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Le applicazioni della drammaterapia

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Il teatro dimostra di possedere sempre più finalità terapeutiche e riabilitative, non puramente legate all’arte e all’intrattenimento. In questa ottica si inserisce la drammaterapia teorizzata nel 1999 da Robert Landy. Si tratta di un teatro che abbandona i classici palchi, per calcarne altri di diversi, come le scuole, le carceri, le aziende e le comunità terapeutiche.

Il modello terapeutico è un modello di ruolo, che invita le persone a giocarne molti nuovi entrandone e uscendone continuamente e muovendosi su realtà diverse e tempi immaginari. Lo scopo è di avvicinare l’attore a sé stesso e alla sua vita reale attraverso la performance. La drammaterapia è quindi l’uso intenzionale degli aspetti curativi propri del teatro nella terapia. Si tratta di una terapia in questo caso artistica, che viene applicata sia individualmente sia in gruppo e che si colloca nel labile confine fra scienza e arte.

Secondo questa arte-scienza, ogni individuo è drammatico nel suo sviluppo, dai primi mesi di vita lungo tutto il suo percorso esistenziale. Impiegando metodi spiccatamente teatrali, come il gioco, l’improvvisazione e i giochi di ruolo e anche gli strumenti tipici come le maschere, i burattini e i costumi, la drammaterapia aiuta quindi le persone a comprendere in modo migliore i propri pensieri, ma anche le emozioni e i comportamenti che ne derivano.

Lo scopo è di arrivare velocemente alla risoluzione dei problemi e di favorire un’ottica di cambiamento nelle situazioni problematiche. La drammaterapia permette inoltre di esplorare le dinamiche relazionali e sociali e insegna quindi a vivere fra le persone migliorando il clima sociale e anche l’organizzazione. Per questa ragione viene impiegata con successo nei luoghi collettivi e con finalità molto diverse. Può trattarsi di migliorare la produttività aziendale, di limare comportamenti errati, oppure di ristabilire un’attitudine sociale ferita da episodi problematici sperimentati nel corso dell’esistenza.

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