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Ecco tutte le emozioni che non conoscevi

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Ci sono emozioni a cui non sappiamo dare un nome. Come si chiama quell’improvvisa voglia di buttarci sotto la metropolitana quando la vediamo arrivare? E quando sentiamo che tutto ci va bene? Tutte le risposte a queste domande sono in un libro, «The Book of Human Emotions», pubblicato dalla psicologa Tiffany Watt Smith, ricercatrice al Centre for the History of Emotions alla Queen Mary University di Londra.

La ricercatrice ha analizzato 154 parole nelle lingue di tutto il mondo che corrispondono ad altrettante emozioni molto specifiche. Sensazioni ed emozioni che non sapevamo di provare. Ecco qualche esempio.

La parola «amae» deriva dal giapponese e letteralmente significa «comportarsi come un bambino viziato», ma senza l’accezione negativa a cui siamo abituati. Si tratta invece di quella sensazione di lasciarci andare un po’.

Oppure, stiamo attendendo il treno lungo la banchina quando pensiamo a cosa succederebbe se ci buttassimo. Non è per forza istinto suicida. I francesi hanno coniato un termine per descrivere questo fenomeno: «L’appel du vide», e cioè il richiamo del vuoto.

L’awumbuk è un sentimento simile alla nostra malinconia. Il termine è utilizzato dagli indigeni della Papua Nuova Guinea per indicare quella sensazione di vuoto che si prova quando i parenti o gli amici dopo aver fatto visita se ne vanno via.

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