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I giovani non distinguono tra informazione e pubblicità

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Secondo una recente ricerca di Stanford, i ragazzi americani non distinguono tra informazione e pubblicità, e anzi considerano attendibile qualsiasi fonte che fornisca molti dati e numeri. La situazione fotografa il fenomeno in America, ma neanche in Europa le cose vanno meglio.

Solo ultimamente i colossi dei social network hanno dichiarato guerra alle “bufale“, ovvero alle false notizie che impazzano sul web, e che la maggior parte delle persone non riesce a riconoscere come false. Ma per i giovani il problema è ancora più grave. Lo studio in esame ha denunciato appunto la credulità dei Millennials: “È sorprendente che i nativi digitali, proprio quelli che usano smartphone e tablet con più naturalezza e in pratica dalla nascita, rivelino poi una grande difficoltà nel distinguere sul web tra notizie e pubblicità o propaganda”, racconta Sam Wineburg, docente di comunicazione e fondatore del gruppo di studio che ha pubblicato la ricerca.

L’82% dei tredicenni ha non ha distinto tra una notizia reale e un testo pubblicitario. Altro esempio: di fronte a due articoli sul cambiamento climatico, uno scritto da un giornalista di Science e l’altro marcato come sponsorizzato da Shell, il 70% degli studenti ha giudicato più affidabile il secondo “perché conteneva più dati“. Senza domandarsi se questi dati fossero veri o come dovessero essere interpretati.

Lo stesso avviene per le fonti sui social network. I giovani si fidano delle fonti meno autorevoli, solo perché contengono più dati o statistiche. Solo il 20% dei ragazzi ritiene che il fattore più importante per giudicare l’affidabilità di una notizia sia la reputazione giornalistica della fonte.

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