamento da non tenere è proprio quello di obbligare o peggio ancora forzare la persona ad alimentarsi. Questo farebbe sentire la persona ulteriormente non compresa nel suo disagio. In merito al controllo, <strong>ristabilire la “disciplina” andrebbe evitato</strong>, mentre dovrebbe essere incoraggiato un minor rigore, e la sorveglianza andrebbe evitata in quanto questa patologie impongono un controllo su sé stessi per 24 ore al giorno mentre i genitori o gli amici possono operarlo al massimo per poche ore.<br />
<strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia-bilancia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2681" title="anoressia bilancia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia-bilancia-196x300.jpg" alt="anoressia bilancia" width="217" height="333" /></a>E’ necessario quindi cercare di spostare l’attenzione dal cibo/corpo verso altri interessi.</strong><br />
In merito ai cibi, non andrebbe modificato il “menù della casa” in base alle esigenze di chi soffre del disturbo alimentare. Questo in quanto egli conosce perfettamente il contenuto calorico e la composizione degli alimenti, e prediligerà quasi esclusivamente quelli dove la presenza di grassi e carboidrati e’ bassa o addirittura assente.<br />
In molti casi, i cibi assunti sarebbero quasi esclusivamente verdure, insufficienti quindi a fornire i giusti macronutrienti.<br />
Meglio lasciare decidere solo il &#8220;quanto&#8221;, non il “cosa” tutta la famiglia dovrebbe mangiare e, qualora la persona fosse già in trattamento, delegare tutto cio’ che concerne il cibo a chi sta seguendo il caso.</p>
<p>I familiari, e ciò comprende tutti i conviventi di una persona affetta da un DCA, <strong>devono inoltre eliminare ogni senso di colpa</strong>. Non serve dire “è colpa sua, è colpa mia…” poiché tali azioni mantengono la malattia “forte” di un elemento indispensabile: la mancanza di comunicazione. E’ necessario sbloccare il dialogo da una ricerca di colpe passate e iniziare ad ascoltare, comunicando apertamente e chiarificando ogni dubbio.</p>
<p>Molto spesso, le persone con un DCA, cercano di “<strong>leggere nel pensiero</strong>”, (quello che tecnicamente viene chiamato inferenza arbitraria) basandosi talvolta, unicamente su pregiudizi e generalizzazioni. Le discussioni, come detto prima, non dovrebbero avere come unico argomento il cibo\corpo\peso, altrimenti nella maggioranza dei casi diverranno veri e propri “scontri dinanzi ad un piatto”. Tali confronti ostacolano il processo di comprensione reciproca e di comunicazione non giudicante che invece andrebbe incoraggiata.</p>
<p><strong>In merito all’umore</strong> molto spesso altalenante nelle persone affette da un DCA, sconsiglio di cercare di “rallegrare il morale”, quanto invece di comprendere le sofferenze interiori, lasciando che la persona comunichi le proprie emozioni nelle modalita’ e tempistiche che riterra’ piu’ opportune.<br />
Se, al ritorno da scuola vostra figlia entra a casa senza dire nulla e si chiude in camera, attendete prima di cercare un dialogo. Attendete i suoi tempi durante la giornata, senza però far passare giorni prima di un “contatto”.<br />
E’ importante non sentirsi “presi di mira” dalla persona che soffre, e quindi è necessario mettersi sempre in discussione evitando di fornire soluzioni precostituite. Questo potrebbe impedire scelte autonome e continuerebbe a far sentire inadeguato il nostro caro.<br />
<strong>Confrontatevi sempre schiettamente</strong>, e mai per “interposta persona”.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia_internet_1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2684" title="anoressia_internet_1" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/11/anoressia_internet_1.jpg" alt="anoressia_internet_1" width="251" height="250" /></a>Consiglio di <strong>non forzare l’invio della persona presso un professionista </strong>o presso un centro, tranne nei casi in cui la persona si trovi seriamente in pericolo imminente (denutrizione grave-sottopeso grave,tracce di sangue nel vomito etc etc). Un trattamento di successo, deve avere sempre una forte e motivata alleanza della paziente alla terapia, altrimenti tutto potrebbe essere inutile ed i risultati, se vi saranno anche senza l&#8217;adesione della paziente, potrebbero non durare per molto.<br />
Prima dell’invio ad uno specialista, la persona dovrebbe comprendere di essere affetta da tale patologia ed ammetterlo prima di tutto a sé stessa.<br />
Solamente dopo questo puo&#8217; avvenire una richiesta di aiuto fattiva.</p>
<p>I consigli qui elencati sono ovviamente da intendersi come generali e non generalizzabili ad un caso particolare. I disturbi alimentari sono determinati da numerosi fattori ed ogni singolo caso ha bisogno di una strategia mirata agli obiettivi che paziente e specialista si porranno.</p>
<h2>Un consiglio finale, specie per le famiglie, è d NON permettere alla persona con DCA di monopolizzare il vostro tempo e le vostre energie, cosi&#8217; facendo rimarra&#8217; nel disturbo perche&#8217; esso potrebbe rappresentare una utile strategia per ottenere attenzione, ascolto e comprensione. <span style="color: #800080;">Indagate quindi su quanta reale attenzione ed ascolto fornite a questa persona o, se lo fate, come mai esso venga percepito diversamente.</span></h2>
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		<title>Binge eating: l&#8217;Alimentazione Incontrollata</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 20:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione incontrollata]]></category>
		<category><![CDATA[binge eating]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando le emozioni regolano l’assunzione degli alimenti


La sindrome da alimentazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><strong>Quando le emozioni regolano l’assunzione degli alimenti</strong></span></h2>
<p><span style="color: #800080;"><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/binge2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2542" title="binge2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/binge2.jpg" alt="binge2" width="460" height="364" /></a><br />
</strong></span></p>
<h2>La sindrome da alimentazione incontrollata o <span style="color: #800080;">“Binge Eating Disorder”  (B.E.D.)</span> è un Disturbo del Comportamento Alimentare (o DCA) caratterizzato da una modalità di alimentazione per episodi bulimici chiamati anche <span style="color: #800080;">abbuffate</span> (nella lingua inglese, infatti, ‘binge’ significa ‘abbuffata’).</h2>
<p>I soggetti colpiti da B.E.D. presentano alimentazione con crisi compulsive e &#8220;perdita di controllo sul comportamento alimentare&#8221; con l&#8217;impossibilità di porre un freno. Si mangia in sintesi, di più ed in minor tempo rispetto alle altre persone nelle medesime condizioni. Se mangiate di fretta perché siete tardi al lavoro, pertanto, essendo comportamento comune, non rappresenta un episodio “binge”, tanto per evitare “falsi positivi”.<br />
A <strong>differenza della bulimia </strong>nervosa con compenso, i binge eaters, non usano metodi quali il vomito auto-indotto, l’uso di diuretici o l’attività fisica per gestire le calorie in eccesso o le abbuffate e ciò comporta che gran parte dei soggetti affetti da tale problematica, presentino sovrappeso o un grado di obesità.<br />
Inoltre, questo disturbo può comportare frequenti spuntini nel corso della giornata, più o meno consistenti, che si susseguono in continuazione (al posto delle abbuffate), quasi un “assaggio continuo” di cibi.<br />
Generalmente, il B.E.D. insorge nella tarda adolescenza o nella terza decade, spesso a seguito di una significativa perdita di peso attraverso una dieta autogestita.<br />
<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/binge-angrywomanwithscale-main_Full.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2543" title="binge angrywomanwithscale-main_Full" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/binge-angrywomanwithscale-main_Full-300x213.jpg" alt="binge angrywomanwithscale-main_Full" width="260" height="184" /></a>Ricordo che attualmente <strong>oltre il 30% delle donne d’Italia è a dieta non seguita da un professionista</strong> (dietista, biologo, nutrizionista o medico) e di queste circa il 20% presenta un DCA subclinico, cioè non sufficiente per fare una diagnosi piena di disturbo alimentare, ma in grado di dare importanti ripercussioni sulla salute.<br />
Frequenti sono i casi di soggetti quindi, che entrano nel circolo vizioso di abbuffate seguite da periodi di digiuno e così via, in un ciclo che pare non avere mai fine nell’illusione di essere “a dieta”.<br />
Diversamente da altri disturbi alimentari quali l&#8217;Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa, la Sindrome da Alimentazione Incontrollata ha un rapporto fra pazienti maschi e femmine colpiti, di 2 su 3 (alcuni studi indicano un rapporto di 35:65). La prevalenza del disturbo tra le persone obese va dallo 0,7% al 4% e sembra aumentare fino al 30% nelle persone in cura per obesità.<br />
Ad un confronto fra soggetti obesi non affetti da B.E.D. con soggetti colpiti da tale problematica, si rileva negli ultimi, oltre alla minore tendenza a controllare l’alimentazione, una maggior paura di acquisire peso ed una maggior insoddisfazione per la forma del loro corpo.</p>
<p>Il pensiero più ricorrente dei soggetti obesi diagnosticati con tale sindrome risulta essere quindi la<strong> necessità di perdere peso </strong>ed è presente una continua lotta con sé stessi allo scopo di migliorare le proprie capacità di controllo sull’alimentazione. Tutto questo si traduce in aspettative non realistiche sui possibili obiettivi da raggiungere, cosa che rende problematico mantenere la motivazione al trattamento sia psicologico che nutrizionale. Numerosi infatti sono, sia a livello ambulatoriale che presso i centri di cura, i tassi di abbandono (o drop-out), spesso aiutati dai problemi legati a questo disturbo che sono tipici di tutti i DCA quali la vergogna e la riluttanza a parlarne. Purtroppo spesso, il drop-out avviene a causa di una cattiva informazione anche fra i professionisti, dato che soltanto una minima percentuale ottiene una diagnosi e un trattamento adeguati, con il rischio di far passare del tempo prima dell&#8217;inizio di un reale riconoscimento del disturbo e di un trattamento specialistico.<br />
<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/bingeing2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2545" title="bingeing2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/bingeing2.jpg" alt="bingeing2" width="253" height="253" /></a>Al fine di comprendere un disturbo alimentare di questo tipo, si deve sempre intendere la sua manifestazione esteriore (l’alimentazione incontrollata) <strong>come una risposta ad un profondo disagio interno</strong>. L’alimentazione è solamente la “punta di un iceberg” e gli interventi vanno, non solo nella direzione di regolarla (senza imporre grammature di cibi, pero’), ma soprattutto nel comprendere le motivazioni della “fame emotiva”.<br />
La problematica quindi si può estinguere unicamente con la graduale modificazione dei meccanismi psicologici che l’hanno causata.</p>
<p><strong>Il B.E.D. pare essere scatenato da:</strong><br />
* Sensazioni spiacevoli<br />
* Percepirsi grassi e/o aumentare di peso<br />
* Dieta e fame (ciclo digiuno e abbuffate)<br />
* Rompere regole rigide (e la dieta ferrea ad esempio e’ una di queste regole)<br />
*  Essere/sentirsi soli<br />
*Tensione premestruale (vedi articolo sulla sindrome disforica premestruale)<br />
Un <strong>profilo sintetico</strong> di chi presenta la Sindrome da Alimentazione Incontrollata ci presenta un individuo di sesso femminile, anche se il fenomeno è in crescita negli uomini come visto poc’anzi, con età compresa tra i 30-40 anni e problemi con l&#8217;alimentazione fin dall&#8217;infanzia (aggravati da diete restrittive) e storia di ripetuti tentativi (falliti) di porsi a dieta.<br />
Da un punto di vista psicologico chi ne soffre presenta livelli più elevati d’ansia con vulnerabilità interpersonale e profonda insoddisfazione verso sé stessi, non solo in relazione al fisico (disprezzo per sé stessi, oltre che disgusto per l&#8217;aspetto fisico).<br />
Si riscontrano in questi soggetti una maggiore possibilità di andare incontro a stati depressivi, abuso di sostanze e disturbi della personalità. In alcuni casi, come per la bulimia nervosa, i soggetti hanno storie di abusi sessuali alle spalle.<br />
In sintesi, l’ assunzione di cibo viene regolata non mediante i segnali fisiologici, quali fame e sazietà per intenderci, ma per mezzo di controlli cognitivi stabiliti che segnalano al B.E.D. dove, come e quando mangiare.<br />
Paradossalmente, i soggetti controllano in eccesso il comportamento alimentare ma sono suscettibili di disinibizione che può provenire da tutta una serie di stimoli, quali l’assunzione di alcolici, l’osservare gli altri mangiare e tutti i fattori legati allo stress.<br />
<a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/binge_eating.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2544" title="binge_eating" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/10/binge_eating-300x198.jpg" alt="binge_eating" width="276" height="182" /></a>Il <strong>processo terapeutico</strong>, solitamente da preferirsi in contesto multidisciplinare (psicologo, nutrizionista, psichiatra),  è complesso e spesso caratterizzato da forte ambivalenza in quanto il soggetto da un lato vorrebbe liberarsi dal proprio problema, mentre dall’altro, tale problema rappresenta l’unica e più sicura strategia che è abituato ad usare.<br />
In sintesi il mio consiglio è di <strong>non usare una dieta per venire a capo di tale problematica</strong> in quanto non è possibile uscire dal problema con la medesima azione che l’ha causato.</p>
<h2>Alcuni consigli, che mi sento di dare in via generale sono:</h2>
<p>a)	Evitare gli alcolici o limitarli in quanto disinibiscono nel rapporto con il cibo (vi è una correlazione fra uso di alcolici e alimentazione mediante junk food o “cibo spazzatura” ad alto contenuto calorico)<br />
b)	Non rimanere a digiuno per troppe ore, altrimenti è più facile cadere in una alimentazione veloce e quantitativamente/qualitativamente non controllabile, specie per i soggetti a rischio.<br />
c)	Rispettare gli orari dei pasti, in modo da ristabilire un ritmo. Ritmo che le abbuffate hanno reso impossibile da riprendere.</p>
<h2><span style="color: #800080;">Infine, se dopo aver letto questo articolo, vi riconosceste nella descrizione data di questa problematica, consiglio di parlarne con uno specialista in disturbi del comportamento alimentare della vostra città al fine di fugare ogni dubbio.</span></h2>
<p><strong>Fonti:</strong><br />
- www.binge-eating.it</p>
<p>- Rubinstein TB, McGinn AP, Wildman RP, Wylie-Rosett J. “Disordered eating in adulthood is associated with reported weight loss attempts in childhood.” International Journal of Eating Disorders 2009 -Oct 8</p>
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		<title>Ciclo mestruale e cibo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 12:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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In “quei giorni” il peso corporeo e le abitudini alimentari ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/ciclo.jpg"><img class="attachment wp-att-2332 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/ciclo.jpg" alt="" width="570" height="366" /></a></h2>
<h2><span style="color: #800080;"><strong>In “quei giorni” il peso corporeo e le abitudini alimentari di molte donne vanno incontro a dei cambiamenti significativi. Cerchiamo di affrontare al meglio il problema scoprendo di cosa si tratta.</strong></span></h2>
<p>Per la maggior parte delle donne l’appuntamento periodico con le mestruazioni rappresenta un cambiamento fisiologico scomodo;  i sintomi fisici che lo accompagnano sono molteplici e riassumibili in:</p>
<p>•	sensazione di gonfiore diffuso<br />
•	tensione mammaria<br />
•	cefalea<br />
•	ritenzione idrica<br />
•	dolori muscolari e renali<br />
•	costipazione o diarrea<br />
•	disturbi dell’appetito.</p>
<p><strong>Tale meccanismo naturale risulta in grado di interferire con il peso</strong> e molto spesso anche con le abitudini alimentari.</p>
<p>I cambiamenti ormonali e gli sbalzi di umore che avvengono nei giorni immediatamente precedenti le mestruazioni e durante il corso di esse, scatenano molto spesso un impulso irresistibile a mangiare voracemente (in particolar modo cibi ricchi di grassi o zuccheri e ad alto contenuto calorico).</p>
<p>Il quadro è destinato a complicarsi ulteriormente se, alla preoccupazione di contenere il proprio peso, è associato un disturbo alimentare pregresso quale la bulimia, il binge eating disorder o l’obesità. Il percepirsi infatti più gonfie e dunque più “ingombranti”, può incentivare il meccanismo dell’abbuffata compulsiva.</p>
<p>Ecco dunque che “quei giorni” vengono vissuti con preoccupazione: il cibo acquista il ruolo di regolatore dell’umore e la bilancia quello di giudice del proprio comportamento alimentare. <span style="color: #800080;">La conseguenza più inevitabile di tale atteggiamento è una ricaduta sul proprio umore, già di solito fluttuante verso il basso. </span>Lo stato d’animo sarà inversamente proporzionale alle oscillazioni di peso, tendenti verso l’alto in questo specifico periodo del mese. In sintesi, dunque, maggiore è il peso, più basso sarà il tono umorale e viceversa.</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Molte donne si chiedono perché in questo periodo si avverta più forte il bisogno di consumare cibi dolci e se ciò sia normale.  La risposta è affermativa:</strong></span> sono infatti frequenti gli attacchi di fame, caratterizzati dal desiderio di un alimento preciso il cui consumo durante il mese viene centellinato poichè classificato come “proibito” (pane, pasta, cioccolato).</p>
<p>I cosiddetti “attacchi di fame compulsiva” che si possono registrare nel periodo delle mestruazioni, paiono essere scatenati da un calo dei livelli di zuccheri nel sangue ed <strong>influenzati dai livelli di serotonina. </strong></p>
<p>Questo neurotrasmettitore, oltre a svolgere un ruolo nella regolazione del sonno e della temperatura corporea, è importante nel controllo del tono dell’umore e nella gestione dell&#8217;appetito. La serotonina interagisce inoltre nella regolazione degli ormoni estrogeni e del progesterone.</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Basta questo a spiegare cosa accade in “quei giorni”?<br />
Non proprio, </strong></span>in quanto esiste un disturbo denominato <strong>Sindrome Disforica Premestruale o Disturbo Disforico Premestruale (DDP) </strong>caratterizzato da umore marcatamente depresso, sentimenti autosvalutativi e di disperazione con marcata rabbia e irritabilita&#8217; che, collegato al periodo che precede il ciclo, può incrementare i conflitti interpersonali.</p>
<p>Ecco dunque come si spiegherebbero, attraverso la presenza di una specifica sindrome, i repentini cambiamenti d&#8217;umore e le sopracitate modificazioni dell&#8217;appetito.  Curiosamente, pare che, per le donne che soffrono di DDP, mangiare cioccolato stimoli la produzione di endorfine (sostanze prodotte dal cervello e dotate di proprietà analgesiche), riducendo così in modo naturale i disturbi tipici di questo periodo.</p>
<p><strong>In ogni caso, la terapia per la sindrome premestruale consiste nell&#8217;uso di antidolorifici e antinfiammatori.</strong></p>
<p>Secondo le ultime ricerche parrebbe esserci inoltre una correlazione tra il <span style="color: #800080;"><em>disturbo alessitimico o alessitimia</em></span> (ovvero un deficit della sensibilita&#8217; emozionale ed emotiva, dove vi e&#8217; una impossibilita&#8217; a comprendere, percepire e descrivere i propri e gli altrui stati emotivi) <span style="color: #800080;"><em>il DDP e l’insoddisfazione corporea.</em></span></p>
<p><strong>In questi casi, dunque, gli sbalzi d’umore sarebbero riconducibili ad un problema legato alla propria immagine corporea, vissuta in maniera conflittuale.</strong></p>
<p>Per quanto riguarda la SDP, vi è attualmente allo studio una terapia che prevede un&#8217; azione combinata di farmaci e psicoterapia cognitivo-comportamentale al fine di consentire la capacità di “leggere” e descrivere i propri e gli altrui sentimenti.</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Ecco infine una serie di suggerimenti pratici rivolti a coloro che, pur non soffrendo di DDP, intendono affrontare serenamente il periodo mestruale, evitando allo stesso tempo  i cosiddetti comportamenti “a rischio”:</strong></span></p>
<ol>
<li> <strong>Non andiamo in panico per un quadretto di cioccolata o una quantità esigua di cibi dolci o salati assunti in questo periodo.</strong>Maggiore importanza diamo ad un evento di questo tipo, e più alta sarà la possibilità che si ripeta. Se in quel momento abbiamo avvertito l’esigenza di un pezzo di dolce, è necessario chiederci se fosse davvero fame e, in caso di risposta negativa, voltare pagina  ricominciando il prima possibile a mangiare correttamente.</li>
<li> <strong>Non facciamoci prendere dall’ansia:</strong> della cioccolata (cum grano salis) una volta al mese non può di certo inficiare in modo significativo quanto abbiamo costruito nel tempo.Come detto, i livelli di serotonina e glicemici sono direttamente influenzati da ciò che si mangia. Per questo è importante scegliere la dieta giusta.Essa va intesa come “stile di vita” da gestire prima e dopo il ciclo mestruale, non certo come ciclo di “digiuno e sregolatezza”. Evitate quindi di patire la fame prima delle mestruazioni attraverso l’eliminazione drastica di cibi ricchi di carboidrati complessi, quali i cereali integrali (pasta, riso, crackers e pane), patate, fagioli, ceci e lenticchie. Con questo comportamento, infatti, le possibilità di desiderare e di pensare in modo ossessivo a tali alimenti aumentano in modo considerevole..</li>
<li><strong>NON PESARSI.</strong> In realtà il periodo mestruale comprende pochi giorni dell’intero arco mensile; affrontare quindi la bilancia, soprattutto per i soggetti il cui peso rappresenta un “traguardo”, è altamente sconsigliabile. Ancor di più per chi, dopo aver letto il proprio peso intende affrontare o meno il pasto successivo.Astenersi dall’uso della bilancia tra i due giorni che precedono il ciclo al giorno successivo il suo termine, è una strategia sicuramente più utile e produttiva del pesarsi più volte al giorno.Il peso infatti può spingere all’utilizzo di un dialogo interno che suona più o meno come un “tanto,ormai..” con la conseguenza che il comportamento con il cibo sarà più disinibito, ed i chilogrammi in eccesso saranno presto una realtà piuttosto che una mera previsione.</li>
</ol>
<p><strong>Fonti:</strong><br />
<em>Cunningham J, Yonkers KA, O&#8217;Brien S, Eriksson E. “Update on research and treatment of premenstrual dysphoric disorder.” Harv Rev Psychiatry. 2009;17(2):120-37.</em></p>
<p><em>De Berardis,  Campanella,  Gambi, Sepede, Carano, Pelusi, La Rovere, Di Matteo, Salini,  Cotellessa, Salerno, &amp;  Ferro “Alexithymia and body image disturbances in women with Premenstrual Dysphoric Disorder” Journal of Psychosomatic Obstetrics &amp; Gynecology, Dec. 2005; 26(4): 257–264</em></p>
<p><em>Mian, E. “Specchi. Viaggio all&#8217;interno dell&#8217;immagine corporea” Phasar Editore, Firenze 2006</em></p>
<p><em>Steiger H, Gauvin L, Engelberg MJ, Ying Kin NM, Israel M, Wonderlich SA, Richardson J. “Mood and restraint-based antecedents to binge episodes in bulimia nervosa: possible influences of the serotonin system.” Psychol Med. 2005 Nov;35(11):1553-62.</em></p>
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		<title>Emetofobia, ovvero la paura del vomito</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 00:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuel Mian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologie]]></category>
		<category><![CDATA[emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[fobie]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più spesso si sente parlare di fobie non comuni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Sempre più spesso si sente parlare di fobie non comuni e chi ne soffre non riesce a reperire informazioni a riguardo.</span> Le uniche risorse disponibili sono le testimonianze di coloro i quali condividono tali disagi e che dunque vivono il meccanismo dal loro interno. Così facendo, però, non fanno altro che mantenere ed alimentare la strategia difensiva dell’evitamento.</h2>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/fear-of-being-sick.jpg"><img class="attachment wp-att-2266 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/fear-of-being-sick.thumbnail.jpg" alt="" width="250" height="186" /></a>La fobia</strong> è una paura irragionevole, senza apparente giustificazione, marcata e persistente, di un determinato oggetto, luogo o situazione. Le persone che ne soffrono sperimentano un disagio molto profondo sia per l’intensità dell’ansia, sia per la sofferenza che questa condizione provoca nella loro vita.<br />
Tale condizione genera un comportamento evitante verso la situazione temuta. Con il crescere dell’intensità dell’ansia generata dal contatto con lo stimolo fobico e con la comparsa di una reazione, anche al solo pensiero di un eventuale contatto con tale stimolo, le situazioni e gli oggetti temuti vengono evitati come ad esempio i lunghi viaggi in macchina, autobus e voli aerei.</p>
<p><strong>L&#8217;emetofobia è una patologia caratterizzata da paura e repulsione nei confronti del vomito. Chi ne soffre è tormentato dall&#8217;idea di vomitare, e/o di vedere altri farlo.</strong></p>
<p>Sembrerebbe una fobia rara, mentre invece risulta coinvolgere moltissime persone, anche in Italia, con una maggiore incidenza femminile. La ragione del fatto sta probabilmente nella disponibilità delle donne ad ammettere una problematica di questo genere.  In base alle più recenti indagini, l’età di una prima richiesta d’aiuto varia dai 16 ai 26 anni per le donne e dai 28 ai 37 per gli uomini; la ricerca di uno specialista avviene nel momento in cui chi ne soffre avverte una seria compromissione della qualità della vita (affetti, lavoro, tempo libero).</p>
<p>I primi sistemi di contrasto del disagio avvengono, senza alcuna risoluzione positiva, attraverso tentativi di automedicazione (uso di antiemetici o di rimedi casalinghi di varia natura) o la frequentazione di forum creati da persone che soffrono dello stesso disturbo e che, confrontandosi, si scambiano consigli per affrontarlo.</p>
<p>Come gran parte delle fobie, anche l&#8217;emetofobia pare svilupparsi da paure dell&#8217;infanzia, traumi, eventi particolarmente stressanti non affrontati in modo adeguato.</p>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/vomitare.jpg"><img class="attachment wp-att-2263 alignright" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/vomitare.thumbnail.jpg" alt="" width="283" height="212" /></a>La &#8220;paura del vomito&#8221; viene quindi appresa dal soggetto come unico sistema al fine di prevenire il ripetersi degli eventi spiacevoli che potrebbero portarlo a vomitare. L&#8217;esperienza vissuta nel passato, ed interpretata in maniera non funzionale, é troppo terrorizzante per essere affrontata e per questo viene evitata.</p>
<p>L’emetofobia è un disturbo spesso minimizzato in quanto, da logica, nessuno gradisce vomitare o assistere ad episodi di vomito. In realtà, chi ne soffre lamenta una nausea persistente ed è questa che porta a temere che potrebbe vomitare da un momento all’altro. In realtà ciò non avviene, poiché, pur essendo terrorizzati dal vomito, gli emetofobici sviluppano una resistenza ad esso maggiore rispetto agli altri individui.</p>
<p><strong>La compromissione della qualità della vita degli emetofobici è determinata dal meccanismo dell’ evitamento rispetto a:</strong><br />
•	Luoghi affollati e/o chiusi o senza facilità d’uscita quali: cinema, ristoranti, teatri.<br />
•	Cibi che contengono carboidrati o grassi, in quanto reputati maggiormente impegnativi nella digestione.<br />
•	Viaggi e luoghi/orari collegati (ad esempio mezzi pubblici che impongono di rimanere molto tempo al loro interno).</p>
<p>Benché alcuni attestino di non aver alcun problema nel viaggiare, il comportamento comune è quello di evitare spostamenti con i mezzi di trasporto, soprattutto se questi implicano tragitti lunghi: il timore, infatti, è quello di essere colti da improvvisi malori o nausee o di esserne testimoni.<br />
Un disagio ulteriore è dato dal fatto che questa problematica viene spesso confusa con varie psicopatologie o comportamenti particolari verso il cibo come nel caso dell’anoressia nervosa (rifiuto totale di nutrirsi) e l’ortoressia (attenzione eccessiva verso ciò che si mangia). Anche il legame tra l’emetofobia e l’ipocondria (preoccupazione eccessiva per la propria salute, pur in assenza di malattie) parrebbe infondato.<br />
Sebbene alcuni emetofobici soffrano, o abbiano sofferto in passato di disturbi alimentari, la correlazione tra queste due sindromi è quasi sempre assente. Nella quasi totalità dei casi, infatti, non è la distorsione della propria immagine corporea a produrre restrizioni alimentari, ma solo la paura di vomitare.<br />
Con l&#8217;aggravarsi del disturbo si giunge ad un&#8217;analisi approfondita e meticolosa del cibo ingerito, analisi che sfocia poi in ossessioni verso l&#8217;igiene alimentare e compulsioni legate alla pulizia della cucina e dei luoghi in cui si consuma il cibo.<br />
Un’ulteriore complicanza subentra con il rifiuto, per quasi tutti i soggetti, di farsi curare con dei farmaci volti alla cura di sintomi anche non correlati al vomito (ciò perchè tra gli effetti collaterali, molti medicinali presentano proprio il vomito stesso).<br />
Sembra esservi una scarsa consapevolezza di ciò che avviene internamente alla persona a livello emotivo, che troverebbe nel controllo attuato verso il corpo e quindi verso qualsiasi sintomo gastrointestinale, una ritualistica strategica per lenire l’ansia.</p>
<p><strong><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/vomito-emetophobia-dublin.jpg"><img class="attachment wp-att-2264 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2009/09/vomito-emetophobia-dublin.thumbnail.jpg" alt="" width="200" height="319" /></a>In età adulta, molte donne, seppur desiderose di diventare madri, rifiutano la gravidanza perché l&#8217;orrore per la nausea, che insorge normalmente nel primo trimestre, supera la voglia di avere un figlio.</strong></p>
<p>E’ comunque importante sottolineare che ogni caso è a sé stante: l&#8217;emetofobia, a seconda dei soggetti, limita in grado di intensità diverso la qualità della vita quotidiana. Per alcune persone avviene in risposta ad uno stimolo (mangiare, viaggiare, intraprendere discussioni stressanti), per altre anche in assenza di questo.<br />
Per i soggetti che si riconoscono in questo articolo consiglio un trattamento psicologico  gestito con un approccio multidisciplinare (psicologo/psichiatra insieme al medico nutrizionista e al gastroenterologo).<br />
Il trattamento dovrebbe comprendere un protocollo atto a gestire nel breve periodo i sintomi, integrando tecniche di rilassamento e gestione delle emozioni e permettendo in tal modo al soggetto di riappropriarsi di parti importanti della propria vita.</p>
<h2><span style="color: #800080;"><strong>Ricordo infine che rivolgersi fin da subito ad uno specialista, permette di affrontare il problema attraverso un trattamento più breve e focalizzato.</strong></span></h2>
<p><strong>Fonti:</strong><br />
<em>Donini L, Marsili D, Graziani M, Imbriale M, Cannella C (2005). &#8220;Orthorexia nervosa: validation of a diagnosis questionnaire&#8221;. Eat Weight Disord 10 (2): e28–32</em></p>
<p><em>Mian, E. Is Emetophobia different from Anorexia Nervosa? A preliminary investigation. (2008) Atti dell’ Eating Disorder International Conference, Alpbach (Austria). </em></p>
<p><em>Nelson-Percy, C. &#8220;Treatment of Nausea and Vomiting in Pregnancy: When should it be Treated and what can be Safely Taken?&#8221; Drug Safety 19.2 (1998): 155-64.</em></p>
<p><a href="http://diariodeumaemetofobica.maxiblog.it/"><strong><span style="text-decoration: underline;">http://diariodeumaemetofobica.maxiblog.it/</span></strong></a><br />
<a href="http://www.emetofobia.info "><strong><span style="text-decoration: underline;">http://www.emetofobia.info </span></strong></a></p>
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