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Psicologia: quando i media ne parlano troppo

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Un recente articolo apparso sull’Huffington Post si è occupato di analizzare la qualità e la frequenza con cui gli articoli di psicologia appaiono nell’universo del web. Si tratta, indubbiamente, di un argomento molto importante, seguito da tante persone che non solo ricercano consigli sui problemi più diffusi, ma che grazie all’informazione continua possono anche scoprire dei lati di questa scienza finora nascosti.

L’articolo punta soprattutto il dito sugli studi che vengono spesso diffusi e pubblicati, che secondo fonti autorevoli come il New York Times richiedono di essere presi con le pinze. L’informazione in merito aiuta, infatti, a possedere un’infarinatura generale sull’argomento, ma chi desidera farsi una cultura più specifica e profonda sull’argomento deve indubbiamente ricercare dei canali scientifici, oppure richiedere lumi allo specialista di fiducia.

L’Huffington Post punta il dito, in particolare, contro la scarsa veridicità di tante informazioni che vengono passate nel web e sul fatto che autorevoli scienziati lavorano e si propongono come ‘re dei dati’, ovvero sciorinano dati che sono accessibili solo a loro, diventando dei fenomeni mediatici e quindi coinvolgendo nei loro progetti milioni di persone in tutto il mondo.

E’ questo il caso del dottor Stepel, uno psicologo che per anni ha diffuso le sue teorie, talvolta anche con notizie di portata sociale molto elevata, senza mai aver condiviso la sua banca dati con nessuno, neanche con i suoi collaboratori più stretti. Il risultato è stata la scelta da parte dei media stessi di smascherare il dottor Stepel, che dopo aver regalato ‘perle di saggezza’ per anni ha dovuto fare un bel mea culpa nel web. Un’attenzione particolare va quindi applicata nelle lettura delle notizie di natura psicologica, in quanto ogni approfondimento deve seguire delle vie accademiche e scientifiche, per dare vita ad una conoscenza più profonda e mirata su questo affascinate universo scientifico.

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