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Cos’è la Self Mirroring Therapy?

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Quante volte le persone sono magnanime nel giudizio altrui e severissime con sé stesse? Il giudice interiore può indurre la comparsa di comportamenti anche ossessivi e si pone come uno degli scogli più difficili da contrastare nel processo di guarigione dalle patologie di natura psicologica.

Una tecnica molto impiegata per aiutare a maturare una concezione più morbida del sé si chiama Self Mirroring Therapy e viene impiegata in tutto il mondo a livello terapeutico. Di cosa si tratta? La Self Mirroring Therapy chiede ai pazienti di registrarsi, anzi di videoregistrarsi nei momenti più salienti della terapia e quindi di rivedersi, sempre e comunque con il supporto di uno specialista.

Lo scopo è di attivare i neuroni specchio, ovvero quella parte che induce a provare compassione e anche empatia con le altre persone. Spesso i difetti e le mancanze altrui vengono tralasciate e perdonate, ma non avviene lo stesso con sé stessi. È quindi compito della Self Mirroring Therapy indurre questo comportamento, al fine di maturare nei pazienti la coscienza che l’accettazione può essere rivolta anche nei confronti del proprio Io.

È interessante notare che i pazienti possono godere di un effetto terapeutico molto veloce, che si basa su un insight che interessa le convinzioni disfunzionali e le emozioni ad esso legate. Si tratta di un processo talmente forte che non ‘sfugge’ al paziente, che quindi matura sentimenti quali l’accudimento, l’accettazione e in via definitiva il perdono verso sé stesso. Da giudice interiore, l’io diventa quindi un amico, che induce a comprendere come la natura umana possa essere labile e passibile di sbagliare, quindi adatta ad essere compresa e perdonata.

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