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Una proposta di legge contro l’anoressia

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Una nuova proposta di legge tutta italiana vorrebbe portare cure obbligatorie per chi soffre di anoressia in modo grave. E’ giusto costringere ad alimentarsi chi ha deciso di lasciarsi morire lentamente, o che forse inconsapevolmente si fa del male? Si tratta di un problema etico non da poco. L’anoressia è una vera e propria malattia che colpisce sempre più ragazzi e ragazze e può anche uccidere.

La proposta è quella di imporre il nutrimento e le cure psicologiche e psichiatriche necessarie. Ne ha parlato la deputata del Pd Sara Moretto, con una proposta di legge che sarà presentata domani alla Camera dei deputati. L’obiettivo è ovviamente quello di salvare vite: chi soffre di anoressia ha una mortalità tra le 5 e le 10 volte maggiore rispetto ai coetanei. Spesso il problema viene affrontato tardi: chi soffre di disturbi alimentari è infatti bravissimo a nascondere il suo malessere, finché non è troppo tardi e la malattia si è ormai cronicizzata.

“Il trattamento sanitario obbligatorio per i pazienti affetti da disturbi alimentari e in pericolo di vita è un tema delicato e indispensabile da affrontare – racconta Moretto -. Il Tso si applica ai problemi psichiatrici. La bulimia e l’anoressia nervosa sono disturbi psichiatrici, ma non c’è una norma che obbliga i pazienti maggiorenni ad accettare la nutrizione obbligatoria, se la rifiutano (…). A volte i medici intervengono in autonomia, ma altre volte molte ragazze non accettano le cure e si lasciano morire lentamente. In altri casi decidono di suicidarsi“. Molto spesso si tratta di ragazzi e ragazze minorenni, la cui responsabilità ricade sui genitori. Il tso potrebbe essere un valido aiuto per quei genitori che non riescono a far fronte a un problema potenzialmente letale. Ma chi decide quando una cura diventa necessaria? Quando imporre la volontà dello Stato al singolo? Sicuramente si tratta di una questione che sarà dibattuta a lungo.

1 Comments

  1. La legge sulla necessità di predisporre il tso per le fasi gravissime, premortali dell’ AN è stata discussa mi pare più che altro sul web. Senza gli interventi in rete penso che nessuno si sarebbe neanche accorto di questa proposta. Si è discusso per un po’ e in breve tempo l’ onda s’ è esaurita, come succede spesso. Chi ha seguito la vicenda si è nettamente scierato fra i pro e i contro, sia tra i medici specialisti, sia tra le gente che è intervenuta sui forum. Ora tutto s’ è dissolto, come se una malattia così grave e complessa fosse da considerarsi un banco di nebbia che il sole presto svanisce, che il vento del nord presto rapisce. C’ è senza dubbio ora più competenza e conoscenza nell’ affrontare la malattia anoressica rispetto a 20/30 anni fa, ma resta immutato il problema del che fare quando l’ ammalato scivola nel suo buio ed impenetrabile tunnel. Lasciare che lo percorra perché pare che poi, se lo si costringe a curarsi, si suicida con maggior frequenza? Intervenire invece contro una volontà irremovibile tentando di salvare comunque quella infelice vita?
    Francamente a me sembra che tutti glissino sul vero problema che è quello di creare posti dedicati, con tutte le competenze occorrenti per fare tutto il possibile per chi NON PUO’ decidere per sé: il cervello non è un’ entità metafisica, non è lo spirito santo: per funzionare deve ricevere nutrimento come qualsiasi altro organo del nostro corpo. Avranno fatto quattro conti e concluso che se uno arriva alle fasi finali di questa orrenda malattia, ammesso che ne esca vivo dopo le cure, tanto s’ ammazzerà più avanti. E la questione è morta lì. Eh, già! Perché mai creare reparti speciali di tso se poi andrà magari alla malora tutto il lavoro magistrale svolto? Qualcuno vorrebbe spiegarmi perché non viene applicato lo stesso ragionamento
    o per i malati di cuore, di cancro ecc… In fondo anche le strutture e gli specialisti per queste altre malattie sono piuttosto costose e l’ esito non è per nulla scontato. Ma forse l’ anoressia e in genere i DCA non vengono considerati degni di eccessi d’ attenzione più di tanto. Sono questi incomprensibili malati che NON VOGLIONO curarsi, sono i loro genitori che hanno sicuramente sbagliato nel crescerli, no? E allora il malato e la sua famiglia si accollino la responsabilità dell’ ultimo atto, senza rompere troppo i timpani a chi ha da far quadrare conti. Andrebbe pure incrementato il numero degli ambulatori statali dove si seguono gli interventi standard definiti dai protocolli ministeriali, cosi come andrebbero incrementate le case di cura convenzionate. E invece il web pullula di psicologi e psichiatri che lavorano in proprio su un malato che necessita di più mani e più menti per poter progredire, come scrivono la indicazioni ministeriali, come si fa nei paesi civili. Già, a noi italiani in fondo basta un po’ di rissosità per certificare l’ interesse e la premura verso un derminato tema scottante: si sa che presto tutto va nel dimenticatoio. E chi ha le disgrazie se le tiene e se vuole sopravvivere può sempre rivolgersi ad una sfruttata privata, un medico privato, i quali immancabilmente, allo scivolar della situazione manderanno l’ ammalato in tutta fredda al servizio di diagnosi e cura degli O.C.. Servizi inadeguati a fronteggiare le peculiarità di questa malattia, per stessa affermazione degli specialisti. Strano percorso quello per la cura dell’ anoressia: ci manca la coda, la scala da cui scendere per scendere a terra, almeno provarci, prima di finire in cielo.
    Nausea, alle volte provo nausea di fronte all’ immobilismo delle istituzioni e all’ ignoranza della società. Le cose si devono fare al meglio per tutti, ché tutti ne hanno diritto, ché tutte le gravi malattie sono gravi, ché tutti i malati sono uguali. Come si può dividere in figli e figliastri chi sta male e ha assoluto bisogno del suo Paese, quel paese che dovrebbe agire come un padre, premuroso e imparziale.
    Sì, io la situazione italiana dell’ anoressia le vedo proprio come una grande ingiustizia, un tergiversare incredibile per non fare tutti i passi necessari per fronteggiare la situazione. È ovvio che le cose andranno male comunque a volte perché a volte non c’ è rimedio, ma non predisporre quanto necessario per la fase più pericolosa mi sembra perfino ridicolo nella sua
    Tragicità. All’ estero, dove le cose stan messe diversamente, che siano tutti farlocchi, o incoscienti, o crudeli? Ma andiamo! Siamo seri! Prepariamo per bene tutte le tappe di cura di questa dolorosissima malattia e cerchiamo di non nasconderci dietro il ditino di un tso probabilmente foriero di sventura mortale. Chi volete che non capisca che è sempre meglio tentar di salvare l’ affogato piuttosto che lasciarlo sicuramente sprofondare?

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