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Ci si può innamorare di un robot?

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Sempre più ci si interroga sui cosiddetti sex robots, dei robot creati appositamente per scopi sessuali. “I colossi tecnologici, in particolare quelli della Silicon Valley, vogliono convincerci che il nostro bisogno di comunicare e socializzare possa essere soddisfatto indifferentemente da un altro essere umano, da un robot o da un programma di intelligenza artificiale”, ha detto Kathleen Richardson, docente di robo-etica all’Università di Leicester.

Si discuterà del problema al Trieste Next 2016 (in programmazione fino al 25 settembre), la kermesse di scienza e tecnologia dedicata quest’anno al tema Umano post umano. Avere robot per amici, per amanti o addirittura come partner sessuali, non è poi un’idea così lontana dal realizzarsi. Il problema, secondo gli esperti, è che in questo modo si afferma una visione strumentale degli altri, poiché il robot, a differenza degli altri esseri umani con cui ci interfacciamo, è uno schiavo.

La Richardson ha anche promosso una campagna contro i robot sessuali, con cui si chiede la messa al bando di questi robot che sono previsti per il 2017. “La diffusione dei robot sessuali, ancor più della pornografia, rafforzerà l’idea che il sesso è solo questione di usare altri corpi come strumenti”. Quali conseguenze questo possa avere nella vita reale, è difficile immaginarlo. Se iniziamo a trattare i robot come umani, finiremo per trattare gli umani da robot.

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