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La psicologia del sublime nella mostra su Alexander McQueen

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Alexander McQueen è stato probabilmente uno degli stilisti più speciali di tutta la storia della moda, se non il più controverso. A testimoniarlo è una mostra dedicatagli dall’Albert & Victoria Museum di Londra intitolata ‘Savage Beauty‘, che mostra al visitatore una bellezza strana, particolare e molto spesso legata al concetto dell’orrore. Non è, infatti, una novità che le sperimentazioni in campo di moda effettuate dallo stilista prematuramente scomparso miravano a leggere la moda con echi diversi dai canoni di bellezza e di armonia alla quale le persone sono comunemente abituate. Niente trini o merletti per McQueen, ma animali imbalsamati posizionati nei vestiti, richiami al sangue e alla violenza, che fanno sfoggio di sé in una collezione davvero conturbante.

La domanda sorge quindi spontanea: cosa c’è di bello in questi abiti? Dove si può trovare la bellezza in immagini e creazioni tanto forti? La riposta arriva dalla psicologia, in quanto McQueen aveva probabilmente surclassato l’ideale canonico della bellezza, spingendosi oltre, quindi alla volontà di far provare a chi ammira le sue creazioni il sentimento del sublime, tanto narrato nei romanzi romantici inglesi di fine Ottocento.

Il sublime è un sentimento sconvolgente, che si può provare davanti a paesaggi naturali speciali come le scogliere durante la tempesta o durante manifestazioni naturali di incredibile forza, come ad esempio i tifoni, ma che può essere scoperto in un’opera d’arte particolarmente forte nell’estetica e nei contenuti. Si tratta di una bellezza per certi versi ‘perversa’ che però incita chi la prova a sperimentare delle sensazioni molto più forti del classico piacere che deriva dalla visione di un’opera semplicemente ‘bella’.

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