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I compiti per le vacanze sono utili oppure no?

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Come ogni anno, e come ogni periodo di festa più o meno lungo dalla scuola, ci si interroga sull’annosa questione dei compiti per le vacanze. Vanno dati oppure no? I ragazzi hanno bisogno di una pausa di 15 giorni dallo studio, oppure devono mantenere vivo e attivo l’apprendimento?

Il preside di Piacenza ha invitato i suoi professori a non dare compiti per le vacanze di Natale di quest’anno, con una circolare ufficiale: “Affinché queste siano vacanze per tutti, nell’intento di far scemare lo stress che, inevitabilmente, si accumula durante l’anno e per consentire ai nostri studenti di poter trascorrere quanto più tempo possibile con i propri genitori, i propri cari ed i loro amici, si invitano i docenti a non assegnare compiti per le vacanze, lasciando che gli alunni possano riposare”.

Ma non tutti sono d’accordo. Secondo una ricerca della Rochester University di New York i compiti sarebbero utili. I ricercatori americani hanno monitorato le capacità cognitive di vari gruppi di bambini, analizzando soprattutto i risultati di test effettuati dopo le vacanze scolastiche. I compiti assegnati riguardanti la lettura libera aiutano i ragazzi a tenere stimolato il cervello con regolarità. In questo modo il cervello rimane “acceso” e attivo, soprattutto nel caso in cui siano i ragazzi stessi a decidere cosa leggere.

Insomma, compiti sì, ma solo se uniscono il piacere al dovere, e se riguardano soprattutto la lettura, un’attività di solito dimenticata dagli studenti. Leggere dei libri che piacciono contribuisce a mantenere e in alcuni casi a migliorare le capacità intellettive.

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