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Il disturbo bipolare raccontato da Carrie Fisher

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Carrie Fisher ci ha lasciati qualche giorno fa, e il mondo dello spettacolo ha ricordato il suo ruolo come principessa Leila in Guerre Stellari. Ma Carrie è stata molto di più: tra le altre cose, ci ha insegnato che si può parlare dei disturbi psicologici, e che anzi è giusto farlo.

Carrie Fisher ha infatti confessato al mondo di soffrire di disturbo bipolare: una patologia fatta di tante oscillazioni dell’umore, spesso imprevedibili, che gettano chi ne soffre ora nell’euforia, ora nella depressione. Uno stato mentale che causa tanta sofferenza anche in chi sta intorno a chi ne soffre.

L’attrice ha convissuto con questo disturbo fin da giovane, la diagnosi infatti è arrivata quando Carrie aveva soltanto 24 anni. Una verità difficile da mandar giù per un’attrice già famosa, tanto che ci vogliono 4 anni perché Carrie ammetta di essere malata. A 28 anni, dopo un’overdose e il seguente ricovero, accetta finalmente di curarsi e nel 1987 – a 31 anni – un esaurimento nervoso la costringe a prendere atto del problema. Proprio quell’anno Carrie scrive il libro Cartoline dall’inferno (da cui sarà tratto l’omonimo film), che racconta del rapporto difficile tra una madre e una figlia. Il libro è in parte autobiografico; d’altronde la madre di Carrie è sempre stata importante nella sua vita.

Carrie ha sempre parlato in modo sincero e trasparente del suo disturbo bipolare, e così facendo ha aiutato molti altri bipolari, depressi, dipendenti da alcol e droghe a uscire allo scoperto e a farsi coraggio.

Sul suo disturbo, l’attrice qualche tempo fa ha detto: “È una specie di virus del cervello che ti fa andare molto forte o molto piano. O entrambe le cose insieme. Il senno non è il mio forte. Ma ho una bella voce, so scrivere. Non so andare in bicicletta. Vivo come chiunque altro, solo in modo più forte e veloce, e dormo di più”.

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