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Sei malata di abbronzatura?

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E’ più o meno dagli anni Sessanta che si è radicata l’idea che un bel colorito sia sinonimo di un corpo sano e bello. Con il passare degli anni, però, l’abbronzatura per qualcuno è diventata una vera e propria ossessione. In questo si parla di tanoressia o di sindrome compulsiva da sole.

Poco conosciuta dalla maggior parte delle persone, in realtà interessa molti più italiani di quanto si possa pensare: risulterebbe “appassionato” dell’abbronzatura ben il 52% degli individui (6 su 10), mentre secondo un’indagine effettuata dall’istituto demoscopico Swg di Trieste, la sindrome interesserebbe in forma conclamata il 20% degli italiani. Di questi le più colpite sono le donne tra i 25 e i 54 anni, magre, fumatrici e che di solito hanno già una pelle piuttosto scura.

Dal momento che l’abbronzatura è un fenomeno culturale è difficile stabilire il confine tra le vera dipendenza e il semplice amore per la tintarella. In generale si può definire tanoressica una persona che contravviene a tutte le regole per una corretta esposizione.

Alla base di tutte queste manifestazioni compulsive c’è un profondo senso di insicurezza e l’abbronzatura diventa un modo per sentirsi più belli e meno ansiosi. Non solo. La sindrome compulsiva da sole è una malattia relativa a una carenza di mediatori chimici che portano la persona a esporsi continuamente alla luce, solare e artificiale, poiché lo stare al sole fa sì che il cervello produca più endorfine e neurotrasmettitori. Si tratta, in particolare, della serotonina, la noradrenalina e la dopamina, di cui i tanoressici normalmente sono carenti. Le cellule dell’epidermide sembrano, infatti, sollecitate dalla luce ultravioletta a produrre endorfine, di conseguenza il sole su queste persone ha un effetto simile a quello del doping.

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