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Neuroni specchio: il segreto delle nostre emozioni

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L’essere umano da sempre è stato considerato un animale sociale che per svilupparsi e vivere ha bisogno di interagire con i propri simili. Uno dei meccanismi fondanti l’interazione sociale è rappresentato dall’imitazione. Per comprendere l’altro, l’uomo si pone in una prospettiva di imitazione interna che permette di far nascere sentimenti ed emozioni simili grazie ad una sorta di associazione tra sensazione e movimento.

Le scienze cognitive classiche hanno puntato l’attenzione in particolar modo sul chiarire le regole formali che strutturano una mente individualistica, trascurando il contesto interpersonale in cui questa si sviluppa. In realtà è bene tenere presente che l’uomo non è alienato dal significato delle azioni, emozioni e sentimenti altrui non solo perché li condivide ma soprattutto perché ha in comune i meccanismi nervosi che le sottendono (Gallese, 2007).

I meccanismi nervosi alla base della capacità dell’uomo di porsi in relazione con l’altro possono essere spiegati attraverso una specifica classe di neuroni, recentemente scoperti da un gruppo di neuroscienziati presso il Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma, definiti “neuroni specchio” (Gallese et al 1996; Rizzolatti et al. 1996; Rizzolatti e Craighero 2004).

Durante la registrazione di singoli neuroni posti nella corteccia premotoria di un macaco (area F5),  è stato individuato un unico sistema di neuroni premotori che sembravano attivarsi sia quando la scimmia eseguiva un’azione che quando stava immobile ad osservare un’altra persona che svolgeva un’azione (Rizzolati, 2004).

L’osservazione di un’azione induce l’attivazione dello stesso circuito nervoso deputato a controllarne l’esecuzione, quindi l’automatica simulazione della stessa azione nel cervello dell’osservatore. È stato proposto che questo meccanismo di simulazione possa essere alla base di una forma implicita di comprensione delle azioni altrui (Gallese et al., 1996; Rizzolati et al., 1996).

Quando i neuroni specchio si attivano, sia durante l’esecuzione che durante l’osservazione delle azioni altrui, elicitano lo scopo dell’azione.

Attraverso tecniche di brain imaging è stata eseguita una chiara localizzazione dei neuroni specchio nell’uomo ed è stato osservato che viene coinvolta una rete più ampia di regioni del cervello tra cui  il lobo parietale inferiore, il solco temporale superiore e le regioni del sistema limbico. Pertanto il sistema corticale dei neuroni specchio è formato da due principali regioni: la corteccia premotoria ventrale ed il lobo parietale inferiore.

Negli esseri umani si ipotizza che i neuroni specchio non solo spieghino gli aspetti fisici di un’azione ma anche le intenzioni e i sentimenti che hanno motivato l’azione stessa probabilmente attraverso connessioni con regioni del cervello come il sistema limbico (Fogassi et al. 2005; Iacoboni et al. 2005).

I neuroni specchio sono, dunque, in grado di programmare lo stesso atto motorio in maniera differente sulla base dello scopo dell’azione in cui tale atto motorio viene inserito. Sulla base di tale prospettiva la comprensione delle azioni e delle intenzioni che le motivano potrebbe essere ricondotta allo stesso meccanismo funzionale, quello della “simulazione incarnata”.

L’esperienza interpersonale non si esaurisce nella sola azione ma implica la condivisione di emozioni e sensazioni. Recenti evidenze empiriche dimostrano che le stesse strutture nervose implicate nell’analisi di sentimenti ed emozioni esperite in prima persona sono attive anche quando il soggetto si limita ad osservarle negli altri (Gallese, 2006).

La scoperta dei neuroni specchio ha consentito, dunque, di individuare per la prima volta i meccanismi neurofisiologici che sottendono numerosi aspetti della cognizione sociale.

Questi meccanismi sono in gran parte responsabili di molte delle convinzioni implicite che il soggetto automaticamente attiva ogni qualvolta entra in relazione con l’altro. Questi processi di simulazione sono importanti nel generare il senso di identità e reciprocità con gli altri che sono alla base dell’esperienza sociale.

I meccanismi di simulazione non forniscono solo un modello di potenziale interesse per la comprensione di come le relazioni interpersonali o lavorative potrebbero essere disfunzionali, ma mostrano un interessante applicazione anche nel campo della psicoanalisi.

 

Bibliografia

Fatiga L., Fogassi L., Pavesi G. (1995), Motor facilitation during action observation: a magnetic simulation study. Journal of Neurophysiology, 73: 2608-2611.

Gallese, V. (2007), Dai neuroni specchio alla consonanza emozionale, Rivista di psicoanalisi , LIII, 1:197-208.

Iacoboni M., Molnar- Szakacs I., Gallese V., Buccino G., Mazziotta J.C., Rizzolati G. (2005), Grasping the Intentions of Others with One’s Own Mirror Neuron System. PLoS Biology .

Rizzolati, G., Craighero L. (2004). The Mirror-Neuron System. Annual Review of Neuroscience, 27: 169-192.

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