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Cosa fare quando si viene lasciati

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Ho voluto un po’ sistematizzare le fasi che una persona affronta nel momento in cui viene lasciata, averne consapevolezza, riconoscerle, può aiutare a far rientrare nella “normalità” un momento vissuto come insormontabilmente tragico.

Un po’ della serie “sto straordinariamente male ma è normale”. (Cit Morelli: “Ricercare le cause dell’abbandono cronicizza la sofferenza”) La prima fase che si affronta è quella dei perché, domanda sbagliata a cui si vuol dare una risposta giusta: non la si troverà mai…

Motivo per cui non ha troppo senso continuare a farsela anche perché per certi aspetti è un modo per controllare ed evitare qualcosa di più importante, ossia che si sta soffrendo e anche se difficile è consigliabile non evitare di sentire la sofferenza.

Nella nostra società è molto diffusa questa pratica, ossia la paura di soffrire è sempre presente nella mente di colui che ha preso una delusione amorosa e questo si traduce nella: paura di restare da soli, paura di non trovare più un’altra persona adatta a sé, paura di non innamorarci più, paura di non poter essere più felici.

L’azione da intraprendere per far fronte a questa prima fase è: accettare la sofferenze, non averne paura in quanto è la diretta e naturale conseguenza di un cambiamento di status.

La persona, la mente, il cervello e il corpo devono ritrovare un altro equilibrio e come la maggior parte dei cambiamenti, comporta una porzione di difficoltà per ritrovare il nuovo assetto. La vita è fatta di gioie e dolori e questi ultimi ne fanno parte esattamente come le altre emozioni, anzi non ci sarebbe amore appassionato senza un potenziale dolore per la perdita dello stesso.

La gioia è tale se si erge da uno sfondo di dolore un po’ come dire che nella gioia c’è un quantitativo potenziale di dolore e viceversa. (Ecco perché i monaci buddhisti predicano l’astensione dal desiderio: perché se c’è gioia allora ci può essere anche dolore… e solo con l’accettazione di questa condizione si può vivere con serenità la convivenza di questi due elementi fondamentali dell’esistere).

Nella seconda fase spesso avviene una idealizzazione del partner e del sentimento che si provava per lo stesso. Questo oltre a farci crogiolare in un pentolone di sofferenze ha come diretta conseguenza una più subdola reazione tale per cui si iniziano a provare sentimenti di autosvalutazione. Ecco questi sono FORTEMENTE DA EVITARE !!!

A volte non ce ne si accorge ma gira che ti rigira si finisce proprio lì: “ma cosa avevo di sbagliato, perché mi abbia lasciato?”. VADE RETRO SATANA… A tutto ciò ci sono delle good practice da mettere in campo.

  • Accettare la sofferenza come un fenomeno portatore di cambiamento. Non accettare che qualcuno abbia deciso di non stare più con voi altro non farà che farvi stare male più a lungo mentre compito vostro è assecondare la vita e le occasioni di cambiamento.
  • Impiegare il tempo a svolgere molte attività riguardanti il sé, insomma tornate a coltivarvi a tempo pieno.
  • Vivere il qui ed ora: se c’è sofferenza vivetela ma non state mentalmente nel passato, anche oggi che siete tristi qualcosa vi può far ridere ORA!!! A volte la vita ha una tempestività straordinaria e pensate bene alla vostra esperienza e potrete trovare almeno un esempio in cui dopo una forte delusione ecco che subito è seguita una grossa gioia. Perché succeda questo però dovete essere aperti al nuovo, se no….. ciccia……altro tempo a star male….
  • Evitare ogni processo di idealizzazione.
  • A meno che non ci si veda per parlare di un possibile ritorno alla coppia e/o per risolvere dei problemi evitate i contatti. Questi altro non fanno che creare piccoli precedenti, false aspettative e pasticciamenti vari.

Ci verrà in mente che però è tanto che non sentite la cugina dello zio della persona amata ma molto probabilmente è un escamotage mentale che simbolicamente vi fa sentire più vicino alla persona cercata… Insomma a volte la mente ci tira dei brutti scherzi. (cit Morelli: “quando le storie finiscono viviamo un’esperienza fondamentale: scopriamo che dobbiamo fare i conti con noi stessi”)

Buona vita e buona fortuna.

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