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Una scrivania disordinata porta al successo

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Non è necessariamente vero che una scrivania disordinata porti alla confusione e all’insuccesso, anzi. L’economista inglese Tim Harford sostiene esattamente il contrario: il disordine in ufficio porta al successo, e a sostegno della sua tesi prende tre esempi.

Dopo Marie Kondo e le sue tesi sull’ordine e sulla pulizia interiore ed esteriore, ecco che arriva il contro-ordine: meglio una scrivania disordinata. Tim Harford ha scritto un saggio sull’argomento: “Messy. The Power of Disorder to Transform Our Lives“. Nel lavoro come negli affari, una chiave del successo può essere una certa quantità di caos e imprevedibilità.

Dopo aver riordinato la scrivania, sostiene Harford, è più difficile lavorare, almeno fino a quando non è di nuovo tutto in disordine. Esistono studi che dimostrano questo effetto: lo psicologo Whittaker, ad esempio, ha rivelato che quanto più si cerca di organizzare i propri documenti, di carta o digitali, tanto più si perde il controllo delle informazioni con cui si lavora. Chi lascia accumularsi pile di scartoffie, invece, è più efficiente al momento di ritrovare ciò che serve.

“L’ordine impostato ieri, oggi può ostacolarmi, perché nel frattempo le cose cambiano”, conclude Harford. Sulla scrivania di un disordinato, in realtà, le cose si ordinano da sole, perché le ultime cose con cui abbiamo lavorato saranno salite in cima, e quelle meno usato sprofonderanno alla base della pila. In realtà non c’è nulla di casuale.

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